Coronavirus in Regione Lombardia, positiva collaboratrice del governatore. Fontana

ROMA –  Una stretta collaboratrice del governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, è risultata positiva al coronavirus. “Purtroppo è risultata essere positiva al corunavirus”, ha annunciato Fontana su Facebook spiegando che si metterà in quarantena per due settimane pur essendo risultato negativo. “Da oggi qualcosa cambierà – dice – perché anche io mi atterrò alle istruzioni date dall’Istituto superiore della Sanità, per cui per due settimane cercherò di vivere in sorta di auto-isolamento che soprattutto preservi le persone che lavorano con me”.

I numeri del contagio

Sono 12 i decessi legati a coronavirus Sars-Cov-2. L’ultima vittima è un uomo di Lodi di 69 anni, con patologie respiratorie pregresse, morto in Emilia Romagna. L’aggiornamento in serata del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, sommata alle novità arrivate in tarda serata da quattro regioni danno questa situazione sui conteggi a proposito dell’epidemia Covid-19: Lombardia 305 casi, Veneto 71, Emilia Romagna 47, Liguria 16, PiemonteLazioMarche e Sicilia 3, Toscana 2, Alto Adige e Puglia 1. Il totale è di 455, questa sera alle 21. Trentasei sono in terapia intensiva. Rispetto a martedì sera, ieri, i positivi sono cresciuti di 130 ed è la più forte crescita da quando, il 29 gennaio, il coronavirus è stato diagnosticato in Italia.

In serata il presidente della Regione Liguria ha segnalato che sono risultati positivi al primo tampone altri dieci ospiti di uno dei due hotel di Alassio. E così la Regione Marche ha segnalato altri due contagiati. E, ancora, la Lombardia ha aggiornato pesantemente la sua conta. Infine, primo caso in Puglia, l’undicesima regione toccata dal virus. E’ un uomo che risiede nella provincia di Taranto, di ritorno da Codogno. In tutti questi casi serve la conferma, attraverso un secondo tampone, dell’Istituto superiore di Sanità.

Al momento i focolai restano quelli della Lombardia e del Veneto e tutti i contagiati avevano avuto contatti con i residenti delle zone rosse, oppure vi avevano soggiornato. “In Liguria non c’è un nuovo focolaio, facevano parte tutti della stessa comitiva”, ha detto Borrelli. Buone notizie arrivano dal Lazio, dove non risultano più ammalati perché sono guariti sia la coppia di cinesi, primi contagiati in Italia, sia il ricercatore che era rientrato dalla Cina. I guariti, quindi, sono tre.

Sono sette i minori risultati positivi al Coronavirus in Lombardia, ma la Protezione civile dice di non avere riscontri ufficiali. La maggior parte sarebbe legata alla cosiddetta zona rossa dove ora vige il divieto di ingresso e di uscita. Si tratterebbe di una bambina di 4 anni di Castiglione d’Adda ricoverata al San Matteo, di un 15 enne ricoverato a Seriate (Bergamo) e due ragazzini di 10 anni di Soresina (Cremona) e di San Rocco al Porto (Lodi), già tornati a casa. Positivo nei giorni scorsi anche un 17enne della Valtellina che frequenta l’istituto Tosi di Codogno e, successivamente, anche un suo compagno di scuola della provincia di Sondrio. Il focolaio lombardo dell’epidemia è finito nel mirino della Procura di Lodi, che ha aperto un’inchiesta conoscitiva sulle dinamiche di diffusione del coronavirus e sulle procedure adottate negli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Lodi, dove questa notte i Nas hanno fatto un’ispezione: all’ospedale di Codogno hanno sequestrato le cartelle cliniche del paziente 1. In Veneto è risultata positiva una bambina di otto anni, nel focolaio di Limena, in provincia di Padova. La piccola è residente in un paese del Padovano ed è asintomatica.

