Coronavirus, i mercati credono a Pechino all’economia.

MILANO – Ore 9:30. I mercati confidano nella capacità della Cina di intervenire a supporto di economia reale e finanza, mentre l’epidemia di Coronavirus continua ad accentuare i suoi effetti. Nonostante il forte rallentamento del Giappone, che ha segnato la peggiore contrazione in sei anni nel trimestre finale del 2019, la maggior parte dei listini asiatici ha trattato in rialzo.

L’indice MSCI dell’area Asia-Pacifico, con l’esclusione di Tokyo, è tornato a vedere i massimi dallo scorso gennaio, supportato in larga parte dalle azioni cinesi che hanno beneficiato dell’intervento della Peoples Bank of China. La Banca centrale di Pechino ha infatti deciso di abbassare uno dei tassi di interesse di riferimento e aggiunto liquidità al sistema. Inoltre, domenica, il Ministero delle Finanze ha annunciato interventi fiscali mirati per tagliare le tasse in questo momento difficile per l’economia domestica. La crescita oltre duemila morti per l’epidemia, d’altra parte, ha portato a nuove misure stringenti nell’area di Hubei, dove ad esempio la maggior parte dei veicoli – ricorda Reuters – sono obbligati a restare fermi.

Secondo l’analista di Jefferies, Sean Darby, “le misure di contenimento cinesi suggeriscono che l’attività si potrà normalizzare solo per la metà di marzo o ancor più probabilmente alla fine del trimestre. Resta da capire quale sarà il grado di stimolo fiscale” che arriverà da Pechino. Quel che è certo, per ora, è l’intervento monetario della Banca centrale: ha iniettato liquidità nel mercato finanziario per 100 miliardi di yuan (circa 14,3 miliardi di dollari) attraverso pronti contro termine a sette giorni ad un tasso di interesse del 2,4 per cento: è un’operazione con la quale compra titoli dalle banche, con l’impegno degli istituti a riacquistarli a una scadenza data. Nel frattempo, un totale di 1.000 miliardi di yuan di pronti contro termine è maturato lunedì, con un conseguente ritiro netto di 900 miliardi di yuan dal mercato. Per quel che riguarda i tassi, la mossa espansiva della Pboc è arrivata tagliando i tassi sui finanziamenti di medio termine a un anno dal 3,25% al 3,15%. I tassi cosiddetti Mlf rate possono influenzare i tassi di riferimento cinesi, il ‘loan prime rate’ (Lpr), con la conseguenza che le banche potrebbero ridurre anche quest’ultimo tasso di riferimento principale.

Queste manovre hanno aiutato a sostenere gli scambi asiatici: Shanghai è balzata del 2,2% e Shenzhen addirittura del 3,2 per cento. la Borsa di Tokyo (-0,7%) ha pagato il fatto che l’economia nipponica abbia segnato la peggiore contrazione in sei anni, a causa della flessione per la spesa per consumi e i fenomeni avversi del maltempo. Nel periodo da ottobre a dicembre il calo del Pil giapponese è stato dell’1,2%, rispetto alle previsioni di una flessione dello 0,6%. Su base annualizzata il declino è arrivato al 6,3%, oltre le stime di un meno 3,8%, con una diminuzione dei consumi nel quarto trimestre del 2,9%, assieme al rallentamento dell’export e degli investimenti aziendali.

In Europa gli investitori preferiscono la lettura cinese della situazione: Milano sale dello 0,4% con Ubi e Pirelli tra i titoli migliori. Cauti rialzi nel resto del Vecchio continente: Londra guadagna lo 0,3%, Parigi Francoforte lo 0,2%.

Lo spread tra Btp e Bund apre poco mosso a 131 punti, contro i 132 punti della chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del decennale avanza allo 0,927%. Per quanto riguarda l’agenda macro odierna, occhi puntati sull’Eurogruppo al quale prende parte il ministro Gualtieri. L’euro apre poco mosso sopra 1,08 dollari mentre si rafforzano le valute asiatiche, dopo le mosse di Pechino. La moneta europea passa di mano a 1,0838 dollari e 119,07 yen. In rialzo dollaro/yen a 109,86. Lo yuan avanza dello 0,2%.

Il prezzo dell’oro è poco mosso ma resta a alti livelli a 1.582,83 dollari l’oncia, dopo aver toccato il top da inizio febbraio a 1.584,65 dollari. E’ stabile anche il prezzo del petrolio Wti sui mercati asiatici, ancora influenzati dalle notizie sul coronavirus. Le quotazioni sono piatte a 52,04 dollari al barile, mentre il Brent, il greggio di riferimento europeo, registra un calo dello 0,2 per cento a 57,19 dollari al barile.

Elimina una notizia negativa dal web

Togliere una notizia da Google o eliminare il proprio passato è un compito arduo ma non impossibile. Per questo motivo abbiamo chiesto il parere ad un esperto in cancellazione di notizie negative dal web che ci illustra come muoversi.

Stiamo parlando di Cristian Nardi della società di WEB REPUTATION  – RTS  consulente per molti studi legali, opera in molte città d’Italia tra cui Venezia, Padova, Treviso e Ferrara.  Fondatore della piattaforma web privacygarantita.it si occupa del delicato compito di eliminare notizie non gradite da Google. Un’attività che sta diventando indispensabile per molti privati e professionisti che richiedono a norma di leggere di rimuovere il proprio nome dalla rete.

Qual è il danno che può causare all’immagine e alla reputazione un articolo scandalistico?

Le posso rispondere con una domanda: quanto vale per lei la sua reputazione? quindi la risposta equivale al danno.  Vederci apparire il proprio nome tra le prime pagine dei motori di ricerca per molti comporta serie problemi, come ad esempio un prestito negato in baca, o meglio ancora vedersi sfuggire un affare. Purtroppo il nostro interlocutore prima prendere qualsiasi decisione istintivamente interroga la rete, uno scenario molto inquietante sotto questo punto di vista, in quando non prevale più il rapporto di buona fede, ma tecnico.

Cos’è fondamentale nel vostro lavoro?

Io credo la massima riservatezza e la garanzia del risultato. C’è da dire che noi privacygarantita.it partiamo sempre da una semplice chiacchierata con il cliente, gratuita e senza impegno, cercando insieme una soluzione al problema.

In pratica come si cancella una notizia informazione dalla rete?

Ci sono diverse soluzioni, ad esempio nel caso di divulgazione di foto, video, intime e senza consenso bisogna rivolgersi subito alla Polizia Postale  oppure ad una persona esperta in reputazione che sappia come muoversi nell’immediato. Ma purtroppo in alcuni casi parliamo di procedure lunghe dove a monte prevale una vera denuncia, anche se negli ultime tempi la giurisprudenza ha fatto grandi passi avanti e in alcuni casi eccezionali come la diffusione di un video hot tramite WhatsApp la rimozione è immediata. Nell’era digitale chiunque può pubblicata una notizia in rete senza essere rintracciato. A questo proposito Google ha messo online un modulo per la richiedere la rimozione dai link non desiderato, una soluzione che non sempre funziona.

Per concludere come bisogna comportarsi?

la rimozione dei link non è un lavoro del tutto semplice, bisogna conoscere tecniche di SEO e di posizionamento ed esperienze nel settore legale e di diritto altrimenti si rischia di fare danni.  La mole di difficoltà che si incontrano sono molte, come gli spessi imprevisti, anche lì dove esiste la possibilità di appellarsi al diritto all’oblio, noi consigliamo di contattaci per semplice consiglio l’abbiamo fatto molte volte, siamo consapevoli dell’imbarazzo che causa questo tipo di problema, ed avvolte un consiglio può migliorare la vita.

Oscar 2020: Leonardo DiCaprio per la prima volta sul red carpet con Camila Morrone

Leonardo DiCaprio e Camila Morrone (22enne modella e attrice, è la figlia di primo letto di Lucila Solá, compagna di Al Pacino) fanno un altro passo avanti durante gli Oscar 2020. La coppia è stata paparazzata per la prima volta nel gennaio 2018, ad Aspen, in Colorado. Da allora Leonardo e Camila sono stati fotografati spesso insieme anche per strada. mano nella mano, al Coachella e al festival di Cannes. Agli Oscar 2020 sono arrivati separatamente, ma hanno preso posto uno accanto all’altra durante la cerimonia. Sembra poco?


