11 settembre: quasi pronti per il post festival al Salotto Comunale di Battipaglia

A minuti sta per cominciare lo spazio dedicato ai commenti del PSFF. Ci troviamo nel Salotto Comunale di Battipaglia.

Dopo la partenza ieri al Teatro Instabile di Napoli “Michele Del Grosso” che ha fatto da suggestiva cornice all’apertura ufficiale delle attività della quarta edizione del PSFF in collaborazione con Radio Musica Television, si è aperto lo spazio destinato al concorso.

Proprio questa sera, 11 settembre, si è appena conclusa la serata dedicata alle sezioni Horror&Thriller e Past&Future. Domani, 12 settembre, sarà dedicato ai generi Drama&Social e Docs&Discovery (documentario); il 13 ai generi Comedy&Comic, Green&Nature e Music Videos. Sempre il 13 sarà proiettato al pubblico il cortometraggio inedito di Aldo, Giovanni e Giacomo “Un Filo intorno al Mondo”, con la presenza della regista Sophie Chiarello. Il Premio alla Carriera sarà invece assegnato all’attore Ernesto Mahieux, classe ’46, già vincitore del David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Grande entusiasmo per i cortometraggi in gara, venticinque, annunciati nella seconda metà di agosto, selezionati tra i duecentocinquantanove arrivati da ben quarantuno paesi. Vi aspettiamo tutti connessi per la nostra diretta…

Roma, la mafia è in tavola Massimo Colangelo

Roma, la mafia è in tavola

C’erano una volta i locali della mala: defilati, semi deserti, aperti solo per giustificare gli incassi dei clan. Oggi invece le cosche hanno invaso la Capitale in grande stile, dai ristoranti low cost ai bar di tendenza. È la nuova frontiera del riciclaggio, su cui indagano pm e guardia di Finanza

DI GIOVANNI TIZIAN E NELLO TROCCHIA

Roma, la mafia è in tavola
Foto di Massimo Berruti

Campo dei Fiori? «Quest’amico mio si è comprato un bar a Campo dei Fiori, 470 mila euro, che quando l’hanno preso incassava tremila euro e cinque al giorno». Gianicolo? Grand Hotel con ristorante e vista sul Cupolone di San Pietro. Centro storico? Il Caffè Chigi, lungo la via che unisce Montecitorio a piazza Colonna.

Ormai le inchieste antimafia su Roma assomigliano sempre più a una guida gastronomica: un lungo elenco di ristoranti, pizzerie, bar e tavole calde di ogni livello e di ogni quartiere. Non è una sorpresa: la metropoli è anche la capitale del riciclaggio, tanto che negli ultimi due anni e mezzo le Fiamme Gialle vi hanno sequestrato beni per un miliardo e 400 mila euro. E richiesto ulteriori provvedimenti per la stessa somma.

Metà delle 160 aziende confiscate nel Lazio sono bar, ristoranti, alberghi. Poi ci sono quelle sospette su cui gli investigatori hanno puntato i riflettori: almeno una trentina. Ma passare dai sospetti ai provvedimenti è sempre più difficile. I boss si sono evoluti e si affidano a imprenditori del settore: professionisti che curano nei particolari la gestione e l’arredo dei locali per farne posti conosciuti e frequentati. Un tempo c’erano i locali “di mala”: birrerie, pizzerie, pensioncine e night club in stile Tony Soprano, aperti solo per giustificare gli incassi del clan, spesso in vie defilate.Adesso si lavora in franchising, riciclando i capitali mafiosi in imprese altamente competitive. La “Ristomafia Spa” della capitale soddisfa tutti i palati, è adatta a ogni portafoglio. La crisi che colpisce duro e – come denuncia Confesercenti – dall’inizio dell’anno a Roma ha fatto sparire 417 bar e ristoranti, per i cassieri dei clan invece è un’occasione d’oro. Comprano il marchio lasciando il vecchio gestore come testa di legno o inserendo un familiare fidato per schermare la proprietà. Allo shopping capitolino partecipano soprattutto ’ndrangheta e camorra. Ma non mancano reduci della banda della Magliana, imprenditori chiacchierati o indagati in storie di mafia o usura. «Dobbiamo recuperare un forte ritardo», ha ammesso il pubblico ministero Giuseppe Cascini durante un convegno pubblico,«perché è da una quindicina di anni che le mafie hanno cominciato a riciclare anche a Roma soprattutto nel settore terziario».

