10 Quel deficit di concorrenza che penalizza l’economia Usa

Questa volta non è colpa di Trump, anche se il presidente non sta facendo nulla per rimediare. Ma il fenomeno parte da lontano, anche prima degli anni ’90, e rovescia un cliché che, con qualche rimorso, gli europei si portano dentro. Nonostante tutto il parlare di Silicon Valley, di high-tech, di venture capital e nonostante rombanti tassi di sviluppo, l’economia americana ha perso il passo lungo e si sta infilando in un tunnel involutivo: non è più né dinamica, né intraprendente, né ricca di occasioni. Al contrario, è  squilibrata, ossificata, irrigidita, prigioniera dei grandi interessi. “Fino al 1990 – sostengono due economisti della New York University, German Gutierrez e Thomas Philippon – era più concorrenziale dell’Europa. Ma, oggi, i mercati europei mostrano più competizione, presentano meno barriere all’entrata, registrano meno profitti in eccesso”, quelli ottenuti grazie a rendite di posizione.

Che succede? Il primo dato è che le start-up americane – questa leva di innovazione e sviluppo – sono ancora  più numerose di quelle europee, ma sono, in assoluto, sempre di meno. Bloomberg registra che, nel settore high-tech, le start-up erano il 15 per cento del totale delle aziende Usa nel 2001 e, nel 2013, erano scese al 10 per cento. Uno dei motivi principali è che i giganti del settore (Facebook, Apple, Amazon, Google, Microsoft) le comprano a tappeto quando sono ancora in fasce, acquisendo così brevetti e licenze che, poi, però, non sempre sviluppano. Il ramificarsi di posizioni monopolistiche si può riscontrare sul campo. Una ricerca del Fmi spiega che, nelle economie avanzate, mentre negli anni ’90 il rapporto tra prezzo di vendita e costo di produzione era quasi 1 a 1, oggi è diventato 1,5 a 1, a dimostrazione dell’affievolirsi dei meccanismi competitivi. Non è però un fenomeno generalizzato. E’ un numero ristretto di aziende superstar a potersi permettere questa rendita di mercato (che, dunque, è individualmente assai più alta), mentre per il grosso delle altre aziende il prezzo è rimasto vicino al costo. Gli effetti, dice sempre il Fmi, sono negativi, perché le aziende che possono sfruttare la rendita tendono a fare meno investimenti, visto che non hanno da preoccuparsi della concorrenza.

Secondo molti studi recenti, questa polarizzazione dell’economia, sempre più ostaggio di poche aziende giganti, è fra i fattori che spiegano il netto rallentamento della produttività che l’economia americana, anche rispetto all’Europa: fra il 2010 e il 2016, segnala l’Ocse, l’organizzazione che raccoglie i paesi industrializzati, la crescita della produttività negli Usa è stata circa un terzo di quella registrata nella zona euro. Almeno in parte, questo rallentamento avrebbe, insomma, una matrice politica: l’effetto-freno di una struttura industriale sempre meno concorrenziale chiama, infatti, in causa le scelte dei governi nel regolare l’economia.

Allora è tutta colpa di Reagan e della deregulation avviata negli anni ’80? In parte, sì. Gutierrez e Philippon sottolineano che, nell’Unione europea, il lungo lavoro di costruzione del mercato unico ha comportato l’abbattimento di numerose barriere regolatorie, che ha vivificato la concorrenza fra imprese di diversi paesi. In più, come più volte dimostrato in questi anni, l’Europa dispone di un sistema e di un’autorità Antitrust, molto più occhiuti, sensibili e determinati, rispetto a quanto avviene in America. E non nuoce, aggiungono i due economisti della Nyu,  che le attività di lobbying e di pressione delle aziende sulle autorità politiche siano, in Europa, assai più flebili e rudimentali, rispetto all’esperienza Usa.

Anche le conseguenze sociali di questo avvitamento delle strutture dell’economia sono rilevanti. L’eccesso di profitti delle grandi aziende Usa, rispetto ad una situazione di mercato concorrenziale (in buona sostanza, quello che potremmo accostare ad una rendita da monopolio) è uno dei motivi che spiegano la drastica riduzione della quota dei salari sul prodotto finale, che alimenta la crescente ineguaglianza della società americana.

