Monica Gabetta Tosetti, la presentazione nella Capitale della Collezione By Nicole e una nuova sinergia all’orizzonte

Monica, bentrovata. Poco tempo fa siamo rimasti incuriositi da una tua recente partecipazione nella Capitale. La terza settimana di marzo, infatti, ti abbiamo visto a Roma alle prese con una sfilata di gran rilevo, in occasione della presentazione della nuova collezione By Nicole. E poi sappiamo che è in atto una nuova collaborazione, una vera e propria sinergia tra Tosetti Sposa e Nicole Fashion Group.

Quali sono intanto i caratteri preminenti e quali i colori dominanti per il 2020? Che ruolo nello specifico hai rivestito nella Capitale?

I colori predominanti anche per il 2020 saranno ancora il colore naturale della seta ed il rosa cipria…Affiancati dal nude!

Il mio ruolo era di buyer (ma anche blogger) ed infatti dal mese di aprile l’atelier Tosetti Spose di Como diventa Best Partner di Nicole Fashion Group, unico in città e nella provincia comasca, che sarà un punto vendita privilegiato delle Collezioni 2020 della Maison, con tutti i suoi marchi: Alessandra Rinaudo, Nicole Spose, Jolies, Colette, Romance, oltre a Pronovias e St. Patrick.


Che sensazioni ti ha lasciato l’evento nel complesso?

Mi ha lasciato sensazioni favolose! La sfilata di Nicole Spose a Palazzo dei Congressi di Roma è stata davvero emozionante, un catwalk che ha raccontato il percorso di Nicole, la primogenita della stilista Alessandra Rinaudo, in una narrazione di eccellenza tutta italiana; bellezza e professionalità allo stato puro, a partire dal video che ha aperto il fashion show con la visione di una Nicole ‘bambina’, che si muove fra il profumo di gesso e borotalco, e il ticchettio regolare delle macchine da cucire, per arrivare a una storia che sa di magia nella quale ci ritroviamo da sempre.

Gli abiti erano splendidi ed è stato memorabile il finale della sfilata; mi è sembrato di vedere tre generazioni susseguirsi e…Soprattutto mi è sembrato proprio di vedere il sogno italiano avverarsi.
‘Un sogno italiano’, infatti, è quello di Alessandra Rinaudo e della figlia Nicole che si muove fra bridal outfit dalle linee Fifties con gli scolli omerali che sottolineano le spalle, le maniche a sbuffo che sembrano ali, il punto vita disegnato da cinture metalliche, le divertenti mantelline di pizzo o gli abiti dalle code leggere che creano movimento nell’incedere per poi arrivare a una sposa dal mood giovane e fresco, in grintosi abbinamenti di gonne di tulle e felpe, abiti corti e stivali di pizzo o micro bolerini su pantaloni dal taglio impeccabile.
Insomma una collezione preziosa, versatile, che interpreta la femminilità nelle sue infinite sfaccettature e che Tosetti Sposa non vede l’ora di mostrare alle future spose.

