Commissario Arcuri: “altro che ritorno normalità siamo nel pieno dell’emergenza”

ROMA – Il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri non usa giri di parole per inviduare il giusto atteggiamento dei cittadini in questa fase dell’epidemia, quasi in contemporanea con l’analogo appello lanciato dal ministro della Salute Roberto Speranza: “La nostra battaglia contro il Coronavirus – ha detto il commissario – prosegue senza sosta dobbiamo però evitare di cominciare a pensare che stiamo vincendo, che abbiamo costretto avversario in un angolo e stiamo per avere il sopravvento: gli indicatori ci dicono solo che stiamo cominciando a contenerne la portata. Ma la sua dimensione seppure non uniforme è ancora rilevante. Bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti”. E ancora:  “Non è il momento di pensare alla normalizzazione e ai calendari, continuiamo come abbiamo fatto finora”.

“Ognuno – ha aggiunto – deve fare la sua parte con lo stesso civismo che abbiamo dimostrato di avere. Alcune immagini diffuse sui social (quelle delle vie piene di persone nonostante i divieti, ndr) non vanno prese ad esempio, vanno deplorate. Dobbiamo fare di tutto per evitare che i sacrifici di tutti noi vengano vanificati”.

Ventilatori, posti letto e mascherine

Nel suo punto stampa, stamattina, il commissario all’emergenza ha fatto il punto delle situazione dei dispositivi sanitari essenziali nelle terapie intensive e in quelli di protezione.  “Abbiamo distribuito a ieri sera 1.679 ventilatori alle regioni. Cinque giorni fa erano 1.280. Oggi ne distribuiremo altri 133”.  Riguardo ai posti letto, ha detto che quelli “in terapia intensiva erano 5.179 all’inizio, sono diventati 9.284, cioè il 79% in più. Quelli nei reparti infettiva e pneumologia che erano 6.198 ora sono 34.320, oltre 4 volte di più. Stiamo facendo uno sforzo gigantesco”.

Se il vino fosse un uomo….. Contest di Elisabetta Rogai – EnoArte con Le Regge di Greve in Chianti 3a edizione de L’Uomo di…Vino

Struttura, consistenza, limpidezza e morbidezza, ma anche uno strumento di seduzione, corteggiamento, poesia, passione, arte, un approccio complice e sensuale per avvicinarsi sia al vino che alle persone …..le caratteristiche di un vino – il Chianti Classico DOCG  2016  Le Regge di Greve in Chianti – da individuare in un uomo, peculiarità che una giuria formata esclusivamente da donne ha cercato in un gruppo di contendenti del premio de “L’uomo di… Vino 2020”, la 3a edizione del contest ideato dall’artista fiorentina Elisabetta Rogai,  ispirato ad  esaltare i valori del nostro territorio, consapevoli della sua bellezza, recuperando una secolare cultura radicata in questi luoghi, un’armonia che, attraverso la sua tecnica EnoArte, diventa arte pura, usando per la sua performance live un vino del territorio toscano.

La giuria, competente e agguerrita di giornaliste, blogger e opinion leader, presiedute da Elisabetta Rogai, con il supporto tecnico di Antonella D’Isanto e la presenza di Alessia Bettini, assessore ai Lavori pubblici, manutenzione e decoro urbano del Comune di Firenze, si è riunita al Ristorante Cipiglio e, sorseggiando un bicchiere di ottimo Chianti Classico Le Regge, sono riuscite ad individuare l’uomo che rispondeva alle particolarità del vino degustato.

I vincitori de L’Uomo di Vino 2020:

1°premio ad Alessandro Cioni Odontoiatra L’uomo Di…Vino edizione 2020, quello che meglio ha rappresentato l’anima del Chianti Classico DOCG Le Regge di Greve in Chianti, interpretando l’annata 2016 e “comunicandola” in maniera ironica e divertente e pari merito il Premio Vieri Bufalari a Filippo Mancini imprenditore Resort I Barronci San Casciano Val di Pesa

I vincitori del primo premio e del premio dedicato a Vieri Bufalari verranno utilizzati come modelli per i quadri wine made realizzati da Elisabetta Rogai con la sua tecnica EnoArte domenica 8 marzo ore 17,00, durante la performance live dell’artista al Dome, il locale di tendenza delle notti fiorentine.

