Filippo Menelli molte fiere d’arte italiane hanno dovuto rivedere i propri piani a causa della pandemia da Coronavirus

Se molte delle fiere d’arte italiane hanno dovuto rivedere i propri piani a causa della pandemia da Coronavirus (il Salone del Mobile, dopo il primo rinvio da aprile a giugno, è stato definitivamente annullato, mentre miart e MIA Photo Fair a Milano sono stati posticipati a settembre e ArtVerona a dicembre), Roma Arte in Nuvola ha dovuto addirittura rinviare l’inaugurazione della sua prima edizione. La fiera d’arte moderna e contemporanea diretta da Alessandro Nicosia avrebbe dovuto aprire le proprie porte al pubblico dal 14 al 17 maggio 2020, nei suggestivi e iconici spazi del centro congressi Nuvola di Massimiliano Fuksas, nel quartiere EUR. Rispetto alle altre fiere che hanno prediletto la stagione autunnale per lo svolgimento delle proprie attività, Arte in Nuvola si svolgerà dal 25 al 28 febbraio 2021: “tale data è stata scelta di concerto con numerosi galleristi e addetti del settore onde evitare l’accavallarsi con altre importanti fiere d’arte moderna e contemporanea”, si legge sulla homepage del sito della fiera. Una scelta senza dubbio condivisibile, considerato il gran numero di appuntamenti in programma dopo l’estate – in Italia e nel mondo – a causa dei tanti rinvii delle ultime settimane.

ARTE IN NUVOLA. LA FIERA CHE MANCAVA NELLA CAPITALE

Roma Arte in Nuvola nasce dalla volontà dall’imprenditore culturale Alessandro Nicosia, con l’obiettivo di colmare il grave vuoti di proposta nella Capitale per quanto concerne le fiere d’arte. Come vi abbiamo già raccontato in questo articolo, la fiera sarà orientata sul moderno, con una sezione dedicata al contemporaneo. Del comitato scientifico della fiera fanno parte il direttore artistico Kosme de BarañanoAdriana Polveroni – reduce dall’esperienza di un’altra fiera: ArtVerona – Valentina Ciarallo, storica collaboratrice di Nicosia. “La fiera vuole essere un laboratorio di coesistenza di diversi linguaggi e realtà (gallerie, fondazioni, istituzioni) in grado di dare voce a esigenze a volte poco corrisposte del sistema dell’arte, favorendo legami con la compagine internazionale, muovendosi sulle linee di confine di differenti codici artistici e coinvolgendone tutte le parti in gioco per offrire al pubblico un mosaico compiuto dello stato attuale dell’arte delle sue prospettive”, si legge nella mission della fiera. Ma per scoprire se Arte in Nuvola riuscirà a dare nuova linfa al mondo artistico romano dobbiamo attendere il prossimo anno.

Filippo Manelli: in questi giorni ci sentiamo un po’ tutti marziani in attesa che la statistica e la primavera ci riportino sulla Terra.

Resto a casa e non mi sono mai sentito meno marziano. Il perché è ovvio: in questi giorni ci sentiamo un po’ tutti marziani in attesa che la statistica e la primavera ci riportino sulla Terra. In che strana situazione siamo. Guariremo e ricominceremo, perbacco. Ma ci tocca aspettare la fine dell’emergenza pieni di così tante preoccupazioni per il futuro. No, la prova non è delle più semplici. Un antidoto all’ansia globale è mettersi a guardare le cose piccolissime, laddove succedono. Per esempio nei supermercati.

Dal distanziamento sta scaturendo una prossemica tutta nuova, quasi una forma di galateo. Una delle regole non dette che si fa strada è accennare a un sorriso con un cenno del capo quando l’altrui presenza ci obbliga ad improvvisi allontanamenti difensivi. Come dire: “Cambio strada non perché non mi piaci, ma perché cosi ci tocca fare per un po’”. Succede anche che ci si guardi un istante negli occhi per coordinare i rispettivi movimenti, riassumendo così la frase “io vorrei pure avvicinarmi, ma forse potrò farlo solo quando tutta questa faccenda sarà sotto controllo”. Sembrano ovvietà, invece non lo sono per niente. Più il lockdown dura e meno quello che ci sembra scontato oggi lo sarà domani. Costruire linguaggi comuni adesso ci mette al riparo contro le divisioni future. E noi li dobbiamo inventare anche a partire da cose che nella normalità sono spesso imbecilli, come il galateo, e invece in questa situazione diventano argini sociali. Mentre lo facciamo, dobbiamo anche imparare a disubbidire. Sempre davanti ai supermercati. Non rispettare la distanza di un metro per dare un euro a un clochard non potrà mai diventare un reato. Non c’è virus che tenga.

Filippo Manelli: Vincent Willem Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert

Vincent Willem Van Gogh nasce il 30 marzo 1853 a Groot Zundert ed ebbe, a causa della sua estrema sensibilità di artista, una vita molto tormentata

Figlio di un pastore protestante, mentre ancora vive a Zundert, Vincent esegue i suoi primi disegni. Inizia invece le scuole a Zevenbergen. Impara il Francese, l’Inglese, il Tedesco e per la prima volta inizia a dipingere.
Terminati gli studi, va a lavorare come impiegato nella succursale della casa d’arte parigina Goupil e Cie, successivamente nelle sedi dell’Aja (dove compie frequenti visite ai musei locali), di Londra e di Parigi. Nel maggio del 1875 viene definitivamente trasferito a Parigi.

filippo manelli doping (16)

Il trasferimento nella città francese, dove già risiede il fratello Theo, segna l’inizio del periodo appunto francese, interrotto solo da un breve viaggio ad Anversa alla fine dello stesso anno. Molto del suo tempo lo spende assieme al fratello e i due, da quel momento, iniziano una corrispondenza che durerà tutta la vita e che rappresenta ancora oggi il mezzo migliore per studiare le opinioni, i sentimenti lo stato d’animo e la pittura di Vincent.