Perché in Italia serve una legge sul revenge porn

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OCUSFOCUS VIA GETTY IMAGES
Stare su Facebook è come avere un’arma potentissima. Leggevo qualche tempo fa, sulle pagine del The Guardian, di un’indagine secondo cui su Facebook ci sarebbero 54mila casi di revenge porn ogni mese. Oltre alle migliaia di storie di ritorsioni sessuali con l’obiettivo di estorcere denaro alle vittime, o di casi di copia e incolla di chat inoltrate a più persone semplicemente per il gusto perverso di diffamare o vendicarsi di una persona. Nel 90% dei casi questi fenomeni avvengono per mano di uomini. Purtroppo, sappiamo bene anche in Italia quanto questo problema sia diffuso. Tiziana Cantone morì suicida perché non reggeva più il peso della vergogna e le fu negato il diritto all’oblio. Ragazzine poco più che adolescenti, qualche giorno fa, si sono viste mettere in rete video e immagini intime. Casi ce ne sono ogni giorno, ormai non si contano più.
Proprio ieri leggevo la notizia di un progetto pilota, che sta partendo in Australia, che coinvolgerebbe Fb e una locale agenzia del governo preposta alla sicurezza in rete: sostanzialmente Facebook chiederà alle vittime di caricare sulla piattaforma gli originali del nudo fatto indebitamente o illecitamente circolare da altri, con l’obiettivo di “hasharlo”, cioè di renderlo automaticamente leggibile dall’intelligenza artificiale del social network che sarà così in grado di rintracciare e rimuovere tutte le copie di quella foto che circolano al suo interno. Non mi soffermo su questo, anche se mi sembra un primo passo importante di consapevolezza, innanzitutto, del colosso dei social, rispetto a un tema urgentissimo. Mi preoccupa di più, da padre e da avvocato matrimonialista, ciò che c’è dietro a questo fenomeno, al quale dedico un capitolo intero del mio ultimo libro “C’eravamo tanto armati”, edito da Imprimatur. Molti uomini, una volta lasciati dalle loro ex, vivono in funzione della vendetta verso quest’ultima.
E, quando non riescono con l’acido e con le armi, tentano di farlo in rete. Vogliono far sapere a tutti che la loro ex donna è una poco di buono, e spesso allegano anche nome e cognome della malcapitata e l’indirizzo. A poco serve la denuncia: quando sarà disposta la rimozione dell’immagine, sarà comunque tardi perché, nel frattempo, le visualizzazioni saranno alle stelle e i contenuti saranno diventati virali. Il danno sarà irreparabile. L’unico deterrente per questi criminali potrebbe essere rappresentato da una legge ad hoc, un’azione penale detentiva severissima e l’interdizione dall’uso dei social. Tutti, i social. Ma, purtroppo, il nostro garantismo giuridico e giudiziario non lo consente. E, così, le vittime di certi reati restano isolate.
Queste donne vengono messe alla gogna, nel 90% sono colpite da sindrome depressiva. Ritornando alla triste vicenda di Tiziana Cantone: che sia da monito. Era un anno e mezzo che questa ragazza era messa alla gogna, chiedendo disperatamente la rimozione delle immagini. Nessuno lo ha fatto. Si è suicidata a 31 anni per disperazione. Ma ricordo un altro caso, quello di una giovane disperata perché il suo ex aveva inviato ai suoi amici e al nuovo fidanzato di lei, le sue foto intime. Uccisa nell’anima e derisa da tutti, è stata lasciata dal suo nuovo fidanzato. Non intervengo rispetto a quest’ultima cosa. Ma rifletto sulla tragedia esistenziale di questa ragazza che vivrà per sempre questa gogna, mentre il suo ex continua a deriderla in un bar davanti ai suoi amici nell’indifferenza generale.

L'esperto: "Addio coste e laguna, il nostro mare si alzerà di un metro"

L'esperto: "Addio coste e laguna, il nostro mare si alzerà di un metro"
NORDEST – «Anche se tutti, nel mondo, smettessero di inquinare nello stesso momento, a partire da adesso, l’aumento di 2 gradi della temperatura del pianeta non ce lo toglie nessuno da qui al 2100. E se continueremo con le nostre condotte nocive per la Terra, l’aumento sarà di 5 gradi, sempre entro quella data, con possibili picchi, in alcune aree, fino a 6-7 gradi. Questo significa scioglimento dei ghiacciai, già iniziato, con gravi conseguenze per le coste del Friuli Venezia Giulia e del Veneto».
Il mare si alzerà da mezzo metro a un metro: via le coste 
«Se l’aumento sarà di 2 gradi il mare si alzerà di mezzo metro, se di 5 gradi, invece, di un metro. Le conseguenze? Questo innalzamento del livello delle acque causerà mutazioni molto importanti, drastiche, per tutte le zone di laguna, per le aree balneari, per i golfi. Già da adesso è necessario intervenire subito per limitare e contenere i danni da erosione delle coste, che saranno certi». Spaventoso il quadro descritto da Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, esperto che da anni si occupa di ricerca sulla storia del clima e dei ghiacciai delle Alpi. Mercalli sarà ospite, nella Bassa Friulana, della manifestazione Boschi in festa, venerdì 22 settembre, alle 14.30 (per iscrizione 335.6012924 o glauco.vicario@gmail.com).
Quella del 2017 è stata l’estate più calda degli ultimi 200 anni
«In base ai dati in nostro possesso, quelli su cui possiamo studiare il clima, che riguardano gli ultimi 200 anni, possiamo dire con certezza che l’estate appena trascorsa è stata la più calda degli ultimi due secoli: basta citare le temperature massime di Forlì, 43 gradi. C’è da dire che anche del 2012 e ancora prima del 2003 sono state tra le più calde degli ultimi 200 anni e sono tutte estati molto calde ravvicinate. Cosa dobbiamo aspettarci adesso? Condizioni simili, e sempre peggiori».
I temporali? 
«Quelli forese restano gli stessi ma hanno un effetto al suolo che è devastante perché l’acqua cade su un territorio che è sempre più antropizzato, cementificato, pieno di infrastrutture. Pioveva molto anche ai tempi dei nostri nonni e le campagne venivano allagate: c’erano disagi, sì, ma non come adesso. Oggi si arriva alle vittime ed è necessario correre ai ripari, con la prevenzione, perché non si torna più indietro. Il costo in termini umani, di vittime del maltempo, sarà sempre più alto, lo abbiamo visto a Livorno. Cresceranno tutti i costi sociali di queste mutazioni climatiche».
Cambiano la fauna e la flora
«Cambia il clima e cambiamo noi: non siamo più abituati a sbalzi di temperature repentini, come quello che, tra il 7 e l’8 settembre scorsi, ha chiuso l’estate e aperto le porte all’autunno in poche ore. Cambiano la fauna e la flora. Alcune colture soffrono la siccità: si parla già adesso di un tipo di vite prealpina. E che dire degli insetti? Animali che prima erano confinati in zone tropicali ce li troviamo in casa perché non muoiono più: hanno trovato un habitat ideale e proliferano. Un esempio su tutti la zanzara tigre. Per non parlare di altri parassiti e animali che prenderanno il posto, non si sa con quale esito, su quelli autoctoni, cui siamo abituati».