«Ora il fuoco fa meno paura»

«Da oggi ci sentiamo più sicuri». La dichiarazione del sindaco di Barasso, Antonio Braida, condivisa dai colleghi di Luvinate Alessandro Boriani e di Brinzio Sergio Vanini, dà la dimensione dell’attività svolta sul Campo dei Fiori da quasi duecento volontari antincendio boschivo della Protezione Civile coordinati dal Parco Campo dei Fiori, dalla Comunità Montana Valli del Verbano, del Piambello, di Varese, dell’Ana Varese e coadiuvati dalla Guardie Ecologiche Volontarie. Si è trattato di una importante esercitazione di simulazione sul fronte interessato dagli incendi dello scorso ottobre che ha preso il via la mattina presto, come ha spiegato Alessandro De Buck che assieme a Dario Bevilacqua rappresenta la figura del direttore delle operazioni di spegnimento. «Sono stati sperimentati protocolli e procedure su cinque possibili scenari di intervento con la dislocazione di moduli elitrasportabili su cresta. Rilevante il fatto che è stata costituita una catena d’acqua di 1400 metri che è partita dalle grotte del Remeron fino all’Osservatorio, recuperando acqua da vecchi bacini ancora utilizzabili al Poggio, al Pian delle Resinose e a Caddé. È stato un test importante che ha evidenziato la necessità del recupero dei bacini e della realizzazione di sentieri percorribili nel versante sud, nonché di punti acqua in vetta».

«È stata una giornata positiva – ha sottolineato Angelo Palumbo, consigliere regionale e presidente della Commissione Territorio – che ha evidenziato le criticità e le migliorie da effettuare». Sia lui, sia l’altro consigliere regionale Emanuele Monti hanno sottolineato la massima vicinanza della Regione ed hanno puntato l’attenzione verso il dissesto idrogeologico. «La messa in sicurezza di alcune aree è indispensabile – ha proseguito Monti -. Dalle parole ai fatti: quando ho proposto nell’ordine del giorno di una seduta del consiglio regionale il finanziamento per questo problema c’è stata la massima disponibilità prima del presidente Maroni ora di Fontana. I 750mila euro erogati per la messa in sicurezza costituiscono solo la base, se si considera che necessitano per l’opera complessiva tre milioni di euro».

Un’auto pirata dietro all’uscita di strada costata la vita al 18enne?

 

Potrebbe esserci un’auto pirata dietro l’incidente che ha causato la morte di Alessandro Lunardi, lo studente 18enne spirato l’altra notte all’ospedale di Vicenza a poche ore dall’uscita di strada autonoma in moto in via Biron a Monteviale. A raccontarlo è il Giornale di Vicenza. Il ragazzo avrebbe perso il controllo della sua moto per evitare un’auto che poi non si è fermata e tale fatto sarebbe confermato da una testimonianza giù presente nel fascicolo aperto dalla Procura.

Ad affermarlo sarebbe infatti una infermiera del pronto soccorso dell’Ospedale San Bortolo, che avrebbe raccolto una frase dello stesso studente. Alla domanda sulla dinamica della caduta, il 18enne infatti le avrebbe detto: “Una macchina mi ha tagliato la strada, per evitarla ho sbandato a destra”.

La polizia locale, su incarico del pm Barbara De Munari, sta ora cercando conferme del fatto, sia raccogliendo testimonianze che valutando le immagini delle telecamere della zona. Il ragazzo, grande appassionato di pesca e che militava nella squadra di hockey inline Diavoli Serie C Vicenza,  si stava recando dalla nonna.

Anziani in casa di riposo abbandonati nel corso della notte: arrestato il titolare della struttura

E’ davvero incredibile quanto accaduto presso la città di Ragusa dove un uomo è stato arrestato con l’accusa di abbandono di incapaci, lesioni, maltrattamenti e ancora sequestro di persone. Tutto è accaduto all’interno di una casa di cura dove i poliziotti del commissariato di Vittoria e della mobile di Ragusa sono intervenuti nel corso della notte. Ad attirare l’attenzione sono state le urla di un’anziana donna la quale, insieme ad altre 5 persone che vivevano all’interno di tale struttura, erano stati lasciati da soli. Il titolare della casa di riposo, dopo aver licenziato una dipendente aveva pensato bene di non assumerne un’altra per evitare di doverla appunto pagare. E così, nel corso della notte avevaabbandonato tutti gli ospiti della struttura a se stessi.

