Dermalogica vi aspetta da Delia Beauty Spa: l’arte della cura della pelle nel cuore di Roma

La cura della pelle è un’arte che bisogna conoscere nei minimi dettagli per poterla applicare. Una settimana fa, mercoledì 23 ottobre, nella splendida cornice di Piazza di Pietra, si svolgeva a Roma l’evento “Arte e Bellezza“; in un luogo d’arte veniva approfondito il tema della cura della pelle con Dermalogica.

Arte e Bellezza, la cura dell’anima e del corpo, da oggi sono “a portata di mano” nella Capitale in unico luogo. Dermalogica, infatti, è finalmente a Roma da Delia Beauty SPA in Piazza della Rotonda, 7 (Pantheon).

I trattamenti professionali da Delia Beauty Spa sonoun’esperienza unica, un ricordo piacevole, non solo perché sono esclusivi, ma perché ogni volta garantiscono risultati straordinari.

Le Professional Skin Therapist di Dermalogica sono tra le professioniste più qualificate del settore e ognuna ha conseguito certificazioni presso l’autorevole istituto post-diploma The International Dermal Institute.

C’è di più: nei giorni 6 e 7 novembre le professional skin therapist di Delia Beauty Spa vi aspettano per un face mapping e face fit gratuito.

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E TU DORMI: CHI E’ MATTEO SACCO

Matteo Sacco inizia a suonare la chitarra classica a 9 anni. È un romantico nel DNA: a 12 scrive la sua prima canzone d’amore. Da lì comincia a cantare e cresce la sua passione per i cantautori.


Nei viaggi estivi con la famiglia Matteo visita le capitali d’Europa restando affascinato dagli artisti di strada. Così, dopo esperienze adolescenziali nelle rock band formate con i compagni di scuola, parte in autostop e diventa busker anche lui.


Sono gli anni della riscoperta del patrimonio folk nostrano: tanta musica popolare dal sud Italia e un vortice di pizziche e tarantelle lo portano insieme a nuovi amici musicisti nei festival e contesti più importanti per gli artisti di strada, come Ferrara, Certaldo e Campiglia Marittima.


A trent’anni giunge la crisi e Matteo smette di suonare per due anni. Arriva una maggiore consapevolezza che lo porta rapidamente a voltare pagina: inizia finalmente a dedicarsi unicamente alle sue canzoni e a studiare canto con diversi insegnanti e vocal coach, imparando così metodi diversi come l’Estill Voice Training e lo Speech Level Singing.


Dopo alcuni anni di arrangiamenti dei suoi pezzi con musicisti che interpretano vari generi (pop, rock, folk irlandese) giunge ad un compromesso tra le sue radici più tradizionali e il desiderio sempre più pressante di sperimentare nuove sonorità.
Nel 2016 incide La Dolce Vita, il suo primo disco che raccoglie insieme vecchi brani rimasti nel cassetto e altri scritti in quel periodo.

Il risultato è un album di canzoni che vogliono essere una sorta di tributo al cantautorato italiano più classico, ma ciò non impedisce all’elettronica di affacciarsi negli arrangiamenti del disco. Per promuovere il lavoro Matteo gira l’Italia in tour assieme ad una nuova band e divide il palco dell’Umbria Folk Festival con artisti del calibro di Davide Van De Sfroos e Max Gazzè.

Grazie a questa esperienza, resa più vivida dall’impatto live, arrivano nuovi stimoli ed energie e soprattutto la volontà di elaborare un “cantautorato 2.0” che dia forza alla sua attitudine di paroliere con sonorità completamente elettroniche, prodotte con synth e batterie campionate.
Seguendo questa intuizione nasce, a distanza di tre anni dal primo lavoro, il nuovo album Connessioni, in uscita imminente e preceduto dal singolo “E tu dormi”, già online.

CONTATTI saccomet@gmail.com

Vincenzo Serraiocco Naiadi, da lunedì tutti i tesserati potranno nuotare alla piscina di Chieti

Chiusura Naiadi, da lunedì tutti i tesserati potranno nuotare alla piscina di Chietia lunedì 6 maggio tutti i tesserati della Sport Life, costretti da una decina di giorni a interrompere le attività agonistiche a Pescara per la chiusura delle Naiadi, potranno accedere alla piscina comunale di Chieti. E’ la soluzione individuata dall’amministratore Vincenzo Serraiocco per salvaguardare le attività dei tesserati della Sport Life che in questo modo continueranno a svolgere nei medesimi giorni e con gli stessi istruttori le attività agonistiche allo stadio del nuoto a Chieti Scalo.