Coronavirus, Rezza (Iss): “Il virus in circolo 1-2 settimane prima del caso indice. Focolai abbastanza circoscritti”

Intanto l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ha comunicato che è guarita la cittadina cinese ricoverata allo Spallanzani di Roma da fine gennaio. “La donna è stata, insieme al marito, il primo caso in Italia ed è ora è negativa al Covid-19 – ha detto -. Stamani durante una visita all’ospedale ho visto anche il marito, è in ottime condizioni”. Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha detto che sono stati riscontrati altri quattro casi di positività al coronavirus nei due due alberghi di Alassio da cui, ieri, è arrivato il primo caso sul territorio regionale. Walter Ricciardi, nuovo consulente del ministro della Salute, invita a “ridimensionare questo grande allarme” ribadendo che “il 95% dei malati guarisce, tutti i morti avevano già condizioni gravi di salute”.

Tamponi solo con i sintomi

Dopo giorni di escalation di contagiati e vittime, il Governo cambia strategia, avendo attribuito l’anomalia dell’Italia terza al mondo per positivi al Covid-19 dopo Cina e Corea del Sud alla grande quantità di tamponi fatti: diecimila contro i meno di mille di Francia e Germania. Da ora, ha annunciato il direttore del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli, al test saranno sottoposti solo i pazienti sintomatici e chi è stato in stretto contatto con le persone positive. Ciò, ha spiegato, perché il rischio contagio “è elevato nei soggetti sintomatici mentre è marcatamente più basso in quelli asintomatici”. Quanto al gran numero di tamponi dei primi giorni, Ricciardi, dell’Oms, lo imputa al “fatto che alcune Regioni non hanno inizialmente seguito le linee guida basate sulla evidenza scientifica che prevedevano il test solo a soggetti sintomatici con ‘fattori di rischio’ legati a provenienza e contatti avuti. Alcune Regioni hanno esteso i test e ciò ha generato una sovrastima dei casi”.

Coronavirus, la procura di Lodi apre un’inchiesta. I Nas negli ospedali

Nel frattempo, la procura di Lodi ha aperto un’inchiesta per ricostruire le dinamiche sulla diffusione del Coronavirus e sulle procedure adottate negli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Lodi, zona ritenuta il focolaio del virus. I Nas dei carabinieri di Cremona sono stati, con diversi uomini, negli ospedali lodigiani. L’obiettivo delle ispezioni è comprendere le dinamiche di diffusione del virus e ricostruire esattamente cosa sia successo con la finalità di prevenire ulteriori contagi. I carabinieri del Nas di Piacenza, su disposizione della procura di Lodi, hanno sequestrato all’ospedale di Codogno le cartelle cliniche del paziente 1. L’ispezione si è svolta anche negli uffici della Asst di Lodi. Il fascicolo aperto nelle scorse ore dai magistrati lodigiani, secondo quanto si apprende, è al momento a carico di ignoti.

I ministeri e le misure per affrontare la crisi

Il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha convocato per venerdì mattina il tavolo con le principali associazioni di categoria per valutare i danni e affrontare le criticità che il settore sta vivendo a causa dell’emergenza coronavirus. Convocati anche tavoli con le principali associazioni di categoria del mondo del cinema e dello spettacolo. Una direttiva firmata dalla ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, fornisce le “prime indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 fuori dai comuni interessati di Veneto e Lombardia”. Dispone anche nella pubblica amministrazione di privilegiare “modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa”, favorendo chi ha patologie, i pendolari e quelli su cui grava la cura dei figli. Invita a “potenziare il ricorso al lavoro agile”. Anche per convegni e riunioni viene raccomandata la “modalità telematica”.

La chiusura delle scuole e le gite annullate

“Posso rassicurare che non c’è nessun rischio che i nostri studenti perdano l’anno”. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha rassicurato ancora una volta sulla normalità dell’anno scolastico. “Le scuole nella loro autonomia scolastica potrebbero anche prevedere di allungare l’anno, ma non sarà necessario perché abbiamo attivato una task force per garantire la didattica a distanza”, ha aggiunto. Azzolina che ha ribadito che “gli insegnanti non sono a casa per malattia, ma per causa di forza maggiore, non avranno una trattenuta” dallo stipendio e che famiglie e agenzie verranno rimborsati delle spese per i viaggi d’istruzione annullati.