Chi era Vieri Bufalari

Maestro ‘ante litteram’ del moderno story telling Vieri Bufalari ha saputo affabulare e affascinare raccontando la bellezza, il gusto, le storie, legando sempre il cibo e i prodotti di un territorio alla sua cultura e alla sua storia materiale.  In Regione Toscana lavora per 30 anni ricoprendo diversi ruoli che riguardano la funzione strategica trasversale della comunicazione. Dal 1993 al 1997 contribuisce al successo di trasmissioni come Linea Verde (RAI Uno) e Gustibus e Geo&Geo (RAI Tre).

Nel 2018 nasce l’Associazione culturale “Viaggio in Toscana”, dedicata alla sua memoria, che porta avanti il suo lavoro di narrazione della Toscana tra arte, storia e gusto.

Nota su le Regge di Greve in Chianti.

Nel cuore antico della Toscana, l’Azienda Agricola Le Regge è situata a pochi passi da Greve in Chianti. La proprietà si estende per 18 ettari sulla sommità della prima collina che si erge a sud di Greve; gode di un’eccellente posizione a breve distanza sia da Firenze che da Siena. Qui il connubio tra paesaggio, agricoltura, architettura e cultura ha radici profonde. Le ville, i cipressi, gli ulivi, le vigne e i boschi compongono un quadro di rara bellezza. Si tratta dell’originale zona di produzione del Chianti, delimitata già nel 1716 da Cosimo dei Medici circoscritta al territorio di Gaiole, Castellina, Radda e Greve in Chianti. E’ uno dei principali centri della vitivinicoltura italiana di qualità, il Chianti Classico. La combinazione unica di elevate altitudini, terreni galestrosi, grande luminosità e un microclima caldo, asciutto ma con alta escursione termica, rende queste terre naturalmente vocate alle produzioni di vino e olio.

 

Confessa l’omicida di Francesca Fantoni: a incastrarlo una felpa con il sangue della donna trovata nel parco di Bedizzole

Ha confessato dopo due giorni Andrea Pavarini, l’uomo che lunedì era stato fermato per l’omicidio di Francesca Fantoni, la 39enne trovata morta in un parco pubblico a Bedizzole nel bresciano. L’uomo ha ammesso le proprie responsabilità nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa mattina in carcere a Brescia.

A farlo crollare sarebbe stato un dato fornito dagli inquirenti: il sangue sulla felpa che indossava sabato sera Andrea Pavarini e che è stata trovata a casa dell’uomo fermato corrisponde al profilo genetico di Francesca Fantoni. Lo hanno stabilito le analisi effettuate dagli inquirenti e il dato è contenuto nella richiesta di convalida del fermo presentata dalla procura al gip che questa mattina in carcere a Brescia ha interrogato il 32enne accusato di omicidio volontario.

Fiera cannabis a Milano, il manifesto “Io non sono una droga” scatena polemiche. Sala: “Messaggio sbagliato e pericoloso

Lo striscione che annuncia la quarta edizione dell’Hemp Fest, in via Mecenate dal 3 al 5 maggio, raffigura una foglia di cannabis con la scritta “Io non sono una droga”. La giunta presenta un esposto all’Agcom. Gli organizzatori: “Invito a riflettere sulle proprietà della pianta”

L’immagine stilizzata di una foglia di marijuana sovrapposta a quella del Duomo di Milano. E una scritta in maiuscolo: “Io non sono una droga”. È il manifesto pubblicitario, comparso in questi giorni per le strade della città meneghina, che ha trasformato in un caso politico la 4.20 Hemp Fest – International Cannabis Expo, la fiera internazionale della canapa prevista dal 3 al 5 maggio agli East End Studios di via Mecenate. Una manifestazione – giunta al quarto anno consecutivo – tutta dedicata alla cannabis legale, quella con percentuale di tetra-idro-cannabinolo (Thc) inferiore allo 0,5: una pianta dalle mille risorse, dicono gli organizzatori, dall’uso terapeutico fino alle applicazioni nei settori dell’edilizia, del tessile e dell’energia. Tre giorni di musica, conferenze e workshop, con 150 espositori provenienti da ogni parte d’Europa e gli interventi di avvocati, medici ed esponenti politici (tra cui Lello Ciampolillo del Movimento 5 Stelle, Elena Grandi dei Verdi e Barbara Bonvicini di Più Europa).