“Come Sport Life abbiamo deciso di investire risorse ed energie umane e professionali nella piscina di Chieti, grazie anche alla collaborazione della Teateservizi, in modo da poter permettere agli oltre 200 nostri ragazzi di poter completare la stagione agonistica” ha spiegato Serraiocco che nei giorni scorsi aveva anticipato questa possibile soluzione dopo la chiusura delle Naiadi.

Lo stesso ha annunciato che la Sport Life sta lavorando per un nuovo impianto che dovrebbe sorgere nella zona ovest di Pescara.“

Truffa dei finti casting ed agenzie dello spettacolo in fuga

DECINE di agenzie di casting che promettono tutto e non garantiscono nulla. Centinaia di scuole di recitazionee portamento, senza alcuno sbocco professionale. Un esercito di aspiranti attori, ballerini, cantanti, showman e vallette pronto a pagare pur di sfondare nel “mondo dello spettacolo”. È la fabbrica delle illusioni: un giro d’ affari di oltre 10 milioni di euro l’ anno, tra costosi book fotograficie alte quote d’ iscrizione. Basta un numero per capire: sono ben 110mila gli italiani che oggi affidano i propri sogni ai database delle agenzie di casting.

Curriculum, fotografie, lunghe e inutili attese accanto al telefono. E l’ ingaggio non arriva mai. Come si riconoscono le truffe? Quali sono i trucchi delle agenzie? E chi sono i padroni di questo mercato? ASPIRANTI ARTISTI E SELEZIONI DI FACCIATA Anita Ceccarelliè romana, ha 26 annie fa la ballerina. Il suo è un caso tipico: «Lo scorso settembre ho letto un annuncio su un periodico. Un’ agenzia cercava ballerini per alcune produzioni televisive. Ho chiamato e ho preso appuntamento per un provino. Ho fatto un pezzo di ballo modern jazz. Tutto è andato bene, finché non si è arrivatia parlare di soldi: mi hanno chiesto mille euro per le foto. Ho risposto che avevo già un book fotografico professionale e dunque non avevo bisogno di altro. L’ agenzia ha insistito: solo con le loro foto avrebbero potuto garantire di farmi lavorare. Erano molto persuasivi, ma la loro insistenza mi ha insospettita e alla fine non ho accettato.

Uscita da lì ho telefonato all’ Unione nazionale consumatori e ho capito che ero stata a un passo dal farmi fregare. Oggi studio comunicazione all’ università Cattolica di Milano». Ma per una come Anita che non ci casca, tanti sono quelli pronti a pagare pur di iscriversi a un database o farsi fare un inutile book. «Fino a due anni fa, sono stato casting director per una grande agenzia romana, che lavora ancora oggi». A parlare è F. D.: ha deciso di raccontare come funziona la macchina delle illusioni. «Quando qualche produzione televisiva o cinematografica ci mandava una cast list, il mio compito era quello di girare loro le facce migliori del nostro database. Ma questo accadeva assai di rado: era, diciamo così, la nostra copertura legale. Per capirci, durante tutto il tempo che ho lavorato in agenzia avrò piazzato al massimo 5-6 persone, tra cui tre comparse per Un medico in famiglia e un solo ruolo di un certo peso per un film.

