Mondiali 2018, Russia-Arabia Saudita: le probabili formazioni

MOSCA (RUSSIA) – Il grande giorno è arrivato. Alle 17 si inaugurerà il Mondiale con l’unica sfida in programma per il giorno di apertura (14 giugno n.d.r.). I padroni di casa della Russia ospiteranno l’Arabia Saudita: sfida non molto complicata per i ragazzi di Cercesov, visto che gli africani non sembrano in grado di creare grandi pericoli ad Akinfeev e compagni.

Mondiali Russia 2018
Fonte foto: pexels.com/photo/close-up-code-coding-computer-239898/ e fifa.com/worldcup/ (elaborazione)

Mondiali 2018, le probabili formazioni di Russia-Arabia Saudita

Tutto confermato tra i padroni di casa che si dovrebbero schierare con il consueto 4-1-4-1. Davanti ad Akinfeev giocheranno FernandesGranatIgnashevich e KudryashovZobnin sarà il mediano davanti alla difesa. Smolov agirà come unica punta con SamedovGolovinKuzyaev e Zhirkov che giocheranno alle sue spalle.
L’Arabia Saudita dovrebbe affidare all’ormai collaudato 4-2-3-1. In attacco Pizzi si affiderà all’esperienza e ai gol di Muwallad. Dietro l’unica punga agiranno DawsariJassam e Shehri.
Russia (4-1-4-1): Akinfeev; Fernandes, Granat, Ignashevich, Kudryashov; Zobnin; Samedov, Golovin, Kuzyaev, Zhirkov; Smolov. All. Cercesev
Arabia Saudita (4-2-3-1): Al Mayoof; Al-Buryak, Hawsawi M., Hawaswi O., Shahrani; Fraj, Ateef; Dawsari, Jassam, Shehri; Muwallad. All. Pizzi
Arbitro: Nestor Pintana (Argentina)
Il fischio d’inizio del match è fissato per le ore 17 italiane allo stadio Luzhniki di Mosca. La sfida sarà visibile in chiaro su Canale 5 e in streaming su Premium Play.
Di seguito il video con il trailer di Russia-Arabia Saudita
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=Mb5jp5k-vt8?feature=oembed]
fonte foto copertina https://www.facebook.com/RussiaDiversa/

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ultimo aggiornamento: 14-06-2018
Francesco Spagnolo

Ucciso in Ucraina il giornalista e dissidente russo Arkady Babchenko

Scrittore e corrispondente di guerra, il 41enne è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel suo appartamento a Kiev
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KIEV – Il giornalista e scrittore russo Arkadi Babchenko, oppositore del regime del presidente Vladimir Putin, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco a Kiev. “Era nella sua casa nel distretto di Dniprovski. Sua moglie era in bagno e ha sentito un colpo molto forte. Quando è uscita, ha visto suo marito ricoperto di sangue”, ha dichiarato la polizia ucraina alla France Presse. Un portavoce della polizia, Yaroslav Trakalo, ha confermato che Babchenko è “morto nell’ambulanza”. “E’ stato colpito tre volte alla schiena sulle scale del suo edificio al ritorno da un negozio”, ha scritto su Facebook uno dei suoi colleghi, il giornalista Osman Pashaiev.
Nel suo ultimo post su Facebook, sette ore prima di essere ucciso, Babchenko aveva raccontato un episodio di quattro anni fa postando l’immagine di un elicottero militare della guardia nazionale ucraina che proprio quel 29 maggio avrebbe dovuto imbarcarlo ma, a causa della mancanza di spazio, lo lasciò a terra. L’elicottero subito dopo venne abbattuto dai separatisti filorussi, provocando la morte di 14 persone. “Sono fortunato, è stato come avere due compleanni”.

