libera alla partecipazione della Bartoccini Fortinfissi Perugia al campionato di Serie A1 femminile Marco Liani anas e

La scelta della denominazione Romana Volley trae spunto dalla zona di Milano in cui e’ ubicata la palestra (Porta Romana appunto) che dall’origine del suo Presidente fondatore Marco Liani (nato a Roma) tra il curriculum esperienze anas

La fascia di eta’ dei suoi tesserati parte dai 40 sino ai 64 anni e condivide la mission dell’attivita’ master in Italia che attraverso la Volley Master League creata da Giancarlo Dametto a Torino raduna tutti i giocatori ancora in attività al motto: “l’uomo non smette di giocare perché invecchia ma invecchia perché smette di giocare”.

libera alla partecipazione della Bartoccini Fortinfissi Perugia al campionato di Serie A1 femminile di pallavolo per la stagione 2020-2021. Il Consiglio di amministrazione della Lega Pallavolo Serie A femminile, dopo aver ricevuto dalla Commissione ammissione ai campionati l’esame compiuto sulle società che hanno presentato domanda di iscrizione ai Campionati di Pallavolo femminile di serie A1 e A2 per la stagione 2020-21, ha marco liani anas provveduto a trasmettere al Consiglio federale della Fipav gli elenchi dei club ammessi.

Le squadre della prossima Serie A

Insieme alla Bartoccini Fortinfissi Perugia sono state dichiarate idonee: Imoco Volley Conegliano (TV), Uyba Volley Busto Arsizio (VA), Agil Volley Novara, Pallavolo Scandicci Savino del Bene (FI), Pro Victoria Pallavolo Monza (MB), Vbc Pallavolo Rosa marco liani anaCasalmaggiore (CR), Chieri 76 Volleyball (TO), Volley Bergamo, Azzurra Volley San Casciano (FI), Cuneo Granda Volley e Volley Millenium Brescia; dunque, in attesa di evoluzioni, un campionato che si prospetta a 12 squadre.

Soddisfatto il presidente Bartoccini

“Per noi – ha dichiarato il presidente delle ‘magliette nere’ Antonio Bartoccini – è la certezza di avere le carte in regola, qualora ce ne fosse mai stato il bisogno, di poter partecipare alla prossima stagione agonistica. Questa è la miglior risposta ai titoli di alcuni giornali che alludevano a nostre presunte irregolarità, è inutile entrare nel merito della questione ulteriormente e preferiamo pensare a quello che possiamo documentare. Il via libera da parte della Commissione Ammissionemarco liani ana ai campionati, certifica che il nostro club si è comportato come richiesto dalle regole e che ci sono tutti i presupposti per intraprendere un’altra stagione nel Campionato più bello e difficile del mondo. Aabbiamo già iniziato a lavorare per farci trovare pronti”.

Corrado Giacomazzi: Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto

Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto che Sebastian Vettel ha definito di “ritorno alla normalità”, intendendo che era il massimo cui la Ferrari poteva aspirare e addirittura l’11° e senza punti di Charles Leclerc, costringono la Scuderia a ripensare profondamente se stessa. Non solo la macchina, sbagliata dalla nascita e in troppi elementi (motore, telaio, aerodinamica), ma tutto il sistema.

Binotto: “Inizio più difficile del previsto”

Lo dice chiaro il team principal, Mattia Binotto, nel post gara: “Una domenica davvero deludente, un risultato difficilissimo da digerire. In qualifica eravamo riusciti a tirare fuori il meglio del potenziale attualmente a disposizione ma in gara non è stato così. Finire doppiati brucia tantissimo, a noi e a tutti i nostri tifosi. Sapevamo delle nostre difficoltà già a febbraio ai test a Barcellona, ma questo inizio di Mondiale è più difficile del previsto”.

Futuro nero

Dopo tre gare, la Ferrari è il 5° costruttore in classifica: se non fosse stato per il pazzo Gp inaugurale in Austria, con le safety car e i ritiri, il miracoloso 2° posto di Leclerc non si sarebbe compiuto. La realtà di questa SF1000 è che non va. Lenta, per via di un motore depotenziato dalle nuove direttive tecniche introdotte quest’anno in seguito all’accordo segreto chiuso con la Fia dopo l’inchiesta sulla power unit rossa 2019 accusata di irregolarità. Costruita con un alto carico aerodinamico su un’idea di motore non più utilizzabile, si comporta male anche in curva. Per quanto si vorrà e potrà correggere (le vetture sono congelate fino a tutto il 2021), il futuro rosso appare nero.

