Trans Roma: Ecco la capitale delle prostitute Eur e Marconi

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Viaggio in due puntate nel mondo della prostituzione a Roma. Numeri e storie di un mercato che non conosce crisi. I transessuali di Tor Sapienza, la tratta delle nigeriane, i giovani “marchettari”, le invisibili prostitute cinesi e le ultime italiane. Chi sono i clienti, come si muove la polizia, fino a dove arriva lo sfruttamento.https://www.youtube.com/embed/fv2ugbBG6lM?version=3&rel=1&fs=1&autohide=2&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&wmode=transparent

PRIMA PARTE – Di giorno è più facile comprare sesso nella periferia nord della Capitale. Le rumene si vendono lungo la Salaria, davanti ai grandi studi televisivi. Le nigeriane, truccatissime, aspettano i clienti sulla Tiberina, subito dopo Prima Porta. Quando cala il sole, il mercato prosegue fiorente nel resto della Città Eterna. Su viale Palmiro Togliatti è un continuo via vai di clienti. Le ragazze dell’Est Europa affollano il marciapiede fin sotto gli archi dell’antico acquedotto Alessandrino. Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur. Fino all’alba presidiano l’area residenziale attorno al ristorante panoramico della città, il Fungo. Ci sono anche le prostitute cinesi, che però non esercitano in strada. I rapporti sessuali si consumano in anonimi pied à terre, per prendere appuntamento bisogna cercarle tra gli annunci dei quotidiani locali. Chi vuole un rapporto omosessuale si rivolge ai ragazzi che battono a piazza Esedra, vicino alla stazione Termini. Oppure nei pressi di villa Borghese, proprio davanti alla Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, a Roma il mercato del sesso a pagamento non si ferma mai. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le fantasie. In media scendono in strada ogni giorno quasi duemila prostitute, d’estate anche qualcuna in più. E con buona pace della crisi, i clienti non mancano mai.

Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur

Roma Est, a due passi da Tor Sapienza. Alle undici di sera piazzale Pino Pascali è già pieno di clienti. Di fianco alla distesa d’asfalto si allunga spettrale il Centro Carni, il mattatoio della Capitale. Nonostante il divieto di transito imposto dal Comune per arginare la compravendita di prestazioni sessuali, le macchine vanno e vengono in cerca di prostitute. Tacchi alti, fisici statuari, seni oltremisura. Sotto gli appariscenti cappotti spuntano minigonne coloratissime. Questo è il regno dei transessuali. Alcuni passeggiano illuminati dai fari delle macchine. Altri aspettano i clienti nella propria auto, per consumare il rapporto direttamente sul posto. Vengono quasi tutti dal Brasile, qualcuno dalla Colombia. Nel mercato della prostituzione romana rappresentano il 20 per cento dell’offerta. È la fetta più ambita e richiesta. Anche per questo le prestazioni sono le più care.

I cittadini assistono impotenti alla scena. «Su quel piazzale hanno costruito moderne palazzine che dovevano far parte di un nuovo quartiere con servizi ed esercizi commerciali» racconta Roberto Torre, vicepresidente del Comitato di Tor Sapienza. Ma ormai nessuno ha il coraggio di affacciarsi alle finestre. La sensazione di vivere ai margini della legalità è evidente. «Per attirare l’attenzione dei clienti molti transessuali espongono bambole gonfiabili» continua Torre. I rapporti sessuali vengono consumati sulla strada, ma nella vicina via Longoni c’è chi si spinge fin dentro gli androni dei condomini. Paradossalmente le forze dell’ordine hanno un presidio fisso a poche centinaia di metri. Un blindato e una gazzella dei carabinieri stazionano tutta la notte di fronte al centro per rifugiati di via Morandi, la struttura assaltata da alcuni residenti lo scorso autunno. Una presenza fissa che non basta ad arginare il mercato del sesso. «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato».

Torre (vicepresidente Comitato di Tor Sapienza): «Dopo i disordini di novembre – continua Torre – è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato»

Le forze dell’ordine hanno le mani legate. La gestione del fenomeno è particolarmente delicata. Durante i servizi antiprostituzione, spesso gli operatori segnalano aggressioni e casi di autolesionismo. Non solo. I transessuali trovati senza il permesso di soggiorno non possono essere condotti al centro di identificazione di Ponte Galeria, perché privo di locali idonei. «E così i provvedimenti di espulsione servono a ben poco – racconta una fonte della Questura – Spesso scopriamo che in passato alcuni di loro sono già stati espulsi. Per quello che ci compete possiamo solo fare un nuovo provvedimento e invitarli a lasciare il territorio nazionale. Ovviamente non serve a nulla».

Su via Prenestina i transessuali contrattano le prestazioni nei pressi dei distributori di benzina. Nella zona nord di Roma, vicino ai Parioli, incontrano i clienti a due passi dalla moschea. Dall’altra parte della città, invece, si vendono all’Eur, il quartiere residenziale della ricca borghesia. Battono le strade tra negozi di lusso e i grattacieli delle grandi aziende, sullo sfondo i palazzi di marmo dalla tipica impronta razionalista. Come scende il buio a decine attendono fin sotto i cancelli delle villette. Il divieto di accesso notturno nelle strade secondarie serve a poco. Come inutili sono le telecamere. I cittadini del quartiere sono esasperati, il mercato del sesso è fuori controllo. Il presidente del Municipio Andrea Santoro (Pd) lavora da mesi a un progetto di “zoning”, un’area di tolleranza dove concentrare le prostitute con l’assistenza delle unità di strada e il controllo delle forze dell’ordine. Il caso è salito alla ribalta nazionale, con tanto di polemiche e dibattiti. «Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré».

Le strade del quartiere Eur (Filippo Monteforte/AFP/Getty Images)

Non solo transessuali. Tra viale Europa e viale Tupini si vendono indisturbate le ragazze dell’Est. Vengono dai paesi dell’ex blocco comunista, per la maggior parte dalla Romania. Di notte su viale Palmiro Togliatti è una passerella continua, mentre sulla Salaria e la Tiberina si esibiscono in pieno giorno. Su via Cristoforo Colombo aspettano i clienti alle fermate dell’autobus fino alle prime luci dell’alba. Oltre a essere le più numerose, le ragazze dell’Est vantano il primato dell’età. Sono giovanissime, tra i 18 e i 20 anni. Qualcuna anche meno. Corpi magri e slanciati, capelli lisci e sguardi di ghiaccio. Alcune di loro si vendono due volte: la notte presidiano i marciapiedi mentre di giorno si prostituiscono in piccoli appartamenti.