Russia, i bulli al parco insultano il figlio, papà furioso picchia i bambini

Ha perso le staffe il papà di un bambino di nove anni che stava passando il pomeriggio al parco con altri coetanei. I ragazzini avevano litigato ed erano partiti insulti nei confronti del bimbo, allora il padre ha perso le staffe e, incurante della giovane età di chi si trovava di fronte, ha cominciato a tirare schiaffi.

Solo l’intervento degli altri genitori è riuscito a fermare l’uomo, che è stato denunciato. Il video è stato girato in Russia.

Russia, incendio di grandi proporzioni in centro commerciale alle porte di Mosca: 3mila evacuati

n enorme incendio è divampato in un affollato centro commerciale, il Sindika Market, 130mila metri quadrati di negozi specializzati nella vendita di materiali da costruzione alle porte di Mosca. Lo scrive il sito Russia Today precisando che almeno “tremila persone sono state evacuate”, secondo i servizi di emergenza. Un numero imprecisato di persone è rimasto ferito o intossicato dal fumo. Quando le fiamme si sono sviluppate, nel tardo pomeriggio di domenica, riferiscono testimoni, la gente ha cercato una via di fuga in preda al panico.

Russia: incendio al centro commerciale, 3000 evacuati a Mosca

Quasi 300 vigili del fuoco sono accorsi sul posto per domare le fiamme, supportati da tre elicotteri. Un denso fumo nero si è sprigionato dal sito mentre alcune auto, parcheggiate all’interno della struttura, sono esplose. Secondo fonti dei servizi locali di emergenza, le fiamme hanno interessato 55mila metri quadrati del centro commerciale e almeno 400 metri quadrati della struttura sono collassati. Spinta dal vento, una nuvola nera ha ricoperto un’ampia area, creando problemi alla circolazione stradale e provocando lunghe code di automezzi sulle arterie a scorrimento veloce intorno a Mosca.

Incendio al centro commerciale: la colonna di fumo nel cielo di Mosca

La Russia proteste contro Putin, oltre duecento fermati in città

La sfida: i sostenitori dell’attivista russo Navalny, attualmente detenuto, hanno manifestato a San Pietroburgo e in altri luoghi contro il capo del Cremlino nel giorno del suo 65esimo compleanno e a cinque mesi dalle presidenziali
MOSCA – La polizia russa ha fermato almeno 250 manifestanti dell’opposizione a San Pietroburgo – sul Liteinij Prospekt, vicino al Nevskij Prospekt – e in altre città del Paese. Lo riferiscono media locali che hanno trasmesso in diretta la protesta organizzata dai sostenitori del dissidente Alexei Navalny – al momento in carcere – nella città sulla Neva e in altri luoghi.
La manifestazioni in tutta la Russia sono scoppiate contro il presidente Vladimir Putin, nel giorno del suo 65esimo compleanno e a cinque mesi dalle presidenziali del prossimo 18 marzo, in cui l’attuale inquilino del Cremlino si candiderà per il suo quarto mandato non consecutivo.
Prima della marcia in programma in serata a San Pietroburgo, città natale di Putin, ci sono stati raduni in circa 80 città che hanno risposto all’appello di Navalny. A Mosca, più di mille persone, per lo più giovani, si sono radunate in piazza Pushkin e in via Tverskaya, nel centro della capitale, nonostante il divieto delle autorità, stando a quanto verificato da giornalisti della France Presse. I dimostranti hanno scandito “buon compleanno!” e “Putin, vergogna della Russia”.

Russia, compleanno di Putin: sostenitori di Navalny in piazza

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Nel giorno del 65mo compleanno del presidente russo, da 18 anni al potere, centinaia di sostenitori dell’oppositore Alexei Navalny sono scesi in piazza in molte città per chiedere che il blogger possa candidarsi alle presidenziali di marzo. Diversi manifestanti sono stati fermati a Tver, Stavropol, Smolensk, Tula, Samara e Krasnodar, secondo quanto riferito dai media vicini all’opposizione. Nei giorni scorsi la polizia ha anche perquisito le sedi dei comitati elettorali del oppositore attualmente detenutoi Navalny.