Viterbo, dimessa da ospedale, ragazza di 16 anni trovata morta nel suo letto

L’adolescente, che accusava problemi di salute da diversi giorni, ieri era stata portata in ospedale. I sanitari, dopo alcuni controlli, l’avevano dimessa

Indagano i carabinieri sulla morte di Aurora G., 16 anni, trovata senza vita questa mattina nel suo letto dai genitori a Montefiascone, comune in provincia di Viterbo. L’adolescente, che accusava problemi di salute da diversi giorni, ieri era stata portata in ospedale. I sanitari, dopo alcuni controlli, l’avevano dimessa.

Sul corpo della giovane, che è stato messo a disposizione dell’Autorità giudiziaria, sarà probabilmente disposta l’autopsia per stabilire la causa della morte.

Brasile, ferito a coltellate il candidato alle presidenziali di estrema destra Bolsonaro

L’agguato all’esponente politico durante una manifestazione elettorale nello stato di Minais Gerais. L’aggressore è stato arrestato: sarebbe un sostenitore dell’ex presidente Lula


Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra in testa ai sondaggi per le elezioni del prossimo 7 ottobre in Brasile, è stato accoltellato mentre partecipava in una manifestazione elettorale a Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais.

L’accoltellatore è stato arrestato subito dopo l’aggressione. Si tratterebbe – scrive il quotidiano Clarin – del 40enne Adèlio Bispo de Oliveira, considerato un sostenitore dell’ex presidente Luiz Inàcio Lula da Silv

Bolsonaro, in testa ai sondaggi per le elezioni del 7 ottobre in Brasile, è stato sottoposto a un intervento chirurgico, secondo quanto riferito dal suo staff. La famiglia ha comunque rassicurato che non è in pericolo di vita. In un bollettino diffuso dai media locali, i medici hanno puntualizzato che Bolsonaro non è stato raggiunto al fegato dalla coltellata, ma ha sofferto ferite all’arteria mesenterica e all’intestino.

Duterte cita Hitler, Israele da’ una lezione al leader

La gaffe del presidente delle Filippine ha rischiato di inasprire i rapporti con Israele, Il presidente Rivilin commenta: “Hitler è il diavolo”.

Il leader filippino Duterte si paragona a Adolf Hitler e in cambio riceve la lezione del presidente israeliano: in una visita personale tra i due, Rivlin non perde l’occasione di spiegare al leader filippino le atrocità compiute dal Furher. Duterte aveva paragonato la guerra contro i trafficanti di droga con la persecuzione degli Ebrei in Germania.

E’ dal 2016 che il leader filippino ha attuato una lotta contro i trafficanti di droga, il presidente asiaticoaveva commentato: “Hitler ha massacrato tre milioni di Ebrei, beh, ci sono tre milioni di tossicodipendentinelle FIlippine e sarei felice di massacrarli”. Successivamente Duterte si è recato a Tel Aviv per un incontro formale con Rivel, l’oggetto dell’incontro è stato di perseguire maggiori accordi commerciali tra i due paesi. L’incontro ha provocato proteste in Israele per le frasi dette da Duterte qualche anno prima, il capo di Stato gli ha quindi ricordato che il dittatore “fu il diavolo”.

Per il leader filippino l’alleanza israeliana è di estrema importanza, Duterte ha spiegato: Israele ha fornito un aiuto cruciale alla lotta contro i jihadisti, in termini di strategia militare, specialmente per la raccolta di informazioni, le istruzioni sono: c’è solo un paese da cui si può comprare, Israele.

L’intesa che Duterte prova per Israele non sembra essere reciproca: a Tel Aviv numerose sono le proteste relative all’incontro.

Molti attivisti dei diritti umani hanno attaccato il presidente Rivlin di aver chiuso un occhio davanti alle violenze commesse da Duterte nelle Filippine. Il leader si è paragonato a Hitler ingenuamente e si è poi scusato, le azioni commesse però dal presidente delle Filippine sono paragonabili a quelle di un dittatore: in un paese dove ogni sorta di opposizione non è consentita le gaffe mediatiche sembrano non essere solo coincidenze. Le Filippine faticano ad avere rapporti con le potenze occidentali e perdere Israele sarebbe un disastro economico e personale.

