Trans Milano: lite e voli di bottigli in strada

Alcuni cittadini della zona hanno allertato la polizia dopo aver sentito urla


Milano, 28 agosto 2018 – Rissa fra tre transessuali domenica mattina in via Pietro Crespi, tra via Padova e viale Monza. Alcuni cittadini della zona hanno allertato la polizia dopo aver sentito urla in strada e assistito a «lanci di bottiglie». Arrivati sul posto, gli agenti hanno sorpreso tre viado che si insultavano reciprocamente tirandosi i capelli. Secondo quanto ricostruito dai poliziotti, intervenuti poco prima delle 11, la lite è scoppiata dopo che una di loro è intervenuta all’interno di un locale vicino in difesa di un’amicache, per cause ancora da chiarire, era stata aggredita verbalmente da un’altra persona.  Le tre, una colombiana di 28 anni, una honduregna di 27 e una peruviana di 25, sono state denunciate per rissa. Sulla strada c’era un tappeto di vetri rotti. Le tre avevano delle escoriazioni ma nessuna è ricorsa a cure mediche.

Lite anche in piazza Bottini, a Lambrate, domenica pomeriggio tra un gambiano di 19 anni e un senegalese di 33: il primo ha accusato l’altro di avergli rubato il telefono. Questo ha negato, incolpando invece una terza persona. Gli animi si sono scaldati e alcuni passanti hanno chiamato la polizia. Con l’arrivo degli agenti, la situazione è tornata alla normalità.

Torino, a rischio la passerella olimpica diventata uno dei simboli della città

Anche in questo caso il pericolo arriverebbe dagli stralli 


C’è anche “la passerella olimpica” costruita per i Giochi invernali del 2006e diventata un nuovo simbolo cittadino, tra le opere a grave rischio a Torino. A renderla pericolosa sarebbero proprio gli stralli, come nel caso del ponte Morandi a Genova. La passerella è tra le opere che Torino già due anni fa, con un monitoraggio completo di tutte le infrastrutture, aveva messo tra quelle a rischio. Dati che il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, adesso ha chiesto alla sindaca Chiara Appendino come a tutti i primi cittadini d’Italia, dove si evidenziano rischi, problemi e criticità di ponti, viadotti e passerelle e che  sono contenuti in una delibera approvata dalla giunta 5 Stelle a novembre 2016. E sono la base del rapporto che oggi i tecnici comunali consegneranno ad Appendino e all’assessora ai Trasporti, Maria Lapietra.

Nell’elenco, oltre alla sopraelevata di corso Grosseto già in demolizione e al “cavalcaferrovia” di corso Romania. che dovrebbe essere smantellato per costruire una shopville, c’è la strada del traforo del Pino, sulla collina torinese, con viadotti a rischio che  sono oggetto di interventi di messa in sicurezza e monitoraggio costante, e le tante passerelle di Torino chiuse ai pedoni, da Falchera a corso Unità d’Italia, ma che si trovano sopra a strade molto trafficate e che quindi sono particolarmente a rischio perchè un crollo potrebbe colpire le auto mentre passano. L’elenco ufficiale, con un ordine di priorità e di conseguenza di “pericolosità”, sarà inviato oggi. Nel rapporto iniziale, all’allegato numero 1, si parla di condizioni di “degrado del manufatto” in una scala che va da “molto grave” a “basso” per 4 diversi gradi di pericolosità. Tra le infrastrutture citate c’è anche la passerella “olimpica” del Lingotto, quella su cui campeggia l’arco progettato dall’inglese Hugh Dutton e che ha una condizione di degrado «grave». I tecnici sottolineano che è necessaria «una verifica degli stralli da stimare» perché la pericolosità riguarda il «possibile collasso dell’impalcato in caso di cedimento contemporaneo di più stralli», una situazione simile, con le dovute proporzioni, a quella che potrebbe essersi verificata a Genova nel crollo del viadotto Morandi. Non sembra comunque essersi un pericolo imminente.  anche alla luce della giovane età dell’opera.