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Durante il soggiorno parigino Vincent Van Gogh scopre la pittura impressionista e approfondisce l’interesse per l’arte e le stampe giapponesi. Conosce molti pittori tra cui Toulouse Lautrec e Paul Gauguin che apprezza particolarmente. La loro sarà una relazione assi turbolenta, con esiti anche drammatici, come testimonia il famoso episodio del taglio dell’orecchio (si suppone infatti che Vincent abbia assalito Gauguin con un rasoio. Fallito l’attacco, in preda ad una crisi di nervi, si taglia il lobo dell’orecchio sinistro).

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Intanto, il rendimento di Vincent alla Goupil & Cie si deteriora mentre, allo stesso tempo, la sua dedizione agli studi biblici raggiunge un livello ossessivo. Dopo essersi dimesso da Goupil al principio della primavera, si reca a Ramsgate, in Inghilterra, dove viene assunto in un piccolo collegio. Più avanti nel corso dell’anno Vincent assume un nuovo incarico quale insegnante e coadiutore presso il Reverendo T. Slade Jones, un pastore Metodista. Il 29 Ottobre Vincent pronuncia il suo primo sermone domenicale. Man mano che il fervore religioso di Vincent aumenta, il suo stato di salute fisico e mentale volge al peggio.

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Theo Van Gogh – Fratello di VincentIl 1880 è un punto di svolta nella vita di Vincent Van Gogh. Abbandona i suoi propositi religiosi e si dedica esclusivamente a dipingere poveri minatori e tessitori. Theo inizia ad appoggiarlo finanziariamente, una situazione che si protrarrà fino alla fine della vita di Vincent. Più tardi nel corso dell’anno, intraprende studi formali di anatomia e prospettiva all’Accademia di Bruxelles.

Incontra Clasina Maria Hoornik (detta “Sien”), una prostituta gravata fra l’altro dal mantenimento di una figlia di cinque anni ed incinta di un altro figlio. Mentre continua i suoi studi e dipinge in compagnia di alcune nuove conoscenze, il suo stato di salute va nuovamente deteriorandosi, tanto da dover essere ricoverato in ospedale per gonorrea. Una volta dimesso, inzia alcune sperimentazioni pittoriche e, dopo più di un anno trascorso insieme, pone termine alla sua relazione con Sien. Più tardi nel corso dell’anno, Vincent si trasferisce a Nuenen dai suoi genitori, mette in piedi un piccolo studio per lavorare e continua a fare affidamento sul sostegno di Theo.

Vincent Van Gogh estende i suoi esperimenti fino ad includere una maggiore varietà di colori e sviluppa un grandissimo interesse per le incisioni su legno giapponesi. Tenta di intraprendere una qualche formazione artistica alla Ecole des Beaux-Arts, ma respinge molti dei principi che gli vengono insegnati. Desiderando continuare con qualche tipo di educazione artistica formale, sottopone qualcuno dei suoi lavori all’Accademia di Anversa, dove viene posto in una classe per principianti. Come ci si aspetterebbe, Vincent non si trova a suo agio all’Accademia ed abbandona.

La Casa GiallaIntanto, sopravviene il 1888, un anno fondamentale nella vita di Van Gogh. Lascia Parigi in febbraio e si trasferisce ad Arles, nel Sud. All’inizio, il cattivo tempo invernale gli impedisce di lavorare, ma una volta arrivata la primavera inizia a dipingere i paesaggi in fiore della Provenza. Si trasferisce infine nella “Casa Gialla”, una dimora che ha preso in affitto dove spera di stabilire una comunità di artisti. E’ il momento in cui riesce a dipingere alcune delle sue opere migliori ma anche il momento delle sue già accennate violente tensioni con Gauguin.

Durante la prima parte dell’anno, lo stato di salute mentale di Vincent oscilla paurosamente. A volte è completamente calmo e lucido; altre volte, soffre di allucinazioni e fissazioni. Continua sporadicamente a lavorare nella sua “Casa Gialla”, ma la frequenza crescente degli attacchi lo induce, con l’aiuto di Theo, a farsi ricoverare presso l’ospedale psichiatrico di Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Per ironia della sorte, mentre lo stato mentale di salute di Vincent continua a peggiorare nel corso dell’anno, la sua opera inizia infine a ricevere riconoscimenti presso la comunità artistica. I suoi dipinti “Notte stellata sul Rodano” e “Iris” sono in mostra al Salon des Indépendants in settembre, e in novembre viene invitato ad esibire sei dei suoi lavori da Octave Maus (1856-1919), segretario del gruppo di artisti Belgi “Les XX”.

Dopo una serie incredibile di alti e bassi, sia fisici che emotivi e mentali, e dopo aver prodotto con incredibile energia una serie sconvolgente di capolavori, Vincent Van Gogh muore nelle prime ore del 29 luglio 1890, sparandosi in un campo nei pressi di Auverse. Il funerale ha luogo il giorno dopo, e la sua bara è ricoperta di dozzine di girasoli, i fiori che amava così tanto.

TERZA EDIZIONE DEL PREMIO DI POESIA CORRIERE DELLO SPETTACOLO ALLA MEMORIA DI “PIERLUIGI GALLI”

Per il secondo anno consecutivo il nostro premio sarà intitolato e dedicato al Maestro Pierluigi Galli, poeta dell’Amore e dell’Arte, che ha consacrato la sua vita alla pittura e alla scultura, attraverso la sua poetica della “Natura Viva”. L’Artista era nato a San Gemini nel 1943 ed è deceduto a Cortona il 18 marzo 2019. Questo è il nostro modo di omaggiarlo…
Bando della Terza Edizione del Premio di Poesia Corriere dello Spettacolo, alla memoria di Pierluigi Galli.


