Governo, Bellanova bersaglio dei social: “Quel vestito rispecchiava il mio stato d’animo”. Poi sfoggia i pois e incassa solidarietà Conte

La neoministra dell’Agricoltura risponde su Twitter alle critiche sull’abito sfoggiato al Quirinale e al titolo di studio. Arriva la solidarietà da destra a sinistra. Carfagna: “Chi la insulta si vergogni”. Decaro: “Bellanova ha difeso i braccianti e lavorava nei campi: gli insulti dei leoni da tastiera non la abbatteranno”. E lei twitta ironica con un nuovo vestitodi ANNA PURICELLA

La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo: io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna. Teresa Bellanova, neoministra all’Agricoltura risponde su twitter agli haters che l’hanno attaccata per l’abito scelto per il giuramento ieri al Quirinale. Bellanova ritwitta in particolare il post di Enzo Miccio, conduttore tv che ha “approvato” il suo look.E lei risponde con molta ironia.

Questa la risposta, ironica e positiva, a un web che ieri si era scatenato senza risparmiare insulti e offese a Bellanova, soprattutto su Twitter. Dove figura ad esempio lo sgradevole affondo di Daniele Capezzone, ex segretario dei Radicali e poi portavoce del Popolo della libertà: “Carnevale? Halloween?”, scrive in un tweet, ma la sua ironia gli si ritorce contro. #TeresaBellanova diventa il primo hashtag nei trending topic di Twitter in Italia, in tanti replicano esprimendo solidarietà alla nuova ministra e in poche ore diventa virale anche l’hashtag #qualcosadiblu.

“Ha dimostrato impegno e competenza fin dalla più giovane età – il commento di Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia – Combatterò contro i suoi provvedimenti quando mi troveranno in disaccordo, come la democrazia ci consente. Si vergogni chi la insulta per l’abito, l’aspetto e il titolo di studio”.

POLITICA

Critiche social alla ministra Bellanova: “Ha la terza media”. Ma il Pd la difende: “Ne ha tutto il diritto”

Altro punto attaccato dagli hater, quest’ultimo: Bellanova ha la licenza media, ha lavorato nelle campagne pugliesi come bracciante ma sin da ventenne era impegnata nel sindacato e si è battuta a lungo per contrastare il caporalato. Nella sua carriera è stata anche viceministra dello Sviluppo economico, sia nel governo Renzi che nel governo Gentiloni. “Quelli che non hanno argomenti fanno così, ti attaccano sul vestito, le scarpe, i capelli e il peso – scrive Laura Boldrini rivolgendosi direttamente a Bellanova – Si accaniscono sul corpo pensando di farti soffrire, ma forse non hanno idea di che persona sei e quale sia la tua tempra”.

Capezzone denuncia di aver ricevuto minacce di morte dopo il suo tweet, intanto la solidarietà nei confronti di Bellanova non fa che crescere: le inviano messaggi di sostegno tanti politici – Matteo Renzi, Dario Stefano, Piero Fassino tra gli altri – e semplici cittadini. “Sono laureata, ho un dottorato, insegno all’università – scrive ad esempio Monica – Non riesco a indignarmi perché Teresa Bellanova è diventata ministro con la terza media. Sarà che sono circondata da “professoroni” che potrebbero giusto portarle la borsa”.

E anche la sua Puglia non manca all’appello. In un lungo post il sindaco di Bari e presidente nazionale Anci Antonio Decaro interviene sul caso: “Teresa Bellanova ha difeso i braccianti per tutta la vita e da ragazza lavorava nei campi come mia nonna. Come lei è serena, determinata e tosta. Gli insulti dei leoni da tastiera non la abbatteranno. Io qualche volta ci ho litigato, faccia a faccia. Non lo consiglio a nessuno”. Dal canto suo, Magda Terrevoli (presidente Comitato unico di garanzia della Regione Puglia, già presidente della commissione regionale Pari opportunità) aggiunge: “Teresa ha una bellissima storia ricca di impegno e di visione. Quanti di voi possono dire altrettanto?”.

Con il passare delle ore arriva la solidarietà di quasi tutto il mondo politico. Dalle donne del Pd ad altre esponenti di Forza Italia. Parla anche l’ex presidente del Senato Renato Schifani: “Caro ministro, ‘non ragionar di loro, ma guarda e passa’. Ti giudicheremo sui fatti. Buon lavoro”, dice. Solidarizza il mondo sindacale. indacato. Dalla sinistra che pur critica la Bellanova per la sua adesione al renzismo (“Insulti sessisti e classisti, ma il paragone con Giuseppe Di Vittorio non regge” per Rifondazione comunista).