Ma l’elenco delle infrastrutture con un degrado classificato invece “molto grave” include i viadotti di strada del Pino, dove i lavori sono partiti da tempo, ma continua a essere in vigore il divieto di transito ai mezzi pesanti superiori alle 3 tonnellate e mezzo proprio perché c’è, si legge nella relazione del 2016, «una riduzione di capacità portante del viadotto, caratterizzato da un elevato volume di traffico».
L’elenco però è lungo, anche perché i manufatti in gestione alla Città sono oltre 200. Quelli classificati con un degrado “molto grave” sono le passerelle di strada Tetti Bertoglio, sempre nella zona di strada del Pino, quelle del “Bit” e del Cto sopra il trafficatissimo corso Unità d’Italia, quella dei Carboni sulla Dora, quelle di viale dei Mughetti alla Falchera e quelle alle Vallette. Molte di queste sono state chiuse ai pedoni, mentre il sottopasso del Lingotto, anch’esso causa di timori nel 2016, è oggetto ora di un importante restauro.
Degrado «grave» invece per i ponti sulla Dora di via Rossini e corso Potenza, per quello della diga del Po e per i cavalcaferrovia di via Cigna e via Piossasco.

Danilo Mattei : Animie perse con Vittorio Gasmani

Danilo Mattei nel film in Anime Perse, un capolavoro del cinema italiano per molti aspetti sottovalutato, Danilo  Mattei  interpreta un ruolo magistrale, semplice ma per molti aspetti, accanto a lui un grande Vittorio Gassman,  correva l’anno 1970 quando Dino risi dirige questo  capolavoro finito nell’oblio del nostro cinema. In una celebre battuta Gasman dice: Venezia e’ una vecchia signora dall’alito cattivo. Un Danilo Mattei agli inzia della sua carriera fa da spalla al grande Gasman, una interpretazione quella di Mattei unica degna dei grandi attori di un tempo. ma “Anima Persa” non è soltanto un thriller psicologico, ma è anche una storia di formazione e di perdita dell’innocenza. È metafora di quel dolore che l’essere umano prova a causa della rassegnata consapevolezza di dover accettare l’inesorabile decorso del tempo e le devastanti conseguenze che esso produce. “Povere creature!”, dice Fabio Stolz al nipote mentre passano in motoscafo davanti al manicomio. “Colpevoli soltanto di non aver accettato il buon senso e le sue regole infami. Lo sai perché li tengono rinchiusi? Perché i pazzi, come i bambini, conoscono la verità. E la gente ha paura della verità”.

LA TRAMA

Tino Zanetti va ad abitare temporaneamente a casa degli zii Fabio ed Elisa a Venezia per frequentare una scuola d’arte. Quasi subito Tino si accorge che nella grande e antica casa, con zone ancora da ristrutturare, c’è qualcosa di strano: rumori provenienti dal piano di sopra di cui nessuno vuole spiegare la ragione, qualcuno che suona il pianoforte di notte e soprattutto il comportamento degli zii con il loro strano e distante rapporto. Dopo varie insistenze, Elisa, confessa al nipote che nella zona superiore della casa vive il fratello di Fabio, alienato mentale, che vive nella più bieca disperazione: l’uomo si sente responsabile della tragica morte di Beba, primogenita di Elisa, morta oramai da molto tempo all’età di dieci anni. Tino è sconvolto dalla notizia; al di là della confidenza della zia, il ragazzo non riesce mai a vedere l’uomo, che sembra essere invisibile. Non riesce nemmeno a rintracciare la tomba della piccola Beba. Solo al termine – quando, in un confronto con Tino nella soffitta, Fabio chiama a gran voce il nome “Beba” e si presenta Elisa, vestita in abiti infantili – Tino capisce che il fratello di Fabio non esiste e che l’alienato che suona il pianoforte altri non è che Fabio stesso, l’ingegnere, il professore e l’innamorato di quella bambina, Beba, ovvero Elisa, ormai cresciuta e per lui morta. Tino abbandona la città e il ricordo degli zii.

Italian actor Vittorio Gassman handing a piece of paper to the Italian actor Danilo Mattei, between them actor Michele Capnist, in the film Anima persa. 1977 (Photo by Mondadori Portfolio via Getty Images)

Spesso le nostre vite, così come le nostre piccole vicende personali e private, attendono qualcuno, sopraggiunto dall’esterno e da una differente realtà. Hanno bisogno che egli le osservi e che scopra i loro segreti; un testimone che possa raccontarle e tramandarle, dando loro un senso e conferendo loro memoria.
E così è in “Anima Persa“!