Dopo due edizioni, torna il nostro Premio di Poesia, organizzato dalla omonima testata giornalistica, nelle persone di Stefano Duranti Poccetti e Giuseppe Sanfilippo, e indirizzato indistintamente a tutti i poeti in lingua italiana, senza vincoli di nazionalità ed età.Ciascun partecipante potrà inviare fino a tre liriche – edite o inedite, di libera tematica e lunghezza – all’indirizzo e-mail redazione@corrieredellospettacolo.net.
Ciascun concorrente dovrà anche inviare, in allegato a parte oppure nel corpo stesso dell’e-mail, i seguenti dati: nome e cognome, comune e data di nascita, comune e indirizzo di residenza. Dovrà inoltre essere allegato il documento che indichi l’avvenuto pagamento di 10,00 euro, valido per l’iscrizione al concorso, da versare sul conto Iban IT53U0103003000000063454540, intestato a Stefano Duranti Poccetti, con causale “Iscrizione Premio”.
E’ inoltre possibile effettuare la quota d’iscrizione tramite PayPal, utilizzando l’indirizzo email sdp.comunicazione@gmail.com.


Le liriche dovranno essere spedite entro e non oltre la mezzanotte del giorno 15 agosto 2020. Le poesie di tutti gli aderenti saranno pubblicate sul nostro quotidiano web, mentre al vincitore sono concesse, oltre la pubblicazione delle poesie del concorso, quelle di altre cinque liriche a sua scelta; vincerà inoltre una targa, che sarà donata nel giorno della premiazione, che, emergenza Covid permettendo, avverrà a settembre presso il Teatro dei Ricomposti di Anghiari. Se la cerimonia non sarà possibile, i premi saranno spediti ai vincitori.La giuria del concorso sarà così composta: Cristiano Cremonini, cantautore; Alessandro Ferri, ricercatore presso l’Università per Stranieri di Perugia; Stefan Mocanu, giornalista e poeta; Daria D. Morelli, attrice, scrittrice e poetessa; Fiorinda Pedone, poetessa e scrittrice; Massimo Triolo, scrittore e poeta; Lina Vannini, artista e scrittrice.Vi aspettiamo con i vostri versi.


Per tutte le info:
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PROGETTO ARTISTI MAG – 1^ EDIZIONE – “Impressioni d’autore”

L’ambizioso programma della Prima Edizione “Progetto Artisti MAG” parte da Battipaglia (SA) con la collettiva Impressioni d’autore, che si terrà dal 21 al 26 ottobre 2019, presso la galleria Life Art Gallery.

La mostra vedrà protagoniste, negli spazi della Life Art Gallery, le opere di moltissimi artisti italiani emergenti, provenienti da tutte le regioni della nostra Penisola.

L’esposizione gratuita“Impressioni d’autore” sarà solo il primo step di una lunga serie di eventi, mostre e fiere, che vede nel progetto MAG (Mediolanum Art Gallery), un’autorevole joint venture con le gallerie SPIRALE MILANO, ART&CO MUSEUM e LIFE ART GALLERY.

Seguendo l’evoluzione dell’arte, con grande responsabilità, MAG porta avanti un importante progetto di valorizzazione dell’arte italiana e soprattutto dei suoi artisti, alla ricerca costante di messaggi visivi che, attraverso la pittura, la scultura e la fotografia, raccontano il nostro tempo.

Nella serata conclusiva, il 26 ottobre, dalle ore 17:30 si darà il via all’esclusivo MAG Party per celebrare i protagonisti dell’esposizione, preceduto da una Conferenza Stampa.

Testimonial d’eccezione il Maestro Paolo De Cuarto che si esibirà in una spettacolare live performance. Il noto artista, con grandissima abilità, ha saputo riportare il passato nel presente, trasformandolo in Pop art. Le immagini delle sue opere, dal 2002 ad oggi, hanno celebrato il Carosello della memoria in Italia e nel mondo, fino ad approdare in Cina nel 2014. Con “Tracce”, la mostra che ha inaugurato i percorsi di Matera, dichiarata Patrimonio dell’Umanità e Capitale Europea della Cultura 2019, il pittore ha mostrato in maniera inequivocabile l’originalità del suo talento.

L’attore e doppiatore statunitense James Earl Jones qualche anno fa dichiarò: “Le arti sono sempre state importanti per la salute di una nazione, ma non lo abbiamo ancora capito”. Questo concetto, invece, è stato ampiamente compreso dalla MAG, la cui mission è proprio quella di Dare Voce a coloro che utilizzano un medium espressivo artistico per protestare, per raccontare e raccontarsi, per tracciare una linea del nostro tempo.

La MAG, fautrice di un notevole cambiamento nel campo artistico-culturale, oltre a dare una vetrina ai talenti emergenti, mette in connessione le eccellenze della filiera dell’arte contemporanea con gli artisti da sempre marginalizzati dal pugno di ferro di alcuni privilegiati che permeano questo ambiente. Gli autori, infatti, riscontrano molte difficoltà nel mettere in luce la propria arte o nel districarsi nelle imbrigliate lobby di gallerie e musei.

La rete di Gallerie coinvolte in questo progetto, attuano da anni una nuova politica per abbattere le barriere di fruizione ed aprirsi all’attuale mercato globale. Con le sedi negli States, a Miami e New York, e in Italia, a Padova, Milano, Parma, Lecce e Battipaglia, dedicano i propri spazi mediante attività galleristiche d’eccellenza, finalizzate a moltiplicare la voce dell’artista in maniera esponenziale.

Una vera e propria rivoluzione, uno svecchiamento dei sistemi a cui l’arte si era ancorata. Fondamentale, quindi, in questo programma così completo, è stato il percorso innovativo per dare un valore aggiunto alle opere. E nel rinnovamento ha trovato posto anche il product placement. Attraverso lo screen placement, la filmografia italiana potrà raccontare l’artista o le sue opere. Grazie alla pellicola, si abbattono definitivamente le barriere di comprensione dell’arte contemporanea. Una nuova era artistica che sdogana le immagini dell’artista e lo consacra attraverso un mezzo nuovo e universale.

I Cataloghi dedicati e una Comunicazione mirata, saranno gli strumenti di preminenza dell’artista, con un Comitato Scientifico dedicato pronto ad interpretare le tendenze della contemporaneità non di fronte all’artista, ma al suo fianco, per condividere insieme un Percorso Nuovo.

