Imprese, cyber-attacchi quintuplicati: Confindustria lancia l’allarme

“La minaccia cibernetica a livello globale è destinata a crescere di pari passo con la progressiva digitalizzazione della società e l’evoluzione degli strumenti di attacco. E l’Italia, al 25/o posto su 28 in Europa per livello di competenze digitali, è per questo particolarmente vulnerabile”. A scattare una fotografia allarmante del Paese è il Centro Studi di Confindustria nel suo rapporto di Primavera che arriva all’indomani dell’inquietante scoperta, non la prima né l’ultima, denunciata ieri dalla Security without borders relativamente ad uno spyware, creato da un’azienda italiana che lavora con le forze dell’ordine, che avrebbe intercettato un migliaio di persone per errore. Una vulnerabilità che deve fronteggiare una situazione preoccupante: “nel corso dell’ultimo anno, infatti, gli attacchi cibernetici sono quintuplicati”, si legge ancora nel rapporto che ricorda come “almeno il 20% di essi siano stati rivolti contro obiettivi pubblici e privati e siano stati perpetrati da gruppi di spionaggio, quindi con finalità di sottrazione di informazioni sensibili, mentre il 5% ha avuto una matrice terroristica”. Attacchi questi, si legge ancora nel Rapporto, che hanno colpito a largo spettro diversi settori economici a cominciare dall’energia, l’11% del totale, seguito dai trasporti, tlc e finanza, con una quota ognuno del 6%.

Bormio, scontro tra due sciatori: un morto

Tragedia a Bormio. Due sciatori si sarebbero scontrati su una pista della città valtellinese. Un morto e un ferito.

BORMIO – Nuovo incidente sulle piste da sci. Nella mattinata di domenica 31 marzo 2019 in un comprensorio di Bormio due sciatori si sono scontrati. Il bilancio è di un morto e di un ferito. Al momento sono in corso tutti gli accertamenti per capire la dinamica di questo incidente mortale.

Sul posto si è recato anche il magistrato di turno che nelle prossime ore potrebbe sequestrare il comprensorio sciistico per fare tutti i controlli necessari. Autorizzata l’autopsia sul corpo della vittima per accertare le cause che hanno portato al decesso.

Ambulanza
Fonte foto: https://www.facebook.com/ItalianRedCross

Incidente a Bormio, due sciatori si scontrano in pista

Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, i due erano impegnati a sciare quando improvvisamente si sono scontrati. Immediati i soccorsi ma per il 49enne non c’era più niente da fare. Il ferito è stato portato in ospedale ma le condizioni non sembrerebbero gravi. Sono in corso tutti gli accertamenti per capire la dinamica di questo incidente. Al momento non si conoscono se i due protagonisti di questa tragedia si conoscessero.

Il magistrato ha autorizzato l’autopsia sul corpo della vittima per capire meglio le cause della morte. Il comprensorio sciistico potrebbe essere nelle prossime ore sequestrato per effettuare le verifiche in pista.

Incidente a Bormio, aperta un’indagine dalla Procura

La Procura al momento ha aperto un’indagine contro ignoti ma nelle prossime ore potrebbero essere iscritte le prime persone sul registro. Sono in corso tutti gli accertamenti per capire meglio la vicenda che ha sconvolto l’intero comprensorio di Bormio. Due sciatori si sono scontrati in pista: un morto e un ferito. Le condizioni di quest’ultimo non sono gravi e nelle prossime ore potrebbero essere dimesso dall’ospedale dove è stato ricoverato per l’incidente.

fonte foto copertina https://www.facebook.com/ItalianRedCross/

ultimo aggiornamento: 31-03-2019

Francesco Spagnolo

M5S: 200 candidati in corsa per secondo turno europarlamentarie

Milano, 31 mar. (LaPresse) – “Gli altri parlano, il MoVimento 5 Stelle agisce. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica che fa partecipare alla scelta delle candidature tutti i suoi iscritti. Gli altri partiti li decideranno come sempre in qualche segreta stanza”. Lo si legge sul Blog delle Stelle in un post sui risultati del primo turno delle europarlamentarie del M5S. Secondo quanto fatto sapere, sono 200 in totale i candidati al secondo turno. Così suddivisi per circoscrizione: 40 per la nord-occidentale; altrettanti per la nord-orientale; 60 per quella meridionale e 20 per le isole. Hanno accesso al secondo turno – viene specificato – i 10 candidati più votati di ogni Regione, che sono “in ordine alfabetico e senza i voti ricevuti per non influenzare il secondo turno”.