Clima, gli Usa confermano: "Siamo fuori dal trattato di Parigi"

Il Wall Street Journal riferisce le parole del commissario Ue per il Clima: “Ci hanno comunicato il cambiameto, vogliono però rivedere i termini”. Nessuna conferma da parte dell’amministrazione Trump né chiarimenti sui parametri da rivedere.

NEW YORK. Indietro tutta: o quasi, perché con Donald Trump non si può mai sapere. Gli Stati Uniti non si ritirano più dagli accordi di Parigi sul clima. No, gli Stati Uniti confermano il ritiro. Dichiarazioni e controdichiarazioni: che succede?
Certo è che ci sono voluti due uragani e i numerosi incendi che hanno devastato la West Coast per far riaprire il dibattito da questa parte dell’Oceano. Anche per questo, secondo il Wall Street Journal gli Stati Uniti avrebbero addirittura deciso di non uscire più dagli accordi di Parigi negoziati nel 2015 dall’amministrazione di Barack Obama, facendo dietrofront su quanto invece annunciato da President Trump solo lo scorso giugno. L’America che non si ritira dall’accordo, dunque: ma mira a revisionarne i termini.
È quanto sarebbe stato detto dal consigliere della Casa Bianca Everett Eissenstat alla riunione dei ministri dell’Ambiente che si è tenuta oggi a Montreal. Organizzata proprio per discutere come procedere sull’accordo di Parigi senza gli Stati Uniti. A chiedere il meeting, Canada, Cina e Unione Europea nell’anniversario dei protocolli di Montreal firmati 30 anni fa, quando per la prima volta si discusse di come ridurre la protezione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono.
A dare la notizia riportata dal Wall Street Journal è stato il Commissario Europeo per l’Energia e l’azione sul clima Miguel Arias Cañete: «I rappresentanti del governo americano hanno dichiarato di non voler più rinegoziare l’accordo. Ma hanno intenzione di rivedere i termini del loro impegno». Peccato che sia subito arrivata la correzione della correzione. «Non ci sono stati cambiamenti nella posizione degli Stati Uniti sugli accordi di Parigi» dichiara per la Casa Bianca Lindsay Walters. «Come il Presidente ha chiarito già abbondantemente gli Stati Uniti si ritireranno. A meno che non riusciranno a rientrare con termini più favorevoli al Paese».
Lo diceva, d’altronde, lo stesso Wall Street Journal che poteva trattarsi di un cambio di direzione per modo di dire: una scelta, insomma, per tener buoni gli americani in un momento in cui Madre Terra alza la voce. Sì, perché secondo gli accordi gli Stati Uniti – che sono il secondo più grande inquinatore del mondo dopo la Cina – devono

impegnarsi a ridurre significativamente le loro emissioni: ma revisionare i termini potrebbe significare proprio stabilire tetti più alti. Quei “termini più equi” per dirla con le parole del Presidente, che sono stati il suo obiettivo fin dall’inizio.

