M5S: 200 candidati in corsa per secondo turno europarlamentarie

Milano, 31 mar. (LaPresse) – “Gli altri parlano, il MoVimento 5 Stelle agisce. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica che fa partecipare alla scelta delle candidature tutti i suoi iscritti. Gli altri partiti li decideranno come sempre in qualche segreta stanza”. Lo si legge sul Blog delle Stelle in un post sui risultati del primo turno delle europarlamentarie del M5S. Secondo quanto fatto sapere, sono 200 in totale i candidati al secondo turno. Così suddivisi per circoscrizione: 40 per la nord-occidentale; altrettanti per la nord-orientale; 60 per quella meridionale e 20 per le isole. Hanno accesso al secondo turno – viene specificato – i 10 candidati più votati di ogni Regione, che sono “in ordine alfabetico e senza i voti ricevuti per non influenzare il secondo turno”.

Mattarella difende Bankitalia. L’allarme del Colle sulla commissione banche

Il capo dello Stato riceve Fico, Casellati e Visco: moral suasion per mettere al riparo l’indipendenza dell’organo centrale

Non sono solo i conti e le stime di crescita della nostra economia a impensiere il Colle. C’è un altro elemento a preoccupare in queste ore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la commissione d’inchiesta sulle banche. Commissione che, vista la narrazione pentastellata sul tema, potrebbe partire puntando il dito proprio sulla vigilanza di Bankitalia. Proprio quello che al Colle si vuole evitare. Bankitalia deve essere al riparo da ogni governo e la sua indipendenza deve essere tutelata, è la linea del Colle.

Non a caso, ieri mattina al Quirinale si sono alternati il presidente della Camera Roberto Fico, il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e il governatore di Bankitalia Ignazio Visco: è a loro che il capo dello Stato recapita la sua moral suasion. Sulla presidenza della commissione c’è, tra l’altro, una sotterranea tensione tra M5S e Lega, con il primo che spinge per assegnare la presidenza al senatore Gianluca Paragone, un barricadero sul tema banche già dai tempi della campagna per le Politiche. Ma non è solo il nome di Paragone ad essere “sotto esame” al Colle. E’ la legge stesse che istituisce l’organo ad essere ferma al Quirinale, del tutto contrario all’eventualità che l’attività della commissione si trasformi in un processo a Bankitalia.

L’asse tra il Quirinale e Via Nazionale, del resto, è saldo anche sulla composizione del nuovo Direttorio di Bankitalia, sul quale il governo ha potuto poco per imporre le sue scelte. E rischia di essere ferreo anche sullo stato dei conti italiani. Sul dossier, anche dietro le quinte, il premier Giuseppe Conte da diversi giorni ha cominciato a muoversi. Lunedì e martedì, in questo senso, saranno due giorni importanti. Sarà allora, infatti, che il governo dovrebbe varare quel dl crescita con cui, di fatto, l’esecutivo vuole “sostituire” l’eventualità di una manovra correttiva.Nell’ultima bozza del decreto crescita appare un capitolo, all’articolo 35, dedicato al fondo indennizzo risparmiatori. Il testo dovrebbe essere quello del decreto attuativo del Mef – che dovrebbe essere pronto in questi giorni – con cui verranno applicate le norme sul fondo già contenuto nella legge di Bilancio 2019.

Lunedì, inoltre, Conte vedrà il presidente della commissione Jean Claude Juncker. Prima a Palazzo Chigi e poi a cena. E, sul piatto ci saranno certamente i temi della crescita italiana e di un Def che il governo non intende comunque rinviare cercando invece di amalgamarlo alle proiezioni di crescita con le misure del decretone in campo.

M5S, il blog pubblica 2.600 profili di candidati per parlamentarie Ue: “Oltre il 70% di laureati”. C’è anche Giarrusso

L’ex Iena ci riprova: si sottopone al voto online in Sicilia. Con lui ci sono anche un ex generale, un imprenditore minacciato dalla mafia, il fidanzato di una deputata. “Tantissimi profili di eccellenza”, scrivono i 5StelleParte la corsa per le europarlamentarie dei 5Stelle. Il blog del Movimento ha pubblicato, sulla piattaforma Rousseau, i nomi di 2.600 candidati che dovranno essere sottoposti agli iscritti. Si voterà nei prossimi giorni ma sarà solo il primo step della selezione. La scrematura iniziale dei curriculum ha comunque ridotto il numero dei concorrenti rispetto al 2014, quando ad affrontare il voto online furono in 5 mila.