Confische e sequestri da Campo de’ Fiori al Tuscolano 

’O ROMANO IN CATENA
Il soprannome la dice lunga sulle sulle mire del personaggio: “’O Romano”. Edoardo Contini è un boss che ama profondamente la capitale, la frequentava fin da giovane. Il clan che porta il suo cognome è stato il perno dell’alleanza di Secondigliano, il cartello dei clan più temuti. Nel 2007, al momento del suo arresto Franco Roberti, oggi procuratore nazionale antimafia, disse: «Contini è la più grande mente criminale della camorra napoletana, un vero capo». Oggi gli investimenti del padrino continuano a fruttare grazie a prestanomi fidati a cui sono intestati diversi locali e un’intera catena di ristoranti. E “l’Espresso” ha anche verificato, che proprio nei dintorni di piazza Navona, un uomo legatissimo ai Contini gestisce un ristorante, pesce buono e pizza napoletana. Lontani i tempi di rapine e carcere, oggi è tutto tavoli e affari.

USURA, PIZZA E STORNELLI
Tra il Colosseo e la prima periferia ha costruito la sua rete di pizzerie e ristoranti. L’imprenditore Michele Marturano è l’inventore della formula anti crisi “Pala Family” offerta nei tredici punti vendita Mary Pizza: una pizza da un chilo e mezzo a forma di pala venduta a 13 euro. Si può gustare seduti ai tavoli o a casa. Una trovata vincente: in piena recessione ogni punto vendita sfornava almeno cento “Pizza Pala” al giorno. E da qualche tempo è partita la friggitoria di pesce. Con poco meno di 4 euro si può assaporare un cartoccio di paranza: calamari, pescetti, gamberi. Sul curriculum di Marturano però pesa un’accusa di usura nell’inchiesta “Pinocchio” del 2009. A quattro anni di distanza deve ancora iniziare il processo, dove sfileranno alcuni personaggi legati al clan Mancuso. Nel frattempo il gruppo si è consolidato. E ha stretto alleanze commerciali con importanti ristoratori romani. Alcuni di loro, come ha potuto verificare “l’Espresso”, sono in società con Flavio Romanini. Ossia l’imprenditore, che senza accorgersene, sfiora la ‘ndrangheta con un dito: prima ha ceduto il Caffè Chigi a due passi dal Parlamento a una società della famiglia calabrese degli Alvaro e qualche anno dopo ricompare nel Chigi come amministratore unico e socio di due donne, ritenute prestanome della ‘ndrina Gallico. Ma nel 2012 piovono i sequestri ordinati dai giudici che hanno requisito le quote della cosca calabrese, ma non quelle del ristoratore romano.

Foto di Massimo Berruti
Foto di Massimo Berruti

COMPARI DI COSCA
All’ora di pranzo era un luogo di ritrovo. Politici, giornalisti, professionisti. Ma anche turisti che si fermavano al caffè Chigi dopo aver visitato la Galleria Alberto Sordi e palazzo Montecitorio. Oggi il locale non esiste più. In via della Colonna Antonina 33, dietro quelle vetrate c’è un mucchio di cartacce, il caos dopo la tempesta scatenata dai sequestri per ‘ndrangheta. C’è un gemellaggio criminale che fa tremare l’economia sana: quello tra Gallico e Alvaro ha radici lontane. Questi ultimi hanno fatto da apripista «per gli investimenti dei Gallico nel settore della ristorazione, il più affetto da infiltrazioni ‘ndranghetiste», si legge nei rapporti investigativi della Dia. Decine di attività in mano a tre ‘ndrine: Alvaro, Gallico e Mancuso, che nonostante sequestri e confische continuano a investire nella movida romana.