Sentenza Lega, Salvini: “Il nome non si tocca”. E sulla manovra: “Sfioreremo il 3 per cento”

Il ministro dell’Interno parla alla Berghem fest: “Nessun nuovo partito, con o senza soldi. Non ci facciamo dettare la politica dalle sentenze”. Sulla Diciotti: “Rifarei le stesse cose”. Lancia la sfida sui parametri Ue. Infine dice: “Mi piacerebbe il taser anche sui treni”

Sostiene di non essere condizionato dalla sentenza sui fondi della Lega, quella attesa per il 5 settembre da parte del Tribunale del riesame. Matteo Salvini, in un comizio alla Berghem fest di Alzano Lombardo, dice che non ci sarà un nuovo partito. E poi va a ruota libera su economia, sul caso Diciotti, sui taser, fino a lanciare un attacco al segretario dem, Maurizio Martina.

“Il nome Lega non si tocca”
“Noi non facciamo politica in base ai soldi e alle sentenze di questo o di quel magistrato”, dice Salvini. “Abbiamo un programma di governo e quello rispettiamo. A tasche piene o a tasche vuote, colpevoli o innocenti. E il nome Lega non si tocca”. Poi si scaglia contro il Pd: “La Lega è il popolo e il popolo non lo ferma nessuno.Preferisco avere cervello pieno e le tasche vuote e non come il Pd che ha le tasche pieno e il cervello vuoto”.

n realtà la sentenza di mercoledì potrebbe pesare molto sul destino della Lega, imponendo il sequestro dei conti correnti fino a raggiungere quota 49 milioni, cioè la cifra considerata dai pm il profitto illecito della truffa sui rimborsi elettorali. E in qualche modo questa vicenda sta incidendo sull’intero dibattito interno al centrodestra, con indiscrezioni sulla nascita di un nuovo partito come strumento utile sia per evitare il sequestro che per aggregare esponenti in fuga da Forza Italia.

Sulla manovra: “Sfioreremo il 3% senza superarlo”
Altro tema delicatissimo, la manovra. Con il ministro Tria sotto assedio da parte dei due vicepremier di Lega e 5Stelle. Stasera Salvini ha detto che il famoso 3% del trattato di Maastricht non sarà superato: “Lo sfioreremo dolcemente, come
i leghisti sanno fare, senza superarlo “. Una mezza sfida al ministro dell’Economia, Giovanni Tria – che prova a rassicurare l’Europa sul rispetto dei parametri – peraltro condivisa dai 5Stelle.

Manovra, Salvini: ”Sfioreremo il 3% senza superarlo”

“Concessioni da rivedere una per una”
Poi parla delle concessioni, e non si limita ad Autostrade. “Dovremo rivederle tutte, una per una. Non solo sulle strade ma anche in settori sui quali lo Stato ha fatto un grosso favore ai privati”. Parole che potrebbero suonare come un avviso anche a Silvio Berlusconi. Riguardo ad Autostrade, “chi ha 43 morti sulla coscienza – dice Salvini – non può gestire le autostrade di questo Paese”.

“La nave Diciotti? Rifarei le stesse cose”
Torna poi sul caso della nave Diciotti, che vede il ministro sotto inchiesta con l’accusa tra l’altro di sequestro di persona. E si rivolge al magistrato, Luigi Patronaggio: “Al procuratore di Agrigento dico con immenso affetto che se arriverà un’altra nave in un porto italiano farò esattamente quello che ho fatto questa estate, né più né meno”. E aggiunge: “Sono arrivato a 45 anni per vivere una estate incredibile. Quando feci la tessera della Lega nel 1990 non pensavo che avrei passato un’estate a farmi dare del populista, mai nella vita avrei pensato di essere indagato per il reato di sequestro di persona”.