Chi segue l’attore lo sa: è la prima volta che si presenta a un evento così importante con la fidanzata, nonostante i numerosi flirt prima d’ora aveva concesso questo privilegio solo a Gisele Bündchen, con la quale è stato fidanzato dal 2000 al 2005. Che con Camila sia la volta buona?Giancarlo Bergamotta:

I mercati azionari parte fondamentale dell’economia Davide Buccheri

 

I mercati azionari costituiscono certamente una parte fondamentale dell’economia moderna. Per un investitore interessato a far crescere il proprio capitale, storicamente, i listini azionari sono da sempre stati un’importante componente dei loro portafogli, combinando elevate possibilità di crescita del capitale con pagamenti di dividendi spesso a livelli assai attraenti. Queste caratteristiche hanno reso le azioni ancora più interessanti negli ultimi anni, in considerazione delle cedole praticamente inesistenti nei mercati obbligazionari, con rendimenti alla scadenza nulli, o addirittura negativi.

Alla luce di ciò, un investitore che voglia raggiungere i propri obiettivi di investimento dovrà senza dubbio impiegare una parte considerevole del proprio capitale in questi mercati. Esiste, però, un problema di non poco conto legato agli investimenti azionari: la loro volatilità.

Dal 2000, vi sono già stati infatti almeno due eventi catastrofici per i mercati azionari: la cosiddetta dotcom bubble, scoppiata nel 2001 e la crisi finanziaria del 2007. Questi due eventi mettono facilmente in luce le caratteristiche più attraenti e più preoccupanti di questo mercato.

Tutte le analisi in questo testo si focalizzeranno sull’S&P 500, in quanto si tratta di un indice per cui è disponibile un’enormità di dati, facilmente reperibile anche da investitori privati, e per cui è relativamente facile trovare prodotti d’investimento, quali ETFs e futures.

Osservando il grafico è estremamente chiaro come alcuni investitori abbiano ottenuto profitti notevoli in questi periodi, cavalcando l’onda di esuberanza che ha poi portato allo scoppio delle due bolle. E’ anche però vero che una proporzione sostanziale di investitori si è trovata sorpresa dallo scoppio della bolla, andando quindi a registrare perdite notevoli, che hanno in entrambi i casi superato il 45% in meno di un anno.

L’obiettivo di questo testo è aiutare l’investitore ad identificare le maggiori forme di rischio di un investimento in un listino azionario come l’S&P 500 e capire come anticipare questi rischi. Un approccio solido in questo campo può certamente portare a risultati molto positivi, permettendo agli investitori di beneficiare della maggior parte dei movimenti positivi del mercato, evitando invece le maggiori correzioni.

Nella prima parte del testo andremo a capire meglio come identificare un cambiamento delle condizioni economiche. Nella seconda parte andremo invece ad applicare i metodi descritti precedentemente alla crisi finanziaria del 2007, mostrando come questi sarebbero stati utili per prevedere un probabile crollo del mercato.

L’economia e le azioni

 

In genere, il valore di un listino azionario sarà legato al valore dell’economia. Questo è dovuto semplicemente al fatto che la remunerazione per chi detiene azioni è fondamentalmente data dai profitti dell’attività d’impresa e questi profitti entrano a far parte del PIL, ovvero dell’economia. Se i mercati azionari crescessero all’infinito ad un tasso superiore al PIL, ci andremmo a trovare in una situazione in cui l’interezza del PIL sarebbe determinata dai profitti delle imprese: i consumatori non sarebbero quindi in grado di consumare una tale ricchezza, portando ad un ridimensionamento del PIL nel futuro. D’altro canto, se le azioni crescessero ad un passo inferiore al PIL, le aziende perderebbero sempre più importanza, andando a scomparire.

 

Storicamente, esiste una relazione molto forte tra l’S&P 500 e il PIL americano.

 

E’ infatti chiaro come i due abbiano una traiettoria molto simile e ogni volta che l’S&P 500 cresce più rapidamente del PIL per un periodo protratto, tenderemo ad avere correzioni significative nell’indice.

 

Questo generalmente tende ad avvenire durante le fasi recessive. Per esempio, il grafico sotto mostra tutti i trimestri in cui l’S&P 500 ha avuto una correzione del 10%, 15%, 20% o 25%.

 

E’ chiaro come una proporzione sostanziale di queste correzioni si trovi all’interno di periodi recessivi per l’economia americana. Se andiamo poi anche ad aggiungere una misura più globale di salute economica, quale le recessioni dell’Unione Europea, troviamo che quasi tutte le correzioni dell’S&P 500 sono spiegate da questi eventi.

 

Vi sono poi eventi che cadono al di fuori di tali considerazioni economiche, come il Black Monday del 1987. Questi permangono purtroppo possibili e imprevedibili, e sono principalmente legati all’utilizzo sempre maggiore di algoritmi automatizzati per operare sui mercati globali.

 

In generale, più dell’80% di tutte le correzioni dell’S&P 500 maggiori del 10% in un trimestre sono accadute per via di periodi recessivi o negli Stati Uniti, o in Europa. Un investitore con appropriate capacità di analisi macroeconomica sarebbe quindi in grado di anticipare una proporzione sostanziale di tali correzioni e i propri rendimenti ne beneficeranno significativamente.

 

Per assurdo, il grafico sottostante confronta il rendimento di un investitore che è sempre rimasto investito nel mercato dal 1990 ad oggi, con quello di un investitore che ha evitato con successo tutti i periodi recessivi americani.

 

E’ ancora più chiaro da questo grafico quanto sia importante essere in grado di prevedere sviluppi negativi dell’economia. Ed è proprio questo che andiamo ad affrontare nel capitolo successivo.

I Leading Economic Indicators

 

I Leading Economic Indicators (o LEI, in breve) sono una serie di indicatori economici che hanno la tendenza a muoversi in direzione negativa, prima che l’economia entri in una vera e propria fase di recessione.

 

In questo paragrafo, esploreremo una serie di LEI, attinenti a diversi settori economici. La diversità settoriale è un elemento fondamentale da considerare quando si vuole prevedere una recessione. Infatti, è difficile sapere a priori in quale particolare settore si stia sviluppando una situazione d’esuberanza, ed è quindi necessario avere una buona visione d’insieme dell’economia nella sua interezza.

 

Per ottenere ciò, esamineremo LEI relativi al mercato del lavoro, prodotti durevoli, mercato immobiliare e mercato del credito. Tutti gli indicatori descritti in questo capitolo sono disponibili online o derivabili gratuitamente.

 

Il mercato del lavoro

 

Una variabile spesso utilizzata per cercare di prevedere la salute dell’economia è il tasso di disoccupazione. Quando andiamo però a confrontare questa variabile con le recessioni passate notiamo presto come non sia stata molto utile nel prevederle.

 

Questo è legato alla definizione di disoccupazione. Infatti, il tasso di disoccupazione, viene definito come la proporzione della popolazione in età lavorativa che sta cercando un’occupazione, ma correntemente non ne ha. Il problema con questa definizione è che va ad escludere tutti coloro che non stanno più cercando un’occupazione, spesso per mancanza di speranza.

 

Ovviamente, quando una crisi economica si avvicina, il numero di persone dentro quest’ultimo gruppo andrà ad aumentare sostanzialmente. Questo porterà il tasso di disoccupazione a diminuire. D’altro canto, i maggiori esuberi per via del rallentamento economico spingeranno il tasso di disoccupazione verso l’alto. Il risultato è che questa variabile non è attendibile nel giudicare lo stato di salute di un’economia, in quanto un suo movimento, in entrambe le direzioni, potrebbe essere sia un segnale positivo che negativo.

 

Una misura che ritengo sostanzialmente superiore per prevedere le recessioni è la percentuale di popolazione inattiva. Questa è calcolata partendo dal tasso di partecipazione, ovvero la popolazione in età lavorativa che è o occupata, o disoccupata. Sottraendo a questa variabile il tasso di disoccupazione andiamo quindi a trovare la percentuale di solo coloro che hanno un’occupazione. La differenza tra la popolazione in età lavorativa e la popolazione occupata ci lascia con tutti coloro che non sono occupati: la popolazione inattiva.