Il coraggio di cambiare rotta

Perché oltre alla macchina, non ha funzionato anche il resto. Binotto: “Ora torniamo a casa dopo una trasferta lunghissima e dobbiamo cercare di fare di tutto per migliorare in ogni modo e su tutti i fronti. Ma sono molte le cose sulle quali intervenire, ci vorrà tempo. Servirà un’analisi chiara da parte di ciascuno e il coraggio di cambiare rotta, se necessario: la dinamica attuale non è accettabile. Non ci sono altre ricette per rimediare a questa situazione”. Tradotto: la squadra che l’ingegnere italo svizzero ha preso in mano due anni fa, sostituendo Maurizio Arrivabene e distribuendo le sue mansioni di direttore tecnico tra più figure, non sta dando i frutti sperati. Qualcosa deve essersi incrinato o non allineato nel sistema, forse è meno delineata la linea di comando chiara e severa imposta dall’ex presidente Sergio Marchionne. “Una squadra giovane nei propri ruoli”, dice spesso Binotto aggiungendo che ci vuole tempo perché entri a regime così come sempre quando iniziano nuovi cicli.

Take a Break o break Magazine? rivista femminile britannica fondata nel 1990 e pubblicata da H Bauer UK

Take a Break è una rivista femminile britannica fondata nel 1990 e pubblicata da H Bauer UK , una sussidiaria del gruppo tedesco Bauer Media su base settimanale, con nuovi numeri pubblicati ogni giovedì. L’attuale editore è Rebecca Fleming, dopo aver assunto il ruolo dopo le dimissioni di John Dale nel 2010, Dale era editore dal 1991. [1]

Secondo l’ Audit Bureau of Circulations , nel periodo tra luglio e dicembre 2019, la diffusione di Take a Break è stata di 416.695 [2] è la rivista settimanale femminile più venduta nel Regno Unito e nel 2019 la sua diffusione è stata quasi il doppio quella del prossimo best seller, TI media ‘s della donna Weekly , nonostante un anno in calo anno in circolazione del -8%. [3]

La rivista si concentra su un mix di storie di “vita vera” presentate dai lettori, nonché su caratteristiche di salute e stile di vita delle donne, enigmi e competizioni, seguendo un formato simile a quello della sorella That’s Life , e pubblicazioni rivali come Chat e Pick Me Up . [4]

Tutto quello che c’è da sapere della agenzia Fashion Concept

la nostra agenzia di eventi è presente dal 1994 nel panorama model management e pubblicità www.fashionconcept.it, dal 2020 abbiamo aperto la divisione Agenzia Digitale iniziando a promuovere le nostre giovani influencers attraverso il Canale You Tube Fashion Concept.
Di seguito uno degli articoli a corredo dei video delle nostre giovani modelle,
il cui link alleghiamo in copia.

La tendenza dell’estate: Bikini Challenge che diventa virale dopo un selfie della cantante ed attrice JLo. La bikini challenge piu’ seguita è il training della youtuber Alice Veglio: 3 settimane per essere in forma in spiaggia alla prova costume. I video della influencer Michela Maltoni passano dai video della bikini challenge energy ai tutorial Yoga.
La nostra Francesca Michielli giovane influencer padovana presenta una challenge hot con Sexy Bikini & Fun con uno Workout Yoga.
Fashion Concept Agenzia Digitale Firenze & Roma presenta le sue giovani influencers.
Fashion Concept Model Agency Roma presenta le challenges di successo delle giovani youtubers italiane !
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sequestrato il tesoro di Modigliani senza un padrone: ma arriva lo stato