Tino (Danilo Mattei), un giovane aspirante artista, abbandona la provincia per trasferirsi a Venezia dove desidera frequentare la scuola di pittura. Alloggerà presso gli zii Fabio ed Elisa Stolz in un antico palazzo ubicato su un canale.
Tino è ricevuto dalla zia Elisa (Chaterine Deneuve), una donna esile, fragile, dalla salute cagionevole e afflitta da emicranie. La zia accoglie il nipote con quella gioia con cui si apprezza una ventata d’aria fresca. Quando Tino domanda dello zio, Elisa gli spiega che Fabio è un ingegnere che lavora all’Azienda del Gas; uomo importante e ligio al dovere, spesso non è in casa per adempiere a tutti quegli impegni che la sua carica comporta. “Fabio cena quasi sempre fuori! Cene di lavoro con gente di riguardo, che viene anche dall’estero per parlargli”.
Dopo cena, la signora Stolz fa visitare l’antico palazzo al nipote. Ad eccezione delle poche stanze abitate da lei e dal marito, l’edificio cade in rovina e necessita di lavori radicali. Tino segue la zia nell’ala abbandonata, fra muri crepati, che hanno perduto gran parte del proprio intonaco, scavalcando calcinacci e materiali accatastati, abbandonati e ricoperti dalle ragnatele. Visita così un vecchio teatrino, dove la giovane zia era solita esibirsi quando era bambina, e scopre una porta dietro la quale si cela una scala che conduce alla soffitta.
“È una stanza chiusa”, gli spiega Elisa con gli occhi velati d’inquietudine e con la voce ansiosa. “Non salire mai questa scala! È legno marcio, può rompersi”.
Il giovane Tino apprende anche che gli zii dormono in camere separate.
“Lui la sera rientra tardi”, si giustifica la zia. “Io ho il sonno leggero e soffro di nervi; potrebbe svegliarmi”.

Ecco come in soli cinque minuti e una manciata di secondi, Dino Risi cala lo spettatore in un’atmosfera enigmatica, misteriosa, vagamente lugubre e claustrofobica. Con poche immagini, con alcuni scambi di battute e con un sapiente movimento della macchina da presa, il regista ci immerge negli occhi vergini del giovane Tino e, attraverso il suo sguardo, ci mostra la vita della famiglia Stolz. Fa crescere in noi, come nel personaggio, la curiosità di scoprire che cosa si cela dietro le parole, sì, ma soprattutto dietro i silenzi e gli sguardi della zia. Come se ci fosse qualcosa che si nasconde nelle ombre di quel vecchio palazzo in quell’antica città lagunare. Qualcosa che desidera essere visto, che desidera essere conosciuto.

Dopo questa prima presentazione si passa al necessario incontro con lo zio, l’ingegner Fabio Stolz (Vittorio Gassman). Tino si risveglia alla presenza austera dello zio. Uomo autoritario, dallo sguardo severo e dal temperamento altero ed intransigente. Un uomo di rigida moralità, così fiero della propria origine asburgica da definire la lingua tedesca come “Il dolce idioma di Goethe” e da sentenziare che “Se non ci fosse stata l’unità d’Italia, faremmo ancora parte dell’Europa civile”.

Fabio Stolz si rivela immediatamente un uomo di grande cultura, amante dell’arte, dotato di un forte autocontrollo. Un uomo sempre elegante, tanto nel vestire quanto nelle maniere, distinto e formalmente ineccepibile, ma intimamente sadico e crudele. Sua moglie gli è completamente sottomessa e gli ubbidisce come fosse una bambina, mentre egli si diverte ad umiliarla e a torturarla psicologicamente attraverso promesse che immediatamente vengono rimangiate ed elogi che si trasformano in offese degradanti.
Intanto Tino, solo parzialmente distratto dalle morbide e generose grazie di Lucia (Anicée Alvina), la bella modella che posa nuda per gli studenti della scuola di pittura, ode dei rumori provenire dalla soffitta. Forse dei passi, il sordo tonfo di oggetti che vengono spostati o gettati e poi, durante la notte, qualcuno che suona un pianoforte con grazia, ma con incertezza, quasi fosse un bambino.
La curiosità del giovane cresce, così come quella dello spettatore, ma anche qui, in meno di mezz’ora di pellicola, un nuovo segreto sarà rivelato.
Annetta (Ester Carloni), la vecchia governante, un giorno rimane sola in casa con Tino e decide di guidarlo in cima a quella scala proibita che conduce davanti alla porta della soffitta. Una porta di legno munita di uno spioncino. Là dietro, gli spiega l’anziana governante, vive segregato il fratello dell’ingegnere. Era un professore, specializzato in entomologia, che un giorno ha perso il lume della ragione. Fabio Stolz per non far morire il fratello in un manicomio, magari in un “letto di contenzione”, si è sempre occupato di lui, lavandolo, radendolo e procurandogli prostitute. Fabio è la sola persona che il professore sia disposto a vedere e da cui si lasci governare.