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospetto

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospettoLa polizia durante il blitz di sabato a Sunbury-on-Thames (afp)

 

Si tratta di un 21enne fermato nella notte di ieri a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica

ROMA – Scotland Yard ha setacciato Londra, colpita nelle sue arterie, di nuovo, per cercare i responsabili dell’attentato alla metropolitana di Parsons Green dove sono state ferite 30 persone. Oggi è stato arrestato un secondo sospetto: si tratta di un 21enne fermato alle 23,50 di sabato a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica.
Il primo sospetto terrorista è stato invece preso a Dover, ieri mattina. Un diciottenne catturato dalla polizia del Kent nella zona del porto, forse in procinto di imbarcarsi per la Francia. Secondo quanto riferito dai media, si traterebbe di un ragazzo orfano, problematico, adottato da una coppia inglese nota per aver ospitato negli anni oltre 250 bambini senza genitori.

Attentato Londra: blitz della polizia nel Surrey, le immagini aeree

La loro casa è stata perquisita nel pomeriggio in un blitz a  Sunbury-on-Thames, cittadina della contea del Surrey, sulle rive del Tamigi e non distante dall’aeroporto di Heathrow. Dopo il controllo e l’evacuazione dei vicini e dei residenti della zona, è stata smentita la presenza di un ordigno nella casa di Cavendish Road. Il Daily Mail sostiene che il 18enne fosse stato arrestato due settimane fa, non si sa il motivo, e poi rilasciato.

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d'inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.
“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.
«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.
Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

ROMA – OPERAZIONE ANTIMAFIA, SEQUESTRO RECORD DI BENI E AZIENDE PER 280 MILIONI

Roma – Operazione Antimafia, sequestro record di beni e aziende per 280 milioni
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nel corso di una operazione congiunta, condotta con i Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale DDA, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso. Nel corso dell’operazione, sono state anche eseguite 30 perquisizioni locali.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e i Finanzieri del Comando Provinciale GdF di Roma hanno eseguito 2 un decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA di Roma, con i quali sono stati posti sotto sequestro beni immobili, società, automobili di lusso e conti correnti per un valore complessivo di circa 280 milioni di euro.

La maxi-operazione scaturisce da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata “Babylonia”, riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo (RM).
Il primo gruppo criminale è riconducibile a V. G., personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale con “fatturati” da capogiro, contiguo al clan camorrista degli AMATO-PAGANO, denominato degli “Scissionisti”, operante a Nord di Napoli.
La figura “imprenditoriale” di V. G., detto “Nino” emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l’Olanda e l’Italia. Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sé un’articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti.
Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell’esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose società intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti.
Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra V.G. e S. d., detto “Capitone”, noto esponente del clan camorristico AMATO-PAGANO, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell’attività d’indagine, per il tramite di S. L. e C. G. detto “Genny”, entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato del detenuto S. D.
Attraverso un’articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell’organizzazione criminale. V. g., sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società “fantasma”, utilizzate per ripulire il denaro.
Il denaro ripulito – con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto – veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi.
Utilizzando il medesimo stratagemma V.G. riciclava i proventi illeciti della famiglia S., da cui riceveva denaro “sporco” che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti tra cui M. G., uno degli odierni arrestati.
Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio.
In particolare, V.G. ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come “finanziamento soci”, in una società di S. A., imprenditore ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un’imponente opera edilizia nel Comune di Guidonia – Montecelio.
S., dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a V. la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati. Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo “in nero” nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo V.
L’organizzazione criminale capeggiata da C. G. , invece, legata al gruppo V. attraverso l’imprenditore S. A., è risultata particolarmente attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo (RM), tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, fraudolentemente intestati a prestanome.
C.G., negli anni ’90 elemento di spicco della “SACRA CORONA UNITA”, divenuto collaboratore di giustizia, viene trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo (RM), dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell’hinterland romano.
Nel corso delle indagini, è emerso che l’organizzazione capeggiata da C. G. si è imposta nel comune di Monterotondo (RM), avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria “fama criminale”, ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Tra i membri del sodalizio, C. G. ha inserito alcuni dei suoi vecchi uomini di fiducia dei tempi della S.C.U., specializzati nelle violente spedizioni punitive nei confronti delle vittime. Durante le indagini, all’organizzazione è stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra. Alcune delle vittime, oltre ad essere state ripetutamente minacciate e picchiate, hanno subito gravi atti intimidatori, quali l’incendio di autovetture.
Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tutti responsabili a vario titolo dei delitti fine delle associazioni capeggiate da V.G. e da C. G. Tra questi rientrano anche un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca.
Sulla base della misura cautelare e sussistendo un’accertata netta sproporzione tra il reddito dichiarato e l’effettiva consistenza patrimoniale, come acclarata nel corso di investigazioni condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Roma – DDA ha chiesto l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di V.G., S. A. e C. G., ottenendo dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, l’emissione un provvedimento di sequestro dei beni.
Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e le Fiamme Gialle del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria GdF di Roma hanno proceduto, quindi, anche al sequestro di beni per un valore di circa 280 milioni di Euro, tra cui 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 società, 24 quote societarie in Roma, Milano, Salerno, Pescara, L’Aquila e Potenza.
Tra i sequestri rientrano anche gli storici bar “Mizzica!” di via di Catanzaro e di Piazza Acilia, acquisiti di recente dal gruppo V., il locale “Macao” di via del Gazometro frequentato dai VIP della movida romana e la nota catena di bar “Babylon Cafe”, dalla quale l’indagine prende il nome.