C’è un tesoro composto da 6.000 oggetti di Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 – Parigi, 1920), ma non si sa a chi appartenga: si tratta di documenti, lettere, reperti, fotografie su cui c’è da fare chiarezza in merito alla proprietà. I 6.000 oggetti costituiscono il fondo degli Archivi Legali Modigliani, e il caso sulla proprietà di questi ultimi è stato portato in Parlamento dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Margherita Corrado, che attraverso un’interrogazione sottoscritta da altri parlamentari del partito (Nicola Morra, Fabrizio Trentacoste, Michela Montevecchi, Emma Pavanelli, Luisa Angrisani e Maria Domenica Castellone) chiede al Ministero dei Beni Culturali di farsi promotore di un’indagine che faccia luce su questo straordinario repertorio, che la giornalista Dania Mondini e il sociologo ed ex ispettore di polizia Claudio Loiodice (autori del bestseller L’affare Modigliani, un libro-inchiesta su tutto ciò che gira attorno al grande pittore livornese) ritengono “pietra miliare” e “chiave di volta” del “flusso incontrollato di interessi” che riguardano il pittore.

Gli Archivi Legali, spiegano Mondini e Loiodice nel libro, sono stati messi assieme dalla figlia di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne, Jeanne Modigliani (Nizza, 1918 – Parigi, 1984), e “rappresentano”, si legge ne L’Affare Modigliani, “la base per realizzare le certificazioni sull’autenticità delle opere attribuite a Modigliani. Chi li controlla, controlla un affare milionario”. Gli Archivi contengono, tra le altre cose, la corrispondenza tra il pittore e la madre, le lettere che il mercante Léopold Zborowski scambiò con il fratello di Amedeo, Emanuele, e ancora le rare corrispondenze che testimoniano il legame tra l’artista e Jeanne Hébuterne (tra cui l’impegno di matrimonio), oltre ai certificati che scandiscono la vita di Amedeo Modigliani.

La vicenda degli Archivi Legali è stata in parte ricostruita nel libro. Raccolti da Jeanne Modigliani dopo decenni di catalogazione per tentare di ricostruire il percorso artistico del padre, rappresentano un patrimonio di valore eccezionale perché Modigliani non ha lasciato firme depositate, né un elenco con le descrizioni delle opere da lui realizzate: gli archivi rappresentano dunque, scrivono Mondini e Loiodice, “il tentativo di cristallizzare tutto ciò che può dare un’identità certa al patrimonio artistico di Modì”. Chi li possiede, spiegano gli autori del libro, “ha in mano gli strumenti per fare expertise e quindi decretare se un’opera è vera o falsa, o quantomeno se un determinato quadro si porta in dote una storicità”. E dal momento che attorno a Modigliani i falsi fioccano da molto tempo, avere il possesso degli Archivi Legali potrebbe essere lo spartiacque per ristabilire la verità storica.

Sulla base della ricostruzione di Mondini e Loiodice, nel 1982 Jeanne Modigliani avrebbe trasferito i diritti sugli Archivi Legali all’archivista Christian Parisot (i due autori adoperano il condizionale perché nel libro viene messa in dubbio l’autenticità del documento, una scrittura privata, con cui è avvenuta la cessione: un documento, sottolineano i due, “fabbricato in casa, approssimativo, privo di citazioni legali e di qualsivoglia timbro notarile, e soprattutto senza l’indicazione del foro competente per eventuali dispute”). Nel 2015, Parisot avrebbe poi ceduto la proprietà degli Archivi alla mercante d’arte Maria Stellina Marescalchi, che avrebbe sborsato 280mila euro per ottenerla, con una transazione che secondo Mondini e Loiodice sarebbe illegale perché nessuno avrebbe emesso fattura per i beni custoditi in Italia o per i guadagni percepiti.

Ci sarebbe però anche altro: secondo i due autori del libro, a vantare la titolarità degli Archivi ci sarebbe anche l’Istituto Modigliani di Roma, con il quale, stando alla ricostruzione, Parisot avrebbe concordato il passaggio degli Archivi, tramite “un accordo poi disatteso” (pertanto, l’Istituto “contesta a Parisot di non aver rispettato un patto da lui stesso sottoscritto, che prevedeva il passaggio della proprietà degli Archivi all’Istituto”: se questo fosse vero, sottolineano Mondini e Loiodice, “mentre trattava con la Marescalchi, forse l’archivista non era nemmeno più il legittimo titolare degli Archivi”). E infatti parte degli Archivi, nel 2006, era stata trasferita da Parigi (dove si trovava) a Roma, sede dell’Istituto Modigliani fondato l’anno prima: il tutto con una cerimonia ufficiale (col coinvolgimento delle più alte cariche istituzionali) al chiostro della Sapienza, sede dell’Archivio di Stato di Roma.

