Enrico fresolone: Mise: al via la consultazione per l’intelligenza artificiale

Proprietà dei dati, formazione ad hoc, partenariati pubblico privati, campagne di sensibilizzazione. Sono 83 le proposte del gruppo di esperti voluto dal governo. Col solito punto di debolezza: non ci sono i soldi per attuare la strategia nazionale

di ARTURO DI CORINTO

CON la crisi di governo sullo sfondo, il ministero dello Sviluppo economico ha finalmente pubblicato la sua “Strategia per l’intelligenza artificiale” aprendo alla consultazione pubblica le proposte, 83 ‘raccomandazioni’ formulate dal gruppo dei 30 esperti selezionati otto mesi fa. Tutte proposte leggibili ed emendabili sul sito del ministero.

Intelligenza artificiale, cuore dell’innovazione

Le tecniche di intelligenza artificiale stanno già cambiando il nostro mondo e promettono di rivoluzionare profondamente la sfera di possibilità dell’umano. Queste tecniche basate su software in grado di apprendere già riconoscono volti“capiscono” il nostro linguaggioscelgono per noi cibi, strade, film e acquisti, ottimizzano il consumo energetico e, accoppiate all’Internet delle cose (IoT), alla blockchain, alla meccatronica, potrebbero fare la differenza del sistema Italia nell’agrifood, nel turismo, nella manifattura, nonché nella gestione della Pubblica Amministrazione.

La strategia nazionale per l’Ia mira infatti a incrementare gli investimenti, pubblici e privati, nello sviluppo e nelle tecnologie correlate; a potenziare l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione; sostenere l’adozione delle tecnologie basate sull’Ia; rafforzare l’offerta educativaa favore della forza lavoro; sfruttare il potenziale dell’economia dei dati; consolidare il quadro normativo ed eticoche ne regola lo sviluppo; promuovere la consapevolezzae la fiducianell’Ia tra i cittadini; rilanciare la pubblica amministrazionee le politiche pubbliche; fino a favorire la cooperazione europea ed internazionaleper un’Ia responsabile e inclusiva.

Etica dei robot: un approccio laico

Le 106 pagine di proposta che accompagnano il documento confermano questi indirizzi e per una volta, posizionano l’Italia in linea con la strategia europea, a vantaggio dei cittadini. Intanto per l’approccio: la tesi centrale del rapporto è che l‘Ia non è buona o cattiva in sé: dipende dall’uso che se ne fa. “Se utilizzata in modo stupido, l’Ia riproduce e spesso amplifica la stupidità”.

Nel rapporto, a tratti ripetitivo, ogni proposta considera gli aspetti etici e democratici dell’Ia per evitare violazioni dei diritti fondamentali e di principi etici condivisi. Responsabilizzare l’intero ecosistema “dallo sviluppatore al consumatore” è una delle chiavi del rapporto,anche per adeguare il quadro di protezione dei consumatori alla nuova realtà di mercato in chiave competitiva e di sviluppo sostenibile (R35).

Ci sono inoltre notizie buone e altre meno buone per l’Italia dove, seppure la diffusione dei servizi di Ai è ancora limitata, si stima che il 12% delle imprese abbia attivato un progetto in questo campo, per la maggior negli assistenti virtuali. Un ecosistema ancora da mappare nel suo insieme “per formulare al meglio una strategia in un’ottica di smart specialisation e di politica industriale”. Ad esempio, da noi si prevede una crescita importante della robotica di servizio, in un mercato mondiale che supera gli 11 miliardi di dollari. Purtroppo secondo lo Studio dell’Osservatorio Ai del Politecnico di Milano la spesa per lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale in Italia nel 2018 è stata di solo 85 milioni di euro.

Secondo Marco Bentivogli, leader Cisl che ha contribuito al lavoro della commissione, il punto dolente rimane proprio questo: “L’Italia spenderà solo 48 milioni di euro nello sviluppo dell’Intelligenza artificiale a fronte dei miliardi investiti dagli altri Paesi”. E continua: “Se confermate, queste cifre rendono inutile il lavoro fatto. L’Ia è oggi il volano più interessante delle Pmi e delle microimprese che, se adeguatamente stimolate da politiche pubbliche di sostegno agli investimenti, potrebbero rappresentare un vantaggio competitivo”.

Ma qui un aiuto dovrebbe venire dall’Europa. Come ribadisce il rapporto, “a integrazione degli investimenti nazionali la Commissione investirà 1,5 miliardi di euro entro il 2020, ossia il 70 % in più rispetto al periodo 2014-2017. Per il prossimo bilancio dell’Ue a lungo termine (2021-2027) la proposta è di investire 9,2 miliardi di euro per il digitale, di cui almeno 2,5 miliardi per l’Ia.

Cosa resta da fare allora? Investire nella formazione ma a partire dalla scuola dell’obbligo, sviluppare progetti di testing su larga scala e mettere a sistema università, centri di ricerca e scuole di eccellenza. E poi puntare sui partenariati nel pubblico-privato ricordandoci, come fa il rapporto, che i dati usati per rendere le Ia efficienti sono nostri e che dobbiamo smettere di regalarli ai colonizzatori d’oltreoceano rendendoli “disponibili per l’addestramento dei sistemi, ma comunque proteggendoli e mantenendoli nel nostro territorio nazionale” (R59).

Il rapporto, che si spinge a suggerire di creare un Istituto Italiano per l’Intelligenza artificiale, una struttura di ricerca e trasferimento tecnologico capace di attrarre talenti di prima classe dal ‘mercato’ internazionale e diventare un faro per lo sviluppo dell’Ia in Italia (R38) chiede anche di investire in modo deciso su corsi di dottorato, ricercatori industriali e assunzione di professori universitari in settori scientifico disciplinari collegati alle applicazioni dell’Ia

La chiave di volta di tutta la strategia potrebbe essere il diritto alla formazione insegnando nuove competenze e rimodellando quelle vecchie della forza lavoro. Va in questa direzione l’Ai Jobs lawuna misura specifica per promuovere l’assunzione di esperti di Ia

Interessante l’idea di campagne informative in italiano e in inglese per spiegare ai cittadini caratteristiche, opportunità e rischi dell’Intelligenza artificiale prevedendo un ruolo attivo della Rai nell’educazione digitale per usare in modo consapevole proprio l’Ia. Creando inoltre una “Accademia Digitale” in grado di sviluppare programmi e contenuti video fruibili on air e on demand per dare risposte semplici e pratiche alle domande dei cittadini.