ROMA ASPROMONTANA
Ai piedi di piazza di Spagna e di Trinità dei Monti dagli anni ’70 c’è il noto ristorante Alla Rampa. Lo chef, in una location tra il rustico e il ricercato, prepara pasta fatta in casa con sugo di pesce oppure dorate cotolette d’abbacchio. I prezzi medio alti non sono adatti a tutte le tasche. Cinque anni fa però il locale finisce sotto sequestro. È la prima volta che i sigilli vengono messi a un ristorante così conosciuto. Dal 2006 è di proprietà di Cesare Romano e dei cugini, e cognati, Giorgi. Imprenditori di successo, ma sospettati di essere vicini, oltre che parenti, al clan Pelle di San Luca. Loro vengono dal santuario della ’ndrangheta, hanno ristoranti in tutta Europa, ma giurano di essersi fatti da soli. E i giudici del tribunale di Roma gli credono. Per i Giorgi e Romano, dai documenti letti da “l’Espresso”, è stato comunque un affare: ai vecchi proprietari hanno versato la bellezza di 2 milioni e mezzo di euro, metà in cambiali e il resto con un bonifico da San Marino. Sono trascorsi più di tre anni dai sigilli Alla Rampa, ottenuta la revoca e il bollino di legalità, hanno allargato i loro interessi acquisendo la gestione nel 2012 della storica trattoria romana Pallotta in piazza Ponte Milvio. Dal 1820 luogo di ritrovo e di stornelli. E oggi affollato di vip. Pesce o pizza, con la ’nduia, per ricordare le origini.

’NDRINA BY NIGHT
Tra Campo de’ Fiori, piazza di Spagna e Nomentana c’è la Roma che non dorme. Prima l’aperitivo poi la cena, un drink e una passeggiata fino a tarda notte. Questo grande triangolo offre divertimento a volontà. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Tra questi c’è una catena di ristoranti e lounge bar che attira un gran numero di persone. Oggi gli investigatori sospettano che dietro il sucesso di quest’attività possa esserci la longa manus di Giuseppe Mancuso detto “’Mbrogghia” (l’imbroglione). Lui è il cugino del capo storico Pantaleone Mancuso, “U scarpuni”, considerato lo scissionista della grande famiglia cresciuta a suon di pallottole e tonnellate di coca. Ma inseguire il flusso dei soldi cash che finiscono nei piatti della Roma bene non è un’operazione semplice.

AMICI DEGLI AMICI
Ci sono poi ristoratori con amicizie importanti. Ai loro tavoli siedono vip. Nel locale di Gianni, detto Johnny, Micalusi per esempio sfilano ministri, cardinali, magistrati, parlamentari, attori e non solo. Il suo fiore all’occhiello è l’Assunta Madre, a pochi passi dalla sede della Direzione nazionale antimafia, in via Giulia. Il ristoratore dei vip ha però amicizie borderline: «So boni quelli nò so boni quelli nò». Era il 2002 e Micalusi non si informava di una partita di calamari, ma di assegni, parlandone al telefono con Enrico Terribile, «noto personaggio della Banda della Magliana». In quell’inchiesta fu assolto.

In zona Salaria, lontano dal centro storico e immersa nel verde, c’è la villa ristorante di Massimiliano Colangelo, l’amico degli amici e dell’ex senatore Sergio De Gregorio. Qui alcuni candidati Pd hanno incontrato gli elettori durante l’ultima campagna elettorale per le comunali. Poco distante da Villa Ada, il ristorante sorge attorno all’antica Torre Salaria costruita sul mausoleo di Caio Mario. Soddisfa tutti i palati, dalla fugace pizza a primi e secondi per una cena completa. La cucina romana si sposa con originali portate. E così, raccontano le recensioni, si possono gustare i classici tonnarelli cacio e pepe, ma anche una carbonara al sapore di tartufo. E poi eventi e spettacoli nei 10 mila metri quadrati di parco. Il patron Colangelo un mese fa è finito agli arresti domiciliari. Lo accusano di avere promesso, e non mantenuto, di intervenire in Cassazione per sistemare una sentenza: una manovra in favore di Nicola Femia, considerato uno dei nuovi re della ’ndrangheta al Nord.

IL CAFE’ DE PARIS SENZA CLIENTI. E LO STATO RISCHIA DI FALLIRE
C’era una volta il Cafè de Paris, dove a pranzo si potevano incontrare diplomatici, politici, personale delle istituzioni. Dopo il sequestro e la confisca però l’afflusso di personalità si è azzerato. Nel 2008 l’ex sindaco di Roma, allora ministro delle politiche agricole, presenziò a un evento organizzato al Cafè de Paris da Giulio Lampada, imprenditore legato alla cosche lombarde e reggine, poi condannato a Milano. Quell’anno era ancora proprietà del clan Alvaro di Cosoleto. Poi è arrivato il sequestro. E il clamore mediatico ha allontanato i vip. Ma soprattutto le ambasciate, che organizzavano pranzi e cene, non frequentano più il locale della Dolce vita. Quel caffè, per molti, è ancora a marchio ‘ndrangheta. E, invece, il simbolo della dolce vita, già smacchiato dalla magistratura, è oggi libero dal controllo mafioso. Ma i problemi per bar e ristoranti sottratti alle mafie non finiscono qui. Ci sono situazioni paradossali, come il Gran caffè Cellini e il bar “Clementi”. A “l’Espresso risulta che accanto agli amministratori incaricati dai giudici di gestire la società confiscata, continuano a lavorare parenti dei boss. Assunti regolarmente. E licenziarli potrebbe voler dire perdere la causa davanti al tribunale del Lavoro. Come, del resto, è già accaduto.