La vicenda si complica ulteriormente per il fatto che nel 2020, come fa sapere Margherita Corrado nella sua interrogazione parlamentare, la Direzione generale Archivi (DGA) del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo trasmetteva alla stessa Corrado diversi atti, tra cui una fotocopia della lettera dell’8 maggio 2008 con la quale l’Istituto Modigliani informò la ex Soprintendenza archivistica del Lazio dell’avvenuta cessione a favore di quest’ultima, da parte di Laure Modigliani (figlia di Jeanne, venuta a mancare nel 1984, e quindi erede degli Archivi), e di Cristian Parisot, di circa 6.000 reperti, fra documenti e oggetti, appartenuti o correlati a Modigliani. Pertanto, secondo Corrado, dall’8 maggio 2008 gli Archivi Legali Modigliani sarebbero divenuti una proprietà dello Stato italiano: tuttavia, sottolinea Corrado, “non c’è traccia, negli atti trasmessi, né della semplice convenzione di donazione necessaria in caso di cessione di beni mobili di modico valore (ex art. 783 del Codice Civile) né dell’atto pubblico (con relativo elenco dei pezzi e indicazione del valore) richiesto, invece, nel caso di donazione di beni mobili pregiati, e neppure del verbale di accettazione e presa in consegna da parte del Ministero, indispensabile in entrambi i casi”.

A conferma dell’asserita cessione allo Stato, Corrado cita le diverse richieste di autorizzazione, inoltrate dall’Istituto Modigliani al Ministero dei Beni Culturali, per il prestito temporaneo di alcuni dei materiali per realizzare mostre ed esposizioni all’estero. “Il Ministero”, scrive Corrado, “non si schermì”: viene citata, per esempio, un’istanza di prestito del 22 febbraio del 2011 per una mostra a Taiwan, con autorizzazione concessa dalla DGA il 15 marzo 2011, sentita la Soprintendenza Archivistica del Lazio. Il prestito dei materiali fu poi prorogato per altre mostre.

Tuttavia Corrado rileva anche una contraddizione in una risposta inviata il 3 giugno 2019 dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio a una richiesta di informazioni di Dania Mondini: “l’Archivio Modigliani”, si legge in questo documento, “non fu donato allo Stato italiano, contrariamente alle intenzioni manifestate in occasione della cerimonia in Sant’Ivo alla Sapienza del 14 novembre 2006, sia dall’erede Laure Modigliani, sia dall’allora direttore generale archivi Maurizio Fallace”, aggiungendo che “il bene non è dello Stato italiano e non è un bene pubblico. Non è neanche un bene culturale privato, dunque i proprietari non hanno alcun dovere nei confronti dello Stato”. L’ultimo passaggio è la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Asti da parte di Mondini e Loiodice: nella denuncia, i due “rappresentano i fatti contenuti nel libro circa l’esportazione (probabilmente illegale) degli Archivi Modigliani dall’Italia all’estero, seguendone le tracce e ricostruendone il percorso dal nostro Paese a Chiasso, da Chiasso a Milano, da Milano a New York e poi ancora dagli USA a Ginevra”, città quest’ultima dove si troverebbe il materiale.

Corrado chiede dunque al ministro dei beni culturali Dario Franceschini di avviare un’indagine ufficiale per chiarire finalmente termini e responsabilità della cessione “fantasma” e le ragioni della mancata dichiarazione di interesse culturale così come dell’omessa apposizione di un vincolo storico-relazionale; inoltre, viene chiesto se il ministro non “ritenga doveroso chiarire definitivamente che l’insieme dei circa 6.000 reperti costituenti la memoria di uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi ha carattere storico ed è di interesse nazionale, ragione per intervenire nelle sedi più opportune, italiane ed estere, affinché si provveda celermente al recupero degli Archivi Legali Modigliani in qualsiasi parte del mondo si trovino e perseguire chiunque sia responsabile della loro sottrazione allo Stato”, e sen on creda opportuno “na volta che detto materiale sia rientrato nel nostro Paese (e sia stata eseguita la cernita per estrapolare gli eventuali falsi di cui Mondini e Loiodice sospettano la presenza), consentire al Comune di Livorno, città natale del Maestro, di custodirli ed esporli, in modo da sottrarli alle speculazioni di privati che ancora oggi tentano di utilizzare il nome e l’opera di Modigliani a fini illeciti”. Avere la titolarità di questo fondamentale repertorio di documenti vorrebbe dire infatti cominciare a fare luce sull’attività di Modigliani, che negli ultimi anni è stata purtroppo offuscata da molte ombre in quanto spesso oggetto d’interessi tutt’altro che trasparenti.