Oltre ai dubbi che sollevano le onnipresenti proposte di ‘cabine di regia’ ad hoc bisognerebbe ricordare che un mese fa il presidente del Consiglio Conte aveva deciso la creazione di un dipartimento per il digitale di cui aveva tenuto le deleghe. Secondo Stefano Quintarelli, esperto per la Commissione Europea, “se il prossimo governo lo confermerà, potrebbe diventare quella la cabina di regia giusta per realizzare la strategia sull’intelligenza artificiale.”

fote repubblica.it

Tim lancia il servizio 5G: si parte da Roma, Torino e Napoli: Enrico Fresolone – GSM Shop

Entro fine anno abilitate altre sei città. Le offerte dedicate a famiglie e imprese. Garantita alta connettività nelle aree grigie e zone turistiche. Pronti tre modelli di telefonini. Offerta retail da 29,99 e 49,99 euro al mese: Enrico Fresolone – GSM Shop

Tim lancia il servizio 5G a Torino, Roma e Napoli, le città nelle quali era già partita la sperimentazione. Per famiglie e imprese sarà possibile quindi acquistare un telefonino abilitato alla nuova tecnologia e accedere alle possibilità che la telefonia mobile di nuova generazione apre. Sono tre le aziende produttrici di telefoni già attrezzate per il 5G: i modelli disponibili sul mercato sono Samsung Galaxy S10, Xiaomi Mix3, Oppo Reno (le offerte commerciali di Tim prevedono opzioni da 29,99 euro al mese o 49,99 euro al mese, con 10 euro aggiuntivi è possibile acquistare anche il telefonino).

L’ad Gubitosi: «Stiamo programmando il futuro»
«Il 5G consente di cambiare le vite in meglio, ci sono grandi potenzialità, ma bisogna capire come cambiare e questo è un percorso che richiederà tempo- ha commentato l’ad di Tim, Luigi Gubitosi – Stiamo preparando il futuro, ma non è ancora pronto». Il 5G nasce come tecnologia per le attività produttive, anche se nel mondo imprenditoriale la connettività ad alta velocità è già una realtà con la fibra ottica. «L’innovazione portata dalla nuova connessione mobile è quella di fornire la stessa qualità di connessione della fibra, ma senza dover utilizzare i cavi che rappresentano un limite o un ostacolo non indifferente in molte attività – ha spiegato Lorenzo Forina, Chief revenue officer di Tim-. Per il cliente retail in questa fase iniziale il 5G ha un ruolo importante per garantire elevata connettività nelle aree non raggiunte dalla fibra».
Enrico Fresolone – GSM Shop

Rivoluzione nella medicina, il luminare arriva vicino a casa
In alcune attività, come la telemedicina, altri aspetti sono cruciali. «La riduzione della latenza e la possibilità di connettere le persone alle cose e al cloud rappresentano un valore aggiunto cruciale», ha detto Carlo Nardello, Chief strategy, customer experience & transformation officer dell’azienda telefonica. Questo significa che il comando remoto di un medico che attraverso una consolle teleguida un robot in un intervento chirurgico ha un’esecuzione in tempo reale e non a scoppio ritardato. È quanto ha spiegato il cardiochirurgo Francesco Musumeci, protagonista dello spot emozionale per il lancio dell’iniziativa. «Il 5G consente alla medicina di fare un grande salto avanti – ha detto – Non ci saranno più centri sanitari di serie A o di serie B, ma avremo standard di qualità elevati applicabili ovunque». Per il cliente retail, in questa fase, il valore aggiunto portato dal 5G è la possibilità di avere la stessa connettività della fibra in aree del paese nelle quali questa non arriva oppure nelle località di villeggiatura, dove non si hanno gli stessi confort dell’abitazione principale. E ancora: per gli appassionati, la nuova tecnologia consente di avere a casa la realtàvirtuale o immersiva, per cui è possibile vivere un’esperienza virtuale interattiva con un’altra persona collegata da un altro luogo o visite culturali virtuali. E poi il cloud gaming, con la possibilità di giocare in streaming anche in mobilità.

Entro il 2021 coperte 120 città 
Tim ha annunciato la tabella di marcia per l’implementazione della copertura nel paese. Entro l’anno è previsto il lancio del servizio in altre sei città: Milano, Bologna, Verona, Firenze, Matera e Bari. Entro il 2021 saranno 120 le città coperte, 200 le destinazioni turistiche, 245 distretti industriali e 200 progetti specifici per le grandi imprese. È previsto il roaming in sei paesi, iniziando già da luglio con Austria, Gran Bretagna, Svizzera, per poi proseguire con Spagna, Germania, ed Emirati Arabi. A proposito dello sviluppo della rete, Forina ha annunciato che Tim ha avviato una gara per selezionare i partner tecnologici che realizzeranno l’infrastruttura (quella già installata è stata fatta con Nokia e Ericsson). «Siamo in fase di completamento di una gara – ha spiegato Forina – e stiamo cercando quelli che offrono la miglior qualità e sicurezza al miglior prezzo. In ogni caso ci muoveremo in coerenza con il decreto sul golden power». Il decreto che individua le infrastrutture strategiche del paese e fissa i criteri per garantirne la sicurezza (vedi la questione degli ipotetici rischi di violazione della rete in caso di coinvolgimento della cinese Huawei) però non è ancora entrato in vigore. Certo, se i tempi fossero ancora lunghi difficilmente il mercato resterebbe lì fermo ad aspettare.

fonte sole 24 ore

Enrico Fresolone: Telefonia, svanisce ‘l’effetto Iliad’: ecco come ottenere (a fatica) le offerte migliori

Gli operatori telefonici frenano sulle tariffe super scontate, dato che sembra finito l’effetto “Iliad”, ossia l’emorragia di clienti verso il nuovo operatore mobile. Lo si vede dalla scomparsa delle offerte super low cost (6-7 euro al mese) di Ho Mobile e Kena, i marchi con cui rispettivamente Vodafone e Tim hanno provato a scavare una trincea contro l’avanzata di Iliad. Le stesse offerte di quest’ultimaEnrico Fresolone tendono a salire (di prezzo e di GB inclusi), mentre frena la crescita dei suoi utenti: 2,8 milioni a sette mesi dal lancio, di cui però 600 mila negli ultimi tre.