 

Popolazione Inattiva = 100% – (tasso di partecipazione  (100% – tasso di disoccupazione))

 

Questa variabile include i disoccupati, ma anche coloro per non hanno un’occupazione per un qualsiasi motivo.

 

Quando andiamo a verificare l’efficacia di questa metrica, scopriamo immediatamente quanto sia utile: infatti, ha dato un segnale di recessione in tutte le occasioni, con un preavviso di circa 6 mesi, ad esclusione del 1973, quando ha dato il segnale in concomitanza all’inizio della recessione.

 

E’ pure importante notare come i dati per calcolare questa variabile siano rilasciati su base mensile, permettendo quindi di poter valutare la situazione con una certa rapidità.

 

Prodotti durevoli

 

I prodotti durevoli sono prodotti che il consumatore può utilizzare ripetutamente, come elettrodomestici, o autoveicoli.

 

L’importanza di questi prodotti sta nel fatto che il loro acquisto è principalmente una decisione discrezionale. Ovvero, il consumatore non ha un bisogno assoluto di effettuare l’acquisto in un determinato periodo. Ad esempio, un soggetto che voglia acquistare una nuova autovettura aspetterà a farlo, se pensa che le condizioni economiche attuali non siano ottimali, preferendo la liquidità al bene durevole.

 

Ciò comporta che i beni durevoli tendano ad anticipare il ciclo economico, ammorbidendosi appena l’economia inizia a rallentare. Un mercato molto facile da monitorare in questo campo è il mercato degli autoveicoli.

 

E’ chiaro come le vendite di autoveicoli inizino a scendere prima di ogni recessione. Questo declino, in genere, inizia ad avvenire circa un anno prima dell’effettivo inizio della recessione. Per via di ciò, quest’indicatore è assai importante, in quanto è uno dei primi ad indicare la presenza di problemi nell’economia.

 

Inoltre, i dati sulle vendite di autoveicoli sono facilmente reperibili su base mensile, permettendo il loro confronto rapido con gli altri LEI.

 

Un altro indicatore potenzialmente interessante nel campo dei beni durevoli sono gli ordini manifatturieri. Anche questi sono rilasciati su base mensile, permettendone quindi un controllo rapido.

 

Quest’indicatore è stato però meno efficace nel prevedere le recessioni. Nel campione di dati disponibile, infatti, vi sono state solo due recessioni.

 

Quest’indicatore ha correttamente previsto la prima delle due, iniziando a calare ben sei mesi prima che la recessione si materializzasse. E’ stato però totalmente inefficace nel prevedere la crisi del 2007, iniziando a scendere solo in concomitanza della fase recessiva.

 

Esistono anche altri indicatori in questo campo, come ad esempio la percentuale di reddito che i consumatori destinano ai beni durevoli. Ad ogni modo, non sembra che questi siano in grado di prevedere correttamente le recessioni.

 

Una possibile spiegazione di ciò sta nel fatto che una parte sostanziale di beni durevoli ha un valore relativamente ridotto, richiedendo quindi minore considerazione da parte dei consumatori. Essendo gli autoveicoli il bene durevole di valore probabilmente più elevato, gli effetti delle decisioni di consumo sulle vendite di autoveicoli sono amplificate e rendono questa categoria di beni perfetta per le nostre analisi.

 

Il mercato immobiliare

 

Storicamente, il mercato immobiliare americano è sempre stato molto forte. I prezzi mediani delle case non erano infatti mai entrate in una seria fase di discesa prima della crisi finanziaria del 2007.

 

Il mercato immobiliare è importante per una miriade di motivi nella valutazione della salute di un’economia.

 

Prima di tutto, anche le case sono un tipo di bene durevole. Come tale, i consumatori hanno l’opportunità di dilazionare le proprie decisioni di acquisto, qualora non credano che le condizioni economiche siano ottimali.

 

In secondo luogo, il mercato immobiliare ha anche un impatto diretto sui mercati finanziari, attraverso la performance dei mutui, che vanno ad influenzare sia gli investitori in prodotti cartolarizzati, sia le banche commerciali.

 

Infine, il mercato immobiliare è anche fondamentale per il settore delle costruzioni, che impiega un numero importante di persone.

 

Ad ogni modo, il prezzo mediano di vendita delle case non è un buon indicatore per prevedere le recessioni. Come detto, infatti, questo valore ha sempre teso ad aumentare, anche durante le recessioni passate. Inoltre, è stato in discesa dalla fine del 2017 e, ad oggi, oltre un anno dopo, l’economia americana è ancora relativamente solida.

 

Esistono però una serie di altri indicatori che sono molto efficaci a tale riguardo. Uno dei primi da considerare sono gli Housing Starts, ovvero le costruzioni di nuovi immobili.

 

Questi sono stati estremamente efficaci ad anticipare tutte le recessioni passate, con un preavviso di quasi un anno. Anche quest’indicatore, come quelli presentati precedentemente, è distribuito su base mensile, consentendone quindi una rapida consultazione.

 

Un altro indicatore utile in questo campo è l’offerta di abitazioni sul mercato, definita come il rapporto di unità in vendita per ogni immobile acquistato.

 

Seppure questa variabile abbia avuto un certo successo nel prevedere le recessioni passate, tendo a sconsigliarne l’utilizzo in isolamento, in quanto tende ad essere assai volatile, anche in periodi di calma relativa. E’ comunque un indicatore utile per capire se il mercato sia in fase di rafforzamento o indebolimento, e può essere utilizzata efficacemente in congiunzione con il numero di nuove costruzioni per capire meglio lo stato dell’economia.

 

L’ultimo indicatore che consiglio nel campo del mercato immobiliare è la vendita di nuove case indipendenti. Per via delle caratteristiche del mercato immobiliare americano, queste tendono ad essere una parte sostanziale delle vendite totali e possono quindi essere analizzate per ottenere una migliore visione della situazione economica.

 

In generale, quest’indicatore ha avuto un ottimo livello di successo nel prevedere le recessioni ed è quindi uno dei più importanti da analizzare quando si va a prendere una decisione sullo stato dell’economia. Come tutti gli indicatori analizzati finora, anche questo è pubblicato su base mensile.

 

Come ultima nota sul mercato immobiliare, vorrei anche far notare come i due indicatori migliori discussi sopra, ovvero le nuove costruzioni e le vendite di case indipendenti, siano anche disponibili per le diverse regioni del censo americano. Queste sono: Nord-Est, Midwest, Sud e Ovest. In generale, i dati a livello regionale non sono molto utili per prevedere una recessione. Possono però essere utilizzati per prevedere come il trend nazionale si andrà a sviluppare nel futuro e per meglio comprendere quali parti del paese siano sotto pressione in ogni determinato momento.

 

Il mercato del credito

 

L’ultimo settore economico da analizzare è il mercato del credito. In un certo senso, questo mercato è il cuore pulsante di tutto quello che abbiamo discusso finora.

 

Infatti, un indebolimento del mercato del lavoro porterà generalmente a maggiori default, per via della difficoltà che la gente avrà a ripagare i propri debiti.

 

Allo stesso modo, un calo dei prezzi delle autovetture o degli immobili avrà conseguenze sulla performance dei prestiti sulle automobili e mutui immobiliari, rispettivamente.

 

La metrica di maggior interesse in questo campo sono le delinquenze, ovvero la proporzione di debitori che sono in ritardo con i pagamenti. Il concetto di base in questo campo è assai semplice: se la gente non paga, vuol dire che le risorse stanno diminuendo, rispetto a quello che ci attendevamo, quindi una recessione è probabilmente dietro l’angolo.

 

Per raggiungere i nostri obiettivi, possiamo dividere il mercato in: mutui ipotecari, carte di credito e credito al consumo. Questi sono i settori principali di emissione e sono poi i tipi di prestiti che vanno ad entrare nei prodotti cartolarizzati. Una debolezza in questi settori, quindi, comporta non solo probabili problemi nell’economia reale, ma anche in quella finanziaria: una ragione in più per tenerne d’occhio l’andamento.