Tra i nomi spicca quello di Dino Giarrusso, ex Iena, che si era candidato alle Politiche nonché consulente del ministero dell’Istruzione. Nella scorsa estate scatenò polemiche, al momento della nomina al Miur, l’incarico attribuitogli di “controllore” dei concorsi universitari. Ma in corsa c’è anche un ex generale dell’esercito, Calogero Antonio Iacolino, che è il fratello dell’ex eurodeputato di Forza Italia Salvatore Iacolino, e Gianluca Maria Calì, un imprenditore di Casteldaccia (Palermo) minacciato dalla mafia. Nel suo curriculum Calì scrive: “Sono un cittadino che ha deciso di ribellarsi al pizzo e al malaffare, facendo il proprio dovere denunciando ogni fatto alle autorità competenti come previsto dalla legge. Da allora, ho ricevuto ogni tipo di minaccia ed attentati in ogni forma e grado oltre a delegittimazione e diffamazione.Tra i molti attacchi, quello piu pesante è stato quello rivolto ai miei figli di soli 7 e 8 anni, all’uscita di scuola”. Nell’elenco anche portaborse (Clementina Iuppa, collaboratrice del gruppo di M5S all’Ars) e congiunti di parlamentari in carica: Costantino Messina è il fidanzato della deputata Rosalba Cimino. Su Roma c’è il nome di Luca Marsico, che era stato avversario di Marcello De Vito nel Movimento nella capitale. Gli uscenti si ripresentano in massa: da Fabio Massimo Castaldo a Dario Tamburrano (entrambi eletto nel 2014 nella circoscrizione Centro), fino a Ignazio Corrao, che punta a riprovarci nel collegio delle isole.

Nel post introduttivo viene sottolineata la preparazione dei prescelti, si parla di “tantissimi profili d’eccellenza: medici, ingegneri, architetti, psicologi, astrofisici, professori universitari, imprenditori ed esperti. Una moltitudine di professionisti provenienti dai più svariati ambiti che oggi vuole contribuire con la propria esperienza e competenza al progetto del Movimento 5 Stelle in Europa”, scrivono i pentastellati.

E ancora: “Oltre il 70% dei candidati possiede una laurea, uno su sei il dottorato di ricerca e più di 1400 candidati vantano una conoscenza avanzata della lingua inglese scritta e parlata. Un candidato su due ha partecipato alle iniziative di formazione ufficiali  – come i Villaggi Rousseau o il tour degli Open Day – ed ha utilizzato la piattaforma e-learning per perfezionare le proprie competenze”.

Non tutti arriveranno al voto degli iscritti. Nel post si precisa infatti che “con la pubblicazione delle liste, ogni iscritto avrà così il tempo necessario per visionare con attenzione i profili di tutti i candidati. È un modo per conoscerli meglio e per esprimere la preferenza con maggiore consapevolezza. Allo stesso tempo, questa fase sarà utile anche per effettuare controlli più capillari. Gli iscritti, infatti, potranno inviare eventuali segnalazioni nell’apposito form di Segnalazioni”, sottolineano i Cinquestelle. Insomma, in caso di referenze negative, ci potrebbero essere esclusioni.

Elezioni regionali, la Basilicata passa al centrodestra, Vito Bardi governatore. Staccato il centrosinistra, terzo il M5S

Lo spoglio conferma le proiezioni, il candidato forzista vola oltre il 42%. Ed esulta: “Nella mia agenda al primo posto il lavoro”. Il centrosinistra dopo 24 anni perde la guida della regione. Calo dei 5 Stelle, al 20 per cento. Affluenza definitiva al 53,58, in crescita di 6 punti rispetto alle precedenti amministrative

di ALESSIO SGHERZA e TIZIANA TESTA

Il centrodestra a trazione leghista ottiene un nuovo successo alle regionali. Anche se lo spoglio in Basilicata è ancora in corso, i dati in arrivo dalle sezioni confermano solidamente il quadro tracciato dalle proiezioni diffuse dalla Rai a partire dalla mezzanotte. E i dati parlano chiaro: sarà Vito Bardi il nuovo governatore della regione.

Le proiezioni (con campione al 41 per cento) stimano che Bardi, un ex generale della Guardia di finanza fortemente voluto da Forza Italia e sostenuto da cinque liste, dovrebbe ottenere il 42,47 per cento dei voti, distanziando il candidato Carlo Trerotola – che aveva l’appoggio di 7 liste – di quasi 10 punti. Con questo risultato il centrosinistra perderebbe la guida della regione dove governava dal 1995.