A San Pietroburgo, dove avrebbe dovuto partecipare anche Navalny prima della nuova condanna emessa il 2 ottobre scorso, hanno partecipato circa 3mila persone, molte con gli striscioni “Navalny 2018” per chiedere la candidatura del leader del movimento anticorruzione.
Secondo i media, i fermi sono avvenuti dopo che un gruppo di manifestanti ha cercato di superare i cordoni della polizia. Mobilitazioni e marce più piccole si sono registrate in molte altre città, con oltre 100 persone che hanno protestato nella città siberiana di Novosibirsk. Secondo Ovd-Info gli arresti sono stati 262 in 27 città.
“Voglio fermare le azioni di Putin – ha detto la studentessa di 18 anni, Maria Sntonienko – voglio fare della Russia un paese europeo. Voglio vivere libera. Non voglio un regime asiatico come la Corea del Nord”. Ma la manifestazione di questa sera a San Pietroburgo, non autorizzata, come la maggior parte delle iniziative dell’opposizione, era la èpiù attesa e la più a rischio. Due collaboratori della campagna elettorale di Navalny sono stati arrestati questa mattina e saranno portati davanti a un giudice, stando a quanto riferito alla France Presse da un portavoce.
Nei giorni scorsi la polizia ha anche perquisito le sedi dei comitati elettorali di Navalny. Il 41enne blogger, che sta scontando 20 giorni di carcere insieme al suo collaboratore Leonid Volkov, ha chiesto l proteste come “regalo di compleanno” a Putin: “Se non facciamo nulla, mangeremo rape per il resto della nostra vita e così i nostri figli”.
A giugno la Commissione elettorale centrale aveva escluso Navalny dalla corsa per il Cremlino per una condanna per malversazione risalente al febbraio scorso. Il regista Andrei Zviaguintsev, premio della giuria a Cannes, in un video ha definito “abominevole” il trattamento riservato a Navalny.

Russia, arrestata coppia di cannibali: avrebbero rapito e divorato 30 persone

(Foto Ansa)
Un uomo e una donna sono stati arrestati dalla polizia nella regione di Krasnodar, in Russia, con il sospetto di aver rapito, ucciso e divorato fino a 30 persone. Lo riportano i media russi. Al momento le forze dell’ordine sono riusciti a identificare “solo” sette vittime. La coppia – stando a Mir24 – ha ammesso che le parti umane rinvenute nel frigorifero del loro appartamento erano destinate a un «consumo successivo». La coppia potrebbe aver cominciato nel 1999.

L’uomo è stato arrestato all’inizio di settembre, dopo il ritrovamento di alcuni resti umani all’interno di un secchio, in un dormitorio militare. Il sospettato si sarebbe scattato alcuni selfie con i resti di una delle vittime. È grazie a quelle foto che è stato poi identificato. Dopo aver negato tutto, l’uomo ha confessato due omicidi, come riportato da Ria Novosti. La donna fermata è sua moglie. Secondo alcuni media russi, lavorava come infermiera in un istituto militare, lo stesso dove sono stati ritrovati i resti da cui è partita l’indagine. Gli inquirenti, intanto, «stanno vagliando tutte le ipotesi».

Clima, gli Usa confermano: "Siamo fuori dal trattato di Parigi"

Il Wall Street Journal riferisce le parole del commissario Ue per il Clima: “Ci hanno comunicato il cambiameto, vogliono però rivedere i termini”. Nessuna conferma da parte dell’amministrazione Trump né chiarimenti sui parametri da rivedere.