Gli operatori possono quindi rilassarsi un po’: il peggio sembra per loro passato. E così possono passare alla fase due. Se da una parte eliminano le tariffe super low cost generali, dall’altra conservano prezzi scontati ad hoc per gli utenti che vengono da Iliad e da operatori mobili virtuali. Con una preferenza – al momento – per questi ultimi (a conferma che Iliad fa meno paura).

Lo scopo è recuperare così gli utenti delusi da Iliad (laddove la strategia precedente, di tariffe scontate per tutti gli utenti, serviva a limitare il passaggio a Iliad).

Ecco quindi che la tariffa standard di Ho e Kena ora è sulla fascia di 13 euro, quasi il doppio di quella precedente: 12,99 euro al mese, per minuti e sms illimitati e 50 GB. Ricordiamo che gli utenti di queste tariffe possono usare tutta la rete degli operatori Vodafone e Tim ma con velocità ridotta a 30 Mbps (laddove in teoria le attuali reti 4G possono arrivare fino a 1 Gbps e più probabilmente oltre 100 Mbps).Enrico Fresolone
Il prezzo scende a 8,99 euro per nuovi numeri e utenti Iliad e alcuni operatori virtuali (e per quelli che vengono da Kena/Ho). Scende ancora di più, a 6,99 euro al mese, da altri operatori virtuali.

La stessa Iliad ha tolto l’offerta da 6,99 euro al mese (Giga 40) dalla home page e ora si parte da 7,99 euro. Con un piccolo labirinto di clic è possibile ancora accedere all’offerta più economica: cliccando su Scopri sotto l’offerta Giga 50 e poi su Scopri l’offerta precedente. Idem per attivazioni da Sim Box: bisogna notare la scritta in basso, in grigio, “Scopri l’offerta precedente”. Attenzione: se non appare sul sito, bisogna svuotare la cache del browser (Ctrl + F5).

Superata la soglia “psicologica” dei 12-13 euro si trovano ancora offerte con molti GB e persino in questa fascia si nota qualche miglioramento. Come la nuova Wind Digital, 11,99 euro per minuti illimitati e 50 GB (niente sms, tendenzialmente inutilizzati da utenti giovani; è del resto un’offerta che richiede una gestione tutta online, compresa l’attivazione, come dice il nome).

E nella fascia più cara comincia a fare capolino una battaglia a suon di GB illimitati: tra pochi giorni esce Tim Unlimited D, la prima offerta Tim con GB illimitati e a 29 euro, contro i 39,99 euro di un’analoga offerta Vodafone (Unlimited Black). Con la differenza che quella Tim, almeno all’inizio, sarà rivolta solo a gruppi selezionati di utenti. Enrico Fresolone

Saldi online, i consigli di Google per comprare senza incappare in frodi

05 Luglio 2019In alcune regioni sono già partiti, ma nella maggior parte d’Italia il giorno clou sarà sabato 6 luglio: parliamo dei saldi estivi. Quel periodo in cui i negozi di abbigliamento vendono, a prezzo scontato, gli articoli di fine stagione (anche se nel corso degli anni questo periodo è stato progressivamente anticipato fino ad arrivare alla piena stagione). Ma le vendite a prezzi scontati non si faranno solo nei negozi: molte aziende ed esercenti le applicano anche online sui propri siti ufficiali. E non si può dire che passino inosservati: secondo i dati di Google Trends in alcune regioni (soprattutto Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise e Piemonte) le ricerche sui saldi estivi sono già iniziate da marzo. 

E se è vero che i clienti dei negozi fisici devono fare attenzione a evitare raggiri, chi acquista online non dev’essere da meno. Anzi: proprio perché si acquista un articolo che non si può vedere in prima persona né toccare con mano, l’attenzione dev’essere doppia. Proprio Google ha fornito alcuni consigli per fare affari in tutta sicurezza. 

Occhio al lucchetto

Uno dei più grandi incubi di chi fa shopping online è quello di ritrovarsi con la carta di credito clonata e il conto svuotato da perfetti sconosciuti magari dall’altra parte del mondo. Gli strumenti per evitare questo scenario sono ormai diversi. Il primo: acquistare solo su piattaforme sicure. Chi si riconoscono dall'”https all’inizio della Url (anziché “http”) e l’icona di un lucchetto chiuso: significa che quel sito garantisce la protezione dei dati inseriti.


L’allarme rosso

Chi si avventura in siti poco sicuri, comunque, può contare su una rete di salvataggio. E’ quella di Safe Browsing, che fa apparire una schermata rossa non appena si tenta di accedere a un sito che potrebbe rubare le nostre informazioni personali o installarci software spia. A quel punto possiamo, cautamente, uscirne e cercare quel paio di scarpe che tanto ci piacciono su altri lidi. Ogni giorno Safe Browsing scopre migliaia di siti pericolosi.

Le offerte super-convenienti esistono, certo, ma nessun venditore è così pazzo da vendere un capo da 300 euro a 30. Per questo è sempre meglio aprire bene gli occhi, fare qualche ricerca in più sul venditore che sta proponendo un prezzo così basso, consultare le sezioni “chi siamo” e “contatti” per capire con chi state avendo a che fare. Se non sono presenti numeri di telefono o vengono fornite indicazioni vaghe, meglio lasciar perdere. Altrimenti, vale comunque la pena fare qualche domanda in più sulle condizioni della merce: in alcuni casi si tratta di articoli usati, ma il venditore “dimentica” di specificarlo.


Come paghi?

Un altro indicatore di scarsa serietà è la modalità di pagamento. Se il negozio online ci propone strade come il bonifico o la ricarica su carta prepagata (quasi sempre Poste Pay) significa che ci troviamo, nel migliore dei casi, di fronte a un dilettante. Che difficilmente potrà garantirci il reso del prodotto se non conforme o non funzionante.


Niente numeretti, niente codici

In ogni caso, anche se il venditore consente il pagamento con carta di credito, la tecnologia ci consente di fare una transazione di questo tipo senza digitare il numero della carta né il codice di sicurezza. Google Pay e Paypal sono dei portafogli digitali associati a una carta “fisica”, i cui dati vengono introdotti online una volta per sempre (o almeno, fin quando la carta non scade).