«Nel nostro territorio – fanno sapere dalla presidenza del Municipio – c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré»

E poi ci sono le nigeriane. La comunità vive raccolta nella zona di via Casilina, tra Torre Angela e Giardinetti. Ma le ragazze sono costrette a prostituirsi un po’ ovunque. Di giorno e di notte, lavorano nelle zone più periferiche della città. All’Eur, oltre il raccordo anulare. Oppure sulla Tiberina, dove incontrano clienti fin dal mattino, consumando rapporti sessuali sul ciglio della strada. In molti casi senza permesso di soggiorno, «durante i controlli scappano, hanno paura delle forze dell’ordine» raccontano in questura. E questo complica anche il lavoro delle unità di strada che cercano di avvicinarle per fornire sostegno psicologico e sanitario, spesso senza riuscirci. Il ruolo della criminalità organizzata è evidente. Quasi sempre le ragazze che giungono dall’Africa devono lavorare per saldare un debito con gli sfruttatori. Almeno 70-80mila euro. Storie drammatiche, che affondano le radici nel passato. Nonostante la Nigeria sia uno dei paesi più popolosi del Continente Nero, le ragazze costrette sui marciapiedi di Roma – e del resto d’Italia – vengono tutte da un piccolo territorio. L’area di Benin City, nello stato di Edo. Nel XVI e XVII secolo la regione era conosciuta come la “Costa degli Schiavi”, da qui partivano a migliaia in catene verso l’Europa.

Invisibili, le prostitute cinesi rappresentano un’altra realtà del mercato di Roma. Salvo rarissime eccezioni, le donne orientali non si vendono sulle strade. Operano solo al chiuso, in piccoli pied à terre e centri massaggi. I clienti le cercano attraverso le inserzioni sui quotidiani locali, più spesso tramite annunci in rete. Il prezzo viene concordato al telefono. Quella cinese è una comunità a parte, con proprie regole e consuetudini. Talvolta si tratta di donne più mature rispetto alle altre prostitute. Quasi sempre prima di essere costrette a vendere il proprio corpo sono state vittime di sfruttamento lavorativo. Qualche anno fa le autorità avevano tentato di studiare il fenomeno, avviando un censimento. Senza risultato. «È una realtà completamente impermeabile» raccontano le cooperative romane che si occupano di fornire sostegno alle prostitute. Un mondo di cui si conosce poco o niente. L’unica realtà con qualche similitudine è quella delle prostitute arabe. Pochissime in città, anche loro lavorano al chiuso. A differenza delle orientali, però, i loro clienti vengono esclusivamente dalla stessa comunità di appartenenza.

«In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema»

Delle prostitute italiane, invece, sulla strade di Roma non resta più traccia. Salvo poche eccezioni. I piccoli falò che di notte illuminano Viale Tor di Quinto rappresentano una delle ultime comunità. Quattro o cinque anziane signore che ancora si vendono, ricevendo i clienti nei camper e nelle auto parcheggiate ai bordi della strada. Hanno tra i sessanta e i settanta anni, qualcuna indossa una pelliccia, sono il simbolo di un’epoca che sta scomparendo. Non sono le uniche italiane. Alcune ragazze tossicodipendenti si vendono saltuariamente per una dose. Ma gli operatori delle cooperative raccontano anche altre storie. Recentemente qualcuno si è imbattuto in una signora di mezza età, separata. Senza l’assegno del marito, aveva deciso di scendere sul marciapiede per sbarcare il lunario. Simile la storia di una studentessa universitaria fuorisede. «In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema».

La holding dei trans a Roma, mappa e tariffe

Il freddo delle notti di dicembre sembra averle “decimate”. Le consolari che a più miti temperature pullulano di lucciole e clienti, a zero gradi ci appaiono deserti gelidi. Ma è quando meno te lo aspetti che i corpi seminudi, in bilico su tacchi vertiginosi, spuntano in strada illuminati dalle fiamme dei falò. Le ragazze che non possono permettersi di lasciare il marciapiede, a costo di battere i denti, si difendono bruciando pallet in legno e cassette della frutta agli angoli dei semafori. Dalla Cristoforo Colombo alla Palmiro Togliatti, dalla via Salaria alla via Tiberina alle Mura aureliane che delimitano il Centro storico, la Roma a luci rosse resiste anche ai picchi di gelo invernali.

Basta osservare per farsi un’idea e tracciare la mappa del “mestiere più antico del mondo”, invariato nel tempo, sempre oggetto di denunce da parte dei residenti, ignorato dall’agenda politica dopo qualche tentativo naufragato di arginare il problema a livello locale con ordinanze sindacali, sanzioni al cliente, progetti di “zoning” per confinare il fenomeno in aree delimitate. E affrontato sul piano sociale con il progetto Roxanne del comune di Roma, attivo dagli inizi del 2000, ancora in piedi con case di accoglienza e attività psicologiche di supporto rivolte alle vittime dello sfruttamento, ma complicato – secondo l’analisi fornita da Save the Children nell’ultimo rapporto sulla tratta delle minorenni – dalle recenti evoluzioni di un fenomeno che è sempre più difficile intercettare, soprattutto per la continua mobilità territoriale delle ragazze su strada, spesso spinte dai protettori a cambiare zona, quartiere, città.

Eur e Marconi

A sud è il “pentagono” dell’Eur a farla da padrone, quartiere bene dove i residenti non tollerano la convivenza con un mercato del sesso che arriva subito fuori dai cancelli delle abitazioni. E’ l’area preferita per chi cerca prestazioni a pagamento con transessuali, particolarmente attivi intorno al Fungo. E poi su viale Europa e viale Umberto Tupini, il via vai di clienti è continuo. Uno spogliarello alla luce del sole, filmato l’estate scorsa dai residenti con uno smartphone, ha riacceso il dibattito dopo una lunga serie di progetti vagliati dagli enti locali per contrastare il fenomeno. A luglio l’ultima richiesta di sanzioni ai clienti avanzata in aula Giulio Cesare da Fratelli d’Italia, bocciata. “Non si rendono conto di quello che viviamo” sbottava Paolo Lampariello, presidente dell’Associazione Ripartiamo dall’Eur. Lo sanno invece fin troppo bene i residenti di Roma est.

Sesso en plain air in piazza Pascali

Chi percorre viale Palmiro Togliatti ne vede a decine ogni giorno. Qui l’area geografica di provenienza è soprattuto l’est Europa. Romene, slave, albanesi. L’arteria che taglia Roma est da Cinecittà al Tiburtino è un mercato del sesso a cielo aperto che resiste anche al clima da neve. Ne è l’emblema piazza Pino Pascali, a ridosso dell’altrettanto battuta via Collatina. Ragazze, giovanissime, strette in abiti succinti, percorrono il quadrante avanti e indietro nel buio pesto della notte. Qualcuna si cambia seduta sul marciapiede. L’andirivieni di automobilisti intenti a scegliere la “loro” donna e consumare atti sessuali appoggiati agli alberi che costeggiano la piazza, è uno spettacolo che va in scena puntuale ogni notte. Inascoltati gli appelli a legalità e decoro portati avanti da cittadini e comitati di quartiere.

Verso Ostia e il litorale

Dalla parte opposta della città abbiamo la via Litoranea e la pineta di Castelfusano, da sempre luoghi popolatissimi dalle lucciole. La scorsa estate il giro di prostituzione è finito al centro dell’inchiesta dei magistrati sugli incendi che hanno devastato l’area. Fiamme appicate – secondo la tesi degli inquirenti – per intimorire e costringere prostitute e transessuali a rivolgersi a chi gestisce il giro a Ostia.