Purtroppo però,  sempre nel corso della notte, una delle anziane signore ospiti all’interno della struttura in questione è caduta mentre tentava di andare al bagno. Cadendo si è procurata delle lesioni e per tale motivo per diverse ore ha urlato nella speranza di ricevere aiuto. Le urla dell’anziana signora hanno catturato l’attenzione dei vicini della struttura i quali, hanno pensato bene di intervenire chiamando la polizia. Quando le forze dell’ordine si sono recate sul posto hanno soccorso l’anziana signora e hanno provveduto immediatamente al suo trasporto in ospedale.

In seguito hanno scoperto che proprio il titolare della struttura in seguito al licenziamento di un’operatrice aveva abbandonato tutti gli ospiti senza preoccuparsi di dar loro la giusta assistenza. Nel corso del blitz un’anziana donna è stata trovata chiusa all’interno del bagno. E proprio in seguito ai successivi controlli e accertamenti è emerso che la donna veniva tenuta chiusa lì dentro in quanto malata di Alzheimer.  L’obiettivo era quello di evitare che potesse fare dei bisogni fisiologici proprio per terra. Una vicenda questa davvero incredibile e che sta lasciando senza parole davvero molte persone.

Cade da una fune tra i monti e del Veronese: muore 28enne di Modena

MODENA – Solo pochi giorni fa aveva postato il trailer dell’ultima spedizione della sua associazione, la Slackline Bologna, mentre affrontava come un funambolo dell’aria quello stesso strapiombo dei Denti della Sega, a cavallo tra le province di Verona e Trento, dove ieri sera ha perso la vita. “Le giornate, quelle belle” aveva scritto Matteo Pancaldi, 28 anni, nato a Spilamberto (Modena) e residente nel capoluogo emiliano, a commento del video in cui sfidava il vuoto in equilibrio su una sottile fettuccia, circondato dal silenzio e dalle cime.

Insieme agli amici si trovava da due settimane sui Monti Lessini, fra Passo delle Fittanze (nel comune veronese di Erbezzo) e Sega di Alta, in Trentino, a 1.399 metri di quota, in un luogo particolarmente amato dai patiti, sempre più numerosi, di questo sport estremo che prevede il passaggio da un montagna all’altra su una corda. Al momento dell’incidente indossava l’imbragatura che lo assicurava alla fune attraverso il moschettone, ma qualcosa è andato storto e Matteo è precipitato per 200 metri in un crepaccio. Le perizie dovranno ora accertare cosa non abbia funzionato nel suo dispositivo di sicurezza.
Il recupero della sua salma, incastrata in una zona impervia tra la fitta vegetazione sotto il Corno d’Aquilio, ha richiesto quasi cinque ore, impegnando venti uomini del Soccorso alpino di Verona e del Trentino meridionale e l’ausilio di un elicottero. Quando è arrivato sul posto l’equipaggio ha visto subito tre funi sospese, una lunga e due più corte, a unire come un ponte invisibile le guglie delle montagne. Accanto al cadavere, due amiche in lacrime che avevano assistito, impietrite, alla tragedia.

Studi universitari in chimica, Matteo aveva fatto dello sport oltre la paura la sua ragione di vita: era tra i sei soci fondatori della Slackline, una associazione sportiva che si era fatta conoscere nel gennaio del 2017 per una impresa spettacolare, la camminata sopra Piazza Maggiore a Bologna. E prima ancora per una analoga esibizione, la Monte Rosa Street Boulder, su una fune lunga 80 metri tra due antichi campanili nel comune piemontese di Bannio Anzino. A chi gli chiedeva che cosa lo spingesse a sfidare l’equilibrio estremo rispondeva sorridendo: “è il feeling che dà camminare tra pochi centimetri, quelli della fettuccia, e il nulla”. L’ultimo omaggio al suo coraggio lo hanno voluto dare i familiari e gli amici più stretti con un saluto nella sua pagina Facebook: “Speriamo che le persone che amano Matteo troveranno conforto nel visitare il suo profilo per ricordare lui e la sua vita”.

