Trans Milano: I giorni difficili delle lavoratrici del sesso

An

Non riesco ad arrivare alla fine del mese e per la prima volta nella mia vita sono andata a mangiare alla Caritas. Spero che il 14 aprile finisca questa emergenza, anche se poi quello che mi aspetta è sempre la strada”. Gabriella, 32 anni, è una delle trans che a Napoli si prostituiscono per vivere. Paga 300 euro al mese di affitto e per via delle restrizioni imposte dal governo Conte contro il coronavirus è costretta come tutti a rimanere a casa. “Faccio questo lavoro da otto anni, ho cercato altri impieghi, ma nessuno mi ha mai dato una possibilità. Non ho scelta: qui non si assumono trans, siamo discriminate. Certo, non mi piace quello che faccio, sono stata aggredita e rapinata più volte, ma almeno prima della pandemia riuscivo a sopravvivere. Adesso, quando vado in giro, tutti mi evitano come se fossi infetta, come se noi trans fossimo automaticamente delle prostitute e quindi veicolo del virus”.

Essere lavoratrici e lavoratori del sesso nei giorni dell’emergenza del coronavirus non è facile. Pochissime ragazze vanno ancora in strada, visti i rischi di essere denunciate e di contrarre il Covid-19, e in tante non sanno come arrivare a fine mese: non hanno abbastanza soldi per pagare l’affitto o per fare la spesa, e alcune hanno anche dei figli a carico. “La situazione è tragica: pochi giorni fa ci è stato segnalato un caso di quattro ragazze nigeriane vittime di tratta rimaste chiuse in casa senza cibo, perché la madame non vuole farle uscire per paura che si ammalino”, racconta Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus, portavoce della Piattaforma nazionale antitratta.

“Le prostitute nigeriane sono totalmente sparite dalla strada: sono fragilissime, spesso non sanno leggere e scrivere, non sanno accedere a strumenti online e non hanno clienti fissi che le cercano. E così non riescono a guadagnare nulla: non ripagano il debito, ma più di tutto non hanno i soldi neanche per mangiare. Diversa è la situazione delle ragazze dell’est, che spesso hanno un ‘protettore’: alcune di loro sono obbligate ad andare in strada anche adesso, mettendo a rischio loro stesse e i clienti. Infine ci sono le prostitute cinesi: anche loro hanno ricevuto l’ordine di stare in casa e di non avere contatti con gli italiani, che ora sono considerati infetti”.

Senza aiuti
Per guadagnare qualche euro, alcune mantengono i contatti telefonici con i clienti: li ricevono a casa, a loro rischio e pericolo, o fanno videochiamate a pagamento. Chi ha più dimestichezza con la tecnologia online si iscrive a siti di incontri e piattaforme dove lavorare attraverso le webcam. “La situazione cambia da ragazza a ragazza”, spiega Morniroli. “Alcune sono più indipendenti, altre fanno molta fatica. In questo momento ci sarebbe bisogno di una misura di sostegno al reddito per chi aveva un lavoro precario, saltuario, in nero, o per chi il lavoro non ce l’aveva, altrimenti queste persone finiranno per sentirsi abbandonate dalle istituzioni”.

La prostituzione in Italia non è illegale, ma neanche legalmente riconosciuta: per questo, le lavoratrici e i lavoratori del sesso non possono avere accesso ad ammortizzatori sociali né ad aiuti economici. “Le misure restrittive contro il contagio hanno colpito anche i lavoratori del sesso”, spiega Pia Covre, ex prostituta e fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute. “Mentre nei paesi dove il lavoro sessuale è riconosciuto come lavoro i governi possono mettere in campo degli aiuti economici, in Italia l’emergenza in cui si trovano queste persone sarà totalmente ignorata. In più, quasi tutte le unità di strada hanno interrotto le attività e operano solo telefonicamente: molte ragazze finiscono per rivolgersi alla Caritas o alle banche alimentari per chiedere aiuto”.
In tutta Europa, le associazioni chiedono ai governi aiuti anche per questa categoria
Jana, 51 anni, due figli, è quella che si definisce una “prostituta consapevole”. Vive a Bologna, dove da sei anni si prostituisce nel suo appartamento. In questo momento però ha tolto tutti gli annunci online, per non diventare veicolo della malattia e per paura di eventuali controlli. “Il rischio di una sanzione o di un procedimento penale è altissimo”, racconta. “Il mio timore è che un uomo mi contatti e che poi si presenti la polizia. Certo, guadagnare mi farebbe comodo, ma ho la fortuna di aver messo da parte abbastanza, e poi ho alcuni amici che mi aiutano. Tante colleghe invece sono in una situazione di tale difficoltà che non hanno scelta: siamo libere professioniste e doniamo amore, ma lo facciamo senza nessuna garanzia. Il nostro mestiere non è tutelato”.

In tutta Europa, le associazioni per i diritti di lavoratrici e lavoratori del sesso chiedono che i governi includano nelle manovre di sostegno all’economia anche questa categoria. In Italia, il Comitato per i diritti civili delle prostitute ha lanciato una petizione per chiedere aiuti economici, mentre in Irlanda la Sex workers alliance ha attivato un crowfunding per sostenere chi lavora nel settore, raccogliendo finora più di 13mila euro. Anche in Francia il Syndicat du travail sexuel si sta battendo affinché le prostitute siano tutelate in questa emergenza, e sul sito ha pubblicato un decalogo per chi non può permettersi di smettere di lavorare: tra le precauzioni c’è quella di disinfettarsi le mani prima e dopo il rapporto, rifiutare clienti che presentano sintomi influenzali ed evitare ogni contatto con la saliva.

Chi ce la fa e chi no
Non tutte le lavoratrici e i lavoratori del sesso sono però colpiti allo stesso modo dalla quarantena. “Il Covid-19 è apparentemente molto democratico e non fa distinzioni tra poveri e ricchi”, spiega Porpora Marcasciano, presidente del Movimento identità transessuale (Mit). “La verità però è che i più fragili si ritrovano ancora più esposti alle intemperie della precarietà, mentre chi prima guadagnava bene riesce in qualche modo a cavarsela”.