Dove sono le prostitute a Roma

Roma nord da Salaria a Prati Fiscali

Poi c’è Roma nord, dove le prostitute sono un must anche e soprattutto alla luce del sole. Ragazze di origine nigeriana, spesso vittime di tratta, affollano la via Tiberina subito dopo Prima Porta. Lungo la via Salaria invece troviamo per lo più romene. La corsia di destra d’estate è impraticabile, quasi a rischio tamponamento per le auto di potenziali clienti che frenano imprudenti. Decine di donne, tante minorenni, affollano da sempre la consolare romana anche a ridosso del centro abitato. Mentre a Prati Fiscali e Val D’Ala le lucciole arrivano sotto le finestre delle abitazioni e i rapporti sessuali vengono consumati nelle rampe dei garage o nei sottopassi.

Centro storico

Meno evidente ma sempre presente, il mercato del sesso dilaga anche in zone centrali della città. A San Saba, lungo viale Giotto, le prostitute – soprattutto transessuali – fiancheggiano anche di giorno le mura aureliane, luoghi promiscui più che resti dell’antica Roma. Dalla stazione Termini all’Esquilino dilaga la compravendita di prestazione al chiuso, nei quasi bordelli nascosti dietro le insegne dei centri massaggi cinesi. Chi vuole un rapporto omosessuale invece si rivolge ai ragazzi che stazionano nell’area intorno a Termini, o a villa Borghese, nei pressi della Galleria d’arte moderna. Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, la Roma a luci rosse non dorme mai.

FONTE: CORREIRE DELLA SERA

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Intervista all’attrice Valeria Borghese: dietro la trasgressione vita normale

valeria borghese

Che rapporto hai con la bellezza?

Bisogna dire che il “bello” è relativo, ogni persona ha una sua idea di bellezza. Certo la nostra società impone dei canoni di bellezza, e se sei fortunato a rispettarti in quei canoni, che sei avvantaggiato rispetto ad un altro, e questo vale in tutti gli ambienti… lavorativi o no. e Siamo una società molto superficiale e spesso non ci fermiamo a vedere la bellezza interiore delle persone, che a mio parere è fondamentale.

Quant’è importante per te il successo?

Ti direi che è una domanda che mi viene posta spesso, è importante anche perché è un riconoscimento del tuo lavoro, e allo stesso tempo diventa uno stimolo per migliorare, avere successo non è soli questione di fortuna, come molti pensano… ma è il frutto del lavoro e di tanta disciplina.

Che rapporto hai con la moda?

Seguo la moda, ma non mi considero una fashion victim, mi piace essere aggiornata sulle tendenze, però vesto solo quello che mi piace e mi fa sentire bene… a prescindere dalle mode. mi piace molto il detto di Coco Chanel “less is more” tanto è che certe volte dimentico i vestiti 😜.

Nelle conversazioni sei sempre diretta?

Si… e questo a volte non è molto apprezzato, però è questione di carattere, molti lo apprezzano… qualcuno no… alla fine è un problema suo.

Che ruolo ti piacerebbe recitare nel cinema?

L’approccio con il cinema l’ho avuto con piccoli ruoli. Certo mi piacerebbe far parte di un cast importante… di sicuro se ci fosse ancora la commedia all’italiana sarebbe stata ideale… oppure Tinto Brass o Almadovar…

Da piccola come eri?

Da piccola ero tutt’altro che un angioletto… più un maschiaccio, ma nonostante in famiglia si impegnavano molto … poi crescendo è venuta fuori la mia femminilità.

C’è un ideale di donna a cui vorresti somigliare?

Non ho un ideale di donna a cui vorrei somigliare, ne fisicamente, ma ne come personaggio, sto bene con me stessa e sono felice così.

Truffa dei finti casting ed agenzie dello spettacolo in fuga


DECINE di agenzie di casting che promettono tutto e non garantiscono nulla. Centinaia di scuole di recitazionee portamento, senza alcuno sbocco professionale. Un esercito di aspiranti attori, ballerini, cantanti, showman e vallette pronto a pagare pur di sfondare nel “mondo dello spettacolo”. È la fabbrica delle illusioni: un giro d’ affari di oltre 10 milioni di euro l’ anno, tra costosi book fotograficie alte quote d’ iscrizione. Basta un numero per capire: sono ben 110mila gli italiani che oggi affidano i propri sogni ai database delle agenzie di casting.

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Curriculum, fotografie, lunghe e inutili attese accanto al telefono. E l’ ingaggio non arriva mai. Come si riconoscono le truffe? Quali sono i trucchi delle agenzie? E chi sono i padroni di questo mercato? ASPIRANTI ARTISTI E SELEZIONI DI FACCIATA Anita Ceccarelliè romana, ha 26 annie fa la ballerina. Il suo è un caso tipico: «Lo scorso settembre ho letto un annuncio su un periodico. Un’ agenzia cercava ballerini per alcune produzioni televisive. Ho chiamato e ho preso appuntamento per un provino. Ho fatto un pezzo di ballo modern jazz. Tutto è andato bene, finché non si è arrivatia parlare di soldi: mi hanno chiesto mille euro per le foto. Ho risposto che avevo già un book fotografico professionale e dunque non avevo bisogno di altro. L’ agenzia ha insistito: solo con le loro foto avrebbero potuto garantire di farmi lavorare. Erano molto persuasivi, ma la loro insistenza mi ha insospettita e alla fine non ho accettato.

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Uscita da lì ho telefonato all’ Unione nazionale consumatori e ho capito che ero stata a un passo dal farmi fregare. Oggi studio comunicazione all’ università Cattolica di Milano». Ma per una come Anita che non ci casca, tanti sono quelli pronti a pagare pur di iscriversi a un database o farsi fare un inutile book. «Fino a due anni fa, sono stato casting director per una grande agenzia romana, che lavora ancora oggi». A parlare è F. D.: ha deciso di raccontare come funziona la macchina delle illusioni. «Quando qualche produzione televisiva o cinematografica ci mandava una cast list, il mio compito era quello di girare loro le facce migliori del nostro database. Ma questo accadeva assai di rado: era, diciamo così, la nostra copertura legale. Per capirci, durante tutto il tempo che ho lavorato in agenzia avrò piazzato al massimo 5-6 persone, tra cui tre comparse per Un medico in famiglia e un solo ruolo di un certo peso per un film.