Più tardi la zio spiegherà al nipote la genesi della follia del fratello con queste parole: “… un giorno cominciò a temere che la faccia, la sua faccia, sì, gli scivolasse via, gli scendesse lungo il petto, fino ai piedi per poi perdersi sul pavimento […] non è altro che la paura di perdere la propria identità, la paura di perdere se stessi”.
Numerose volte, anche in compagnia della bella Lucia, Tino risale quelle scale, ormai non più proibite, per osservare il professore (ancora interpretato da Gassman) attraverso lo spioncino. Lo guarda dilettarsi con i suoi giocattoli, fra gatti neri e bambole antiche, avvolto in una vestaglia color porpora. Ascolta le sue risate sguaiate, volgari e lancinanti. Lo vede muovere oscenamente la lingua, tinta di un rosso sangue, o mangiare disgustosamente un’anguria, tagliata con un coltello con cui subito prima ha decapitato una bambola.
In questo film, ad ogni nuova rivelazione segue un nuovo mistero. Così all’interrogativo di che cosa abbia scatenato la follia nel geniale professore, seguono versioni contrastanti da cui nascono nuovi interrogativi. Dopo la presenza misteriosa che abita la soffitta, Tino si trova a dover fare i conti con un altro enigma che alberga nelle ombre di quel palazzo antico. Si tratta di Beba, i cui quaderni insieme con i suoi giocattoli e vestiti sono chiusi in nell’armadio di una stanza che si apre sul palcoscenico del vecchio teatrino, nell’ala abbandonata del palazzo. Beba è una bambina bionda di circa dieci anni. Forse è scomparsa, forse è morta. Ma che lei sia nascosta nel palazzo oppure non ci sia più, poco importa, perché la sua presenza ancora dimora in quella casa ed è la chiave di un mistero.
Ogni domanda ha una risposta.
“Tu ormai sai troppo, per non sapere tutto”, dice Fabio a Tino nel giorno del suo diciannovesimo compleanno.
Le ultime rivelazioni fatte dallo zio al nipote, spingono il giovane ad abbandonare Venezia, a lasciare Lucia e a rinunciare alla pittura.

Anima Persa” è un film molto importante nella carriera di Dino Risi, poiché segna l’abbandono, anche se solo temporaneo, della commedia ironica sul (mal)costume nazionale. Risi continuerà su questa strada nelle sue produzioni successive (“La Stanza del Vescovo” e “Fantasma d’Amore“) con risultati interessanti.
Come “Profumo di Donna“, anche “Anima Persa” si ispira liberamente ad un romanzo di Giovanni Arpino (il primo è tratto da “Il buio e il miele“, il secondo da “Un’anima persa“). La sceneggiatura è scritta a quattro mani dallo stesso Risi con Bernardino Zapponi. Quest’ultimo, che vanta una lunga collaborazione con Fellini (“Roma”, “I Clown”, “Satyricon”, “Il Casanova”, “La Città delle Donne“), ma anche con Mauro Bolognini, Alberto Sordi e con lo stesso Risi, si era già cimentato nella sceneggiatura di alcuni film che erano al confine fra il thriller e l’horror (“Tre Passi nel Delirio” e “Profondo Rosso“). Questa sua esperienza pregressa e riuscitissima è senz’altro stata di valido aiuto a Risi per passare dal genere della commedia a quello del thriller psicologico con venature gotiche, di cui la summa della loro collaborazione sarà “Fantasma d’Amore” (1981).

Il pretenzioso film “Irreversible” del presuntuoso Gaspar Noé (e ce ne vuole di presunzione per paragonarsi al Kubrick di “Arancia Meccanica“), si apre con una frase interessante: “Il tempo distrugge ogni cosa”!
Quasi trent’anni prima lo stesso concetto è enunciato e sviluppato in maniera assai più profonda in “Anima Persa“.
“Gli anni sono come una gomma che tutto cancella. Leggera, invisibile. Piano piano passa sugli occhi, sul naso, sulla bocca e rende tutto sfumato, incerto, confuso. Questa gomma la sento passare e ripassare ogni istante”.
Con queste parole Elisa Stolz cerca di spiegare la ragione del proprio malessere al nipote.
E il tempo ritorna ancora nella follia del professore, che segregato nella soffitta, si circonda di oggetti d’ogni genere fra cui anche macchine da presa, ma non sopporta gli orologi e non ne tollera il ticchettio.
Ed infine l’ambientazione stessa scelta da Risi, che ha voluto spostare l’azione da Torino (così com’è nel romanzo di Arpino) a Venezia. Una città antica, vetusta, che trasmette la memoria di un passato che forse non esiste più benché sia sempre presente fra quei canali e quei ponti.
“Venezia è una vecchia signora dall’alito cattivo”, spiega Fabio Stolz al nipote. Ma più che una vecchia signora, è una città logorata dal tempo, che, nonostante il trascorrere inarrestabile dei secoli, cerca di non perdere la propria identità, di mantenere un volto immutato, senza rughe né cancellature. È una città decadente, così come è decadente il palazzo degli Stolz; così come è decadente la loro stessa esistenza.
Venezia è anche la città del carnevale. Una città abituata ad indossare una maschera per celare la sua vera natura. Tutto ciò che alla luce del giorno appare in un modo, nel buio della notte diventa qualcos’altro, fin quando la luce dell’alba ritorna sulla laguna, spezzando ogni incantesimo.