Ben poca cosa, se pensiamo che avevamo oltre 12mila profili nel database. Il nostro business era un altro: fare numero, prendere tutti quelli che si presentavano, senza nessuna selezione e fare cassa con i soldi delle iscrizioni». Il meccanismo è semplice: l’ agenzia di F. D. pubblica su internet e giornali locali degli annunci generici di ricerca di attori o ballerini. Le persone chiamano e prendono appuntamento in agenzia. «Venivano oltre venti candidati al giorno, anche da lontano, soprattutto dal Sud Italia: ricordo per esempio una coppia arrivata a Roma dalla Puglia. Noi promettevamo di iscriverli nel nostro database, con qualche dato del loro profilo e una fotografia. Nulla di più. In cambio dovevano sborsare 78 euro a testa per due anni, ma ora la quota è arrivata a 98 euro. In gran parte in nero. Prendevamo tutti. Una volta si è presentata una famiglia intera per iscrivere il figlio minorenne. Noi li abbiamo convinti a iscriversi tutti e quattro, dicendogli che avevano buone possibilità nel mondo dello spettacolo. Quasi tutta quella gente era improponibile. Ma che ce ne fregava? A noi interessavano solo i soldi dell’ iscrizione, poi i loro profili potevano pure andare perduti». Per F. D. non si trattava di una truffa in senso tecnico, «in fondo noi promettevamo solo di inserirli nei database, nei contratti non si parlava mai di lavoro. Dunque, in qualche modo, mantenevamo le promesse. E poi in giro c’ è ben di peggio: ci sono agenzie che si fanno pagare tremila o quattromila euro per book fotografici che non servono a nulla». Ma qual è il giro d’ affari dei falsi casting? E quanti italiani finiscono vittime dei loro trucchi? UN ESERCITO DI RAGGIRATI Il giro d’ affari è grosso: per il casting director F. D. «oggi oltre 110 mila italiani sono dentro le banche dati delle varie agenzie: un esercito di illusi». Dati confermati dalle associazioni dei consumatori. «Le segnalazioni che riceviamo riguardanti truffe nel mondo dello spettacolo sono numerosissime – chiarisce Sonia Galardo dell’ Unione nazionale consumatori, che ha denunciato il fenomeno anche davanti alle telecamere della trasmissione Rai, Apprescindere-i giovano restano le vittime predilette, gli annunci sono sempre molto generici, tipo «cercasi nuovi volti per il cinema», in modo da raggiungere il massimo bacino di utenza. Poi si guadagna sulle iscrizioni all’ agenzia e su costosissimi book fotografici. A caderciè un esercito di aspiranti attori, modelli, ballerine, che spera in un lavoro e rimarrà invece a bocca asciutta». Solo a Roma, come racconta Ilaria Ravarino in un articolo per il mensile romano Nuovo Paese Sera, sono migliaia gli aspiranti attori che ogni anno si affidano a un’ agenzia di casting della città. Non mancano poi agenzie solo on-line, che fanno affari d’ oro grazie a internet. Qui neppure c’ è bisogno di prendere appuntamento e recarsi presso un ufficio. Basta connettersi per trovare decine di offerte: «Mandaci foto e dati personali e ti metteremo sulla nostra bacheca on-line a disposizione dei professionisti dello spettacolo». Costo medio di un “pacchetto professional” (con il massimo di visibilità tra i tanti candidati e la possibilità di caricare video personali): 120-180 euro l’ anno. Un bell’ affare, a costo (per l’ agenzia) zero. E anche qui, accanto a poche agenzie serie, molte non garantiscono alcun contatto reale col mondo del lavoro. La regola per evitare fregature è una sola: non pagare mai un euro in anticipo. «Le agenzie vere non chiedono soldi d’ iscrizione, né obbligano l’ artista a pagare a peso d’ oro il book presso un determinato fotografo o gli impongono un qualche corso – spiega Aldo Emanuele Castellani, regista, attoree autore di un blog molto seguito, “casting-aperti.blogspot.com” – le agenzie serie guadagnano solo in un modo: prendono una percentuale sui lavori effettivamente trovati». Quanto? «Il 10% per ingaggi nel cinema e in tv e il 20% in caso di spot pubblicitari. Per questo effettuano una selezione reale degli artisti. Tutte le altre si limitano a lucrare sull’ ingenuità dei ragazzi». LA RABBIA SUI FORUM Internet è una miniera di storie e speranze tradite. Scrive sul “forum.alfemminile.com”, Ester di Bolzano: «Ho dato a un’ agenzia la somma di 10mila euro per book fotografici della mia bambina. Mia figlia Emily, mi dicevano, era addirittura idonea sul piano internazionalee mi hanno fatto fare la bellezza di 800 foto per coprire tutto il campo, promettendomi contratti su contratti. A luglio mi hanno detto che era arrivato il primo lavoro e che quindi avrei dovuto versare la cauzione di 3mila euro. Fatto sta che sono passati 7 mesie del lavoro niente. Neanche un contratto da firmare. Niente di niente. Ho contattato altre agenzie per farmi dare dei consigli. Tutte sono dell’ idea che sono stata pesantemente truffata». Sullo stesso forum Jonesd racconta