Rassegna Conseguenze D’Amore e Disamore: parte la seconda edizione. A Roma, dal 24 giugno all’8 luglio, tre grandi scrittori all’hotel Savoy.

Seconda edizione per la rassegna letteraria Conseguenze D’Amore e Disamore,un ciclo di tre incontri con grandi scrittori della scena contemporanea, ognuno dei quali ha affrontato tematiche legate alle tante sfaccettature dell’amore e alle conseguenze della sua mancanza.

Ancora una volta, l’importante manifestazione, ideata e organizzata da Olga Lumia, insegnante di Filosofia, autrice televisiva e scrittrice, si terrà in una delle location più esclusive di Roma. Quest’anno, a ospitare l’evento, sarà lo splendido hotel Savoy Roma, all’angolo con via Veneto.

Si inizierà, il 24 giugno, con Dacia Maraini e il suo ultimo romanzo, Corpo Felice, edito da Rizzoli, e presentato dalla giornalista Lucia Annunziata.

Durante il dibattito, sarà esposta l’opera Punctum, dell’artista Corrado Delfini.

Il secondo appuntamento è fissato per il 26 giugno, con il giornalista e scrittorePietrangelo Buttafuoco. Leggerà brani del suo libro I Baci Sono Definitivi, edito da La nave di Teseo. E ne parlerà con Olga Lumia. Nel corso della lettura, scorreranno le immagini fotografiche realizzate dal giornalista Rai Giuseppe Ardica.

L’ultima data della rassegna, lunedì 8 luglio, sarà dedicata alla scrittrice Barbara Albertie al suo ultimo romanzo, Non Mi Vendere, Mamma! pubblicato da Nottetempo. L’autrice ne discuterà con Olga Lumia.

Durante il dibattito, saranno esposte due opere della serie Down By The Water, dell’artistaLisa Eleuteri Serpieri.

Olga Lumia, in libreria da novembre, con il suo ultimo romanzo Madri Spezzate (Armando Curcio Editore) è molto felice per i grandi scrittori che hanno accettato il suo invito e ha dichiarato: “Si tratta di tre giganti della letteratura e della comunicazione. Tre grandissimi nomi che, certamente, riserveranno al pubblico in sala molte, indimenticabili emozioni”.

Sponsor ufficiali dell’evento, hotel Savoy Roma e Gnam Glam.

Le foto di tutti gli incontri saranno a cura di Roberto Naviglio.

Tutti gli appuntamenti si terranno, alle ore 18,30 all’hotel Savoy, in via Ludovisi 15, a Roma. Ingresso libero.