Imprese, al Festival dell’Economia Civile spinta sui cantieri

Si chiude oggi con gli interventi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Giovanni Tria e Sergio Costa, la prima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, organizzato da Federcasse, la Scuola dell’Economia Civile (SEC) e Nuova Economia per Tutti (NeXT), con il supporto di Confcooperative e delle Bcc toscane. Tre giorni di dibattiti, 80 relatori, 18 panel, decine di giovani protagonisti con le loro imprese innovative, sostenibili e inclusive e più di 1.500 partecipanti: un contributo importante per il dibattito pubblico e per la valorizzazione di buone pratiche di imprese e finanza civile in un Paese alla ricerca di crescita, innovazione e nuovi modelli economici e sociali. Dal palco del Festival a Palazzo Vecchio, dove viene annunciata anche la seconda edizione di questa importante iniziativa, arrivano al Governo italiano precise proposte sui temi dibattuti nella tre giorni fiorentina. I promotori chiedono di sbloccare al più presto i cantieri e di creare un rapporto armonioso tra mondi dell’economia, amministrazione e della giustizia civile. In Italia sono disponibili circa 100 miliardi di euro di investimenti stanziati e da impiegare Le risorse ci sono, l’Unione Europea le ha messe a disposizione, dobbiamo saperle spendere. Uno sviluppo sostenibile passa anche per una più incisiva politica rivolta alle aree interne in corso di spopolamento, per ridare speranza a giovani e meno giovani che vi abitano.

Federico Buffa: “Io come Alberto Angela? Non scherziamo. Vado bene per un pubblico di nicchia”

“Il damerino che racconta storie” si racconta prima del suo spettacolo: “Non mi fecero commentare Spagna-Stati Uniti, la finale olimpica di Londra. Il miglior politico storyteller? Senza dubbio Barack Obama: il suo modo di parlare è studiato in tutto il modo”. E non poteva mancare qualche parola sul conduttore di Meraviglie…

Essere o non essere, porta rossa o porta nera, scegliere di scegliere o di non scegliere. Questi i temi del nuovo spettacolo di Federico Buffa “Il rigore che non c’era”. Sul palco con lui la cantante Jvonne Giò, il musicista, attore e regista Marco Caronna con l’accompagnamento delle musiche live dello splendido Alessandro Nidi al piano. Qualcosa di speciale assorbe questo spettacolo pur nella continuità del ruolo e della narrazione di Federico Buffa.

Rispetto ai due precedenti – le Olimpiadi del 1936 e A night in Kishasa su Muhammad Alì – la storia sembra quasi subire una metamorfosi, stritolandosi in tanti brevi racconti e facendosi filosofia. Innanzi tutto per il protagonista. Federico Buffa, in una sorta di metateatro pirandelliano, recita la parte di sé stesso. “Il damerino che racconta storie”, così lo chiamano gli altri due protagonisti che sono il primo pubblico ad ascoltarlo. Buffa gioca sul personaggio che si è costruito, insomma. Raccontando una storia fatta di scelte e raccontando le scelte che hanno fatto la storia. Senza voltarsi indietro verso ciò che poteva essere ma non è stato. Perché, come scrive Manzoni, “del senno di poi son piene le fosse”. Da Winston Churchill (e se avesse accettato l’accordo con la Germania nazista?) a Maximilian Von Braun (e se Hitler lo avesse passato per le armi prima che finisse in America a progettare i missili che ci regalarono la Luna?) a Cristiano Ronaldo (e se il medico non si fosse opposto a quell’aborto che la madre voleva?) a Federico Buffa.

Già, Buffa. Qual è stato il suo rigore che non c’era?
Non mi mandarono alle Olimpiadi di Londra dove speravo di poter commentare la partita di finale tra USA e Spagna perché era ovvio che sarebbe stata una grande partita. Infatti è stata la più bella finale olimpica di sempre. Se mi avessero mandato dopo sarei andato a vivere in Giappone.

Ma…?
Sono tornato a Sky dopo quell’estate e mi proposero di raccontare piccole storie che sarebbero servite a riempire gli intervalli e i time out delle partite Nba.

Sempre basket, insomma.
Sì ma quelle storie vennero ascoltate da Federico Ferro, che ora è direttore di Sky Sport. Mi propose di fare la stessa cosa anche con il calcio. Ero perplesso ma mi convinsi. Girammo il primo racconto in modo semicarbonaro alle 9 di mattina. Riguardava l’infanzia di Maradona e non credevo che fosse solo l’infanzia della mia carriera da storyteller.