la sua esperienza presso un’ agenzia di modelle di Milano: «Ci sono stata ieri per un colloquio di lavoro. Ho conosciuto una ragazza brasiliana (brutta e pretenziosa) che mi offriva un lavoro che consisteva nel cercare nuovi volti, giovani ragazze che vogliono fare le modelle, e cercare di vendere loro book e servizi. Quando ho chiesto se dopo le ragazze avrebbero effettivamente lavorato, lei si è messa a ridere, dicendo che quello che conta è solo vendere più book fotografici possibili, non importa se sono ragazze belle o brutte. Per loro l’ importanteè il numero. Anche perché non c’ è un salario fisso, guadagno sui book che vendo. Insomma un’ altra fregatura nel mondo della moda milanese. State lontano da gente così se volete lavorare, invece di essere lavorate». IL MITO DEI CASTING APERTI Il problema è anche un altro. Oggi raramente i casting sono davvero aperti. «Le grandi produzioni non fanno annunci pubblici, se non in rari casi e per ruoli molto specifici – sostiene Castellani- per il resto si affidano sempre allo stesso giro di agenti o di raccomandati. Anche perché, va detto, c’ è un tal numero di persone interessate a recitare che in caso di casting aperti fioccherebbero a migliaia le domande». Non solo. Accade anche che alcuni casting siano solo di facciata: i ruoli già sono tutti presie le selezioni vengono fatte solo per giustificare voci di spesa nelle produzioni che accedono ai finanziamenti pubblici allo spettacolo. «In effetti molte cast list non girano più tra le agenzie, sono circuiti chiusi – conferma Simona Tartaglia, tra le più importanti casting director italiane, moglie del regista di fiction Giorgio Capitani e da oltre 25 anni nel mondo dello spettacolo – e non mancano accordi sotto banco tra produzioni e singole agenzie». Ma cosa fa davvero un casting director? «Il nostro lavoro- risponde Tartaglia- ha avuto un riconoscimento professionale solo 5-6 anni fa, prima a fare i casting erano gli assistenti alla regia. Noi riceviamo la sceneggiatura, estraiamo i ruoli, inviamo alle varie agenzie la cast list e riceviamo le loro proposte. Per ogni ruolo facciamo provini a circa dieci candidati, montiamo tutto su dischetto e portiamo al regista e al produttore cinque proposte per ogni ruolo. Questo è quello che fa il vero casting director. E una cosa è certa, nessuno deve pretendere soldi dall’ attore: noi veniamo pagati dalla produzione, l’ agente o l’ agenzia dell’ attore guadagna solo grazie alla percentuale sull’ ingaggio». Non è tutto. «Un altro ambiente opaco – avverte Tartaglia – è quello delle tante scuole di recitazione, che promettono l’ impossibile». Ma quali sonoi corsi seri?E come funziona il business delle scuole? SCUOLE E CORSI FANTASMA «Tempo fa ho seguito un corso della durata di poche ore, sabato e domenica, in una scuola al centro di Roma – racconta Fabrizio, un giovane attore – eravamo in venti e abbiamo pagato 250 euro a testa. In sede abbiamo trovato quattro sedicenti casting director. La promessa era un abboccamento con questi professionisti, che ci avrebbero poi fatto lavorare. Ciascuno di noi portava un pezzo e si esibiva davanti a loro. Una svolta? Macché, dopo quel weekend non si sono fatti più sentire. Roma è piena di scuole che ti illudono e ti riempiono di inutili attestati». L’ importanteè non crederea chi promette di farti svoltare: «Io partecipo a workshop per professionisti – fa sapere Tartaglia – ma mai e poi mai in questi incontri promettiamo un lavoro». A leggere i giornali, gli annunci on-line o i manifesti affissi in ogni città, si trovano corsi davvero per tutti: aspiranti attori, modelle, cantanti, presentatori, ballerini. Corsi intensivi, annuali, professionali, amatoriali. Scuole fai-da-te o riconosciute da Regione e Provincia, che rilasciano certificati di frequenza o attestati di studio. «All’ Unione nazionale consumatori – racconta Sonia Galardo – ci arrivano diverse segnalazioni. L’ ultima riguardava un corso di formazione a pagamento per diventare telecronisti sportivi. La promessa, solo verbale, era di venire assuntia fine corso. Promessa che, naturalmente, non veniva mai mantenuta». Insomma, fondamentale è non cedere alle sirene di chi garantisce un impiego sicuro. Dare numeri è impossibile. Limitandosi alle scuole di recitazione, le Pagine gialle ne riportano 146. Ma sono molte di più quelle che ogni anno nascono nel nostro Paese. «In Italia ci sono le scuole più importanti, come l’ accademia nazionale Silvio D’ Amicoo il Centro sperimentale di cinematografia – spiega Aldo Emanuele Castellani – ma accanto a queste sono cresciute come funghi decine di scuole amatoriali, dove la recitazione è per lo più ridotta a hobby. Nulla di male, per carità, purché i responsabili non promettano inesistenti sbocchi professionali e gli studenti sappiano che quei corsi non garantiscono nulla».VLADIMIRO POLCHI