È il caso di alcune escort e gigolò che lavorano nel settore della “prostituzione di lusso”. Tra loro c’è Roberto Dolce, in arte Roy Gigolò, uno dei più conosciuti in Italia. Marchigiano d’origine, Dolce lavora in nove città, da Milano a Roma, da Napoli a Torino. “Ho iniziato vent’anni fa: facevo lo spogliarellista in discoteca, quando una donna mi ha pagato semplicemente per far ingelosire suo marito. Allora ho capito che poteva diventare una professione”. Dolce guadagna in media diecimila euro al mese, a volte anche di più. In questo periodo non sta lavorando e ne approfitta per rifare il suo sito: “Per fortuna ho dei soldi da parte, sono in una situazione privilegiata”.
L’ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICITÀ
Anche Manuela, 29 anni, di Bologna, ha dovuto modificare il suo stile di vita a causa della pandemia: “Preferisco non ricevere i clienti a casa: organizzo solo videochiamate erotiche a pagamento”. Manuela prima lavorava in un’azienda, aveva un buono stipendio, ma voleva una vita diversa: “Ho provato a mettere un annuncio su un sito di incontri, e da lì è cominciato tutto. In media il guadagno è alto e anche in questo periodo non faccio fatica a vivere, anche se gli introiti sono calati. Certo, mi piacerebbe essere considerata come ogni altra libera professionista”.

La pandemia, come è successo per altre categorie di lavoratori, ha svelato disuguaglianze e fragilità. L’unica possibilità di mettersi in regola per chi fa un lavoro sessuale è aprire una partita iva, dicendo di essere massaggiatrici o lavoratrici del settore del benessere. Chi ha detto esplicitamente di fare un lavoro sessuale ha ricevuto sempre la stessa risposta: non è un settore regolamentato, quindi niente partita iva. “E così siamo state tagliate fuori anche in questa emergenza”, conclude Manuela.

nunci Trans Bari
Annunci Trans Bergamo
Annunci Trans Bologna
Annunci Trans Brescia
Annunci Trans Cagliari
Annunci Trans Catania
Annunci Trans Ferrara
Annunci Trans Firenze
Annunci Trans Foggia
Annunci Trans Forlì
Annunci Trans Genova
Annunci Trans Latina
Annunci Trans Lecce
Annunci Trans Messina
Annunci Trans Milano
Annunci Trans Modena
Annunci Trans Monza
Annunci Trans Napoli
Annunci Trans Padova
Annunci Trans Palermo
Annunci Trans Parma
Annunci Trans Perugia
Annunci Trans Piacenza
Annunci Trans Prato
Annunci Trans Ravenna
Annunci Trans Reggio Calabria
Annunci Trans Reggio Emilia
Annunci Trans Rimini
Annunci Trans Roma
Annunci Trans Salerno
Annunci Trans Sassari
Annunci Trans Siracusa
Annunci Trans Taranto
Annunci Trans Torino
Annunci Trans Trento
Annunci Trans Trieste
Annunci Trans Udine
Annunci Trans Venezia
Annunci Trans Verona

Coronavirus Milano dai supermarket agli artigiani per le emergenze tutti i numeri utili

La maggior parte delle attività commerciali ha chiuso i battenti a causa delle misure per limitare la diffusione del coronavirus. Restano però aperte quelle che garantiscono i servizi essenziali per i cittadini e numerose consegnano la merce a domicilio. Il Comune a questo proposito ha pubblicato una mappa interattiva nel suo sito (vai alla mappa).  Di seguito i negozi che restano aperti e ricevono i clienti.

Coronavirus, i supermercati aperti a Milano

Esselunga (fino al 3 aprile) dal lunedì al sabato lavora dalle 7.30 alle 20. La domenica dalle 8 alle 15. Carrefour dal lunedì al sabato aperto dalle 7.30 alle 19. La domenica dalle 8.30 alle 15. Coop (fino al 12 aprile) lavora dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20. Resta chiusa di domenica. Pam-Panorama dal lunedì al sabato aperto dalle 8.30 alle 20. La domenica dalle 8.30 alle 15. Conad lavora dal lunedì al sabato. Lidl è aperto dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19. La domenica dalle 8.30 alle 13.

Coronavirus, le iniziative nei supermercati di Milano

Si moltiplicano le iniziative dei supermercati a supporto delle famiglie. Coop Lombardia da lunedì propone CoD@Casa, che permette di prenotare online l’ora in cui fare la spesa per evitare la fila. L’iniziativa sarà sperimenta da lunedì in 5 negozi di Milano: l’Ipercoop di piazza Lodi, Bonola e Baggio e i superstore di Arona e Palmanova. Il servizio è facile da utilizzare: si accede al sito del negozio, ci si registra, si sceglie la fascia oraria (il numero di posti a disposizione è limitato) e si ottiene una ricevuta da mostrare all’ingresso, anche dal cellulare. Esselunga, invece, potenzia con uno sconto del 15% sulla spesa totale i buoni distribuiti dai Comuni e istituisce una corsia preferenziale, con priorità di ingresso e una cassa dedicata, per i clienti over 65, disabili e donne in gravidanza. Il servizio si aggiunge a quello riservato a volontari e personale sanitario, attuato anche da Carrefour, che dalle 7.30 alle 8.30 riserva l’ingresso prioritario agli over 60.

Coronavirus, un sito per monitorare le code al supermercato

Il sito FilaIndiana.it è la piattaforma che permette di monitorare le persone che si trovano in coda fuori dai supermercati e, quindi, il tempo di attesa stimato per poter entrare.

Coronavirus, la spesa a domicilio

Da Carrefour express via Edolo 26: telefono 338 72 54 499; via Grossich 3: telefono 366 75 47 254; via Gianella 21: telefono 388 72 54 499; via Sismondi 35: telefono 366 69 96247. Si può ordinare la spesa al telefono, scegliendo su un catalogo con ottanta prodotti di prima necessità, e riceverla a casa al massimo entro la mattina successiva. Il servizio è riservato ai cittadini che abbiamo più di sessant’anni.

Coronavirus, la Cineteca di Milano “apre” l’archivio online

Un regalo a tutti gli amanti del cinema e non solo, per rendere meno pesante l’isolamento imposto dal coronavirus. La Cineteca di Milano ha messo a disposizione, in streaming gratuito, gli oltre 500 film presenti nel suo archivio. Grandi classici per adulti e ragazzi, in bianco e nero o a colori, con un “calendario” in continuo aggiornamento e la programmazione presentata quotidianamente sulla pagina facebook, con tanto di consigli per la scelta delle pellicole. Per accedere all’archivio dei film basta registrarsi sul sito (https://www.cinetecamilano.it/).

