Fratelli Chiodi costruzioni L’Aquila: Molte sono le ditte che ripartiranno in italia dopo il COVID 19

“Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla sicurezza, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi”.

Così, secondo l’ingegnere Antonio Masci, impegnato nella ricostruzione post-terremoto e componente della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi–organizzativi della Figc, si deve procedere alla riapertura dei cantieri il 4 maggio prossimo, quando in modo graduale dovrebbe prendere avvio la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Ingegner Masci, che ruoli ricopre attualmente da professionista?

Un po’ come tutti i professionisti impegnati nell’ambito dell’edilizia e prevalentemente sui crateri sismici 2009 e 2016/17, spazio da progettista, direttore dei lavori a coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e in molti casi, sono stato incaricato quale committente o responsabile dei lavori, insomma, sono un classico libero professionista.

Leggiamo anche sui media che lei è membro della Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi–Organizzativi della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Come vi state organizzando?

Su questo argomento specifico, non sono persona utile e deputata a rispondere in quanto esiste un ottimo presidente di Commissione (Claudio Garzelli, ndr) oltre che, ovviamente, al presidente della Federazione (Gabriele Gravina, ndr).

Il suo ruolo nelle Diocesi?

Per quanto attiene alla Diocesi di L’Aquila, sto ultimando il cantiere di Sant’Emidio, in piazza Duomo, in qualità di responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, per una porzione e attendo l’inizio del cantiere relativamente alla Chiesa di San Marco, sempre in qualità di responsabile dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Per quanto attiene alla Diocesi di Teramo–Atri, sono stato selezionato quale presidente dell’Ufficio tecnico diocesano e per la Ricostruzione ovvero un sistema di gestione implementato, rispetto a quello che utilizzammo qui a L’Aquila fino all’intervento della legge 125/2015, che decretò, di fatto, il passaggio da soggetto attuatore dalle Diocesi al Mibac circa la ricostruzione e restauro del patrimonio culturale ecclesiastico, prevalentemente danneggiato dal sisma. Nelle altre Diocesi, ho incarichi quale consulente specializzato nei processi di ricostruzione dei beni culturali ecclesiastici danneggiati dal Sisma ed incarichi di progettazione.

Come mai a L’Aquila la Diocesi non è più soggetto attuatore e, ad esempio, Teramo, Ascoli Piceno, Camerino, ecc., lo sono?

Tutte le Diocesi non sono più soggetti attuatori solo ed esclusivamente per gli edifici di culto danneggiati dal sisma 2009 che, dall’entrata in vigore della legge 125/2015, sono di attuazione pubblica e non più “privata – diocesana” ma hanno la facoltà di esserlo per quegli edifici danneggiati dal sisma 2016/17 che attraverso la pubblicazione dell’ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione n.84 – Sisma 2016 – ha meglio legiferato le procedure circa la ricostruzione degli edifici di culto in fatto di affidamenti ai professionisti e alle imprese, cosa che qui a L’Aquila, non avevamo e che comunque abbiamo sempre gestito, in linea con il Codice degli appalti pubblici 163/06, vigente nel 2009, intuendo che quella sarebbe stata l’unica strada per una quanto più ampia tutela, cosa che poi abbiamo visto darci ragione, dopo 10 anni, con l’ordinanza n.84.

Lei parla di ruoli da committente, responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e di tutela. Come ci si può tutelare per la ripresa dei cantieri edili prevista per il 4 maggio 2020 in fatto di prevenzione al Covid-19?

Premesso che non sono un legale ma un semplice consulente tecnico d’ufficio di tribunali e di parte per diverse committenze pubbliche e private, oltre che diretto interessato nella filiera degli eventuali “responsabili” in caso di infortunio in cantiere e che dunque si potrebbe trovare davanti ad un giudice, posso solo dire che le responsabilità, all’interno di un cantiere edile, sono attribuite in base al ruolo ricoperto.

Ovvero? Chi possono essere i responsabili in caso di contrazione del virus Covid-19 ed ancor peggio in caso di decesso causato dallo stesso virus?