 

Il grafico sotto riporta le delinquenze per ciascuno di questi mercati.

 

In generale, queste variabili hanno un buon valore predittivo, aumentando prima di ogni recessione.

 

E’ necessario, però, osservarle con sguardo critico e non farsi trasportare dall’entusiasmo. Le variazioni nelle delinquenze, infatti, possono essere dovute sia ad un deterioramento dell’economia, sia ad un deterioramento degli standard di prestito.

 

Ciò vuol dire che, spesso, in fase espansiva le banche rilassano i propri standard, permettendo a debitori con un maggior livello di rischio di accedere al mercato. Un’altra possibilità è che le banche offrano prodotti con scadenze più lunghe. Questi trend tendono entrambi a portare ad un aumento delle delinquenze, anche se la situazione economica è in realtà immutata.

 

Per questa ragione, è assai importante valutare queste metriche nell’ottica della situazione mostrata dagli altri mercati: un aumento delle delinquenze sui prestiti per auto, in congiunzione con un calo delle vendite di vetture è certamente un segnale preoccupante. Un leggero aumento delle delinquenze sui mutui, quando sia le nuove costruzioni che la domanda appaiono forti, probabilmente no.

 

E’ infine importante notare come queste variabili siano rilasciate su base trimestrale, a differenza degli altri LEI elencati sopra. Ciò vuol dire che saranno più lenti nel dare un segnale e questa è certamente una ragione in più per cui non dovrebbero essere utilizzati in isolamento, ma bensì insieme agli altri indicatori, a scopo di corroborarli.

Un caso reale: la crisi finanziaria del 2007

 

In quest’ultima parte del testo andremo indietro nel tempo, al 1 Dicembre 2007, quando gli Stati Uniti entrarono nel periodo recessionario che fu poi chiamato la “great financial crisis”.

 

Guarderemo qui agli indicatori discussi nel capitolo precedente e li utilizzeremo per decidere se rimanere investiti nel mercato, o disinvestire.

 

A questo punto, il mercato appare ancora relativamente forte, dopo 5 anni di ascesa meteorica, nonostante una recente correzione, che l’ha riportato attorno ai livelli di luglio.

 

Cosa dicono, però, i nostri LEI?

 

Popolazione inattiva

 

La popolazione inattiva ha raggiunto un chiaro minimo a Gennaio 2007. E’ poi salita per gli ultimi 12 mesi, e non mostra nessun segnale di ripresa. Questo è il livello più elevato registrato da Novembre 2005, indicando un chiaro deterioramento delle condizioni economiche nel mercato del lavoro.

 

Questo primo segnale punta chiaramente verso un’imminente recessione.

 

Vendita di autovetture

 

Questo segnale è sicuramente meno forte. E’ chiaro però, come da Agosto 2005 vi sia stato un cambiamento di trend.

 

Da quel momento, infatti, le vendite di autoveicoli sono passate da una situazione di leggero aumento, ad una situazione di leggera discesa.

 

Non è comunque un segnale forte e dovrà essere interpretato insieme agli altri indicatori.

 

Nuove costruzioni

 

Quest’indicatore mostra una situazione estremamente chiara. Vi è stato infatti un crollo nelle nuove costruzioni a partire da Gennaio 2006, quasi due anni fa.

 

Questo declino è già stato notevolmente superiore al rallentamento che vi era stato durante la dotcom bubble del 2001, indicando problemi significativi in questo settore.

 

E’ il secondo indicatore a dare un segnale chiaramente negativo.

 

Vendita di abitazioni indipendenti

 

Quest’indicatore mostra una situazione ancora più preoccupante della precedente, con la vendita di abitazioni indipendenti in crollo da metà del 2005.

 

Da questi due indicatori sembrerebbe quindi che vi sia stato inizialmente un rallentamento della domanda di nuove abitazioni a partire da metà del 2005, che ha poi avuto come conseguenza un crollo delle nuove costruzioni, circa 6 mesi dopo.

 

Offerta di immobili

 

Come spiegato prima, quest’indicatore dovrebbe essere utilizzato prevalentemente in congiunzione ai due precedenti, per via della sua volatilità.

 

Vista la situazione preoccupante mostrata da quei indicatori, però, appare opportuno controllare lo stato d’equilibrio del mercato immobiliare.

 

Anche in questo spazio è chiaro come vi siano pressioni sul mercato immobiliare, con un forte aumento dell’offerta di immobili a partire da metà 2005.

 

Indipendentemente da quello che mostreranno gli altri indicatori, è già chiaro a questo punto come vi siano sostanziali problemi all’interno del settore immobiliare. Come spiegato nel capitolo precedente, questo settore è fondamentale per il corretto funzionamento dell’economia reale e la sua debolezza potrebbe già essere una ragione sufficiente per decidere di uscire dal mercato.

 

Quest’idea è ulteriormente rafforzata dal mercato del lavoro, che mostra segnali di debolezza. Mettendo assieme l’indebolimento del mercato del lavoro e il crollo del mercato immobiliare, non è difficile ipotizzare come le delinquenze stiano performando.

 

Delinquenze sui mutui

 

Vista la debolezza sia del settore immobiliare, sia del mercato del lavoro, dovremmo aspettarci un sostanziale aumento delle delinquenze sui mutui.

 

Come atteso, le delinquenze sono state in forte aumento dall’inizio del 2005. Questo è in linea con quello che abbiamo osservato negli altri mercati e dovrebbe quindi essere considerato come un segnale molto serio.

 

Delinquenze carte di credito

 

Anche in questo campo, le delinquenze appaiono essere in aumento. E’ interessante notare come le delinquenze siano aumentate a partire dalla fine, anzichè l’inizio, del 2005 come invece osservato per i mutui. Questa è una peculiarità, in quanto generalmente, ci aspetteremmo che il mutuo sia l’ultimo debito sui quali i debitori farebbero default, per paura di perdere la propria abitazione.

 

Questo è un ulteriore segnale di come l’origine del problema in questo caso si trovi probabilmente all’interno del mercato immobiliare, che chiaramente mostra un’estrema debolezza.

 

Indipendentemente dalla spiegazione, sta di fatto che le delinquenze sulle carte di credito sono anch’esse in sostanziale ascesa.

 

Delinquenze prestiti al consumo

 

Queste delinquenze mostrano una dinamica molto simile a quella che abbiamo precedentemente osservato per le carte di credito, con un aumento a partire dalla fine del 2005.

 

Anch’esse mostrano quindi una certa debolezza nell’economia e puntano verso una recessione imminente.

 

Analisi

 

Avendo visionato i nostri indicatori, possiamo quindi valutare la situazione economica che mostrano.

 

Indicatore Direzione
Popolazione Inattiva
Vendita di Autovetture
Nuove Costruzioni
Vendita Abitazioni Indipendenti
Offerta di Immobili
Delinquenze sui Mutui
Delinquenze sulle Carte di Credito
Delinquenze sui Prestiti al Consumo

 

E’ chiaro come non vi sia nessun indicatore positivo. L’indicatore con il segnale più debole tra quelli che abbiamo scelto è la vendita di autovetture, che mostra anch’esso una situazione in deterioramento.

 

Alla luce di ciò, la nostra decisione sarebbe quindi ovvia: uscire dal mercato al più presto.

 

Considerando i dati mostrati dagli indicatori, saremmo probabilmente potuti arrivare a questa decisione sin dalla metà del 2006. Questo è un punto assai importante: da metà del 2006 a ottobre 2007, quando il mercato raggiunse il proprio massimo, l’S&P 500 fece registrare un rendimento del 21%. E’ facile farsi prendere dal panico una volta che la decisione di uscire è stata presa, finendo per rientrare nel mercato nel peggior momento possibile.

 

Ovviamente utilizzando questi indicatori una parte del rendimento potenziale dell’indice verrà persa. Allo stesso tempo, però, questi avrebbero anche permesso di evitare il catastrofico crollo del 50% avvenuto nel corso del 2008. Un investitore che avesse seguito questi LEI, si sarebbe trovato alla fine dei giochi con un capitale del 38% più elevato, rispetto ad un investitore che non fosse uscito dal mercato.