Dai neoalleati di governo del M5S: “Gli insulti rivolti in queste ore alla neoministra Teresa Bellanova sono atti ignobili che offendono tutta l’Italia. In politica la dialettica può raggiungere anche alti livelli di scontro e tensione, ma deve essere sempre un confronto su idee differenti. Tante volte a noi del Movimento 5 Stelle è capitato di dissentire esplicitamente da quanto sostenuto da Teresa Bellanova e dal Partito democratico – scrive la delegazione del M5s della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere – Chi invece rinuncia a stare nel campo dei contenuti e si lascia andare a volgari attacchi alla persona qualifica il suo stesso comportamento: indegno. Troppo spesso questi comportamenti scaturiscono per il solo fatto che l’obiettivo è una donna. Inaccettabile”.

Si concentrano sul sessismo degli insulti anche dalla Fondazione Iotti. Ma nella levata di scudi in difesa di Bellanova ci sono pure Renato BrunettaGiorgia Meloni Maurizio Gasparri: la loro solidarietà però si associa alla constatazione polemica di essere stati sempre oggetti di attacco e di non avere ricevuto solidarietà da sinistra. E c’è anche chi non c’è la fa proprio a cambiare registro. “Fai il ministro con la terza media e ti lamenti pure? Almeno il pudore del silenzio, altro che solidarietà”, twitta Francesco Storace. Mentre Carlo Calenda, appena uscito dal Pd, per difendere Bellanova attacca Di Maio: “Non può neanche allacciarle le scarpe, non si possono fare paragoni con il curriculum di Bellanova”.

Milano, forte grandinata a Malpensa: piste imbiancate e voli bloccati per quasi un’ora

Una coppia di ragazzi, tra cui una studentessa universitaria, sono stati identificati per aver contestato la proposta sostenuta da Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, di reintrodurre la leva civile e militare obbligatoria. Un’idea rilanciata durante l’adunata degli Alpini in corso a Milano. “Non vogliamo il servizio militare non lo vogliamo, vogliamo un altro tipo di educazione” hanno detto i due contestatori che hanno accompagnato le frasi con dei ‘buuu’ e ‘vergogna’. La coppia è stata subito identificata dalla Digos. La mini contestazione è avvenuta tra gli stand della manifestazione in piazza del Cannone.

Allarme “vermi del sushi”. ​Ecco cosa è il parassita “Anisakis”

“L’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei paesi occidentali”. La causa? Eccessivo consumo di sushi, spesso di bassa qualità

L’allarme per i vermi da sushi è esploso ieri e continua ad allarmare i cittadini italiani che amano il cibo giapponese ma che potrebbero scivolare nelle conseguenze di un alimento troppo spesso trattato senza i doverosi controlli.

Ecco i vermi del sushi

La rivista scientifica ‘Bmj Case Reports’, infatti, in questi giorni ha pubblicato un rapporto sui rischi che corre l’uomo dal consumo di sushi, che può produrre nel tratto digestivo superiore la formazione di parassiti filiformi. A riportare la notizia è stato l’Adnkronos. Le foto realizzate dai gastroenterologi fanno impressione ed hanno già girato tutto il web. Nelle immagini si vedono i parassiti filiformi attaccati alla mucosa dell’intestino. Una presenza che può provocare nell’uomo vomito, dolori addominali lancinanti e febbre. Come successo a molti individui, anche se non si era mai arrivati a parlare di un “caso sushi” a livello accademico internazionale.

“A causa dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, l’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei Paesi occidentali – scrivono i medici autori del rapporto, gastroenterologi dell’Hospital de Egas Moniz e dell’Hospital da Luz di Lisbona – dovrebbe essere sospettata nei pazienti con una storia di consumo di pesce crudo”. Un caso choc di un 32enne portoghese ha permesso che a livello internazionale si tornasse a parlare del fatto che, complice la passione dilagante per il sushi, l’impatto di patologie scatenate dall’Anisakis è in crescita.

“Se la maggior parte dei casi sono stati descritti in Giappone proprio in virtù delle abitudini alimentari, tuttavia la patologia viene sempre più riconosciuta nei paesi occidentali”, scrivono gli esperti. “I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi. I sintomi gastrointestinali includono dolori addominali, nausea e vomito e complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite”.