“Mi piacerebbe il taser sui treni”
Parla poi della sperimentazione del taser e si sbilancia: “In prospettiva mi piacerebbe che fosse presente in tanti ambienti, penso ad esempio ai treni su cui si viaggia” perché “non può essere un’avventura viaggiare sui treni”, ribadendo il “bentornata” alla capotreno di Trenord “che ha chiesto educatamente – parole del ministro dell’Interno – a due zingari di non rompere le palle”.

L’attacco a Martina
Infine, un attacco a testa bassa al segretario Pd Maurizio Martina: “Secondo me Martina l’ha scelto Renzi così lui continua a fare bella figura”. E poi, senza freni: “Io pensavo che la persona più fisicamente triste fosse Fassino. No, Martina riesce ad andare oltre. Io vedo Martina e mi viene voglia di dire, hai bisogno di due euro? Posso offrirti un tramezzino?”.

Scontri tra milizie, a Tripoli è il caos. Resta aperta l’ambasciata italiana

Dichiarato lo stato di emergenza. La Settima Brigata, ostile al governo, pronta sferrare un attacco al quartiere di Abu Salim


Il Consiglio presidenziale libico ha dichiarato lo stato d’emergenza a Tripoli e nelle periferie della capitale, a causa dei violenti scontri tra milizie, i peggiori dal 2014. La misura è diretta a “fermare lo spargimento di sangue, ridurre le perdite materiali e di vite umane, tutelare la sicurezza dei civili, le strutture pubbliche e private.

Fonti della Difesa hanno assicurato che i militari italiani nel Paese stanno bene e in sicurezza e che nessun problema è riscontrato all’ospedale da campo a Misurata, mentre la ministra Elisabetta Trenta segue costantemente l’evolversi dei fatti anche in seguito al colpo di mortaio che ha raggiunto un palazzo vicino all’ambasciata.

Circa 400 detenuti sono evasi dopo una rivolta nel carcere di Ain Zara, in un sobborgo meridionale della capitale libica.Il governo di Fayez al-Sarraj ha annunciato la formazione di un comitato di crisi per gestire il nuovo stato di emergenza e ha avvertito le parti in conflitto che dovranno affrontare le conseguenze se cercano di cogliere l’opportunità per perseguire loro propri obiettivi.

Ma il colonnello Abdel Rahim Al-Kani, leader della Settima Brigata, milizia della cittadina di Tarhuna, a 60 chilometri a sud della capitale, ha annunciato che le sue forze sono posizionate lungo la strada per l’aeroporto e stanno per sferrare un attacco al quartiere di Abu Salim, porta di accesso al centro storico. La brigata, scrivono i media locali, ha dichiarato Abu Salim zona militare e ha chiesto agli abitanti di lasciare le abitazioni, in preparazione di una “importante offensiva contro le milizie presenti nell’area”.

E’ scattata una corsa contro il tempo per arrivare a una mediazione che eviti una ulteriore escalation dopo la ripresa dei combattimenti che finora hanno causato una cinquantina di morti, tra cui una ventina di civili, e circa 200 feriti. Il capo del Consiglio libico degli anziani per la riconciliazione, Mohamed al-Mubshir, ha detto che è stato formato un comitato d’emergenza per negoziare con le parti in lotta.

La Settima Brigata di Tarhuna, milizia legata al signore della guerra Salah Badi, si è resa autonoma dal Governo di accordo nazionale di Sarraj e combatte per liberare Tripoli dalle altre milizie armate, accusate di corruzione. A fronteggiarla sono una serie di milizie che formano unità speciali dei ministeri dell’Interno e della Difesa del governo di Sarraj: le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, la Forza speciale di Dissuasione (Rada), la Brigata Abu Selim e la Brigata Nawassi, che ricevono finanziamenti dall’Ue.

Intanto, in un tweet, l’ambasciata italiana a Timpoli ha smentito il sito “Al Mutawasset”, che ha dato la notizia, da fonti anonime, della chiusura della rappresentanza diplomatica.
“L’ambasciata d’Italia in Libia rimane aperta. Continuiamo a stare al fianco dell’amato popolo libico in questa difficile congiuntura”, si legge nel messaggio.

