ABRUZZO- Piano d'Orta, arsenico sotto le case: scatta la maxi inchiesta

BOLOGNANO. Centomila metri cubi di arsenico, piombo, zinco sepolti sotto l’ex sito industriale della Montecatini finiscono nel mirino della procura di Pescara. La bomba ecologica dimenticata di Piano d’Orta è sott’inchiesta. Il sostituto procuratore, Salvatore Campochiaro, indaga su dieci anni di scaricabarile. Il pubblico ministero ipotizza il reato di “omessa bonifica” che prevede fino a quattro anni di carcere.

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CHI DENUNCIA. Pochi giorni fa, l’inchiesta giornalistica del Centro ha riacceso i riflettori su questo grave caso abruzzese di inquinamento. Il sito dell’ex fabbrica di acido solforico per i concimi è altamente contaminato. E’ stato scoperto nel 2007 a poche decine di chilometri dalla discarica di Bussi, la più grande e inquinata d’Europa. Il 28 luglio scorso, il Movimento 5 Stelle ha presentato un esposto alla procura e alla Corte dei Conti. Ma ancora prima, novembre del 2016, Laura D’Aprile, dirigente della Divisione bonifiche e risanamenti del mistero dell’Ambiente, ha fatto verbalizzare, durante una conferenza dei servizi sul caso ex Montecatini, che: «Il ministero si impegna a esercitare e avviare le iniziative di competenza nei confronti dei soggetti inadempienti rispetto agli obblighi di caratterizzazione del terreno, messa in sicurezza e bonifica, dandone comunicazione alle procure competente». La D’Aprile è già stata sentita dalla sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri-forestali della procura di Pescara. Solo di recente, la Provincia pescarese ha indicato come presunto soggetto responsabile dell’inquinamento la società Edison che sta eseguendo una nuova caratterizzazione. E’ la terza in dieci anni. Il termine per completarla è fissato per il 15 di ottobre. Ma nel frattempo il Forum H2O ha scoperto e denunciato la presenza di veleni anche fuori dal perimetro dell’ex Montecatini (vedi l’articolo a destra). Così come è stata documentata, dall’Istituto Zooprofilattico, la contaminazionedei pesci dell’Aterno-Pescara. Quest’ultima indagine completa, a distanza di otto anni, una consulenza tecnica d’ufficio di cui il Centro è venuto in possesso. Sono dati choc.

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IL DOSSIER CROCE. L’8 settembre del 2008, Fausto Croce, docente dell’Università d’Annunzio, incaricato all’epoca dal pm, Giuseppe Bellelli, consegna alla procura di Pescara un dossier di 104 pagine. «Il sottosuolo dell’intera area sottoposta a sequestro giudiziario facente parte dell’ex sito industriale Montecatini, è pesantemente contaminato da composti contenenti arsenico, piombo, mercurio, berillio, rame, vanadio, zinco e selenio, con valori che superano anche centinaia di volte i limiti di legge», scrive l’esperto che, già allora, scopre che: «La falda freatica risulta contaminata da sostanza della stessa natura di quelle rinvenute nel sottosuolo. Le acque di falda contengono, in concentrazioni che superano decine di migliaia di volte i limiti di legge, arsenico, manganese, ferro e solfati». Ma nel 2008 il consulente scrive anche: «Allo stato attuale non è stato possibile accertare se le acque di falda alimentano il fiume Orta o sorgenti destinate al consumo umano». Solo oggi, attraverso le indagini molto più recenti dell’Istituto Zooprofilattico, si può ipotizzare un collegamento tra il sito inquinato di Piano d’Orta e l’acqua dei fiumi attraverso i test eseguiti sui pesci. Ma torniamo alla consulenza Croce.

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ECCO L’ELENCO. I contaminanti più pericolosi presenti nei terreni dell’ex Montecatini e nelle acque sono classificate dal perito come: «Sostanze note per gli effetti cancerogeni sull’uomo (arsenico, piombo e selenio); sostanze che dovrebbero considerarsi cancerogene (berillo, selenio e benzopirene); e sostanze da considerarsi con sospetto per i possibili effetti cancerogeni (piombo e zinco)». La conclusione è allarmante: «Per la natura dei minerali sottoposti a lavorazione nel polo chimico per più di 60 anni, e per l’enorme quantità degli stessi, potrebbe essersi verificata nell’area una contaminazione anche da tallio e radionuclidi». Due sostanze che il docente della D’Annunzio definisce di «estrema pericolosità». Emettono radiazioni.

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