Ufficio Stampa: Iolanda Pomposelli, For You Communication

E-mail: iolandapomposelli@yahoo.it – E-mail: pressoffice@foryoucommunication.com

www.foryoucommunication.com

DACIA MARAINI: Nel 1962 pubblica il suo primo romanzo, La vacanza, cui seguono L’età del malessere (1963, ottiene il Premio Internazionale degli Editori “Formentor”) e A memoria (1967). Nel ’66 escono con il titolo Crudeltà all’aria aperta anche le sue poesie. Dal 1967 ad oggi, Dacia Maraini ha scritto più di trenta opere teatrali. Un altro romanzo viene pubblicato nel ‘72, Memorie di una ladra: Monica Vitti ne ricava uno dei suoi film più riusciti. L’anno successivo esce Donna in guerra, poi tradotto, come quasi tutti i suoi libri, in molte lingue. Nell’80 è la volta di Storia di Piera, scritto in collaborazione con Piera degli Esposti: Marco Ferreri ne ricaverà un fortunato film con Marcello Mastroianni. Degli anni Ottanta sono i romanzi Il treno per Helsinki (1984), sulla nostalgica ricerca degli entusiasmi del passato, e Isolina (1985), la storia toccante di una ragazza a cavallo tra Otto e Novecento. Nel ‘90 esce Lunga vita di Marianna Ucrìa, che vince il Campiello e altri prestigiosi premi, e ottiene un enorme successo di critica e pubblico. L’anno successivo escono la raccolta di poesie Viaggiando con passo di volpe e il libro di teatro Veronica, meritrice e scrittora. Nel ‘93 è la volta di Bagheria, un appassionante viaggio autobiografico nei luoghi d’infanzia, e Cercando Emma, che ripercorre la vicenda del romanzo Madame Bovary di Flaubert. Nel ‘94 il romanzo Voci, anch’esso vincitore di molti premi letterari, offre una nuova interpretazione sul tema della violenza sulle donne. I grandi temi sociali, la vita delle donne, i problemi dell’infanzia sono ancora al centro delle sue opere successive: il breve saggio sulla modernità e sull’aborto Un clandestino a bordo (1996), il libro intervista E tu chi eri? (1998) e la raccolta di racconti sulla violenza sull’infanzia Buio (1999, vincitore del Premio Strega). Del 1997 è il romanzo Dolce per sè, in cui una donna matura e giramondo scrive ad una bambina per evocare i ricordi del suo amore per un giovane violinista, descrivere viaggi, concerti, aneddoti familiari. Se amando troppo (1998) raccoglie le poesie scritte tra 1966 e il 1998. Tra il 2000 e il 2001 vengono pubblicati: Amata scrittura (in cui svela con passione e umiltà i segreti del mestiere di scrittore), Fare teatro 1966-2000 (che raccoglie quasi tutte le sue opere teatrali) e La nave per Kobe (in cui rievoca l’esperienza infantile della prigionia in Giappone). Nel 2003 escono invece Piera e gli assassini, il secondo libro scritto in collaborazione con Piera degli Esposti, e le favole di La pecora Dolly. La letteratura, la famiglia e il mistero del corpo sono i temi principali di Colomba (2004). Degli ultimi anni sono invece la raccolta di articoli I giorni di Antigone (2006) e il saggio Il gioco dell’universo (2007) di cui è coautrice insieme al padre. Ancora estremamente prolifica, Dacia Maraini viaggia attraverso il mondo partecipando a conferenze e prime dei suoi spettacoli. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Il treno dell’ultima notte, nel 2009 la raccolta di racconti La ragazza di via Maqueda, nel 2010 La seduzione dell’altrove, nel 2011 La grande festa, nel 2012 L’amore rubato e nel 2013 Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza. La bambina e il sognatore. Tre donne. Una Storia D’amore E Disamore e l’ultimo, del 2019, Corpo Felice. Storia Di Donne, Rivoluzioni E Un Figlio Che Se Ne Va.

PIETRANGELO BUTTAFUOCO: Buttafuoco comincia la sua attività giornalistica collaborando con riviste di destra (Proposta) e con il quotidiano il Secolo d’Italia, dove viene assunto nel 1993. Poi collabora con Il Giornale (con direttore Feltri) e nel 1996 viene assunto nella redazione romana del quotidiano. Tra il dicembre 1995 e il 1996, è direttore del periodico L’Italia settimanale, dove si segnala per copertine dai titoli provocatori. Alla fine degli anni novanta conduce per due stagioni, su Canale 5, chiamato dall’allora direttore Giampaolo Sodano, la trasmissione Sali e Tabacchi. Lasciato il Giornale, lavora per alcuni anni al Foglio di Giuliano Ferrara, prima di approdare nel 2004 a Panorama, con la qualifica di “capo servizio”, chiamato da Pietro Calabrese. Nel 2005 pubblica per la Arnoldo Mondadori Editore il romanzo Le uova del drago, finalista al Premio Campiello 2006. In precedenza per le Edizioni di Ar, ha pubblicato una raccolta di suoi articoli dal titolo Fogli consanguinei. Nel 2006 realizza su LA7 il programma Giarabub. Il 18 maggio 2007 viene nominato presidente del Teatro Stabile di Catania, succedendo al dimissionario Pippo Baudo. Da giugno a settembre 2007 conduce su LA7, in coppia con Alessandra Sardoni, la trasmissione Otto e mezzo, nella sostituzione estiva dei conduttori Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni. Il 5 febbraio 2008 esce il suo secondo romanzo, L’ultima del diavolo, in cui si parla della vicenda del monaco cristiano Bahira, che secondo una leggenda avrebbe riconosciuto nel giovane Maometto i segni del carisma profetico. Nel 2008 pubblica anche Cabaret Voltaire, un saggio sul rapporto tra Islam e Occidente. Il 1º febbraio 2009 ha ricevuto la “Candelora d’Oro”, riconoscimento istituito dal Comune di Catania nel 1988. Nel novembre 2009 ha pubblicato il volume “Fìmmini“. L’11 febbraio 2011 partecipa a Milano, a fianco di Giuliano Ferrara, alla manifestazione contro la pornofobiaA partire dal novembre 2011 conduce la trasmissione settimanale “Questa non è una pipa” su Rai 5. Nel 2011, pubblica il romanzo Il Lupo e la Luna. Il 16 novembre 2011 è nominato consigliere d’amministrazione dell’Università degli Studi di Enna “Kore”. Dal marzo 2012 collabora a La Repubblica. Dopo 5 anni, il 29 ottobre 2012, si dimette dalla presidenza del Teatro Stabile di Catania. Continua a scrivere sul settimanale fino al marzo 2013. Lasciato Panorama, riprende a scrivere per Il Foglio. Dal 2014 è ospite fisso del programma di Giovanni Minoli “Mix24” in onda ogni mattina feriale su Radio 24 e scrive per Il Sole 24 ORE. Dal febbraio 2015 scrive anche per il Fatto Quotidiano. Nel settembre 2015 riceve il Premio Vittoriano Esposito alla Carriera dal Comune di Celano (Aq). Dal novembre 2016, torna a LA7 per collaborare a Faccia a Faccia di Minoli. A partire dal 2019 inizia a collaborare con Il Quotidiano del Sud. Collabora attualmente con Il Fatto Quotidiano, Il Foglio, Il Sole 24 ORE, Il Tempo e Il Quotidiano del Sud.