Coronavirus, gli artigiani da chiamare per le emergenze

L’ordinanza regionale del 21 marzo ha stoppato i cantieri e le attività di manutenzione rinviabili, che a Milano equivale a fermare oltre 3.300 imprese di impiantisti (tra elettricisti, idraulici e ascensoristi), senza considerare quelle che ogni giorno arrivavano dalle altre province per lavorare. Il provvedimento, però, consente agli artigiani di “uscire” per servizi “inderogabili”, quindi per garantire ai cittadini l’intervento in caso di urgenza. Così, considerando solo le imprese artigiane (adatte a rispondere a singole chiamate), in città – secondo Confartigianato Lombardia – ci sono 1.010 elettricisti, 681 idraulici e 36 ascensoristi. Per individuare il professionista più vicino si può usare la funzione “ricerca impiantisti” sul sito della Camera di Commercio di Milano. (https://www.milomb.camcom.it/ricerca-impiantisti)

Coronavirus, i negozi di prodotti per la stampa a Milano

Didattica a distanza e smart working, senza considerare la necessità di munirsi dell’autocertificazione per spostarsi all’esterno, rendono le stampanti di casa strumenti preziosi. Per questo tra i negozi che possono rimanere aperti sono inclusi quelli che vendono cartucce, toner e altro materiale per la stampa. Alcune attività si sono organizzate anche per fare la consegna a domicilio e nella mappa del Comune, nella categoria “altro”, ne sono segnalate almeno cinque.

Coronavirus, le pescherie aperte a Milano

A Milano le pescherie sono una decina e tutte stanno lavorando. L’obbligo di rimanere in casa, infatti, porta le persone a cucinare piatti più elaborati, così le richieste di pesce aumentano. “Chi acquista in negozio non ha cambiato le sue abitudini, mentre i tanti che ordinano a domicilio comprano più prodotti e li congelano” spiega Angelo Valentini, consigliere di Assofood Confcommercio, che nella sua pescheria ha visto quadruplicare le richieste di consegna a casa dei clienti.

Coronavirus, i ristoranti a domicilio

Nella sua mappa interattiva il Comune di Milano permette ai cittadini di individuare le attività commerciali che consegnano a domicilio i prodotti di prima necessità più vicine alla loro abitazione. Foodys.it, Glovo, Deliveroo, JustEat, UberEats sono tra le società più utilizzate per la consegna di cibo a domicilio.

Coronavirus, i negozi di ortofrutta aperti a Milano

Tutti gli oltre 100 negozi di ortofrutta di Milano sono al lavoro e il 90 per cento effettua consegne a domicilio. “L’obbligo di rimanere a casa – spiega Gianluigi Zaffaroni, presidente dei dettaglianti ortofrutticoli di Confcommercio – spinge le persone a dedicarsi di più alla cucina. Per questo aumentano le richieste di prodotti, soprattutto verdure, che di solito sono acquistati di meno perché necessitano di lavorazioni lunghe. E cresce l’attenzione per la qualità”.

Coronavirus, le macellerie aperte a Milano

Tutte le 80 macellerie presenti a Milano continuano a lavorare. In quanto alimentari, infatti, non hanno subito restrizioni. È cambiato però il modo di fare la spesa, spiegano dall’Associazione macellai di Confcommercio: “Si compra di più con meno frequenza e aumentano le richieste per la consegna a domicilio”. Alcune attività prevedevano già questo servizio, altre si sono organizzate di recente: nella mappa interattiva del Comune ne sono segnalate più di venti.

Coronavirus, le panetterie aperte a Milano

Tutti i 120 panifici dell’Associazione panificatori di Confcommercio Milano lavorano. Il 10 per cento, che ha deciso l’attività al pubblico, infatti, continua a consegnare a domicilio. Servizio, questo, fornito da 52 negozi in città. Oltre al pane, il prodotto che va per la maggiore, nei forni si vendono anche dolci, comprese le colombe pasquali. Il consiglio è di contattare il proprio panettiere di fiducia, che potrebbe già consegnare a domicilio, o consultare la mappa del Comune.

Coronavirus, le enoteche che consegnano a domicilio

A Milano le enoteche sono circa 50 e la metà effettua la consegna a domicilio. “Si tratta di un servizio già previsto, soprattutto sotto le feste, ma ora le richieste sono moltissime”, spiega Massimo Malfassi, vicepresidente di Assofood Confcommercio Milano, che nella sua enoteca riceve circa 60 chiamate di clienti al giorno. Per il momento non ci sono limiti alla scelta, poiché le “cantine” sono piuttosto fornite. Alcune enoteche sono segnalate anche nella mappa del Comune.

Coronavirus, i negozi di caffè che consegnano a domicilio

Non potersi fermare al bar di fiducia non impedisce di prendere un buon caffè. Sono molti i negozi specializzati nella vendita di caffè, cialde, capsule e prodotti affini ad essersi organizzati per consegnare a domicilio. La mappa interattiva del Comune segnala diversi negozi, da La Bottega del caffè, in zona Chiesa Rossa, a La Cialdina, passando per Matic e la storica Torrefazione Hodeidah, solo per citarne alcuni. Si ordina online, al telefono o via mail.

Coronavirus, le lavanderie aperte a Milano

In questi giorni d’emergenza è aperto il 30 per cento delle circa 2.000 lavanderie del Milanese. Il lavoro è drasticamente calato, sia per le limitazioni alla circolazione sia perché stando a casa le persone hanno meno bisogno della tintoria. Due negozi su dieci lavoravano già con il servizio a domicilio, ora, però, “anche altre attività si sono organizzate per ritirare e riconsegnare il materiale, per venire in contro ai clienti” spiega Gabriella Platè, presidente di Assosecco.

