Morta Mirella Freni, grande soprano e sorella di latte di Pavarotti

La cantante è scomparsa a Modena dopo una lunga malattia. Avrebbe compiuto 85 anni tra pochi giorni. Era l’ultima delle grandi eredi di Callas e Tebaldi

di ANGELO FOLETTO

Sorella di latte di Luciano Pavarotti di cui poi fu amica e compagna di palcoscenico speciale, Mirella Freni (Modena il 27 febbraio 1935) è stata la più schietta interprete della grande scuola sopranile italiana post-Callas/Tebaldi.

Bambina prodigio per le pioneristiche telecamere Rai, consigliata nello studio del canto da Beniamino Gigli, esordiente il 3 febbraio 1955 al Comunale della sua città (Micaela in Carmen di Bizet, uno dei suoi personaggi caratterizzanti) ha cantato per cinquant’anni esatti, salutando il palcoscenico dal Metropolitan di New York dove fu assidua e amatissima per decenni con uno straordinario Galà nel 2005.

Morta Mirella Freni, grande soprano e sorella di latte di Pavarotti

Mirella Freni con un giovane Luciano Pavarotti

Allieva di Luigi Bertazzoni e Ettore Campogalliani, maestri di vecchia, impeccabile, e intransigente, scuola vocalistica, orientata musicalmente da Leone Magiera (suo primo marito), come cantante e interprete non ha sbagliato nulla; “e se è successo, non ci ho pensato un attimo a tornare indietro”. Il secondo personaggio della vita, Mimì, lo fece per la prima volta al Regio di Torino nel 1958. Seguirono gli esordi a Glyndebourne nei ruoli mozartiani di Susanna e Zerlina (Don Giovanni lo registrò nel 1966 con Otto Klemperer) e nel 1962, Nannetta in Falstaff, cantava per la prima volta alla Scala.

Quando questo ‘suo’ teatro le dedicò una grande-serata omaggio nel 2015, l’applauso che l’accolse all’entrata in scena dimostrò ch’era ancora considerata di casa, e una regina. L’ammirazione si mescolava alla gratitudine per una carriera artistica di serietà e coerenza ferree. “Lirico” per (auto)definizione – “un soprano col colore e la bellezza della voce, che deve cantare bene senza forzare; sono sempre stata onesta nei confronti della mia voce” – ha messo a disposizione tecnica e intelligenza a un repertorio vario. E dopo una prima fase di esplorazione dei personaggi naturali, tra cui FaustMireille e Roméo et Juliette di Gound, ha azzardato confronti arditi (Elvira in Ernani, Violetta in Traviata ad esempio) salvo poi lasciarli decantare, abbandonarli del tutto s’era meglio oppure (è il caso di Tosca e Cio-Cio San) destinarli allo studio di registrazione. Imponendo la semplicità empatica e disarmante della non-diva e una professionalità senza compromessi: accorta ma perspicace nelle decisioni; intransigente anzitutto con se stessa.

Morta Mirella Freni, grande soprano e sorella di latte di Pavarotti

Mirella Freni (a destra) nel 1998 all’inaugurazione del teatro comunale di Modena. Con lei, da sinistra, Raina Kabaivanska, Luciano Pavarotti, Nicolaj Ghiaurov

La sua musicalità duttile al di là della bellezza e tornitura riconoscibili tra mille della voce, l’ha resa il soprano dei grandi direttori. Da Herbert von Karajan, con cui in gioventù creo una Mimi idiomatica (nell’edizione fatta nel 1963 alla Scala con Franco Zeffirelli; insieme anche nella poco apprezzata Traviata dell’anno successivo; e negli anni Settanta Desdemona, Elisabetta del Don Carlo e Aida al Festival di Salisburgo) a Giuseppe Sinopoli che la volle nei suoi radicali Puccini. Da Riccardo Muti (con lui Elvira nei Puritani e in Ernani, in una delle otto inaugurazioni di stagione della Scala; ancora in Don Pasquale e Leonora della Forza del destino) a Gianandrea Gavazzeni che negli ultimi anni ne stuzzicò e plasmò la personalità da tragedienne in Adriana Lecouvrer e soprattutto Fedora, suo ultimo ruolo in Scala (14 giugno 1996). Senza dimenticare gli incontri storico-verdiani con Claudio Abbado (Amelia nel Simone Boccanegra e Elisabetta, nel Requiem), Carlo Kleiber (che migliorò ancora la Desdemona ‘di’ Karajan), Riccardo Chailly (Matilde in Guillaume Tell) o Seiji Ozawa e Vladimir Delman per Eugene Onegin di Tchajkovskij.