E invece ora gira i teatri raccontando anche (ma non solo) lo sport. Quale è stato il momento epocale in cui la storia dello sport è cambiata?Certamente le Olimpiadi del 1936 nella Germania di Hitler. Lì lo sport ha perso la verginità.

Senta, lei è a tutti gli effetti uno storyteller, una parola oggi abusata. Quale politico secondo lei è il migliore in questa abilità?
Io penso che il miglior politico per parlare in pubblico e narrare dei concetti sia stato Barack Obama. Il suo modo di parlare è studiato in tutto il mondo.

E il peggior storyteller in politica?
Difficile dirlo. È più facile notare chi lo fa meglio.

Sempre parlando di storytelling, guardiamo alla televisione. Ci sono trasmissioni in crisi e altri format, per esempio quelli di Maria De Filippi, che non sembrano conoscere difficoltà dal punto di vista degli ascolti. Quale è il loro segreto, secondo lei?
Non ho grande conoscenza di questi programmi. L’unica cosa che mi sento di dire è che la professionalità alla lunga paga.

Torniamo al suo modo di fare televisione. Ha raccontato alla Gazzetta che in Sky le propongono diversi tipi di argomenti e lei sceglie se narrarli o meno. Su cosa basa questa scelta? Puro istinto?
Cerco di capire se la storia non sia troppo grande. Per esempio, all’inizio rifiutai di narrare quella di Muhammad Alì. Poi accettai. E non me ne sono pentito.

Lei ha sottolineato più volte la distanza che la separa dai grandi divulgatori come Alberto Angela. Perché? Quale è la grande differenza?
In primo luogo lui parla ad un pubblico di milioni di persone in prime time: una responsabilità enorme. È molto difficile scegliere un linguaggio che vada bene per tutti, come richiede il servizio pubblico. Ma la Rai ha pensato di farlo parlare a quell’audience alle 21 del sabato sera: un fatto epocale, eccezionale per la storia della televisione italiana.

Non è però forse una questione di pubblico, appunto? Proviamo ad immaginare Federico Buffa sulla Rai…cosa cambierebbe?
No, non scherziamo. Per come sono strutturato mentalmente vado bene per un pubblico quasi di nicchia.

Ecco, il suo pubblico. Come se lo immagina?
So di avere il privilegio di essere seguito da un pubblico giovane che non sempre va a teatro. Il mio teatro non è divulgazione ma è un fatto di stimolo: provo a mettere sul banco degli stimoli e vedo se qualcuno reagisce.

E questi stimoli riguardano spesso eventi del passato, anche di secoli fa. Come mai?
Perché l’attualità è già stimolante di suo. E poi in realtà…

In realtà?
Nel mio spettacolo c’è un accenno di attualità legato al mondo afroamericano.

Ovvero?
Cerco di sottolineare che le idee degli anni ’60 sui diritti civili sono ancora attuali. Infatti la situazione 50 anni dopo presenta ancora molte angolazioni complesse.

Quelle angolazioni che riserva al suo pubblico a seconda della città in cui arriva nel suo tour teatrale. Vero?
Sì, lo spettacolo si presta a delle variazioni a seconda del luogo. Se il regista vuole in alcune città sottolineiamo la storia di qualche atleta locale.

Per esempio?
A Cagliari e a Sassari abbiamo parlato di un pugile argentino, Nicolino Locche, venuto dalla Sardegna. A Genova invece abbiamo parlato di alcune storie della Boca, il quartiere “genovese” di Buenos Aires, di inizio del ‘900. Mentre a Varese abbiamo parlato di Dino Meneghin.

Insomma, come nel pezzo di Mercedes Sosa cantato durante lo spettacolo, “todo cambia”. Ma non Federico Buffa. E la sua magnetica qualità di narrare.