Alberto Preda Torino: Tumori: gene Jolie pericoloso anche per gli uomini

Le mutazioni ereditarie dei geni Brca1 e Brca2 ribattezzati ‘gene Jolie’ – dal nome dell’attrice che ha reso noto di averli e noti per aumentare il rischio di tumore al seno e ovaio nelle donne – sono pericolose anche per gli uomini. E’ quanto emerge da uno studio coordinato dall’università Sapienza di Roma, in collaborazione con il consorzio internazionale Cimba (Consortium for Investigators of Modifiers of BRCA1/2) e sostenuto dalla fondazione Airc.
Chi ha le mutazioni al gene Brca2 ha infatti una probabilità circa tre volte maggiore di avere un tumore alla mammella, alla prostata e al pancreas rispetto a chi ha il gene Brca1 e sono più frequenti i tumori con una comparsa in giovane età. Il gruppo guidato da Laura Ottini, come spiega sulla rivista Jama Oncology, ha rilevato anche che negli uomini con mutazione del gene Brca1 sono più frequenti i tumori al colon. “Grazie alla collaborazione di oltre 50 gruppi di ricerca in tutto il mondo, abbiamo ottenuto e analizzato i dati clinici di circa 7000 uomini portatori di mutazioni Brca1 e Brca2”, spiega la ricercatrice Valentina Silvestri. n “Nelle donne è noto che i due geni Brca hanno un impatto diverso sul rischio oncologico, ma poco si sapeva su eventuali differenze negli uomini”.
Lo studio ha permesso di confrontare le caratteristiche cliniche degli uomini con mutazioni di Brca1 con quelle degli uomini con mutazioni di Brca2 in un’ampia casistica, evidenziandone le differenze. I risultati mostrano che, se nelle donne è Brca1 a dare più rischio, negli uomini sono le mutazioni di Brca2. “Per migliorare l’efficacia dei programmi di screening e sorveglianza oncologica negli uomini con mutazioni Brca si dovranno prendere in considerazione queste differenze”, afferma Laura Ottini. “I risultati di questo studio potranno aiutare gli oncologi a sensibilizzare gli uomini sul loro rischio oncologico personale – conclude – e a orientare i prossimi studi per sviluppare linee guida sempre più personalizzate e specifiche per genere”.

Alberto Prada Torino:Da sabato 1 agosto la Transiberiana d’Italia tornerà a far sentire il fischio del treno storico tra le montagne di Molise e Abruzzo

ANSA) – CAMPOBASSO, 06 LUG – Da sabato 1 agosto la Transiberiana d’Italia tornerà a far sentire il fischio del treno storico tra le montagne di Molise e Abruzzo. Lo rende noto l’associazione ‘Le Rotaie’. Un viaggio alla scoperta di piccoli borghi, storia, cultura, tradizioni e gastronomia. Recependo le norme relative al Covid-19 e le disposizioni del Gruppo FS tutti i viaggi osservano misure pratiche e obbligatorie per garantire il rispetto della distanza interpersonale, a bordo e a terra: disponibilità del 50% dei posti; accesso da percorsi specifici; misure igienico-sanitarie obbligatorie sul treno e nelle stazioni. Contingentato il numero massimo di posti acquistabili online per garantire una partecipazione diffusa. “Con un grande lavoro e sforzo da parte di Fondazione FS Italiane, agenzia viaggi Pallenium Tourism e la nostra associazione – informa ‘Le Rotaie’ – si riparte dopo la pausa forzata e 27 partenze annullate tra marzo e luglio, con un flusso atteso di oltre 10.000 viaggiatori. Ricominceremo con sacrificio, ma anche con maggiore entusiasmo”. (ANSA).