 

Inoltre, bisogna anche tener conto del fatto che, una volta usciti dal mercato, esistono comunque alternative relativamente sicure, quali l’oro, ad esempio, in grado di produrre rendimenti attraenti durante periodi di turbolenza. L’utilizzo di tali strumenti permetterebbe ad un investitore attento di generare un differenziale di rendimento ancora maggiore.

 

Conclusione

 

In questo testo ho mostrato come l’utilizzo di una serie di Leading Economic Indicators possa essere utilizzata con successo per prevedere periodi recessionari. Questi costituiscono il maggior rischio per un investitore in azioni, in quanto la maggior parte delle correzioni sostanziali degli indici azionari avvengono proprio in corrispondenza di eventi recessionari.

 

Utilizzando un opportuno set di indicatori, è possibile prevedere la maggior parte di tali eventi recessionari e, quindi, trovarsi in una posizione di forza rispetto al resto del mercato.

 

L’investitore che utilizza questi indicatori dovrà, però, utilizzare molta disciplina ed evitare di rientrare nel mercato per paura di perdere i rendimenti che spesso esistono al picco di una fase espansionaria. Gli investitori che saranno in grado di mostrare tale disciplina e incorporare i LEI all’interno del loro processo decisionale saranno certamente premiati nel lungo termine, con rendimenti sostanzialmente superiori rispetto al resto del mercato.

 

Il metodo mostrato in questo testo non è un punto d’arrivo, ma bensì un punto di partenza. Costituisce infatti una base molto solida per capire meglio l’andamento del ciclo economico. L’investitore dovrà poi sviluppare al meglio un proprio set di indicatori, a seconda dei mercati e settori in cui andrà ad investire, costruendo su questa base. Se utilizzati in modo corretto, i leading economic indicators permetteranno all’investitore di beneficiare degli elevati rendimenti del mercato azionario, con un livello di rischio decisamente più basso.

I mercati monetari internazionali sono sempre stati caratterizzati da un elevato livello di rischio per gli investitori

I mercati monetari internazionali sono sempre stati caratterizzati da un elevato livello di rischio per gli investitori. Ciò è legato sia alle caratteristiche dell’asset class, che tende ad avere un elevato livello di volatilità, sia dalla struttura del mercato, che permette agli investitori di entrare con elevati livelli di indebitamento

Questo non è però ciò che sta succedendo negli ultimi mesi. Infatti, la volatilità sembra essere scomparsa da questi mercati.

Il grafico sopra, cortesia di Bloomberg, mostra la volatilità nel tasso di cambio tra Yen e Dollaro. Questa è ora ai minimi storici. Un simile fenomeno si è anche registrato nel cambio tra Euro e Dollaro.

Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari maturata nel cuore della City of London, pensa che questo sia un segnale preoccupante. Secondo Buccheri, infatti, la volatilità è caratterizzata dalla cosiddetta mean reversion.

Ciò vuol dire che la volatilità di breve periodo tende spesso ad oscillare attorno ad una media. Questo è chiaramente visibile dal grafico: periodi di bassa volatilità sono seguiti da periodi di alta volatilità, e viceversa.

Csa vuol dire questo per il mercato? Secondo Davide Buccheri, la risposta è chiara: ci attende un periodo di alta volatilità.

Non è ben chiaro quale sarà il catalista di ciò, ma è assai raro che un periodo di questo tipo possa protrarsi troppo a lungo.

Sicuramente una politica monetaria divergente tra l’eurozona e gli Stati Uniti potrebbe portare ad un nuovo aumento della volatilità. Questo appare però assai improbabile ad oggi, in quanto sia la BCE che la Fed non sembrano avere alcuna intenzione di alzare i propri tassi di interesse. Una storia certamente simile è vera poi per la Bank of Japan.

Un’altra possibile fonte potrebbe venire dall’economia reale. L’economia Europea si trova certamente in un periodo più debole di quella statunitense, con un forte rallentamento del settore manifatturiero. Al momento, questa è sostenuta unicamente da un recupero significativo nei servizi. Non è chiaro, però, per quanto a lungo questo settore potrà compensare il calo che il resto dell’economia dell’UE sta affrontando in questo momento

Ciò che è chiaro, però, è che i bassi livelli di volatilità nei mercati monetari non rimarranno con noi molto a lungo. Gli investitori dovranno stare molto attenti a non farsi cogliere impreparati quando ciò accadrà.

Davide Buccheri politiche carbon neutral sono inutili

Recentemente, uno degli argomenti più caldi è certamente stato il riscaldamento globale e le politiche carbon neutral che molte multinazionali hanno adottato per arginare questo fenomeno.

Abbiamo discusso della questione con Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari con esperienza in investimenti in energie rinnovabili.

“Andare carbon neutral è un’ottima idea – se vogliamo morire prima. Chiunque con una minima conoscenza del settore lo sa benissimo. Il problema è che la maggior parte della gente non capisce cosa sia il riscaldamento globale e quindi accetta e loda queste multinazionali, senza prestarvi molta attenzione.”

“In parole povere” spiega Buccheri “il riscaldamento globale è causato da uno sbilanciamento tra l’energia che la terra assorbe dal sole e quella che rilascia nello spazio. Siccome non rilasciamo sufficiente energia, la temperatura aumenta. E’ un principio fisico di base.”

“Quello che è successo dall’inizio della rivoluzione industriale è che le particelle di biossido di carbonio sono aumentate in maniera spropositata nell’atmosfera, passando da 280 a 400 parti. Ciò che però la gente non sa è che con il biossido di carbonio produciamo anche una marea di solfiti e aerosol. Questi tendono a raffreddare l’atmosfera.”

“La differenza tra il biossido di carbonio e i solfiti è che i secondi sono assai instabili e vengono rimossi dall’atmosfera rapidamente. Questo significa che se andassimo carbon neutral oggi, ci troveremmo ancora con 400 parti di carbonio, ma i solfiti scomparirebbero. Il risultato sarebbe un aumento sostanziale del riscaldamento globale – quasi doppio.”

Davide Buccheri conclude con un consiglio: “se volete aiutare l’ambiente, dovete convincere i governi ad investire di più in risorse rinnovabili. Ridurre le emissioni di CO2 può essere utile solo nel breve termine ed addirittura dannoso nel lungo termine, almeno che non si vadano a mettere in atto politiche complementari per riassorbire il carbonio dall’atmosfera.

L’amministratore delegato Vincenzo Pompeo Bava della Sices corp Sa ci parla della società

 

L’amministratore delegato Vincenzo Pompeo Bava della Sices corp Sa ci parla della società, mettendo in risalto l’esperienza acquisita attraverso anni di eccellenza operatività, tutto questo garantisce ai clienti un servizio completo e affidabile. Oggi la SICES Corp SA punta a far avanzare la sua presenza internazionale. La società di Vincenzo Pompeo Bava si avvicina a nuovi paesi e nuovi scenari di mercato con cura e flessibilità, rispettando le norme e gli standard locali, coinvolgendo persone e venditori locali, integrando la propria attività nelle comunità locali. Il modello di business della SICES Corp SA è focalizzato sulla soddisfazione del Cliente. Collaborazioni solide e di lunga durata con i nostri clienti sono la chiave del nostro successo e della nostra reputazione.                      La Sices Corp SA è una azienda specializzata nella fabbricazione e assemblaggio di tubazioni, strutture e moduli in acciaio, e nella gestione dell’intero ciclo del processo di costruzione dall’officina/cantiere all’erezione finale per consegnare un progetto “chiavi in ​​mano” al cliente.                    Grazie all’esecuzione e alla gestione delle attività di prefabbricazione e assemblaggio, SICES Corp SA si assume la piena responsabilità del programma di costruzione.                                                         SICES Corp SA è un General Contractor di proprietà di Sovis, una società di investimento con sede in Bulgaria le cui attività sono dedicate agli investimenti nel settore industriale.

Il mercato immobiliare Italiano secondo l’analista Davide Buccheri

Si parla spesso di come il mercato immobiliare italiano abbia avuto un periodo molto debole negli ultimi anni, soprattutto al Centro-Sud del paese.

Secondo Davide Buccheri, però, un esperto di mercati finanziari con esperienza pregressa nella gestione di prodotti cartolarizzati, quest’immagine non è interamente corretta.