A seguire, molto distanziati, i Cinquestelle, con Antonio Mattia con il 20 per cento. Valerio Tramutoli – professore universitario ecologista e quarto candidato – non dovrebbe arrivare nemmeno al 5% con la lista civica di sinistra “Basilicata possibile”.

Le prime parole di Vito Bardi: “Al primo posto il lavoro”

“Abbiamo scritto la storia, la Basilicata è pronta per il cambiamento”, è stato il primo commento di Vito Bardi al risultato, mentre lo spoglio era ancora in corso. “Nella mia agenda al primo posto ci sarà il lavoro. I giovani devono restare e avere le loro opportunità. Con legalità e trasparenza”.

Lo stesso Carlo Trerotola, candidato del centrosinistra, già poco dopo la mezzanotte sembrava ammettere la sconfitta: “Se ha vinto Bardi mi congratulo con lui, è stata una bella esperienza. Farò opposizione, lo devo ai cittadini, non è che posso dire ‘ho perso, vi saluto'”. Più tardi però ha frenato rinviando ogni valutazione a una conferenza stampa da tenere in mattinata.

Bardi, che non ha potuto votare perché residente a Napoli, ha seguito i primi risultati dal centro di Filiano, paese d’origine della famiglia. Poi ha raggiunto il quartier generale a Potenza annunciando: “Chiamerò tutti i leader per una grande festa del centrodestra”.

I voti alle liste

Nonostante il dimezzamento dei voti rispetto alle politiche del 4 marzo 2017, il M5s resta tuttativa il primo partito con il 20,31%, seguito dalla Lega con il 19,29%.

Per quanto riguarda le altre liste, Forza Italia super di poco il 10% e pur perdendo qualcosa tiene rispetto alle scorse elezioni. Sotto il 10% entrambe le liste principali a sostegno di Trerotola, ovvero Avanti Basilicata e Comunità democratiche. A seguire Fratelli d’Italia oltre il 5 per cento e Progressisti Basilicata sotto il 5.

Affluenza in crescita rispetto al 2013

L’affluenza è in netto aumento, almeno rispetto alle precedenti regionali. Alle 23 si è attestata al 53,58 per cento, secondo i dati del Viminale. La crescita è stata di 6 punti rispetto alle regionali del novembre 2013 quando si era fermata al 47,6%. In quell’occasione si votava in due giorni: domenica e lunedì. Alle politiche del 4 marzo 2018 l’affluenza era stata del 71%.


I risultati in Basilicata sono test nazionale

Il voto lucano è un importante test nazionale, l’ultimo prima delle elezioni europee del 26 maggio. Il centrodestra, se le proiezioni saranno confermate, avrà ottenuto il sesto successo consecutivo, dal 4 marzo 2018, dopo TrentinoFriuli-Venezia GiuliaMolise,Abruzzo e Sardegna. Il centrosinistra incasserebbe invece la prima sconfitta dopo l’elezione alla segreteria di Nicola Zingaretti, che ha chiuso la campagna elettorale a Matera, in una piazza affollata.

Giorgia Meloni, il clamoroso scippo nella terra della Lega: 35 big (la metà azzurri) vanno coi “Fratelli”

Tra le braccia della leader di Fdi

Fratelli d’Italia fa il pieno di amministratori locali in Veneto e svuota le fila di Forza Italia. Ad annunciarlo è Massimo Giorgetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto che in una conferenza stampa spiega che «trentacinque amministratori locali, in rappresentanza di 25 comuni della provincia di Verona, hanno deciso di entrare in Fratelli d’Italia, aderendo cosi al progetto lanciato da Giorgia Meloni per costruire la seconda forza politica del centrodestra». Di questi trentacinque, circa la metà arrivano dal partito di Silvio Berlusconi, mentre gli altri provengono da liste civiche locali.

«Il nostro Paese», spiega Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia «è ostaggio delle politiche del M5s, del quale non condividiamo quasi nulla: dal blocco delle infrastrutture strategiche come la Tav per paura della corruzione, alle misure che non aiutano le nostre imprese come la fatturazione elettronica, per non parlare del reddito di cittadinanza fino ad arrivare alla mancanza di protezione del nostro made in Italy dalla concorrenza sleale dei prodotti cinesi. Fratelli d’Italia è impegnata a cambiare tutto questo e a costruire un grande contenitore in grado di mantenere quanto proposto agli italiani».