BARBARA ALBERTI: Nella sua eclettica produzione, tesa a combattere un’immagine perdente del sesso femminile, si affiancano opere diverse, dal picaresco Memorie malvagie (1976) al meditativo Vangelo secondo Maria (1979), a prove maggiormente venate di umorismo e provocazione come Il signore è servito (1983), Povera bambina (1988), Parliamo d’amore (1989), Delirio e Gianna Nannini da Siena, entrambe del 1991, e Il promesso sposo (1994), un profilo dedicato al critico d’arte Vittorio Sgarbi e presentato sotto le spoglie di un’autobiografia “mancata”. Di genere umoristico è La donna è un animale stravagante davvero: ottanta ritratti ingiusti e capricciosi (1998), nel quale la Alberti ha rappresentato un Don Giovanni immaginario con accanto alcune figure femminili note della sua generazione. Nel 2003 ha pubblicato Gelosa di Majakovskij, biografia del celebre poeta (per il quale, nello stesso anno, ha ricevuto il Premio Alghero Donna) sezione narrativa, e Il principe volante, in cui ha raccontato con malizia e amorevolezza la vita di Antoine de Saint-Exupéry, mentre è del 2006 il libro di racconti Il ritorno dei mariti. È anche coautrice di sceneggiature cinematografiche, tra cui Il portiere di notte di Liliana Cavani (1974, collaboratrice), Io sto con gli ippopotami (1979), Monella (1998) e Melissa P. (2005), e autrice di testi teatrali (Ecce homo). Dal 1983 al 1998 Barbara Alberti ha tenuto la rubrica “Parliamo d’amore” sul settimanale Amica. Dal 2009 gestisce una pungente rubrica settimanale (La posta di Barbara Alberti) su Il Fatto Quotidiano. Attualmente tiene anche una rubrica di corrispondenza coi lettori sul settimanale Gioia. Partecipa abitualmente come opinionista a diversi talk show televisivi, da Pomeriggio 5 a L’Italia sul 2. Fino a settembre 2013 ha condotto La guardiana del faro, un programma settimanale in onda la domenica mattina dalle 9 alle 10 su Radio 24, ideato da Gianluca Nicoletti, a cura di Gloria Guerrera. Nel 2018 ha partecipato come concorrente a Celebrity Master Chef, ma è stata eliminata nella seconda puntata. È stata sposata con il produttore e sceneggiatore Amedeo Pagani, dal quale nel 1975 ha avuto un figlio, il giornalista Malcom Pagani, e una figlia, Gloria Samuela Pagani. È stata iscritta al Partito Radicale. Nel 2018 si è dichiarata vicina al partito Potere al Popolo!