“PRESTO UNA BANCA DATI CONTRO I PASSAGGI SOCIETARI SOSPETTI”. LA PROMESSA DELL’ASSESSORE AL COMMERCIO DEL COMUNE DI ROMA MARTA LEONORI
L’allarme lanciato due settimane fa da Sabrina Alfonsi, presidente del primo Municipio della capitale, è inquietante: «Il 70 per cento delle attività commerciali del centro storico è in mano alle mafie». Un dato che ha suscitato non poche polemiche. L’assessore al commercio di Roma capitale Marta Leonori spiega all’Espresso le misure che l’amministrazione ha intenzione di promuovere: “I municipi hanno firmato il protocollo di legalità con l’associazione daSud che prevede una serie di regole e controlli più serrati anche in materia di appalti pubblici. Un altro è stato sottoscritto con Libera. L’altro tema è quello dell’accesso al credito, gli sportelli antiusura sono solo sei, vorremmo potenziare la rete istituendone uno in ogni municipio».

Ma resta l’allarme lanciato sulla penetrazione dei clan nelle attività commerciali. Sul punto Leonori propone una ricetta: «Stiamo lavorando a un protocollo con Prefettura e Camera di commercio e Guardia di finanza per monitorare i cambi di attività ripetuti, subentri ripetuti in tempi ristretti, ripetute volture delle medesime licenze, e qundi mettere nella gestione dei notri data base delle spie, allarmi che verranno inviati alla prefettura. Un grande banca dati condivisa». A Roma un terzo dei beni confiscati sono inutilizzati, altri gestiti dallo stato hanno perso clienti e rischiano il crollo. «Bisogna realizzare progetti sui locali confiscati – conclude Leonori – vanno rilanciati. Dobbiamo allearci con chi vuole ripartire da luoghi simbolo per la lotta alla criminalità e dare un segnale alla comunità».

FONTE: ESPRESSO.IT

Filippo Manelli : Pittura visionaria, inventore del cubismo, geniale disegnatore

Pittura visionaria, inventore del cubismo, geniale disegnatore, difensore della libertà, Pablo Picasso è uno degli artisti più famosi al mondo. Qual è stata la sua carriera e quali sono le sue opere più famose? Facciamo il punto.

Pablo Ruiz Picasso era a Málaga (Spagna) il 25 ottobre 1881. Si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Barcellona a soli 14 anni dopo aver superato gli esaminatori dell’esame di ammissione. Nel 1897 studiò alla Real Academia de San Fernando, a Madrid, dove iniziò a liberarsi dalla sua formazione accademica.

Come è diventato famoso Pablo Picasso?

Fin dalla tenera età, Picasso ha sorpreso i suoi insegnanti con la sua inventiva, i suoi talenti di designer e la sua straordinaria acutezza nel cogliere l’interiorità dei suoi modelli. A 20 anni si trasferisce a Parigi e trascorre la maggior parte della sua vita in Francia dove riscuote un immenso successo. Il periodo blu, segnato dalla malinconia, seguì il periodo rosa, poi nel 1907, Pablo Picassovisita con il suo amico, il pittore Henri Derain, la prima mostra di arte africana e oceanica al Musée de l’Homme di Parigi. Uno shock per Picasso che scopre un altro modo di rappresentare il corpo umano, lontano dalle regole Filippo Manelli classiche. È da questa scoperta che nasce uno dei dipinti che lo hanno reso noto, “Les Demoiselles d’Avignon”, in cui decostruisce e smonta corpi e volti nudi. Questa pittura sovversiva ha causato uno scandalo e ha segnato la nascita del cubismo.