L’ingresso di 35 amministratori locali, continua Donzelli, «tra cui sindaci, assessori e consiglieri, è un momento importante per il nostro partito che è impegnato nella ricostruzione di una grande forza di centrodestra alleata della Lega». La sfida è quella di costruire una forza in grado «di interpretare le esigenze dei territori e fornire risposte ai cittadini con proposte nuove». 

Fico lancia un sito dedicato ai giovani: “Un modo per sentire vicine le istituzioni”

Camera

“Sono diverse le occasioni di incontro tra la Camera e i più giovani: dalle giornate di formazione, alle visite, dai concorsi ai Percorsi di cittadinanza nelle scuole e negli istituti penali minorili. Ora tutte queste iniziative sono raccolte in questo portale” sottolinea il Presidente della Camera

24 marzo 2019″Oggi – a un anno da una data per me significativa – voglio annunciare il lancio del sito giovani.camera.it. Sono diverse le occasioni di incontro tra la Camera e i più giovani: dalle giornate di formazione, alle visite, dai concorsi ai Percorsi di cittadinanza nelle scuole e negli istituti penali minorili. Ora tutte queste iniziative sono raccolte in questo portale dove potete trovare le informazioni per partecipare”. Così il presidente di Montecitorio, Roberto Fico. E prosegue: “È un modo ulteriore per sentire vicine le istituzioni e rafforzare il senso di comunità che ci unisce e che si basa su valori e principi condivisi”.

Retroscena al governo, lo sfogo di Conte: Salvini fa il superuomo, io ho una pazienza infinita…

Come riportato da il Corriere della Sera, il premier Giuseppe Conte avrebbe voluto mettere in chiaro la sua posizione all’interno del governo smentendo di avere un’occhio di riguardo nei confronti del Movimento Cinque Stelle.

Clima teso al governo come confermato dal botta e risposta tra Salvini e Di Maio e come confermato soprattutto dal retroscena svelato da Corriere della Sera, secondo cui la Lega avrebbe accusato il premier Conte di essere troppo sbilanciato dalla parte del Movimento Cinque Stelle. e, stando a quanto riferito dal quotidiano, il capo del governo avrebbe spese parole non proprio d’amore nei confronti del leader del Carroccio.

Matteo Salvini
Fonte foto: https://www.facebook.com/salviniofficial

Il premier Giuseppe Conte: Matteo Salvini? Si comporta come un superuomo

Parlano i fatti e io ho una pazienza infinita. Matteo Salvini? Si comporta come un superuomo“, avrebbe dichiarato Giuseppe Conte come riferito da il Corriere della Sera.

Giuseppe Conte
Roma 20/06/2018 – Il Presidente del Consiglio dei Ministri incontra il Presidente del Consiglio Europeo / foto Samantha Zucchi/Insidefoto/Image nella foto: Giuseppe Conte

Conte: Io sono un uomo di Stato e servo solo l’interesse degli italiani

Il premier avrebbe inoltre risposto alle presunte accuse secondo cui sarebbe troppo sbilanciato verso il Movimento Cinque Stelle, un’accusa che potrebbe essere stata mossa dopo la sua posizione sul Tav e dopo la sua decisione di spalleggiare e caldeggiare la firma del Memorandum con la Cina nonostante le perplessità di Matteo Salvini.

Io sono un uomo di Stato e servo solo l’interesse degli italiani“, dice il presidente del Consiglio secondo quanto riporta Il Corriere della Sera in un retroscena.

Incontro in programma tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte?

Da Roma emerge la voce secondo cui il premier possa voler incontrare già nei prossimi giorni Matteo Salvini, che metterebbe in cattiva luce il governo con atteggiamenti decisamente poco istituzionali. Il fatto che, in virtù della sua carica di vicepremier, non si sia presentato a Roma per incontrare Xi Jinping potrebbe aver lasciato strascichi…

ultimo aggiornamento: 24-03-2019

Nicolò Olia

Finanziamento illecito, Zingaretti indagato a Roma e Messina. Per il segretario del Pd si tratta di pettegolezzi: “Attendo con grande serenità che la giustizia faccia tutte le verifiche”

Il presidente della Regione Lazio e neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, secondo quanto riporta l’edizione online del settimanale L’Espresso, sarebbe indagato dalle Procure di Roma e Messina per finanziamento illecito. L’inchiesta sarebbe legata alle dichiarazioni rilasciate a più riprese dagli avvocati siciliani Piero Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio 2018 per corruzione in atti giudiziari e che un mese fa hanno patteggiato la pena. L’inchiesta, come era emerso nelle scorse settimane, coinvolge anche l’ex premier Silvio Berlusconi, con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari.