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Udine, Tiziano Terzani continua a irritare. Anche da morto

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Aeroporto Firenze, candidati sindaco del centrodestra in ordine sparso. Bocci: “Si faccia”. Spada: “Non se ne parla”

Aeroporto Firenze, candidati sindaco del centrodestra in ordine sparso. Bocci: “Si faccia”. Spada: “Non se ne parla”

Con le amministrative alle porte, l’annosa questione di Peretola torna sul tavolo. Per il candidato di Prato non se ne parla, mentre l’antagonista di Nardella per Palazzo Vecchio è per il sì: “Sono decenni che se ne parla e non si è ancora arrivati a niente. Questa volta non ci sono più scuse, va fatta”

La pax nel centrodestra toscano è durata meno di un giorno. Giusto il tempo per trovare il nome dei candidati sindaco a Firenze, Prato e Livorno ed esultare alla “unità del centrodestra”. Da sabato poi è tornata la rottura interna su un tema molto caro ai due capoluoghi che andranno al voto a maggio (Firenze e Prato): l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola. Nella sua prima uscita pubblica, il candidato sindaco di Firenze Ubaldo Bocci ha detto che la nuova pista voluta da Matteo Renzi e Marco Carrai “va fatta assolutamente”: “Sono decenni che se ne parla e non si è ancora arrivati a niente – ha tuonato –. Questa volta non ci sono più scuse, va fatta”.

La linea di Bocci sull’aeroporto di Firenze però non è condivisa da Daniele Spada, l’altro candidato sindaco del centrodestra, a Prato, città che sarà coinvolta nella costruzione della nuova pista da 2.400 metri: ieri il 46enne funzionario della Confcommercio ha partecipato alla manifestazione “No Aeroporto” a Sesto Fiorentino a cui hanno partecipato circa 3mila persone. “Il primo impegno da Sindaco sarà incontrare i colleghi di Pistoia, Pisa e Firenze per rivedere il piano dei collegamenti e dei trasporti – ha scritto Spada su Facebook –. La questione dell’aeroporto passa anche dai collegamenti tra i principali centri. In Toscana gli equilibri sono cambiati”. Come dire: basta lo scalo di Pisa ed è necessario rafforzare la rete ferroviaria.

Aeroporto sì, aeroporto no – La questione del nuovo aeroporto di Firenze sta creando da mesi spaccature interne alla maggioranza Lega-M5S ma anche dentro il centrodestra toscano: la sindaca di Cascina e segretaria regionale del Carroccio Susanna Ceccardi si è sempre detta contraria per non danneggiare loscalo di Pisa, mentre gli alleati di Forza Italia dicono “sì” all’opera. A febbraio, però, la Lega Toscana è stata costretta ad un’inversione di rotta dopo le parole del vicepremier, Matteo Salvini, che ha dato il suo placet alla nuova pista: “Va fatta – aveva detto – c’è bisogno di arrivare a Firenze con più facilità, velocità e spendendo meno”. Bocci, che lunedì accoglierà proprio il ministro dell’Interno a Firenze, si è subito allineato: “Dire oggi se la pista deve essere un metro in più o un metro in meno non lo so – ha detto il candidato a Palazzo Vecchio in quota Lega – questo è un problema dei tecnici, ma certamente va fatta, e mi chiedo perché ancora non sia stata fatta negli ultimi 50 anni quando Provincia, Comune e Regione sono stati governati dallo stesso partito: mi sembra buffo che si sveglino tutti ora e vogliano vare l’aeroporto”.

Prato è per il “no” – A pochi chilometri di distanza, però, il suo collega di Prato non la pensa allo stesso modo. Il capoluogo guidato oggi dal dem, Matteo Biffoni, infatti è uno dei sette comuni della Piana fiorentina (tutti di centrosinistra: insieme a Prato ci sono Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Calenzano, Signa, Poggio a Caiano e Carmignano) che ha fatto ricorso al Tar contro il decreto Via (Valutazione Impatto Ambientale) e dopo l’approvazione del masterplan da parte della Conferenza dei Servizi a inizio febbraio, il giudizio del Tribunale amministrativo ha assunto un peso fondamentale sulla fattibilità dell’opera. Sabato Spada ha così manifestato insieme ai sette sindaci contrari all’aeroporto e ha fatto capire che imposterà buona parte della sua campagna elettorale proprio sul “no” all’ampliamento dell’aeroporto di Firenze. Chissà come la prenderanno all’interno della coalizione.

“Bocci non è un sovranista” – Ma non c’è solo l’aeroporto di Peretola a provocare i primi dissapori interni alla coalizione di centrodestra. Il nome di Bocci per provare a scalzare il renzianissimo Dario Nardella sta creando molti malumori nella base: il 57enne  fiorentino non è un leghista vecchio stile, ma un manager di successo molto amico di Marco Carrai e che negli ultimi anni ha guidato la Fondazione Unitalsi che si occupa da sempre di progetti per l’integrazione dei migranti. Non proprio il primo requisito per il verbo salviniano: “Io ho criticato la scelta del candidato perché viene da un’area troppo vicina al mondo renziano, a Carrai in primis – ha detto sabato il senatore di Fratelli d’Italia, Achille Totaro, al Sito di Firenze – A Firenze, per vincere, si doveva scegliere una persona in grado di rappresentare l’universo denominato sovranista. Bocci non mi pare l’uomo capace di interloquire con il nostro elettorato popolare”.

