Una intervista affascinante e fondamentale, che toglie l’anima/corpo su cui si fonda.” all’origine il linguaggio del corpo, un’espressione forte lì dove collassano le parole, c’è arte nobilissima nel personaggio che vi stiamo presentato lei si chiama Cristiana Previati la sua recitazione è una danza, un dono del ritmo e dell’armonia come espressioni del piacere, le sue scelte sono tutte coraggiose come quella di utilizzare il corpo come la più alta forma d’arte della recitazione, la capacità di saper tradurre parole in altri linguaggi. Quindi  la sua  danza è il simbolo vivente di questa continua e ininterrotta traduzione, e a partire da qui possiamo incominciare a capire quel frammento gnostico che recita: “Chi non danza non sa cosa succede”.
 
Iniziamo dalla prima domanda: Cosa rappresenta per te l’attore in un cotesto sociale? L’attore è un “sognatore concreto”. È una persona che ricerca, di continuo, dentro e fuori di sé: indossando tante maschere, aspira ad essere sé stesso. Un mediatore di emozioni, un “lettore” di situazioni, un guidatore delle poche “macchine del tempo”
 
Hai raggiunto tanti obiettivi, qual è quello più significativo per te? L’obiettivo maggiore raggiunto? L’accettarmi nella mia totalità. Il rispettare i miei limiti, esaltando i miei punti di forza, mettendoli a disposizione della suprema Arte, per me. . . Il Teatro. Accogliendomi, accolgo gli altri. Mettendomi in scena, porto la mia vita e quella di altri sul palco: semplice e “nuda” in ogni sfaccettatura, promuovendo il non giudizio, se non quello artistico.
 
Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso? Ora collaboro con un Teatro, per messe in scena inerenti sia alla prosa classica che d’avanguardia. Parallelamente lavoro a “sogni concreti” : io ed altri attori stiamo per costituire un’associazione teatrale/culturale, non trascurando due miei manoscritti che, mi piacerebbe proporre al pubblico dei lettori, entro l’anno.
Raccontaci una tua Gionata tipo? Sono due i miei principali impegni: sono un’Educatrice psichiatrica, dunque lavoro in una struttura e prove teatrali. Spesso, uscito da un impegno, mi reco direttamente all’altro e “l’entrata e l’uscita” dai due ruoli, si fa difficile. . . Ma è la sfida di chi ha più sfumature nel proprio Io: sacrificio, dedizione e, lo ammetto, vero e proprio Amore. Asserisco sempre che il Teatro è l’amante che non mi ha mai tradito.
 
Come vorresti vederti tra 10 anni? Felice. Punto.Come? O con chi? Non importa. Non so nemmeno cosa voglia dire, veramente, quella parola. . . Ecco perché rimane un arcano meraviglioso.
Artisticamente, quale è l’attrice a cui vorresti somigliare?: Se la mia recitazione potesse essere accostata ad un centesimo dell’espressivita’ di Anna Magnani, sarebbe il successo più ambito e grande, per me.
Cosa vorresti che le persone capissero di te?: Nulla.
Non ho mai fatto niente perché io possa essere capita, inquanto è importante, per me, la volontà di farlo. Se facessi qualcosa, se perorassi la “mia causa”, senza che loro si mettano in gioco, avrei perso in partenza: rischierei di essere “osservata come fenomeno strano”.
Io vorrei essere Amata, in senso lato.
Molto meno, compresa.
c’è un ruolo in particolare a cui tu sei lagato/a? e se si per quale motivo?: La Donna.
Quella sola, ma fiera. Quella triste, ma che non si piange addosso.
Quella che chiude al mondo, per aprire all’individuo. Quella che non accetta lo scorrere “del fiume”, ma si getta tra le acque furiosamente. Diversi personaggi mi hanno donato la possibilità di mettere in scena questo.
Che considerazione hai della recitazione Italiana?: Vi sono alcune punte di eccellenza, a livello di espressività e studio del corpo, ma penso che non si dia loro copioni di spessore. Non abbastanza. Si rimane relativamente “in superficie” e la ricerca dell’animo umano, della sua condizione e del quotidiano, spesso, vengono meno, lasciando il posto a poco più di parodie sdolcinate.
Qual’è la tua battuta preferita del cinema?: “Io non credo nel diavolo.”
” Peccato. . . Perché lui crede in te.”
Costantino.
ci sono ruoli che avresti voluto recitare?: La protagonista del ” Million Dollar Baby”
Come nasce la passione per il cinema?: Sono salita su un palco di Teatro a sei anni. . . E non ho nessuna intenzione di scendere, tutt’ora. Lassù tutto scompare: facce, egoismi, quotidiano, dolore. Il cinema è parallelo, ma con diversi punti in comune. Non ultimo. . . È il mondo dove tutto è possibile.
Quali sono le difficoltà di intraprendere questo mestiere in italia?: Tristemente, in Italia, l’Arte non paga le bollette. A meno che tu non riesca, per fortuna, congiunzione astrale e conoscenze, ad intraprendere strade giuste, avendo i contatti giusti, l’arte rimane per sognatori. “Suicidi del benessere, complicatori del proprio quotidiano, costantemente bistrattati tra promesse, aspettative e realtà “. Ecco cosa sono, in Italia, gli attori. Soprattutto quelli teatrali. Fondamentalmente quelli non alla ribalta. Ma. . . “Proprio non ce la facciamo a crescere. . . Viviamo di Arte. Eterni Peter Pan. Aggiungo, felici di esserlo. Dunque irrecuperabili.”
Ultima domanda… il senso della vita?: Viverla. A pieno. Scordando, ogni giorno ciò che è successo un attimo prima. Progettando e “sporcandosi le mani, sempre, con il presente”.
Amando, estaticamente o detestando crudelmente.
La Vita non va “assaggiata”, ma “presa a morsi, suggendone il succo, sino all’ultima stilla, sperando che ve ne sia sempre. . . E sempre ancora.”