A tirare in ballo Zingaretti, nel corso di un interrogatorio avvenuto a luglio, sarebbe stato l’avvocato Calafiore. Il governatore sarebbe stato citato dal socio di Amara parlando di Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone. Secondo Calafiore, Caltagirone era in affari con Amara e in buoni rapporti con Zingaretti ed era sicuro di non essere arrestato “grazie a erogazioni fatte per favorire l’attività politica di Zingaretti”.

“In merito all’articolo dell’Espresso – ha commentato lo stesso Zingaretti – sulla mia iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma per un presunto finanziamento illecito, voglio affermare di essere estremamente tranquillo perché forte della certezza della mia totale estraneità ai fatti che, peraltro, sono stati riferiti come meri pettegolezzi de relato e senza alcun riscontro, come affermato dallo stesso articolo del settimanale. Mai nella mia vita ho ricevuto finanziamenti in forma illecita e attendo quindi con grande serenità che la giustizia faccia tutte le opportune verifiche per accertare la verità”.

Flat tax, è scontro nel governo. La Lega rilancia: “È nel contratto”

Salvini contro la stima del Mef: “60 miliardi? Numeri strampalati”. Lezzi: “Promessa che non si può mantenere” Zingaretti a Circo Massimo: “Bufala da Paperone”

MILANO – Lega e Movimento 5 Stelle ancora divisi. Questa volta a separare i due alleati di governo è uno dei provvedimenti bandiera del programma elettorale del partito di Matteo Salvini: la Flat tax. A riaccendere la miccia in mattinata è stato il ministro dell’Interno che in mattinata ha corretto le simulazioni del Tesoro, che ieri aveva stimato in quasi 60 miliardi in costo dell’intervento, parlando invece oggi di cifre sensibilmente più basse.  “Sono numeri strampalati”, ha attaccato Salvini intervistato a Rtl. “Non siamo al Superenalotto. I numeri li contiamo con più precisione”.  “Per la prima fase della Flat tax per le famiglie, per un primo colpo sostanzioso, non per tutti ma per tanti, servono 12-15 miliardi e sarebbe una rivoluzione epocale”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea il sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri, padre della flat tax in salsa leghista, che in una intervista alla Stampa oggi ha rilanciato quanto:  “La nostra proposta di flat tax familiare è fattibile e ricordo che fa parte del contratto di governo. Spero di poterla illustrare al più presto a Luigi Di Maio”, ha detto sottolineando che la misura “avrebbe lo stesso impatto sui conti pubblici che ha avuto il reddito di cittadinanza”. Quanto alle risorse per finanziarla Siri ha spiegato che si potrebbe cominciare “dai tagli di spesa e con la rimodulazione delle tax expenditures”, fino ad arrivare a toccare gli 80 euro del governo di Matteo Renzi: “Non è un tabù, si possono pure toccare purché, e questo è molto importante, il risultato finale sia l’abbattimento complessivo della pressione fiscale”.

Lezzi: “Promessa che non si può mantenere”

Nella Maggioranza la frattura si è già aperta.  “La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere”, ha detto la ministra per il Sud Barbara Lezzi ospite del programma 24 Mattino – Morgana e Merlino su Radio 24. Già ieri il vicepremier Luigi Di Maioaveva gelato l’alleato di governo. “Sulla Flat tax familiare – aveva detto –  L’importante è non fare facili promesse alla Berlusconi, come rappresentanti dello Stato non dobbiamo mai dimenticarci di avere delle responsabilità nei confronti dei cittadini”.

Zingaretti: “Bufala da Paperone”

L’opposizione intanto è già partita all’attacco. “La Flat tax é una bufala senza spazi fiscali per sostenerla, l’hanno subito fatto capire a Salvini. L’insofferenza viene dagli imprenditori del Nord che hanno capito la mutazione genetica della Lega, che per prendere voti in tutta Italia paralizza il Paese”, ha attaccato il segretario Pd Nicola Zingaretti a Circo Massimo su Radio Capital. “Serve la progressività delle imposte, non l’illusione che se i ricchi hanno più soldi spendono di più – ha aggiunto -. Queste sono le teorie di Paperon de Paperoni, non di Paperino e Qui Quo Qua”.