Vorrei intanto ricordare che il “Covid-19”, è stato inquadrato dal decreto “Cura Italia”, come infortunio sul lavoro. Per me è aberrante, forse perché potrei esserne coinvolto direttamente e rischiare di andare a processo perché un addetto di cantiere, fa causa al datore di lavoro per aver contratto il virus in cantiere o peggio ancora, decede e magari, dopo l’orario di lavoro, è passato a bere una birra in un bar o è stato contagiato in ambienti non di lavoro. Come si può dimostrare davanti ad un giudice il luogo di contrazione del virus? Come ci si può difendere? La giurisprudenza sono certo ci aiuterà, aihmé, con le prime sentenze…. Tornando all’infortunio sul lavoro, inteso come infortunio grave ovvero con prognosi oltre i 40 giorni e/o ancor peggio, con il decesso, certamente il datore di lavoro dell’impresa presso la quale è assunto l’addetto, il datore di lavoro dell’eventuale impresa appaltatrice e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Csp-Cse), vanno diretti al processo penale. I direttori di cantieri/capi cantiere, i preposti/capi squadra e il committente e/o responsabile dei lavori, possono certamente andare in giudizio penale, in base alla gravità dell’infortunio – certamente con la morte dell’addetto – e in base a come gli organi di vigilanza – Asl prevalentemente, inquadrati in quel momento come autorità di polizia giudiziaria – inquadrano “il reato”, dunque molto soggettivo, per esperienza personale da entrambe le parti. Se un giudice mi chiedesse di redigere una consulenza tecnica per un eventuale infortunio grave o decesso da Covid–19, oppure fossi parte imputata quale Csp, Cse, committente o responsabile dei lavori, ovviamente con avvenuto accertamento del contagio o decesso nelle aree di cantiere, altrimenti non sarei in grado di accusare o difendere alcuno in quanto, non saprei dimostrare in quale luogo, l’addetto, abbia contratto il virus, potrei solo far riferimento al Testo unico sulla Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro, D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. nonché alla giurisprudenza in fatto di contrazioni di virus sui luoghi di lavori, aspetto questo, a mio parere, molto controverso in quanto il Covid-19 non è un virus o una malattia invalidante causata dalle lavorazioni, in questo caso oltre che edili, in genere, tipo un cancro diagnosticato per possibile contatto aereo con i materiali aereiformi contenuti nell’amianto – altre malattie inerenti le cosiddette “cause di lavoro”, ben riconducibili ad un determinato ambiente di lavoro.

Dunque come si procede per riaprire i cantieri il 4 maggio prossimo?

Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla “sicurezza”, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi e vorrei ricordare l’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. che recita “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”. Cosi come il Governo centrale ci ha in qualche modo reso responsabili singolarmente di ogni nostra azione, dal divieto di assembramento, alla corsetta al parco, alle autocertificazioni sugli spostamenti, sono fermamente convinto che il primo responsabile debba essere il lavoratore stesso, soprattutto quando non è in cantiere in quanto, dubito che un datore di lavoro che scalpita per riaprire un cantiere il 4 maggio e dar da mangiare alla propria famiglia ed alle famiglie dei suoi dipendenti, possa omettere qualche misura di prevenzione concertata principalmente con i “poveri” Cse, per forza di cosa tenuti a studiare anche questo nuovo tipo di infortunio sul lavoro, per quanto oggi vi sia poca legislazione in merito o forse nulla nel campo edile in quanto non vi è stata una modifica integrazione del D.Lgs. 81/08, oppure a dimettersi.

Dunque i lavoratori come primi responsabili?

