GIULIO WILSON IL 1° MARZO APRIRA’ IL CONCERTO DI FRANCESCO GUCCINI A BRESCIA.

Ci siamo. Domani Giulio Wilson cantautore italiano, vincitore del Premio Lauzi 2018, MEI 2017 e BMA Bologna Musica d’Autore, aprirà il Concerto de I Musici di Francesco Guccini a Brescia.

E’ uscito il 18 gennaio il nuovo album del cantautore Giulio Wilson dal titolo “Futuro Remoto” ed il singolo “Modigliani”.

La tournée 2019 si è aperta il 26 gennaio a Torino. Il nuovo Disco di Giulio Wilson è stato presentato alla Stampa il 27 gennaio a Milano.

Il 6 febbraio Giulio ha suonato al Club Tenco a Sanremo ed in altri locali in concomitanza con i giorni dedicati al noto Festival della canzone italiana.

La prossima data in calendario è appunto il 1° marzo a Brescia per l’apertura de I MUSICI di Francesco Guccini.

L’artista fiorentino, oltre che essere musicista polistrumentista (suona pianoforte, chitarra acustica e sax contralto), è anche enologo e vignaiolo biologico indipendente.

Wilson era il nome di suo nonno che nacque lo stesso giorno in cui l’allora presidente degli Stati Uniti Wilson fece visita in Italia.

Giulio Wilson nasce a Firenze nel 1983. Si trasferisce a Milano all’età di 5 anni, studia a Novara per poi ritornare maggiorenne a vivere a Firenze.

Si laurea in Viticoltura ed Enologia presso la Facoltà di Agraria di Firenze e diventa uno dei produttori importanti di vino in Toscana.

Apre Vivanda, un noto ristorante biologico a Firenze.

Scrive musica e testi per altri artisti, numerose le sue collaborazioni artistiche:

Bobby Solo per il quale scrive e duetta nel brano “dove corre il tempo”;

Roberto Piumini, celebre scrittore con il quale firma alcuni testi;

Vinicio Capossela per il quale ha suonato il sassofono contralto durante il tour 2009;

Enzo Iacchetti, primo produttore di Wilson nel 2016;

Vincitore assoluto del Premio Lauzi 2018, conferisce il premio Enrico Ruggeri.

Vincitore del premio speciale MEI MIGLIOR CANTAUTORE 2017, premio consegnato da Giordano Sangiorgi.

Vincitore di “Materiale Resistente 2.0”, evento promosso da MEI con il brano “MIA BELLA CIAO”, premio consegnato al Teatro Masini di Faenza da Giordano Sangiorgi.

Finalista ad Area Sanremo per due anni consecutivi: nel 2017 e nel 2018.

Finalista a Musicultura 2018 e L’isola Non Trovata 2018.

Vincitore assoluto di BMA Bologna Musica D’autore 2017, premio consegnato da Leopoldo Cavalli. Valter Sacripanti è l’attuale produttore artistico, Antonio Laino il suo manager.

Pubblica “FUTURO REMOTO” primo album interamente scritto da Wilson, prodotto da Fonoprint, ritenuto dagli esperti uno delle migliori produzioni artistiche del 2019.

Da Gennaio è in tour in tutta italia nei teatri e club con JM Production.

Domani, il team di Francesco Guccini a Brescia sarà composto da:

Chitarra e Voce, Flanco Biondini

Piano Tastiere, Vince Tempera

Sax, Antonio Maranvolo

Basso, Pierluigi Mingotti

Batteria, Ivano Zanotti

VENERDI 1 MARZO 2019 – ORE 21,00

CINEMA TEATRO GIARDINO – BRENO

Ufficio stampa: Roberta Nardi – dott.ssarobertanardi@gmail.com

Booking: Manuel Clava per JM PRODUCTION – manuel@jmproduction.it

Oscar 2019 con i Queen, vince ‘Green Book’. Malek miglior attore, a Cuarón tre premi

Il film con Viggo Mortensen e Mahershala Ali incassa il premio più importante. È “black power” con Regina King, la costumista Ruth Carter, la scenografa Hannah Bleacher e il regista di ‘BlacKkKlansman’. Lady Gaga vince per la miglior canzone. Olivia Colman miglior attrice, delusione Glenn Close

La storia dell’amicizia tra un virtuoso del piano afroamericano e un italoamericano che supera i suoi pregiudizi vince l’Oscar 2019. Green Book di Peter Farrelly porta a casa il premio più importante dalle mani di Julia Roberts: “abbiamo fatto questo film con amore, tenerezza e rispetto” ha detto il produttore, mentre il regista ha chiarito: “Questo è un film sull’amore che supera le differenze”.