Pensionato ucciso a Manduria, il pm: «Quei video giravano in tutto il paese»

«Polizia», «Carabinieri»: urla disperato Antonio Stano, il 66enne morto il 23 aprile scorso dopo essere stato bullizzato, rapinato, torturato e picchiato in più occasioni da un gruppo di giovani, otto dei quali (sei minori e due maggiorenni) oggi sono stati sottoposti a fermo a Manduria. Il pensionato viene accerchiato per strada dalla baby gang e cerca di difendersi urlando, mentre quei ragazzini lo prendono in giro e ridono «siamo qua, siamo qua», e lo prendono a calci e pugni fino ad ammazzarlo.APPROFONDIMENTIPrevious

La Polizia ha diffuso uno dei video delle aggressioni. Proprio quelle immagini girate con un telefonino da uno dei gli indagati, hanno consentito di attribuire responsabilità precise agli otto giovani (6 minori di 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni) sottoposti a fermo dalla Polizia. Altri sei minori restano indagati in stato di libertà. La misura cautelare non riguarda l’ipotesi di omicidio preterintenzionale perché si attende il responso dell’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano fino a determinarne la morte.

Le contestazioni che hanno portato al fermo sono relative ai reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini – poi sequestrati dagli investigatori – mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture con calci, pugni e bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp. I componenti della baby gang, che si facevano chiamare «gli orfanelli», si erano accaniti contro il pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare, che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire.

«Quei video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano», ha detto il procuratore del tribunale per i minori Pina Montanaro illustrando i dettagli dell’inchiesta sulla morte del 66enne pensionato di Manduria.«Chi ha visto e sentito quella violenza inaudita, non ha chiamato le Forze dell’ordine»

«Noi – ha aggiunto Montanaro – abbiamo acquisito diverso materiale probatorio a seguito dei sequestri dei cellulari di tutti gli indagati. Da questo materiale, con l’ausilio di una consulenza tecnica, stiamo estraendo non solo file video ma anche audio. L’insieme delle conversazioni in chat che i ragazzi avevano. Cosa emerge da questo primo esame del materiale? Un uso distorto del web. Queste ragazzi utilizzavano il web per esaltare, condividere le loro nefandezze». La visione «dei video e l’ascolto dei file audio – ha precisato il magistrato inquirente – evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentasse e aumentasse in maniera esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse all’interno del web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma in tutta la cittadina, su altri telefoni. La quasi totalità della cittadina manduriana era a conoscenza di quello che accadeva e aveva modo di visionare queste crudeltà che sistematicamente venivano poste in atto».

Terremoto di magnitudo 3.1 con epicentro a Collelongo: torna la paura

Un terremoto di magnitudo 3.1 è stato registrato in Abruzzo, localizzato dalla sala sismica Ingv con epicentro 3 km a ovest di Collelongo (L’Aquila) alle 15:42, a una profondità di 15 km.

Le località entro i 10 km. dall’epicentro sono Villavallelonga, Civita d’Antino, Trasacco, San Vincenzo Valle Roveto, Morino, Ortucchio, Balsorano, Luco dei Marsi (L’Aquila).

Monterotondo, spara ai ladri e ferisce un sedicenne: colpito mentre scardinavano la grata di una finestra

Sorpende i ladri nel salone e spara ferendo il pìù giovane della banda. Quattro i colpi esplosi, Il malvivente, un albanese di sedici anni, è stato abbandonato dai suoi complici al pronto soccorso del Gemelli. Il proiettile, che lo ha ferito all’ altezza dell’inguine è stato estratto dai medici. Il ragazzo non è in pericolo di vita, ma la prognosi è ancora riservata.

E’ il primo caso di uso delle armi a difesa della proprietà e della persona dopo la modifica della legge sulla “Legittima Difesa” proposta dalla Lega e fortemente voluta dal Vicepremier Matteo Salvini e firmata nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ragazzo che ha sparato non è stato ancora indagato dalla procura di Tivoli, ma non si esclude che nelle prossime verrà iscritto sul registro degli indagati come atto dovuto. ( nella foto in basso di Emilio Orlando, Andrea Pulone il ragazzo che ha sparato ai ladri).

Erano entrati in casa dopo aver scardinato e divelto una grata metallica al piano terra. Sprezzanti del rischio di essere sorpesi, probabilmente perchè violenti e pronti a tutto, erano entrati in azione prima delle 19 nonostante fosse ancora giorno e su quella strada a quell’ ora c’ è ancora molto passaggio. Pensavano che in casa non ci fosse nessuno. ( in basso nella foto di Emilio Orlando i carabinieri sul luogo della sparatoria).

