"Dovremmo essere dalla parte di Asia Argento". Caso Weinstein, la lettera contro il victim blaming. E sui social è #quellavoltache Asia Argento

"Dovremmo essere dalla parte di Asia Argento". Caso Weinstein, la lettera contro il victim blaming. E sui social è #quellavoltache
Asia Argento.
Lettera aperta di Giulia Blasi. E centinaia di tweet in cui le donne raccontano le molestie e gli abusi subiti nella vita e mai denunciati. Una campagna social contro il victim blaming, la colpevolizzandone delle vittime
SU TWITTER donne e uomini stanno raccontando le molestie subite e mai denunciate; quelle sotterrate per anni perché a confidarle a qualcuno la vergogna era troppa. Per tutti l’hashtag è lo stesso: #quellavoltache, come a dire “non è mai troppo tardi per parlare”.
L’idea è partita dalla scrittice, blogger e conduttrice radiofonica Giulia Blasidopo la pubblicazione di una lettera in cui invita a riflettere chi si è scagliato contro l’attrice Asia Argento e le altre donne abusate dal produttore Harvey Weinstein. Un lungo appello che inizia così: “Dovremmo stare tutti dalla parte di Asia Argento”. Riga dopo riga, la scrittice spiega perché “la reazione della collettività al racconto di Asia è il motivo per cui le donne non denunciano le violenze”, la ragione per cui preferiscono rimanere per anni imprigionate in un vortice di violenza e abusi, fisici e psicologici.

Scandalo Weinstein, la scena con cui Asia Argento ha raccontato le molestie subite

Quello che ha subito l’attrice si chiama victim blaming, la colpevolizzazione della vittima, ed è contro questa mentalità che si scaglia la sua campagna. Così uno dietro l’altro i tweet si susseguono. Insieme formano un diario collettivo in cui si collezionano storie e scene di vita spesso molto simili tra loro e che mettono in luce quanto la violenza fisica e mentale sia ancora profondamente radicata nella società e nelle persone.
FOCUS – Caso Weinstein
È abuso, per esempio, quello di un fidanzato che, vedendosi negato un rapporto sessuale dalla partner, decide di soddisfarsi davanti agli occhi della compagna. Hanno una relazione, ma resta un abuso se l’altro non è consenziente. Si chiama abuso anche il sesso fatto per costrizione psicologica e nulla ha di diverso dalla mano di uno sconosciuto che finisce sul sedere.”È difficile stare dalla sua parte, vero?  – continua Blasi – E invece fatelo questo esercizio di empatia. Provate a essere una ragazza di ventun anni, minuta, davanti a un bestione in accappatoio che ha più potere su di te di chiunque altro, pure del Presidente del Consiglio, del Papa e di Clinton. Weinstein è l’uomo più potente di tutto il sistema hollywoodiano. Possiede la Miramax. Controlla i tabloid. Ha dalla sua soldi, politici, un esercito di persone influenti che lo difendono. Tu non sei niente, non sei nessuno. Subisci una violenza, poi te ne vai. La affronti come puoi. Asia Argento non ha denunciato subito. Ha cercato di riscrivere la realtà: è una reazione tipica delle donne abituate a mantenere il controllo”
· L’OCCASIONE PERSA
“Non c’è niente di dubbio, sospetto o incongruo –  si legge nella lettera – nei racconti delle donne che sono state molestate da Harvey Weinstein. E ora che la presenza di Asia Argento ce l’ha portato in casa, stiamo perdendo l’occasione di interrogarci su cosa succeda davvero negli alberghi, nei camerini, negli uffici ai piani alti dei grandi network televisivi. Ci stiamo perdendo l’occasione di farci una domanda di cui non vogliamo conoscere la risposta. È proprio vero che sul divano del produttore, del regista, del direttore di rete ci si va volentieri?”.

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