Non che gli anni scorsi la kermesse fosse passata inosservata: alla seconda edizione, nel 2017, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia Riccardo De Corato invocò addirittura retate di cani antidroga. Stavolta però, per colpa dei cartelloni, sul festival milanese si sono abbattuti anche gli anatemi della politica nazionale. In particolare è stata Giorgia Meloni a tuonare, nel giorno della Liberazione, dal proprio account Facebook: “Fratelli d’Italia chiede al Ministero dell’Interno e al Comune di Milano di bloccare immediatamente l’International Cannabis Expo. Bisogna fermare subito questa manifestazione e bloccare questa ignobile propaganda della droga libera”. Il giorno dopo a rilanciare è Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.  “Siamo chiamati a un gesto di responsabilità: il Festival della cannabis deve essere vietato”, dichiara. “A Milano, una delle città dove si consuma e si spaccia più droga in Europa, servono educazione, informazione, prevenzione. Non certo l’apologia di uno tra gli stupefacenti arcinoti tra i giovani per essere la prima tappa nelle tossicodipendenze”, argomenta.

Ma a condannare la campagna non sono solo volti del centrodestra. Anzi, a sollevare per prima la polemica è stata Alice Arienta, consigliera comunale del Pd: “Io ritengo che questa sia pubblicità ingannevole perché fa leva solo sull’aspetto naturale e innocuo delle foglie quando sappiamo che non è così. Al momento la marijuana è ancora considerata una droga. Per questo ho interpellato sia l’Agcom sia lo Iap (Istituto di autodisciplina pubblicitaria, ndr)”, scriveva il 22 aprile. E nella mattinata di sabato ha detto la sua anche il sindaco Giuseppe Sala, con parole nette: “Il manifesto è sbagliato, odioso e pericoloso, perché un ragazzo giovane non distingue, vede una foglia di canapa” e può arrivare a pensare che la marijuana sia legale”. “Ci siamo rivolti all’Agcom, che non ha ancora risposto, segnalando il manifesto – ha spiegato – e poi ho chiesto al vicesindaco di parlare direttamente con i promotori del festival, chiedendo loro di intervenire immediatamente”.

“Rispetto il sindaco Sala perché rappresenta tutti e ha il dovere di dar voce a tutte le istanze”, dice al fattoquotidiano.it Marco Russo, titolare del primo hemp shop milanese in viale Umbria e organizzatore del festival, “ma non mi sarei aspettato questi termini da lui. Lo slogan è un invito a riflettere sulle proprietà delle cannabis, sempre occultate dal suo uso più stupido, se vogliamo, che è quello ricreativo. Non c’era alcun secondo fine, semplicemente lo abbiamo pensato e ci ha convinto. Sapevamo che era un’espressione forte e qualcuno avrebbe storto il naso, ma non ci saremmo mai immaginati un polverone simile”. E rispondendo a chi chiede lo stop alla fiera: “Non so se la Meloni e gli altri siano in buona fede o abbiano colto l’occasione per fare campagna elettorale. Di certo sono state fatte critiche poco costruttive e sconfortanti, perché ignorano le potenzialità della canapa, che vanno ben al di là dello ‘sballo’. L’olio di semi di canapa è un biocombustibile. La dichiarazione d’indipendenza americana è stata scritta su carta di canapa, come di canapa sono le vele dell’Amerigo Vespucci. Abbiamo fatto un grosso investimento prendendo impegni con espositori da tutta Europa, se davvero dovessero impedire la manifestazione agiremo fermamente per vie legali”.

E, paradossalmente, la stessa Giorgia Meloni ha ricevuto una valanga di commenti negativi al proprio post su Facebook, da parte di utenti che si dichiarano simpatizzanti del suo partito. “Ti consiglio uno studio approfondito della materia, perché in questo caso non sai quello che dici. Non farne una questione di principio! Una non fumatrice di destra”, scrive Karen. E Flavio: “Giorgia il Medioevo è passato, io sono orgogliosamente di destra ma ho imparato a leggere e ad informarmi, i benefici della Cannabis sono molteplici e una tua apertura mentale sarebbe uno schiaffo impressionante alla sinistra bigotta”. C’è persino chi associa a questa presa di posizione la scelta di non votare più Fratelli d’Italia: “Ne terrò conto – scrive Salvo – sono sempre stato di destra, ho votato persino Casapound, simpatizzo per la Lega e Fdi, ma dopo questa dichiarazione tutta la mia stima per Giorgia Meloni finisce. Non si può fare discorsi da “ignoranti”, nel senso che ignorano, che la canapa non è una droga ma bensì una pianta dalle mille risorse, che darebbe lavoro a migliaia di persone e che risolverebbe migliaia di problemi anche a livello ambientale. Prima di fare proclami bisognerebbe studiare e informarsi un pochettino, perché altrimenti si rischia di perdere consensi anche da quelli che hanno sempre votato a destra”.