Il bersaglio della banda di ladri albanesi, non era la classica villa isolata, ma un villino a due piani nel centro di Monterotondo, una cittadina di quaranta mila abitanti, sulla Salaria alle porte di Roma. Terrorizzati da quanto stava accadento, in casa c’erano Andrea Pulone e la fidanzata. Se li sono trovati davanti. Il figlio venticinquenne dei proprietari del villino che in quel momento erano in vacanza in Portogallo, se li è trovati davanti. Tre sagome che rovistavano in salone in cerca di gioielli e contanti. In casa, regolarmente denunciata c’ era una pistola semiatomatica Glock 21 calibro 40. ( nella foto di Emilio Orlando in basso il villino in via di San Matteo 32).

Le indagini dei carabinieri di Monterotondo hanno collegato i due episodi; il furto in casa con la sparatoria ed il giallo del sedicenne scaricato sanguinante al Gemelli, con una ferita d’ arma da fuoco alla gamba. La squadra mobile della questura capitolina, aveva inizialmente preso in carico il caso del misterioso ferimento. 
«E’ molto provato e scioccato per l’ accaduto. Andrea è un ragazzo molto tranquillo e perbene – racconta un amico di famiglia. vicende come queste le aveva sempre viste e sentite nei telegiornali e mai avrebbe pensato di diventarne protagonista». A Monterotondo i residenti puntano il dito sull’ insicurezza diffusa, frequenti furti e rapine da parte di bande di stranieri dell’ est che imperversano nella zona. A gennaio del 2015, tra Mentana e Monterotondo,Lucio Giacomoni un medico condotto in pensione venne massacrato di botte a mani nude nella sua villa per un bottino di poco meno di duemila euro euro in contanti, un tablet e un iphone. Ad assassinarlo furono tre romeni componenti di una banda di feroci rapinatori.

fonte:leggo.it  

Sri Lanka, otto esplosioni in chiese e hotel: almeno 207 morti, 35 sono stranieri

Gli ordigni sono esplosi durante le celebrazioni di Pasqua, centinaia i feriti. Presi di mira anche gli alberghi frequentati da turisti. Nessuna rivendicazione, il ministro della Difesa: “Individuati i responsabili, sono estremisti religiosi”, sette arrestati. La Farnesina: “In corso verifiche”

COLOMBO – Una serie di sei esplosioni simultanee, più altre due, avvenute circa tre ore dopo, ha sconvolto le celebrazioni pasquali delle comunità cristiane in Sri Lanka alle 9 circa di questa mattina (le 6 in Italia).

I primi sei attacchi si sono verificati in tre hotel di lusso di Colombo e tre chiese, la settima esplosione in un edificio di Dehiwala, in uno dei sobborghi a sud della capitale, dove un attentatore si è fatto esplodere e sono rimasti uccisi tre poliziotti, che erano entrati per fare una perquisizione. L’ottava, che non ha causato vittime al di fuori dell’attentatore, è avvenuta ancora in un quartiere di Colombo, Orugodawatta, e anche questa sarebbe opera di un terrorista suicida braccato dalla polizia.

Il ministro della Difesa, Ruwan Wijewardene, dopo le ultime due esplosioni ha affermato chetutti i responsabili degli attacchi “sono stati identificati” e verranno arrestati “il prima possibile”. Il ministro ha parlato di atti di “terrorismo” compiuti da estremisti religiosi, ma non ci sono state rivendicazioni da parte di alcun gruppo. Nel pomeriggio, Wijewardene ha comunicato i primi sette arresti di persone sospette e ha specificato che appartengono tutte allo stesso gruppo, senza specificare quale. La polizia ha poi precisato che i fermati sono molti di più e di non poter “dire chi c’è dietro gli attacchi e quali sono le loro intenzioni fino al completamento dell’indagine”.

Pasqua di sangue in Sri Lanka: l’interno della chiesa di Sant’Antonio poco dopo l’esplosione

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Il bilancio delle vittime è in continuo aggiornamento, al momento la polizia parla di 207 morti e 450 feriti. Dal ministero degli Esteri italiani confermano che “L’unità di crisi della Farnesina e l’ambasciata italiana a Colombo sono al lavoro per effettuare verifiche sugli attacchi in Sri Lanka”. In un tweet la Farnesina ha anche messo a disposizione un numero per segnalazioni: 0039 06 36225.