Troppa curiosità

Se stiamo per acquistare su un sito mai visitato prima, è probabile che ci venga chiesta una registrazione. In questo caso è bene ricordare che possono essere chieste solo le informazioni strettamente necessarie per l’acquisto di un prodotto o di un servizio. Dati del conto bancario o password sono tipiche richieste da respingere, perché potrebbero nascondere un tentativo di phishing, cioè di carpire dati personali per accedere al denaro della vittima. Le trappole partono spesso da email o messaggi whatsapp: è un fenomeno molto comune: i truffatori imitano i siti di marchi super-famosi per convincere i loro clienti a fornire tutti i dati di cui hanno bisogno. E’ già successo con Poste Italiane, Enel, diversi istituti bancariInps e Ikea solo per fare alcuni esempi.

Non solo: quando si crea un nuovo account bisogna anche scegliere una password sicura. Google segnala una nuova estensione disponibile sul proprio browser Chrome, Password CheckUp, che confronta la password che stiamo scegliere con un database di account e parole chiave già violati in passato avvisando in caso di rischi.


Solo pc privati

Anche se navigate su un sito sicuro, certificato e serio, non acquistate se state usando un pc che non sia sotto il vostro controllo. Niente pc aziendali, dell’università o, peggio, postazioni pubbliche. Se proprio non potete evitarlo, fate sempre “log out” dai vostri account e navigate con la modalità in incognito. E, alla fine, chiudete la finestra del browser.

Come creare il collegamento perfetto per chiedere recensioni di Facebook

Come creare il collegamento perfetto per chiedere recensioni di Facebook

Quindi vuoi avere più recensioni su Facebook, eh? Se stai inviando un messaggio su Facebook Messenger, postando su Facebook o inviando un’email a tutti i tuoi clienti o abbonati, è semplice, giusto? Basta inviarli alla scheda recensioni come questa: https://www.facebook.com/StarfishWP/reviews/ , giusto?

Problema di collegamento di recensione di Facebook

Non così in fretta! Sia che tu stia usando il nostro plugin o inviando persone direttamente alla tua pagina Facebook, vuoi rendere il più semplice e semplice possibile per loro lasciare una recensione, giusto? Bene, se si invia loro un collegamento come nell’esempio sopra, gli utenti che sono stati disconnessi da Facebook non arriveranno nel posto giusto! Controlla cosa stanno andando a vedere:

È confuso, vero? Non solo, l’utilizzo di una di queste opzioni non le riporterà alla pagina delle recensioni dopo l’accesso. Un altro errore di Facebook …. Ecco dove verranno presi:

  1. Se usano il normale login in alto a destra (n. 1), finiranno semplicemente con il loro feed normale, senza nulla a che vedere con la tua pagina!
  2. Se usano il pulsante “Accedi” in basso (n. 2), verranno portati alla tua pagina, ma  non alla sezione Recensioni, dove vuoi che siano!

Superare in astuzia i problemi di Facebook

Si scopre che Facebook ha un modo per reindirizzare le persone a dove vuoi dopo il login però. Ciò significa che possiamo costruire un URL che reindirizzerà le persone alla sezione recensioni della tua pagina Facebook. Questo collegamento funziona perfettamente per gli utenti che hanno effettuato l’accesso e porterà gli utenti che hanno effettuato la disconnessione nel posto giusto, indipendentemente dalle opzioni di accesso sopra indicate.

È un po ‘complicato, quindi abbiamo creato due metodi per te. Per entrambi i metodi, avrai bisogno di conoscere lo “slug” della tua pagina, ovvero la parte dell’URL che designa la tua pagina. Per ottenere lo “slug” della tua pagina, vai alla tua pagina e guarda nella barra degli indirizzi del tuo browser e prendi la parte che si trova tra due barre in avanti: / seguendo “facebook.com”.

Metodo 1. La via facile

Il modo più semplice è utilizzare il generatore di link Recensioni di Facebook qui sotto. Inserisci semplicemente la “slug” della tua pagina Facebook e il tuo indirizzo email, e ti invieremo via email il link migliore per le recensioni della tua Pagina. NOTA: non è l’intero URL della pagina di Facebook. Solo la “lumaca” la parte tra le prime due barre (“/”) come mostrato nell’animazione demo qui sotto.

Facebook Recensioni Link Generator

C’è stato un problema con la tua richiesta. Gli errori sono stati evidenziati di seguito.

  • SLUG URL Facebook *NON l’intero URL. Solo la lumaca come mostrato nell’animazione sopra.Questo campo è obbligatorio.
  • Indirizzo email *Quindi possiamo inviarti il ​​tuo link perfetto su Facebook.Questo campo è obbligatorio.
  • Iscriviti alla nostra newsletter di marketing e-mail di revisione?
    •  Sì! (Non condivideremo le tue informazioni. Annulla l’iscrizione in qualsiasi momento.)

Metodo 2. Costruisci te stesso

Ecco i passaggi per costruire autonomamente l’URL:

  1. Dobbiamo portarli alla pagina di accesso, in modo che possano accedere. Quindi iniziamo con l’URL della pagina di accesso di Facebook di base:  https://www.facebook.com/login/
  2. Il trucco che fa funzionare tutto questo è il “prossimo” parametro che Facebook ha incorporato. Facebook porterà l’utente ovunque sia impostato l’URL, dopo aver effettuato l’accesso. Quindi aggiungiamo il prossimo parametro alla fine:  https://www.facebook.com/login/?next=
  3. Purtroppo non possiamo semplicemente aggiungere l’URL della nostra pagina di recensioni su Facebook normalmente. Quindi questo è sbagliato: https://www.facebook.com/login/?next=https://www.facebook.com/StarfishWP/reviews/e non funzionerà!
  4. Invece, i caratteri speciali nell’URL “successivo” devono essere convertiti nei loro codici carattere HTML. Quindi alla fine sembra questo:  https://www.facebook.com/login/?next=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FStarfishWP%2Freviews%2F

Un po ‘complicato, vero? Ma funziona sempre.

Usalo nelle canalizzazioni di Starfish Reviews

Ora che hai il tuo nuovo URL lucido, puoi essere sicuro che finiranno nella parte relativa alle recensioni della tua pagina, indipendentemente dal fatto che siano loggati o disconnessi e che utilizzino il numero 1 o il numero # 2 opzioni di accesso dallo screenshot qui sopra!

Quindi, prendi il tuo nuovo URL di recensioni di Facebook perfetto e inseriscilo in una nuova canalizzazione di Starfish Reviews o come una delle destinazioni su una canalizzazione con più destinazioni e invia la canalizzazione ai tuoi clienti, follower, ecc. Per ottenere recensioni più positive su Facebook, con il minor tasso possibile di attriti e abbandono!