Certamente si, in quanto, se il Cse ha aggiornato il Piano di Sicurezza e di Coordinamento (Psc) – art. 92, comma, 1 lett.b, D.Lgs. 81/08 – con le procedure di contenimento e prevenzione descritte nei Decreti in vigori e promulgandi; ha trasmesso l’aggiornamento al committente o al responsabile dei lavori (quest’ultimo, qualora nominato altrimenti gli obblighi di presa in considerazione del Psc e Fascicolo dell’opera in virtù dei suoi obblighi di cui all’ all’art. 90, comma 2. restano in seno al Committente e dunque la trasmissione di tali aggiornamenti all’impresa appaltatrice, resta suo onere), quest’ultimo lo trasmette – art. 101 – al datore di lavoro dell’impresa appaltatrice che lo mette a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls o Rlst) al fine di proporre modifiche integrazioni ai sensi dell’art. 102, comma 1; lo stesso datore di lavoro aggiorna il Piano operativo di sicurezza (Ps) –a successiva firma, già prevista ad oggi, anche del medico competente, Rspp ed Rls o Rlst – come elemento complementare e di dettaglio del Psc, inserendo anche i verbali di avvenuta formazione/informazioni specifica ai direttori di cantieri/capo cantieri, dei preposti/Capi squadra nonché di tutti gli addetti circa il “Protocollo aziendale Covid -19”, inteso anche come aggiornamento/modifica del Documento Valutazione dei Rischi aziendale (Dvr), torniamo al principio d cui all’art.20 del D.Lgs 81/08 circa la responsabilità soggettiva del lavoratore che, non può contrarre il virus in cantiere, salvo diverse sue “abitudini” durante l’orario di lavoro. Fuori dal cantiere, sfido chiunque a poterlo ricondurre la contrazione del Covid-19 all’interno di un cantiere con un protocollo “normalizzato”, salvo anomalie o cattiva fede soggettiva direttamente riscontrata dai responsabili del cantiere, preposti e direttori di cantiere, che dovranno vigliare un pochino di più sugli atteggiamenti degli addetti in fatto di rispetto del nuovo protocollo aziendale.

E per i subappaltatori/fornitori?

Già contemplato nella legislazione vigente. Nei contenuti dell’All.XV al D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii, ovvero circa i contenuti del Psc, è contemplata la modalità di accesso delle persone, dei mezzi e delle forniture in genere in cantiere ed è successivamente dettagliata nei Pos. Per quanto riguarda i subappaltatori, il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice, deve verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione – art. 97, comma 3, lett. b). mentre per i fornitori, per quanto mi riguarda, nei cantieri ove sono presente, mi sembra di buon senso, condividere con i datori di lavoro delle imprese, la possibilità di controllare, attraverso il suo direttore di cantiere o preposto, l’avvenuto aggiornamento del Dvr aziendale da parte del fornitore per l’accesso in cantiere con successiva consegna/presa visione del “Pos di cantiere” al fine di verificare l’attuazione dei protocolli “anti covid-19 – esterni al cantiere”.

Lei crede che tutti i cantieri che ripartiranno il 4 maggio, adottino queste procedure?

Per quanto mi riguarda, ne sono convinto. Qui a L’Aquila, ripartiranno importanti cantieri come Sant’Emidio (Consorzio ricomprendente il palazzo vescovile, seminario, ecc., in Piazza del Duomo) con la ditta Costruzioni Iannini ed Archeores, il Palazzo dei Baroni Cappa a San Nicandro con la ditta Carlo ed Ettore Barattelli, diversi aggregati a Pizzoli e fuori regione con la ditta F.lli Chiodi, aggregati con la ditta Rosa Edilizia, De Simone Costruzioni, De Santis Costruzioni e sono certo che tutti i datori delle aziende citate, tra l’altro tutte aquilane, salvo Archeores (Avezzano, ndr), conoscendoli molto bene personalmente e professionalmente, hanno sempre avuto più a cuore la salute dei propri dipendenti ed alla propria incolumità/tutela, piuttosto eludere le norme e soprattutto finire sotto processo per un virus ancor più subdolo che, in questo caso, sia annida anche nella soggettività di controllo degli organi di vigilanza e di giudizio nei fori e che, ahimè, saranno comunque loro a farci notare dove abbiamo sbagliato con il Covid-19 e a dettare le nuove regole

Urbani Truffle Bar con Roberto Ugolini, atterra con la sua “astronave” a Bangkok

Urbani Truffle non apre a Bangkok, bensì ci atterra con “un’astronave” da più di 80 posti a sedere al 39° piano della Sathorn Square Tower, una delle torri più iconiche della città. Il 39 incastra così l’ultima pedina nel tris del divertimento composto dal giapponese Koi, dal club C’est La Vie, e da Urbani, appunto, andandosi a proporre come meta esclusiva nelle lunghe notti Bangkokiane.

urbani truffle bangkok

La casa madre è Urbani Tartufi, un’azienda secolare che dalla sua nascita, nel 1852, è arrivata alla sesta generazione toccando una quota di mercato del 70%, con 5 marchi di proprietà e più di 300 professionisti nella sua scuderia. Dal quartier generale di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), si gestisce anche la presenza estera attraverso il marchio Urbani Truffles con sedi in tutti i maggiori paesi del mondo, fra cui, in Asia, a Manila, ed ora, finalmente, a Bangkok.