Presentazioni di libri martedì al Tevere Expo: Roberto Luigi Mauri il 18 giugno sarà la voce narrante di “Perso a Los Angeles” di Francesco Apolloni.

L’estate romana al Tevere Expo è sempre più ricca di iniziative. Lungo il Tevere Roma 2019 è un pieno di colori, musica, spettacolo e… Letture. Domani 18 giugno, infatti, fra i vari eventi in calendario, è in programma la presentazione di “Perso a Los Angeles“, un libro di cui è autore l’attore e regista Francesco Apolloni ; alcuni passi del libro saranno interpretati dall’attore Roberto Luigi Mauri, il quale quando era a LA aveva realizzato 4 book trailers per l’amico Francesco allo scopo di far conoscere il romanzo.

Una sinergia che comincia non per gioco e neanche per caso quella tra l’attore Roberto Luigi Mauri ed il regista e attore Francesco Apolloni. Oggi la chiamiamo amicizia ma alla base ha una stima professionale profonda che è andata via via crescendo nel tempo.

I due si conoscono dall’anno 2017 per via di un workshop di recitazione.

E’ nel mese di Giugno 2018 che Roberto Luigi Mauri riceve la telefonata di Francesco Apolloni, il quale lo invita a comprare il suo libro dal titolo ”Perso a Los Angeles”, da poco pubblicato.

Da lì oggi Francesco ha proposto a Roberto di fargli da voce narrante per interpretare di fronte al pubblico del Tevere expo alcuni passaggi del libro, alternati da momenti musicali, interviste e sketch degli Actual.

L’evento il 18 giugno è alle 21.00 e gli incassi delle vendite del libro sono interamente devolute ad istituti sanitari.

Foto del giorno dedicata a Miss modella over

Sono una miss/modella over aspirante attrice nel 2017 ho vinto un titolo nazionale la cinquantenne più bella d’Italia, nel 2018 ho partecipato con picco ruolo nel film di Giorgio Tirabassi ( Il grande Salto) ho partecipato a varie trasmissioni televisive l,ultima su Rai 2 nel talent (il ristorante degli chef ) la mia più grande passione fin da ragazza il burlesque

L’istituto di istruzione artistica nacque nell’aprile del 1919 in Germania e durò solo pochi anni

L’istituto di istruzione artistica nacque nell’aprile del 1919 in Germania e durò solo pochi anni, ma nella sua breve vita ebbe un impatto enorme sull’arte e sulla cultura

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Il movimento Bauhaus nacque a Weimar, in Germania, nell’aprile di cento anni fa, con il nome di Staatlitches Bauhaus. Era un istituto di istruzione artistica e restò aperto come tale solo per 14 anni, nei quali tra l’altro cambiò tre direttori e tre sedi. Dopo Weimar si trasferì a Dessau, dove oggi c’è l’edificio Bauhaus più famoso al mondo, e infine, prima di chiudere, si spostò per qualche tempo a Berlino. Nonostante la sua breve e difficile vita, il Bauhaus (o la Bauhaus, intesa come la scuola) ha lasciato un notevolissimo segno nell’arte e nella cultura mondiale.

La scuola Bauhaus di Dessau (General Photographic Agency/Getty Images)

Il movimento Bauhaus nacque il primo aprile 1919, quando l’architetto Walter Gropius ne parlò nel manifesto di una “mostra di architetti sconosciuti”. Gropius scrisse: «Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano, l’artista è una elevazione dell’artigiano». Pochi giorni dopo Gropius fu nominato direttore dell’istituto superiore di direzione artistica di Weimar, che scelse di chiamare Bauhaus. L’idea di base era formare una nuova classe di artigiani-artisti, unendo la ricerca della forma estetica alla funzionalità pratica, sfruttando anche industria e tecnologia. Per farlo Gropius si proponeva di proporre un corso di studi in cui il concetto di «interdisciplinarietà» saltava spesso fuori. L’obiettivo ultimo era realizzare oggetti di ogni tipo, sfruttando discipline di ogni tipo per arrivare a costruire «l’edificio del futuro».