E’ certamente vero che il mercato immobiliare italiano non ha avuto un gran periodo. Allo stesso tempo, però, la situazione non è così catastrofica come alcuni vorrebbero farci credere, soprattutto al sud del paese.

I dati pubblicati da ISTAT sembrano supportare parzialmente la posizione presa da Buccheri e mostrano come i prezzi siano piatti.

Non è certamente bello per chi investe in immobili. Ma il problema secondo me è più di natura inflazionaria. Con i livelli di inflazione quasi nulli che stiamo vedendo in questo periodo è molto difficile capire come i prezzi delle case possano aumentare. In fondo, il valore di un immobile oggi, da un punto di vista puramente finanziario, non è altro che il valore attuale dei flussi futuri. Con un’inflazione pari a zero, gli affitti rimarrebbero pressoché invariati e questo porterebbe ad un appiattimento completo della dinamica dei prezzi, che è quello che stiamo osservando poi sui mercati.

Davide Buccheri si è poi focalizzato sulle differenze geografiche. “Quello che mi ha colpito più di tutto è che dal picco del mercato a fine 2010, il sud è certamente il segmento che ha performato meglio. Hanno avuto una crescita molto più limitata durante il periodo di boom, ma ora si trovano a livelli pressoché identici con il resto del paese. In termini relativi, questa è una prestazione estremamente positiva. Sono anche abbastanza sorpreso di come si siano comportati i prezzi delle abitazioni nel centro Italia. In particolare, sembra che questa zona abbia subito le maggiori conseguenze in termini di caduta di prezzi.

Secondo Buccheri, però, le cause potrebbero non avere natura interamente economica. “Non dobbiamo scordarci che il centro Italia è stato ripetutamente colpito da importanti terremoti dal 2009 in poi. Questo ha sicuramente influito sui prezzi delle abitazioni in zone come l’Abruzzo e l’Umbria. Inoltre, per via degli Appennini, queste aree tendono anche a soffrire abbastanza del dissesto idrogeologico. Mettendo assieme questi due trend, la caduta dei prezzi che abbiamo osservato è comprensibile direi.

Cosa ci riserva il futuro quindi? Buccheri rimane cauto nella sua risposta. “Non vedo molte ragioni che giustificherebbero un aumento dei prezzi. Sicuramente la prestazione nelle grosse città è stata positiva. Ma come ho spiegato precedentemente, per me il driver principale di apprezzamento è l’inflazione degli affitti. Al momento, non mi pare che vi sia nessuna indicazione di un’accelerazione e penso quindi che continueremo a vedere prezzi stabili per un po’.

Davide Buccheri: Il rendimento dell’S&P 500 e la reversione alla media

negli ultimi 30 anni, i tassi sono stati in discesa in una serie di asset class. Il grafico sotto mostra chiaramente questo trend, utilizzando il tasso a 10 anni Americano, come esempio.

Abbiamo discusso di questo trend con Davide Buccheri, esperto di mercati. “E’ interessante che questo trend non è confinato ai mercati obbligazionari. Se andiamo a guardare alle azioni, anche lì vi è stata una discesa dei rendimenti”.

In questo articolo discutiamo di questi trend con Davide Buccheri, con particolare attenzione a come il trend azionario si compara a quello obbligazionario.

Rendimento in eccesso dell’S&P 500

Se definiamo il rendimento in eccesso dell’S&P 500 come la differenza tra il rendimento realizzato su un anno rolling dall’indice e il tasso a 10 anni, possiamo crearci un’idea della sua evoluzione.

“E’ fondamentalmente piatto” spiega Davide Buccheri. “La discesa nei due tassi è stata pressochè parallela”. Questa sua idea è confermata nel grafico sotto riportato.

“Il risultato è che il rendimento in eccesso è praticamente stabile, in media, al 3.61%” spiega Buccheri.

“Questo è assai interessante, in quanto implica che nel lungo termine il rendimento dei listini azionari sarà legato fortemente ai tassi sovrani.” continua Buccheri. “La conseguenza più diretta è che il declino dei tassi comporterà rendimenti più bassi in generale”.

Il rendimento in eccesso dell’S&P 500 e la reversione alla media

A questo punto, è interessante capire dove il ciclo attuale abbia portato l’S&P 500, rispetto alla sua media storica.

Il grafico confronta il ritorno in eccesso con la sua media mobile a 36 mesi. “La media è abbastanza lenta a muoversi. Ciò vuol dire che sta sopra o sotto l’indice per lunghi periodi di tempo consecutivi” spiega Buccheri.

Abbiamo riportato il numero di mesi consecutivi che la media mobile ha passato sopra e sotto l’indice:

Davide Buccheri ci ha fatto notare una serie di punti interessanti:

  • La lunghezza del periodo che la media mobile spende sopra e sotto il trend sembrano essere relazionati. In particolare, più la media spende sopra il trend, più starà sotto di esso successivamente;
  • Il periodo attuale rappresenta il più lungo in cui la media mobile è stata stabilmente sopra il trend. Questo suggerisce che potrebbe passare un tempo significativo sotto di esso nel futuro;
  • Tutti i periodi in cui la media mobile era al di sopra del trend sono terminati con una correzione significativa.

“I dati sembrano suggerire che una correzione significativa potrebbe avvenire nel breve termine” spiega Buccheri. “Visti i trend precedenti, questa correzione dovrebbe essere tale da spingere la media mobile sotto il trend per circa 110 mesi”.

Davide Buccheri poi continua spiegando che “ciò non vuol dire che avremo rendimenti depressi per 110 mesi, in quanto queste variabili sono state calcolate utilizzando dati rolling”.

Conclusione

Abbiamo discusso del declino dei tassi in diverse asset class con Davide Buccheri.

I dati storici suggeriscono che i rendimenti realizzati dell’S&P 500 stiano seguendo un declino simile ai tassi a 10 anni. Il ritorno in eccesso dell’S&P 500 appare molto stabile, al 3.61%.

Aggiungendo una media mobile ai rendimenti, siamo stati in grado di vedere come questi siano attualmente nel periodo più lungo al di sopra della media mobile, attualmente a 92 mesi. “Secondo i dati storici, questo suggerirebbe che una correzione particolarmente significativa stia per arrivare – almeno sufficiente a tenere la media mobile sotto il trend per un periodo di tempo simile” conclude Davide Buccheri.

Esce su break magazine la biografia di Antonio Valente

La progettazione  delle  gallerie  sta assumendo sempre più un carattere  multidisciplinare investendo i più svariati campi del- l’ingegneria e delle nuove tecnologie esecu- tive: dalla geologia alla geotecnica fino al- l’ingegneria ambientale e della sicurezza in- tegrando anche aspetti prettamente propri dell’ingegneria strutturale e impiantistica.

a gestione delle gallerie stradali, con il maggiore sviluppo delle stesse e la maggiore attenzione svi- luppata ai temi della sicurezza, è diventata sempre più complessa, integrando attrezzature (tra cui i sistemi di ventilazione e antincendio) e metodi operativi sempre

più complicati. Questi ultimi comprendono l’utilizzo di sistemi di con- trollo e di supervisione che consentono di gestire decine di centinaia di elementi da controllare, oltre a poter includere scenari di gestione sempre più sofisticati.

Negli ultimi anni l’ANAS ha pubblicato, sia per esigenze di indirizzo, controllo ed omogeneità della progettazione sia per esigenze dovute alle nuove Normative vigenti, la Circolare per le Linee Guida per la pro- gettazione della Sicurezza nelle gallerie stradali e la Circolare per le Caratteristiche Geometriche e Funzionali delle gallerie stradali. L’AIPCR – Associazione Mondiale della Strada nel 1957 ha creato la “Commissione gallerie stradali” al fine di affrontare tutta una serie di aspetti legati all’uso delle gallerie stradali, come ad esempio la geo- metria e l’attrezzatura ma anche la manutenzione, l’operatività, la si- curezza e l’ambiente. Da allora, sotto la supervisione dei presidenti che si sono succeduti la commissione ha prodotto raccomandazioni tecniche in tutti questi vari campi. Durante la preparazione del Con- gresso del centenario a Parigi nel Settembre 2007, i membri della com- missione hanno discusso in merito all’utilità di raccogliere, sintetizza- re e se necessario aggiornare la grande quantità di informazioni dis- seminate nelle varie relazioni e articoli. Durante il Congresso di Parigi si è deciso di proporre questa idea al comitato direttivo della AIPCR per il ciclo successivo della Commissione per l’operatività delle gallerie stradali. Tale proposta è stata adottata e alla commissione è stato ri-

chiesto di produrre un’enciclopedia elettronica, nel ciclo 2008-2011, da pubblicare sul sito web della AIPCR.