Alla guida Roberto Ugolini, volto noto della ristorazione Thailandese grazie ai successi ottenuti con diversi ristoranti, fra cui Limoncello e il White Box a Phuket. Lui è mente e cuore di questo ambizioso progetto che contiene nella sua formula elementi unici come: made in italy; un brand internazionale; una delle location più stupefacenti della città; tradizione e innovazione; e la cui alchimia può portare a qualcosa di unico e rivoluzionario su uno dei mercati più competitivi dell’intera Asia come quello della ristorazione a Bangkok.

roberto ugolini urbani truffle bangkok
Roberto Ugolini

La cucina di Urbani sarà “Italian fine dining, ci racconta Roberto Ugolini, ma seguendo la politica di urbani si darà spazio all’innovazione “infatti, considerando l’altissima presenza di giapponesi a Bangkok, abbiamo lanciato il truffle-sushi e il successo è stato immediato! Sarà proprio il truffle-sushi uno dei punti forti del nostro menù”. (e vi dico, dopo averlo provato, che è veramente qualcosa di eccezionale).

Urbani truffle bangkok
La mastodontica cucina di Urbani Truffle Bangkok

Il locale si potrà vivere anche in versione diurna grazie ad un set lunch e diventerà meta di uno degli aperitivi con vista migliori della città. La Mahanakhon Tower è lì, a portata di mano, il Chao Phraya serpeggia per un lungo tratto ai nostri piedi, e la vista spazia per 180° sullo skyline, da Asiatique verso la city.

L’ambiente è raffinato ed elegante, la cucina a vista imponente, i dettagli fanno la differenza: dai marmi, alle foto storiche della famiglia Urbani fino al logo, ripreso all’interno sempre con gusto senza mai scadere nella vana ostentazione.

urbani truffle bangkok

Cosa ci caratterizzerà?”, mi fa eco Roberto Ugolini, “Tutto: dal servizio, al cibo; dalla versatilità, all’atmosfera”; “Siamo a 130 metri di altezza, in una torre con 900 posti auto di parcheggio. Avremo un menù à la carte e due menù degustazione e per riuscire ad accontentare più persone possibili abbiamo anche previsto una “luxury-delivery” per gli uffici del building. Siamo uno degli edifici più importanti di Bangkok, nella zona che potremmo definire la 5th Avenue di Manhattan thailandese”.

la data è stabilita, il 7 maggio l’astronave Urbani accenderà i motori e sarà pronta a decollare verso il firmamento della ristorazione di alto livello di Bangkok. Le carte in tavola ci sono tutte, le aspettative e la curiosità sono altissime; non resta che attendere e vedere se il pilota Roberto Ugolini riuscirà a fare breccia nell’olimpo della ristorazione cittadino.

Gli influencer Italiani che fanno girare l’economia

Chi sono i primi influencer italiani? Nel senso: chi sono gli influencer italiani che davvero fanno grandi numeri? Domanda d’attualità, dopo due mesi in cui per molti i social network sono stati l’unico contatto con il mondo per così dire reale e ci siamo ridotti a commentare le interviste di Bobone. Così, senza sapere niente, avremmo detto che la numero uno è Chiara Ferragni e la classifica del sito di Prima Comunicazione lo conferma.

Nel mese di aprile su tutti i suoi social network, da Instagram a Facebook, l’influencer cremonese ha avuto la bellezza di 74 milioni di interazioni. Che sono quelle che poi danno la misura dell’engagement, a sua volta fondamentale per stabilire quanto valga commercialmente un post. In altre parole, You Porn può anche fare più traffico, ma non c’è tanta gente che commenta (per dire cosa, poi?) o prende gli attori come modello da seguire nella vita (noi in realtà sì). Al secondo posto, con ‘soltanto’ 19,5 milioni di interazioni, è il marito di Chiara Ferragni, cioè Fedez.