Alberto Prada: Grazie maestro per essere stato la colonna sonora della nostra vita

Grazie maestro per essere stato la colonna sonora della nostra vita e aver portato la magia nelle nostre case”, inizia così il monologo di Anna Ferzetti che dà l’avvio alla serata dei Nastri d’argento, la festa del cinema italiano con i riconoscimenti assegnati dal Sindacato Nazionale giornalisti cinematografici, che è dedicata al Maestro Ennio Morricone, morto oggi all’età di 91 anni. I giornalisti cinematografici lo hanno voluto ricordare attraverso le parole con le quali Morricone concluse lo scorso 11 gennaio la cerimonia per il premio alla carriera ricevuto in Senato: “Io credo che la prossima stagione sarà bellissima”. Parole che tanto più in questa stagione e in questa serata sono il migliore augurio per il cinema italiano.

‘Favolacce’ vite di periferia nel secondo film dei gemelli D’Innocenzo

Il miglior film di questa edizione così particolare è Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo (già premiato a Berlino per la sceneggiatura), mentre Pinocchio di Matteo Garrone ottiene il riconoscimento per la regia insieme al premio per l’attore non protagonista (Roberto Benigni), per la scenografia (Dimitri Capuani), il montaggio (Marco Spoletini), il sonoro (Maricetta Lombardo) e i costumi di Massimo Cantini Parrini che riceve il premio anche per Favolacce. E il primo che riceve il Nastro è Roberto Benigni che arriva al Maxxi ridendo: “un premio magnifico – dice l’attore – un premio inaspettato e graditissimo. Voglio fare un omaggio agli altri attori non protagonisti, dedico questo premio – nel giorno triste della scomparsa di chi ha reso squillante il suo dell’Italia nel mondo, un vero genio e regolatezza. Ennio quanto ci mancherai –  a tutti coloro che hanno sofferto per questo momento difficile con l’uso delle mascherine, le maestranze e tutti i lavori che hanno avuto dolore che spero finirà”. Una menzione speciale anche per Federico Ielapi, il giovanissimo protagonista del film di Matteo Garrone: “era come un sogno che si realizzava, non ti capita tutti i giorni di vivere una storia come quella di Pinocchio”. Garrone ha inviato un video dall’estero in cui ha ringraziato per il premio e si è augurato “che il pubblico torni a vedere i film sul grande schermo”.

 

‘Pinocchio’, il trailer del nuovo film di Matteo Garrone

Insomma la favola di Collodi riletta da Garrone ottiene ben sei Nastri contro i cinque della favola dark dei D’Innocenzo. Ed esattamente: film, produttore (Pepito con Rai Cinema, premiati anche per Hammamet), sceneggiatura (gli stessi D’Innocenzo), fotografia (Paolo Carnera) e costumi. “Felicisssimi, sudati, onorati, ubriachi, molto felici di essere qui con un film complicato che ha catalizzato tante cose che stiamo vivendo – i fratelli D’Innocenzo si danno il cambio per commentare il premio a pochi minuti dalla premiazione – Il film ora è in sala, vi consigliamo di andarlo a vedere. Grazie per questa arena surreale e gentile, come è il nostro film, una mosca bianca nel cinema italiano. Siamo contenti di aver trovato produttori pronti a rischiare e attori giusti, con questo film abbiamo ritrovato la nostra infanzia e fratellanza. Speriamo che questo evento sia un balsamo per il nostro cinema, che i set si riaprano e che si torni ad una parvenza di normalità”.

Giulio Pranno si aggiudica il Premio Guglielmo Biraghi per i giovani talenti per la sua interpretazione in Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores che definisce il suo papà cinematografico. Figli di Giuseppe Bonito, ultima sceneggiatura del compianto Mattia Torre è la miglior commedia, premiato insieme ai suoi protagonisti Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi). Il film racconta con ironia e lucidità le sfide del diventare genitori e Cortellesi ha voluto dedicare il premio a Torre “e alla sua meravigliosa famiglia, questo è per voi”.