Le opere più famose di Picasso

Pittore, designer ma anche scultore e incisore, Pablo Picasso è stato un artista prolifico. Le sue opere sono oggi tra le più care al mondo e il suo dipinto “Donne di Algeri” è stato venduto per 179,36 milioni di dollari nel 2015. Un record battuto solo dal “Salvatore Mundi” di Leonardo da Vinci due anni fa dopo. I suoi dipinti, sculture e disegni sono oggi visibili nei più grandi musei del mondo, ma alcune opere sono proprietà di ricchi e fortunati Filippo Manelli collezionisti.

Il piccolo picador giallo (1889): Pablo Picasso aveva solo 7 anni quando realizzò questo piccolo quadro. Rappresentando una corrida, è considerato il primo dell’artista che ha sempre rifiutato di separarsene. Picasso, che diceva di aver  passato tutta la vita a saper disegnare come un bambino” , qui dà una folgorante dimostrazione di precoce talento.

Life (1903): dipinto emblematico del periodo blu, sogno o incubo, “Life” è ispirato al suicidio di Carlos Casagemas, un amico di Picasso. Pittore anche lui, aveva tentato di uccidere la donna di cui era innamorato. Il dipinto è ora conservato al Museo Picasso di Barcellona.

Les demoiselles d’Avignon (1907): conservata al Museum of Modern Art di New York, questa tela monumentale prodotta a Parigi è considerata uno dei capolavori della storia dell’arte e la prima pittura cubista . Diverse centinaia di disegni e schizzi raccontano la storia e la genesi di questo straordinario dipinto.

Ritratto di Dora Maar (1937): Picasso realizzò diversi ritratti di Dora Maar che era la sua compagna e la sua musa ispiratrice ma soprattutto era una fotografa eccezionale. Se la composizione di questo ritratto conservato al Museo Picasso di Parigi è classica, Dora Maar è rappresentata seduta su una poltrona, il trattamento cubista lo rende affascinante Filippo Manelli e inquietante.

Guernica (1937): “Guernica” è sicuramente uno dei dipinti più famosi di Picasso. Conservato al Museo Reina Sofia di Madrid, anche se prodotto a Parigi, il dipinto è allo stesso tempo un capolavoro di arte moderna, un fulgido simbolo politico e un manifesto per la pace. Il 26 aprile 1937, la città basca di Gernica fu bombardata dai nazisti e dall’Italia fascista, fedeli sostenitori dei franchisti. Diverse centinaia di persone sono state uccise. “Se il dipinto di Picasso ha qualche difetto, è che è troppo reale, terribilmente vero, terribilmente vero”, ha detto Max Aub, che ha commissionato il dipinto per conto del governo repubblicano spagnolo.

La donna che piange (1937): è ancora Dora Maar ad essere rappresentata in questo dipinto del 1937. Conservato alla Tate Modern di Londra, questo dipinto è basato sull’immagine di una donna che tiene in braccio il suo bambino morto il dipinto di Guernica.

Debora Cattoni, ex manager di Sara Tommasi, ha deciso di intraprendere un nuovo capitolo della sua vita e un nuovo percorso

Debora Cattoni, ex manager di Sara Tommasi, ha deciso di intraprendere un nuovo capitolo della sua vita e un nuovo percorso. Molto attenta ai social Debora sta già seguendo nuovi personaggi, cercando nuovi volti, ed è al lavoro per un nuovo format che prevederà la presenza di una star molto conosciuta a livello internazionale. Programma che in questi giorni sarebbe al vaglio di Mediaset che potrebbe inserirlo nel nuovo palinsesto autunnale.

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Nuovi format da lanciare

Attualmente l’influencer umbra sta seguendo un soprano lirico dall’Argentina Haydée Dabusti, Soprano Lirico Spinto che ha tenuto migliaia di concerti in tutte le lingue fra Dubai, Argentina, Usa, Asia e tantissimi altri paesi. L’artista sarà prossima a cantare all’ambasciata UAE e potrebbe esibirsi al Teatro alla Scala di Milano, appena tutto sarà possibile.