Coronavirus, le farmacie aperte a Milano

Le farmacie restano aperte, al servizio dei cittadini. A Milano, stando ai dati forniti da Federfarma, ce ne sono 436. Di queste una quindicina lavora abitualmente con orario continuato, mentre le altre continuano a seguire l’orario canonico. Per far fronte all’emergenza coronavirus Federfarma e il comitato regionale Lombardia della Croce Rossa hanno creato CRIProntofarmaco. Chi ha più di 65 anni, non è autosufficiente o si trova in quarantena può chiamare (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19) lo 02 3883350 per ricevere le medicine a casa. L’elenco delle farmacie è disponibile sull’app La tua farmacia e sul sito federmarmamilano.it (https://www.federfarmamilano.it/elenco_farmacie.asp)

Coronavirus, i benzinai aperti a Milano

I circa 280 distributori di carburante presenti a Milano sono tutti al lavoro, “anche se – spiegano da Figisc Anisa, Sindacato provinciale gestori impianti stradali carburanti – gli introiti sono calati del 90 per cento”. E in città la situazione è peggiore che in provincia, poiché il traffico veicolare è quasi azzerato e non ci sono i trasporti pesanti. Pesa anche la chiusura degli autolavaggi. I distributori seguono il normale orario di lavoro dalle 7 alle 19.

Coronavirus, i negozi di elettronica aperti a Milano

I piccoli negozi di elettronica nel Milanese sono una settantina e circa la metà è aperta. Secondo le disposizioni possono continuare a lavorare le attività non specializzate, per rispondere ai bisogni dei cittadini, dall’acquisto di lampadine all’assistenza per tv o altri apparecchi. “Si tratta di negozi di vicinato – spiega Pietro Buscemi, presidente di Assomultimedia -. Tra quelli chiusi molti hanno lasciato ai clienti i propri contatti e forniscono consigli al telefono”.

Coronavirus, le officine aperte a Milano

Officine e gommisti, secondo quanto previsto dal decreto del governo, possono rimanere aperti. Lo stop al traffico e la difficoltà di reperire i pezzi, però, hanno drasticamente ridotto il lavoro, che per molte attività riguarda le “uscite per emergenza”, spesso per intervenire su auto con la batteria scarica.

Coronavirus, le edicole aperte a Milano

Delle 380 edicole presenti a Milano circa 300 continuano a lavorare. Sempre più attività, per venire in contro alle esigenze dei lettori, si sono organizzate per consegnare giornali e riviste a domicilio. La posizione delle oltre 50 edicole che effettuano questo servizio si individua sulla mappa interattiva realizzata dal Comune (vai alla mappa).

Coronavirus, le librerie che consegnano a domicilio

Le misure adottate per contrastare il coronavirus hanno imposto la chiusura delle librerie, ma i librai indipendenti non hanno abbandonato i loro lettori. In molti si sono organizzati per raggiungerli con consigli di lettura sui social e per consegnare a domicilio i volumi ordinati online. Lo fanno, per esempio, Il covo della ladra e Isola Libri. Tra le iniziative più strutturate c’è Libri da asporto, ideata da NW, società di consulenza e marketing editoriale, che permette alle piccole librerie indipendenti di spedire gratuitamente (i costi sono coperti da fondi degli editori) i volumi. Al progetto aderiscono vari negozi milanesi, qui la lista completa. libridaasporto.it

Coronavirus, le tabaccherie aperte a Milano

Alcuni dei 1.100 tabaccai di Milano hanno abbassato le saracinesche. Continua a lavorare, seppure con orario ridotto, circa il 60 per cento delle attività, anche se in centro il dato scende fino al 40 per cento, poiché dopo la chiusura di uffici e negozi i clienti sono diminuiti drasticamente. Così, l’indicazione per evitare di spostarsi inutilmente – spiegano dalla sezione provinciale della Federazione italiana tabaccai – è di verificare al telefono se il negozio in cui si intende andare sia aperto.

Coronavirus, gli uffici dell’anagrafe di Milano aperti

Restano chiusi gli uffici del Comune dedicati all’anagrafe, l’unico aperto – a cui si accede solo su appuntamento – è quello centrale, in via Larga 12. Le pratiche gestite in questi giorni, per sbrigare le quali si può concordare un incontro chiamando lo 020202, sono quelle “urgenti e indifferibili”. Pratiche che non comprendono il rinnovo delle carte d’identità, la cui validità è stata prorogata fino al 31 agosto 2020. Fino a venerdì, poi, sono annullati tutti gli appuntamenti relativi a pubblicazioni di matrimonio, unioni civili e separazioni e divorzi. Per scaricare i certificati anagrafici è sufficiente accedere al Fascicolo del cittadino, mentre per ricevere atti ed estratti di nascita o per chiedere il cambio di residenza si può seguire la procedura guidata online.

Coronavirus, numeri utili: la sanità

800 894 545 È il numero verde dedicato a chi ritiene di avere dei sintomi riconducibili al coronavirus per chiedere indicazioni sulla struttura alla quale rivolgersi.
112 È il centralino unico per le emergenze. Non è espressamente dedicato al coronavirus, ma a qualsiasi tipo di emergenza da quelle sanitarie a quelle relative alla sicurezza.
1500 È il numero di pubblica utilità attivato dal ministero della Salute per le domande dei cittadini sul coronavirus. Rispondono dirigenti sanitari e mediatori culturali.
800 318 318 È il numero verde che aiuta nell’attivazione di una serie di servizi come la consultazione di ricette online o la consegna a casa di spesa e farmaci.
800 942 425 È il numero verde dedicato ai pazienti affetti da diabete che hanno bisogno di informazioni e supporto in questi giorni di isolamento sociale e di riduzione di visite e prestazioni ambulatoriali.
02 70 635 020 È il numero del servizio donatori di Avis Milano, da chiamare per chiedere informazioni e per prendere appuntamento per recarsi a donare il sangue rispettando le disposizioni di sicurezza.
02 89 28 1188 È il numero dell’Ospedale veterinario San Francesco di Milano, dotato di un pronto soccorso veterinario in funzione H24, sette giorni su sette.

Coronavirus, numeri utili: i servizi

Nella sua mappa interattiva il Comune di Milano permette ai cittadini di individuare le attività commerciali che consegnano a domicilio i prodotti di prima necessità più vicine alla loro abitazione.
Foodys.it, Glovo, Deliveroo, JustEat, UberEats sono tra le società più utilizzate per la consegna di cibo a domicilio. Il sito FilaIndiana.it è la piattaforma che permette di monitorare le persone che si trovano in coda fuori dai supermercati e, quindi, il tempo di attesa stimato per poter entrare.