Cadavere mutilato e bruciato a Milano: fermati due uomini. Il pm: “Lite per futili motivi durante una festa”

Uno dei due era in città da un mese, bloccato dalla polizia mentre stava ripartendo da Malpensa. Il corpo era stato chiuso in una valigia, i resti trovati tra il materiale bruciato in via Cascina dei Prati

Un’esecuzione in piena regola, sembra per futili motivi, dopo una lite durante una festa. Due uomini, uno di 38 e l’altro di 21 anni, sono stati fermati nell’ambito delle indagini sul cadavere mutilato e bruciato trovato sabato sera a Milano in un gabbiotto dei rifiuti alla Bovisasca. Sono due uomini di origine colombiana: uno – il 38enne che viveva nella casa del delitto – è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà, l’altro di occultamento e vilipendio di cadavere. Il 21enne è stato bloccato dalla polizia questo pomeriggio mentre tentava di ritornare in Sudamerica partendo dall’aeroporto di Malpensa, con un volo per Madrid, a pochi minuti dal decollo. L’omicidio sarebbe stato ucciso dopo “un litigio” durante una festa in una casa nella zona “per motivi futili, per ruggini e vicende pregresse ancora da chiarire”. Una festa a base di grigliata e di tanto alcol, nell’appartamento a piano terra con giardino di via Carlo Carrà. Da quanto ha spiegato il pm Paolo Storari, alla vittima “è stata prima tagliata la gola, poi colpito con un’arma da taglio, successivamente con un’accetta gli hanno tagliato testa, gambe e piedi; quindi è stato messo in un trolley e dato alle fiamme”.

Cadavere bruciato a Milano, il pm: “Ucciso e mutilato durante una festa”

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Le indagini sul cadavere ritrovato a Milano

Sabato sera arriva una telefonata ai vigili del fuoco, che segnala un incendio in via Cascina dei Prati, zona Bovisasca. A bruciare è un gabbiotto metallico pieno di rifiuti. Ma i pompieri scoprono subito che tra la spazzatura ci sono i resti di un cadavere bruciato ma, soprattutto, fatto a pezzi. A poca distanza dal tronco, infatti, trovano la testa, le mani e gli arti inferiori. Scattano le indagini, e la polizia inizia a cercare testimoni nella zona. E uno di loro racconta di aver sentito arrivare voci da una casa lì vicino: “In quell’appartamento c’era una festa e ho sentito qualcuno litigare. Poi ho visto una persona che puliva la strada”, si ipotizza sporca di sangue. Il suo racconto ha permesso di risalire al luogo del delitto: qui la polizia trova tracce di sangue, l’accetta usata per fare a pezzi il corpo, il carrello usato per trasportare il trolley con dentro il cadavere mutilato. A quella festa, si ricostruisce in seguito, ci sono otto persone: il padrone di casa e alcuni amici. Grigliata di carne e tanto, tanto alcol, ma niente droga, sembra. Ed è in questo contesto che avviene l’omicidio.

Cadavere bruciato a Milano, il pm: “Ucciso e mutilato durante una festa”

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L’assassino e il suo complice: chi sono i due fermati per il delitto del cadavere mutilato a Milano

Un omicidio “per futili motivi”, forse originato da “vecchie ruggini per fatti avvenuti in Colombia”, questo dice il pm Paolo Storari. Sull’identità della vittima si sta lavorando, ma si sa chi sono i due fermati, entrambi colombiani “ma senza legami con gang”. Il 38enne è stato fermato mentre girovagava a Milano. Da tempo in Italia “ha precedenti per furto”, spiegano gli investigatori. L’altro fermato, un 21enne incensurato da circa un mese nel capoluogo lombardo con un visto turistico, è stato fermato a Malpensa “a poco minuti dal decollo di un volo per Madrid” in tasca aveva un biglietto comprato lo stesso giorno, spiega il capo d

L’omicidio della Bovisasca

In quella casa di via Carrà la vittima viene accoltellata e poi il suo corpo viene fatto a pezzi con una accetta. Se a essere accusato dell’omicidio è solo il 38enne, il più giovane avrebbe invece partecipato allo smembramento del cadavere. Il corpo viene così messo in una grossa valigia e trasportato con un carrello fino al gabbiotto dei rifiuti. Per dare fuoco a tutto, sperando così di cancellare le tracce, i due usano forse benzina: tracce sono state trovate sia sul luogo del rogo, assieme ad una piccola tanica, sia nella villetta abitata dal 38enne.