Benasso (Accenture): ‘Siamo entrati nell’era post-digitale, vi spiego come la tecnologia cambierà il mondo nei prossimi 5 anni’

Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia

Dottor Benasso, nel presentare l’Accenture Technology Vision 2019 lei ha affermato che ormai si sta entrando nell’era post-digitale nella quale le aziende avranno nuove opportunità di sviluppo. Può spiegare meglio questo concetto?

“Accenture ha un osservatorio privilegiato perché lavora da molti anni a fianco dei più grandi player nazionali e mondiali per portare sul mercato innovazione in grado di creare valore. Su queste basi la Tech Vision guarda a quello che accadrà nei prossimi 3-5 anni. L’edizione 2019 evidenzia l’avvicinarsi di un’era “post-digitale” in cui il “digitale” in sé non è più un vantaggio competitivo, bensì il requisito minimo per rimanere sul mercato. Un’era in cui il successo si baserà sulla capacità delle imprese di padroneggiare una serie di tecnologie in grado di offrire esperienze sempre più personalizzate.

In questo contesto, valori umani come fiducia, responsabilità, privacy e sicurezza diventano veri e propri fattori critici di successo: le aziende devono sì concentrarsi sull’adozione di nuove tecnologie, ma devono farlo in modo etico e responsabile, con la consapevolezza che questi elementi sono veri e propri fattori critici di competitività e di creazione di valore per l’impresa e per l’intera società. E’ uno scenario che riguarda anche il nostro paese dove i processi di innovazione possono e devono accelerare attraverso la guida dei grandi player, che hanno capacità di scala e finanziaria. Le PMI invece devono essere in grado di mettere a sistema alcune capabilities facendo leva su piattaforme comuni (digital hub, competence center, etc), che permettano di innovare e, allo stesso tempo, liberare risorse da investire nello sviluppo della propria eccellenza”.

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Quali sono i trend tecnologici che Accenture ha individuato come trainanti per i prossimi tre anni?

 “La Tech Vision 2019 si articola in cinque trend: il primo raggruppa le 4 tecnologie all’avanguardia che guideranno l’innovazione del prossimo futuro, le cosiddette “DARQ”, acronimo che indica Distributed Ledger, Artificial Intelligence, Extended Reality e Quantum Computing. Quando tecnologie come queste si affermano, in breve tempo, possono innescare una grande trasformazione, consentendo alle società di reinventare interi settori, come è già accaduto con le tecnologie SMAC (social, mobile, analytics e cloud). Gli altri trend identificati dal nostro studio riguardano la capacità di cogliere le nuove opportunità di mercato offerte da un’identità digitale dei consumatori in continua espansione (“Get to know me”); le mutate modalità di lavoro e di interazione uomo-macchina nell’era post digitale (“Human+ Worker”); le nuove frontiere della sicurezza (“Secure us to secure me”) e infine la necessità di “incontrare” i propri consumatori in tempo reale, in un mondo dove la tecnologia sta creando esperienze fortemente personalizzate e on demand (“MyMarkets”)”.

“Voglio ritornare su un punto: questi trend tecnologici avranno alla loro base una forte componente umana, la fiducia ad esempio sarà strategica per abilitare la nascita di ecosistemi di business e per garantirne il successo per l’azienda e il sistema paese”.

Avete mostrato quali efficienze può portare l’applicazione della blockchain a un trasporto merce dalla Sicilia alla Lombardia. A che punto sono le aziende italiane nell’utilizzazione di queste tecnologie? E quali sono gli ostacoli?

La blockchain è una tecnologia estremamente disruptive, in rapida espansione, in grado di offrire opportunità molto interessanti. Potenzialmente qualsiasi settore, per garantire una tracciabilità totalmente trasparente del proprio prodotto o servizio potrebbe dotarsi di tecnologie blockchain. E’ una tecnologia che si presta ad una moltitudine di impieghi – nella logistica e nei trasporti ma anche nella pubblica amministrazione, nella finanza o nel commercio – e che trova la sua massima applicazione dove sono presenti le filiere, come quella del farmaco o quella alimentare. Questo rappresenta il primo degli ostacoli al suo impiego su larga scala perché ha come presupposto l’accordo di tutti gli attori della filiera. Ovviamente, però, più la catena è lunga maggiore è il valore che produce. Il secondo ostacolo è endogeno all’impresa stessa: in generale in Italia esistono delle differenze nell’impiego di nuove soluzioni tecnologiche sulla base delle dimensioni delle imprese, dove ad incidere sono le disponibilità di risorse talvolta non tanto economiche quanto in termini di risorse umane. Tuttavia ci sono grandi imprese italiane che hanno sviluppato soluzioni estremamente innovative nei loro settori e possono competere con i più importanti player di mercato mondiali”.

Le tecnologie usate per il riconoscimento facciale permettono di acquisire una serie di dati su un cliente volti a studiare i suoi gusti e le sue abitudini al fine di permettere alle imprese di offrirgli prodotti personalizzati. Nell’era post-digitale si andrà incontro a una sempre maggiore profilazione e personalizzazione dei prodotti da offrire al cliente?

 “Abbiamo identificato i sistemi di profilazione degli utenti come uno dei trend che caratterizzeranno lo sviluppo tecnologico dei prossimi anni. L’utilizzo di queste tecnologie permette di offrire prodotti declinati sulla base delle reali preferenze, fino addirittura ad anticipare i desideri dei clienti. Dal punto di vista del business questo rappresenta una grande opportunità per l’impresa che può offrire prodotti a target molto specifici e, a cascata, può incidere positivamente su altre divisioni aziendali, pensiamo alle ricadute sulla logistica o alla gestione del magazzino.  Con l’avvento dell’era digitale stiamo assistendo al superamento dei prodotti personalizzati a favore di un orientamento verso esperienze individualizzate, creando relazioni one to onecon il cliente.

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Le “impronte” date dall’identità tecnologica dei clienti stanno creando una base viva di conoscenza per le imprese: come consumatori lasceremo sempre più tracce della nostra identità, in cambio i brand dovranno offrire esperienze sempre più personalizzate. Ma le aziende devono tenere conto del fatto che ci sono momenti in cui i consumatori vogliono più tecnologia nella loro vita e altri in cui non ne vogliono affatto, e che c’è una linea che divide la tecnologia “utile” dalla tecnologia “invasiva”, un limite che varia da persona a persona. Devono quindi svolgere un ruolo di bilanciamento tra i bisogni del cliente e le proprie opportunità”.