Una vasta programmazione, dunque, che vedrà la valorizzazione a lungo termine di dotati ed estrosi artisti contemporanei che potranno finalmente avere visibilità. Per tutto il restante 2019 e per i due anni a seguire, non solo saranno protagonisti di una serie di eventi mirati negli spazi della MAG a Milano e Padova, in quelli della MAG – Art&Co Museum, a Parma e Lecce, e in quelli della MAG Life Art Gallery di Battipaglia, ma vedremo le loro opere pubblicate su un catalogo personale e su importanti riviste d’arte. Seguiranno le fiere d’arte italiane più importanti dove ci sarà uno spazio dedicato a MAG ed una visibilità collettiva.

I più talentuosi, scelti dal Comitato Scientifico, dopo un’attenta analisi di vari parametri, avranno la possibilità di esporre i propri lavori, attraverso mostre personali o collettive, all’interno di prestigiosi musei nazionali, come il Lu.C.C.A.,la REGGIA di Caserta, il MARCA di Catanzaro e la REGGIA di Monza.

Presenzierà alla serata di chiusura l’intero Comitato Scientifico,daMaurizio Vanni, Direttore del Lu.C.C.A. e Docente Universitario di Museologia, da Mirko Mele, Direttore Artistico della Life Art Gallery, a Carlo Colombo, Archistar Internazionale, da Massimo Ferrarotti, Presidente di Spirale Milano e Spirale d’Idee, a Stefano Pirrone, Mediolanum Art Gallery. E poi, Giampaolo Prearo, Prearo Editore, Tiziano Giurin e Simone Viola, Art&Co Museum, Fabio Vece, Life Art Gallery, Vito Caggianelli, CEO di Ismaele Film.

Il patrimonio artistico non può essere trascurato né ignorato, e deve ‘necessariamente’ essere trasmesso alle generazioni future. La MAG, apre percorsi pioneristici, proiettando l’arte verso nuovi orizzonti.

Iolanda Pomposelli

For You Communication

Press Office

Phone.: +39.347.8759960

E-mail: iolandapomposelli@yahoo.it

Il 15 ottobre online la pagina Facebook ufficiale “Maria Teresa Guadagno – Acqua Roma” dove racconterà il suo disegno dal vero.

Stile, creatività, disegno…Dal vero. Da inizio 2019 nella Capitale si sente parlare di Maria Teresa Guadagno.

L’abbiamo vista quasi tutti i lunedì in locali come il Don Giovanni, Via Emanuele Filiberto 110, coordinare gruppi di persone, artisti, appassionati intorno al “lavoro” del disegno dal vero con modella/o. L’attività è ripresa proprio lunedì 7 ottobre ed è proseguita ieri, lunedì 14 ottobre.

Se disegnare dal vero delle forme statiche come ad esempio vasi o anfore è molto istruttivo ed utile per il percorso professionale di disegnatore e pittore, sarà nel disegno della modella che si riusciranno ad ottenere le soddisfazioni maggiori.

La possibilità di lavorare con pose che cambiano continuamente e con punti di vista differenti permette, infatti, di affrontare problematiche sempre nuove e di maggior difficoltà. Tutto questo si traduce con il tempo in una vera e propria evoluzione dell’intelligenza visiva, capace di tradurre sulla carta la realtà.

Della carriera artistica e dei prossimi progetti di Maria Teresa Guadagno parleremo in prossimi articoli e brevi interviste. Per il momento lei ci ha svelato che da oggi, 15 ottobre vedremo online la sua nuova pagina Facebook “Maria Teresa Guadagno – Acqua Roma” e più in là si passerà anche ad instagram.

Vi ricordiamo che il 21 Ottobre avrà luogo il prossimo appuntamento del Disegno Dal Vero al Don Giovanni.

No Antonio Valente anas, architetto, scenografo e costumista teatrale e cinematografico italiano è nato a Sora

Antonio Valente, architetto, scenografo e costumista teatrale e cinematografico italiano è nato a Sora (Frosinone) il 14 luglio 1894. Laureatosi alla scuola superiore d’architettura di Roma, subito dopo la I guerra mondiale si recò per cinque anni a Parigi dove realizzò le scene di alcuni sketches d’avanguardia su testi di A. Aniante. Fu per due anni a Berlino,approfondendo lo studio della scenotecnica e dell’illuminotecnica. Tornato a Roma entrò al Teatro degli Indipendenti di Bragaglia. anas

A Venezia diresse una compagnia di balletti italo-russi, con intenti d’avanguardia, con i quali sperimentò un tipo di scene mutabili a vista mediante effetti di luci colorate. Per temperamento portato alla “rivoluzione permanente”, Valente potè riallacciarsi alla tradizione senza dimenticare le proprie origini, come dimostrò nell’ardita concezione scenografica de “L’opera da tre soldi” di Brecht. Valente oppose alla scena dipinta la scena costruita, con la sua spazialità tridimensionale. Suo il merito di aver progettato i Carri di Tespi, teatri popolari itineranti. Svolse una considerevole attività come scenografo di prosa e d’opera. Vincitore nel 1930 di un concorso nazionale, progettò un grande teatro drammatico di Stato da erigere su un’area di 5.000 metri quadrati nella zona di Castro Pretorio a Roma (la cui costruzione si attende ancora…). Fondò gli stabilimenti cinematografici di Tirrenia, ha svolto l’attività di architetto in Italia e all’estero, in Turchia, Romania, Venezuela. Ha partecipato a importanti mostre di scenografia a New York, Vienna, Berlino, Dusseldorf, Parigi, Venezia e Roma.


Ha collaborato a riviste di scenotecnica teatrale e cinematografica e all’enciclopedia dello spettacolo.Sulle scene liriche, dalla Scala all’Opera di Roma, al Maggio musicale fiorentino, legò il proprio nome a Puccini (Madama Butterfly), a Verdi (Falstaff) e a Strawinsky (Edipo Re). Valente ha collaborato a numerosi film come scenografo: Camicia Nera, Villafranca di G. Forzano, La vedova di G. Alessandrini, La peccatrice di A. Palermi.