NEW YORK. Indietro tutta: o quasi, perché con Donald Trump non si può mai sapere. Gli Stati Uniti non si ritirano più dagli accordi di Parigi sul clima. No, gli Stati Uniti confermano il ritiro. Dichiarazioni e controdichiarazioni: che succede?
Certo è che ci sono voluti due uragani e i numerosi incendi che hanno devastato la West Coast per far riaprire il dibattito da questa parte dell’Oceano. Anche per questo, secondo il Wall Street Journal gli Stati Uniti avrebbero addirittura deciso di non uscire più dagli accordi di Parigi negoziati nel 2015 dall’amministrazione di Barack Obama, facendo dietrofront su quanto invece annunciato da President Trump solo lo scorso giugno. L’America che non si ritira dall’accordo, dunque: ma mira a revisionarne i termini.
È quanto sarebbe stato detto dal consigliere della Casa Bianca Everett Eissenstat alla riunione dei ministri dell’Ambiente che si è tenuta oggi a Montreal. Organizzata proprio per discutere come procedere sull’accordo di Parigi senza gli Stati Uniti. A chiedere il meeting, Canada, Cina e Unione Europea nell’anniversario dei protocolli di Montreal firmati 30 anni fa, quando per la prima volta si discusse di come ridurre la protezione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono.
A dare la notizia riportata dal Wall Street Journal è stato il Commissario Europeo per l’Energia e l’azione sul clima Miguel Arias Cañete: «I rappresentanti del governo americano hanno dichiarato di non voler più rinegoziare l’accordo. Ma hanno intenzione di rivedere i termini del loro impegno». Peccato che sia subito arrivata la correzione della correzione. «Non ci sono stati cambiamenti nella posizione degli Stati Uniti sugli accordi di Parigi» dichiara per la Casa Bianca Lindsay Walters. «Come il Presidente ha chiarito già abbondantemente gli Stati Uniti si ritireranno. A meno che non riusciranno a rientrare con termini più favorevoli al Paese».
Lo diceva, d’altronde, lo stesso Wall Street Journal che poteva trattarsi di un cambio di direzione per modo di dire: una scelta, insomma, per tener buoni gli americani in un momento in cui Madre Terra alza la voce. Sì, perché secondo gli accordi gli Stati Uniti – che sono il secondo più grande inquinatore del mondo dopo la Cina – devono

impegnarsi a ridurre significativamente le loro emissioni: ma revisionare i termini potrebbe significare proprio stabilire tetti più alti. Quei “termini più equi” per dirla con le parole del Presidente, che sono stati il suo obiettivo fin dall’inizio.

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospetto

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospettoLa polizia durante il blitz di sabato a Sunbury-on-Thames (afp)

 

Si tratta di un 21enne fermato nella notte di ieri a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica

ROMA – Scotland Yard ha setacciato Londra, colpita nelle sue arterie, di nuovo, per cercare i responsabili dell’attentato alla metropolitana di Parsons Green dove sono state ferite 30 persone. Oggi è stato arrestato un secondo sospetto: si tratta di un 21enne fermato alle 23,50 di sabato a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica.
Il primo sospetto terrorista è stato invece preso a Dover, ieri mattina. Un diciottenne catturato dalla polizia del Kent nella zona del porto, forse in procinto di imbarcarsi per la Francia. Secondo quanto riferito dai media, si traterebbe di un ragazzo orfano, problematico, adottato da una coppia inglese nota per aver ospitato negli anni oltre 250 bambini senza genitori.

Attentato Londra: blitz della polizia nel Surrey, le immagini aeree

La loro casa è stata perquisita nel pomeriggio in un blitz a  Sunbury-on-Thames, cittadina della contea del Surrey, sulle rive del Tamigi e non distante dall’aeroporto di Heathrow. Dopo il controllo e l’evacuazione dei vicini e dei residenti della zona, è stata smentita la presenza di un ordigno nella casa di Cavendish Road. Il Daily Mail sostiene che il 18enne fosse stato arrestato due settimane fa, non si sa il motivo, e poi rilasciato.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d'inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.
“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.
«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.
Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

ROMA – OPERAZIONE ANTIMAFIA, SEQUESTRO RECORD DI BENI E AZIENDE PER 280 MILIONI

Roma – Operazione Antimafia, sequestro record di beni e aziende per 280 milioni
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nel corso di una operazione congiunta, condotta con i Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale DDA, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso. Nel corso dell’operazione, sono state anche eseguite 30 perquisizioni locali.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e i Finanzieri del Comando Provinciale GdF di Roma hanno eseguito 2 un decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA di Roma, con i quali sono stati posti sotto sequestro beni immobili, società, automobili di lusso e conti correnti per un valore complessivo di circa 280 milioni di euro.