Favorita anche dalla vicinanza del grande basso Nicolai Ghiaurov, suo marito dagli anni Ottanta, Tatiana fu sua più toccante e credibile identificazione nei grandi personaggi del compositore russo, di cui cantò anche Dama di Picche e Pulzella di Orleans che a Washington, nel 2005, fu la sua ultima opera cantata in teatro.

Confessa l’omicida di Francesca Fantoni: a incastrarlo una felpa con il sangue della donna trovata nel parco di Bedizzole

Ha confessato dopo due giorni Andrea Pavarini, l’uomo che lunedì era stato fermato per l’omicidio di Francesca Fantoni, la 39enne trovata morta in un parco pubblico a Bedizzole nel bresciano. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa mattina in carcere a Brescia.

A farlo crollare sarebbe stato un dato fornito dagli inquirenti: il sangue sulla felpa che indossava sabato sera Andrea Pavarini e che è stata trovata a casa dell’uomo fermato corrisponde al profilo genetico di Francesca Fantoni. Lo hanno stabilito le analisi effettuate dagli inquirenti e il dato è contenuto nella richiesta di convalida del fermo presentata dalla procura al gip che questa mattina in carcere a Brescia ha interrogato il 32enne accusato di omicidio volontario.

Governo, Bellanova bersaglio dei social: “Quel vestito rispecchiava il mio stato d’animo”. Poi sfoggia i pois e incassa solidarietà Conte

La neoministra dell’Agricoltura risponde su Twitter alle critiche sull’abito sfoggiato al Quirinale e al titolo di studio. Arriva la solidarietà da destra a sinistra. Carfagna: “Chi la insulta si vergogni”. Decaro: “Bellanova ha difeso i braccianti e lavorava nei campi: gli insulti dei leoni da tastiera non la abbatteranno”. E lei twitta ironica con un nuovo vestitodi ANNA PURICELLA

La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna. Teresa Bellanova, neoministra all’Agricoltura risponde su twitter agli haters che l’hanno attaccata per l’abito scelto per il giuramento ieri al Quirinale. Bellanova ritwitta in particolare il post di Enzo Miccio, conduttore tv che ha “approvato” il suo look.E lei risponde con molta ironia.

Questa la risposta, ironica e positiva, a un web che ieri si era scatenato senza risparmiare insulti e offese a Bellanova, soprattutto su Twitter. Dove figura ad esempio lo sgradevole affondo di Daniele Capezzone, ex segretario dei Radicali e poi portavoce del Popolo della libertà: “Carnevale? Halloween?”, scrive in un tweet, ma la sua ironia gli si ritorce contro. #TeresaBellanova diventa il primo hashtag nei trending topic di Twitter in Italia, in tanti replicano esprimendo solidarietà alla nuova ministra e in poche ore diventa virale anche l’hashtag #qualcosadiblu.

“Ha dimostrato impegno e competenza fin dalla più giovane età – il commento di Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia – Combatterò contro i suoi provvedimenti quando mi troveranno in disaccordo, come la democrazia ci consente. Si vergogni chi la insulta per l’abito, l’aspetto e il titolo di studio”.

POLITICA

Critiche social alla ministra Bellanova: “Ha la terza media”. Ma il Pd la difende: “Ne ha tutto il diritto”

Altro punto attaccato dagli hater, quest’ultimo: Bellanova ha la licenza media, ha lavorato nelle campagne pugliesi come bracciante ma sin da ventenne era impegnata nel sindacato e si è battuta a lungo per contrastare il caporalato. Nella sua carriera è stata anche viceministra dello Sviluppo economico, sia nel governo Renzi che nel governo Gentiloni. “Quelli che non hanno argomenti fanno così, ti attaccano sul vestito, le scarpe, i capelli e il peso – scrive Laura Boldrini rivolgendosi direttamente a Bellanova – Si accaniscono sul corpo pensando di farti soffrire, ma forse non hanno idea di che persona sei e quale sia la tua tempra”.