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Ben poca cosa, se pensiamo che avevamo oltre 12mila profili nel database. Il nostro business era un altro: fare numero, prendere tutti quelli che si presentavano, senza nessuna selezione e fare cassa con i soldi delle iscrizioni». Il meccanismo è semplice: l’ agenzia di F. D. pubblica su internet e giornali locali degli annunci generici di ricerca di attori o ballerini. Le persone chiamano e prendono appuntamento in agenzia. «Venivano oltre venti candidati al giorno, anche da lontano, soprattutto dal Sud Italia: ricordo per esempio una coppia arrivata a Roma dalla Puglia. Noi promettevamo di iscriverli nel nostro database, con qualche dato del loro profilo e una fotografia. Nulla di più. In cambio dovevano sborsare 78 euro a testa per due anni, ma ora la quota è arrivata a 98 euro. In gran parte in nero. Prendevamo tutti. Una volta si è presentata una famiglia intera per iscrivere il figlio minorenne. Noi li abbiamo convinti a iscriversi tutti e quattro, dicendogli che avevano buone possibilità nel mondo dello spettacolo. Quasi tutta quella gente era improponibile. Ma che ce ne fregava? A noi interessavano solo i soldi dell’ iscrizione, poi i loro profili potevano pure andare perduti». Per F. D. non si trattava di una truffa in senso tecnico, «in fondo noi promettevamo solo di inserirli nei database, nei contratti non si parlava mai di lavoro. Dunque, in qualche modo, mantenevamo le promesse. E poi in giro c’ è ben di peggio: ci sono agenzie che si fanno pagare tremila o quattromila euro per book fotografici che non servono a nulla». Ma qual è il giro d’ affari dei falsi casting? E quanti italiani finiscono vittime dei loro trucchi? UN ESERCITO DI RAGGIRATI Il giro d’ affari è grosso: per il casting director F. D. «oggi oltre 110 mila italiani sono dentro le banche dati delle varie agenzie: un esercito di illusi». Dati confermati dalle associazioni dei consumatori. «Le segnalazioni che riceviamo riguardanti truffe nel mondo dello spettacolo sono numerosissime – chiarisce Sonia Galardo dell’ Unione nazionale consumatori, che ha denunciato il fenomeno anche davanti alle telecamere della trasmissione Rai, Apprescindere-i giovano restano le vittime predilette, gli annunci sono sempre molto generici, tipo «cercasi nuovi volti per il cinema», in modo da raggiungere il massimo bacino di utenza. Poi si guadagna sulle iscrizioni all’ agenzia e su costosissimi book fotografici. A caderciè un esercito di aspiranti attori, modelli, ballerine, che spera in un lavoro e rimarrà invece a bocca asciutta». Solo a Roma, come racconta Ilaria Ravarino in un articolo per il mensile romano Nuovo Paese Sera, sono migliaia gli aspiranti attori che ogni anno si affidano a un’ agenzia di casting della città. Non mancano poi agenzie solo on-line, che fanno affari d’ oro grazie a internet. Qui neppure c’ è bisogno di prendere appuntamento e recarsi presso un ufficio. Basta connettersi per trovare decine di offerte: «Mandaci foto e dati personali e ti metteremo sulla nostra bacheca on-line a disposizione dei professionisti dello spettacolo». Costo medio di un “pacchetto professional” (con il massimo di visibilità tra i tanti candidati e la possibilità di caricare video personali): 120-180 euro l’ anno. Un bell’ affare, a costo (per l’ agenzia) zero. E anche qui, accanto a poche agenzie serie, molte non garantiscono alcun contatto reale col mondo del lavoro. La regola per evitare fregature è una sola: non pagare mai un euro in anticipo. «Le agenzie vere non chiedono soldi d’ iscrizione, né obbligano l’ artista a pagare a peso d’ oro il book presso un determinato fotografo o gli impongono un qualche corso – spiega Aldo Emanuele Castellani, regista, attoree autore di un blog molto seguito, “casting-aperti.blogspot.com” – le agenzie serie guadagnano solo in un modo: prendono una percentuale sui lavori effettivamente trovati». Quanto? «Il 10% per ingaggi nel cinema e in tv e il 20% in caso di spot pubblicitari. Per questo effettuano una selezione reale degli artisti. Tutte le altre si limitano a lucrare sull’ ingenuità dei ragazzi». LA RABBIA SUI FORUM Internet è una miniera di storie e speranze tradite. Scrive sul “forum.alfemminile.com”, Ester di Bolzano: «Ho dato a un’ agenzia la somma di 10mila euro per book fotografici della mia bambina. Mia figlia Emily, mi dicevano, era addirittura idonea sul piano internazionalee mi hanno fatto fare la bellezza di 800 foto per coprire tutto il campo, promettendomi contratti su contratti. A luglio mi hanno detto che era arrivato il primo lavoro e che quindi avrei dovuto versare la cauzione di 3mila euro. Fatto sta che sono passati 7 mesie del lavoro niente. Neanche un contratto da firmare. Niente di niente. Ho contattato altre agenzie per farmi dare dei consigli. Tutte sono dell’ idea che sono stata pesantemente truffata». Sullo stesso forum Jonesd racconta la sua esperienza presso un’ agenzia di modelle di Milano: «Ci sono stata ieri per un colloquio di lavoro. Ho conosciuto una ragazza brasiliana (brutta e pretenziosa) che mi offriva un lavoro che consisteva nel cercare nuovi volti, giovani ragazze che vogliono fare le modelle, e cercare di vendere loro book e servizi. Quando ho chiesto se dopo le ragazze avrebbero effettivamente lavorato, lei si è messa a ridere, dicendo che quello che conta è solo vendere più book fotografici possibili, non importa se sono ragazze belle o brutte. Per loro l’ importanteè il numero. Anche perché non c’ è un salario fisso, guadagno sui book che vendo. Insomma un’ altra fregatura nel mondo della moda milanese. State lontano da gente così se volete lavorare, invece di essere lavorate». IL MITO DEI CASTING APERTI Il problema è anche un altro. Oggi raramente i casting sono davvero aperti. «Le grandi produzioni non fanno annunci pubblici, se non in rari casi e per ruoli molto specifici – sostiene Castellani- per il resto si affidano sempre allo stesso giro di agenti o di raccomandati. Anche perché, va detto, c’ è un tal numero di persone interessate a recitare che in caso di casting aperti fioccherebbero a migliaia le domande». Non solo. Accade anche che alcuni casting siano solo di facciata: i ruoli già sono tutti presie le selezioni vengono fatte solo per giustificare voci di spesa nelle produzioni che accedono ai finanziamenti pubblici allo spettacolo. «In effetti molte cast list non girano più tra le agenzie, sono circuiti chiusi – conferma Simona Tartaglia, tra le più importanti casting director italiane, moglie del regista di fiction Giorgio Capitani e da oltre 25 anni nel mondo dello spettacolo – e non mancano accordi sotto banco tra produzioni e singole agenzie». Ma cosa fa davvero un casting director? «Il nostro lavoro- risponde Tartaglia- ha avuto un riconoscimento professionale solo 5-6 anni fa, prima a fare i casting erano gli assistenti alla regia. Noi riceviamo la sceneggiatura, estraiamo i ruoli, inviamo alle varie agenzie la cast list e riceviamo le loro proposte. Per ogni ruolo facciamo provini a circa dieci candidati, montiamo tutto su dischetto e portiamo al regista e al produttore cinque proposte per ogni ruolo. Questo è quello che fa il vero casting director. E una cosa è certa, nessuno deve pretendere soldi dall’ attore: noi veniamo pagati dalla produzione, l’ agente o l’ agenzia dell’ attore guadagna solo grazie alla percentuale sull’ ingaggio». Non è tutto. «Un altro ambiente opaco – avverte Tartaglia – è quello delle tante scuole di recitazione, che promettono l’ impossibile». Ma quali sonoi corsi seri?E come funziona il business delle scuole? SCUOLE E CORSI FANTASMA «Tempo fa ho seguito un corso della durata di poche ore, sabato e domenica, in una scuola al centro di Roma – racconta Fabrizio, un giovane attore – eravamo in venti e abbiamo pagato 250 euro a testa. In sede abbiamo trovato quattro sedicenti casting director. La promessa era un abboccamento con questi professionisti, che ci avrebbero poi fatto lavorare. Ciascuno di noi portava un pezzo e si esibiva davanti a loro. Una svolta? Macché, dopo quel weekend non si sono fatti più sentire. Roma è piena di scuole che ti illudono e ti riempiono di inutili attestati». L’ importanteè non crederea chi promette di farti svoltare: «Io partecipo a workshop per professionisti – fa sapere Tartaglia – ma mai e poi mai in questi incontri promettiamo un lavoro». A leggere i giornali, gli annunci on-line o i manifesti affissi in ogni città, si trovano corsi davvero per tutti: aspiranti attori, modelle, cantanti, presentatori, ballerini. Corsi intensivi, annuali, professionali, amatoriali. Scuole fai-da-te o riconosciute da Regione e Provincia, che rilasciano certificati di frequenza o attestati di studio. «All’ Unione nazionale consumatori – racconta Sonia Galardo – ci arrivano diverse segnalazioni. L’ ultima riguardava un corso di formazione a pagamento per diventare telecronisti sportivi. La promessa, solo verbale, era di venire assuntia fine corso. Promessa che, naturalmente, non veniva mai mantenuta». Insomma, fondamentale è non cedere alle sirene di chi garantisce un impiego sicuro. Dare numeri è impossibile. Limitandosi alle scuole di recitazione, le Pagine gialle ne riportano 146. Ma sono molte di più quelle che ogni anno nascono nel nostro Paese. «In Italia ci sono le scuole più importanti, come l’ accademia nazionale Silvio D’ Amicoo il Centro sperimentale di cinematografia – spiega Aldo Emanuele Castellani – ma accanto a queste sono cresciute come funghi decine di scuole amatoriali, dove la recitazione è per lo più ridotta a hobby. Nulla di male, per carità, purché i responsabili non promettano inesistenti sbocchi professionali e gli studenti sappiano che quei corsi non garantiscono nulla».VLADIMIRO POLCHI