E non sussiste un problema di privacy?

Il problema relativo alla privacy è reale ed è uno dei motivi per i quali al momento questo tipo di soluzioni non hanno trovato ancora impieghi su larga scala, complici anche alcune lacune normative sugli impieghi di videocamere in aree frequentate da utenti e consumatori. In realtà l’utilizzo dei dati incamerati dall’impresa viene clusterizzato e dunque reso completamente anonimo, ed è funzionale ad offrire prodotti sempre più mirati per i clienti. I sistemi di profilazione hanno l’obiettivo di semplificare alcuni processi e rendere sempre più fluide le esperienze d’acquisto dei consumatori. Ma il tema della privacy va a toccare un principio molto importante a cui accennavo precedentemente, la vera sfida dello sviluppo tecnologico dei prossimi anni, quello della fiducia. L’eccezionale sviluppo tecnologico ha infatti rapidamente mutato l’intero contesto portandoci in maniera accelerata in una nuova era in cui le modalità di fare business e di comunicare richiedono necessariamente maggiore collaborazione e di conseguenza maggiore scambio e uso di dati all’interno degli ecosistemi. La grande quantità di dati disponibili è quindi da una parte una ricchezza ma dall’altra una grandissima responsabilità: senza la costruzione di fiducia reciproca il danno nell’utilizzo di questo patrimonio di dati può essere molto superiore ai benefici e colpire l’intero ecosistema”.

Come cambierà il mondo del lavoro nell’era post-digitale? Non c’è il rischio che la continua ricerca di una maggiore efficienza porti a comportamenti sempre meno “umani” nei confronti dei lavoratori?

“Nell’era post-digitale la forza lavoro sta diventando “human+”, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita rese possibili dall’innovazione tecnologica.  E’ probabile che alcune figure professionali diverranno desuete, ma contemporaneamente se ne creeranno di nuove, più evolute. Se da una parte, però, la forza lavoro si evolve rapidamente in questo senso, l’azienda spesso resta concepita per una forza lavoro del passato: le strategie per la ricerca di talenti sono obsolete rispetto alle competenze dello “human+ worker” e gli investimenti in formazione e reskilling sono molto al di sotto delle necessità, soprattutto quando i lavoratori cambiano ruolo o azienda.  Il futuro del business sarà delineato da una nuova forma di “intelligenza collaborativa” tra uomo e macchina con l’obiettivo di migliorare le performance aziendali, in quanto il vero punto di forza della tecnologia sta non tanto nel sostituirsi all’uomo quanto nel saper amplificare le capacità umane. Da questo punto di vista i percorsi formativi per i dipendenti all’interno delle aziende sono assolutamente centrali. Si consideri che, secondo un nostro recente studio, oltre i due terzi (71%) dei dirigenti ritengono che i propri dipendenti siano più maturi dal punto di vista digitale rispetto alla loro organizzazione e che gli stessi si trovino quindi costretti ad “aspettare” che quest’ultima si metta al passo.

Vista la facilità con cui un hacker può infilarsi nei sistemi informatici di un’azienda e da lì penetrare nei sistemi a monte e strategici per il Paese, che cosa si può fare per prevenire e affrontare problemi di questo tipo?

Oggi più che mai il tema della sicurezza informatica è diventato centrale: la dipendenza dagli ecosistemi del mondo attuale amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici, col risultato che gli eventi che paralizzano un’impresa possono crescere rapidamente minacciando non solo la società stessa, ma l’intero ecosistema.  Le aziende non devono quindi abbassare la guardia, devono orientare i propri investimenti verso tecnologie innovative in grado di migliorare l’efficacia delle azioni di protezione e implementare un percorso che consenta loro di evolvere dalla cyber security a quella che viene definita “cyber resilience”, cioè la capacità di prevenire e rispondere alle minacce informatiche, riducendo al minimo il danno e garantendo la continuità del business anche sotto attacco. Nel contempo è necessario promuovere una nuova cultura della security che coinvolga l’intera azienda, dato che spesso l’anello debole della catena è rappresentato dal fattore umano, oltre che da tutte le vulnerabilità che si riscontrano nelle aree di interazione dell’azienda con partner e fornitori. La sicurezza informatica non deve essere più vista come uno sforzo strettamente individuale, incentrato sulla propria operatività interna, ma come un’azione a tutela di tutto l’ecosistema”.

Bezos accusa il governo saudita: hackerato il mio telefono dopo caso Khashoggi

De Becker, il superconsulente alla sicurezza del patron di Amazon, accusa direttamente Riad di aver avuto accesso illegale a informazioni private che voleva usare per danneggiare Bezos in risposta alle inchieste del Washington Post sull’omicidio del blogger dissidente nel consolato di Istanbul

Nessuno è al riparo dalle intrusioni consentite dalla tecnologia, neppure uno degli uomini più potenti al mondo come Jeff Bezos. Secondo Gavin De Becker, che del patron di Amazon è il principale consulente sulla sicurezza, il telefono di Bezos sarebbe stato ‘intercettato’ dal governo saudita, permettendo così che nei mesi scorsi informazioni private e conversazioni piccanti finissero su alcuni tabloid.

De Becker ha detto di aver indagato sulla pubblicazione di messaggi privati fra Bezos e l’ex anchor tv Lauren Sanchez sul National Enquirer. Bezos aveva accusato American Media Inc. (AMI), che possiede il National Enquirer, di ‘ricatto ed estorsione’ per aver minacciato di pubblicare sue foto intime se De Becker non avesse concluso nelle sue indagini che le informazioni pubblicate dal tabloid non fossero motivate politicamente o frutto di illecite intercettazioni elettroniche.

Ora, però, in un articolo sul sito del Daily Beast, De Becker ha scritto: “La nostra indagine e vari esperti sono giunti alla conclusione, con la massima fiducia, che i sauditi hanno avuto accesso al telefono di Bezos e ottenuto informazioni private”, aggiungendo che “non è ancora chiaro” se di queste informazioni fosse a conoscenza la AMI.