L’autopsia sul cadavere mutilato e bruciato a Milano

Il corpo è stato affidato per l’autopsia all’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Non c’è ancora certezza sul nome della vittima, anche se gli investigatori avrebbero trovato un frammento di polpastrello che potrebbe essere utile.

fonte: repubblica.it

Scontro tra due treni nel comasco: riprende la circolazione. Oggi il ministro Toninelli invia gli ispettori

Indagini in corso sulla dinamica dell’incidente avvenuto a Inverigo tra convogli Trenord

E’ ripresa soltanto questa stamattina, dopo molte ore di interruzione, la circolazione sulla linea ferroviaria Milano-Asso fra Arosio e Merone, interrotta dalle 18.35 di  giovedì pomeriggio dopo lo scontro frontale tra due convogli di Trenord nella stazione di Inverigo, scontro che ha provocato diversi feriti e una cinquantina di contusi. Lo comunica l’azienda dei trasporti regionale. Oggi dovrebbero arrivare a Inverigo gli ispettori inviati dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: nel tratto in cui è avvenuto lo scontro – fa sapere il ministero – “non era operativo il sistema di sicurezza Scmt, una tecnologia che avrebbe impedito lo scontro tra i due mezzi”. Una polemica sulla sicurezza delle linee ferroviarie che si sta già alzando, soprattutto in Regione.

L’incidente, in una tratta gestita fa Ferrovie Nord, sarebbe stato provocato dalla partenza con il rosso del macchinista del treno 1665 dalla stazione di Inverigo verso Canzo-Asso con il convoglio che ha poi bruscamente frenato, senza però riuscire a evitare l’impatto con il treno 1670 che procedeva a bassa velocità nella direzione opposta, da Erba verso Milano. Dopo i rilievi delle forze dell’ordine e della stessa società – che ha aperto una indagine interna parallela a quella della procura -, i treni hanno ripreso a viaggiare dall’inizio del servizio di questa mattina, ma Trenord consiglia di verificare sul sito (Trenord.it) e sulla App gli aggiornamenti

Il carabiniere che ha rotto i vetri: “La nostra corsa per far uscire i ragazzi mentre il bus era in fiamme”

Il maresciallo Manucci è uno dei militari intervenuti nell’operazione che ha salvato i 51 studenti a bordo del pullman dirottato da Ousseynou Sydi FRANCO VANNI

Al maresciallo Roberto Manucci, uno dei sei carabinieri che hanno evitato la tragedia, di quei momenti resta un’immagine: “Quando siamo arrivati, i bambini bussavano sui vetri, battevano, chiedevano aiuto”. Per lui, padre di due ragazzini della stessa età dei piccoli sequestrati, “non è stato un servizio normale”. Nel raccontare il blitz da corpi speciali che ha liberato i 51 studenti, il capo della stazione di Paullo procede per frammenti: “L’attentatore aveva già rimesso in moto il bus, perché aveva capito che i bambini stavano uscendo”, “avevamo rotto i vetri con i bastoni, i tonfa”, “il mezzo era in fiamme, qualcuno piangeva, qualcuno gridava: vittoria, vittoria, ce l’abbiamo fatta”. Al maresciallo 49enne e ai suoi cinque colleghi, già dalla mattina sono arrivati i complimenti di chi in quell’azione perfetta ha visto “il senso stesso di essere carabinieri”.
 Prima il tenente Valerio Azzone, che comanda la compagnia di San Donato. Poi il comandante provinciale di Milano, Luca De Marchis. Infine il procuratore capo, Francesco Greco, che in conferenza stampa a sera lo ha detto chiaramente: “Se 51 bambini e tre insegnanti più altri viaggiatori che si trovavano li in quel momento, tra cui una macchina con un bimbo piccolo che è stata investita, sono salvi lo dobbiamo al coraggio e all’organizzazione dell’Arma dei carabinieri e degli uomini di San Donato Milanese”.
L’azione che ha portato all’arresto di Ousseynou Sy per tutta la giornata di ieri è stata raccontata, ricostruita, sezionata nei particolari. L’inseguimento, lo speronamento del bus con l’auto di servizio, fino alle manganellate che hanno permesso di liberare i ragazzi. Manucci quel momento lo ricorda così: “I colleghi hanno rotto i vetri coi loro bastoni, i ragazzi sono saltati fuori, mentre l’attentatore riprendeva la marcia perché aveva capito che stavano uscendo e a quel punto sono iniziate anche le fiamme. La nostra priorità era capire se i bambini erano usciti tutti, perché il fuoco aumentava. Mi ha colpito la forza di quei ragazzini che volevano solo uscire e salvarsi, noi avevamo ancora paura che qualcuno fosse rimasto dentro. Io e un collega ci siamo adoperati per portarli fuori tutti, uno a uno