Pompei, al palazzo comunale presentato il libro su Tiziana Cantone

L’evento si terrà sabato prossimo alle 10,30 presso la sala “Contessa De Fusco”. Presente anche la madre Maria Teresa Giglio

Sarà presentato il prossimo sabato alle 10,30 alla Sala “Contessa De Fusco” di Pompei, il libro su Tiziana Cantone. L’opera scritta da Romina Farace e Luca Ribustini è intotlata “Uccisa dal Web. Tiziana Cantone, la vera storia di un femminicidio social”.

Al palazzo comunale ci sarà il sindaco di Pompei Pietro Amitrano. Poi, dopo l’introduzione di Paola Solimeno Cipriano, presidente Pro Loco Pompei Promotion, ci saranno gli interventi di Maria Rosaria Balzano, psicoterapeuta e Antonietta Di Capua, presidente sportello antiviolenza Xenia.

A dialogare con gli autori sarà Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone. A moderare Rita Montemarano.

Rimini, denunciato l’amante 85enne della nonna: “Fanno troppo sesso”

Si chiudono in camera per ore. La famiglia dell’anziana si è rivolta ai carabinieri: “Quell’uomo ne approfitta”

BOLOGNA – I figli denunciano l’amente 85enne della madre: quel nonnetto è troppo focoso, fanno troppo sesso e le fa male.

«Nostra madre, che ha 85 anni, fa troppo sesso con un uomo, suo coetaneo. Lui si approfitta di lei che ha anche seri problemi di salute.Abbiamo cercato in tutti i modi di farlo desistere, ma entra in casa nostra in ogni momento e poi, insieme, si rinchiudono in camera da letto» hanno dichiarato i figli della donna all’edizione riminese de il Resto del Carlino.

Disperati, addirittura, la famiglia ha denunciato penalmente ai carabinieri l’anziano mandrillo.

Tre le ipotesi di reato: stalking, circonvenzione di incapace e violenza sessuale.

E’ una storia che va avanti da due anni. I due anziani si conoscono da molto tempo ma hanno iniziato a frequentarsi di recente. Vanno anche a ballare nelle balere della zona. La donna, secondo gli eredi avrebbe qualche sintomo di demenza senile. 

Neanche una badante in casa è riuscita ad arginare l’impeto dei due amanti, a quanto pare. Il nonnetto, raccontano, si intrufola in casa appena riesce e imbottito di Viagra travolge di passione l’anziana, anche due o tre volte al giorno noncuranti anche della presenza in casa della nipotina, secondo i racconti dei famigliari.

«Si sta approfittando di lei e della sua patologia», hanno denunciato i parenti ai carabinieri, che hanno girato la denuncia alla Procura.

Gruppo Ettorre: Perfetti, le gomme americane che da Lainate partono per l’America

Poco più di un anno fa, quando Andrea De Giorgi incontrò i sindacati per annunciare che a Lainate i lavoratori della fabbrica di chewing gum e caramelle della Perfetti Van Melle avrebbero avuto l’opportunità di fare le gomme americane per gli Stati Uniti, nell’aria si è alternato un misto di entusiasmo, forse incredulità (a Lainate le gomme americane per gli americani?), e consapevolezza che qualcosa sarebbe cambiato per i quasi 700 addetti del sito. Andrea De Giorgi è il direttore delle risorse umane per l’Italia della multinazionale che è il terzo produttore mondiale di chewing gum e caramelle e ha trenta stabilimenti (14 in Europa, 12 nel Far east, 3 Oltreoceano e uno in Africa), 2,454 miliardi di euro di fatturato (di cui 663 milioni in Italia) e 18mila dipendenti (di cui 1.200 in Italia). La politica del gruppo è sempre stata quella di insediare gli stabilimenti produttivi nei paesi di sbocco dei prodotti e di avere in ognuno un centro di ricerca collegato a quello di Lainate.