Capezzone denuncia di aver ricevuto minacce di morte dopo il suo tweet, intanto la solidarietà nei confronti di Bellanova non fa che crescere: le inviano messaggi di sostegno tanti politici – Matteo Renzi, Dario Stefano, Piero Fassino tra gli altri – e semplici cittadini. “Sono laureata, ho un dottorato, insegno all’università – scrive ad esempio Monica – Non riesco a indignarmi perché Teresa Bellanova è diventata ministro con la terza media. Sarà che sono circondata da “professoroni” che potrebbero giusto portarle la borsa”.

E anche la sua Puglia non manca all’appello. In un lungo post il sindaco di Bari e presidente nazionale Anci Antonio Decaro interviene sul caso: “Teresa Bellanova ha difeso i braccianti per tutta la vita e da ragazza lavorava nei campi come mia nonna. Come lei è serena, determinata e tosta. Gli insulti dei leoni da tastiera non la abbatteranno. Io qualche volta ci ho litigato, faccia a faccia. Non lo consiglio a nessuno”. Dal canto suo, Magda Terrevoli (presidente Comitato unico di garanzia della Regione Puglia, già presidente della commissione regionale Pari opportunità) aggiunge: “Teresa ha una bellissima storia ricca di impegno e di visione. Quanti di voi possono dire altrettanto?”.

Con il passare delle ore arriva la solidarietà di quasi tutto il mondo politico. Dalle donne del Pd ad altre esponenti di Forza Italia. Parla anche l’ex presidente del Senato Renato Schifani: “Caro ministro, ‘non ragionar di loro, ma guarda e passa’. Ti giudicheremo sui fatti. Buon lavoro”, dice. Solidarizza il mondo sindacale. indacato. Dalla sinistra che pur critica la Bellanova per la sua adesione al renzismo (“Insulti sessisti e classisti, ma il paragone con Giuseppe Di Vittorio non regge” per Rifondazione comunista).

Dai neoalleati di governo del M5S: “Gli insulti rivolti in queste ore alla neoministra Teresa Bellanova sono atti ignobili che offendono tutta l’Italia. In politica la dialettica può raggiungere anche alti livelli di scontro e tensione, ma deve essere sempre un confronto su idee differenti. Tante volte a noi del Movimento 5 Stelle è capitato di dissentire esplicitamente da quanto sostenuto da Teresa Bellanova e dal Partito democratico – scrive la delegazione del M5s della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere – Chi invece rinuncia a stare nel campo dei contenuti e si lascia andare a volgari attacchi alla persona qualifica il suo stesso comportamento: indegno. Troppo spesso questi comportamenti scaturiscono per il solo fatto che l’obiettivo è una donna. Inaccettabile”.

Si concentrano sul sessismo degli insulti anche dalla Fondazione Iotti. Ma nella levata di scudi in difesa di Bellanova ci sono pure Renato BrunettaGiorgia Meloni Maurizio Gasparri: la loro solidarietà però si associa alla constatazione polemica di essere stati sempre oggetti di attacco e di non avere ricevuto solidarietà da sinistra. E c’è anche chi non c’è la fa proprio a cambiare registro. “Fai il ministro con la terza media e ti lamenti pure? Almeno il pudore del silenzio, altro che solidarietà”, twitta Francesco Storace. Mentre Carlo Calenda, appena uscito dal Pd, per difendere Bellanova attacca Di Maio: “Non può neanche allacciarle le scarpe, non si possono fare paragoni con il curriculum di Bellanova”.

Milano, forte grandinata a Malpensa: piste imbiancate e voli bloccati per quasi un’ora

Una coppia di ragazzi, tra cui una studentessa universitaria, sono stati identificati per aver contestato la proposta sostenuta da Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, di reintrodurre la leva civile e militare obbligatoria. Un’idea rilanciata durante l’adunata degli Alpini in corso a Milano. “Non vogliamo il servizio militare non lo vogliamo, vogliamo un altro tipo di educazione” hanno detto i due contestatori che hanno accompagnato le frasi con dei ‘buuu’ e ‘vergogna’. La coppia è stata subito identificata dalla Digos. La mini contestazione è avvenuta tra gli stand della manifestazione in piazza del Cannone.

Allarme “vermi del sushi”. ​Ecco cosa è il parassita “Anisakis”

“L’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei paesi occidentali”. La causa? Eccessivo consumo di sushi, spesso di bassa qualità

L’allarme per i vermi da sushi è esploso ieri e continua ad allarmare i cittadini italiani che amano il cibo giapponese ma che potrebbero scivolare nelle conseguenze di un alimento troppo spesso trattato senza i doverosi controlli.