fonte:repubblica.it

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il Comune progetta un primo fronte di cento metri di alberi sul viale, ma i commercianti sono contrari: “Oscurano le vetrine”. Per il nuovo volto del piazzale si raccolgono progetti per un bando

di ALESSIA GALLIONE

Si inizierà con cento metri: alberi per dare respiro e colorare una delle arterie principali dello shopping di Milano, corso Buenos Aires. E’ il progetto che sta studiando il Comune, anche se i commercianti hanno già fatto sapere: “Alberi? No, oscurerebbero le vetrine, e allargare i marciapiedi creerebbe altri problemi”. L’idea di Palazzo Marino è quella di lavorare con i privati – l’operatore londinese Meyer Bergman, che lì sta ristrutturando le Corti di Baires abbandonate da anni – per piantare alberi nell’isolato tra via Petrella e via Pergolesi, mettendo così un freno alle auto a e al caos. Per arrivare al vero obiettivo: cambiare piazzale Loreto, trasformando la piazza di cemento in un’isola verde.

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il rendering di piazzale Loreto dello studio Hypnos e LadCondividi  

Milano, la rivoluzione verde da corso Buenos Aires a piazzale Loreto

Il rendering di piazzale Loreto dello studio Citterio e VielCondividi  
“Il primo segnale che vogliamo dare è cambiare l’isolato delle Corti di Baires all’interno dei lavori di riqualificazione di questo complesso. E lì salta la sosta e mettiamo verde e alberi”, spiega l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran. Non è un’idea nuova, quella di trasformare corso Buenos Aires in un viale alberato: già dieci anni fa la giunta Moratti pensava a 80 piante per 800 metri su ogni lato, mettendo qui una parte degli alberi che Claudio Abbado aveva chiesto alla città per il suo ritorno alla Scala. Un’epoca fa: quel piano non partì mai per problemi tecnici. Nel 2016 il Municipio 3 lanciò un sondaggio, in cui vinse la suggestione green. Adesso, ecco il rilancio. Che si intreccia al piano ancora più corposo per cambiare volto a piazzale Loreto

Il giorno di terrore a Milano: quello che sappiamo sull’autista dirottatore dello scuolabus

Dalle 11.20, quando i 51 studenti della media di Crema salgono sul bus guidato da Ousseynou Sy, alle 12, quando i carabinieri li salvano dalle fiamme: la dinamica del sequestro e la ricostruzione degli investigatoridi ORIANA LISO

I ragazzi sono tornati a casa, accompagnati da genitori sotto shock quanto loro per quello che è accaduto. E, soprattutto, per quello che sarebbe potuto accadere. Gli investigatori sono al lavoro, su tracce materiali e informatiche, per dare una forma a quelle che, in gergo tecnico, si chiamano le “prime evidenze”. E Ousseynou Sy è in carcere a San Vittore, guardato a vista, con addosso l’accusa di sequestro di persona e strage con l’aggravante del terrorismo, nonostante abbia provato a sminuire le sue intenzioni, a dire che se non fossero arrivati quei carabinieri che, invece, hanno “fatto il miracolo”, come dicono in procura, “non si sarebbe fatto male nessuno”. Ma come è arrivato questo autista 46enne che a Crema conoscono come il tranquillo Paolo a dirottare un bus pieno di studenti convinto così di fermare le stragi nel Mediterraneo?

Videoracconto – Terrore sul bus: il coraggio degli studenti sequestrati


Milano, bus studenti incendiato. Il ragazzino-eroe: “Mi sono liberato e ho dato l’allarme al telefono”