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Violenza sulle donne, Bongiorno: “Il mio tweet sulle isteriche? Non chiedo scusa. È colpa dei social. Sì a castrazione chimica”

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Bezos accusa il governo saudita: hackerato il mio telefono dopo caso Khashoggi

De Becker, il superconsulente alla sicurezza del patron di Amazon, accusa direttamente Riad di aver avuto accesso illegale a informazioni private che voleva usare per danneggiare Bezos in risposta alle inchieste del Washington Post sull’omicidio del blogger dissidente nel consolato di Istanbul

Nessuno è al riparo dalle intrusioni consentite dalla tecnologia, neppure uno degli uomini più potenti al mondo come Jeff Bezos. Secondo Gavin De Becker, che del patron di Amazon è il principale consulente sulla sicurezza, il telefono di Bezos sarebbe stato ‘intercettato’ dal governo saudita, permettendo così che nei mesi scorsi informazioni private e conversazioni piccanti finissero su alcuni tabloid.

De Becker ha detto di aver indagato sulla pubblicazione di messaggi privati fra Bezos e l’ex anchor tv Lauren Sanchez sul National Enquirer. Bezos aveva accusato American Media Inc. (AMI), che possiede il National Enquirer, di ‘ricatto ed estorsione’ per aver minacciato di pubblicare sue foto intime se De Becker non avesse concluso nelle sue indagini che le informazioni pubblicate dal tabloid non fossero motivate politicamente o frutto di illecite intercettazioni elettroniche.

Ora, però, in un articolo sul sito del Daily Beast, De Becker ha scritto: “La nostra indagine e vari esperti sono giunti alla conclusione, con la massima fiducia, che i sauditi hanno avuto accesso al telefono di Bezos e ottenuto informazioni private”, aggiungendo che “non è ancora chiaro” se di queste informazioni fosse a conoscenza la AMI.

Secondo De Becker, obiettivo di Riad sarebbe stato quello di colpire il Washington Post, di proprietà di Bezos. “Molti americani saranno sorpresi di apprendere che il governo saudita ha cercato di danneggiare Jeff Bezos dallo scorso ottobre, quando il Post ha iniziato il suo implacabile lavoro” sull’assassinio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul.

Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da un hacker di Stato

Il problema scoperto e denunciato dalla società no profit Security Without Borders. Il software, lo spyware “Exodus”, era pensato per spiare legalmente criminali ma per un presunto errore di programmazione ha finito per intercettare anche cittadini normali

di ALESSANDRO LONGO

ROMA – Alcune centinaia di utenti italiani, forse oltre un migliaio, sono stati infettati per errore da un software pensato per intercettazioni di Stato, tramite una ventina di app inserite su Google Play Store. Lo spyware, il cui nome è Exodus, è stato scoperto dalla società no profit Security Without Borders, in un’inchiesta fatta in collaborazione con la rivista Motherboard. A quanto si legge nel rapporto, come poi confermato da molti esperti a Repubblica, Exodus è usato dalle principali procure per intercettare criminali (le loro telefonate, registrare i suoni ambientali, copiare la rubrica, il registro telefonico, la posizione gps, le conversazioni Facebook e via di questo passo). Il problema è che per un errore nel codice questo software finiva per intercettare in modo indiscriminato chiunque scaricasse queste app con lo spyware, presenti liberamente sullo store di Google (prima che Big G le rimuovesse proprio nei giorni scorsi). Perlopiù si trattava di app (ovviamente all’apparenza normali) che si presentavano come strumenti per migliorare le prestazioni del cellulare oppure per ricevere offerte promozionali del proprio operatore e quindi esclusive per chi le installava.