Una delle chiese colpite dall’esplosione è Sant’Antonio a Colombo. Le altre due sono San Sebastiano a Negombo, a circa 30 chilometri dalla capitale e una chiesa a Batticaloa, a 250 chilometri a est della capitale. Sono stati sicuramente colpiti anche lo Shangri-La Hotel, il Kingsbury Hotel e il Cinnamon Grand a Colombo, dove l’esplosione ha devastato il ristorante al piano terra. Per ora, fonti ufficiali hanno parlato di 35 stranieri deceduti e tra questi fonti ospedaliere di Colombo parlano di cittadini americani, britannici e olandesi, alcuni dei quali “feriti in condizioni critiche”. Sono state confermate le morti di un cittadino cinese, di uno olandese e di un portoghese.

Pasqua di sangue in Sri Lanka: bombe in chiese e hotel. “Una strage”

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Il ministro della Difesa Ruwan Wijewardene in tarda mattinata (il pomeriggio in Sri Lanka) ha affermato: “Prenderemo tutte le misure necessarie contro qualsiasi gruppo terroristico che operi nel nostro Paese. Non permetteremo in alcun modo a questi gruppi estremistici di operare e di fare quello che hanno fatto. Prenderemo tutte le azioni necessarie, daremo la caccia a qualsiasi estremismo religioso”. Inoltre, confermando che la polizia e l’esercito “stanno indagando”,  il responsabile della Difesa di Colombo ha ribadito: “Riteniamo che tutti i colpevoli che sono stati coinvolti in questo terribile atto terroristico saranno presi in custodia al più presto possibile. Sono stati identificati”. Il ministro della Difesa ha imposto il coprifuoco dalle 18 di sera alle 6 del mattino in tutto il Paese e a tempo indeterminato


Torino, spray urticante durante la lite di condominio: sette intossicati tra cui un bambino

E’ successo nel quartiere Falchera, a spruzzare il liquido al peperoncino è stata una donna che poi è fuggita

di CRISTINA PALAZZO

La lite tra due famiglie in un condominio finisce con lo spray al peperoncino e sette persone, tra cui un bimbo, intossicate. È successo questa mattina in un condominio di via delle Querce 63, nel quartiere Falchera, periferia Nord di Torino.

Il diverbio è scoppiato nell’androne del palazzo: una delle donne coinvolte ha spruzzato lo spray in faccia ai rivali e poi è scappata. I condomini hanno respirato la sostanza e accusato malori: due persone sono state portate in codice verde al Giovanni Bosco, gli altri hanno rifiutato di andare in ospedale e sono stati medicati sul posto dal 118. Sul posto è intervenuta la polizia che sta accertando la dinamica. 

Torino, rene asportato a paziente sveglio di 170 chili: prima volta al mondo, l’anestesia sarebbe stata fatale

L’operazione in laparoscopia alle Molinette a causa di un tumore, ora l’uomo sta bene. La Città della Salute: primo intervento del genere al mondo

di CRISTINA PALAZZO

Asportato, per la prima volta al mondo, un rene per un tumore in laparoscopia su un paziente di 170 chili che è rimasto sveglio. È senza precedenti nella letteratura medica a livello mondiale l’intervento portato a termine nell’Urologia universitaria all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Al paziente, un torinese di 62 anni con una grave forma di obesità e problemi di respirazione, due mesi fa era stata riscontrata una massa nel rene sinistro. Si sospettava un tumore, così è iniziata la valutazione terapeutica, per molti versi drammatica: l’anestesia totale era infatti ad altissimo rischio, così da far sorgere dubbi sulla possibilità di un’asportazione chirurgica, peraltro già molto problematica a causa dell’accesso molto invasivo. 

A proporre l’approccio innovativo per la laparoscopia addominale oncologica-urologica è stato il dottor Fabio Gobbi, esperto di anestesie periferiche della Rianimazione ospedaliera diretta dal dottor Pier Paolo Donadio. L’intervento è stato eseguito totalmente in anestesia spinale, così che il paziente è potuto restare sveglio, evitando la narcosi che avrebbe avuto un rischio elevato di essergli fatale. Al paziente era stato spiegato che se l’intervento non fosse andato come previsto si sarebbe proceduto a un’intubazione, con il rischio, perrò, di non risvegliarsi.