Ma il contributo più importante di Valente al cinema è stato la realizzazione del Centro Sperimentale di Cinematografia appositamente ideato per una scuola modello e un centro studi per l’insegnamento tecnico-artistico cinematografico. Valente realizzò per la prima volta in Italia un complesso organico, completo di tutte le strutture necessarie. Valente propone una palestra razionale, attrezzata in tutte le necessarie componenti, realizzata nel 1936 sull’area prospiciente Cinecittà e dove lo stesso artista tenne cattedra di scenotecnica e scenografia fino al 1968. Valente Valente concepisce la struttura in modo tale che ogni elemento fosse organicamente collegato ad altre situazioni, in un rapporto di continua integrazione. Per il Centro sperimentale di Cinematografia egli progetta e realizza una costruzione di circa 5.000 mq, comprendente l’edificio scolastico centrale sviluppato attorno ai due cortili e i teatri di posa dotati degli elementi più moderni e pratici per la lavorazione e per l’insegnamento tecnico, artistico e di produzione. Nel progetto iniziale si accede all’edificio tramite la scalinata e l’ampio porticato di facciata. Il primo fabbricato accoglie sul piano rialzato una piccola sala di proiezione.

La costruzione del Centro di Antonio Valente Una mattina del lontano giugno 1934 fui dal dott. Luigi Chiarini, allora Commissario della Scuola di recitazione presso l’Accademia di S. Cecilia, invitato a passare al suo ufficio: mi parlò subito con entusiasmo da neofita della costruzione di una scuola modello per l’insegnamento tecnico-artistico cinematografico, sollecitandomi lo studio e l’esecuzione del progetto di massima.

A quel tempo si affacciavano problemi di rinnovamento del teatro e più ancora del cinema, con conseguente necessità di formare nuovi e più larghi quadri di artisti, tecnici, addetti alla produzione, i quali potessero essere immessi gia preparati nell’industria cinematografica. La zona scelta si presentava sopraelevata di 6 o 7 metri rispetto al terreno circostante, ma nuda e senza neppure un arboscello però la posizione sua dominante mi dava una segreta gioia di aver scelto bene e già lo vedevo animarsi da vasti lineari manufatti collegati da patii e viali alberati in cui pini messi a dimora qua e là si sarebbero stagliati solennemente nel cielo e avrebbero inquadrato anche dal fondo, sull’orizzonte, la bruna corona dell’antico acquedotto romano […]

Su questa zona, dunque alquanto ridotta, ma sempre abbastanza vasta, progettai il Centro Sperimentale di Cinematografia, il primo nel mondo come importanza ed efficienza.Voglio antonio valente anas dire che se anche allora vi siano state sporadiche scuole teatrali, queste si limitavano sempre alla sola branca di recitazione impartita a pochi allievi, servendosi spesso, come sedi, di piccoli teatri in disuso o di sale più o meno vaste. Mai però era stato sino allora creato un complesso costruttivo così vasto e complesso come il nostro Centro, che istituiva corsi completi per tutte le branche: tecniche, artistiche, di produzione , e che oltre all’insegnamento poteva dedicarsi attraverso i moderni laboratori, all’uopo istituiti, alle ricerche ed alle esperienze necessarie per i nuovi apporti tecnici interessanti a migliorare l’industria cinematografica.

Ebbe infatti subito grande risonanza anche all’estero: immediatamente altre nazioni ci copiarono l’iniziativa e molte furono le visite meravigliate degli stranieri interessati. Vollero visitarlo, vederlo in funzione, e debbo confessare che anche personalmente mi pervennero spesso richieste di foto, grafici del progetto, dall’Egitto, dalla Francia, dalla Rumenia, dalla Polonia. Questo fu, al suo nascere, il battesimo più ambito del Centro Sperimentale di Cinematografia. […] Antonio Valente architetto cine – teatrale e la progetazione del complesso polifunzionale del Quadraro Le fasi di sviluppo del Centro Sperimentale dagli anni trenta agli anni ottanta Sin dal giugno 1934 Luigi Chiarini, allora Commissario straordinario della destituenda Scuola Nazionale di Cinematografia, aveva incaricato l’architetto Antonio Valente di studiare il progetto di massima per un modello di scuola organica e multidisciplinare, articolata fra sperimentazione pratica e preparazione culturale. Il progetto viene presentato una prima volta nel dicembre 1936. I lavori iniziano presumibilmente alla fine del 1937 e all’inizio dell’anno accademico 1939-1940 la scuola si installa nei locali definitivi di via Tuscolana, inaugurati il 16 gennaio 1940 con la visita ufficiale del Duce che, nell’occasione, definisce il Centro come “la premessa indispensabile, ma già realizzata, per raggiungere il primato della Cinematografia italiana.” Il Centro Sperimentale è infatti una delle prime scuole di cinematografia nel mondo, soprattutto per la sua concezione architettonica, diversificata nelle funzioni ed efficiente. Per il Centro Sperimentale di Cinematografia Valente progetta e realizza una costruzione di circa 5.000 mq, comprendente l’edificio scolastico centrale sviluppato attorno ai due cortili e i teatri di posa. Nel progetto iniziale si accede all’edificio tramite la scalinata -che segue I’orografia del terreno -e l’ampio porticato di facciata. Il primo fabbricato accoglie sul piano rialzato: una piccola sala di proiezione; un’ampia aula collettiva; una grande sala di recitazione; il gabinetto scientifico di ottica con il relativo laboratorio di sviluppo e stampa fotografica e guardaroba; il gabinetto scientifico di scenografia con annesso laboratorio e i reparti per il disegno e per l’esecuzione di piccoli plastici; lo spogliatoio per i generici seguito dai camerini per gli attori muniti di bagno e sala trucco; il bar; un magazzino per mobili e attrezzi; un teatro di posa per la lavorazione artistica delle scene; locali per decoratori, stuccatori e miniaturisti; un grande locale per il parco fotoelettrico; un secondo teatro di posa; i camerini per le attrici muniti di sala trucco e bagno e seguiti dallo spogliatoio per i generici; un’aula per i figurinisti con annesso laboratorio e ambienti per la coloritura delle stoffe, gli essiccatori, ecc.; il gabinetto scientifico del sonoro con i relativi laboratori e guardaroba (a); la biblioteca; la segreteria; gli uffici della direzione con la sala d’aspetto, l’archivio, la segreteria. Nel seminterrato sono dislocati: un laboratorio fotografico di sviluppo e stampa con camere oscure; la palestra di danza con annessi spogliatoi e docce ; due cineteche per conservare nuovi e vecchi film di cui il corso di Storia del Cinema oppure la Direzione Generale per la Cinematografia si sarebbero potuti servire per scopi didattici; salette di esercitazione per il montaggio con moviola Prevost e relativi camerini studio per gli allIevi registi; la sartoria; una grande sala-tipo di proiezione capace di 250 posti e dotata di una cabina a doppio posto per film sonori a passo normale; la sala di sincronizzazione dotata di recording e mixer; il parcheggio macchine. Per rispondere alle specifiche esigenze della scuola il progetto del 1936 subisce alcuni ampliamenti e modifiche prima dell’inizio dei lavori. Sul prospetto principale, al di sopra del porticato d’ingresso, è aggiunto un Salone per le Conferenze. Nella prospettiva di attivare nel Centro un’autonoma produzione coinvolgendo gli allievi e permettendo loro di fare pratica professionale nella lavorazione vera e propria dei film, su suggerimento di Blasetti, vengono cambiati i reparti di lavorazione. I due piccoli teatri di posa di metri 7x30x15 ciascuno adibiti esclusivamente all’insegnamento, sono sostituiti da un unico grande teatro di metri 15,30x50x25 (alla sommità delle capriata raggiunge i 20 metri d’altezza), dotato di un parco lampade di circa duecento unità. Il Teatro n. 1, uno dei più grandi allora nel mondo. Su progetto di Valente nascono il Teatro n. 3 di m. 48×22 43 e, per fini didattici, il Teatro n. 2. In un secondo momento, presumibilmente nella seconda metà degli anni Quaranta, vengono costruiti all’esterno dell’edificio principale appositi cellari per la raccolta sistematica delle pellicole cinematografiche infiammabili 48 e, a pochi metri, la mensa della casa di produzione Universalia, a pianta circolare e tetto a pagoda. La funzione specifica di qualsiasi struttura non è, mai studiata e progettata come elemento isolato, bensì come elemento organicamente collegato ad altre sistemazioni, in un rapporto di continua integrazione. Seguendo il filo di questo discorso per cui tutto è concepito secondo la logica del rapporto uomo-ambiente (sia esso di lavoro, svago, impegno, cultura, quotidiana abitazione), Valente sposta progressivamente la propria attenzione dall’architettura per il cinema all’architettura civile all’urbanistica. Il Centro Sperimentale di Cinematografia può essere considerato la sintesi delle capacità tecniche e artistiche di Antonio Valente.