Coronavirus, numeri utili: i centri antiviolenza

Casa di accoglienza delle donne maltrattate onlus (02 55 015519) è uno dei Centri antiviolenza della rete D.i.Re, organizzati per operare anche durate questo periodo di emergenza coronavirus. È aperto con accoglienza telefonica attiva e gestione delle situazioni di emergenza.

Coronavirus, numeri utili: igiene ambientale e trasporti

Amsa numero verde 800 332 299; Atm: 02 48607607, attivo tutti i giorni, dalle 7,30 alle 19,30 e fino alle 24 solo per informazioni e supporto al trasporto passeggeri con disabilità.

Commissario Arcuri: “altro che ritorno normalità siamo nel pieno dell’emergenza”

ROMA – Il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri non usa giri di parole per inviduare il giusto atteggiamento dei cittadini in questa fase dell’epidemia, quasi in contemporanea con l’analogo appello lanciato dal ministro della Salute Roberto Speranza: “La nostra battaglia contro il Coronavirus – ha detto il commissario – prosegue senza sosta dobbiamo però evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo, che abbiamo costretto avversario in un angolo e stiamo per avere il sopravvento: gli indicatori ci dicono solo che stiamo cominciando a contenerne la portata. Ma la sua dimensione seppure non uniforme è ancora rilevante. Bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti”. E ancora:  “Non è il momento di pensare alla normalizzazione e ai calendari, continuiamo come abbiamo fatto finora”.

“Ognuno – ha aggiunto – deve fare la sua parte con lo stesso civismo che abbiamo dimostrato di avere. Alcune immagini diffuse sui social (quelle delle vie piene di persone nonostante i divieti, ndr) non vanno prese ad esempio, vanno deplorate. Dobbiamo fare di tutto per evitare che i sacrifici di tutti noi vengano vanificati”.

Ventilatori, posti letto e mascherine

Nel suo punto stampa, stamattina, il commissario all’emergenza ha fatto il punto delle situazione dei dispositivi sanitari essenziali nelle terapie intensive e in quelli di protezione.  “Abbiamo distribuito a ieri sera 1.679 ventilatori alle regioni. Cinque giorni fa erano 1.280. Oggi ne distribuiremo altri 133”.  Riguardo ai posti letto, ha detto che quelli “in terapia intensiva erano 5.179 all’inizio, sono diventati 9.284, cioè il 79% in più. Quelli nei reparti infettiva e pneumologia che erano 6.198 ora sono 34.320, oltre 4 volte di più. Stiamo facendo uno sforzo gigantesco”.

Se il vino fosse un uomo….. Contest di Elisabetta Rogai – EnoArte con Le Regge di Greve in Chianti 3a edizione de L’Uomo di…Vino

Struttura, consistenza, limpidezza e morbidezza, ma anche uno strumento di seduzione, corteggiamento, poesia, passione, arte, un approccio complice e sensuale per avvicinarsi sia al vino che alle persone …..le caratteristiche di un vino – il Chianti Classico DOCG  2016  Le Regge di Greve in Chianti – da individuare in un uomo, peculiarità che una giuria formata esclusivamente da donne ha cercato in un gruppo di contendenti del premio de “L’uomo di… Vino 2020”, la 3a edizione del contest ideato dall’artista fiorentina Elisabetta Rogai,  ispirato ad  esaltare i valori del nostro territorio, consapevoli della sua bellezza, recuperando una secolare cultura radicata in questi luoghi, un’armonia che, attraverso la sua tecnica EnoArte, diventa arte pura, usando per la sua performance live un vino del territorio toscano.

La giuria, competente e agguerrita di giornaliste, blogger e opinion leader, presiedute da Elisabetta Rogai, con il supporto tecnico di Antonella D’Isanto e la presenza di Alessia Bettini, assessore ai Lavori pubblici, manutenzione e decoro urbano del Comune di Firenze, si è riunita al Ristorante Cipiglio e, sorseggiando un bicchiere di ottimo Chianti Classico Le Regge, sono riuscite ad individuare l’uomo che rispondeva alle particolarità del vino degustato.

I vincitori de L’Uomo di Vino 2020:

1°premio ad Alessandro Cioni Odontoiatra L’uomo Di…Vino edizione 2020, quello che meglio ha rappresentato l’anima del Chianti Classico DOCG Le Regge di Greve in Chianti, interpretando l’annata 2016 e “comunicandola” in maniera ironica e divertente e pari merito il Premio Vieri Bufalari a Filippo Mancini imprenditore Resort I Barronci San Casciano Val di Pesa

I vincitori del primo premio e del premio dedicato a Vieri Bufalari verranno utilizzati come modelli per i quadri wine made realizzati da Elisabetta Rogai con la sua tecnica EnoArte domenica 8 marzo ore 17,00, durante la performance live dell’artista al Dome, il locale di tendenza delle notti fiorentine.

Chi era Vieri Bufalari

Maestro ‘ante litteram’ del moderno story telling Vieri Bufalari ha saputo affabulare e affascinare raccontando la bellezza, il gusto, le storie, legando sempre il cibo e i prodotti di un territorio alla sua cultura e alla sua storia materiale.  In Regione Toscana lavora per 30 anni ricoprendo diversi ruoli che riguardano la funzione strategica trasversale della comunicazione. Dal 1993 al 1997 contribuisce al successo di trasmissioni come Linea Verde (RAI Uno) e Gustibus e Geo&Geo (RAI Tre).

Nel 2018 nasce l’Associazione culturale “Viaggio in Toscana”, dedicata alla sua memoria, che porta avanti il suo lavoro di narrazione della Toscana tra arte, storia e gusto.

Nota su le Regge di Greve in Chianti.

Nel cuore antico della Toscana, l’Azienda Agricola Le Regge è situata a pochi passi da Greve in Chianti. La proprietà si estende per 18 ettari sulla sommità della prima collina che si erge a sud di Greve; gode di un’eccellente posizione a breve distanza sia da Firenze che da Siena. Qui il connubio tra paesaggio, agricoltura, architettura e cultura ha radici profonde. Le ville, i cipressi, gli ulivi, le vigne e i boschi compongono un quadro di rara bellezza. Si tratta dell’originale zona di produzione del Chianti, delimitata già nel 1716 da Cosimo dei Medici circoscritta al territorio di Gaiole, Castellina, Radda e Greve in Chianti. E’ uno dei principali centri della vitivinicoltura italiana di qualità, il Chianti Classico. La combinazione unica di elevate altitudini, terreni galestrosi, grande luminosità e un microclima caldo, asciutto ma con alta escursione termica, rende queste terre naturalmente vocate alle produzioni di vino e olio.