Che cosa è successo a chi ha scaricato l’app
Una volta installata l’app, lo spyware permette, a chiunque lo controlli, di gestire a distanza il cellulare dell’utente. Il controllore può essere la società che ha sviluppato il software o chiunque ci abbia poi messo le mani e sia riuscito a farlo installare all’utente. Il rapporto pubblica una lunga lista delle cose che lo spyware permette di fare. In sostanza è possibile sapere non solo tutto quello che l’utente sta facendo con il cellulare; ma anche le cose che fa – di persona, fisicamente – quando ha il cellulare con sé. Oltre alle chiamate, le chat (anche quelle in teoria criptate), gli indirizzi web visitati, la rubrica dei contatti, le foto scattate, i suoi appuntamenti messi in agenda, rivela anche la sua posizione fisica momento per momento (registrata dal gps e dalle antenne degli operatori). La password del Wi-Fi, poi,  permette di entrare nella rete domestica dell’utente e fare ulteriori intercettazioni. Il controllore dello spyware può aprire il microfono del cellulare e quindi ascoltare tutti i rumori circostanti, quindi le conversazioni fatte di persona dall’utente. Può far scattare foto e così vedere i volti delle persone vicine allo smartphone.

Il sistema delle intercettazioni di Stato
Le cyber intercettazioni di Stato funzionano così. “Dopo l’autorizzazione del giudice, l’intercettato viene indotto a scaricare lo spyware, che in gergo si chiama captatore informatico”, spiega Gerardo Costabile, co-fondatore in Italia dell’associazione internazionale IISFA – International Information Systems Forensics Association, ceo di DeepCyber, un passato nella Guardia di Finanza e in Poste Italiane. Per esempio, si fa mandare dall’operatore all’indagato un sms per scaricare l’app contenente lo spyware, con la promessa di uno sconto (gli operatori sono tenuti a collaborare con le forze dell’ordine) o si usano altre tecniche di ingegneria sociale per indurre al download. Uno spyware può essere nascosto, dagli hacker al soldo delle forze dell’ordine, anche in un aggiornamento del firmware del cellulare. “Il problema è che queste app con lo spyware erano scaricabile da chiunque e potevano intercettare chiunque; non funzionava infatti il filtro per limitare l’intercettazione solo ai cellulari degli indagati (identificabili dal trojan tramite il codice Imei del dispositivo)”, spiega Costabile, come riportato anche da Security Without Borders. Non solo: secondo il rapporto, l’intercettazione di per sé era fatta in modo poco sicuro, quindi persone fisicamente vicine all’intercettato avrebbero potuto – via Wi-Fi – a loro volta spiarlo.

Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da un hacker di Stato

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Il software Exodus
Il software Exodus Il rapporto identifica la società calabrese eSurv come autrice del sistema di intercettazione. Il primo indizio in tal senso – poi corroborato da una indagine tecnica approfondita – viene da alcune parole nascoste nel codice del programma. Mundizza e Rino Gattuso, l’ex calciatore calabrese del Milan e della nazionale e ora allenatore dei rossoneri.

Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da un hacker di Stato

Condividi  Come spiegano i ricercatori, “Mundizza” è una parola dialettale, derivata dalla parola Italiana “immondizia”. È interessante notare che “mundizza” è una parola tipica della Calabria e più precisamente sembra essere nativa della città di Catanzaro, sede di eSurv.

Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da un hacker di Stato

Condividi  Da Security Without Borders aggiungono a Repubblica di ritenere le responsabilità delle società siano più gravi rispetto a un semplice errore di programmazione: “Il caricamento delle app sul Play Store è ovviamente una scelta deliberata. La società sarebbe stata inoltre a conoscenza del fatto che c’erano vittime innocenti: loro le usavano come ‘caviè per il software, a quanto riporterebbe a Motherboard una fonte anonima vicina all’azienda”. “Il problema di fondo – spiega spiega Costabile – è che le procure si affidano a società di persone anche molto competenti – tanto che in questo caso sono riusciti a superare i filtri di sicurezza di Google – ma piccole. E quindi l’errore è spesso in agguato”. Nel frattempo, la società eSurv sembra essersi cancellata da internet. Il sito (segnalato come “non sicuro” dai browser perché con connessione non protetta, cosa che invece è ormai lo standard sulla rete) è diventato una pagina bianca con solo il logo della società. Tutte le pagine e account social (Facebook, Twitter, Linkedin…) risultano cancellati, eccetto Google Plus, comunque non aggiornato dal 2017; dalle notizie segnalate risulta che (almeno all’epoca) il presidente della società è Diego Fasano, calabrese, il cui account Twitter pure risulta cancellato. Su Linkedin si definisce “startupper seriale”, non indica il suo lavoro su eSurv ma ne condivide le notizie.