Nel ciclo 2008-2011 la Commissione dell’AIPCR denominata Comita- to Tecnico Internazionale C4 “Gestione delle gallerie Stradali”, il cui Presidente Internazionale è Pierre Schmitz (Belgio) ed il Presidente del Comitato Italiano è lo scrivente Autore, ha realizzato un manuale del- le Gallerie Stradali (Road Tunnels Manual), che è stato pubblicato  on- line sul sito internazionale della Associazione Mondiale della Strada – AIPCR (www.piarc.org e successivamente cliccare su Knowledge Ba- se, poi su Road Tunnels (Operations) e infine su Road Tunnels Manual (è possibile ottenere il manuale su http://tunnels.piarc.org/en/)  e che rappresenta una sorta di enciclopedia elettronica sul settore delle gal- lerie stradali. Questo lavoro svolto negli ultimi quattro anni è stato pre- sentato  al XXIV Congresso  Mondiale  della  Strada,  che si è svolto  dal

26 al 30 Settembre 2011 a Città del Messico. Attualmente è disponi- bile sul sito in lingua Inglese, Francese, Spagnola; agli inizi del pros- simo anno sarà disponibile anche in Italiano.

Il Road Tunnels Manual

Il Road Tunnels Manual è una enciclopedia  elettronica  con richiami continui, tramite dei link, ai principali articoli scritti in tutto il mondo per l’AIPCR sugli argomenti specifici trattati, ed è completato con un Dizionario Scientifico in numerose lingue.

Nel manuale sono stati affrontati i vari temi che interagiscono nella gestione di una galleria stradale, in cui rientrano tutte le apparec- chiature e i sistemi per l’ottimizzazione della ventilazione, per la di- minuzione dei rischi di incidenti, e i sistemi antincendio. In partico- lare, le sezioni in cui è diviso il manuale trattano:

     le problematiche strategiche;

     la sicurezza;

     i fattori umani per la sicurezza in galleria;

     le operazioni e la manutenzione;

     le problematiche ambientali collegate con le operazioni;

     la geometria delle gallerie, le dotazioni strutturali  legate al fun- zionamento e alla sicurezza;

     le apparecchiature e i sistemi; il comportamento della galleria ri- spetto al fuoco.

Il manuale si articola in due parti principali.

La prima parte considera gli aspetti generali delle gallerie stradali. Il capitolo 1 presenta gli elementi strategici principali di cui ogni re- sponsabile decisionale deve tenere conto prima di prendere una de- cisione riguardo la scelta o la progettazione di una galleria. Questo ca- pitolo si rivolge in particolare ai responsabili decisionali e ai Progetti- sti dei Paesi che stanno iniziando ad affrontare la costruzione o il to- tale rifacimento di una galleria. Il capitolo 2 tratta la questione fonda- mentale della sicurezza nelle gallerie, considerando in particolare i me- todi di analisi dei rischi. Il capitolo 3 prende in considerazione gli aspet- ti umani che interessano l’operatività delle gallerie stradali. I gravi in- cendi verificatisi nel 1999 e nel 2000 hanno confermato quanto sia importante tenere conto del comportamento umano nella fase di pro- gettazione. Il capitolo 4 esamina la gestione e la manutenzione delle gallerie, dove la durevolezza rappresenta un aspetto cruciale almeno tanto quanto la sicurezza. Il capitolo 5 tratta gli aspetti ambientali del- l’operatività delle gallerie stradali, non solo in termini di inquinamen- to dell’aria ma anche di inquinamento acustico e dell’acqua.

La seconda parte del manuale affronta particolari elementi delle gal- lerie prendendo in considerazione i requisiti operativi e di sicurezza. Il capitolo 6 tratta le caratteristiche geometriche delle gallerie e la loro influenza sull’operatività e sulla sicurezza. Il capitolo 7 si occu- pa degli impianti strutturali che supportano l’operatività e la sicu- rezza e che devono essere tenuti in considerazione nelle fasi inizia- li di progettazione di una galleria, al fine di non sottostimarne gli im- patti in particolare sui costi.

Il capitolo 8 rivede i diversi tipi di apparecchiature e sistemi delle gallerie e fornisce raccomandazioni per tutta la durata del loro ciclo di vita. Infine, il capitolo 9 si concentra sul comportamento dei ma- teriali, delle strutture e dell’attrezzatura in caso di incendio.

Il manuale si conclude con un glossario che mostra i contenuti del Dizionario  delle  gallerie  AIPCR. Il presente  manuale  è un documen- to in costante evoluzione, concepito in modo da tenere il passo con i frequenti sviluppi tecnologici adottati in rapporto alle gallerie, dal- la progettazione all’operatività, così da poter essere facilmente inte- grato con le nuove relazioni che saranno prodotte dalla commissio- ne durante i cicli successivi.

Naturalmente, nel tema della sicurezza entrano in gioco anche i fat- tori umani, e il Comitato delle Gallerie Stradali ha condotto studi per ottenere una migliore comprensione del comportamento degli utenti in galleria sia in situazioni normali che critiche, fornendo raccoman- dazioni per la progettazione dei tunnel. Inoltre, tra i fattori umani bi- sogna citare anche gli operatori del tunnel e le squadre di intervento (Vigili del Fuoco, Personale delle ambulanze, Polizia), che devono in- teragire con il sistema galleria in modo efficace e tempestivo.

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda le apparec- chiature e i sistemi. Quando le gallerie stradali sono più lunghe di

500 m, sono dotate di attrezzature specifiche per garantire la sicu- rezza degli utenti.

A seconda delle caratteristiche  della galleria, quali la lunghezza, la densità del traffico, la presenza di traffico uni o bi-direzionale, esi- ste una grande varietà di apparecchiature elettromeccaniche (illu- minazione, ventilazione, punti di alimentazione) e altri sofisticati si- stemi (di sorveglianza, controllo-comando, comunicazione, sistemi di allarme, radio-ritrasmissione).

Il Comitato C4 “Gestione delle Gallerie Stradali” è stato organizzato in cinque gruppi di lavoro, che hanno sviluppato tramite appositi Re- port, Raccomandazioni e Articoli i seguenti temi:

     gruppo di lavoro 1: “Migliorare il funzionamento e la manutenzio- ne della galleria”;

     gruppo di lavoro 2: “Gestire e migliorare la sicurezza nella galleria”;

     gruppo di lavoro 3: “Influenza del comportamento degli utenti in galleria”;

     gruppo di lavoro 4: “Ottimizzare la ventilazione e ridurre gli in- cendi”;

     gruppo di lavoro 5: “Valutare, organizzare e comunicare le cono- scenze sul funzionamento e sulla sicurezza della galleria”.

Il gruppo di lavoro 5, costituito prevalentemente dai Presidenti Na- zionali, ha sviluppato il “Road Tunnels Manual”, utilizzando sia i nuo- vi documenti prodotti dagli altri gruppi di lavoro sia tutti i documen- ti prodotti dall’AIPCR e dall’ITA (International Tunneling Association) negli ultimi anni, a cui si rimanda tramite appositi link.

Di seguito si riprendono alcune parti delle problematiche strategiche affrontate nel primo capitolo del manuale.

Una galleria costituisce un “sistema complesso” che è il risultato del- l’interazione di molti parametri diversi.

Tali parametri possono essere riuniti in sottogruppi, di cui i principali sono rappresentati nel grafico seguente (Figura 2). Tutti questi para- metri sono variabili e interattivi, sia all’interno di ogni sottogruppo sia tra i sottogruppi stessi. La ponderazione relativa dei parametri e il loro carattere variano in funzione della natura di ogni galleria.