OSCAR  – L’ELENCO COMPLETO DEI PREMIATI

In un’edizione contraddistinta dalla maggiore diversità, con un’ondata di nomination per storie e protagonisti afroamericani, vince un film che racconta la storia vera dell’incontro fra due uomini che più diversi non potrebbero essere. Nel lungo viaggio che li porterà in tournée impareranno a conoscersi e ad aiutarsi. Il film ha vinto anche come miglior sceneggiatura e il miglior attore non protagonista. È stato un colpo di scena di fine cerimonia, visto che il favorito era Roma di Alfonso Cuarón che però si è aggiudicato tre statuette, tutte e tre importanti. Pronostici rispettati per i migliori attori: Rami Malek, Mahershala Ali e Regina King mentre per il premio alla miglior attrice Olivia Colman l’ha spuntata sulla favorita Glenn Close che si conferma essere l’attrice con più nomination, ben 7, senza nessun Oscar.

La cerimonia senza conduttore. La notte più importante dell’anno cinematografico è stata diversa da tutte quelle precedenti, mai come in questa edizione la vigilia era stata contraddistinta da polemiche e passi falsi della produzione che organizza lo show. La cerimonia alla fine è stata più snella con le star premianti che si davano il cambio a consegnare le statuette e un paio di momenti emozionanti come la standing ovation a Barbra Streisand (che presentava il film di Spike Lee) e il duetto Lady Gaga – Bradley Cooper. Al posto del classico monologo iniziale sono apparse insieme Maya Rudolph, Tina Fey e Amy Poehler che hanno affrontato di petto tutte le polemiche che hanno contraddistinto la vigilia: “Non siamo le presentatrici, ma rimarremo qui fino alla fine facendo finta di esserlo”, poi le tre comiche hanno scherzato su varie questioni di attualità, tra verità e “fake news”: “No, il Messico non pagherà per il muro e non presenteremo premi durante gli spot, piuttosto presenteremo degli spot durante la premiazione”.

VOTA IL NOSTRO SONDAGGIO: A CHI DARESTE VOI LA STATUETTA?

“Noi donne siamo naturalmente portate a supportarci l’una con l’altra” hanno detto le tre comiche prima di introdurre il premio per la migliore attrice non protagonista che è andato a Regina King, per il film di Barry Jenkins Se la strada potesse parlare tratto dal romanzo di James Baldwin. Che è stato il primo pensiero dell’attrice: “James Baldwin è uno dei più grandi autori del nostro tempo ed è surreale per me essere qui a rappresentarlo. Baldwin ha fatto nascere questo bambino, lo ha cresciuto e sostenuto. Io sono un perfetto esempio di quanto l’amore e il sostegno possono fare. Grazie per avermi cresciuta nell’amore” ha aggiunto poi rivolta alla mamma, commossa in sala.

Anche il premio per il miglior attore non protagonista è andato ad un attore afroamericano, Mahersala Ali che si è portato a casa il secondo Oscar a due anni da Moonlight. Ali ha ringraziato il vero personaggio che lui interpreta, Dottor Shirley dicendo: “ho cercato di catturare l’essenza di questo artista che mi ha spinto a cercare la riflessione grazie alla vita che ha vissuto. Dedico questo premio a mia nonna che è stato la mia eroina tutta la vita, non sarei qui senza di lei, mi ha incoraggiato a fare tutto quello che volevo”. Il film ha vinto anche per la miglior sceneggiatura originale scritta dal figlio di Tony Vallelonga (interpretato da Viggo Mortensen) insieme al regista e a Brian Currie.

L’Oscar come miglior attrice è andata – a sorpresa – all’inglese Olivia Colman, protagonista di La favorita di Yorgos Lanthimos che, salita sul palco, emozionatissima ha detto: “È veramente un po’ stressante, è incredibile ho un Oscar… se mi dimenticherò di qualcuno mi perdonerete. Ha salutato le colleghe Emma Stone e Rachel Weisz “è stato bello andare al lavoro tutti i giorni con voi”. Ha salutato Glenn Close (delusa dopo la settima nomination andata a vuoto) “sei stata il mio idolo per tanto tempo”. L’attrice, che sarà anche la regina Elisabetta in The Crown ha ricordato i tempi in cui faceva la donna delle pulizie e ha ringraziato il marito “che mi ama da 25 anni”.