Una parte di una mostra sul Bauhaus organizzata nel 2012 a Londra (Peter Macdiarmid/Getty Images)

Definire cosa fu esattamente il Bauhaus, però, non è semplice, perché il movimento cambiò spesso rotta, sede e insegnanti: iniziarono corsi che non finirono e tante idee, spesso monumentali, faticarono a diventare pratica quotidiana. È notevole, per esempio, che nei primi sei anni della sua esistenza il Bauhaus non ebbe un corso di architettura. Eppure oggi molti associano il Bauhaus soprattutto all’architettura, e nel suo manifesto Gropius definiva l’architettura «il fine ultimo di ogni attività figurativa».

Sul Guardian, il critico di architettura Rowan Moore ha scritto che oggi Bauhaus significa «design ridotto all’essenzialità; l’uso razionale ed elegante di materiali moderni e tecniche industriali; chiarezza, semplicità e minimalismo». Per essere ancora più chiaro ha poi aggiunto: «Il dispositivo su cui sto scrivendo questo articolo, e quello da cui lo state leggendo, seguono quei princìpi. Allo stesso modo lo fanno (quando va bene) innumerevoli edifici in tutto il mondo, tantissimi oggetti domestici, i segnali stradali, il lettering sul tubetto del vostro dentifricio o la forma della vostra automobile». Oggi, ha scritto Moore, «il brand del Bauhaus è coerente, solido e universale».

L’esterno dello studentato Bauhaus di Dessau (General Photographic Agency/Getty Images)

Nel 1923 il Bauhaus di Weimar toccò il suo punto più alto organizzando un’importante esposizione a Weimar e presentò il primo “prototipo abitativo” della scuola: la Haus am Horn. Nel 1925 la scuola iniziò ad avere problemi – in breve: perché era vista come radicale e socialmente e politicamente pericolosa – e si trasferì a Dessau, una città industriale a metà strada tra Weimar e Berlino, in cui Gropius pensava di poter lavorare e insegnare senza creare a problemi a nessuno. Gropius colse tra l’altro l’occasione per progettare e realizzare gli edifici razionalisti in cui gli studenti e i professori avrebbero vissuto, lavorato e studiato. Gli anni di Dessau si caratterizzarono per una progressiva rinuncia all’aspetto artigianale e un sempre maggiore accento su quello artistico. Ci fu anche un breve periodo in cui la scuola fu aperta a tutti – senza selezioni – ma durò poco perché arrivarono troppi studenti, rendendo ingestibile la situazione.

L’interno di un edificio Bauhaus a Dessau (Fishman/picture-alliance/dpa/AP Images)

Per i primi anni a Dessau, Gropius continuò a dirigere la scuola, ma nel 1928 se ne andò per dedicarsi alla costruzione di «edifici abitativi prefabbricati e a basso costo». Il nuovo direttore della scuola divenne Hannes Meyer, che nel periodo precedente era stato insegnante di architettura del Bauhaus. Nel 1930 Meyer fu però accusato di simpatia bolsceviche e, in un gesto che in effetti confermò quelle simpatie, lasciò la direzione del Bauhaus e andò a Mosca portandosi dietro alcuni suoi studenti/seguaci.

L’ultimo direttore della scuola fu il grande architetto Ludwig Mies van der Rohe, a cui sono attribuite la frasi «Dio è nei dettagli» e «Less is more». Sotto la sua guida il Bauhaus si trasferì a Berlino, divenne una più normale scuola di architettura e nel 1933 chiuse, dopo diversi mesi di difficile convivenza con il partito nazista. Si dice che quando un rappresentante della Gestapo convocò Mies van der Rohe nel suo ufficio, lui gli disse: «Bauhaus è un’idea, e non ha niente a che vedere con la politica. Guardi la sua scrivania, la sua orribile scrivania. Le piace? Io la butterei dalla finestra”.