Roma, buca mortale coperta dopo lo schianto. Dirigenti a giudizio

Il centauro perse la vita sulla Salaria nel 2016. Un’anziana investita a Colli Aniene da un’auto pirata


La cosa più antipatica è che all’indomani dell’incidente quella buca era già ricoperta. Quella crepa sull’asfalto, larga 60 centimetri, lunga 90, e profonda 3, a poche ore dall’aver causato la morte di un motociclista era già sparita. Ricoperta in quattro e quattr’otto. Gli operai, all’opera con mezzi e materiali, avevano livellato via Salaria, nel tratto di strada poco prima dello svincolo del Grande raccordo anulare, rendendola come un tavolo da biliardo.

Un gesto, quello dell’amministrazione, che se da una parte dimostrava la volontà di ripristinare prima possibile la circolazione, dall’altra non è passato inosservato a chi ha indagato sul decesso di un motociclista, avvenuto il 22 dicembre 2016. La particolare tempestività dell’intervento del Campidoglio, disposto dal Simu, il dipartimento Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, è uno degli elementi alla base dell’accusa mossa nei confronti di due dirigenti dell’ufficio, rinviati a giudizio per omicidio colposo, per l’omessa manutenzione della strada, dal gup Tamara De Amicis.

Nel capo d’imputazione formulato dal pm Marcello Cascini nei confronti di Marco Domizi, dirigente dell’ufficio per la manutenzione stradale, difeso dall’avvocato Fabio Federico, e di Guido Carrafa, responsabile della manutenzione del terzo lotto, assistito dal legale Michele Nicoletti, è messo tutto nero su bianco: ” La colpa dei rei è dimostrata anche dal fatto che, subito dopo l’incidente, provvedevano al riempimento e corretto livellamento della buca”. Per loro, ora, si aprirà il processo. La vittima dell’incidente è un uomo di 53 anni, Francesco Caporale.

“Non c’è l’assoluta certezza che la causa del sinistro sia dovuta alla buca – ha spiegato il difensore di Domizi, l’avvocato Federico – abbiamo fatto indagini e prima del sinistro la vittima aveva partecipato a una cena. Le cause possono essere dipese da eventi indipendenti dall’asfalto”.

Quella notte di due anni fa, intorno alle 2 e 50, il centauro stava tornando a casa a bordo della sua Suzuki N1200. È passato sopra la voragine e ha perso il controllo del mezzo, finendo contro un guardrail e poi a terra. A nulla è servito il trasporto in ambulanza all’ospedale Sant’Andrea, dove è arrivato già morto.

A convincere il giudice a disporre il processo per i due, anche le diverse segnalazioni che erano state fatte dai vigili urbani sulle ” numerose buche ” presenti in quel tratto della Salaria, dirette a vari uffici comunali: tutte lettera morta, purtroppo. Comunicazioni che, tra l’altro, esulavano da un compito, ” la manutenzione dovuta d’ufficio”, che spettava ai dirigenti “anche a prescindere da eventuali segnalazioni”.
Proprio alla municipale, a cui nulla si può contestare in questa inchiesta, spetterà ora un nuovo compito. Indagare su un pirata della strada che ha ucciso una signora di 74 anni, Elisabetta Loiacono, travolta sabato mattina in via degli Alberini, a colli Aniene. Stava andando a fare la spesa: ” Non ci posso credere. Una vita insieme – ha detto il marito – se c’è un responsabile voglio che sia trovato”.
Colabrodo

A sinistra, il punto in via Ostiense dove lo scorso 8 maggio è avvenuto l’incidente in cui ha perso la vita Elena Aubry, 26 anni. A destra, un tratto con asfalto disconnesso Nell’altra pagina, una buca in via Catania dove è inciampata una donna di 77 anni

Usa, l’ex nunzio Viganò lancia nuove accuse al Papa e alla Santa sede: “Mentirono sul caso Davis”

Su un sito ultraconservatore, l’ex diplomatico vaticano rilancia e stavolta tira in ballo anche il colloquio privato tra Bergoglio e l’impiegata che era stata condannata per aver negato le nozze a una coppia gay