Dopo quarant’anni di cinema finalmente Spike Lee ha vinto il suo primo Oscar competitivo, per la sceneggiatura di BlacKkKlansman, tre anni dopo quello onorario. Spike Lee ha infiammato la platea degli Oscar con un discorso politico, ricordando la storia di schiavitù e genocidio degli Stati Uniti e dicendo: “Le elezioni 2020 sono dietro l’angolo, ricordiamocelo, possiamo fare una scelta di amore e non di odio”. Spike Lee ha ringraziato la nonna “che era stata una schiava. Rendo omaggio a lei e ai nostri antenati, grazie al loro sacrificio siamo qui, grazie per aver costruito il Paese”.

Emozionante il duetto Bradley Cooper e Lady Gaga sulle note di Shallow, uno dei brani del loro A star is born. Che ha fatto vincere alla popstar insieme ai suoi tre coautori, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt, il premio Oscar per la migliore canzone.

La cantante dal palco ha fatto un emozionante discorso dopo aver ringraziato le persone che hanno lavorato al film e in particolare Bradley: “Non avrei mai potuto cantare questa canzone senza di te”. E poi si è rivolta al pubblico: “Voi che siete seduti sul vostro divano, è stato il frutto di un grande lavoro. Ho lavorato tanto e per così tanto tempo, non è questione di vincere ma se hai un sogno combatti per realizzarlo, non importa quante volte verrai rifiutata devi andare avanti”.

Il design di Black Panther tra costumi, musica e scenografie: “una nuova prospettiva”. Delle sette candidature ottenute dal film Black Panther   porta a casa l’Oscar per i migliori costumi, andato a Ruth E. Carter, costumista di tre volte candidata all’Oscar. che ha detto: “È stato un lungo viaggio, ce l’ho fatta. Grazie Spike Lee (con cui ha lavorato in Malcolm X), spero tu sia fiero di me. Grazie per aver reso onore alla sovranità africana e all’occasione di mostrare come le donne possono apparire e comandare sullo schermo”. E alla mamma novantasettenne – che seguiva la cerimonia in tv dal Massachussets – ha dedicato il premio: “Sei tu il mio supereroe”. Anche l’Oscar per la scenografia è andato al film dei supereroi Marvel, alla scenografa Hannah Beachler e al decoratore di set, Jay Hart. Beachler ha ringraziato Ryan Coogler “per avermi reso una migliore artista e avermi offerto una nuova visione”. E poi si è rivolta al pubblico: “Quando pensi che sia impossibile ricorda questo: io ho fatto del mio meglio e il mio meglio era abbastanza”. Il film ha vinto anche l’Oscar per la miglior colonna sonora ritirato da Ludwig Goransson.

Cuarón e il suo Roma tra fotografia, miglior film straniero, miglior regia. Alfonso Cuarón porta a casa tre Oscar, fotografia, regia e miglior film non in lingua inglese, Roma.Il regista ha dovuto mettersi dietro la macchina da presa al posto del suo grande amico Emmanuel Lubezki detto Chivo. “Billy Wilder aveva un cartello che diceva ‘falla alla maniera di Lubitsch, io invece ho fattto tutto pensando a Chivo”. Salendo sul palco dopo l’Oscar come miglior film non in lingua inglese aveva detto: “Sono cresciuto vedendo film stranieri come Quarto potere, Il padrino, Lo squalo. Facciamo tutti parte dello stesso oceano, della stessa emozione.  Voglio ringraziare il Messico e la mia famiglia”. Il regista messicano era stato introdotto da Javier Bardem e Angela Bassett con Bardem che in spagnolo aveva detto: “Non ci sono muri che possono contenere il talento”. Ritirando invece l’Oscar per la miglior regia: “Voglio ringraziare per aver riconosciuto un film che racconta la storia di una donna che come milioni di lavoratrici nel mondo che lavorano senza diritti”

‘Bohemian Rhapsody’ premiato per montaggio e suono. I premi per il suono(il montaggio sonoro e anche il sonoro) sono andati al lavoro fatto sulla colonna sonora di Bohemian Rhapsody che ha saputo armonizzare le performance dei Queen originali con altri musicisti e con l’interpretazione di Rami Malek e compagni. John Warhurst e Nina Hartstone hanno vinto per il miglior montaggio sonoro, mentre Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali hanno portato a casa la statuetta per il suono. Anche il montaggio,firmato da John Ottman, ha vinto l’Oscar e ha citato il padre di Freddie Mercury: “Buoni pensieri, buone parole e buone azioni”. L’Oscar per i migliori effetti visivi è stato vinto da Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm per First man – Il primo uomo.