Dino Risi ha saputo cogliere e sviluppare gli elementi del thriller, regalandoci un film carico di tensione e valorizzato da una delle più interessanti interpretazioni di Vittorio Gassman. È un film a tinte forti, torbido ed enigmatico, altamente metaforico. Tutta la pellicola è permeata da un violenza sottile, sottintesa, che striscia di sequenza in sequenza senza mai esplicitarsi a livello visivo. Una violenza psicologica assai lontana da quella palese e spesso grottesca che si trova generalmente nei thriller. Una violenza che si manifesta negli sguardi, nei cambiamenti della modulazione della voce, nella scelta delle inquadrature e naturalmente nelle sconcertanti rivelazioni di cui Tino diventa l’involontario testimone. Il regista, infatti, gioca con le luci e con le ombre, con la lucidità e la follia, immergendoci in una realtà dove niente è così semplice come appare.
Vi sono alcuni memorabili primi piani di Gassman, che viene inquadrato dal mento all’attaccatura dei capelli. Nel suo sguardo severo, penetrante e accusatore, nella sua bocca torta verso il basso, quasi in segno di disprezzo, la macchina da presa immortala questo eterno gioco luce-ombra, chiaro-scuro. La brama di vivere e l’odio verso la vita. Il desiderio di volersi raccontare, ma il fastidio di vedersi scoprire. Come se il testimone della nostra vita fosse sia colui che le dà valore e le conferisce il dono della memoria, sia un ladro che s’impossessa della nostra intimità. Un film di dualismi, dunque. Vecchiaia e giovinezza; innocenza e peccato; rigida moralità e scellerata follia; desiderio e perdizione; amore e distruzione. Tutto qui è doppio; non esiste una realtà senza il proprio opposto, come le famigerate due facce della stessa medaglia, come il classico tema letterario del doppelganger. Quasi una rielaborazione moderna del racconto gotico “William Wilson” di Edgar Allan Poe, pubblicato per la prima volta nel 1839 e già (mal)portato sullo schermo da Louis Malle nel sopraccitato “Tre Passi nel Delirio“.
Al tempo stesso, come già accennato all’inizio, questa è una storia che attende un testimone che la scopra e che possa raccontarla. Non vi sono segreti che desiderino restare tali. È una vita che vuole manifestarsi nella sua sconcertante interezza.

Ponte Morandi, Autostrade: “Convinti di aver rispettato gli obblighi”

Il cda della società si è riunito in mattinata per rispondere al Mit che vuole revocare la concessione: “Confermato il proprio convincimento in merito al puntuale adempimento degli obblighi concessori da parte della Società”


MILANO – Autostrade per l’Italia resta convinta di non aver mancato alcun obbligo prescritto dalla concessione che la lega al Ministero delle infrastrutture, anche per quanto riguarda il tratto genovese del Ponte Morandi, tragicamente crollato a metà agosto con la morte di 43 persone.

A mettere nero su bianco la posizione della controllata di Atlantia, società della famiglia Benetton, è stato il consiglio di amministrazione che si è svolto nella mattinata sotto la presidenza di Fabio Cerchiai. L’organo amministrativo aveva sul tavolo la lettera del Mit che ha avviato l’iter per la revoca della concessione. Autostrade “ha preso atto degli elementi di confutazione alla lettera del Ministero delle Infrastrutture datata 16 agosto 2018 predisposti dalle strutture tecniche della Società ed ha confermato il proprio convincimento in merito al puntuale adempimento degli obblighi concessori da parte della Società”. Non si specifica oltre sulla natura della risposta che verrà recapitata alla struttura di Toninelli, se non che “la lettera di riscontro ed i relativi allegati saranno inviati al Ministero nel termine assegnato”, ovvero domani.

l termine della riunione, una nota ufficiale ha fatto presente che i consiglieri si sono aggiornati – “nelle more degli esiti degli accertamenti in corso relativi al crollo del viadotto Polcevera” – sulle iniziative per la popolazione. “In particolare, gli aiuti alle famiglie colpite che hanno interessato più di 200 nuclei familiari, le iniziative di ripristino della viabilità cittadina, le ulteriori iniziative di agevolazione del pedaggio e l’avanzamento del progetto di demolizione e ricostruzione del ponte”. Autostrade ha sottolineato che “il Consiglio ed il Collegio Sindacale hanno rinnovato il proprio cordoglio per le vittime, il dolore per i feriti e la vicinanza all’intera comunità genovese ed alle Istituzioni”.