Scatta il protocollo di intervento, si allertano le stazioni dei carabinieri vicine, la protezione civile, la torre di controllo di Linate, i vigili del fuoco di Milano. La telefonata viene subito trasmessa alle autoradio: due pattuglie della stazione di San Donato in dieci minuti intercettano il bus in località Pantigliate, senza sapere ancora davvero cosa sta succedendo a bordo: ma non c’è tempo di pensare. L’autista vede le due auto dei carabinieri e accelera, speronandole. Mentre continua la sua corsa, arrivano altre tre pattuglie, un’auto si mette di traverso per sbarrare la strada. Sy è costretto a fermarsi. Qui, come raccontano in procura con orgoglio per il lavoro dell’Arma, due carabinieri si avvicinano al finestrino dell’autista, iniziano a parlagli, capiscono che c’è qualcosa di molto serio vedendo l’uomo che agita un accendino e urla loro di andarsene, “se sparate brucia tutto”. E’ un diversivo: altri tre militari vanno verso il fondo del bus, prima provano a forzare la porta posteriore, con insegnanti e studenti che tentano di sfondarla dall’interno, poi usano lo sfollagente per rompere un vetro: da lì iniziano ad uscire in fretta tutti, tra urla e terrore. Perchè intanto il bus continua a scivolare in avanti, fino a fermarsi contro i jersey della strada. E l’autista, ormai ha perso il controllo: appicca il fuoco con l’accendino, le fiamme divampano mentre i bambini stanno ancora uscendo da quel finestrino spaccato.

La prima fase del sequestro dello scuolabus

Alle 11.20 di mercoledì mattina 51 studenti di seconda A e seconda B della media Vailati di Crema salgono sul solito scuolabus gestito dalla società Autoguidovie che deve riportarli a scuola dalla palestra in cui fanno educazione motoria. Con loro ci sono due insegnanti e una collaboratrice scolastica. Alla guida c’è Ousseynou Sy, autista della società da molti anni. Come lo stesso uomo racconterà più tardi ai procuratori, il suo piano scatta immediatamente: invece di dirigersi verso la scuola, imbocca la Paullese. Ha un obiettivo preciso: “Volevo andare a Linate”. Il giorno prima ha acquistato una tanica di benzina da 10 litri e un mazzo di fascette di plastica da elettricisti. Ferma l bus e annuncia il cambio di programma: mentre tutti lo guardano senza ancora capire, cosparge di benzina le superfici del bus, dice una frase che tanti bambini ripeteranno: “Da qui non uscirà vivo nessuno”. E’ ai professori che dà il compito di legare con le fascette i polsi dei bambini, dopo aver detto a tutti di consegnare i cellulari.

La corsa sulla Paullese

I professori, come spiegheranno poi a pm e carabinieri, legano i polsi dei bambini, ma riescono a mettere in atto uno stratagemma che salva la vita a tutti: ai bambini seduti nelle prime file, sotto lo sguardo dell’autista – che pretende che uno degli studenti si sieda accanto a lui -, stringono le fascette, lasciandole invece più larghe ai bambini seduti in fondo. L’autista brandisce un coltello (da cucina, come dirà dopo, ma le fiamme ne hanno cancellato la presenza), qualcuno dice di aver visto il calcio di una pistola, l’uomo dice di non averne mai avuta una. Ed è così che, mentre Sy riprende a guidare verso la sua meta, che entrano in gioco Riccardo e Rami, due piccoli protagonisti di questa storia: Rami ha nascosto il cellulare nella giacca, Riccardo si libera dalle fascette e chiama il 112: “Ci stanno portando via con il pullman, aiutateci”. Anche un terzo bambino, Adam, si libera e chiama i suoi genitori: che capiscono che quello del figlio non è uno scherzo quando il bambino indica il luogo in cui stanno passando in quel momento con il bus, ben lontano da scuola. Sono le 11.50, scatta l’allarme.


La fuga lungo la Paullese
Le immagini degli automobilisti che sono sulla strada mostrano una scena che il procuratore capo Francesco Greco descrive “da film”: bambini che corrono terrorizzati lungo la strada, con i carabinieri che cercano di intrupparli verso la salvezza, mentre il bus viene letteralmente mangiato dal fuoco e un’alta colonna di fumo nero si alza in cielo. Loro, i ragazzi, vengono portati a scuola, mentre iniziano le telefonate concitate ai genitori. Fanno in tempo a vedere l’arresto del loro autista: i carabinieri lo bloccano sul bus, ha le mani ustionate, non fa resistenza mentre entra nell’auto che lo porta all’ospedale Niguarda per le prime cure, mentre i vigili del fuoco spengono l’incendio e le ambulanze assistono i ragazzi. Tutti, gli adulti di sicuro ma anche i ragazzi, consapevoli di essere scampati a qualcosa che, dice il pm Alberto Nobili “avremmo potuto ricordare per decenni come una tragedia”