Come si possono difendere gli utenti
“In ogni caso, gli utenti avrebbero potuto difendersi: usando un po’ di cautela, non sarebbero stati intercettati; perché sono stati loro, direttamente, a installare quelle app”, dice Andrea Ghirardini, Osservatorio Nazionale Informatica Forense. “Il primo consiglio è di non considerare sicura un’app solo perché si trova su uno store ufficiale, di Google o di App. Il secondo è non farsi venire la febbre da applicazione: gli utenti ne installano troppe, senza nemmeno pensarci, solo attirati dalla pubblicità su Facebook; senza nemmeno averne bisogno o usarle davvero”, aggiunge. “Ecco quello che faccio io, sul mio iPhone: tengo su cellulare 10-15 app al massimo, solo quelle che mi servono davvero; metto firewall e antivirus. E una volta al mese faccio reset di fabbrica del cellulare, così eventuali spy software sono cancellati; ma conosco persone che lo fanno tutte le settimane”.

Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da un hacker di Stato

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Il commento del Garante
“E’ un fatto gravissimo”, dice il Garante della privacy Antonello Soro. “La notizia dell’avvenuta intercettazione di centinaia di cittadini del tutto estranei ad indagini giudiziarie, per un mero errore nel funzionamento di un captatore informatico utilizzato a fini investigativi, desta grande preoccupazione e sarà oggetto dei dovuti approfondimenti, anche da parte del Garante, per le proprie competenze. La vicenda presenta contorni ancora assai incerti ed è indispensabile chiarirne l’esatta dinamica”.

La legge sui captatori informatici
“Le intercettazioni cyber in Italia sono una sorta di Far West”, spiega l’avvocato specializzato in queste materie Stefano Aterno, ricordando che abbiamo dal 2017 una legge sui “captatori informatici” già bacchettata dal Garante Privacy per eccessiva vaghezza. “Bisogna rivedere le regole per obbligare queste società (come eSurv, ndr.) a adottare misure tecniche di sicurezza più stringenti, per esempio obbligando a usare cifratura con chiavi solo in possesso della magistratura”. Molti esperti ricordano la proposta di legge di Stefano Quintarelli, quando era parlamentare (nella scorsa legislatura), per regolamentare il settore. Proposta mai passata. “Durante la mia fase parlamentare ho lavorato molto approfonditamente con molti esperti giuristi, tecnologi, inquirenti, giudici e abbiamo consolidato una proposta di legge che regolamentava l’uso di questi strumenti nel rispetto delle garanzie costituzionali, di cui oggi sono carenti”, dice Quintarelli, noto anche per essere tra i padri dell’internet commerciale italiana. “C’è un vuoto normativo che è importante colmare a vantaggio dei cittadini e degli inquirenti. Nella legislatura precedente non ci fu tempo per affrontare la questione. Speriamo che in questa la maggioranza trovi il tempo per sanare questo vulnus”.

Le banane fanno bene alla salute: ecco i 10 vantaggi per l’organismo „Le banane fanno bene alla salute: ecco i 10 vantaggi per l’organismo“

Le banane fanno bene alla salute: ecco i 10 vantaggi per l’organismo

a classica mela quotidiana toglierà anche i medici di torno, ma se al suo consumo si aggiunge anche quello di una banana, la sicurezza di godere di buona salute raggiunge una confortante certezza.

Purifica, mantiene in salute occhi e pelle, elimina un fastidioso senso di gonfiore e aiuta anche a sentirsi meno gonfi: queste e molte altre sono le proprietà benefiche del frutto che il sito Eat This, Not That! ha elencato per dimostrare come preferirlo ad un qualsiasi altro spuntino giornaliero possa addirittura arrivare a cambiare il corpo, giovando anche sull’umore quando è giù di corda.