Secondo De Becker, obiettivo di Riad sarebbe stato quello di colpire il Washington Post, di proprietà di Bezos. “Molti americani saranno sorpresi di apprendere che il governo saudita ha cercato di danneggiare Jeff Bezos dallo scorso ottobre, quando il Post ha iniziato il suo implacabile lavoro” sull’assassinio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul.

Enea, biopesticidi hi-tech per “silenziare” i geni degli insetti dannosi

Allo studio l’impatto ambientale dei biopesticidi di nuova generazione in grado di “silenziare” specifici geni degli insetti che causano danni alle coltivazioni. Condotta nell’ambito del progetto europeo “iPlanta”, coordinato dall’Università Politecnica delle Marche, la ricerca del Centro Enea di Trisaia, in Basilicata, prevede test sull’interazione tra gli insetti trattati con l’innovativo biopesticida e i loro predatori naturali utilizzati nella lotta integrata, che è un tipo di agricoltura caratterizzato da una drastica riduzione di fitofarmaci. “Questa tipologia di biopesticidi presenta diversi vantaggi: prima di tutto agisce in modo mirato su poche specie di insetti, in particolare i coleotteri, e garantisce una bassa persistenza nell’ambiente naturale, oltre a minori rischi per gli agricoltori”, spiega il ricercatore Enea Salvatore Arpaia, uno dei due referenti italiani del progetto. Questi nuovi bioinsetticidi sono basati sulla tecnica detta RNAi (RNA-interferente), che sfrutta un meccanismo naturale presente in organismi vegetali e animali per portare alla perdita di funzionalità di un gene bersaglio, fondamentale per la sopravvivenza o la fertilità dell’insetto.

Da uomo a cyborg? Basta la melanina

ROMA Siamo vicini ai cyborg misti uomo-robot? Non esattamente, ma un altro passo assolutamente decisivo in questa direzione è stato fatto. Qualcosa – per restare in un ambito più concreto e meno controverso – che potrà prestissimo avere importanti applicazioni nella medicina. Infatti già abbiamo nei corpi umani dei dispositivi bio-meccanici e bio-elettronici, dal pacemaker ad altre realtà. Ma essi sono ancora realizzati in materiali estranei al corpo e che come tali danno problemi. Il metallo ad esempio a contatto con le cellule lascia comunque una piccola cicatrice. A volte tali meccanismi vengono rivestiti con altri materiali appositi, per minimizzare i danni, ma anche questo ha delle controindicazioni.

La capacità conduttiva

Ma ora la soluzione potrebbe essere – letteralmente – a portata di mano, e la svolta è italiana, anzi napoletana. Un gruppo di ricercatori napoletani infatti ha dimostrato la capacità conduttiva della melanina, per cui sarà possibile realizzare meccanismi che trasmettano impulsi elettrici nel corpo “fabbricandoli” con la pelle umana. “Ci sono tutta una serie di motivi – dice a Metro il dottor Alessandro Pezzella dell’Università di Napoli, autore della ricerca con il dottor Paolo Tassini dell’Enea – per cui è importante avere materiali in grado di trasferire impulsi elettrici verso una realtà biologica.  Un esempio è il pacemaker, ma esistono dispositivi di lettura elettrica intercranica, letture dei potenziali elettrici intercellulari, fino alla recente invenzione di una sinapsi artificiale. La problematica principale è la reazione dei tessuti all’elettrodo. La reazione più comune è una reazione fibrotica. Se invece si potesse usare materiale organico comincerebbe tutta un’altra storia. Per questo le ricerche sulla melanina hanno una storia lunga, ma finora si era concluso che aveva basse capacità di condurre elettricità”.

Approccio capovolto

Ma proprio con questa ricerca italiana tutto è cambiato, e si è arrivati a un nuovo inizio. Come è stato possibile? “Noi – continua Pezzella – abbiamo capovolto l’approccio. Invece di individuare come sempre nell’acqua il fattore incrementante della conduzione elettrica, abbiamo eliminato l’acqua sotto vuoto, e abbiamo scoperto che la melanina in quelle circostanze subisce una riorganizzazione strutturale per la quale aumenta moltissimo la conducibilità elettronica. Questo apre alla possibilità di usare la sostanza naturale della melanina come interfaccia della comunicazione di stimoli elettrici da e per le cellule. Così diventa davvero più concreta l’entrata nel mondo della bioelettronica, del cyborg, dell’interfaccia uomo-macchina. Qualcosa che può dare una svolta in molti ambiti medici, a partire ad esempio da malattie come il Parkinson. Questa elettronica riassorbibile, e volendo biodegradabile (persino programmando in anticipo la tempistica del ciclo vitale del meccanismo) chiude il ciclo in senso virtuoso”.

Made in Napoli

È un risultato di enorme livello internazionale, e i ricercatori ci tengono a sottolineare come sia “made in Napoli”. “Aver studiato questo fenomeno in Italia è n risultato di grande soddisfazione, e ancor di più per l’area di ricerca napoletana, la quale dimostra ancora una volta il suo valore su cui investire nonostante le difficoltà, e in più rinnova una tradizione che nel campo degli studi sulla pelle ha una secolare tradizione all’avanguardia nel mondo”. Basti infine ricordare che la melanina esiste in grandi quantità in tutti i corpi umani, ed è ad esempio quella che dà il colore nero a occhi e capelli (ma ce l’hanno tutti, anche chi ha colori diversi), ed è diffusa nella pelle, dove i nei sono appunto accumuli di melanina. Anche se adesso per questi studi essa viene sintetizzata in laboratorio a partire dal suo precursore, perché è persino più semplice che prenderla dal corpo umano. Che ancora una volta si dimostra la miglior macchina esistente.

fonte:http://www.metronews.it/19/03/26/da-uomo-cyborg-basta-la-melanina.html

OSVALDO BALDACCI

Non solo streaming. Tv, news, carta di credito, videogame: ecco le nuove sfide di Apple

BENVENUTI nella nuova offerta Apple, che va dall’informazione ai pagamenti. La prima novità tra le tante presentate allo Steve Jobs Theatre, in California, dà la dimensione della rivoluzione in corso a Cupertino: è Apple News+ che offre ai nuovi lettori digitali ben 300 magazine in un’edicola digitale di tutto rispetto, oltre ad alcuni quotidiani, come il Los Angeles Times e il Wall Street Journal, e alcuni dei principali servizi di informazione online. I magazine sono disegnati per poter essere visti negli iPhone e negli iPad nella maniera migliore, il design è pensato per i device, hanno in alcuni casi le copertine animate, le foto in alta risoluzione e una grafica adatta ai diversi formati. Apple News+ non si limita a offrire testate giornalistiche complete, ma ha anche un esercito di curatori che sceglie le storie e le notizie da proporre ai lettori e ovviamente ha anche degli algoritmi di personalizzazione per proporre storie rilevanti a chi legge.