Il miglior film di animazione è stato giudicato Spiderman: un nuovo universo, una nuova interpretazione – sempre targata Marvel – dell’uomo ragno che ha anche lo zampino di un’artista italiana, Sara Pichelli che ha creato Miles, il giovane “super” che prende il testimone di Peter Parker e punto dal ragno radioattivo sviluppa i noti poteri. Il corto animato vincitore dell’Oscar è Bao, arrivato in sala abbinato a Gli incredibili, storia di una mamma che fa fatica a lasciare suo figlio andare per il mondo. Lo firmano Domee Shi e Becky Neiman-Cobb, Shi ha ringraziato Pete Docter, a capo della Pixar oggi, e ha invitato “tutte le ragazze nerd che si nascondono dietro i loro album da disegno, a non avere paura di raccontare al mondo le vostre storie”. Il corto documentarioPeriod. End of Sentence ha vinto l’Oscar e una delle due registe, Melissa Bertonche salita sul palco con Rayka Zehtabchi, ha esclamato: “Non ci posso credere: un film sulle mestruazioni ha vinto l’Oscar”, il corto doc infatti racconta i pregiudizi che ancora sussistono nell’India rurale nei confronti del periodo mestruale femminile. Mentre il miglior cortometraggio è stato giudicato Skin di Guy Nattive Jaime Ray Newman.

Il premio per il miglior documentario è andato a Free Solo di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, mentre la straordinaria trasformazione di Christian Bale in Dick Cheney per Vice ma anche Sam Rockwell, trasformato in Bush jr. e Amy Adams nella moglie di Cheney, Lynne è stata premiata con il miglior trucco. Gli artisti premiati sul palcosono stati Greg Cannom

Inizio rock con i Queen. Avvio con We will rock you, tutti in piedi a ballare e battere le mani, Adam Lambert e i Queen hanno aperto la cerimonia degli Oscar 2019, seguita da We are the champions, unodei brani più celebri del gruppo di Freddie Mercury che ha infiammato il Dolby Theater e consegnato un inizio folgorante, diverso da tutte le altre cerimonie del passato, celebrando così l’anno straordinario per Bohemian Rhapsody. L’inizio ha portato bene al film che ha vinto quattro Academy Award e che ha visto trionfare Rami Malek nel ruolo di Freddie Mercury. Sul palco l’attore, classe 1981, ha dedicato il premio “alla mamma e alla mia famiglia, che ringrazio per aver partecipato a questo momento monumentale. Grazie a tutti quelli che mi hanno dato una mano per essere qui, non ero la scelta ovvia ma ha funzionato”. Il musicista ha voluto ringraziare i Queen “per avermi fatto partecipare alla vostra incredibile eredità” e ha ricordato Mercury che “ha lottato con la sua identità, abbiamo fatto un film su un uomo gay e immigrato e lo abbiamo celebrato. Questa è la prova che amiamo questa storia. Io sono egiziano, la mia è la prima generazione nata qui in America”. Infine la dedica alla fidanzata, Lucy Boynton, che nel film interpreta Mary Austin: “Sei il cuore del film”.

Andrea Arru: il piccolo Di Caprio italiano che conquista con il suo sorriso

Come prima domanda vorrei chiederti come nasce questa passione per il cinema?

R: si può dire che sia nata con me. Fin da molto piccolo (5-6 anni) ricordo che, guardando i film, non riuscivo a spiegarmi “come” venissero realizzati, dato che gli adulti mi dicevano che era tutto finto e che servivano per … far sognare le persone! Questa cosa del cinema come “fabbrica dei sogni” mi ha sempre affascinato e mi ha fatto innamorare di questa bellissima professione, anche se molto impegnativa. È nato in me il desiderio di “entrare dentro” i film!

 Quanto conta per te l’aspetto fisico per un attore?

R: nei primi anni della mia infanzia ho fatto il modello ed il fotomodello, con fotografi come Oliviero Toscani e Stefano Azario, per Armani Junior, Original Marines, Gianfranco Ferrè ed ho sfilato a Pitti Immagine Bimbo. In quel contesto l’aspetto fisico era senz’altro determinante.

Ma fare l’attore è un’altra cosa. Ci sono attori molto belli ed altri che non lo sono affatto ma hanno un enorme successo. Se esistono Di Caprio e Brad Pitt esistono anche Marcello Fonte e Massimo Ceccherini o Mel Brooks. Occorre essere bravi e saper trasmettere emozioni agli spettatori. Ci vuole studio e conoscenza tecnica. Studiando improvvisazione ho dovuto imparare quanta preparazione ci sia dietro la capacità di improvvisare. La preparazione dell’improvvisazione è un’arte da apprendere. Quindi la bellezza per un attore ha sicuramente meno importanza rispetto alle sue capacità di essere credibile sulla scena. C’è da lavorare e studiare duramente ma anche molta maggiore soddisfazione rispetto all’attività di modello.