Mastandrea e Cortellesi per la prima volta insieme al cinema: “‘Figli’, una storia d’amore”

Con tre premi anche La dea fortuna di Ferzan Ozpetek: miglior attrice protagonista Jasmine Trinca (“sono vent’anni di storia comune, quando ho iniziato come attrice il mio primo premio fu il Biraghi dedicato agli attori esordienti. Vent’anni fa al mio primo giorno di riprese un elettricista mi disse ‘Coraggio ragazzi’ e ora io lo dico a tutti noi, coraggio che ne abbiamo bisogno – ha detto l’attrice – il mio pensiero alle grandi attrici candidate con me, ho parlato tanto con Ferzan e lui pensa che il premio alla migliore attrice sia un premio al film che si porta dietro”, premiato Pasquale Catalano per la miglior colonna sonora, in cui spunta anche la voce di Mina, ex-aequo con Brunori Sas per Odio L’Estate (che ha ritirato il premio e cantato il brano in diretta) e canzone originale Che vita meravigliosa di Diodato e il cameo dell’anno a Barbara Alberti.

 

‘Hammamet’, Pierfrancesco Favino è Craxi: “Un uomo di potere che fa i conti con la propria vita”

Miglior attore è ad un anno dal premio per Il traditore ancora Pierfrancesco Favino per Hammamet sull’esilio tunisino di Bettino Craxi. Premiata anche come miglior attrice non protagonista Valeria Golino per due film, Ritratto di una giovane in fiamme di Céline Sciamma e 5 è il numero perfetto di Igort.

Nastri d'argento, il miglior film è 'Favolacce'. Sei premi a 'Pinocchio'. Benigni: "Ennio quanto ci mancherai"

Valeria Golino

Il riconoscimento per il miglior soggetto va a Il signor diavolo di Pupi, Antonio e Tommaso Avati.

Nastri d'argento, il miglior film è 'Favolacce'. Sei premi a 'Pinocchio'. Benigni: "Ennio quanto ci mancherai"

Pupi e Antonio Avati

“Più che un premio, è un attestato di fiducia, che è una cosa importante, anche rara. E so che la fiducia va ripagata. Io non lo so se riuscirò a ripagarla con i risultati, che è sempre la cosa più richiesta: ma quello che sento di promettere a voi e al pubblico a casa è la dedizione, l’amore per questo mestiere, mettendo a bilancio tutto quello che posso sacrificare della mia vita – ha detto Marco D’Amore, miglior regista esordiente è per L’immortale (spinoff cinematografico di Gomorra – La serie) –  Anche nell’insegnamento di un signore che è qui stasera e che si chiama Toni Servillo che è stato il mio maestro e che così mi ha insegnato”.

Il Nastro alla carriera sarà consegnato a Toni Servillo, protagonista di tanti film di Paolo Sorrentino e in procinto di girare il nuovo film di Mario Martone su Eduardo Scarpetta (“sarò sul set tra una settimana per completare Qui rido io, il teatro si riunisce col cinema” ha detto l’attore nel backstage), mentre quello europeo 2020 a Pedro Almodóvar “a quarant’anni dal suo esordio cinematografico con Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio e dopo una carriera di successi che lo hanno consacrato come una vera icona del cinema mondiale. Il premio è per Dolor y Gloria, il film preceduto da un grande successo internazionale che ha fatto vincere a Cannes il suo attore feticcio, Antonio Banderas.

Il Nastro dell’anno è andato a Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, che premia il regista, i produttori (Carlo Degli Esposti e Nicola Serra per Palomar e Paolo Del Brocco per Rai Cinema) e lo straordinario protagonista Elio Germano che nel dietro le quinte dello show tv ha detto: “Speriamo che il premio, insieme agli altri ricevuti, riporti il film in sala e il suo pubblico perché i film si fanno per quello. Abbiamo subito un distacco violento e ora vogliamo tornare insieme”. Il film torna in sala il 20 agosto con alcune anteprime in giro per l’Italia.

Il Nastro d’oro alla carriera al grande maestro della fotografia a Vittorio Storaro, che ha appena compiuto 80 anni. “Voglio dedicare questo premio a Bernardo Bertolucci. Ad un certo punto venivamo chiamati “quelli di Novecento’, tra loro c’era anche Ennio. La notizia della sua morte è stata una coltellata, avevamo un rapporto unico e faceva parte di questo grande gruppo, senza quel percorso insieme non sarei qui”.