La simulazione del Mef e la proposta della Lega

Secondo la simulazione effettuata dal Tesoro invece ‘la tassa piatta’ riguarderebbe circa 16,4 milioni di famiglie con un vantaggio medio familiare di circa 3600 euro. Due le aliquote previste nella simulazione: il 15% fino a 80mila euro di reddito e del 20% per i redditi eccedenti tale soglia. Del costo totale della misura, il peso della clausola di salvaguardia, secondo il documento, sarebbe di 4,4 miliardi. Nell’ipotesi di simulazione si fa riferimento ad una flat tax che prevede una deduzione di 3mila euro per ciascun componente del nucleo familiare con reddito fino a 35mila euro mentre per i redditi superiori ai 50mila euro all’anno, secondo la simulazione, non sarebbe prevista alcuna deduzione. Un impianto che, nei calcoli del Tesoro, costerebbe 59,3 miliardi di euro.

Cosa è stato fatto fino ad ora

La legge di bilancio di quest’anno prevede così un primo step: l’estensione della flat tax forfait al 15% per i lavoratori autonomi con ricavi fino a 65 mila euro. Dal 2020 forfait del 20% sulla quota eccedente fino a 100.000 euro. La misura attuale, secondo la relazione tecnica alle Legge di Bilancio, costerà il primo anno solo 330 milioni, con un impatto sui soli versamenti Iva ma, dopo un rimbalzo di 1,9 miliardi di costo nel 2020, si attesterà su un impegno per lo Stato pari a 1,4 miliardi. La Flat Tax al 20% tra i 65 e i 100 mila euro per imprenditori e negozianti impegnerà 109 milioni nel 2020, 1,1 miliardi nel 2021 e 856 milioni nel 2022.

fonte:repubblica.it

Roma, consigliera grillina passa a Gruppo misto: i 5S perdono maggioranza nell’XI municipio

“Il movimento non rappresenta tutti quegli ideali che mi avevano spinto a candidarmi” spiega Francesca Sappia nel documento che sigla il suo abbandono

di VALENTINA LUPIA

Bufera all’undicesimo municipio. Col passaggio di una consigliera al Gruppo Misto, protocollato stamattina prima delle 9, il Movimento 5 Stelle perde la maggioranza in un altro municipio. I grillini ora si ritrovano in 12, mentre le opposizioni – tra centrodestra, centrosinistra e Gruppo Misto – sono in 13. Insomma: con una unità in meno i pentastellati perdono completamente il potere. Ad aver abbandonato “la nave” è Francesca Sappia, 37 anni, segretaria in uno studio legale, che già a gennaio, durante le mozioni sulla preferenziale di via Portuense, aveva manifestato il suo “mal di pancia”, votando con le opposizioni e non coi 5S.
Roma, bufera all’undicesimo municipio: consigliera 5S passa a gruppo misto
Stamattina, “dopo aver ragionato per settimane”, spiega, ha protocollato il documento con cui mette fine alla sua avventura in maggioranza. Il Movimento, si legge nel foglio, “non rappresenta più tutti quegli ideali che mi hanno spinta a candidarmi tradendo di fatto il voto degli elettori. Comunico l’adesione con effetto immediato al Gruppo Misto”. Per giorni Sappia è stata indecisa: lasciare l’attività in municipio o aderire a un altro gruppo? “Ho scelto la seconda perché è giusto nei confronti di chi mi ha votata”, dice.

Tra i temi caldi, con cui non si sarebbe incontrata con i pentastellati, ci sono la preferenziale di viale Marconi e quella di via Portuense (riguardo cui è prevista una manifestazione oggi, alle 17), il Pup piazzale della radio, i fondi definanziati per la riduzione rischio idrogeologico a Piana del Sole.

Ora il timore è quello di essere bombardata sul web, come successe anche quando al Gruppo Misto aderirono gli ex 5S Mirko Marsella e Gianluca Martone: “Ma ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà, in questi ultimi giorni, dai miei elettori. Mi hanno detto che avrebbero creduto in me in qualsiasi caso. Ma qualche fanatico ci sarà”. Ora le opposizioni si aspettano che il presidente, Mario Torelli, rinunci alla poltrona. “D’altronde il M5S non ha più la maggioranza – spiega Gianluca Lanzi, consigliere Pd – il minisindaco si dimetta immediatamente e si torni al più presto al voto, noi siamo pronti”. Dopo i municipi III e VIII, sarebbe il terzo municipio grillino a tornare al voto.

fonte:repubbica.it