Ecco i vermi del sushi

La rivista scientifica ‘Bmj Case Reports’, infatti, in questi giorni ha pubblicato un rapporto sui rischi che corre l’uomo dal consumo di sushi, che può produrre nel tratto digestivo superiore la formazione di parassiti filiformi. A riportare la notizia è stato l’Adnkronos. Le foto realizzate dai gastroenterologi fanno impressione ed hanno già girato tutto il web. Nelle immagini si vedono i parassiti filiformi attaccati alla mucosa dell’intestino. Una presenza che può provocare nell’uomo vomito, dolori addominali lancinanti e febbre. Come successo a molti individui, anche se non si era mai arrivati a parlare di un “caso sushi” a livello accademico internazionale.

“A causa dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, l’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei Paesi occidentali – scrivono i medici autori del rapporto, gastroenterologi dell’Hospital de Egas Moniz e dell’Hospital da Luz di Lisbona – dovrebbe essere sospettata nei pazienti con una storia di consumo di pesce crudo”. Un caso choc di un 32enne portoghese ha permesso che a livello internazionale si tornasse a parlare del fatto che, complice la passione dilagante per il sushi, l’impatto di patologie scatenate dall’Anisakis è in crescita.

“Se la maggior parte dei casi sono stati descritti in Giappone proprio in virtù delle abitudini alimentari, tuttavia la patologia viene sempre più riconosciuta nei paesi occidentali”, scrivono gli esperti. “I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi. I sintomi gastrointestinali includono dolori addominali, nausea e vomito e complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite”.

Pensionato ucciso a Manduria, il pm: «Quei video giravano in tutto il paese»

«Polizia», «Carabinieri»: urla disperato Antonio Stano, il 66enne morto il 23 aprile scorso dopo essere stato bullizzato, rapinato, torturato e picchiato in più occasioni da un gruppo di giovani, otto dei quali (sei minori e due maggiorenni) oggi sono stati sottoposti a fermo a Manduria. Il pensionato viene accerchiato per strada dalla baby gang e cerca di difendersi urlando, mentre quei ragazzini lo prendono in giro e ridono «siamo qua, siamo qua», e lo prendono a calci e pugni fino ad ammazzarlo.APPROFONDIMENTIPrevious

La Polizia ha diffuso uno dei video delle aggressioni. Proprio quelle immagini girate con un telefonino da uno dei gli indagati, hanno consentito di attribuire responsabilità precise agli otto giovani (6 minori di 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni) sottoposti a fermo dalla Polizia. Altri sei minori restano indagati in stato di libertà. La misura cautelare non riguarda l’ipotesi di omicidio preterintenzionale perché si attende il responso dell’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano fino a determinarne la morte.

Le contestazioni che hanno portato al fermo sono relative ai reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini – poi sequestrati dagli investigatori – mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture con calci, pugni e bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp. I componenti della baby gang, che si facevano chiamare «gli orfanelli», si erano accaniti contro il pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare, che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire.

«Quei video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano», ha detto il procuratore del tribunale per i minori Pina Montanaro illustrando i dettagli dell’inchiesta sulla morte del 66enne pensionato di Manduria.«Chi ha visto e sentito quella violenza inaudita, non ha chiamato le Forze dell’ordine»

«Noi – ha aggiunto Montanaro – abbiamo acquisito diverso materiale probatorio a seguito dei sequestri dei cellulari di tutti gli indagati. Da questo materiale, con l’ausilio di una consulenza tecnica, stiamo estraendo non solo file video ma anche audio. L’insieme delle conversazioni in chat che i ragazzi avevano. Cosa emerge da questo primo esame del materiale? Un uso distorto del web. Queste ragazzi utilizzavano il web per esaltare, condividere le loro nefandezze». La visione «dei video e l’ascolto dei file audio – ha precisato il magistrato inquirente – evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentasse e aumentasse in maniera esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse all’interno del web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma in tutta la cittadina, su altri telefoni. La quasi totalità della cittadina manduriana era a conoscenza di quello che accadeva e aveva modo di visionare queste crudeltà che sistematicamente venivano poste in atto».

Terremoto di magnitudo 3.1 con epicentro a Collelongo: torna la paura

Un terremoto di magnitudo 3.1 è stato registrato in Abruzzo, localizzato dalla sala sismica Ingv con epicentro 3 km a ovest di Collelongo (L’Aquila) alle 15:42, a una profondità di 15 km.