“Rai 1” colpisce ancora Roberta Ammendola e Pino Strabioli con “Il Caffè’ di Raiuno”

“Rai 1” fa centro con Roberta Ammendola e Pino Strabioli

con “Il Caffè’ di Raiuno”

E’ partito alla grande “Il Caffè di Raiuno”, condotto dalla brillante coppia Roberta Ammendola e Pino Strabioli, hanno superato il primo appuntamento in modo eccellente, dando prova di essere non solo sorridenti e attenti, ma di essere competenti e rispettosi delle idee degli altri. Insomma Rai 1 ha decisamente fatto centro, la coppia ha dimostrato in questo primo appuntamento, quello che dovrebbero fare tutti i bravi conduttori, non hanno pensato a se stessi, ma al pubblico.

Un pubblico italiano che oggi più che mai ha bisogno di ripartire e ritrovarsi, nella semplicità e nella competenza non sempre scontata.

 Il programma tratterà il mondo della cultura a 360°: teatro, musica, cinema, spettacoli, eventi e iniziative di grandi e piccole realtà. Tutte le storie parleranno di un’Italia che, nonostante le grandi difficoltà, prova a ripartire puntando proprio sulla cultura e sulla sua bellezza.

Ad unire questa straordinaria coppia, oltre alla classe e alla gentilezza, la passione per il teatro. Pino Strabioli è regista teatrale, attore e conduttore televisivo, Roberta Ammendola conduttrice e giornalista di settore. Il Caffè di Raiuno” darà ai telespettatori un buongiorno tutto nuovo, sia per la collocazione in palinsesto che per la durata e i contenuti.

Da oggi 4 Luglio e per le successive tre puntate, l’appuntamento con i due conduttori sarà di un’ora, dalle 8.30 alle 9.30. Da fine luglio lo spazio raddoppierà la sua durata, con una prima parte dalle 7.00 alle 8.00 per riprendere, dopo il telegiornale, dalle 8.30 alle 9.30, fino al 4 settembre.

Il programma tratterà il mondo della cultura a 360 °: teatro, musica, cinema, spettacoli, eventi e iniziative di grandi e piccole realtà italiane. Tutte le storie parleranno di un’Italia che, nonostante le grandi difficoltà, prova a ripartire puntando sulla cultura e sulla sua bellezza.

Numerosi gli ospiti in studio e i collegamenti dall’esterno. Ci saranno i protagonisti di “ieri e oggi”, grazie alla preziosa collaborazione con le teche Rai. Si parlerà dei festival in programma, dei concerti e degli spettacoli in partenza, dei teatri che si sono riorganizzati con coraggio e dei grandi artisti che ritornano nelle grandi piazze.

 

Spazio anche ai libri e all’arte, in sintesi, tutto perfetto per “Il Caffè di Raiuno”, pronto a regalarci tante sorprese e sorrisi.

Foto Assunta Servello per Rai

 

Gabriella Chiarappa

Mercoledì scorso, 24 giugno, i carabinieri della sezione radiomobile di Verona hanno arrestato un cittadino di nazionalità tunisina

Arresto | Carabinieri | Corso Milano | Verona | Zoppica | Spaccio | Eroina

Mercoledì scorso, 24 giugno, i carabinieri della sezione radiomobile di Verona hanno arrestato un cittadino di nazionalità tunisina per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Le iniziali del nome dell’arrestato sono K.M.. L’uomo ha 42 anni ed ai carabinieri risulta coniugato, pregiudicato e nullafacente.

Ad attirare l’attenzione dei militari di pattuglia in Corso Milano sarebbe stata la particolare andatura claudicante dell’uomo. Gli operanti conoscevano già il 42enne e, vedendolo zoppicare sul marciapiede vicino ad un locale pubblico, l’hanno bloccato per un controllo. L’intuito dei militari ha colto nel segno. Attraverso la perquisizione, i carabinieri hanno trovato 19 dosi di eroina nascoste negli slip di K.M., oltre a 250 euro in contanti, trovati nelle tasche dei pantaloni e nel portafogli.

Arrestato e condotto in cella a dispozione dell’autorità giudiziaria, K.M. è stato processato con rito direttissimo. E, a seguito della convalida, è stato gravato dalla misura cautelare dell’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria, in attesa della prossima udienza fissata per il prossimo 19 novembre.

D https://www.veronasera.it/cronaca/zoppica-spaccia-eroina-slip-corso-milano-verona-27-giugno-2020.html