Pineto: Conclusa la 11° edizione Del trofeo di nuovo: Scaldaferri Domenico stravince.

Si è svolto oggi a Pineto l’ “11° Trofeo di Nuoto Città di Pineto”. Organizzato dal gruppo Spatangus patrocinato dal Comune di Pineto, un evento che richiama ogni anno sempre più appassionato della disciplina.

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Attira sempre più attenzione il trofeo di nuoto nella splendida cittadina di Pineto, infatti gli sportivi che da tutta Italia e dall’estero partecipano al Trofeo di Nuoto che, oltre a promuovere i valori dello sport, ha anche il pregio di essere a scopo benefico. Per questa undicesima edizione i proventi saranno devoluti ad A.C.A.R. Onlus, Anta Onlus e Social Market La Formica. Al Gruppo Spatangus appartengono: Cristina De Tullio, Umberto Riva, Luigi Giordano, Livia Giordano, Pietro D’Adamo, Gabrielino Pistilli e Edda Migliori.

Gli ospiti di accezione non sono mancati, in effetti alla manifestazione abbiamo incontrato il ciclista estremo Paolo Laureti  con un curriculum di grande esperienza tra cui l’essere stato il primo finisher della North Cape 4000 avendo percorso in solitaria 3.900 km in soli dieci giorni da Firenze a Capo Nord.

L’edizione 2018 si è svolta con tre differenti tipologie di gara non competitive (Classica 7 km , Doppia 13 km e Mezza 3 km) e appartiene al Circuito Adriatico Acque Libere di cui il Trofeo di Nuoto Città di Pineto è promotore.

L’Ordine d’arrivo della percorrenza doppia di 13 km è stato: Scaldaferri Domenico, Valeriani Luca, Florindi Alessandro, Trevisi Alessandro, Bergantin Alessandro, Delle Vedove Rossella, Timi Giovanni, Mongia Umberto, Maspero Paolo, Borghese Matteo, Cordano Monica, Sterza Francesca, Peron

Ecco la  classica di 7 km km sono arrivati: Persico Erich, Mazza Raffaele,Terrenzio Antonio, Rotini Domenico, Amoroso Ivan, Iannetti Andrea, Gnaga Raul, Campitelli Marco, Gaudini Daniele, Pannelli Angelo, Piersanti Cristiano, Mecella Fabrizio, D’ Orazio Francesco, Trovato Costanza, Cardone Vanni, Zanelli Antonio, Orsi Fabrizio, Pirocchi Maurizio Sabatino, Fiorile Martina, Lauriola Stefano, Mura Luca, Lapa Federico, Garioni Giammaria, Gaspari Emilio, Di Donato Paola, Scuccimarra Donato, Iannuzzi Amedeo, Gallazzi Elena, Lai Paolo, Biocca Remo, Maresca Maurizio, Leotta Valerio, Scotucci Elvira, Cattaneo Stefano, Caprioli Alessandro, Romito Giuseppe, Tilli Varin, Appignani Danilo, De Angelis Marco, Signorelli Maurizio, Miseri Mirko, Susini Giovanni, Formenti Marco, Montanari Giuliano, Rossini Nadia, Pozuelo Eva, Beretta Eugenio, De Luca Domenico, Zampardi Pierluca, Trentin Stefano, Mauti Danilo, Petti Roberta, Cardinale Marco, Pistilli Gabrielino, Di Giacinto Leonardo, Riccitelli Stefano, Pierpaolo Testa, Di Renzo Gianluca, Oro Antonio, Ragusi Fabio. Infine per la percorrenza mezza di 3 km sono arrivati: Di Luzio Valentina, Bosica Francesco, Di Berardino Claudio, Rosato Vittorio Camillo, Stella Loris, Crespi Leonardo, Fumagalli Roberta, Carinci Giuseppe, Spedale Pierluigi, Alcini Martina, Corvacchiola Maurizio, Crecchio Marta, Farina Greta, Di Matteo Giulia, Sigismondi Simona, Di Carmine Gianluigi, Mauri Roberta, Sacchini Stefano, D’aviera Jessica, Massarella Ferdinando, Fossataro Massimo, Remigio Massimiliano, Cogliati Thomas, Barile Giuseppe, Di Ilio Gianfranco, Cribiori Adalberto, Menardo Sara, De Lisio Pasquale, Pallotti Romina.