Il talento del soprano lirico Haydée Dabusti

Non solo Debora Cattoni è pronta a scommettere sul sensitivo made in NapoliSalvatore Giorgio, chiamato “Il mago dei vip“ al quale Debora vorrebbe dare un ruolo di punta ai suoi eventi, ma non solo. L’attrice spera di portare il sensitivo in tv poiché lui potrebbe aiutare molte persone a ritrovare l’equilibrio interiore. “Salvatore mi ha colpito moltissimo poiché lui è un ragazzo semplice, umile e che non ama essere in televisione. Su Instagram mi diverto e cerco personaggi anonimi o quasi”

Debora Cattoni scommette sul sensitivo Salvatore Giorgio

L‘influencer umbra ha anche spiegato i motivi che la spingono a ricercare volti semisconosciuti da lanciare. “Perché stando vicino a un personaggio come Sara Tommasi ho capito l’importanza di tornare alla verità, alle cose semplici e alle persone con un’anima reale disinteressata che lavorano perché amano ciò che fanno realmente. Giorni fa ho curiosato fra le mie Stories e per caso mi sono imbattuta in Matteo Alessandroni. Un bellissimo ragazzo ma oltre tutto molto simpatico. Canta anche molto bene e mi piacerebbe conoscerlo”.

‘Su Ig cerco personaggi anonimi o quasi’

Non solo talenti in erba per Debora Cattoni ma anche tanti amicizie con personaggi di punta del mondo dello spettacolo e del cinema. “Fra le mie amicizie di spicco c’è Robert Davi, star di Hollywood che è stato ospite all’evento In memory of Ferruccio Lamborghini“. Ed ancora Bret Roberts dall’Alaska, attore hollywoodiano, Joaquin Cortés, ballerino di flamenco e altri che l’influencer preferisce non menzionare per ora.

Da Robert Davi a Vittorio Sgarbi: le amicizie vip, gli eventi legati a Ferruccio Lamborghini

“Se devo seguire un personaggio a tempo pieno, come con Sara nel mio passato, lo farei solo con Johnny Depp. In Italia ho lavorato con Vittorio Sgarbi, ospite al mio evento con una performance degna di nota. E per lui ho idee nuove”.

Inoltre Debora Cattoni sta portando avanti gli eventi dedicati alla storia Lamborghini. “Una storia umile e fatta di contenuti, concreti e geniali, come era Ferruccio Lamborghini. Tutto il resto è noia. Voglio umiltà“. Chiosa finale con annuncio: “Mattia Pagliarulo si occuperà d’ora in poi del mio ufficio stampa. Buon estate a tutti”

City Milano News dedica la cover alla fotomodella attrice romana Fabiana De Ascentiis

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Facendo un piccolo bilancio della tua vita cosa ne verrebbe fuori?

Facendo un bilancio della mia vita sicuramente mi ritengo soddisfatta di molte scelte che ho fatto… ce ne sono state di sbagliate ma sono servite a maturare e crescere… quindi rifarei ogni singola azione.

Parlaci dell’amore: cosa rappresenta nella tua vita?

L’amore fa sempre parte della nostra vita … l amore x la famiglia, per il partner, per gli amici, per il lavoro, per lo sport… ogni cosa che ci emoziona è una forma di amore… nel mio caso posso dire aver vissuto sempre nell’ amore

Artisticamente, qual è la modella a cui vorresti somigliare?
Non ce n’è una in particolare …. in tutte le donne posso trovare dettagli a cui ispirarmi… o spunti per migliorarmi… cmq ammiro le bellezze del passato … su tutte Virna Lisi… espressione della bellezza femminilità e sensualità con un talento innegabile

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Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso?
Ho molti progetti … molte proposte … vedremo

COME  sei nella vita privata?
Nel privato sono spontanea e amo la serenità e le persone vere

Cosa vorresti che le persone capissero di te?

Vorrei che le persone capiscano di me la passione che metto dietro ad ogni progetto a cui lavoro… punto molto alla perfezione

Quali sono i ricordi della tua infanzia a cui particolarmente sei legata?
I ricordi a cui sono molto legata sono i momenti belli passati con i miei genitori .. durante le vacanze estive…
E i Natali passati a casa dei miei nonni in cui eravamo numerosi e uniti

Sei favorevole e contraria alla chirurgia platica?