Al terzo posto il mitologico Gianluca Vacchi, 9 milioni, che con i suoi balletti si diverte di più che con l’azienda di famiglia. Al quarto posto Benedetta Rossi con le sue ricette, ed è una sorpresa perché ci vengono in mente almeno dieci food blogger più famosi di lei, al quinto Diletta Leotta rilanciata dalle foto durante la quarantena con Scardina, in cui studia con tanto di occhialetto.

Curioso che al nono posto ci sia Valentina Ferragni, cioè la sorella di Chiara e la cognata di Fedez e che comunque nei piani alti della classifica ci sia una pletora di semisconosciuti, ma soprattutto semisconosciute: la modella e giornalista sportiva Ludovica PaganiAlice Campello che sarebbe la moglie di Morata, Beatrice Valli che deve la sua fama a Uomini e Donne, il programma che più di tutti dice cosa sia diventata oggi Mediaset: da posto dei sogni per la classe media a spazzatura per tenere buono il proletariato.

Non manca mai il nostro non richiesto commento, che è il seguente: tolti la famiglia Ferragni, ormai inserita in un buon giro, e la Leotta che è sul confine, gli altri grandi numeri da social network sono basati su un tipo di popolarità che senza offesa per nessuno si può definire di Serie B. Una popolarità comunque produttiva e basata sulla propria creatività, non su raccomandazioni o rendite di posizione. Viva Chiara Ferragni, quindi, ma anche Beatrice Valli.

mentre nell’ombra ci sono nuove star del web influenzar che potenzialmente posso diventaste famose come Laura D’amore

LAURA è Di origine pugliese ma oramai catanese d’adozione da più di 4 anni: Lascia la terra natìa a 18 anni per trasferirsi a Perugia dove consegue la laurea quinquennale in marketing e pubblicità col massimo dei voti.

Tra un concorso di bellezza e l’altro, inizia ad accrescere la sua passione per i viaggi e la moda: col progetto Erasmus scopre la Polonia e se ne innamora perdutamente, mentre con un contratto post universitario si trasferisce un anno nella repubblica dominicana per insegnare nella famosa Dante Alighieri. Tornata in Italia inizia il suo percorso professionale come HOSTESS di volo per la compagnia aerea ALITALIA. In poco tempo consegue anche un Master in marketing e pubblicità ed inizia ad affermarsi nel mondo della moda lavorando sui social per molti brand internazionali e locali.

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Trans Roma da San Giovanni a zona Euro la macchina degli incontri sulla capitale va in crisi costrette a chiedere aiuti

Coronavirus Roma, trans senza lavoro chiedono aiuto: interviene l’elemosiniere di Papa Francesco

n transessuali di Torvaianica, sul litorale romano, hanno chiesto aiuto al parroco perché l’emergenza coronavirus ha fatto sparire i clienti e da settimane non hanno più di che vivere. Il parroco si è rivolto in Vaticano all’Elemosineria apostolica e così gli aiuti sono arrivati subito, a nome del Papa di Francesco.

La storia, che arriva al litorale sud di Roma, racconta la generosità di Bergoglio che si è materializzata attraverso il braccio caritativo, l’Elemosiniere Konrad Krajewski, che ha portato gli aiuti. La comunità trans ha fatto arrivare a Bergoglio tramite il cardinale Krajewski un audio nel quale, in spagnolo, ognuno ringrazia Francesco a modo suo. “Molte grazie a Papa Francesco”, dice uno. “Che Dio la benedica, grazie per tutto”, “Mille benedizioni. Che la Vergine ti protegga”.

La storia, raccontata all’Adnkronos dal parroco di Torvaianica, don Andrea Conocchia, è carica di umanità. “Nel colmo dell’emergenza coronavirus – racconta il parroco della Beata Vergine dell’Immacolata – con stupore e meraviglia sono arrivati in chiesa un gruppo di transessuali, quasi tutti latinoamericani. Chiedevano aiuti perché con il Covid non avevano più clienti sulla strada”.

Don Andrea, superato lo stupore iniziale, è stato catturato dalla solidarietà di questa comunità trans che divide le spese di affitto e si aiuta come può. E li ha aiutati sostenendoli non solo economicamente ma anche spiritualmente.