La casa Gropius, a Dessau (Jens Schlueter/Getty Images)

È impossibile elencare tutto ciò sui cui il Bauhaus ha avuto un impatto nel corso del Novecento: ma l’ha avuto sull’architettura, sull’istruzione, sulla moda, sul design di ogni cosa, sull’uso di certi materiali, sulla grafica e sulla tipografia. Oggi sono Patrimonio dell’UNESCO due sedi del Bauhaus: quella di Weimar e quella di Dessau. Si ritiene che il miglior esempio, perlomeno architettonico, di cosa sia stato il Bauhaus sia la Città Bianca di Tel Aviv, a Israele, un insieme di quasi cinquemila edifici, anche loro Patrimonio dell’UNESCO. Per il centenario dalla nascita del Bauhaus sono stati organizzati eventi in tutto il mondo e c’è anche un sito, Bauhaus 100, che racconta corsi, docenti, studenti e storia del Bauhaus.

fonte:
https://www.ilpost.it/2019/04/12/movimento-bauhaus-cento-anni/

Roma: settima data a Terme Caracalla per Ennio Morricone

Roma – Dopo la straordinaria accoglienza del pubblico il maestro Ennio Morricone ha proposto ancora una data per un altro concerto, domenica 23 giugno, sempre alle ore 21 per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma. I biglietti per le sei serate gia’ annunciate (15, 16, 18, 19, 21 e 22 giugno) erano infatti andati tutti esauriti gia’ nei primi giorni di vendita.

Un totale dunque di sette concerti a Roma per il “60 Years of Music” World Tour di Ennio Morricone che ha visto registrare numerosi sold out, com’era accaduto anche a Roma la scorsa estate, sempre a Caracalla. Il tour segna il 60esimo anniversario della carriera del compositore e direttore d’orchestra, e ha fino adesso visto svolgersi piu’ di 50 concerti in 35 citta’ europee.

fonte_https://www.romadailynews.it/eventi/roma-settima-data-terme-caracalla-ennio-morricone-0385885/

Rita Soro: Forte come un albero, fragile come le sue foglie.

Forte come un albero, fragile come le sue foglie. Non temeva più le tempeste, non aspettava più le stagioni. Lei era come lui, forte, salda e determinata ad elevarsi anche se per questo avrebbe perso altri rami. Il vento non li era più nemico ma un dolce amante che accarezzava il suo involucro. Era come lui, aveva imparato a spogliarsi delle foglie morte che intrappolavano la sua crescita. Avrebbe potuto colpirla un uragano ma era così tanto determinata a vivere che nulla avrebbe strappato le sue radice dalle profondità della terra. Come l’albero si poteva piegare ma non si sarebbe spezzata. Con le sue cicatrici era ostinata a progredire. Non temeva la pioggia, la neve, la siccità, era pronta a tutto pur di soppravivere.

I fiori sono l’essenza della vita

I fiori sono l’essenza della vita. Nel loro cuore portano il nettare essenziale: nutrimento necessario al continuo rinascere della vita su questa terra. Gli indiani d’America veneravano la Terra, comprendevano i suoi umori, rispettavano i suoi cicli. I fiori hanno bisogno di pioggia e sole per crescere come la nostra anima ha bisogno di conoscere la tristezza per desiderare la felicità. La bellezza dei fiori è creata da questa simbiosi così come la bellezza della nostra anima. I fiori simboleggiano la morte, la rinascita, la trasformazione. Tutto l’universo è in eterna trasformazione e noi ne siamo una parte piccolissima. Ci insegnano la pazienza e la cura nella crescita. La profonda connessione con la nostra Madre terra ci nutre, ci consola, ci insegna a vivere lasciando un segno positivo. Così come i fiori morendo lasciano frutti per nuovi fiori ancora più belli, così evolvendo nei nostri giorni di pioggia, lasciando morire i petali del nostro essere che non sono più utili rinasciamo sempre con una nuova consapevolezza. I fiori specchio dell’anima, Natura madre universale insegnaci a morire e rinascere alla bellezza della vita senza mai arrenderci alle tempeste.