La maxi-operazione scaturisce da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata “Babylonia”, riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo (RM).
Il primo gruppo criminale è riconducibile a V. G., personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale con “fatturati” da capogiro, contiguo al clan camorrista degli AMATO-PAGANO, denominato degli “Scissionisti”, operante a Nord di Napoli.
La figura “imprenditoriale” di V. G., detto “Nino” emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l’Olanda e l’Italia. Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sé un’articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti.
Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell’esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose società intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti.
Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra V.G. e S. d., detto “Capitone”, noto esponente del clan camorristico AMATO-PAGANO, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell’attività d’indagine, per il tramite di S. L. e C. G. detto “Genny”, entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato del detenuto S. D.
Attraverso un’articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell’organizzazione criminale. V. g., sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società “fantasma”, utilizzate per ripulire il denaro.
Il denaro ripulito – con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto – veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi.
Utilizzando il medesimo stratagemma V.G. riciclava i proventi illeciti della famiglia S., da cui riceveva denaro “sporco” che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti tra cui M. G., uno degli odierni arrestati.
Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio.
In particolare, V.G. ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come “finanziamento soci”, in una società di S. A., imprenditore ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un’imponente opera edilizia nel Comune di Guidonia – Montecelio.
S., dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a V. la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati. Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo “in nero” nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo V.
L’organizzazione criminale capeggiata da C. G. , invece, legata al gruppo V. attraverso l’imprenditore S. A., è risultata particolarmente attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo (RM), tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, fraudolentemente intestati a prestanome.
C.G., negli anni ’90 elemento di spicco della “SACRA CORONA UNITA”, divenuto collaboratore di giustizia, viene trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo (RM), dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell’hinterland romano.
Nel corso delle indagini, è emerso che l’organizzazione capeggiata da C. G. si è imposta nel comune di Monterotondo (RM), avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria “fama criminale”, ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Tra i membri del sodalizio, C. G. ha inserito alcuni dei suoi vecchi uomini di fiducia dei tempi della S.C.U., specializzati nelle violente spedizioni punitive nei confronti delle vittime. Durante le indagini, all’organizzazione è stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra. Alcune delle vittime, oltre ad essere state ripetutamente minacciate e picchiate, hanno subito gravi atti intimidatori, quali l’incendio di autovetture.
Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tutti responsabili a vario titolo dei delitti fine delle associazioni capeggiate da V.G. e da C. G. Tra questi rientrano anche un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca.
Sulla base della misura cautelare e sussistendo un’accertata netta sproporzione tra il reddito dichiarato e l’effettiva consistenza patrimoniale, come acclarata nel corso di investigazioni condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Roma – DDA ha chiesto l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di V.G., S. A. e C. G., ottenendo dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, l’emissione un provvedimento di sequestro dei beni.
Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e le Fiamme Gialle del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria GdF di Roma hanno proceduto, quindi, anche al sequestro di beni per un valore di circa 280 milioni di Euro, tra cui 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 società, 24 quote societarie in Roma, Milano, Salerno, Pescara, L’Aquila e Potenza.
Tra i sequestri rientrano anche gli storici bar “Mizzica!” di via di Catanzaro e di Piazza Acilia, acquisiti di recente dal gruppo V., il locale “Macao” di via del Gazometro frequentato dai VIP della movida romana e la nota catena di bar “Babylon Cafe”, dalla quale l’indagine prende il nome.