Agenzia Di Moda e spettacolo la grande TRUFFA

Viaggio nel mondo della moda e dello spettacolo un business da 1o milioni l’anno, ecco perchè diffidare delle agenzie che chiedono soldi. 

DECINE di agenzie di casting  a Milano  che promettono mari e monti. Ci sono molte discussioni online a riguardo come la citata agenzia La 19th Street  diMarco Carlucci e molte altre. Centinaia di scuole di recitazione portamento, senza alcuno sbocco professionale. Un esercito di aspiranti attori basta guardare l’articolo scritto dall’espesso, dove una infinità di aspiranti attori e ballerini, cantanti, showman e vallette pronto a pagare pur di sfondare nel “mondo dello spettacolo”. È la fabbrica delle illusioni: un giro d’ affari di oltre 10 milioni di euro l’anno, tra costosi book fotografici alte quote d’ iscrizione. Basta un numero per capire: sono ben 110mila gli italiani che oggi affidano i propri sogni ai database delle agenzie di casting. Curriculum, fotografie, lunghe e inutili attese accanto al telefono. E l’ingaggio non arriva mai. Come si riconoscono le truffe? Quali sono i trucchi delle agenzie? E chi sono i padroni di questo mercato?  Quali sono i modi per riconoscere una agenzie seria?

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VIDEO SMACHERA FINTA AGENZIA

TUTORIAL COME NON FARSI FREGARE

RAGAZZA TRUFFATA

ASPIRANTI ARTISTI E SELEZIONI DI FACCIATA

Anita Ceccarelliè romana, ha 26 anni e fa la ballerina. Il suo è un caso tipico: «Lo scorso settembre ho letto un annuncio su un periodico. Un’ agenzia cercava ballerini per alcune produzioni televisive. Ho chiamato e ho preso appuntamento per un provino. Ho fatto un pezzo di ballo modern jazz. Tutto è andato bene, finché non si è arrivata parlare di soldi: mi hanno chiesto mille euro per le foto. Ho risposto che avevo già un book fotografico professionale e dunque non avevo bisogno di altro. L’ agenzia ha insistito: solo con le loro foto avrebbero potuto garantire di farmi lavorare. Erano molto persuasivi, ma la loro insistenza mi ha insospettita è alla fine non ho accettato. Uscita da lì ho telefonato all’ Unione nazionale consumatori e ho capito che ero stata a un passo dal farmi fregare. Oggi studio comunicazione all’ università Cattolica di Milano». Ma per una come Anita che non ci casca, tanti sono quelli pronti a pagare pur di iscriversi a un database o farsi fare un inutile book. «Fino a due anni fa, sono stato casting director per una grande agenzia romana, che lavora ancora oggi». A parlare è F. D: ha deciso di raccontare come funziona la macchina delle illusioni. «Quando qualche produzione televisiva o cinematografica ci mandava un cast list, il mio compito era quello di girare loro le facce migliori del nostro database. Ma questo accadeva assai di rado: era, diciamo così, la nostra copertura legale. Per capirci, durante tutto il tempo che ho lavorato in agenzia avrò piazzato al massimo 5-6 persone, tra cui tre comparse per Un medico in famiglia e un solo ruolo di un certo peso per un film. Ben poca cosa, se pensiamo che avevamo oltre 12mila profili nel database. Il nostro business era un altro: fare numero, prendere tutti quelli che si presentavano, senza nessuna selezione e fare cassa con i soldi delle iscrizioni».

Il meccanismo è semplice: l’agenzia di F. D. pubblica su internet e giornali locali degli annunci generici di ricerca di attori o ballerini. Le persone chiamano e prendono appuntamento in agenzia. «Venivano oltre venti candidati al giorno, anche da lontano, soprattutto dal Sud Italia: ricordo per esempio una coppia arrivata a Roma dalla Puglia. Noi promettevamo di iscriverli nel nostro database, con qualche dato del loro profilo e una fotografia. Nulla di più. In cambio dovevano sborsare 78 euro a testa per due anni, ma ora la quota è arrivata a 98 euro. In gran parte in nero. Prendevamo tutti. Una volta si è presentata una famiglia intera per iscrivere il figlio minorenne. Noi li abbiamo convinti a iscriversi tutti e quattro, dicendogli che avevano buone possibilità nel mondo dello spettacolo.