M5S, Di Maio si candida alla premiership: "Faremo risorgere l'Italia"

M5S, Di Maio si candida alla premiership: "Faremo risorgere l'Italia"

Il vicepresidente della Camera annuncia la decisione in un post su Facebook: “Andiamo a Palazzo Chigi: oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”
OMA – Dopo settimane di attesa Luigi Di Maio formalizza la sua canditura alla premiership. Il vice presidente della Camera lo ha annunciato in un post su Facebook: “Siamo ancora qui, più forti di prima. E ora dobbiamo completare l’opera: andiamo a Palazzo Chigi e facciamo risorgere l’italia. Oggi ho accettato la mia candidatura a Premier per il Movimento 5 Stelle”. Di Maio è attualmente l’unico cinque stelle in corsa alle primarie, per candidarsi ci sarà tempo fino al 18 settembre alle ore 12 ma nessuno dei possibili sfidanti ha ancora ufficializzato la candidatura. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono” scrive nel post citando Gandhi. E ripercorre il suo percorso politico “inziato 10 anni fa, l’8 settembre del 2007”
L’annuncio arriva dai banchetti degli attivisti di Caltanissetta, tappa del tour per le elezioni regionali in Sicilia. Di Maio con le nuove regole per le primarie pubblicate sul blog a 5 stelle ha potuto candidarsi alla premiership nonostante risulti indagato dalla Procura di Genova per diffamazione dopo la querela presentata dall’ex candidata sindaco Marika Cassimatis, poi espulsa dal Movimento. In gioco non c’è solo la candidatura alla premiership a Palazzo Chigi ma anche la nomina a capo politico del Movimento, al posto di Beppe Grillo

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FLuigiDiMaio%2Fposts%2F1468024346567440&width=500

Le polemiche erano scoppiate già dopo la pubblicazione delle regole per le primarie dall’ala ortodossa del Movimento. Essere eletto capo politico dei 5 stelle significa disporre di ampi poteri di controllo all’interno del Movimento, dalla sospensione degli iscritti ai temi da mettere in votazione sulla piattaforma Rousseau. Il primo ad attaccare è stato il deputato dei Cinque stelle Luigi Gallo che dalla sua bacheca di Facebook ha scritto:”Dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. A voi i commenti! Tutti gli iscritti devono sapere quello che accadrà”. Voci dissidenti anche da Riccardo Nuti, ex cinque stelle, sospeso dopo l’affaire delle firme false a Palermo. “Nuti indagato?, sospeso. Altri parlamentari M5S indagati? Non sospesi. Raggi indagata? Non sospesa. Di Maio indagato? Non sospeso e candidato premier”
Le regole – Alle primarie potranno candidarsi tutti gli appartenenti al Movimento 5 stelle che abbiano esperito un mandato da portavoce o siano stati eletti nel 2013 in Parlamento e non siano mai stati iscritti ad un partito. Le primarie sono aperte anche gli indagati purché coinvolti in fatti non gravi e a condizione che lo dichiarino apertamente. Il vincitore verrà annunciato il 23 settembre a Rimini nel corso della kermesse Italia a 5 stelle. Il voto è aperto a tutti gli iscritti al Blog in regola con l’articolo 4 previsto dal Non Statuto. Si può espriemere una sola preferenza per un solo candidato