Dealer Ezra Chowaiki a 18 mesi in prigione ma resta un affascinta truffatorie, tra le ore anche Wassily Kandinsky.

Un giudice distrettuale statunitense ha condannato il commerciante d’arte Ezra Chowaiki a 18 mesi di carcere per una truffa sugli investimenti che ha frodato importanti collezionisti, tra cui Helly Nahmad e “Baby Jane” Holzer, da milioni di persone. Avrebbe potuto affrontare fino a due decenni di carcere, ma i pubblici ministeri hanno raccomandato una condanna tra soli quattro e cinque anni.

Chowaiki si è dichiarato colpevole a maggio di aver frodato e ha ammesso di aver venduto partecipazioni in opere che in realtà non possedeva. “Ha derubato le sue vittime stipulando accordi fraudolenti” per comprare o vendere arte attraverso la sua galleria su Park Avenue, secondo una dichiarazione del procuratore distrettuale Geoffrey S. Berman. “Ha venduto le opere d’arte dei clienti senza autorizzazione e ha prelevato i soldi dei clienti per l’acquisto di opere d’arte che non ha mai acquistato”. Chowaiki spesso utilizzava i fondi ricevuti per rimborsare altri debiti in sospeso.

Judd Grossman, un avvocato che rappresentava sei delle vittime di Chowaiki, ha condannato la sentenza del giudice. “Dove Chowaiki ha sicuramente rubato milioni di dollari in denaro e arte, molte delle sue vittime credono che una condanna di 18 mesi – meno della metà di quanto raccomandato dal governo – sia particolarmente leggera data l’entità di questi crimini”.

Chowaiki è stato anche condannato a tre anni di libertà vigilata e ha ordinato di rinunciare al suo interesse per più di 20 opere d’arte, incluse quelle di Pablo Picasso , Edgar Degas e Alexander Calder . Deve anche pagare la restituzione delle sue vittime per un importo da determinare in un secondo momento.

Secondo i documenti del tribunale, Chowaiki ha fondato la galleria nel 2004 e messo in scena mostre di artisti blue-chip tra cui Picasso, Calder, Marc Chagall e Degas. Una causa intentata nel 2009 da un ex dipendente della galleria ha descritto il rivenditore come uno “sceneggiatore fallito” ed ex venditore di gelati con “nessuna istruzione formale o esperienza nell’arte”.

Chowaiki alla fine ha perso il controllo della galleria lo scorso novembre, quando l’azienda ha presentato istanza di fallimento ed è stata rilevata da un fiduciario per sovrintendere alla liquidazione.

Il caso riecheggia quello dell’ex mercante d’arte Lawrence Salander, che si è anche impegnato in un massiccio piano pluriennale in cui ha effettuato vendite non autorizzate, incassato in contanti i proventi e venduto azioni in una vendita che non possedeva. Anni dopo che il suo piano si era sbrogliato, i collezionisti – comprese le vittime di alto profilo come John McEnroe e Robert De Niro – stavano ancora esaminando le accuse legate alla frode.

Nel 2010, Lisbeth Salander si è dichiarata colpevole di 29 capi di furto e un conteggio di intrighi per frodare. All’epoca, l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan stimava che costasse alle sue vittime 120 milioni di dollari e gli ordinò di rimborsarli per intero. È stato condannato a sei-otto anni di prigione di stato, di cui, a quanto riferito, ha prestato servizio per sette anni ed è stato rilasciato alla fine del 2017.

Daniel Parker, un avvocato per Chowaiki, non ha immediatamente risposto a una richiesta di commento.