Le località entro i 10 km. dall’epicentro sono Villavallelonga, Civita d’Antino, Trasacco, San Vincenzo Valle Roveto, Morino, Ortucchio, Balsorano, Luco dei Marsi (L’Aquila).

Monterotondo, spara ai ladri e ferisce un sedicenne: colpito mentre scardinavano la grata di una finestra

Sorpende i ladri nel salone e spara ferendo il pìù giovane della banda. Quattro i colpi esplosi, Il malvivente, un albanese di sedici anni, è stato abbandonato dai suoi complici al pronto soccorso del Gemelli. Il proiettile, che lo ha ferito all’ altezza dell’inguine è stato estratto dai medici. Il ragazzo non è in pericolo di vita, ma la prognosi è ancora riservata.

E’ il primo caso di uso delle armi a difesa della proprietà e della persona dopo la modifica della legge sulla “Legittima Difesa” proposta dalla Lega e fortemente voluta dal Vicepremier Matteo Salvini e firmata nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ragazzo che ha sparato non è stato ancora indagato dalla procura di Tivoli, ma non si esclude che nelle prossime verrà iscritto sul registro degli indagati come atto dovuto. ( nella foto in basso di Emilio Orlando, Andrea Pulone il ragazzo che ha sparato ai ladri).

Erano entrati in casa dopo aver scardinato e divelto una grata metallica al piano terra. Sprezzanti del rischio di essere sorpesi, probabilmente perchè violenti e pronti a tutto, erano entrati in azione prima delle 19 nonostante fosse ancora giorno e su quella strada a quell’ ora c’ è ancora molto passaggio. Pensavano che in casa non ci fosse nessuno. ( in basso nella foto di Emilio Orlando i carabinieri sul luogo della sparatoria).

Il bersaglio della banda di ladri albanesi, non era la classica villa isolata, ma un villino a due piani nel centro di Monterotondo, una cittadina di quaranta mila abitanti, sulla Salaria alle porte di Roma. Terrorizzati da quanto stava accadento, in casa c’erano Andrea Pulone e la fidanzata. Se li sono trovati davanti. Il figlio venticinquenne dei proprietari del villino che in quel momento erano in vacanza in Portogallo, se li è trovati davanti. Tre sagome che rovistavano in salone in cerca di gioielli e contanti. In casa, regolarmente denunciata c’ era una pistola semiatomatica Glock 21 calibro 40. ( nella foto di Emilio Orlando in basso il villino in via di San Matteo 32).

Le indagini dei carabinieri di Monterotondo hanno collegato i due episodi; il furto in casa con la sparatoria ed il giallo del sedicenne scaricato sanguinante al Gemelli, con una ferita d’ arma da fuoco alla gamba. La squadra mobile della questura capitolina, aveva inizialmente preso in carico il caso del misterioso ferimento. 
«E’ molto provato e scioccato per l’ accaduto. Andrea è un ragazzo molto tranquillo e perbene – racconta un amico di famiglia. vicende come queste le aveva sempre viste e sentite nei telegiornali e mai avrebbe pensato di diventarne protagonista». A Monterotondo i residenti puntano il dito sull’ insicurezza diffusa, frequenti furti e rapine da parte di bande di stranieri dell’ est che imperversano nella zona. A gennaio del 2015, tra Mentana e Monterotondo,Lucio Giacomoni un medico condotto in pensione venne massacrato di botte a mani nude nella sua villa per un bottino di poco meno di duemila euro euro in contanti, un tablet e un iphone. Ad assassinarlo furono tre romeni componenti di una banda di feroci rapinatori.

fonte:leggo.it  

Sri Lanka, otto esplosioni in chiese e hotel: almeno 207 morti, 35 sono stranieri

Gli ordigni sono esplosi durante le celebrazioni di Pasqua, centinaia i feriti. Presi di mira anche gli alberghi frequentati da turisti. Nessuna rivendicazione, il ministro della Difesa: “Individuati i responsabili, sono estremisti religiosi”, sette arrestati. La Farnesina: “In corso verifiche”

COLOMBO – Una serie di sei esplosioni simultanee, più altre due, avvenute circa tre ore dopo, ha sconvolto le celebrazioni pasquali delle comunità cristiane in Sri Lanka alle 9 circa di questa mattina (le 6 in Italia).