 

Salento, picchiato per aver difeso un cane: 7 punti di sutura per un 26enne in vacanza

Giuseppe Damiano ha denunciato l’accaduto su Facebook, lamentandosi per i vigili che non sono intervenuti. I figli del proprietario gli hanno lanciato addosso bottiglie di vetro

LECCE – Picchiato per aver difeso un cane. Giacinto Damiano, 26 anni, era in vacanza a Nardò, in provincia di Lecce. Aveva raggiunto un supermercato per fare la spesa, e aveva notato, proprio di fronte al negozio, un cane lasciato in un recinto sotto il sole, fra le feci. Dopo aver chiesto informazioni, aveva scoperto che il proprietario del cane era lo stesso gestore del supermercato.

Damiano ha chiamato la polizia locale – come ha raccontato in un lungo post su Facebook – ma questa non è intervenuta. “Il figlio del proprietario sostiene che il cane sta bene, negando l’evidenza, e lo porta via dicendo di risolvere personalmente la situazione”.

Ma il giorno dopo nulla è cambiato. “Ho richiamato i vigili chiedendo loro di intervenire sul serio”, scrive il giovane. Non si presenta nessuno, e Damiano dedice di tornare a parlare con il proprietario del supermercato. “Ma vengo avvicinato da due individui, che poi scopro essere i figli, che prima mi aggrediscono vebalmente; poi uno dei due tenta di farlo fisicamente sferrandomi svariati pugni”. Fino a lanciargli addosso bottiglie di vetro, che hanno colpito Damiano procurandogli 7 punti di sutura sopra il sopracciglio.

Dopo aver ricevuto soccorsi, il ragazzo ha sporto denuncia alla polizia, e ha ricevuto il sostegno di Enrico Rizzi, presidente nazionale del Nucleo operativo italiano tutela animali onlus. “Denuncerò personalmente l’uomo per maltrattamento di animali – annuncia Rizzi – nonché la polizia municipale per l’evidente e grave omissione. Se fossero intervenuti subito, magari oggi il giovane non si sarebbe trovato con la testa spaccata. Invito il sindaco di Nardò Giuseppe Mellone a sanzionare personalmente l’operatrice di polizia coinvolta”.

Intanto lo stesso Damiano rassicura: “La mia piccola amica – dice riferendosi al cane – è stata portata via, e voglio pensare che adesso sia in un posto più decente”.

Arriva infine la replica della polizia municipale di Nardò, che ammette l’esistenza di una prima segnalazione, cui è conseguito il primo di una serie di sopralluoghi. Del cane, però, non c’era traccia. E quando domenica 24 giugno gli agenti hanno potuto vederlo, non hanno riscontrato segni di maltrattamento. “E’ risultata regolare iscrizione all’anagrafe canina”.

Le telefonate di Giacinto Damiano ci sono effettivamente state nelle giornate del 28 e 29 giugno, ma lui “non si è mai qualificato all’agente, e non ha dato seguito all’invito di recarsi al comando per formalizzare la denuncia”. Il comandante Cosimo Tarantino ha comunque fatto richiesta di una verifica all’Asl di Lecce, ma il corpo “si riserva di verificare gli estremi di una denuncia nei suoi confronti”, a seguito “dei gravi giudizi espressi su Facebook dal protagonista della vicenda”.

Nastri d’argento, Matteo Garrone la vera star otto premi a ‘Dogman’

A ‘Loro’ di Paolo Sorrentino i riconoscimenti per la sceneggiatura e gli attori Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak e Riccardo Scamarcio. Miglior opera prima ‘La terra dell’abbastanza’ dei fratelli D’Innocenzo


TAORMINA – Miglior film, migliore regia, due migliori attori protagonisti, produzione, scenografia, sonoro, montaggio, casting director. L’asso pigliatutto dei Nastri d’argento 2018 è Dogman di Matteo Garrone, plurpremiato alla 72esima edizione dei riconoscimenti assegnati ogni anno dal Sngci, il sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani.