Soltanto ieri i vertici delle Autostrade avevano incontrato il commissario Toti e le istituzioni liguri per fare il punto sul piano di demolizione e ricostruzione del viadotto Polcevera. Un progetto nel quale potrebbero rientrare Fincantieri per la parte di realizzazione del nuovo ponte d’acciaio e Renzo Piano come super-architetto in grado di “donare” la rinascita dell’area alla sua città. Il governatore ligure ha detto ieri che la demolizione avverrà “entro 30 giorni” e chiesto una legge speciale al governo, mentre i vertici della società hanno detto di avere più opzioni per la riscostruzione, intanto hanno esteso la gratuità dei pedaggi nell’area.

Del caso aveva parlato in mattinata il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, durante la festa del Fatto Quotidiano: “Sulla revoca delle concessioni bisogna andare dritto per dritto. C’è una procedura già avviata, a tutti si concede il diritto di difesa, avranno pochi giorni per rispondere e poi si deciderà”. Nonostante quel che sostiene Autostrade, per Giorgetti quello che è accaduto a Genova “è talmente eclatante che, a mio giudizio, non capisco come non possa essere ritenuta responsabile anche la società Autostrade, oltre a chi doveva vigilare”. Divergente dal M5s invece l’opinione sulla nazionalizzazione: “Onestamente esprimo dubbi che l’Anas abbia le strutture tecniche e le capacità per fare cose del genere”.

Google-Mastercard, accordo segreto per scambiarsi i dati sui clienti

MILANO – Un nuovo scandalo sull’uso dei dati degli utenti da parte di un colosso del web rischia di esplodere: Google e Mastercard avrebbero concluso un accordo segreto che avrebbe permesso alla società di Mountain View e ai suoi inserzionisti di tracciare le vendite al dettaglio, quindi “offline”: oltre due miliardi di operazioni di consumatori Usa.

Google – secondo Bloomberg – avrebbe pagato milioni di dollari per avere i dati da Mastercard e le due società avrebbero discusso anche la divisione di una parte dei guadagni, secondo persone che hanno lavorato all’intesa.

Se l’accordo fosse vero (le due compagnie non ne hanno mai parlato pubblicamente), la maggior parte dei possessori di Mastercard sarebbe stata inconsapevole di questo tracciamento, fa notare Bloomberg. Lo scorso anno Google ha annunciato un servizio chiamato “Store Sales Measurement” spiegando di avere accesso ad “approssimativamente il 70%” delle carte di debito e credito Usa attraverso dei partner, senza menzionarli.

Il motore di ricerca ha precisato in una nota la sua posizione: “Prima di lanciare questo prodotto in versione beta lo scorso anno, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di crittografia in doppio cieco che impedisce sia a Google sia ai nostri partner di visualizzare le informazioni personali identificabili degli utenti. Non abbiamo accesso a nessuna informazione personale dalle carte di credito e di debito dei nostri partner, né condividiamo alcuna informazione personale con i nostri partner. Gli utenti Google possono fare opt out in qualsiasi momento utilizzando gli strumenti gestione Attività Web e App”.

La vicenda ancora una volta solleva questioni di privacy: “Le persone non si aspettano che le cose comprate nei negozi fisici siano collegate a quelle comprate online, non c’è abbastanza informazione ai consumatori su cosa stanno facendo e che diritti hanno”, spiega Christine Bannan, dell’Electronic Privacy Information Center (EPIC). Qualche settimana fa Unicredit ha interrotto le interazioni con Facebook giudicando il social network “non etico”.