Le indagini sull’autista

In quei minuti gli investigatori sono già al lavoro per capire chi sia l’autista. E i primi dati delle banche dati riservano una notizia inaspettata: Ousseynou Sy è già noto alle forze dell’ordine per due episodi. Il primo, nel 2007, per una denuncia per guida in stato di ebbrezza a Brescia, patente sospesa e poi riavuta. Il secondo per una condanna per molestie sessuali su una minorenne nel 2011: soltanto un anno fa la condanna era diventata definitiva, un anno con pena sospesa. Ma da subito la società Autoguidovie assicura: “Non sapevamo dei suoi precedenti”.
Si scava nella vita dell’autista. E’ nato in Francia nel 1972, da genitori senegalesi, diventa cittadino italiano nel 2004, dopo aver sposato una donna bresciana di Orzinuovi da cui ha due figli – oggi di 18 e 12 anni – da cui si separa più di dieci anni fa. Sempre nel 2002 viene assunto da Autoguidovie: prima come tuttofare, poi come autista. Da anni “senza aver mai dato segni di squilibrio, e facciamo visite periodiche sugli autisti, né avevamo mai ricevuto reclami”, dice ora la società.  A Crema, dove viveva, in tanti restano di sasso davanti alle immagini in tv e a quel nome: perchè se tutti in paese lo conoscono come Paolo, sanno che è lui, quell’uomo “gentile e tranquillo, mai una parola di politica, usciva di casa alle cinque del mattino per andare a lavorare”, dicono ora i suoi vicini, ed è la perfetta descrizione di un insospettabile. Un “lupo solitario, senza legami con l’Isis”, dicono in procura.


Le intenzioni dell’autista dello scuolabus

Già, ma perché allora l’ha fatto? Sy ha riferito alla procura di aver girato nei giorni precedenti dei video caricandoli su Youtube e spedendoli a parenti in Senegal in cui diceva che “si sarebbe sentito parlare di lui”. Ai pm (Nobili e Luca Poniz) ha parlato del caso della nave Mare Jonio bloccata in mare con i migranti a bordo come “episodio scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso”. E in quei 40 minuti di terrore sul bus ha più volte ripetuto “Basta stragi nel Mediterraneo, sono stanco di vedere bambini mangiati dagli squali in mare”. Voleva – questo è quanto si è capito finora – “attirare l’attenzione su qui morti con il suo gesto”. Cosa avrebbe fatto una volta arrivato a Linate non è chiaro: voleva scappare, ha detto, prendere un aereo verso il Senegal. Come, non è chiaro

fonte:repubblica.it

#FridaysForFuture, 50mila in piazza a MIlano: “Salviamo la terra, stop ai cambiamenti climatici”

In largo Cairoli il corteo principale della giornata di sciopero per il clima, partecipazione altissima. E a Chiesa Rossa il sindaco con la fascia arcobalenodi ZITA DAZZI, TIZIANA DE GIORGIO e BRUNELLA GIOVARA

Migliaia in piazza – cinquantamila persone secondo le prime stime – per il nostro (e il loro) futuro. In 123 Paesi del mondo è il giorno dello sciopero per il clima del movimento che ormai non ha confini #FridaysForFuture: e in Lombardia, a partire da Milano, tante sono le iniziative che coinvolgono studenti di tantissime scuole – dalle elementari alle superiori -, che sfilano e organizzano iniziative di sensibilizzazione. Iniziative a cui partecipano anche associazioni e partiti, in una collettiva preoccupazione per i cambiamenti climatici.

E’ da largo Cairoli, a Milano, che si muove il corteo principale: gli studenti delle scole milanesi – con cartelli, striscioni e facce dipinte con due strisce verdi – scioperano, appunto, per la Terra. L’arrivo del corteo studentesco contro il cambiamento climatico è stato spostato da Piazza della Scala in Piazza Duomo, perchè i partecipanti sono “troppi”: lo dicono dal megafono gli organizzatori e lo conferma la polizia.

Ma prima, nel quartiere di Chiesa Rossa, gli alunni della scuola media Pertini marciano con sacchi della spazzatura addosso, scandendo lo slogan ‘Noi siamo con Greta, marciamo per il Pianeta’, in riferimento a Greta Thunber e tante ragazzine hanno le trecce proprio come la 16enne diventata simbolo del movimento – con in testa il sindaco Beppe Sala. Che ha commentato: “Ho detto ai ragazzi che da domani si ricomincia, non finisce qui. Il Nobel a Greta? Non la vedrei come una cosa strana”.


Alla manifestazione in tanti partecipano anche twittando le immagini e le voci dal corteo.