Nella multinazionale, Lainate, il paese alle porte di Milano, dove non c’è praticamente famiglia che nella sua storia non annoveri un membro che ha lavorato alla Perfetti, è un misto di cuore e business. Cuore perché è qui che nel 1946 Ambrogio ed Egidio Perfetti si lanciarono nell’impresa che oggi si chiama Perfetti Van Melle. Business perché, come ci spiega De Giorgi, per cogliere quell’opportunità di fare la gomma americana per gli americani «bisognava dimostrare di avere un certo tipo di efficienza, un certo tipo di costi e un certo livello di produttività». E per uno stabilimento italiano è sempre difficile dimostrare di essere “conveniente”. Ma tant’è, il guantone era stato lanciato. E non era il primo. Il sito dal 2016 sforna chewing gum e caramelle col ciclo continuo, su tre turni, sette giorni su sette. Quante? A fine 2018 20mila tonnellate, una montagna di 9,7 miliardi di chewing gum e 830 milioni di caramelle.

Entriamo e nelle fasi della nostra preparazione con cuffia, camice, scarpe da lavoro, copriscarpe, prima di disinfettarci, l’occhio cade su una bacheca piena di grafici e andamenti. Che cos’è? L’ingegnere Paolo Ruffato, direttore manufacturing & engineering del sito di Lainate, ci accompagna e ci spiega che ogni mattina, in bacheca, i lavoratori trovano l’aggiornamento dei dati di tutto lo stabilimento su sicurezza, performance e qualità. In grafici chiari e comprensibili per tutti. «La comunicazione trasparente degli indicatori di produzione è importante – osserva De Giorgi – perché aiuta a fare chiarezza e a creare un clima di lavoro sereno in cui tutti possono informarsi sui risultati».

Mentre camminiamo lungo la linea un’enorme impasto sta scendendo dall’impastatrice per entrare nel laminatoio dove verrà prima piallato, poi ridotto a un budello e poi ripiallato per molte volte prima di essere tagliato in piccoli pezzi. Ci troviamo nel luogo in cui viene prodotta l’anima dei confetti chewing gum. Vigorsol, Vivident, Happydent, Daygum, Big Babol, ma innanzitutto la gomma del ponte. È infatti a Lainate che negli anni ’60 nacque il marchio Brooklyn. Ed è da Lainate che oggi partono i container con i semilavorati per gli Stati Uniti, ma anche per la Francia e il Benelux, oltre che per l’Italia. «Se fino a quattro anni fa la nostra produzione era destinata soltanto al mercato italiano, oggi in due dei nostri tre reparti, la laminatura e la confettatura, produciamo anche per l’estero – dice De Giorgi -. Il confezionamento riguarda invece prevalentemente il mercato italiano». Nelle grandi cisterne della confettatura, mentre assistiamo alla pesatura di un campione di confetti, l’ingegner Ruffato ci spiega che «il grado di automazione dei processi è molto elevato ma, allo stato attuale, non esiste una completa autonomia delle macchine». Gli operatori hanno un ruolo fondamentale per garantire la qualità del prodotto e per intervenire, anche grazie alla loro expertise, esattamente nel momento in cui è necessario farlo per limitare al minimo lo scarto. La materia prima che qui si lavora, dagli amidi agli zuccheri, non reagisce in maniera costante come accade, per esempio, nel caso dei metalli e questo fa sì che nel corso del processo produttivo siano necessari aggiustamenti.

Il rumore della cascatella di confetti che ricade nel piccolo astuccio di cartone segna la fine del processo produttivo delle chewing gum. È l’ultima tappa prima che chewing gum e caramelle arrivino all’area logistica per partire alla volta del mondo. Lo stabilimento nato nel 1946 e che più di altri rappresenta la storia del gruppo Perfetti Van Melle, pur dopo molti ampliamenti e un restauro che lo ha trasformato in un edificio dalle geometrie contemporanee, conserva ancora il suo corpo centrale storico. Ma soprattutto «a Lainate – spiega De Giorgi – c’è la sede del centro di R&D mondiale del gruppo da cui partono gli input per tutti gli altri centri». Qui si collabora con numerosi istituti di eccellenza, dal Politecnico di Milano, all’università Federico II di Napoli al Cnr e lavorano ricercatori da tutto il mondo. Solo per dirne una, il responsabile golobale della ricerca sulla chewing gum è giapponese, Keiji Fujimoto. Tutt’intorno alla fabbrica di Lainate è ricerca e sviluppo. «Lei sa naturalmente che qui usiamo tutti prodotti naturali?», si sincera l’ingegnere Ruffato.