Quasi tutta quella gente era improponibile. Ma che ce ne fregava? A noi interessavano solo i soldi dell’iscrizione, poi i loro profili potevano pure andare perduti». Per F. D. non si trattava di una truffa in senso tecnico, «in fondo noi promettevamo solo di inserirli nei database, nei contratti non si parlava mai di lavoro. Dunque, in qualche modo, mantenevamo le promesse. E poi in giro c’ è ben di peggio: ci sono agenzie che si fanno pagare tremila o quattromila euro per book fotografici che non servono a nulla». Ma qual è il giro d’ affari dei falsi casting? E quanti italiani finiscono vittime dei loro trucchi? UN ESERCITO DI RAGGIRATI Il giro d’ affari è grosso: per il casting director F. D. «oggi oltre 110 mila italiani sono dentro le banche dati delle varie agenzie: un esercito di illusi». Dati confermati dalle associazioni dei consumatori. «Le segnalazioni che riceviamo riguardanti truffe nel mondo dello spettacolo sono numerosissime – chiarisce Sonia Galardo dell’Unione nazionale consumatori, che ha denunciato il fenomeno anche davanti alle telecamere della trasmissione Rai, Apprescindere-i giovano restano le vittime predilette, gli annunci sono sempre molto generici, tipo «cercasi nuovi volti per il cinema», in modo da raggiungere il massimo bacino di utenza. Poi si guadagna sulle iscrizioni all’ agenzia e su costosissimi book fotografici. A caderciè un esercito di aspiranti attori, modelli, ballerine, che spera in un lavoro e rimarrà invece a bocca asciutta». Solo a Roma, come racconta Ilaria Ravarino in un articolo per il mensile romano Nuovo Paese Sera, sono migliaia gli aspiranti attori che ogni anno si affidano a un’agenzia di casting della città. Non mancano poi agenzie solo on-line, che fanno affari d’ oro grazie a internet. Qui neppure c’ è bisogno di prendere appuntamento e recarsi presso un ufficio. Basta connettersi per trovare decine di offerte: «Mandaci foto e dati personali e ti metteremo sulla nostra bacheca on-line a disposizione dei professionisti dello spettacolo». Costo medio di un “pacchetto professional” (con il massimo di visibilità tra i tanti candidati e la possibilità di caricare video personali): 120-180 euro l’anno. Un bell’ affare, a costo (per l’agenzia) zero. E anche qui, accanto a poche agenzie serie, molte non garantiscono alcun contatto reale col mondo del lavoro. La regola per evitare fregature è una sola: non pagare mai un euro in anticipo. «Le agenzie vere non chiedono soldi d’ iscrizione, né obbligano l’artista a pagare a peso d’ oro il book presso un determinato fotografo o gli impongono un qualche corso – spiega Aldo Emanuele Castellani, regista, attoree autore di un blog molto seguito, “casting-aperti.blogspot.com” – le agenzie serie guadagnano solo in un modo: prendono una percentuale sui lavori effettivamente trovati». Quanto? «Il 10% per ingaggi nel cinema e in tv e il 20% in caso di spot pubblicitari. Per questo effettuano una selezione reale degli artisti. Tutte le altre si limitano a lucrare sull’ ingenuità dei ragazzi».

LA RABBIA SUI FORUM Internet è una miniera di storie e speranze tradite. Scrive sul “forum.alfemminile.com”, Ester di Bolzano: «Ho dato a un’agenzia la somma di 10mila euro per book fotografici della mia bambina. Mia figlia Emily, mi dicevano, era addirittura idonea sul piano internazionale mi hanno fatto fare la bellezza di 800 foto per coprire tutto il campo, promettendomi contratti su contratti. A luglio mi hanno detto che era arrivato il primo lavoro e che quindi avrei dovuto versare la cauzione di 3mila euro. Fatto sta che sono passati 7 mesi del lavoro niente. Neanche un contratto da firmare. Niente di niente. Ho contattato altre agenzie per farmi dare dei consigli. Tutte sono dell’idea che sono stata pesantemente truffata». Sullo stesso forum Jonesd racconta la sua esperienza presso un’agenzia di modelle di Milano: «Ci sono stata ieri per un colloquio di lavoro. Ho conosciuto una ragazza brasiliana (brutta e pretenziosa) che mi offriva un lavoro che consisteva nel cercare nuovi volti, giovani ragazze che vogliono fare le modelle, e cercare di vendere loro book e servizi. Quando ho chiesto se dopo le ragazze avrebbero effettivamente lavorato, lei si è messa a ridere, dicendo che quello che conta è solo vendere più book fotografici possibili, non importa se sono ragazze belle o brutte. Per loro l’ importanteè il numero. Anche perché non c’ è un salario fisso, guadagno sui book che vendo. Insomma un’altra fregatura nel mondo della moda milanese. State lontano da gente così se volete lavorare, invece di essere lavorate». IL MITO DEI CASTING APERTI Il problema è anche un altro. Oggi raramente i casting sono davvero aperti. «Le grandi produzioni non fanno annunci pubblici, se non in rari casi e per ruoli molto specifici – sostiene Castellani- per il resto si affidano sempre allo stesso giro di agenti o di raccomandati. Anche perché, va detto, c’ è un tal numero di persone interessate a recitare che in caso di casting aperti fioccherebbero a migliaia le domande». Non solo. Accade anche che alcuni casting siano solo di facciata: i ruoli già sono tutti presie le selezioni vengono fatte solo per giustificare voci di spesa nelle produzioni che accedono ai finanziamenti pubblici allo spettacolo. «In effetti molte cast list non girano più tra le agenzie, sono circuiti chiusi – conferma Simona Tartaglia, tra le più importanti casting director italiane, moglie del regista di fiction Giorgio Capitani e da oltre 25 anni nel mondo dello spettacolo – e non mancano accordi sotto banco tra produzioni e singole agenzie». Ma cosa fa davvero un casting director? «Il nostro lavoro- risponde Tartaglia- ha avuto un riconoscimento professionale solo 5-6 anni fa, prima a fare i casting erano gli assistenti alla regia. Noi riceviamo la sceneggiatura, estraiamo i ruoli, inviamo alle varie agenzie la cast list e riceviamo le loro proposte. Per ogni ruolo facciamo provini a circa dieci candidati, montiamo tutto su dischetto e portiamo al regista e al produttore cinque proposte per ogni ruolo. Questo è quello che fa il vero casting director. E una cosa è certa, nessuno deve pretendere soldi dall’ attore: noi veniamo pagati dalla produzione, l’agente o l’agenzia dell’attore guadagna solo grazie alla percentuale sull’ ingaggio». Non è tutto. «Un altro ambiente opaco – avverte Tartaglia – è quello delle tante scuole di recitazione, che promettono l’impossibile». Ma quali sono corsi seri? E come funziona il business delle scuole? SCUOLE E CORSI FANTASMA «Tempo fa ho seguito un corso della durata di poche ore, sabato e domenica, in una scuola al centro di Roma – racconta Fabrizio, un giovane attore – eravamo in venti e abbiamo pagato 250 euro a testa. In sede abbiamo trovato quattro sedicenti casting director. La promessa era un abboccamento con questi professionisti, che ci avrebbero poi fatto lavorare. Ciascuno di noi portava un pezzo e si esibiva davanti a loro. Una svolta? Macché, dopo quel weekend non si sono fatti più sentire. Roma è piena di scuole che ti illudono e ti riempiono di inutili attestati». L’ importante non credere chi promette di farti svoltare: «Io partecipo a workshop per professionisti – fa sapere Tartaglia – ma mai e poi mai in questi incontri promettiamo un lavoro». A leggere i giornali, gli annunci on-line o i manifesti affissi in ogni città, si trovano corsi davvero per tutti: aspiranti attori, modelle, cantanti, presentatori, ballerini. Corsi intensivi, annuali, professionali, amatoriali. Scuole fai-da-te o riconosciute da Regione e Provincia, che rilasciano certificati di frequenza o attestati di studio. «All’ Unione nazionale consumatori – racconta Sonia Galardo – ci arrivano diverse segnalazioni. L’ ultima riguardava un corso di formazione a pagamento per diventare telecronisti sportivi. La promessa, solo verbale, era di venire assuntiva fine corso. Promessa che, naturalmente, non veniva mai mantenuta». Insomma, fondamentale è non cedere alle sirene di chi garantisce un impiego sicuro. Dare numeri è impossibile. Limitandosi alle scuole di recitazione, le Pagine gialle ne riportano 146. Ma sono molte di più quelle che ogni anno nascono nel nostro Paese. «In Italia ci sono le scuole più importanti, come l’ accademia nazionale Silvio D’ Amico il Centro sperimentale di cinematografiaspiega Aldo Emanuele Castellani – ma accanto a queste sono cresciute come funghi decine di scuole amatoriali, dove la recitazione è per lo più ridotta a hobby. Nulla di male, per carità, purché i responsabili non promettano inesistenti sbocchi professionali e gli studenti sappiano che quei corsi non garantiscono nulla».