Elisa Isoardi affascina al Festival di Venezia: sexy e cena con Salvini

Il primo film presentato al Festival di Venezia è ‘First Man’ anticipato dall’arrivo e dal bagno di folla del protagonista Ryan Gosling, ma in serata durante il red carpet ad avere tutti gli occhi puntati addosso è stata Elisa Isoardi. Una visione che ha incantato e ammutolito i fotografi, abbagliati dalla sensualità del vedo non vedo e dall’eleganza sfoggiata dalla conduttrice de La Prova del Cuoco: l’abito lungo blu petrolio di Elisabetta Franchi, ricoperto da ricami di paillettes e con spacco vertiginoso passibile di incidente hot per fortuna evitato, è stato il vero protagonista della serata inaugurale della mostra. Il compagno l’ha raggiunta in serata e dopo aver fatto capolino in un noto ristorante della laguna, hanno proseguito la serata alla cena inaugurale offerta, come da tradizione, dalla Biennale sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior.

Pendolari gratis sui bus, è già caos. Regione contro Trenitalia

Primi disservizi, code anche oggi, l’assessore ai trasporti Donini attacca. Ecco come i viaggiatori in treno possono avere i biglietti gratuiti per gli autobus in 13 città dell’Emilia Romagna


BOLOGNA File anche questa mattina in stazione a Bologna per richiedere la carta unica di Trenitalia, ovvero l’abbonamento ferroviario che permette di viaggiare gratis sugli autobus delle 13 principali città dell’emilia-romagna e che entrerà in vigore da dopodomani, sabato 1 settembre. Nel piazzale ovest, al centro assistenza di trenitalia, l’unico sportello dedicato al rilascio della tessera appare ingolfato.

“Era prevedibile che ci sarebbe stata una corsa in questi giorni alle biglietterie per la sottoscrizione degli abbonamenti e per ottenere informazioni in merito a questa iniziativa”. L’assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Donini, parla di “disservizi” con “irritazione” dopo segnalazioni di pendolari alle biglietterie di Trenitalia per il nuovo abbonamento ferroviario “Mi muovo anche in città” .
“Trenitalia metta in campo da subito – sottolinea l’assessore – una organizzazione adeguata per porre rimedio ai disagi denunciati dai pendolari e lo faccia in tempi rapidissimi, assicurando così il buon esito della manovra di integrazione tariffaria che, dall’1 settembre, permetterà a tutti gli abbonati ferroviari di viaggiare gratuitamente sugli autobus urbani. È un’operazione strategica per la Regione Emilia-Romagna – conclude Donini – per la quale abbiamo stanziato oltre 6 milioni: permetterà a oltre 60.000 cittadini, in particolare studenti e lavoratori, un risparmio fino a 180 euro l’anno”.

COME FUNZIONA “Per ottenere la carta è necessario compilare un modulo (scaricabile anche on line su trenitalia.com – sezione Trasporto regionale Emilia Romagna), allegare una foto tessera ed esibire un documento di identità valido. Una volta ottenuta, sarà possibile acquistare e ricaricare l’abbonamento presso una qualunque biglietteria ferroviaria o self service Trenitalia dell’Emilia Romagna. Tutte le biglietterie sono preparate per il massimo supporto all’acquisto”. Lo sottolinea Trenitalia in una nota, in vista dell’avvio del nuovo abbonamento ferroviario che in Emilia-Romagna permette il bus gratuito in 13 città. Lo stesso abbonamento può comunque essere caricato anche sulla carta “Mi muovo”.

“Le caratteristiche del nuovo abbonamento e le modalità di acquisto – spiega  ancora Trenitalia – sono state oggetto di un incontro con i rappresentanti del Comitato dei Pendolari dell’Emilia Romagna all’inizio del mese di agosto. Per usufruire di questa opportunità è necessario essere in possesso della Carta Unica Emilia Romagna di Trenitalia in distribuzione già dal mese di aprile, sulla quale sarà caricato il nuovo abbonamento integrato ferro/gomma. Unica Emilia Romagna è rilasciata nelle 13 stazioni interessate dall’integrazione tariffaria.

A Bologna è attivo uno sportello dedicato presso l’Assistenza Clienti di Trenitalia, nell’ala Ovest della stazione centrale di superficie, aperto dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 20.45 e che rimarrà operativo anche in questo fine settimana. Un altro sportello dedicato è presente nella stazione di Reggio Emilia dal lunedì al venerdì dalle 7.00 alle 10.00 e dalle 14.30 alle 19.00. Nelle altre stazioni il rilascio avviene presso le biglietterie, negli orari e giorni di apertura, con ulteriore potenziamento previsto per tutto il mese di settembre. Per agevolare gli abbonati mensili che non hanno ancora richiesto la Carta Unica, Trenitalia e Regione Emilia Romagna hanno concordato inoltre un periodo transitorio (fino a dicembre 2018) in cui sarà possibile acquistare l’abbonamento integrato Mi Muovo anche in Città anche su supporto cartaceo, in attesa della Carta Unica, nelle 23 biglietterie Trenitalia della regione e in tutti i punti vendita di Trenitalia aderenti ai circuiti Sisal, Lottomatica e Tabaccai”.