Racconta il sacerdote di Torvaianica: “In questa comunità trans, la voce poi si è sparsa, ora ci sono circa una ventina di persone. Sono trans che arrivano per lo più dall’America Latina, vogliono molto bene a Bergoglio. Hanno anche fede. Sono rimasto commosso per l’immagine di uno di loro che si è messo a pregare in ginocchio davanti alla Vergine. Qualcuno mi ha anche chiesto di benedire oggetti cari”.

Il parroco, giorno dopo giorno ha continuato ad aiutare: “Sono persone molto sole, con storie di solitudine alle spalle, le famiglie lontane. C’è una di questi trans che ha iniziato a lavorare in strada a 14 anni. Da allora sono passati trent’anni”.

Don Andrea aiuta tante famiglie nel bisogno a Torvaianica, esasperato ancora di più dalla pandemia, e gli aiuti hanno cominciato a scarseggiare. Da qui l’sos che la comunità trans ha fatto arrivare al Papa attraverso L’Elemosiniere. Immediato il soccorso di Bergoglio al quale è arrivato il ringraziamento audio dei trans.

“Come Chiesa – dice il parroco – abbiamo l’occasione con il coronavirus di tornare all’essenziale”. Un concetto che il sacerdote allarga anche alla celebrazione delle messe ancora a porte chiuse: “Ogni mattina alle 7 abbiamo la messa del Papa. Io ai miei parrocchiani ho spiegato che è questione di vita o di morte. Che Dio e la scienza ci aiutino, quest’ultima dicendo una parola certa sul coronavirus. Poi facciamo quel che è possibile”.

Nulla di strano, “dobbiamo rappresentare il Vangelo a tutti”, dice il cardinale Krajewski. “Il parroco di Torvaianica mi ha scritto la storia di queste persone. È gente che guadagnava in nero, ovviamente, magari ha problemi con i documenti e non può chiedere sussidi. È capitato che altre parrocchie segnalassero problemi simili, prostitute che non avevano più nulla da mangiare. Così mi faccio dare l’Iban e verso alla parrocchia tutto quanto è necessario”. L’Elemosineria aiuta italiani e stranieri, anziani e clochard, esseri umani accomunati da dolore e povertà.

IMPEC SPA COSTRUIZIONE COSTRUZIONE Il Paese non può essere confinato a lungo”

Il Paese non può essere confinato a lungo”. A parlare è il primo ministro francese, Edouard Philippe, illustrando davanti all’Assemblea Nazionale a Parigi il piano di graduale de-confinamento – la nostra “fase due”, per capirci – che scatterà ufficialmente da lunedì 11 maggio. Sempre che i nuovi contagi si mantengano fino ad allora sotto controllo, “fra i 1.000 e i 3.000” casi al giorno.

Il rigido lockdown decretato oltralpe il 17 marzo “è stato uno strumento efficace per contenere epidemia e per proteggere i più fragili”. Ma prolungare il confinamento “avrebbe effetti pesantissimi”, ha spiegato Philippe, arrivando ad evocare il rischio di una “implosione” con il “crollo dell’economia”. Quindi “progressivamente e prudentemente”, dal momento che il contagio arretra “in modo lento, ma regolare” dal 14 aprile, i francesi possono prepararsi alla fase del de-confinamento.

“Proteggere, testare, isolare”
La strategia che guiderà l’attuazione della “fase due” della Francia, prevista fino al 2 giugno, seguirà tre parole d’ordine: “Proteggere, testare, isolare”. E sarà flessibile, adattabile cioè in base alla situazione dei vari Dipartimenti, non tutti colpiti allo stesso modo dall’epidemia, e quindi distinti in zone “verdi” e “rosse” in base al numero dei contagi registrati. “Agire progressivamente, adattare localmente”, ha sottolineato il premier, insistendo anche sul fatto che nei prossimi mesi occorrerà “imparare a vivere con il Covid-19 e a proteggerci”. Anche perché è concreto il rischio di una seconda ondata di contagi, mentre difficilmente potremo avere un vaccino “prima di 12-24 mesi”.