RIVISTE DI MODA IN ITALIA: ECCO LA TOP 10 TRA CUI L’ULTIMA ARRIVATA BREAK MAGAZINE MODA

Nel tempo sono state diverse le riviste di moda che hanno riempito gli scaffali delle edicole in Italia. Tra le varie, andiamo a vedere quali sono le più famose, quelle di cui hanno sentito parlare anche coloro che non hanno alcun interesse nella moda. Queste riviste raccontano le tendenze e gli stili in atto, presentano le nuove collezioni, interviste agli stilisti famosi e alle case di moda. Si offre spazio anche ai nuovi stilisti promettenti, così come alle nuove boutique. Il tutto, condito da servizi fotografici con modelli e modelle su cui visionare i capi, da quelli più “semplici” a quelli più stravaganti.

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VOGUE

Si tratta di una rivista americana fondata nel 1892 da Arthur Baldwin Turnure ma ormai presente in diverse versioni a seconda del paese di vendita. E’ la più importante rivista di moda al mondo, arrivata in Europa prima in  Inghilterra, poi in Spagna e n Francia. Quasi 50 anni dopo, viene fondata la sede italiana, nel 1965.

COSMOPOLITAN

Sebbene sia più antico di Vogue, Cosmopolitan è un gradino sotto ma comunque sul podio delle riviste di moda più importanti. E’ presente anche in Italia, oltre che in altri 52 paesi del mondo. Questa rivista punta anche sui temi d’attualità relativi all’amore e alla sessualità.

VANITY FAIR

Questa famosa rivista va a chiudere il podio delle riviste di moda più importanti al mondo. Nata negli Stati Uniti ma pubblicata anche in Spagna e Italia. Anche in questo caso, oltre alla moda vi sono diverse rubriche dedicate alla vita femminile e all’attualità.

GLAMOUR

Sulla copertina di Glamour, edizione italiana, c’è scritto “il mensile femminile più venduto e più letto in Italia”. Tratta di diversi argomenti oltre la moda, tra cui salute, fitness, sessualità, alimentazione e attualità.

ELLE

Questa rivista esplose quando una certa Brigitte Bardot, giovanissima, appariva sulle sue copertine. In realtà era già pubblicata da diverso tempo, edita dalla casa editrice Hachette. Si tratta di una rivista rivolta maggiormente al pubblico femminile, con 40 edizioni internazionali e circa 20 siti internet. Oltre che di moda, parla anche di salute, gossip e attualità.

GRAZIA

Si tratta di una rivista tutta italiana, fondata nel 1938 da Mondadori. Si occupa di varie tematiche tra cui moda, bellezza, design, attualità e salute. Inoltre, presenta i programmi delle sfilate delle grandi firme in Italia. Molto apprezzata per l’approfondimento sulle nuove tendenze del lifestyle, per il quale presenta sempre dei punti di vista da parte di vip e personaggi importanti del settore moda.

MARIE CLAIRE

Marie Claire è una rivista a tutto tondo, che offre 500 pagine dedicate non solo alla moda, che cura in modo ampio e approfondito, ma anche ad altri temi. E’ una delle riviste più diffuse rivolte ad un pubblico femminile, per il quale propone anche argomenti riguardanti l’attualità, bellezza e benessere. Arrivata in Italia a metà degli anni ’90, anch’essa è nata in Francia, nel 1937.

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BREAK MAGAZINE MODA

BREAK MAGAZINE 

Si tratta di una rivista tutta italiana, fondata nel 2017 da Cristian Nardi. Si occupa di varie tematiche tra cui moda, bellezza, design, attualità e salute. La cosa più interessante è la sua tecnologia che permette agli utenti di   essere auto intervistati.

Covid: giovani imprenditori aprono ristorante a Roma

La sfida di Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli: «Partiremo con asporto e delivery sfruttando social e Uber Eats per farci conoscere, a fine mese apriremo la sala con 100 coperti»

ROMA, 19 OTTOBRE 2020 – “In un periodo in cui il Covid cerca di privarci delle gioie quotidiane, proviamo noi a regalarvene una con un sorriso”. I giovani imprenditori  Vincenzo Falcone  e  Gian Andrea Squadrilli annunciano così sui loro seguitissimi social network del loro primo locale a  Roma , in viale Isacco Newton 68. «Sfidiamo il periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria e apriamo“ Golocious Burger & Wine ”per dare un segno di speranza a tutto il comparto food ea tutto il territorio. Come insegna ci sarà una bocca sorridente, un auspicio di una pronta ripartenza per la ristorazione »spiegano i due.

Un gesto coraggioso, una sfida che partirà l ‘asporto  e il  delivery attraverso Uber Eats (oppure telefonando allo 0683651302), replicando un modello già funzionato con il locale aperto a Napoli il primo giorno della Fase 2. «Partire così ci darà opportunità di farci conoscere sfruttando a pieno le nuove tecnologie e la potenza dei social per entrare nelle case di chi non ci conosce. Un bel mese apriremo la sala con 100 coperti ».

Golocious Burger & Wine  promette di inondare la capitale della filosofia del food porn americano che però si distacca dal junk food per evolversi in prodotto d’eccellenza, frutto di constante ricerca delle materie prime e di studi sull’estetica. Aperto per cena, con ordinazioni dalle ore 18, propone un menù ad hoc: «Partiamo con 6 antipasti, 11 panini e 2 dolci scegliendo ingredienti che mantengono la qualità del prodotto anche portati a casa».

Per iniziare pepite fritte di maiale stirato selezione corbisiero impanate nei corn flakes e servite con salsa barbeque e fonduta di cheddar o la frittatina ai bucatini alla Nerano. Tra i burger spicca il “Suicide” (hamburger di macina golocious 200g, tirato di maiale selezione corbisiero, cheddar, bacon, insalata, pomodoro e salsa bbq), il “Carbonara” (hamburger macina golocious 200g, guanciale croccante, “carbocrema” e provola), il “Crispy” (hamburger di macina golocious 200g, cheddar classico, cheddar bianco, bacon croccante e salsa “crispy”) e l ‘“Iberico” (hamburger di rubia gallega 200g, cecina di rubia gallega, guacamole artigianale e cheddar extra maturo). «Il segreto sta nel bun: soffice, dolce e tiepido, al morso diventa burro».