Rita Soro… Lei aveva scelto di essere sirena in mezzo ai lupi

Lei aveva scelto di essere sirena in mezzo ai lupi. Un cibo che non potevano cacciare. Viveva tra la terra e il mare, la strega delle emozioni. Chi avrebbe potuto sostenere il suo sguardo intenso come l’oceano profondo nel quale nuotava? Nella sua saliva salata ci potevi annegare. La sua mente era ampia come l’immensità dell’oceano che solo un abile marinaio avrebbe potuto arpionare. Aveva la capacità di percorrere strade incolte, spazi grandi, era troppo veloce per essere predata. Era luce nell’oscurità, tepore nelle gelide giornate quando il sole si nascondeva dietro le nuvole. Magnetica come il riflesso del chiar di luna sul mare. Le sue curve fluttuavano potentemente come onde vigorose che solo un lupo di mare poteva cavalcare. Ombra e luce, terra e acqua, onde e vento, possedeva dentro di lei tutte le emozioni della vita. Lei era la strega della terra e del mare.

Riviste di moda più importanti in Italia

VOGUE

Si tratta di una rivista americana fondata nel 1892 da Arthur Baldwin Turnure ma ormai presente in diverse versioni a seconda del paese di vendita. E’ la più importante rivista di moda al mondo, arrivata in Europa prima in  Inghilterra, poi in Spagna e n Francia. Quasi 50 anni dopo, viene fondata la sede italiana, nel 1965.

COSMOPOLITAN

Sebbene sia più antico di Vogue, Cosmopolitan è un gradino sotto ma comunque sul podio delle riviste di moda più importanti. E’ presente anche in Italia, oltre che in altri 52 paesi del mondo. Questa rivista punta anche sui temi d’attualità relativi all’amore e alla sessualità.

VANITY FAIR

Questa famosa rivista va a chiudere il podio delle riviste di moda più importanti al mondo. Nata negli Stati Uniti ma pubblicata anche in Spagna e Italia. Anche in questo caso, oltre alla moda vi sono diverse rubriche dedicate alla vita femminile e all’attualità.

GLAMOUR

Sulla copertina di Glamour, edizione italiana, c’è scritto “il mensile femminile più venduto e più letto in Italia”. Tratta di diversi argomenti oltre la moda, tra cui salute, fitness, sessualità, alimentazione e attualità.

ELLE

Questa rivista esplose quando una certa Brigitte Bardot, giovanissima, appariva sulle sue copertine. In realtà era già pubblicata da diverso tempo, edita dalla casa editrice Hachette. Si tratta di una rivista rivolta maggiormente al pubblico femminile, con 40 edizioni internazionali e circa 20 siti internet. Oltre che di moda, parla anche di salute, gossip e attualità.

MARIE CLAIRE

Marie Claire è una rivista a tutto tondo, che offre 500 pagine dedicate non solo alla moda, che cura in modo ampio e approfondito, ma anche ad altri temi. E’ una delle riviste più diffuse rivolte ad un pubblico femminile, per il quale propone anche argomenti riguardanti l’attualità, bellezza e benessere. Arrivata in Italia a metà degli anni ’90, anch’essa è nata in Francia, nel 1937.

BREAK MAGAZINE MODA

Si tratta di una rivista tutta italiana, fondata nel 2018 da Cristian Nardi . Si occupa di varie argomenti  tra cui moda, bellezza, design, attualità e salute. Molto apprezzata per l’approfondimento sulle nuove tendenze del lifestyle, per il quale presenta sempre dei punti di vista da parte di vip e personaggi importanti del settore moda.

Rita Soro: Era li, sospesa nel vuoto.

 

Era li, sospesa nel vuoto. In una gola alta mille metri. Appesa in mezzo alla roccia spezzata, il vento freddo l’aveva immobilizzata. Teneva lo sguardo fisso sul suo desiderio. In quella fredda mattina, guardava al di là delle montagne che la imprigionavano. Sentiva il fuoco dentro, era come lava al posto del sangue nelle vene. Vedeva disegnarsi nelle nuvole la sagoma di un nuovo caldo amore. La sua forma era ancora impercettibile ma era questa la magia dell’attesa. Lei era pronta a saltare per raggiungere quel tepore, tremavano le punte dei piedi mentre era lì, ancora sospesa nel vuoto accarezzata dal vento gelido di quella magica mattina.

Poesia Rita Soro