 

Confessa l’omicida di Francesca Fantoni: a incastrarlo una felpa con il sangue della donna trovata nel parco di Bedizzole

Ha confessato dopo due giorni Andrea Pavarini, l’uomo che lunedì era stato fermato per l’omicidio di Francesca Fantoni, la 39enne trovata morta in un parco pubblico a Bedizzole nel bresciano. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa mattina in carcere a Brescia.

A farlo crollare sarebbe stato un dato fornito dagli inquirenti: il sangue sulla felpa che indossava sabato sera Andrea Pavarini e che è stata trovata a casa dell’uomo fermato corrisponde al profilo genetico di Francesca Fantoni. Lo hanno stabilito le analisi effettuate dagli inquirenti e il dato è contenuto nella richiesta di convalida del fermo presentata dalla procura al gip che questa mattina in carcere a Brescia ha interrogato il 32enne accusato di omicidio volontario.

Fiera cannabis a Milano, il manifesto “Io non sono una droga” scatena polemiche. Sala: “Messaggio sbagliato e pericoloso

Lo striscione che annuncia la quarta edizione dell’Hemp Fest, in via Mecenate dal 3 al 5 maggio, raffigura una foglia di cannabis con la scritta “Io non sono una droga”. La giunta presenta un esposto all’Agcom. Gli organizzatori: “Invito a riflettere sulle proprietà della pianta”

L’immagine stilizzata di una foglia di marijuana sovrapposta a quella del Duomo di Milano. E una scritta in maiuscolo: “Io non sono una droga”. È il manifesto pubblicitario, comparso in questi giorni per le strade della città meneghina, che ha trasformato in un caso politico la 4.20 Hemp Fest – International Cannabis Expo, la fiera internazionale della canapa prevista dal 3 al 5 maggio agli East End Studios di via Mecenate. Una manifestazione – giunta al quarto anno consecutivo – tutta dedicata alla cannabis legale, quella con percentuale di tetra-idro-cannabinolo (Thc) inferiore allo 0,5: una pianta dalle mille risorse, dicono gli organizzatori, dall’uso terapeutico fino alle applicazioni nei settori dell’edilizia, del tessile e dell’energia. Tre giorni di musica, conferenze e workshop, con 150 espositori provenienti da ogni parte d’Europa e gli interventi di avvocati, medici ed esponenti politici (tra cui Lello Ciampolillo del Movimento 5 Stelle, Elena Grandi dei Verdi e Barbara Bonvicini di Più Europa).

Non che gli anni scorsi la kermesse fosse passata inosservata: alla seconda edizione, nel 2017, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia Riccardo De Corato invocò addirittura retate di cani antidroga. Stavolta però, per colpa dei cartelloni, sul festival milanese si sono abbattuti anche gli anatemi della politica nazionale. In particolare è stata Giorgia Meloni a tuonare, nel giorno della Liberazione, dal proprio account Facebook: “Fratelli d’Italia chiede al Ministero dell’Interno e al Comune di Milano di bloccare immediatamente l’International Cannabis Expo. Bisogna fermare subito questa manifestazione e bloccare questa ignobile propaganda della droga libera”. Il giorno dopo a rilanciare è Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.  “Siamo chiamati a un gesto di responsabilità: il Festival della cannabis deve essere vietato”, dichiara. “A Milano, una delle città dove si consuma e si spaccia più droga in Europa, servono educazione, informazione, prevenzione. Non certo l’apologia di uno tra gli stupefacenti arcinoti tra i giovani per essere la prima tappa nelle tossicodipendenze”, argomenta.

Ma a condannare la campagna non sono solo volti del centrodestra. Anzi, a sollevare per prima la polemica è stata Alice Arienta, consigliera comunale del Pd: “Io ritengo che questa sia pubblicità ingannevole perché fa leva solo sull’aspetto naturale e innocuo delle foglie quando sappiamo che non è così. Al momento la marijuana è ancora considerata una droga. Per questo ho interpellato sia l’Agcom sia lo Iap (Istituto di autodisciplina pubblicitaria, ndr)”, scriveva il 22 aprile. E nella mattinata di sabato ha detto la sua anche il sindaco Giuseppe Sala, con parole nette: “Il manifesto è sbagliato, odioso e pericoloso, perché un ragazzo giovane non distingue, vede una foglia di canapa” e può arrivare a pensare che la marijuana sia legale”. “Ci siamo rivolti all’Agcom, che non ha ancora risposto, segnalando il manifesto – ha spiegato – e poi ho chiesto al vicesindaco di parlare direttamente con i promotori del festival, chiedendo loro di intervenire immediatamente”.

“Rispetto il sindaco Sala perché rappresenta tutti e ha il dovere di dar voce a tutte le istanze”, dice al fattoquotidiano.it Marco Russo, titolare del primo hemp shop milanese in viale Umbria e organizzatore del festival, “ma non mi sarei aspettato questi termini da lui. Lo slogan è un invito a riflettere sulle proprietà delle cannabis, sempre occultate dal suo uso più stupido, se vogliamo, che è quello ricreativo. Non c’era alcun secondo fine, semplicemente lo abbiamo pensato e ci ha convinto. Sapevamo che era un’espressione forte e qualcuno avrebbe storto il naso, ma non ci saremmo mai immaginati un polverone simile”. E rispondendo a chi chiede lo stop alla fiera: “Non so se la Meloni e gli altri siano in buona fede o abbiano colto l’occasione per fare campagna elettorale. Di certo sono state fatte critiche poco costruttive e sconfortanti, perché ignorano le potenzialità della canapa, che vanno ben al di là dello ‘sballo’. L’olio di semi di canapa è un biocombustibile. La dichiarazione d’indipendenza americana è stata scritta su carta di canapa, come di canapa sono le vele dell’Amerigo Vespucci. Abbiamo fatto un grosso investimento prendendo impegni con espositori da tutta Europa, se davvero dovessero impedire la manifestazione agiremo fermamente per vie legali”.