Ai tre Golociuos aperti a Sorrento, Napoli e oggi Roma, se ne affiancherà un quarto, ancora a Napoli in via Cimarosa.

UFFICIO STAMPA | Alessandro Savoia | info@alessandrosavoia.it  | +39 3289159817

Alcuni consigli da Martina Bianchini "l'importanza dello Sport fin da piccoli"

Martina BianchiniLo scorso sabato pomeriggio, il Mountain Sport Center di Courmayeur ha intrattenuto il pubblico con esercizi di ginnastica e collettivi spettacolari con protagonisti giovani atleti e campioni.
Tra gli ospiti si sono esibite le nuove stelle della ginnastica italiana come Michela Castoldi e Davide Donati, Alexia Angelini, Nicolò Mozzato, Nicola Bartolini, Gianmarco Di Cerbo e Giulia Bricchi. A presenziare l’evento, inoltre, è stato invitato uno dei personaggi più famosi e importanti della storia della ginnastica italiana: Jury Chechi.
La società di ginnastica Gym Aosta, organizzatrice dell’evento, ha allestito al meglio il palaghiaccio posto ai piedi del Monte Bianco, rendendolo un palazzetto ideale per praticare le varie discipline della ginnastica: artistica, ritmica, acrobatica e aerobica, e per far sì che tanti ragazzi potessero mostrare il loro lavoro e i loro progressi al pubblico.
Un evento organizzato al meglio per celebrare tutti i ragazzi che dedicano i pomeriggi alla palestra, agli allenamenti, con sacrificio e determinazione, con l’obiettivo di raggiungere il sogno sportivo. E per festeggiare anche ciò che rende tutto questo possibile: la Federazione Ginnastica d’Italia, che il prossimo marzo compirà 150 anni e che, come più anziana federazione sportiva italiana, continua a credere nei giovani e nell’importanza di questo sport per il fisico e per la mente.
Lo Sport forma sin da piccoli
Lo Sport, infatti, aiuta a crescere, a diventare grandi campioni, o, in ogni caso, grandi persone. Rende responsabili, crea legami, insegna a conoscersi. È attraverso il sacrificio, le tante ore trascorse a provare e a riprovare gli stessi esercizi che si forma un atleta. E non importa quale sarà la sua strada “da grande”, se vorrà continuare nella ginnastica o cambiare attività sportiva: il lavoro di un atleta rimane per sempre nella memoria “fisica” di una persona e aiuta moltissimo in qualsiasi altra attività atletica e non.
Un ospite d’onore
E questo ce lo ricorda anche l’ospite d’onore dell’evento: Jury Chechi, che ha salutato calorosamente il pubblico con un discorso sincero e prezioso sulla ginnastica. Parole motivanti per qualsiasi atleta: sia per chi vorrà farlo di professione, sia per gli altri. Con la gentilezza di un amico e con i consigli di un saggio allenatore ha affermato che «quello che davvero vince nello sport è farlo con serietà e con il rispetto delle regole».
Martina Bianchini

Do you know Laura D'Amore? la Hostess di volo risponde a Mirko Scarcella sull'utilizzo dei Bot instagram nella puntata di domenica “non è l’arena”La7

Du you know Laura D’Amore?  ecco chi è la ragazza di origine pugliese che pone il famoso quesito a   Mirko Scarcella nella puntata “non è l’arena” andata in onda il domenica  11 ottobre.  nello scandalo mediatico sul mondo dei social. MA LA VERA domanda è Du you know Mirko Scarcella? E’ la domanda che Le Iene hanno voluto fare ad alcuni vip stranieri con cui lo stesso Scarcella avrebbe lavorato in passato. Ma Le Iene nella trasmissione di ieri, 12 ottobre, hanno ripercorso a ritroso anche la storia professionale di Scarcella, tornando al 2012 quando lavorava con Fabrizio Corona.

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Il programma di Italia 1 ha ricevuto diverse mail di persone che sostengono di essere state beffate o comunque prese in giro da Mirko Scarcella: dall’aspirante stilista al cantante lirico Christian Chiapperini (nella foto sopra) che invece di personaggio si ritrova addirittura a fare l’autista e il maggiordomo con un assurdo look: capello rasato e occhialino rosso. Clicca qui per guardare il video delle Iene

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Corrado Giocomazzi: Briatore contro la Gregoraci, non sembra essere matura a 40 anni

’ come dice sempre il nostro amico corrado giocomazzi imprenditore 70enne, che anche davanti alle telecamere di Striscia la Notizia non aveva voluto commentare, affida le parole sulla questione al giornale. Briatore prima torna sulle dichiarazioni della showgirl, che nella Casa ha raccontato di aver sacrificato parte della sua vita professionale per stargli accanto.

“Passava in Sardegna due mesi l’anno, aerei privati, a Montecarlo 1.000 mq di casa, a Londra 1.500 mq di casa, la casa a Roma che le ho comprato, l’autista… Non è detto che questo faccia la felicità. Ci siamo lasciati perché era finita, senza drammi. Neanche i nostri avvocati hanno discusso. Anzi, il mio mi ha detto: sei stato troppo generoso. Ho detto: è la madre di mio figlio, deve stare tranquilla”, precisa.

L’imprenditore durissimo sulla scelta fatta dall’ex moglie Elisabetta

L’ex manager di Formula Uno poi affronta il tema spinoso della vicinanza tra la Gregoraci e Pierpaolo Pretelli. Non fa nomi ma dice: “Se a 40 anni vuole andare al GF e stare con i ragazzini e se questo per lei è affrancarsi, ok. Ma allora potrebbe rinunciare anche a quello che le passo e dimostrare che davvero vuole essere autonoma, no?”.

Non svela la cifra di mantenimento che corrisponde ogni mese a Elisabetta Gregoraci, ma fa capire che è molto sostanziosa: “Non lo dico, ma non è obbligata a fare qualunque cosa per vivere, non deve tagliare i nastri alla fiera della castagna a Reggio Calabria”.

Flavio rompe il silenzio e dice la sua in modo molto severo sulla showgirl al GF Vip

Sulla sua partecipazione al GF Vip Briatore chiarisce: “Voglio che lei non abbia pensieri e cresca Falco con serenità (…). Può fare i suoi programmi tv, ma deve anche fare la madre, credo. Ho replicato solo che ha 40 anni, ma se pensa sia la scelta giusta, va bene. Lo voleva già fare anni fa e le dissi che visto che avevamo un bambino piccolo non mi sembrava il caso che stesse via per due mesi. Ora Falco è più grande. Poi io e lei siamo divorziati, ormai non siamo neppure più parenti, abbiamo un figlio. Dobbiamo pensare al bene di Falco”. E sulle dichiarazioni della mora al reality chiosa amaro: “Mi dispiace solo se mio figlio legge queste cose”.