Figura 2 – Lo schema dei principali sottogruppi del “sistema complesso galleria”

Ad esempio: i criteri determinanti e la ponderazione dei parametri non sono gli stessi per una galleria urbana e una galleria di montagna; i parametri cambiano a seconda che si tratti di gallerie corte o lunghe, o ancora di gallerie attraversate da veicoli che trasportano merci pe- ricolose o di gallerie nelle quali è ammesso solo il trasporto di pas- seggeri; i criteri non sono gli stessi per una galleria di nuova costru- zione o una galleria da ristrutturare  o riqualificare in modo da essere resa conforme ai nuovi standard in materia di sicurezza.

Nota 1: i collegamenti sono multipli e spesso reversibili. Il concetto ge- nerale della galleria e la sezione funzionale sono posti al centro della figura. Si possono creare schemi simili posizionando altri fattori al cen- tro della figura.

Nota 2: il primo cerchio rappresenta i “campi tecnici”. Alcuni campi rappresentano aspetti multipli:

     sicurezza: regolamentazione-analisi dei rischi-mezzi di intervento- requisito di disponibilità;

     geologia: geologia-geotecnica-dimensionamento strutturale;

     opere civili: metodi-programma di costruzione-rischi e pericoli;

     operatività: operatività e manutenzione (aspetti tecnici);

     costi: costruzione-operatività-manutenzione giornaliera-riparazio- ni principali;

     ambiente: regolamentazione-diagnosi-valutazione dell’impatto –

trattamento e attenuazione.

Nota 3: il secondo cerchio rappresenta il “contesto” nel quale il pro- getto deve essere sviluppato.

Alcuni elementi rappresentano aspetti multipli:

     ambiente umano: sensibilità-urbanizzazione- presenza di edifici o infrastrutture;

     ambiente naturale: sensibilità-acqua-fauna-flo- ra-qualità dell’aria-territorio;

     natura dei trasporti: natura e volume del traffi- co-tipologia-tipi di merci trasportate-ecc.;

     varie limitazioni esterne: accessi e particolari li- mitazioni-condizioni climatiche-valanghe-stabi- lità del terreno-contesto socio-economico-ecc.;

     livello di redditività: accettabilità economica-ca- pacità di finanziamento-controllo dei costi fi- nanziari – contesto politico ed economico gene- rale in caso di Concessione o Partenariato pub- blico privato (PPP).

La progettazione di una nuova galleria (o il rifa- cimento e la riqualificazione di una vecchia gal- leria) richiede che siano tenuti in considerazione questi numerosi parametri. L’albero decisionale relativo a questi parametri è complesso e richie- de il contributo di parti esperte e multidisciplina- ri. Esse devono intervenire  il prima possibile per i seguenti motivi:

     per permettere che tutti i parametri rilevanti sia- no considerati sin dall’inizio del progetto;

     per evitare le tante potenziali insidie rilevate nei progetti in corso o nelle gallerie completa- te da poco.

Tali errori includono la considerazione tardiva del- l’attrezzatura richiesta per l’operatività e la sicu- rezza, nonché lo sviluppo di un sistema di su- pervisione senza integrare i risultati dell’analisi

Un intervento rapido contribuisce a una migliore ottimizzazione del progetto, sia dal punto di vista della sicurezza sia in termini di costi di costruzione e operativi. Esempi recenti indicano che le ottimizzazioni (ingegneria civile – ventilazione – evacuazione in sicurezza) apportate nelle prime fasi del progetto possono contribuire in modo significati- vo alla riduzione dei costi.

Ogni galleria è unica e richiede un’analisi specifica che tenga conto di tutte le condizioni specifiche

e particolari. Tale analisi è essenziale per fornire risposte idonee e per:

     ottimizzare il progetto da un punto di vista tecnico e finanziario;

     ridurre i rischi tecnici, finanziari e ambientali;

     garantire il livello richiesto di sicurezza per gli utenti della galleria. La progettazione e l’ottimizzazione di una galleria richiedono:

     un inventario completo e dettagliato di tutti i parametri;

     un’analisi delle interazioni tra i parametri;

     la valutazione del grado di flessibilità di ciascun parametro e, se necessario, della sensibilità di ognuno di essi in riferimento agli obiettivi richiesti.

Le condizioni di sicurezza in una galleria risultano da molti fattori che sono presentati nel Capitolo 2 del manuale. E’ necessario tenere con- to di tutti gli aspetti del sistema, che è costituito sia dall’infrastruttura stessa per la garanzia della sicurezza sia dal suo funzionamento, dai suoi interventi, veicoli e utenti.

L’infrastruttura è un parametro importante per i costi di costruzione. Tuttavia, si può investire molto nell’infrastruttura senza migliorare le condizioni di sicurezza se non si considerano parallelamente le di-

dei rischi, il piano d’emergenza o le procedure operative.

Figura 4 – La ventilazione, apparecchiature e sistemi antincendio

sposizioni fondamentali in materia di:

     organizzazione, mezzi materiali e umani, procedure operative e di intervento;

     formazione del Personale operativo;

     attrezzatura dei servizi d’emergenza con materiale efficiente e formazione del Personale addetto;

     comunicazione con gli utenti.

Una galleria è un “sistema complesso”, il che significa in particolare che:

     affrontare la progettazione di una galleria soltan- to dal punto di vista del tracciato, della geologia, dell’ingegneria civile può causare gravi difetti di progettazione, che probabilmente renderanno la galleria meno sicura;

     analogamente, anche affrontare la progettazione di una galleria soltanto dal punto di vista dell’at- trezzatura operativa, senza integrare un’analisi a monte dei rischi e della sicurezza, degli interven- ti e dell’operatività, può causare difetti che appa- riranno molto rapidamente non appena la galle- ria sarà aperta al traffico;

     la mancata considerazione, dalla fase prelimina- re di progettazione, di tutti gli obiettivi e le restri- zioni riguardanti l’operatività e la manutenzione determinerà inevitabilmente maggiori costi ope- rativi e una minore affidabilità complessiva.

Sfortunatamente, il trattamento parziale dei proble- mi è un fenomeno ancora piuttosto frequente a cau- sa dell’assenza di una sufficiente “cultura delle gal- lerie” dei vari soggetti coinvolti nella progettazione. Il controllo di questo sistema complesso è difficile ma essenziale per poter:

     trovare la soluzione giusta a ogni problema;

     assicurare che gli utenti abbiano un sufficiente li- vello di sicurezza e offrire loro un servizio di qua- lità e un buon comfort.

Parallelamente, il controllo di questo sistema com- plesso contribuisce molto spesso all’ottimizzazione tecnica ed economica del progetto, attraverso una chiara e tempestiva definizione delle funzioni che de- vono essere garantite e l’applicazione di un valido

La considerazione, sin dall’inizio del progetto, degli aspetti principali in tema di:

     tracciato, caratteristiche geometriche e funzionali, geologia, crite- ri e metodi in materia di opere di costruzione dell’ingegneria civile (Figura 3);

     ventilazione, apparecchiature e sistemi antincendio (Figura 4);

     sicurezza (attraverso un’analisi preliminare dei rischi e dei perico- li e un piano d’emergenza preliminare);

     condizioni operative e di manutenzione costituisce un approccio ef- ficace per la progettazione, realizzazione e gestione delle gallerie stradali.

Il manuale delle gallerie stradali non ha l’obiettivo di essere un manua- le di progettazione; ha come unico obiettivo la sensibilizzazione dei let- tori al fine di facilitare l’approccio e la comprensione di questo com- plesso campo, per permetter loro di evitare errori, purtroppo accaduti molto spesso, e per poter così percepire la possibilità di ottimizzazione. Il manuale permette di avere una visione completa delle disposizioni tecniche per l’attuazione da parte dei Progettisti, delle azioni che do- vranno essere eseguite dagli utenti, o delle disposizioni da adottare da parte degli operatori in modo da realizzare un tunnel sicuro e con al- te prestazioni, ottimizzando i costi di costruzione e di funzionamento, nonché riducendo al minimo i rischi.                                          

* Ingegnere Vice Direttore Centrale Progettazione dell’ANAS SpA e Presidente del Comitato Italiano C4 “Gestione delle Gallerie Stradali” dell’AIPCR