E, paradossalmente, la stessa Giorgia Meloni ha ricevuto una valanga di commenti negativi al proprio post su Facebook, da parte di utenti che si dichiarano simpatizzanti del suo partito. “Ti consiglio uno studio approfondito della materia, perché in questo caso non sai quello che dici. Non farne una questione di principio! Una non fumatrice di destra”, scrive Karen. E Flavio: “Giorgia il Medioevo è passato, io sono orgogliosamente di destra ma ho imparato a leggere e ad informarmi, i benefici della Cannabis sono molteplici e una tua apertura mentale sarebbe uno schiaffo impressionante alla sinistra bigotta”. C’è persino chi associa a questa presa di posizione la scelta di non votare più Fratelli d’Italia: “Ne terrò conto – scrive Salvo – sono sempre stato di destra, ho votato persino Casapound, simpatizzo per la Lega e Fdi, ma dopo questa dichiarazione tutta la mia stima per Giorgia Meloni finisce. Non si può fare discorsi da “ignoranti”, nel senso che ignorano, che la canapa non è una droga ma bensì una pianta dalle mille risorse, che darebbe lavoro a migliaia di persone e che risolverebbe migliaia di problemi anche a livello ambientale. Prima di fare proclami bisognerebbe studiare e informarsi un pochettino, perché altrimenti si rischia di perdere consensi anche da quelli che hanno sempre votato a destra”.

Cadavere mutilato e bruciato a Milano: fermati due uomini. Il pm: “Lite per futili motivi durante una festa”

Uno dei due era in città da un mese, bloccato dalla polizia mentre stava ripartendo da Malpensa. Il corpo era stato chiuso in una valigia, i resti trovati tra il materiale bruciato in via Cascina dei Prati

Un’esecuzione in piena regola, sembra per futili motivi, dopo una lite durante una festa. Due uomini, uno di 38 e l’altro di 21 anni, sono stati fermati nell’ambito delle indagini sul cadavere mutilato e bruciato trovato sabato sera a Milano in un gabbiotto dei rifiuti alla Bovisasca. Sono due uomini di origine colombiana: uno – il 38enne che viveva nella casa del delitto – è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà, l’altro di occultamento e vilipendio di cadavere. Il 21enne è stato bloccato dalla polizia questo pomeriggio mentre tentava di ritornare in Sudamerica partendo dall’aeroporto di Malpensa, con un volo per Madrid, a pochi minuti dal decollo. L’omicidio sarebbe stato ucciso dopo “un litigio” durante una festa in una casa nella zona “per motivi futili, per ruggini e vicende pregresse ancora da chiarire”. Una festa a base di grigliata e di tanto alcol, nell’appartamento a piano terra con giardino di via Carlo Carrà. Da quanto ha spiegato il pm Paolo Storari, alla vittima “è stata prima tagliata la gola, poi colpito con un’arma da taglio, successivamente con un’accetta gli hanno tagliato testa, gambe e piedi; quindi è stato messo in un trolley e dato alle fiamme”.

Cadavere bruciato a Milano, il pm: “Ucciso e mutilato durante una festa”

Condividi  

Le indagini sul cadavere ritrovato a Milano

Sabato sera arriva una telefonata ai vigili del fuoco, che segnala un incendio in via Cascina dei Prati, zona Bovisasca. A bruciare è un gabbiotto metallico pieno di rifiuti. Ma i pompieri scoprono subito che tra la spazzatura ci sono i resti di un cadavere bruciato ma, soprattutto, fatto a pezzi. A poca distanza dal tronco, infatti, trovano la testa, le mani e gli arti inferiori. Scattano le indagini, e la polizia inizia a cercare testimoni nella zona. E uno di loro racconta di aver sentito arrivare voci da una casa lì vicino: “In quell’appartamento c’era una festa e ho sentito qualcuno litigare. Poi ho visto una persona che puliva la strada”, si ipotizza sporca di sangue. Il suo racconto ha permesso di risalire al luogo del delitto: qui la polizia trova tracce di sangue, l’accetta usata per fare a pezzi il corpo, il carrello usato per trasportare il trolley con dentro il cadavere mutilato. A quella festa, si ricostruisce in seguito, ci sono otto persone: il padrone di casa e alcuni amici. Grigliata di carne e tanto, tanto alcol, ma niente droga, sembra. Ed è in questo contesto che avviene l’omicidio.

Cadavere bruciato a Milano, il pm: “Ucciso e mutilato durante una festa”

Condividi  

L’assassino e il suo complice: chi sono i due fermati per il delitto del cadavere mutilato a Milano

Un omicidio “per futili motivi”, forse originato da “vecchie ruggini per fatti avvenuti in Colombia”, questo dice il pm Paolo Storari. Sull’identità della vittima si sta lavorando, ma si sa chi sono i due fermati, entrambi colombiani “ma senza legami con gang”. Il 38enne è stato fermato mentre girovagava a Milano. Da tempo in Italia “ha precedenti per furto”, spiegano gli investigatori. L’altro fermato, un 21enne incensurato da circa un mese nel capoluogo lombardo con un visto turistico, è stato fermato a Malpensa “a poco minuti dal decollo di un volo per Madrid” in tasca aveva un biglietto comprato lo stesso giorno, spiega il capo d

L’omicidio della Bovisasca

In quella casa di via Carrà la vittima viene accoltellata e poi il suo corpo viene fatto a pezzi con una accetta. Se a essere accusato dell’omicidio è solo il 38enne, il più giovane avrebbe invece partecipato allo smembramento del cadavere. Il corpo viene così messo in una grossa valigia e trasportato con un carrello fino al gabbiotto dei rifiuti. Per dare fuoco a tutto, sperando così di cancellare le tracce, i due usano forse benzina: tracce sono state trovate sia sul luogo del rogo, assieme ad una piccola tanica, sia nella villetta abitata dal 38enne.