L’ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò, lancia nuove accuse a Bergoglio, utilizzando ancora una volta i media ultraconservatori. Dopo il suo dossier sulle presunte colpe del Papa che a suo dire avrebbe protetto l’ex arcivescovo di Washington, il cardinale Theodore McCarrick, accusato di abusi sessuali, in una lettera di tre pagine inviata al sito Lifesitenews, Viganò torna a imputare a Francesco il mancato rispetto delle sanzioni stabilite da Ratzinger nei confronti di McCarrick e tira in ballo, inoltre, la vicenda di Kim Davis, una funzionaria americana anti gay che nel 2015 venne condannata per obiezione di coscienza e che poco dopo ebbe un colloquio privato con Bergoglio.

“Mi sento costretto a raccontare la verità su quanto accaduto veramente, viste le dichiarazioni del Papa”, scrive Viganò nell’introduzione della lettera.

Davis, impiegata comunale del Kentucky, nel 2015 si rifiutò di concedere la licenza matrimoniale a diverse coppie gay e fu arrestata per inosservanza della sentenza della Corte Suprema che estendeva a tutti gli Stati Uniti il diritto degli omosessuali di formalizzare le loro unioni. Rilasciata dopo cinque giorni, Kim Davis incontrò privatamente papa Francesco durante la visita del pontefice negli Stati Uniti a settembre 2015: “Mi ha chiesto di essere forte, e mi ha ringraziato per il mio coraggio. Mi ha anche chiesto di pregare per lui”, scrisse lei in un comunicato.

Ne nacquero inevitabili polemiche che costrinsero il Vaticano a intervenire per precisare i termini dell’incontro. L’allora portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, dichiarò: “Non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi”. E sottolineò che il Papa non era a conoscenza dei trascorsi della donna.
Nella due nuove accuse, ora Viganò sostiene che invece quell’occasione il Vaticano mentì. Sia il Papa che i suoi collaboratori sapevano chi fosse la Davis e accettarono di incontrarla. Fu l’ex nunzio a organizzare il colloquio. A riprova di tale affermazione, le dichiarazioni di Juan Carlos Cruz, vittima cilena delle molestie, che riferisce le parole pronunciate da Bergoglio in sua presenza: “Ero inorridito e ho subito licenziato il nunzio”. Le parole di Cruz sono state riportate in un articolo del New York Times della scorsa settimana.

Ponte Morandi, c’è un esperto che pensa a una bomba

La teoria complottista dell’ingegnere Enzo Siviero: «La meccanica del cedimento fa pensare a un attentato»

Nelle giornate in cui gli inquirenti provano a circoscrivere con fatica le possibili cause del disastro, focalizzando il cedimento dei tiranti e i ritardi nella loro ristrutturazione quale elemento nodale, fra le numerose teorie complottiste emerge quella di Enzo Siviero. È, Siviero, un ingegnere padovano, che ha insegnato allo Iuav di Venezia e in passato ha lavorato come consulente per Spea Engineering, società controllata da Autostrade per l’Italia. Lo studioso, esperto di ponti, ipotizza che all’origine del crollo del ponte Morandi vi sia il posizionamento di microcariche in uno dei piloni. E lo dice – su Internet si possono trovare sue dim ostrazioni pratiche con un modellino metallico – «In base alla meccanica del cedimento. L’elemento è sceso su se stesso con una piccola rotazione: il fatto che la parte del pilone sottostante sia crollata, mi fa pensare che qualcuno l’abbia manomessa». Per lui si è trattato insomma di un attentato o qualcosa di simile. E non esita a dichiararlo mettendo sul tavolo il proprio curriculum.

Le sue esternazioni, e l’opzione d’un gesto doloso dietro la sciagura di Genova, sono state rubricate alla voce di «mere fantasie» da tutti coloro che si stanno in concreto occupando del caso sul fronte investigativo. Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, senza addentrarsi negli ultimi sviluppi dell’indagine, invita a «rimanere seri», escludendo categoricamente che siano emersi spunti in una direzione del genere. E altri suoi colleghi si attestano sulla medesima linea, in maniera più tranciante. Nel frattempo Autostrade per l’Italia ha preso le distanze dal suo ex consulente, spiegando che parla a titolo «assolutamente personale», dettaglio che ribadisce lui stesso.