 Tornando al cinema, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

R: sto studiando e lavorando molto su di me con il mio acting coach, voglio continuare su questa strada, ho realizzato già molto per la mia età, ma aspetto importanti risposte su progetti ambiziosi, con ruoli drammatici in film di grossa caratura. Mi sento portato per la drammatizzazione, dopo aver mosso i miei primi passi nel genere thriller-horror.

  Con quale attore/attrice ti piacerebbe lavorare? 

R: il mio sogno sarebbe lavorare con Kate Winslet. La ammiro moltissimo come donna e come professionista. Ha raccontato pubblicamente quanta fatica e quanta gavetta abbia dovuto fare per arrivare al successo, ma non si è mai arresa neppure quando le dicevano che avrebbe potuto avere solo ruoli da ragazza sovrappeso e cicciottella. Ha avuto tenacia ed ha realizzato il suo sogno. Una grande!

 Se dovessi fare un piccolo bilancio, quali sono i momenti più significativi per te?

R: sicuramente è prematuro parlare di bilanci alla mia età. Posso dire che l’esperienza sul set dei film horror mi ha insegnato moltissimo. La fatica, anche fisica, di rimanere pronto a girare le mie scene, le ore di trucco e le lenti a contatto da indossare per avere gli occhi spiritati, l’ansia del primo ciak… tutto era nuovo ed affascinante. Ma ero la mascotte della troupe e degli attori adulti, che mi hanno incoraggiato ed insegnato moltissimo, assieme naturalmente ai registi, che mi hanno formato pretendendo molto da me. E questa la considero una grande fortuna!

Artisticamente, quale è l’attore a cui vorresti somigliare?

R: tra i miei preferiti c’è sicuramente Jared Leto, il Joker di Suicide Squad. Ma anche Di Caprio giovanissimo in Titanic è uno splendido riferimento, tanto per rimanere su Kate Winslet e visto che sembra che tutti mi vedano adatto a ruoli altamente drammatici.

 Chi è l’attore nel sociale? Soprattutto, quale è la sua missione?

R: impersonare un ruolo è anche una responsabilità. Si diventa facilmente un riferimento ed un modello a cui ispirarsi. Solo i più grandi possono scegliere i ruoli da interpretare e non ho certo oggi questa fortuna. La cosa fondamentale per me è riuscire a regalare emozioni profonde, riuscire a coinvolgere lo spettatore, trasmettere il messaggio che il regista si è prefisso per realizzare il suo film. Comunicare sia con le parole che con la propria fisicità.

 Che rapporto hai con i social network?

R: direi molto buono, almeno finora. Non ho avuto ancora esperienza di haters nei miei profili, per fortuna. Qualche stupido scocciatore c’è sempre, ma al momento nessun grave problema.

Ho un canale youtube ed un profilo Instagram, mentre ancora non sono su facebook.

 Hai un genere di film ai quali ti piacerebbe partecipare?

R: con i thriller horror sono ormai di casa. Vorrei ora avere un bel ruolo drammatico nel quale utilizzare le tecniche del metodo Strasberg che sto studiando. Ho un “cassetto” di emozioni da cui pescare per rendere “vere” le rappresentazioni di scena. Il mio coach mi sta insegnando proprio questo e non vedo l’ora di cimentarmi alla prova dei fatti.

 Leggi libri? E, se si, quali libri ti piace leggere?

R: non ho il tempo che vorrei per andare oltre i libri della scuola media e ciò che devo leggere e studiare per la recitazione. Studio per il cinema ma anche per il teatro, per cui, aggiungendoci il nuoto, che è il mio sport, direi che sono sufficientemente saturo di attività!

 Ultima domanda, quale è la tua personale missione di attore?

R: credo di avere in buona parte già risposto a questa domanda, ma posso aggiungere che, se riuscirò a realizzare il mio futuro nel cinema, potrò dire di avere vinto la mia battaglia, non consentendo a nessuno di distruggere il mio sogno, come raccomanda Will Smith a suo figlio in “La ricerca della felicità”, un film che sento molto vicino alla mia storia personale.

Vorrei tanto far sognare la gente e regalare emozioni autentiche!