L’autopsia sul cadavere mutilato e bruciato a Milano

Il corpo è stato affidato per l’autopsia all’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Non c’è ancora certezza sul nome della vittima, anche se gli investigatori avrebbero trovato un frammento di polpastrello che potrebbe essere utile.

fonte: repubblica.it

Scontro tra due treni nel comasco: riprende la circolazione. Oggi il ministro Toninelli invia gli ispettori

Indagini in corso sulla dinamica dell’incidente avvenuto a Inverigo tra convogli Trenord

E’ ripresa soltanto questa stamattina, dopo molte ore di interruzione, la circolazione sulla linea ferroviaria Milano-Asso fra Arosio e Merone, interrotta dalle 18.35 di  giovedì pomeriggio dopo lo scontro frontale tra due convogli di Trenord nella stazione di Inverigo, scontro che ha provocato diversi feriti e una cinquantina di contusi. Lo comunica l’azienda dei trasporti regionale. Oggi dovrebbero arrivare a Inverigo gli ispettori inviati dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: nel tratto in cui è avvenuto lo scontro – fa sapere il ministero – “non era operativo il sistema di sicurezza Scmt, una tecnologia che avrebbe impedito lo scontro tra i due mezzi”. Una polemica sulla sicurezza delle linee ferroviarie che si sta già alzando, soprattutto in Regione.

L’incidente, in una tratta gestita fa Ferrovie Nord, sarebbe stato provocato dalla partenza con il rosso del macchinista del treno 1665 dalla stazione di Inverigo verso Canzo-Asso con il convoglio che ha poi bruscamente frenato, senza però riuscire a evitare l’impatto con il treno 1670 che procedeva a bassa velocità nella direzione opposta, da Erba verso Milano. Dopo i rilievi delle forze dell’ordine e della stessa società – che ha aperto una indagine interna parallela a quella della procura -, i treni hanno ripreso a viaggiare dall’inizio del servizio di questa mattina, ma Trenord consiglia di verificare sul sito (Trenord.it) e sulla App gli aggiornamenti

Il carabiniere che ha rotto i vetri: “La nostra corsa per far uscire i ragazzi mentre il bus era in fiamme”

Il maresciallo Manucci è uno dei militari intervenuti nell’operazione che ha salvato i 51 studenti a bordo del pullman dirottato da Ousseynou Sydi FRANCO VANNI

Al maresciallo Roberto Manucci, uno dei sei carabinieri che hanno evitato la tragedia, di quei momenti resta un’immagine: “Quando siamo arrivati, i bambini bussavano sui vetri, battevano, chiedevano aiuto”. Per lui, padre di due ragazzini della stessa età dei piccoli sequestrati, “non è stato un servizio normale”. Nel raccontare il blitz da corpi speciali che ha liberato i 51 studenti, il capo della stazione di Paullo procede per frammenti: “L’attentatore aveva già rimesso in moto il bus, perché aveva capito che i bambini stavano uscendo”, “avevamo rotto i vetri con i bastoni, i tonfa”, “il mezzo era in fiamme, qualcuno piangeva, qualcuno gridava: vittoria, vittoria, ce l’abbiamo fatta”. Al maresciallo 49enne e ai suoi cinque colleghi, già dalla mattina sono arrivati i complimenti di chi in quell’azione perfetta ha visto “il senso stesso di essere carabinieri”.
 Prima il tenente Valerio Azzone, che comanda la compagnia di San Donato. Poi il comandante provinciale di Milano, Luca De Marchis. Infine il procuratore capo, Francesco Greco, che in conferenza stampa a sera lo ha detto chiaramente: “Se 51 bambini e tre insegnanti più altri viaggiatori che si trovavano li in quel momento, tra cui una macchina con un bimbo piccolo che è stata investita, sono salvi lo dobbiamo al coraggio e all’organizzazione dell’Arma dei carabinieri e degli uomini di San Donato Milanese”.
L’azione che ha portato all’arresto di Ousseynou Sy per tutta la giornata di ieri è stata raccontata, ricostruita, sezionata nei particolari. L’inseguimento, lo speronamento del bus con l’auto di servizio, fino alle manganellate che hanno permesso di liberare i ragazzi. Manucci quel momento lo ricorda così: “I colleghi hanno rotto i vetri coi loro bastoni, i ragazzi sono saltati fuori, mentre l’attentatore riprendeva la marcia perché aveva capito che stavano uscendo e a quel punto sono iniziate anche le fiamme. La nostra priorità era capire se i bambini erano usciti tutti, perché il fuoco aumentava. Mi ha colpito la forza di quei ragazzini che volevano solo uscire e salvarsi, noi avevamo ancora paura che qualcuno fosse rimasto dentro. Io e un collega ci siamo adoperati per portarli fuori tutti, uno a uno

fonte:repubblica.it

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il Comune progetta un primo fronte di cento metri di alberi sul viale, ma i commercianti sono contrari: “Oscurano le vetrine”. Per il nuovo volto del piazzale si raccolgono progetti per un bando

di ALESSIA GALLIONE

Si inizierà con cento metri: alberi per dare respiro e colorare una delle arterie principali dello shopping di Milano, corso Buenos Aires. E’ il progetto che sta studiando il Comune, anche se i commercianti hanno già fatto sapere: “Alberi? No, oscurerebbero le vetrine, e allargare i marciapiedi creerebbe altri problemi”. L’idea di Palazzo Marino è quella di lavorare con i privati – l’operatore londinese Meyer Bergman, che lì sta ristrutturando le Corti di Baires abbandonate da anni – per piantare alberi nell’isolato tra via Petrella e via Pergolesi, mettendo così un freno alle auto a e al caos. Per arrivare al vero obiettivo: cambiare piazzale Loreto, trasformando la piazza di cemento in un’isola verde.

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il rendering di piazzale Loreto dello studio Hypnos e LadCondividi  

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il rendering di piazzale Loreto dello studio Citterio e VielCondividi  
“Il primo segnale che vogliamo dare è cambiare l’isolato delle Corti di Baires all’interno dei lavori di riqualificazione di questo complesso. E lì salta la sosta e mettiamo verde e alberi”, spiega l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran. Non è un’idea nuova, quella di trasformare corso Buenos Aires in un viale alberato: già dieci anni fa la giunta Moratti pensava a 80 piante per 800 metri su ogni lato, mettendo qui una parte degli alberi che Claudio Abbado aveva chiesto alla città per il suo ritorno alla Scala. Un’epoca fa: quel piano non partì mai per problemi tecnici. Nel 2016 il Municipio 3 lanciò un sondaggio, in cui vinse la suggestione green. Adesso, ecco il rilancio. Che si intreccia al piano ancora più corposo per cambiare volto a piazzale Loreto