I primi sei attacchi si sono verificati in tre hotel di lusso di Colombo e tre chiese, la settima esplosione in un edificio di Dehiwala, in uno dei sobborghi a sud della capitale, dove un attentatore si è fatto esplodere e sono rimasti uccisi tre poliziotti, che erano entrati per fare una perquisizione. L’ottava, che non ha causato vittime al di fuori dell’attentatore, è avvenuta ancora in un quartiere di Colombo, Orugodawatta, e anche questa sarebbe opera di un terrorista suicida braccato dalla polizia.

Il ministro della Difesa, Ruwan Wijewardene, dopo le ultime due esplosioni ha affermato chetutti i responsabili degli attacchi “sono stati identificati” e verranno arrestati “il prima possibile”. Il ministro ha parlato di atti di “terrorismo” compiuti da estremisti religiosi, ma non ci sono state rivendicazioni da parte di alcun gruppo. Nel pomeriggio, Wijewardene ha comunicato i primi sette arresti di persone sospette e ha specificato che appartengono tutte allo stesso gruppo, senza specificare quale. La polizia ha poi precisato che i fermati sono molti di più e di non poter “dire chi c’è dietro gli attacchi e quali sono le loro intenzioni fino al completamento dell’indagine”.

Pasqua di sangue in Sri Lanka: l’interno della chiesa di Sant’Antonio poco dopo l’esplosione

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Il bilancio delle vittime è in continuo aggiornamento, al momento la polizia parla di 207 morti e 450 feriti. Dal ministero degli Esteri italiani confermano che “L’unità di crisi della Farnesina e l’ambasciata italiana a Colombo sono al lavoro per effettuare verifiche sugli attacchi in Sri Lanka”. In un tweet la Farnesina ha anche messo a disposizione un numero per segnalazioni: 0039 06 36225.

Una delle chiese colpite dall’esplosione è Sant’Antonio a Colombo. Le altre due sono San Sebastiano a Negombo, a circa 30 chilometri dalla capitale e una chiesa a Batticaloa, a 250 chilometri a est della capitale. Sono stati sicuramente colpiti anche lo Shangri-La Hotel, il Kingsbury Hotel e il Cinnamon Grand a Colombo, dove l’esplosione ha devastato il ristorante al piano terra. Per ora, fonti ufficiali hanno parlato di 35 stranieri deceduti e tra questi fonti ospedaliere di Colombo parlano di cittadini americani, britannici e olandesi, alcuni dei quali “feriti in condizioni critiche”. Sono state confermate le morti di un cittadino cinese, di uno olandese e di un portoghese.

Pasqua di sangue in Sri Lanka: bombe in chiese e hotel. “Una strage”

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Il ministro della Difesa Ruwan Wijewardene in tarda mattinata (il pomeriggio in Sri Lanka) ha affermato: “Prenderemo tutte le misure necessarie contro qualsiasi gruppo terroristico che operi nel nostro Paese. Non permetteremo in alcun modo a questi gruppi estremistici di operare e di fare quello che hanno fatto. Prenderemo tutte le azioni necessarie, daremo la caccia a qualsiasi estremismo religioso”. Inoltre, confermando che la polizia e l’esercito “stanno indagando”,  il responsabile della Difesa di Colombo ha ribadito: “Riteniamo che tutti i colpevoli che sono stati coinvolti in questo terribile atto terroristico saranno presi in custodia al più presto possibile. Sono stati identificati”. Il ministro della Difesa ha imposto il coprifuoco dalle 18 di sera alle 6 del mattino in tutto il Paese e a tempo indeterminato


Torino, spray urticante durante la lite di condominio: sette intossicati tra cui un bambino

E’ successo nel quartiere Falchera, a spruzzare il liquido al peperoncino è stata una donna che poi è fuggita

di CRISTINA PALAZZO

La lite tra due famiglie in un condominio finisce con lo spray al peperoncino e sette persone, tra cui un bimbo, intossicate. È successo questa mattina in un condominio di via delle Querce 63, nel quartiere Falchera, periferia Nord di Torino.

Il diverbio è scoppiato nell’androne del palazzo: una delle donne coinvolte ha spruzzato lo spray in faccia ai rivali e poi è scappata. I condomini hanno respirato la sostanza e accusato malori: due persone sono state portate in codice verde al Giovanni Bosco, gli altri hanno rifiutato di andare in ospedale e sono stati medicati sul posto dal 118. Sul posto è intervenuta la polizia che sta accertando la dinamica.