È morta Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli

È morta a Torino Marella Agnelli, la vedova di Gianni Agnelli, l’Avvocato. Aveva 92 anni. Malata da tempo, negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. I funerali si svolgeranno in forma privata a Villar Perosa.

Marella Caracciolo era nata a Firenze il 4 maggio 1927. Figlia di Filippo Caracciolo Principe di Castagneto e di Margharet Clarke. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, Marella Agnelli ha frequentato “l’Académie des Beaux-Arts” e quindi “l’Académie Julian” di Parigi. Ha iniziato in seguito la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Rientrata in Italia, ha collaborato come redattrice e fotografa per la Condé Nast. L’anno seguente, nel 1953, a Strasburgo ha sposato Giovanni Agnelli da cui avrà due figli : Edoardo e Margherita.

È morta a Torino Marella Agnelli, la vedova di Gianni Agnelli, l’Avvocato. Aveva 92 anni. Malata da tempo, negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano aggravate. I funerali si svolgeranno in forma privata a Villar Perosa.

Marella Caracciolo era nata a Firenze il 4 maggio 1927. Figlia di Filippo Caracciolo Principe di Castagneto e di Margharet Clarke. Dopo aver seguito gli studi superiori e conseguito il diploma in Svizzera, Marella Agnelli ha frequentato “l’Académie des Beaux-Arts” e quindi “l’Académie Julian” di Parigi. Ha iniziato in seguito la sua attività di fotografa a New York quale assistente di Erwin Blumenfeld. Rientrata in Italia, ha collaborato come redattrice e fotografa per la Condé Nast. L’anno seguente, nel 1953, a Strasburgo ha sposato Giovanni Agnelli da cui avrà due figli : Edoardo e Margherita.


Reputazione Paese, nel 2018 la Svezia in vetta alla classifica

L’indagine del Reputation Insistute: considerata la nazione più etica, con elevata trasparenza, bassa corruzione e politiche sociali ed economiche più progressiste. L’Italia al tredicesimo posto

Con performance quasi tutte eccellenti, la Svezia è considerata la nazione più etica, con elevata trasparenza, bassa corruzione e politiche sociali ed economiche più progressiste.
Subito dietro la Svezia, la Finlandia che ha registrato la crescita più rilevante, passando dal 7° al 2° posto in graduatoria. Chiude il podio al 3° posto la Svizzera: è la prima volta, negli ultimi anni, che a occupare i primi tre posti sono tre Paesi europei.

È lo scenario che emerge dalla classifica annuale della Country RepTrak®, la fotografia più aggiornata sulla reputazione dei Paesi, con oltre 58 mila interviste individuali, realizzata dal Reputation Institute, leader mondiale nella misurazione e gestione della reputazione. Lo studio ha valutato, durante il primo trimestre del 2018, la percezione di un campione rappresentativo della popolazione dei Paesi del G8 rispetto ai 55 Paesi con le economie più sviluppate. È stato analizzato non solo il legame emotivo verso questi Paesi ma anche come le percezioni sulla reputazione guidino i comportamenti dei principali stakeholder sulla base di indicatori chiave come la disponibilità a visitare, vivere, lavorare, investire e studiare in queste nazioni.

“L’impatto di una buona reputazione sui principali indicatori economici di un Paese è sempre più evidente anche se crescere l’attenzione nel legare la reputazione di un Paese e quella delle Aziende che, di fatto, ne sono ambasciatori verso l’estero – spiega Michele Tesoro-Tess, senior manager Emea di Reputation Institute -.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/economia/reputazione-paese-nel-2018-svezia-vetta-classifica-1546239.html

CALL CENTER 3.0 Dal 22 febbraio al 10 marzo AL TEATRO DEI SERVI

MAURO ATTURO NICOLA CANONICO

per Problem Solving & per Good Mood

Presentano

CALL CENTER 3.0

Scritto e diretto da Roberto D’Alessandro

Con

Franco Oppini, Milena Miconi, Luca Capuano, Karin Proia Pietro Genuardi, Roberto D’Alessandro e Cecilia Taddei

Chi di noi non ha mai ricevuto una telefonata da un Call Center?  Sembrava essere una delle tante per Giovanna che l’ultimo giorno dell’anno si ostina a raggiungere il suo obiettivo di fine produzione ed invece compone un numero di telefono che coinvolgerà in un episodio dal risvolto tragicomico l’intero Call Center. Tutto, in questa storia, sembra essere fuori dall’ordinario. Protagonista della vicenda è appunto un call center, anzi no, la sua proprietaria Luisa, anzi no, la sua proprietaria col suo compagno Mario, anzi no… la vera protagonista è l’ultima nuova assunta, Giovanna, con il suo tutor Filippo, anzi no, protagonista è la disperazione di un licenziato, uno a cui dà di volta il cervello e decide di farla finita trascinandosi dietro più gente che può, così il mondo impara. Protagonista vero è Giorgio, un uomo che fatica a rapportarsi con il mondo che gli cambia continuamente davanti agli occhi. La donna delle pulizie e una guardia giurata completano i personaggi di questa storia.