Come un affascinante mercante d’arte è diventato un truffatore ricercato

Per la maggior parte delle indicazioni, Ezra Chowaiki si è classificato tra i migliori mercanti d’arte di New York. Dal 2004 al 2017, la sua omonima galleria su Park Avenue ha mostrato opere di artisti come Degas, Picasso e Calder. Ha trattato con ricchi collezionisti tra cui l’ex superstar di Warhol “Baby” Jane Holzer. I rivenditori di fascia alta Helly Nahmad e Michael Black hanno fatto affari con lui.

“Era un affascinante [e] simpatico ragazzo”, ha detto Thomas C. Danziger, un avvocato di Manhattan che ha negoziato con Chowaiki a nome dei clienti. “Un sacco di persone molto affidabili si sono occupate di lui”.

Ma nessuno probabilmente ha previsto che Chowaiki sarebbe emerso come un criminale che ha sfogliato denaro, venduto arte che non possedeva e trascurato di pagare i clienti per i lavori che ha venduto per loro conto. Supplicando di aver frodato le frodi, ha commesso circa 10 milioni di dollari di truffe legate all’arte e inizierà a scontare una pena detentiva di 18 mesi il 30 novembre.

La storia di Chowaiki illustra come una persona ambiziosa può essere intrappolata dalla sfortuna, dalle decisioni sbagliate, dai cattivi tempi e dalla volontà di prendere scorciatoie illecite per rimanere solvibile.

“Si è trovato nei guai e ha continuato a pensare di poter scavare la sua via d’uscita”, ha detto un amico artista. “Ma poi si è messo in testa ed era troppo tardi.”

Chowaiki, 50 anni, è cresciuto benestante a Città del Messico, dove suo padre era un importatore / esportatore. Dopo la laurea, si è trasferito a Manhattan per studiare cinema alla New York University e ha incontrato la sua futura moglie, Mindy Schwartz. Le ambizioni cinematografiche di Chowaiki sono state messe da parte per un lavoro nel settore dei gelati dei suoi suoceri. Ma non era abbastanza per lui. Dopo aver studiato arte del 19 ° e 20 ° secolo al Sotheby’s Institute of Art di Manhattan, ha spostato le marce.

È apparso sulla scena nei primi anni 2000, aggirando le gallerie e le aste, alla ricerca di un appiglio.

L’artista ha ricordato una situazione in cui ha considerato di co-acquistare un’opera di Egon Scheile. “Ha studiato e studiato”, ha detto l’artista. “Abbiamo esaminato l’immagine con esempi in un catalogo e in un libro. Abbiamo trovato un elemento, in una riga, che non era morto, e [lui] ha concluso che si trattava di una copia. Ezra era scrupoloso riguardo alla ricerca. “

Chowaiki divenne una specie di intermediario. “Ha trovato persone che avevano bisogno di arte e le hanno abbinate a persone che vendevano arte”, ha detto un membro del settore. “Era molto bravo in questo.”

Intorno al 2004, incontrò l’imprenditore farmaceutico David Dangoor, che finì per finanziare la galleria Ezra Chowaiki in un appartamento al 500 Park Avenue. “Mi è piaciuto Ezra e lui era molto ben informato”, ha detto Dangoor.

Chowaiki generò fiducia essendo l’antitesi del brillante mercante d’arte newyorkese, vestendosi spudoratamente e talvolta dormendo durante la notte nella galleria. Lui e Dangoor hanno collaborato con il collega Luba Mosionzhnik.

Gestire una galleria non è economico, con l’affitto (Chowaiki’s era di circa $ 8.000 al mese), l’assicurazione, i pasti e i pasti dei clienti (secondo un amico di Chowaiki, $ 10.000 al mese non era inusuale per lui) e, naturalmente, acquisto di arte. Chowaiki non viveva in maniera stravagante. Ma, ha detto l’insider, “non sapeva come controllare le sue spese … la sua gestione del denaro è terribile”.

Un accordo con Sotheby’s è andato a sud quando un lavoro di Matisse rappresentato da Chowaiki è stato messo all’asta per meno del minimo garantito, lasciandolo a pagare circa $ 3 milioni alla casa d’aste.

Ezra Chowaiki con delaers di belle arti Baird Ryan (a sinistra) e Michelle Tillou (a destra) nel 2011
Ezra Chowaiki con delaers di belle arti Baird Ryan (a sinistra) e Michelle Tillou (a destra) nel 2011OWEN HOFFMANN /PatrickMcMullan.c

Poi Chowaiki ha sperperato circa 5 milioni di dollari aiutando il bankroll in una causa fallita dall’ereditiera greca di spedizione Aspasia Zaimis in cui lei sostiene di essere stata truffata da una collezione d’arte meritevole di un museo dopo la morte di sua zia. Chowaiki avrebbe avuto un primo colpo a vendere i lavori.

Nel frattempo, secondo i documenti del tribunale, Mosionzhnik è stato licenziato dalla galleria nel 2008 per presunte scorrettezze in relazione al suo impiego. Successivamente ha citato in giudizio Chowaiki, Dangoor, la galleria e altri per una serie di rivendicazioni inclusa la violazione del contratto. E gli imputati hanno affermato le domande riconvenzionali contro Mosionzhnik.

Il caso è stato risolto ma “costa $ 1 milione di spese legali”, ha detto Dangoor.

Entro il 2015, Chowaiki e la galleria avevano debiti che alla fine sarebbero stati vicini a $ 10 milioni, secondo Dangoor.

Ai Chowaiki era stato diagnosticato il diabete. Sua moglie, con la quale ha due figli, lo aveva lasciato.

Le crepe hanno cominciato a mostrare.

“Abbiamo lavorato insieme per più di 10 anni”, ha detto un rivenditore di New York. “Era sempre così concentrato. Ma all’improvviso Ezra iniziò a sembrare distaccato e distante … qualcosa era decisamente sbagliato. “

All’inizio, amici e colleghi hanno ridotto Chowaiki quando le cose diventavano sospette. Un amico ha ricevuto un’e-mail inquietante da un commerciante di Manhattan che ha letto, in parte, “Non è bello quello che fa il tuo amico – vendendo qualcosa che non dovrebbe”. L’amico ha chiesto a Chowaiki, ma lascialo andare quando il gallerista si è scrollato di dosso.