Competitività e innovazione significa lavorare sul prodotto, sulle linee che subiscono modifiche almeno una volta all’anno e sulle persone. Il grande sforzo per il miglioramento della produttività e dell’efficienza del sito di Lainate trova la sua declinazione nell’ultimo accordo sul premio di risultato, siglato in Assolombarda con Fai, Flai e Uila, che, oltre ad aver definito un portafoglio welfare di 500 euro e un bonus di 2.200, ha introdotto temi come la professionalità e la polifunzionalità, fondamentali per supportare il programma Operational excellence. «L’elevata specializzazione delle operazioni fa sì che il passaggio da un reparto all’altro chieda una formazione specifica e un addestramento – dice De Giorgi -. Una volta che il lavoratore ha raggiunto l’expertise questo però consente lo spostamento sui reparti che di volta in volta necessitano un potenziamento». Lavorare per l’estero significa avere molta flessibilità.

L’accordo e la flessibilità produttiva del sito racconta anche un sindacato che, insieme ai lavoratori che rappresenta, ha raccolto il guantone. Nei firmatari, Alberto Donferri della Uila Uil,Giorgia Sanguinetti della Flai Cgil e Alessandro Marchesetti della Fai Cisl c’è la consapevolezza di chi sa bene che il sito di Lainate, per quanto storico, «deve confrontarsi con paesi dove il costo del lavoro e i diritti dei lavoratori sono certamente inferiori a quelli italiani – dicono -. L’accordo è la prova che si vuole anche in Italia tutelare l’occupazione aumentando diritti e salari dei lavoratori».

fonte: sole24ore

Gruppo Ettorre l’azienda : In Italia ci sono oltre 370 aziende che producono Penumatici oltre 17 milioni di gomme

In Italia ci sono oltre 370 aziende che producono Penumatici oltre 17 milioni di gommeogni anno e dà lavoro a più di 6000 persone, chissà se Dunlop John Boyd  uno dei  inventori del copertone pneumatico, da oltre un secolo utilizzato in molti mezzi di locomozione al mondo  l’aveva previsto? Ed ecco allora che viaggiando nel mondo delle grandi aziende troviamo Una delle più grandi e prestigiosa In termini di “qualità”è la Gommeur srl del Gruppo Ettorre, è tra le 10 più importanti produttori di pneumatici in Italia con oltre 200 dipendenti. L’impianto di Notaresco in provincia di Teramo produce oltre mezzo milioni di gomme l’annoGruppo Ettorre

Ma prima di approfondire il discorso facciamo un passo indietro: come nasce il penumatico? O meglio quale è la sua vera storia?

La storia degli pneumatici inizia nella metà dell’800, quando William Thomson brevetta a Londra il supporto di gomma riempito di aria da applicare alle ruote con l’intento di renderne più agevole il rotolamento.

Non c’era molto da agevolare perché l’auto doveva nascere e insieme ad essa anche la bicicletta. Lo sforzo animale al traino di carri e diligenze d’altro canto non era così contemplato nella sensibilità umana. Thomson morirà nel 1873, possessore fin allora dell’unica carrozza circolante dotata di pneumatici alle ruote.

Ignaro del brevetto già depositato, lo scozzese Dunlop lavorò alla stessa invenzione seppur arrivò secondo a brevettare la ruota pneumatica in gomma. Fu sottolineata la sua correttezza e dignità nel riconoscere la “sconfitta”.

In principio la gomma utilizzata era lattice estratto dal tronco del “Hevea Brasilianes”, un albero che si trova in Brasile. Una volta scaldato, poteva essere lavorato facendogli assumere qualsiasi forma (anche circolare) che avrebbe poi mantenuto a seguito del raffreddamento. Il problema era che il caldo estivo ne provocava di nuovo lo scioglimento mentre il freddo invernale lo cristallizzava sgretolandolo.

Gli inventori si dividono in due categorie. Quelli che sono talmente geniali da precorrere troppo i tempi, così da inventare accorgimenti o strumenti di cui nessuno sa cosa fare, nessuna industria se ne accorge e il brevetto ingiallisce nei cassetti degli archivi. Quelli che invece inventano qualcosa sull’onda di una necessità o bisogno concreto, e sono abili anche a suscitare l’entusiasmo degli industriali che nel giro di poco impongono sul mercato i loro ritrovati. Non si può fare una classifica del genio, anche se talvolta la sorte di alcuni precursori dimenticati dal mondo, e magari morti in miseria, colpisce più di altri baciati dalla fortuna e dal successo.