  1. Elimina il gonfiore. Secondo uno studio recente, le donne che mangiano almeno due banane al giorno prima del pranzo o della cena in 60 giorni riuscirebbero a ridurre il gonfiore addominale del 50%. Ciò accade perché, essendo ricca di potassio, questo tipo di frutta diminuisce la ritenzione dei fluidi.
  2. Brucia i grassi. La banana contiene in media 12 mg di colina, una sostanza organica in grado di accelerare il processo di lipolisi, ossia il processo di degradazione dei lipidi, e quindi di bruciare i grassi. Altri alimenti che ne contengono in grandi quantità sono i semi di soia, il tacchino, il fegato di vitello, il lievito di birra e il tuorlo d’uovo.
  3. Aumenta il buonumore. Grazie alla vitamina B9 o acido folico, si attiva la serotonina, l’ormone del buonumore, che raggiunge più velocemente il cervello. Alcuni studi hanno evidenziato una carenza di acido folico nel 50% dei pazienti affetti da depressione e alcuni medici consigliano di abbinare l’acido folico agli antidepressivi per aumentare il loro effetto.
  4. Allontana ansia e stress. Le banane contengono anche il triptofano, un amminoacido essenziale per l’organismo umano, considerato un “precursore della serotonina”. Questo composto, contenuto anche in legumi, carne, pesce, formaggi, latte, cioccolato e uova, può “curare” l’ansia e dare un sollievo a chi soffre di insonnia.
  5. Aiuta a dormire meglio. Il triptofano stimola anche la produzione di melatonina, che favorisce il rilassamento e aiuta a regolare il sonno.
  6. Potenzia i muscoli. Favoriscono la contrazione e il rilassamento dei muscoli grazie al magnesio, minerale essenziale per il funzionamento di tutto l’organismo che allontana il rischio di crampi dopo l’allenamento e ridona energie.
  7. Aumenta il senso di sazietà. Le banane contengono il cosiddetto “amido resistente” che, come dice la parola, resiste al processo di digestione. In questo modo, l’appetito si affievolisce. Uno studio ha rivelato che sostituire solo il 5% dei carboidrati che assumiamo ogni giorno con alimenti ricchi di questo tipo di amido significherebbe bruciare il 30% dei grassi in più.
  8. Riduce il colesterolo. Questo tipo di frutto contiene fitosteroli, molecole con una struttura molto simile a quella del colesterolo, ma con un’azione benefica, perché legano il colesterolo all’interno del lume intestinale impedendone l’assorbimento e favorendone l’espulsione fecale. Inoltre, le banane contengono vitamina B6, importante per la salute del cuore, per il sistema immunitario, per il corretto funzionamento del sistema nervoso.
  9. Migliora la digestione. Sono un’ottima risorsa di prebiotici che favoriscono la crescita e l’attività di Bifidobacterium e di lactobatteri, specie batteriche importanti per la salute digestiva dell’organismo.

10 Ronforza le ossa. Nonostante le banane non contengano un alto livello di calcio, possono favorirne l’assunzione grazie alla presenza dei prebiotici. Secondo uno studio riportato dall’American Journal of Clinical Nutrition, quando quest’ultimi fermentano nel tratto digestivo, aumentano l’abilità del corpo di assorbire calcio.

Chi è Giampaolo Celli? Attaccato da Corona come il presunto amante di Karin Trentini

età e vita privata del presunto amante di Karin Trentini
(Instagram)

Scopriamo chi è Giampaolo Celli, uomo finito al centro di tutte le cronache di gossip dopo essere stato indicato come il presunto amante di Karin Trentini.

Negli ultimi giorni le cronache gossippare si sono concentrate molto su Karin Trentini e Giampaolo Celli. Secondo quanto si legge sul ‘Corona Magazine’, infatti, tra i due ci sarebbe una relazione clandestina. Karin, moglie di Riccardo Fogli, ha prontamente negato l’indiscrezione e nella puntata di ieri de ‘L’Isola dei Famosi’ ha raggiunto il marito in Honduras per un chiarimento faccia a faccia. Dopo la discussione in favore di telecamere, il cantante si è detto disposto a credere alla moglie e ha chiesto che venga messa la parola fine alle illazioni riguardanti il presunto tradimento. Ma chi è Giampaolo Celli? In che modo si sarebbe conosciuto con la moglie di Riccardo Fogli?

Chi è Gianpaolo Celli, presunto amante di Karin Trentini

Nato a Roma, Giampaolo è figlio di Maria e Sergio, proprietari dell’atelier Celli Centro Sposi che si trova nella Capitale. Sin da ragazzo è cresciuto osservando il lavoro dei genitori e dopo gli studi ha deciso di entrare a far parte dell’azienda di famiglia. Dopo aver conseguito un titolo in Moda all’università di Urbino, Giampaolo è tornato a lavorare nell’azienda di Famiglia dove si occupa di creare vestiti nuziali per uomini. Le sue quotazioni come stilista sono cresciute in questi anni e grazie alle sue creazioni originali è riuscito ad attirare l’attenzione di diversi sportivi e artisti, i quali hanno scelto i suoi servigi per il matrimonio. Gli abiti di Celli sono molto richiesti anche per le trasmissioni televisive di Mediaset e Rai e nel 2018 lo stilista ha persino vestito la Miss Italia Carlotta Maggiorana. Sposato con due figli, in settembre avrebbe avuto una crisi matrimoniale quando la moglie avrebbe scoperto che aveva una relazione, ma in seguito pare che lo strappo si sia sanato.