Un mondo migliore è possibile, in questo Occidente precarizzato, socialmente polverizzato? Viviamo in una civiltà prossima alla dissolvenza, eppure anche ciò che sembrerebbe irrecuperabile può diventare un’occasione per rendere le persone migliori. E così Luisa, illuminata proprietaria e manager della società, crea intorno a sé un mondo dove le persone stanno bene, e riesce a redimere anime disperate come Giovanna e come Giorgio, complici i suoi fedeli collaboratori, Mario e Filippo. Come è possibile una storia del genere? È possibile solo se nel cuore delle persone alberga l’amore, quello che nasce e quello che finisce, quello che c’era e quello che ci sarà. CALL CENTER è una commedia di situazione, dove l’umanità dei personaggi e i loro rapporti, tra contrasti, speranze, desideri, illusioni animano una notte di San Silvestro che resterà impressa per sempre nelle loro anime. Una commedia brillante, a tinte un po’ tragiche, un po’ rosa, con un finale da ultimo dell’anno: a fuochi d’artificio perché infondo Un mondo migliore è davvero possibile.

Dal 22 febbraio al 10 marzo

TEATRO DEI SERVI

Via del Mortaro, 22 – Roma

1° settimana Venerdì ore 21, Sabato ore 17.30 e 21, Domenica ore 17.30

II e III settimana da Martedì a Venerdì ore 21, Sabato ore 17.30 e 21, Domenica ore 17.30

Prezzi: platea 24 euro Galleria 20 euro

Ufficio stampa Silvia Signorelli www.comunicazioneeservizi.com

silvia.signorelli@comunicazioneeservizi.com Mob. +39 338 9918303Monica Menna ufficiostampasignorelli@gmail.com

Domenica 24 febbraio l’anteprima di C’era una volta il principe azzurro.

Domenica 24 febbraio alle 11:00 presso il Multisala Lux avrà luogo l’anteprima del divertente film di animazione “C’era una volta il Principe Azzurro”.

I bambini sono i benvenuti anche in maschera.

Animazione e sculture di palloncini aspettano i piccoli ospiti!

Noi vi aspettiamo tutti…Numerosi.

DOMENICA 24 FEBBRAIO

ORE 11:00

MULTISALA LUX

VIA MASSACIUCCOLI 31

Il cast del film ‘Modalità Aereo’ saluta i suoi fan all’Uci Cinema di Parco Leonardo.

Domenica 24 alle ore 20:00 arrivano all’Uci Cinema di Parco Leonardo Paolo Ruffini, Lillo ed il regista Fausto Brizzi. Ad accoglierli, il padrone di casa Edoardo Caltagirone. 

Il cast del film commedia presenterà in sala Modalità Aereo, ultima acclamata commedia per la regia di Brizzi. 

I fan degli attori comici potranno salutare, abbracciare e farsi selfie prima dell’entrata in sala sul red carpet e photocall allestito per l’occasione nel foyer del cinema. 

Oltre al cast sono già molti gli artisti colleghi Vip che stanno confermando la loro presenza all’invito di Antonio Flamini e Marzia Caltagirone, poltrone prenotate per: Stefano Masciarelli, Alex Partexano, Gianni Franco, Christian Marazziti, Margie Newton, Lucia Stara, Claudia Cavalcanti, Claudio Castana, Guido Roncalli, Saverio Vallone, Giada Benedetti, Manuela Morabito, Cosetta Turco, Rita Rusciano.

Come D & G…Verso il ricercato e all’insegna dell’eleganza. In arrivo una Capsule Collection per la prossima stagione di abiti Haute Couture e Sposa.

Mancano pochi giorni alla presentazione della Capsule Collection per la prossima stagione di abiti Haute Couture e Sposa che avverrà il 26 febbraio per le vie di Como. Abbiamo fatto due chiacchiere presso l’Atelier Tosetti Sposa con Monica Gabetta Tosetti in fase di preparativi per la giornata.

Monica, uno shooting per le vie della città. Da dove viene l’idea?