Anche perché, non essendo riportati in letteratura mondiale casi di precedenti interventi di laparoscopia urologica addominale a paziente sveglio, l’urologo (il professor Paolo Gontero, direttore dell’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette) non era in grado di prevedere se l’anestesia periferica avrebbe consentito al paziente di espandere a sufficienza la cavità addominale per consentirgli lo spazio necessario per condurre la nefrectomia laparoscopica.

Altro punto critico, la breve durata dell’anestesia che avrebbe richiesto un’esecuzione dell’intervento in tempi rapidi. Così è stata messa a punto un’azione sincronizzata dei tempi tra l’anestesista, il dottor Gobbi, e il professor Gontero: l’intervento è stato coronato dal successo, con l’asportazione del rene malato al paziente sveglio. Il decorso postoperatorio si è svolto in modo regolare, grazie all’assistenza del reparto di Nefrologia universitaria diretta dal professor Luigi Biancone. 

“L’anestesia periferica è stata la chiave del successo di questo intervento laparoscopico, consentendo di ridurre l’impatto chirurgico in un paziente che per la sua fragilità non avrebbe probabilmente superato l’anestesia – afferma il professor Gontero – La collaborazione multidisciplinare è ciò che ha permesso di sperimentare con successo un approccio assolutamente innovativo, che consentirà di effettuare interventi di laparoscopia oncologica-urologica anche in altri pazienti con rischio operatorio molto elevato”

Torino, chi è Said Machaouat: il marocchino che ha ucciso Stefano Leo, dai kebab alla depressione

di Emilio OrlandoFreddo, sguardo penetrante, paranoico. Said Machaouat, il 27enne di origini marocchine che ha ucciso Stefano Leosul lungopo dei Murazzi, a Torino, è una personalità complessa. Zeppo di problemi, soprattutto con la moglie e la vita coniugale, Said. L’uomo, dopo aver raccontato al magistrato la sua vita, ha confessato di esser stato lui a tagliare la gola dello studente con un colpo di macellaio. «Si, l’ho ucciso io quel ragazzo ai Murazzi, Stefano»: le sue parole quando si è costituito, l’altro giorno, in questura in corso Vinzaglio, accompagnato dal suo legale. Da qui l’uomo è stato condotto nella caserma dei carabinieri che stanno seguendo l’indagine. Quando lo portano via, in tarda serata, ai fotografi che assediano l’auto dei carabinieri mostra il segno delle corna.

Stefano Leo, il movente choc: «Volevo ammazzare un giovane italiano felice. Avrei ucciso ancora»
Stefano Leo ucciso, la criminologa Bruzzone: «Il killer ha provato soddisfazione nel delitto. Avrebbe colpito ancora»

Machaouat, finito a spacciare, più volte segnalato da polizia e carabinieri, era caduto nel vortice della depressione. Senza una casa e senza una famiglia, viveva nel dormitorio di piazza d’Armi, a quattro chilometri dal luogo dell’omicidio. Questo è l’identikit dell’assassino. Nato in Marocco, a Casablanca, nel gennaio del 1992, è arrivato in Italia quando aveva sei anni. Per un lungo periodo ha avuto una vita normale. Moglie italiana, un figlio che oggi ha quattro anni, la cittadinanza italiana. Un lavoro come cameriere in una pizzeria kebab. Improvvisamente, nel 2015, il mondo gli crolla addosso. Denunciato anche per maltrattamenti in famiglia, a Said viene vietato di vedere il bambino, che ora vive con il compagno dell’ex moglie. Un’ordinanza del giudice per i minori gli impedisce di avvicinarsi alla sua famiglia, i servizi sociali si occupano di lui. Da questo alla follia è un attimo. Ma, dice il direttore dell’Ufficio diocesano della Caritas di Torino Pierluigi Dovis, «la povertà non basta per spingere una persona a una tale follia. Se non fosse stato povero avrebbe avuto altre possibilità per dirottare la sua infelicità e la sua rabbia contro il mondo». «Il dramma di Torino – sostiene ancora Dovis – riguarda la solitudine che oggi, in una società che appare più sfilacciata, patiscono le persone con forti disagi interiori, che cadono nella disperazione perché incapaci di far fronte all’affastellamento di problemi e disgrazie personali». Una Torino «sempre solidale ma che come tutte le grandi città – chiude l’assessore comunale al Welfare Sonia Schellino – diventa luogo di attrazione di persone fragili»

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https://www.leggo.it/