Viterbo, Cinema Genio abbandonato, residenti esasperati: «Adesso i piccioni entrano anche nelle nostre case»

di Andrea Arena
«L’altro giorno stavo facendo ripetizione ad un ragazzo, e ad un certo punto è entrato un piccione in casa. Ha fatto un giretto e poi è riuscito». A raccontare questo aneddoto non è un’abitante di un appartamento in piazza San Marco a Venezia, né una vicina di casa di qualche ornitologo o allevatore di pennuti. No, a parlare è una viterbese che, purtroppo per lei, ha la sventura di vivere a due passi dal cinema Genio, in pieno centro città a Viterbo.
Cinema Genio, già, dove eravamo rimasti? Sempre allo stesso punto, un punto morto. Lo scorso giugno Il Messaggero aveva raccolto le lamentele degli abitanti della zona, ostaggio dei pennuti che hanno eletto a loro esclusiva dimora – e voliera – il teatro abbandonato. Nonostante l’immenso locale sia tornato nella disponibilità del Comune da un anno e mezzo (dopo alterne vicende che non è il caso di ripercorrere qui), Palazzo dei priori non ha fatto nulla non solo per ripulirlo dai quintali di mondezza accumulati all’interno, ma si è ben guardato persino dal provvedere agli interventi necessari per la messa in sicurezza. Lo scorrere del tempo, e le sferzate del maltempo, hanno fatto il resto: i vetri di alcune finestre degli uffici all’ultimo piano – lasciate inspiegabilmente aperte – si sono rotti, aprendo un’autostrada aerea ai piccioni. Che qui hanno trovato ricovero in gran numero: e dunque cattivo odore, guano, svolazzamenti vari, si sono moltiplicati, anche a causa del caldo di questa estate.
Gli abitanti della zona, di via della Volta Buia ma anche di tutto il quadrante, già interessato da altri problemi come il vandalismo notturno della movida, si sono rivolti più volte all’amministrazione comunale. Senza risultati. Ad inizio agosto, l’ultimo tentativo: «Passando per i vigili urbani e poi parlando direttamente con l’ufficio dell’assessore ai Lavori pubblici e alla Gestione del patrimonio Alvaro Ricci. Mi è stato chiesto di scrivere una lettera, che è stata protocollata, e mi è stato promesso un sopralluogo con un ingegnere e un pronto interessamento di Viterbo Ambiente per la pulizia del cinema. Il tutto con molta gentilezza e disponibilità. Peccato che da allora non abbiamo visto assolutamente nulla di questo, l’estate è passata con tutto il suo caldo, il Ferragosto, ora anche Santa Rosa, eppure il Genio è sempre nella stessa condizione». Coi piccioni che ora puntando ad espandere il loro raggio d’azione anche agli edifici adiacenti: più che uccelli sembrerebbero degli squali del mercato immobiliare.

Ruba il fucile a un cacciatore e spara per minacciarlo

di Andrea Arena
Stava partecipando nei boschi di Viterbo a una battuta di caccia con gli amici, ma invece di un cinghiale, si è imbattuto in un agricoltore molto arrabbiato. Che prima gli ha sottratto la radio con cui si teneva in contatto con gli altri membri della sua squadra (così funziona la cacciarella, specialità che attrae tanti appassionati nell’Alta Tuscia e non solo), poi gli ha sottratto il fucile col quale ha sparato un colpo di minaccia. Un brutto spavento, quello capitato nel dicembre di tre anni fa ad un cacciatore, e ora il presunto responsabile di quell’aggressione è finito a processo. Accusato di violenza, minacce e danneggiamento.
L’uomo, un 47enne di Cellere già conosciuto per i suoi eccessi (e attualmente detenuto per altra causa) avrebbe dovuto presentarsi ieri in aula al tribunale di Viterbo davanti al giudice monocratico Giacomo Autizi. Ma per un difetto di notifica in carcere l’udienza è stata rinviata al prossimo 21 dicembre. I fatti risalgono al 27 dicembre 2014, a Cellere. Secondo quando ricostruito, il 47enne avrebbe accusato i cacciatori di essersi introdotti in un terreno di sua proprietà all’inseguimento – o alla ricerca – di un cinghiale.
La sua reazione sarebbe stata esagerata: prima avrebbe strappato il fucile dalle mani di un cacciatore, poi anche l’auricolare della radio che indossava, interrompendo così il collegamento con gli altri compagni di squadra, infine minacciando l’uomo sparando un colpo col fucile. Fortunatamente un colpo in aria, a quanto se ne deduce dal capo d’imputazione, altrimenti l’uomo sarebbe stato accusato di reati ben più gravi. E forse ci sarebbe scappata la tragedia. I fatti dei quali è chiamato a rispondere, comunque, restano pesanti. Più di un grosso esemplare di cinghiale, che per una volta potrà sorridere di certi eccessi degli esseri umani.