Devo confessarlo…Questa volta ho preso spunto dagli eventi Dolce & Gabbana dell’estate scorsa, tenutasi a Como e a Roma: hanno presentato le loro Collezioni nelle vie delle città e nelle ville più belle! Sono rimasta talmente affascinata nel vedere valorizzata la nostra splendida cittadina, che ho desiderato una presentazione simile per le mie nuove Collezioni!!


Quante saranno le modelle e quanti capi indosseranno?

Le modelle saranno 3 …Il numero perfetto!! I capi presentati saranno in totale 15, una Capsule Collection per la prossima stagione di abiti Haute Couture e Sposa! Naturalmente tutti Made in Italy e realizzati con tessuti di Como!

Quali sono i colori dominanti nella donna vestita “a cerimonia”?

Non ho toccato molto i colori, anche se per le prossime Collezioni il colore sarà all’ordine del giorno..Eccetto due capi; ho preferito tenermi sui colori classici Cerimonia ed ho preferito giocare con gli accessori!

Gli scatti effettuati dalla fotografa saranno quindi parte del prossimo catalogo Tosetti Sposa?

Si, gli scatti faranno parte del Catalogo ma anche delle nostre pagine social per permettere a tutti di vederli in tempo reale.


Un’ispirazione che nasce da Dolce & Gabbana. Non si può dire che tu sia solita “volare basso”. In cosa consiste il tuo obiettivo e quello di Tosetti Sposa?

Non sei la prima a dirmelo…Purtroppo sono un’esteta nata ed il mio pensiero è sempre quello di andare a guardare e ad ispirarsi alle cose più belle…Volo sempre alto ma prendo solo spunto…Sarebbe impossibile raggiungere i guru della moda! L’obiettivo di Tosetti , che in questo momento seguo oltre che per la parte marketing, anche per la parte stile a quattro mani con mio figlio Alessandro, è quella di tornare a proporre il bello, il prezioso, il ricercato! Pur mantenendo un prezzo contenuto! Il mio obiettivo è quello di combattere la bassa qualità e la mancanza di eleganza che dilaga ai nostri giorni!

BREAK MAGAZINE MODA: a tu per tu con la Fotomodella Milana Volkova

Cosa ti ha spinto a fare la modella. Era già̀ un tuo sogno da bambina?

Mentre guardavo uno show di moda in TV, rimasi colpita da quelle ragazze e dissi: Voglio anche io così…  all’epoca avrei avuto 8-9 anni, diventare una fotomodella è un desiderio di molte ragazze.  Ed allora decisi di intraprendere quel percorso.

Quali sono i colori che indossi di più?

La maggior parte indosso o nero, o grigio, e ovvio dipende anche dove devo andare.

Che sensazioni hai provato durante il tuo primo servizio fotografico?

Ero molto in imbarazzo ma è stato bellissimo, mi hanno fatto vedere qualche pose, ma poi e stato tutto si è svolto nella maniera più naturale, al punto che alcune persone pensavano di come una vera professionista.

In un mondo sempre + social Quale il tuo la rapporto con instagram?

Il mio stile più somiglia a rock. Per quello che concerne  Instagram devo essere sincera non ci passo molto tempo anche se sta diventando fondamenta.

Come donna e come modella come ti definisci?

La moda per me è il stile di vita.  Ogni scatto della fotocamera per me come aria. Trasmetto ogni miei emozioni che ho dentro.

Che importanza dai hai social network?

Beh, più venditi, più lavori. Ormai siamo nel mondo di tecnologia.

Cosa ti piace e cosa non ti piace della moda?

Mi piace tutto bella moda. Come avevo detto, è uno stile di vita.

C’è un fotografo con cui vorresti lavorare?

Al momento non ho trovato un fotografo preferito chissà prossimante…

Modelle e Fotomodelle: quanto conta l’aspetto fisico e quanto invece quello caratteriale per il successo in questo lavoro?

Per una modella e fotomodella conta sempre il carattere, perché non e facile essere una modella o fotomodella. Anche per quello che riguarda la questione del fisico.  Molti importante però dipende dalla azienda e richiesta del cliente. Magari un cliente o azienda viole una magra e altri magari una robusta.

Rimanendo nella moda settore quali sono i tuoi progetto per il futuro?

Il mio progetto è di aprire la mia agenzia di moda e pubblicità, ovvero quello che sto facendo ora, vorrei dare visibilità, realizzare i suoi sogni anche ad altre persone.

Ultima domanda il senso della vita?

Il senso della vita fare quello che desideri tu, e non arrendere mai, nonostante tutto.  Costruire la tua famiglia e avere sempre la felicità intorno a te.

    , fotoMilana VolkovaPescara