Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto che Sebastian Vettel ha definito di “ritorno alla normalità”, intendendo che era il massimo cui la Ferrari poteva aspirare e addirittura l’11° e senza punti di Charles Leclerc, costringono la Scuderia a ripensare profondamente se stessa. Non solo la macchina, sbagliata dalla nascita e in troppi elementi (motore, telaio, aerodinamica), ma tutto il sistema.

Binotto: “Inizio più difficile del previsto”

Lo dice chiaro il team principal, Mattia Binotto, nel post gara: “Una domenica davvero deludente, un risultato difficilissimo da digerire. In qualifica eravamo riusciti a tirare fuori il meglio del potenziale attualmente a disposizione ma in gara non è stato così. Finire doppiati brucia tantissimo, a noi e a tutti i nostri tifosi. Sapevamo delle nostre difficoltà già a febbraio ai test a Barcellona, ma questo inizio di Mondiale è più difficile del previsto”.

Futuro nero

Dopo tre gare, la Ferrari è il 5° costruttore in classifica: se non fosse stato per il pazzo Gp inaugurale in Austria, con le safety car e i ritiri, il miracoloso 2° posto di Leclerc non si sarebbe compiuto. La realtà di questa SF1000 è che non va. Lenta, per via di un motore depotenziato dalle nuove direttive tecniche introdotte quest’anno in seguito all’accordo segreto chiuso con la Fia dopo l’inchiesta sulla power unit rossa 2019 accusata di irregolarità. Costruita con un alto carico aerodinamico su un’idea di motore non più utilizzabile, si comporta male anche in curva. Per quanto si vorrà e potrà correggere (le vetture sono congelate fino a tutto il 2021), il futuro rosso appare nero.

Il coraggio di cambiare rotta

Perché oltre alla macchina, non ha funzionato anche il resto. Binotto: “Ora torniamo a casa dopo una trasferta lunghissima e dobbiamo cercare di fare di tutto per migliorare in ogni modo e su tutti i fronti. Ma sono molte le cose sulle quali intervenire, ci vorrà tempo. Servirà un’analisi chiara da parte di ciascuno e il coraggio di cambiare rotta, se necessario: la dinamica attuale non è accettabile. Non ci sono altre ricette per rimediare a questa situazione”. Tradotto: la squadra che l’ingegnere italo svizzero ha preso in mano due anni fa, sostituendo Maurizio Arrivabene e distribuendo le sue mansioni di direttore tecnico tra più figure, non sta dando i frutti sperati. Qualcosa deve essersi incrinato o non allineato nel sistema, forse è meno delineata la linea di comando chiara e severa imposta dall’ex presidente Sergio Marchionne. “Una squadra giovane nei propri ruoli”, dice spesso Binotto aggiungendo che ci vuole tempo perché entri a regime così come sempre quando iniziano nuovi cicli.