Ex aequo il Nastro al migliore attore protagonista, che è andato sia Edoardo Pesce che a Marcello Fonte, un trionfo assoluto in una edizione di nomination “pesanti”, come quelle di Luca Guadagnino e Paolo Sorrentino, che vince il Nastro per la migliore sceneggiatura, quella di Loro, scritto insieme a Umberto Contarello. Grazie al film di Sorrentino arrivano i nastri anche a Elena Sofia Ricci, migliore attrice protagonista, a Kasia Smutniak, migliore attrice non protagonista, a Riccardo Scamarcio, migliore attore non protagonista.

La storia di due mondi che si incontrano e scontrano, quello della periferia romana e quello borghese e liberal della politica raccontata da Riccardo Milani in Come un gatto in tangenziale vince il premio per la migliore commedia, così come i Nastri vanno ai due protagonisti (migliore attore e migliore attrice di una commedia), Paola Cortellesi e Antonio Albanese.

Sul palcoscenico del Teatro Antico due premi per la musica a Pivio e Aldo De Scalzi con le liriche di Nelson, e per la migliore canzone, Bang Bang, vanno a Ammore e malavita dei fratelli Manetti, premiata Serena Rossi che interpreta la canzone. Tra gli attori del musical napoletano un riconoscimento anche a Claudia Gerini con il Premio Nino Manfredi mentre il Nastro d’argento per il migliore soggetto va a Luciano Ligabue per Made in Italy. Il rocker premiato anche come regista con il nastro d’argento – Hamilton behind ther camera award, “importato” da Hollywood.

Due i Nastri alla carriera di queste edizione decisi dal direttivo del Sindacato nazionale giornalisti cinematografici, per Gigi Proietti, premiato a Roma, e per Massimo Ghini che festeggia così quarant’anni di carriera. E dopo aver già consegnato a Roma Nastri Speciali a Paolo Taviani e al lungometraggio animato Gatta Cenerentola, a Taormina un riconoscimento va a Nome di donna di Marco Tullio Giordana, protagonista Cristiana Capotondi, film che tocca il tema della molestie sui luoghi di lavoro con un invito a rompere l’omertà. A Edoardo Leo il Premio Persol – Personaggio dell’anno come protagonista di Smetto quando voglio – Ad honorem, per Io c’è e per la performance al Dopofestival di Sanremo.

Premi tecnici di quest’edizione, infine, per la fotografia (Gianfilippo Corticelli) a Napoli velata di Ferzan Ozpetek, per i costumi (con Nicoletta Taranta) a Agadah A ciambra, per il sonoro in presa diretta (Maricetta Lombardo) ex aequo a DogmanL’intrusa. E a Dogman è andato anche il premio per la scenografia (Dimitri Capuani). A Taormina l’ultima manche di un palmarès che in un anno speciale per il cinema italiano ha segnalato anche il valore di protagonisti della stagione come Gabriele Salvatores (Nastro ‘Argentovivo’ cinema&ragazzi) autore di Il ragazzo invisibile – Seconda generazionePaolo Virzì (Ella&John) e Vittorio Storaro per la “cinematografia” di La ruota delle meraviglie di Woody Allen.

E ancora, nei mesi passati a Roma per la fiction, e a Lamezia Terme, sono stati consegnati i Nastri della legalità, nati quest’anno in collaborazione con il festival Trame: premiati Prima che la notte di Daniele Vicari Nato a Casal di Principe di Bruno Oliviero. I Premi ‘Guglielmo Biraghi’ per gli esordienti sono andati a Euridice Axen (Loro) e ai fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo, anche vincitori della migliore opera prima, La terra dell’abbastanza.