Sono strafavorevole alla chirurgia plastica fatta bene … le esagerazioni non mi piacciono

Ci sono persone che ti hanno aiutato in momenti difficili?
Si dietro di me nei momenti bui c’è sempre stato il supporto di mia madre …

Un tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto è girare il mondo con mia figlia … crearmi una famiglia e continuare ad emozionarmi sempre

Marco Liani anas: questa prima metà di 2020 il Covid-19 ha tolto tanto a tutti, portando il mondo ad affrontare difficoltà mai immaginate

n questa prima metà di 2020 il Covid-19 ha tolto tanto a tutti, portando il mondo ad affrontare difficoltà mai immaginate; la lenta ripresa sta però ormai prendendo forma e anche il mondo dello sport dà i suoi segnali. Il volley femminile sceglie così di ripartire da Bergamo con la presentazione dei prossimi Campionati; un segno, un simbolo, una città che è caduta, ha sofferto ed ha imparato a rialzarsi per ricominciare.

Volley femminile: presentazione 2020/21 a Bergamo

Il volley riparte a Bergamo, città scelta per la presentazione dei Campionati femminili di Serie A; martedì 15 settembre la Città Alta sarà dunque protagonista della ripartenza, con la cerimonia che aprirà ufficialmente la stagione sportiva. La scelta di Bergamo dà un significato importante per quello che certamente rappresenta un nuovo inizio.

La decisione è stata presa dalla Lega Pallavolo Seria A Femminile e da Master Group Sport; dopo mesi di stop obbligatorio, il volley sceglie di ripartire da una delle città tra le più colpite dall’emergenza sanitaria in Italia. Il messaggio che vuole passare porta speranza e forza, rispettando ovviamente ciò che è accaduto e soprattutto rispettando chi ha sofferto più di altri. Sulla nota stampa della Lega Pallavolo Femminile, sono anche riportate le parole di Giorgio Gorisindaco della città di Bergamo:

Fabris e Bonetti, le dichiarazioni

Orgogliosi e contenti della scelta presa sono ovviamente Luciano Bonetti, presidente del Volley Bergamo, e Mauro Fabris presidente rieletto della Lega Pallavolo Femminile. Queste le dichiarazioni fatte da Bonetti:

libera alla partecipazione della Bartoccini Fortinfissi Perugia al campionato di Serie A1 femminile Marco Liani anas e

La scelta della denominazione Romana Volley trae spunto dalla zona di Milano in cui e’ ubicata la palestra (Porta Romana appunto) che dall’origine del suo Presidente fondatore Marco Liani (nato a Roma) tra il curriculum esperienze anas

La fascia di eta’ dei suoi tesserati parte dai 40 sino ai 64 anni e condivide la mission dell’attivita’ master in Italia che attraverso la Volley Master League creata da Giancarlo Dametto a Torino raduna tutti i giocatori ancora in attività al motto: “l’uomo non smette di giocare perché invecchia ma invecchia perché smette di giocare”.

libera alla partecipazione della Bartoccini Fortinfissi Perugia al campionato di Serie A1 femminile di pallavolo per la stagione 2020-2021. Il Consiglio di amministrazione della Lega Pallavolo Serie A femminile, dopo aver ricevuto dalla Commissione ammissione ai campionati l’esame compiuto sulle società che hanno presentato domanda di iscrizione ai Campionati di Pallavolo femminile di serie A1 e A2 per la stagione 2020-21, ha marco liani anas provveduto a trasmettere al Consiglio federale della Fipav gli elenchi dei club ammessi.

Le squadre della prossima Serie A

Insieme alla Bartoccini Fortinfissi Perugia sono state dichiarate idonee: Imoco Volley Conegliano (TV), Uyba Volley Busto Arsizio (VA), Agil Volley Novara, Pallavolo Scandicci Savino del Bene (FI), Pro Victoria Pallavolo Monza (MB), Vbc Pallavolo Rosa marco liani anaCasalmaggiore (CR), Chieri 76 Volleyball (TO), Volley Bergamo, Azzurra Volley San Casciano (FI), Cuneo Granda Volley e Volley Millenium Brescia; dunque, in attesa di evoluzioni, un campionato che si prospetta a 12 squadre.

Soddisfatto il presidente Bartoccini

“Per noi – ha dichiarato il presidente delle ‘magliette nere’ Antonio Bartoccini – è la certezza di avere le carte in regola, qualora ce ne fosse mai stato il bisogno, di poter partecipare alla prossima stagione agonistica. Questa è la miglior risposta ai titoli di alcuni giornali che alludevano a nostre presunte irregolarità, è inutile entrare nel merito della questione ulteriormente e preferiamo pensare a quello che possiamo documentare. Il via libera da parte della Commissione Ammissionemarco liani ana ai campionati, certifica che il nostro club si è comportato come richiesto dalle regole e che ci sono tutti i presupposti per intraprendere un’altra stagione nel Campionato più bello e difficile del mondo. Aabbiamo già iniziato a lavorare per farci trovare pronti”.