Apple Card: paghi con l’iPhone

La seconda novità, tutt’altro che piccola, è la Apple Card, ovvero la “reinvenzione” della carta di credito: la card è integrata con iPhone, offre un servizio di supporto immediato, il cashback, offerte e promozioni, nessuna firma, nessuna scadenza, nessun codice, puntuali report sulla situazione finanziaria. Apple la propone in partnership con Goldman Sachs, e la si appoggerà sul circuito MasterCard, per essere subito accettata dagli esercenti di tutto il mondo.

I videogame di Apple Arcade

Poi arriva (in autunno) Apple Arcade, per portare il live gaming nelle tasche, oltre che nelle case, dei possessori di device Apple e quindi l’attesissimo annuncio su cinema e tv: la nuova Apple Tv+ App, che gira su tutti idevice di Cupertino ma anche, ed è questa la notizia principale, come app per smart tv, uscendo quindi dall’universo delle macchine con la Mela. Apple Tv+ offre tutto quello che Tim Cook è riuscito a mettere insieme, e non è poco: “tutte le nuove uscite cinematografiche”, dicono dal palco, ma anche un grandissimo catalogo di film del passato, molti canali accessibili solo via cavo o satellite, e i servizi di altre piattaforme, come Hulu, PlaystationVue o Amazon Prime Video. Oltre alla nuova feature “Apple tv channels” che permette di vedere molti altri canali, pagando solo per quello che voglio vedere, – tutto on demand – con Hbo, Showtime, Starz, Cbs All access, Mubi, e molti altri, con un sistema di editor che scelgono e consigliano gli utenti oltre all’immancabile machine learningche impara dalle nostra abitudini e ci offre suggerimenti dedicati.

La nuova applicazione sarà disponibile per Apple TV, iPad, iPhone, con supporto al 4K ma anche su le tv Samsung, LG, Sony e sui device Amazon e Roku. Il lancio è previsto per maggio, in dieci Paesi, ma arriverà in oltre cento nei prossimi mesi. E sarà anche su macOs entro l’autunno.

Film e fiction: Apple Tv+, il catalogo è questo

Ma non basta, Cook presenta Apple Tv+, un nuovo servizio dedicato “alle più belle storie mai raccontate”, dicono dal palco, realizzato mettendo insieme dei grandi storytellers: Steven Spielberg, Sofia Coppola, Ron Howard, Jennifer Aniston attori, sceneggiatori, registi, una buona parte di Hollywood ha morsicato la mela e scelto di lavorare con Cook a un nuovo servizio. Sale sul palco Steven Spielberg, presenta il progetto di “Amazing Stories”, una serie ‘fantascientifica’ che aveva già avuto una seconda vita per merito di Spielberg qualche anno fa; dopo di lui arrivano le biondissime Jennifer Aniston e Reese Whiterspoon, con “The morning show”, vengono raggiunte da Steve Carell, un trio davvero notevole per una serie che cercherà di raccontare i rapporti tra uomini e donne e l’America di oggi. E l’elenco si allunga: sono gli show originali prodotti da Apple, la chiave di volta per combattere il colosso Netflix sul suo stesso terreno, sapendo bene che è sui contenuti creati appositamente per la piattaforma che l’azienda di Tim Cook può sperare di conquistare non solo una fetta di pubblico più ampia ma, soprattutto, pensare a come ‘reinventare’ il cinema nel prossimo futuro, strada che Netflix ha già intrapreso con le sue serie interattive.

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inRead invented by Teads

C’è una nuova serie con Jason Momoa Alfre Woodward per “Horizon Zero Dawn”, poi sale in scena un comedian Kumai Najiani, e c’è qualcosa anche per bambini, perché sul palco ci sono anche i pupazzi di Sesame Street, con uno show totalmente nuovo, un ‘pre-school show’ in cui il centro è il coding, la capacità di scrivere linee di codice per realizzare programmi e app. Ma c’è spazio per qualche altro annuncio, quello di “Little Voice”, con J.J. Abrams Sara Bareilles in scena e quest’ultima pronta a cantare dal vivo la canzone tema della serie.

L’elenco delle star hollywoodiane coinvolte nel progetto è veramente lungo, anche perché le serie che occuperanno la programmazione al lancio, in 100 paesi, in autunno, dovranno garantire non solo la partenza del servizio ma anche il proseguimento dell’operazione, con una grande quantità di materiale non solo americano, dunque, ma studiato e realizzato in diversi paesi, così come fa Netflix. Il ‘colpo grosso’, per quello che riguarda il mercato televisivo anglosassone e in particolare quello americano è il coinvolgimento di Oprah Winfrey, la indiscussa stella della tv statunitense, che approda a Cupertino.

Così Apple punta su privacy e sicurezza

Reinventare, non inventare. La parola d’ordine di Apple è questa. E non è una parola d’ordine casuale, ma il ‘core business’ dell’azienda. E dato che Apple è un’azienda digitale e che nel mondo binario ogni bit è uguale all’altro, sia che si tratta di un bit di denaro digitale, un bit, di musica, di informazione, di spettacolo, o di qualsiasi altra cosa al mondo, Apple può, se vuole, reinventarla. Così oggi la Apple ha presentato le sue nuove reinvenzioni. Magazine, edicole, carte di credito, cinema e tv e via discorrendo. Un altro passo nel nuovo mondo, applecentrico, basato sui suoi device, smartphone, tablet, orologi, pod di ogni ordine e grado, dove tutto quello che si faceva prima si fa in un altro modo. Un mondo che non ha difetti, se non uno, quello di funzionare unicamente nel mondo Apple. E’ un giardino chiuso, che ha poche e ben controllate porte verso l’esterno, perché Apple non vuole correre rischi. Non tracciare i lettori, il wallet più sicuro del mondo, la più volte affermata volontà di non condividere i dati degli utenti con altre aziende per necessità di marketing: Apple punta su privacy e sicurezza per dire, chiaro e tondo, che con Facebook e le sue logiche non c’è parentela, che con Google e i suoi sistemi di ‘personalizzazione’ non vuole avere a che fare.