Rubati orologi di grande prestigio in via Montenapoleone, poi fuga in bicicletta

In tre sono entrati a volto scoperto da Audemars Piguet, nel quadrilatero della moda di Milano. Uno ha puntato una pistola al collo di uno dei dipendenti, gli altri hanno portato via 15 orologi

na rapina è stata messa a segno nella gioielleria e orologeria Audemars Piguet nella centralissima via Montenapoleone, nel quadrilatero della moda a Milano a poche decine di metri da piazza San Babila. Secondo le prime informazioni, il gruppo era formato da tre persone che sarebbero poi fuggite in bicicletta.

Secondo alcune testimonianze, i tre, tutti a volto scoperto, parlavano con un accento dell’est europeo e uno di questi avrebbe puntato una pistola al collo di uno dei dipendenti. Dalla gioielleria sarebbero stati arraffati soprattutto orologi.

Sul posto sono accorse numerose pattuglie della questura e gli agenti della polizia scientifica per i rilievi e per le tracce biologiche. Nella via sono presenti numerose telecamere di videosorveglianza.

 



 

Ahia Fedez! La decisione arriva dai piani alti: ”Non poteva farlo”. Cosa è successo

Problemi su Instagram per il rapper milanese Fedez. Federico Lucia, compagno della fashion blogger Chiara Ferragni, è stato bloccato sul social delle foto. Il motivo? È presto detto. Un suo video è stato bloccato perché considerato non a norma con le regole della pubblicità sui social network. Nel post, secondo la pronuncia del Giurì di autodisciplina pubblicitaria, mancava un’indicazione chiara sulla natura pubblicitaria del contenuto, come ad esempio l’hashtag #advertising. Una decisione inedita, avvenuta per la prima volta in Italia. ‘TgCom24’ riporta il contenuto del video finito nel mirino del Giurì, con le parole pronunciate dal cantante e giudice di X Factor nel filmato: “Mi stanno presentando tutte le nuove auto che stanno uscendo e adesso ve le faccio vedere tutte, una ad una. Vedi, tu vieni agli Internazionali di tennis, ti chiudi nella macchina in esposizione e metti il massaggiatore del sedile e sei a posto”. Quella del Giurì di autodisciplina pubblicitaria è una pronuncia destinata a far ‘scuola’ nella regolamentazione dei contenuti pubblicitari all’interno dei social network, sempre più dominati dalle figure degli influencer. (Continua a leggere dopo la foto)
Fedez, su Instagram, ha 5,8 milioni di followers che lo seguono. La compagna, Chiara Ferragni, ne ha invece ben 13,3 milioni. Nelle ultime ore, l’attività del cantante sul suo profilo Instagram ufficiale è proseguita come di consueto, tra stories con il figlio Leone e la futura moglie Chiara Ferragni, video in studio con il produttore Michele Canova e sul palco assieme a Martin Garrix, da dove ha urlato al microfono il tormentone social “130 Martin Garrix, si volaaa!”. Che influncer e blogger utilizzino i propri profili social per pubblicizzare l’uno o l’altro prodotto è pratica diffusa e sempre più praticata. (Continua a leggere dopo la foto)

È ormai guerra aperta tra le star dei social e le organizzazioni di consumatori. A luglio del 2017 l’Antitrust aveva spedito lettere di moral suasion a sette influencer della fascia più alta (Fedez, Chiara Ferragni, Belen Rodriguez, Alessia Marcuzzi, Anna Tatangelo, Melissa Satta e Federica Pellegrini) e undici società titolari di brand famosi, sollecitando la massima trasparenza nei post promozionali, vale a dire l’aggiunta di hashtag come #advertising o altri analoghi, oltre al nome del marchio. Rischiavano sanzioni fino a cinque milioni di euro ma sono riusciti a sventare il pericolo e si sono adeguati alla richiesta. (Continua a leggere dopo la foto)

Un po’ come negli Stati Uniti, dove l’istituto a tutela dei consumatori (Federal Trade Commission) e l’antitrust hanno stabilito una norma semplice e precisa: vanno segnalati chiaramente i post realizzati attraverso collaborazioni commerciali. Il che non vuol dire che tutti rispettino le regole: qualche mese fa la Ftc ha fatto recapitare più di 90 lettere ad altrettanti cantanti, celebrity, sportivi, chiedendo di evidenziare nei loro post sui social – in particolare Instagram, il più redditizio – il nome degli sponsor.