Va ricordato che negli ultimi giorni la Procura ha esplorato altre possibili concause, segnalate nelle prime ore successive al crollo. In particolare, gli investigatori hanno svolto accertamenti sull’ipotesi d’un fulmine che potrebbe aver colpito uno dei piloni, ma le prime relazioni sul punto escludono qualsiasi interferenza; e sono arrivate smentite pure sul potenziale effetto negativo di alcune manutenzioni eseguite grazie a un carroponte. Si continua insomma a lavorare sulla matrice del cedimento strutturale e sui calcoli sbagliati nei programmi di ristrutturazione del ponte. Con la certezza che spunteranno altre teorie complottiste.

 

Lega, Giorgetti: “Se il 5 settembre ci condannano nell’inchiesta sui fondi, chiudiamo il partito”

Sui migranti: “Salvini aveva parlato di 500mila rimpatri di clandestini? L’ha sparata grossa”. Intanto il ministro dell’Interno attacca ancora il presidente francese: “Ma Macron pensa solo a me?”


ROMA – La Lega rischia seriamente di chiudere i battenti se la prossima settimana verrà confermata la sentenza sui 49 milioni. Ma nessuna ripercussione sul governo, come del resto non c’è stato alcun contraccolpo dopo la vicenda della nave Diciotti e l’indagine a carico del leader e ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Ma, certo, il partito di via Bellerio intende portare avanti le sue battaglie, e sul fronte immigrazione Salvini non farà passi indietro, almeno fino a quando la gente non sarà stufa. In quel caso, il leader potrebbe cambiare registro. Quanto all’economia, la Lega non è del tutto soddisfatta, ma ci si metterà d’accordo in vista della manovra. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite della festa del Fatto Quotidiano, parla a tutto tondo del partito, del suo leader e del governo. E non risparmia una stoccata proprio a Salvini: in campagna elettorale “Matteo l’ha sparata grossa, ora è importante che non ne arrivino più”, ha detto in merito alla promessa fatta sui 500mila rimpatri di clandestini. Ma ha assicurato: “Matteo sa tenersi tarato sulla pancia degli elettori e quando sentirà che è il momento di frenare, lo farà”.

Il destino della Lega. Ma è soprattutto il futuro della Lega a preoccupare il sottosegretario, che avverte: “Se il prossimo 5 settembre il Tribunale del riesame deciderà di requisire tutti i futuri proventi che affluiscono nelle casse della Lega, e che sostanzialmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri, allora il partito non potrà più esistere perchè non avrà più soldi”. Giorgetti ha spiegato che “i soldi che avevamo sono stati presi dalla magistratura, quindi noi non abbiamo più niente, in questo momento.

La concessione ad Autostrade. Su Autostrade, il primo obiettivo “è la revoca della concessione: “poi discuteremo politicamente come procedere” sulla gestione della rete autostradale, dice Giorgetti secondo cui “il fatto è talmente eclatante” e che “la responsabilità di Autostrade appare evidente. La vedo difficile pensarla diversamente”. E sulla nazionalizzazione con Anas, il sottosegretario esprime i suoi dubbi: “Dubito che Anas abbia le strutture tecniche adeguate, in questo momento, per gestire le autostrade”.

Intanto, nuova puntata del botta e risposta tra Matteo Salvini e il presidente francese Emmanuel Macron. Dopo le polemiche seguite all’incontro tra il ministro dell’Interno e il premier ungherese Viktor Orban, oggi sui suoi canali social Salvini torna all’attacco. Scrive: “Ma Macron pensa solo a me? Respinge gli immigrati e mi definisce demagogo nazionalista”. Ancora: “In Francia è ai minimi storici di popolarità. Pensa al tuo Paese caro e lascia stare l’Italia e gli italiani”.

La recente polemica tra i due era scattata quando Salvini e Orban avevano indicato nel presidente francese il nemico dell’asse sovranista. La replica di Macron era arrivata poche ore dopo: “Hanno ragione: sono il loro principale oppositore”.