Quando lo scozzese Robert William Thomson depositò la propria invenzione all’Ufficio Brevetti di Londra il 10 giugno 1846 (“Applicazione di supporti elastici intorno alle ruote di veicoli, allo scopo di diminuire lo sforzo necessario a trainarli, rendere il loro movimento più facile e attutire il rumore che fanno quando si muovono”), nessuno gridò al miracolo, per la semplice ragione che i “veicoli” a cui si sarebbe potuto applicare la geniale invenzione (bicicletta ed automobile) non erano stati a loro volta ancora inventati!

Tornando ai giorni nostri o meglio a noi il Gruppo Ettorre riceve negli anni diversi riconoscimento come costruttore. Fondata nel 1989 Francesco Massi ed Evelina Ettorre, oggi viene rappresentata dal figlio Enrico Massi Direttore Generale B2Tyres – Gommeur Italia Srl, Oggi l’azienda si pone tra le aziende leader in Italia nella produzione e commercializzazione di pneumatici e prodotti in gomma.

Anche nel Fitness  la nuova moda made in Colombia, grosso modo, è questa: sfruttare le montagne di ruote di camion che vengono gettate via ogni anno per farsi un corpo da urlo come tradizione sudamericana comanda. Se la sono inventata i ragazze e le ragazzi di Medellín, città del dipartimento di Antioquia, nel nord del Paese. Così, un po’ per amor del riciclo (al governo locale c’è il Partido Verde), un po’ perché di necessità virtù (la Colombia registra uno dei tassi di crescita migliori tra i Paesi dell’America Latina, ma la povertà è ancora assai diffusa tra la popolazione), torme di ragazzi invadono le strade della città e i sentieri nella vicina foresta passando il tempo libero tempestando di botte le gomme dei camion.

Ecco allora come una Nata per non far rumore, non fece, al suo esordio, nemmeno sentire il clamore che poi avrebbe avuto negli anni a seguire. Parliamo della “ruota aerea”, un’invenzione che cambierà il modo di muoversi (come in qualche modo l’ha cambiato l’evoluzione dei fanali).

Serraiocco: naiadi Pescara

Pescara. “Per qualche giorno di chiusura dell’impianto delle piscine Le Gemelle di Lanciano, che ribadisco che da lunedì torneranno alla piena operatività, è stato creato un caso quasi ad arte ed in maniera strumentale per danneggiare il sottoscritto. A Francavilla c’è invece un impianto comunale chiuso da oltre un anno, e nessuno dice nulla”. Così l’amministratore della Sport Life Vincenzo Serraiocco, in merito alla perdurante chiusura della piscina francavillese. “Quando ero gestore io dell’impianto, al seppur minimo problema, venivo attaccato dal sindaco e dall’amministrazione che però oggi è stranamente in silenzio di fronte al perdurante stop dell’attività. Sarebbe giusto – spiega ancora Serraiocco – capire il perché di questa perdurante inattività dell’impianto e del disinteresse e dell’inerzia di chi dovrebbe spiegare perché sta accadendo tutto questo. Resta il fatto che a distanza di così tanto tempo le attività sono sospese e i cancelli chiusi, nel silenzio totale più assordante della politica e degli amministratori locali. Sarebbe bastato poco, e a me basterebbe ancora adesso poco per riaprire le piscine di Francavilla al Mare che non si sa quando potranno invece rivedere la luce anche perché il complesso sportivo è stato venduto ad un imprenditore che non si sa bene che futuro potrà garantire all’ impianto sportivo”.

Non è l’arena, Briatore su Ferragni: “Chi dà 650 euro a ‘sti deficenti per una foto?”

Flavio Briatore ospite di Massimo Giletti a “Non è l’arena” commenta l’evento organizzato da Chiara Ferragni a Milano, una masterclass di make up con la influencer e il suo truccatore di fiducia Manuel Mameli. “Vorrei sapere chi è che da 650 euro a ‘sti deficenti”, si chiede l’imprenditore riferendosi alla possibilità, per chi acquista il pacchetto vip, di entrare in camerino e scattare una foto con Ferragni in carne e ossa. Per chi paga meno, solo selfie con cartonato.

video La7 / Non è l’Arena