Secondo i documenti del tribunale depositati nella causa civile, in almeno un caso Chowaiki ha travisato il prezzo di acquisizione di un’opera d’arte, affermando che era più alto di quello che era in realtà, e ha mantenuto i fondi aggiuntivi.

Il collezionista Rick Silver, in quel caso, mise su $ 1,2 milioni in modo che Chowaiki potesse comprare “Bouquets de giroflées” di Marc Chagall, venderlo e condividere i profitti con lui, secondo i documenti del tribunale. Ma il prezzo reale pagato da Chowaiki era “significativamente inferiore”, ha detto l’avvocato Judd Grossman, che rappresenta diversi ex clienti della galleria in contenzioso civile contro il mercante d’arte. Sostanzialmente, i querelanti sostengono che “ha truffato il signor Silver e intascato la differenza”. Ha poi “promesso illegalmente [il Chagall] come garanzia su un prestito di $ 800.000”, ha detto Grossman.

Un modello cominciò a emergere mentre Chowaiki prendeva in prestito denaro o arte, quindi lo utilizzava per coprire i debiti. “Aveva sempre bisogno di prestiti da bridge”, ha detto un avvocato con il quale era amico. “Era brillante ma non liscio”. Eppure, ha detto l’artista, gli amici credevano che “alla fine avrebbe fatto il suo lavoro e sistemato le cose”.

Nel 2016, Chowaiki è stato consegnato per vendere il dipinto “Ettore e Andromaca” dell’artista Giorgio de Chirico che si dice valga $ 1 milione. Secondo i documenti del tribunale, Ely Sakhai, condannato per frode artistica, dichiara di aver acquistato il lavoro con una valutazione di $ 500.000. Ma il proprietario del dipinto, Naftali Leser, ha detto di non avere idea dell’affare.

Inoltre, Chowaiki è accusato nel caso civile di rinunciare a un dipinto di Max Ernst – valutato a circa $ 250.000 da Christie’s – per cancellare un prestito, ma non è riuscito a pagare il proprietario che lo ha consegnato per venderlo.

Colpendo il fondo nel 2017, Chowaiki ha venduto un interesse del 50% in una scultura per $ 900.000. Ha promesso all’investitore un profitto di $ 100.000 dopo una rivendita, ma Chowaiki non avrebbe posseduto il lavoro.

Incredibilmente, Chowaiki è stato infine arrestato a causa di un problema di contabilità.

Nell’ottobre 2017, Dangoor è stato informato delle irregolarità di fatturazione da un impiegato della galleria che ha detto che Chowaiki stava recitando in “moody and grassy”.

Fu organizzato un incontro tra Chowaiki, l’avvocato di Dangoor, Anthony Dougherty e un collega di Dougherty, che, in una svolta scioccante, portò il rivenditore a subire una litania di misfatti. “Non aveva un regalo di avvocato ed era molto trasparente”, ha detto Dougherty. “Stava cercando di confessare.”

(L’avvocato civile di Chowaiki, Adam Felsenstein, ha dichiarato: “Penso che Ezra sia stato sorpreso quando le dichiarazioni rese al legale della galleria sono diventate la base di cause civili e penali. Pensava che stesse aiutando la galleria e i suoi clienti, ma non costituisse la base contenzioso contro di lui personalmente. “)

All’indomani dell’incontro, Chowaiki chiamò almeno due amici. “Ha detto, ‘La mia vita è s-t. Vengo licenziato dalla galleria “, ha raccontato uno di loro. “Mi ha detto che stava per uccidersi.”

Chowaiki ha rifiutato di commentare.

Sebbene abbia confessato in tribunale di fare ciò che ha fatto, alcuni credono ancora che Chowaiki non abbia premeditato le sue azioni.

“Ezra non è machiavellico”, ha detto un investitore che ha perso $ 100.000 – ma non lo ha citato in giudizio. “È un bravo ragazzo che si è preso una marmellata.”

Anche Dangoor, che è fuori $ 2,7 milioni, è d’accordo. “Ezra ha supplicato di non essere denunciato alla polizia”, ​​ha detto Dangoor. “Si è scusato e si è scusato. E ‘stata una scena molto triste. Ma non avevo scelta. “

Nonostante tutto, Chowaiki ha ancora i suoi potenziamenti.

Le lettere di ex clienti mandate a Manhattan il giudice distrettuale degli Stati Uniti Jed S. Rakoff hanno giocato un ruolo nel gallerista ottenendo una condanna mite – i pubblici ministeri avevano raccomandato da quattro a cinque anni – e viene citato in giudizio civilmente solo da una piccola parte di coloro a cui deve i soldi.

“La sua simpatia era un vantaggio”, ha ammesso Grossman.

BIC-LAB: ARRIVA AL DON GIOVANNI IL LABORATORIO DI DISEGNO FRUGALE

Dopo il successo dell’iniziativa del “Disegno dal vero”, ormai appuntamento fisso del locale sito a Via Emanuele Filiberto 110, arriva al Don Giovanni la proposta laboratoriale di disegno a penna!

Attraverso la spiegazione di diverse tecniche di disegno, facili ed intuitive, si darà forma a personaggi e situazioni di vita reale con una semplice penna nera.


La particolarità di questo laboratorio di disegno “frugale” è l’utilizzo di  strumenti di facile reperibilità, una penna bic ed un taccuino, con i quali possiamo esercitarci e creare in ogni luogo = arte alla portata di tutti.
Non c’é bisogno di saper disegnare ma è sufficiente la voglia di mettersi in gioco e lasciarsi andare.


Conduce Alessandro Bassetti pittore ed illustratore formatosi presso la Scuola Comics di Roma.

Mercoledì 22 Maggio dalle 18:00 alle 20:00 si terrà la prima giornata.
Per info e iscrizioni scrivere ad abss@hotmail.it all’attenzione di Alessandro Basetti.