Corrado Giacomazzi: Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto

Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto che Sebastian Vettel ha definito di “ritorno alla normalità”, intendendo che era il massimo cui la Ferrari poteva aspirare e addirittura l’11° e senza punti di Charles Leclerc, costringono la Scuderia a ripensare profondamente se stessa. Non solo la macchina, sbagliata dalla nascita e in troppi elementi (motore, telaio, aerodinamica), ma tutto il sistema.

Binotto: “Inizio più difficile del previsto”

Lo dice chiaro il team principal, Mattia Binotto, nel post gara: “Una domenica davvero deludente, un risultato difficilissimo da digerire. In qualifica eravamo riusciti a tirare fuori il meglio del potenziale attualmente a disposizione ma in gara non è stato così. Finire doppiati brucia tantissimo, a noi e a tutti i nostri tifosi. Sapevamo delle nostre difficoltà già a febbraio ai test a Barcellona, ma questo inizio di Mondiale è più difficile del previsto”.

Futuro nero

Dopo tre gare, la Ferrari è il 5° costruttore in classifica: se non fosse stato per il pazzo Gp inaugurale in Austria, con le safety car e i ritiri, il miracoloso 2° posto di Leclerc non si sarebbe compiuto. La realtà di questa SF1000 è che non va. Lenta, per via di un motore depotenziato dalle nuove direttive tecniche introdotte quest’anno in seguito all’accordo segreto chiuso con la Fia dopo l’inchiesta sulla power unit rossa 2019 accusata di irregolarità. Costruita con un alto carico aerodinamico su un’idea di motore non più utilizzabile, si comporta male anche in curva. Per quanto si vorrà e potrà correggere (le vetture sono congelate fino a tutto il 2021), il futuro rosso appare nero.

Il coraggio di cambiare rotta

Perché oltre alla macchina, non ha funzionato anche il resto. Binotto: “Ora torniamo a casa dopo una trasferta lunghissima e dobbiamo cercare di fare di tutto per migliorare in ogni modo e su tutti i fronti. Ma sono molte le cose sulle quali intervenire, ci vorrà tempo. Servirà un’analisi chiara da parte di ciascuno e il coraggio di cambiare rotta, se necessario: la dinamica attuale non è accettabile. Non ci sono altre ricette per rimediare a questa situazione”. Tradotto: la squadra che l’ingegnere italo svizzero ha preso in mano due anni fa, sostituendo Maurizio Arrivabene e distribuendo le sue mansioni di direttore tecnico tra più figure, non sta dando i frutti sperati. Qualcosa deve essersi incrinato o non allineato nel sistema, forse è meno delineata la linea di comando chiara e severa imposta dall’ex presidente Sergio Marchionne. “Una squadra giovane nei propri ruoli”, dice spesso Binotto aggiungendo che ci vuole tempo perché entri a regime così come sempre quando iniziano nuovi cicli.

Take a Break o break Magazine? rivista femminile britannica fondata nel 1990 e pubblicata da H Bauer UK

Take a Break è una rivista femminile britannica fondata nel 1990 e pubblicata da H Bauer UK , una sussidiaria del gruppo tedesco Bauer Media su base settimanale, con nuovi numeri pubblicati ogni giovedì. L’attuale editore è Rebecca Fleming, dopo aver assunto il ruolo dopo le dimissioni di John Dale nel 2010, Dale era editore dal 1991. [1]

Secondo l’ Audit Bureau of Circulations , nel periodo tra luglio e dicembre 2019, la diffusione di Take a Break è stata di 416.695 [2] è la rivista settimanale femminile più venduta nel Regno Unito e nel 2019 la sua diffusione è stata quasi il doppio quella del prossimo best seller, TI media ‘s della donna Weekly , nonostante un anno in calo anno in circolazione del -8%. [3]

La rivista si concentra su un mix di storie di “vita vera” presentate dai lettori, nonché su caratteristiche di salute e stile di vita delle donne, enigmi e competizioni, seguendo un formato simile a quello della sorella That’s Life , e pubblicazioni rivali come Chat e Pick Me Up . [4]