Rimini, sarà revocato il permesso di soggiorno del bengalese accusato di violenza sessuale

Vittima una turista danese. Il venditore di rose aveva già tre denunce per fatti simili


RIMINI – Di fronte a un nuovo episodio di violenza sessuale che vede accusato un venditore di rose del Bangladesh, con già tre denunce alle spalle per episodi simili, la reazione del Comune di Rimini – oltre alla solidarietà alla vittima – è stata chiedersi “perché era ancora libero”. La questura di Roma ha attivato la procedura per revocare il permesso di soggiorno al bengalese. L’episodio denunciato da una turista danese – aggredita mentre all’alba rientrava verso il suo albergo – risale alla notte tra domenica e lunedì.

L’indirizzo romano al quale lo straniero è domiciliato risulta falso e sono in corso accertamenti sul suo presunto datore di lavoro, un connazionale. La revoca del permesso di soggiorno sarà notificata in carcere. La questura di Rimini procederà poi con la notifica dell’espulsione che sarà seguita dal rimpatrio, una volta ultimato l’iter giudiziario.

Bologna, non solo cani: abbandonata anche una coppia di pitoni

Trovati nella loro teca in un cantiere, e portati al centro di Monte Adone. Il mistero dei cigni di Monteveglio


BOLOGNA – Non soltanto micetti nati da pochi giorni. Non solo cagnolini prima acquistati e poi lasciati davanti a un cimitero come fossero cartaccia di cui liberarsi. Capita che a essere abbandonata, sul finire dell’estate e in pieno centro storico, sia una coppia di pitoni, con tutta la loro teca. Sporca, in condizioni davvero pessime, con i serpenti che strisciavano accanto alla loro muta.

A prendersi cura di questi esemplari è ora il Centro tutela e ricerca fauna selvatica ed esotica di Monte Adone. La teca è stata trovata ieri mattina all’interno di un cantiere edile in via delle Chiudare, zona porta Castiglione. Uno degli operai ha contattato i vigili, che hanno chiesto l’intervento del centro che si è precipitato in città.

Cresce così la popolazione di rettili ospitati al Centro: sono già presenti un pitone albino, “che occupa un intero soppalco ed è anche aggressivo”, spiega la signora Mirca, e un boa constrictor. La speranza dei gestori e dei volontari del centro è che oltre a risalire al proprietario che li ha abbandonati – dopo averli mantenuti in condizioni igieniche al limite –  la Forestale possa trovare presto una soluzione diversa per loro. Un luogo dove possano essere trasferiti.

Bologna, non solo cani: abbandonata anche una coppia di pitoni

Uno dei cigni vaganti a Monteveglio

Quella di ieri è stata una giornata di ingressi al Centro di Sasso Marconi. Sono arrivati anche due cigni domestici, attorno ai quali aleggia un mistero. Il primo è stato notato da alcuni cittadini in un parcheggio a Monteveglio, vicino a una scuola: lo staff di Monte Adone è andato a prenderlo. Poco dopo al centro è stato portato un altro esemplare, sempre notato nella stessa zona. I due esemplari hanno l’anella, quindi probabilmente provengono da un allevamento, o forse da due posti distinti visto che le anelle sono differenti. Il centro di Monte Adone lancia un appello: se qualcuno li ha persi, contatti direttamente la struttura. Nel frattempo i due bei esemplari di cigno vengono accuditi e sfamati.

Bologna, la polizia ritrova il computer del bimbo disabile

Era stato rubato a scuola, il calciatore Verratti aveva risposto all’appello del padre


BOLOGNA – La polizia è riuscita a recuperare il computer del piccolo bimbo disabile, rubato nella scuola Giordani di Bologna. La vicenda aveva commosso tutta l’Italia, inducendo il campione azzurro Marco Verratti a fare una donazione per permettere all’Istituto scolastico di riacquistare la strumentazione sottratta. La polizia dal giorno in cui era stato scoperto il furto, ha avviato le indagini per far si che il bimbo potesse iniziare il nuovo anno scolastico.

Sul computer rubato era, infatti, istallato un particolare programma che consente al piccolo di 9 anni, affetto da una grave patologia, di frequentare la quarta elementare, comunicando con insegnanti e compagni di classe. Questa mattina, presso la Questura di Bologna, il dirigente della Squadra Mobile, Luca Armeni, alla presenza del papà, ha riconsegnato il computer alla Direttrice Scolastica e alla maestra di sostegno.