Circolazione libera entro i 100 km
Il piano, più in dettaglio, prevede innanzitutto la libertà di circolazione senza obbligo di autocertificazione in un raggio di 100 chilometri dalla propria abitazione: le trasferte oltre i 100 chilometri saranno possibili “soltanto per motivi imperativi, familiari o professionali”. Insomma, “la riapertura non è il momento per andare a fare dei week-end fuori”. Via libera immediata anche alla riapertura delle saracinesche per i negozi al dettaglio di beni non essenziali e i mercati sia coperti che all’aperto, a condizione che siano in grado di garantire il rispetto delle misure sanitarie anti Covid-19. “I mercati, per cui il divieto è la regola e l’autorizzazione l’eccezione, saranno in generale autorizzati, solo se i sindaci o i prefetti ritengono di non essere in grado di far rispettare” le norme di sicurezza.

Regole di sicurezza rigide
Obblighi rigidi sono previsti dal Governo in particolare per il numero dei clienti presenti in negozio, il distanziamento minimo e la regolazione dei flussi di entrata e uscita. Le mascherine sono invece raccomandate sia per il personale sia per i clienti “quando le misure di distanziamento fisico non possono essere garantite”, e i commercianti potranno impedire l’accesso al negozio a chi si presenta senza protezione. Quanto ai centri commerciali i “prefetti potranno decidere di non aprire, oltre i reparti alimentari già aperti”, quelli di oltre 40mila metri quadri che secondo Parigi rischiano di suscitare spostamenti e contatti non necessari.

“Positive”, L’opera, interpretata da Ester Gatta e Fabrizio Nevola, è disponibile in anteprima su Vimeo fino al 3 maggio “Positive”

L’opera, interpretata da Ester Gatta e Fabrizio Nevola, è disponibile in anteprima su Vimeo fino al 3 maggio “Positive”: questo il titolo del film breve interpretato da Ester Gatta e Fabrizio Nevola, realizzato con le tecniche del documentario e del mockumentary durante l’emergenza sanitaria del Covid 19.

L’opera, prodotta da ESGA Trading con la produzione esecutiva di Paradise Pictures, vuol essere un inno universale alla positività senza limiti né di spazio né di tempo ma al contempo costituisce un significativo tributo di elogio e di riconoscenza agli “Eroi Mascherati”, a quanti medici e infermieri hanno rischiato e, spesso anche perduto, la propria vita in trincea, per combattere il nemico invisibile mirando essenzialmente alla salvezza di migliaia di pazienti.

La storia, da una idea di Giuseppe Alessio Nuzzo, narra di una dottoressa (Ester Gatta) e di un suo paziente (Fabrizio Nevola) conosciutisi in corsia e poi divenuti amici, divisi dalle restrizioni sanitarie del Coronavirus ma accomunati dall’idea di un futuro prossimo positivo da costruire insieme.

Il progetto di Ester Gatta, della durata di 10 minuti, si compone di immagini tra shooting di documentazione, prima e durante l’emergenza, e di repertorio, girate a New York, Madrid, Haifa, Milano, Roma e Napoli. Prima di essere distribuito in festival internazionali, grazie all’accordo con la London Movie Ltd, sarà disponibile in anteprima via web sul canale Vimeo al link vimeo.com/bepositiveproject/film fino a domenica 3 maggio.

Pagina Facebook: www.facebook.com/positiveilfilm

Sito internet: www.film.bepositiveproject.it

Link Vimeo: www.vimeo.com/bepositiveproject/film

Locandina, foto di scena e clip video: http://pc.cd/lehrtalK

Influencer Marketing gratis ecco come muoversi

 

Ma se stai lottando con il calcolo dei costi di marketing dell’influencer dei social media, tieni presente che una campagna ben gestita può farti guadagnare molto positivamente.

Questo perché il marketing degli influencer è emerso come uno dei modi migliori per connettersi con i clienti.

Non è esattamente un segreto che la fiducia dei consumatori nei confronti dei marchi sia in declino e si stanno sempre più rivolgendo a consigli autentici e passaparola quando prendono decisioni di acquisto.

La ricerca di Neilsen lo conferma . Hanno scoperto che l’83% degli americani si fida in qualche modo o interamente della fiducia e delle raccomandazioni di persone che conoscono.

E alla fine, il Gruppo Sway riferisce che gli esperti di marketing che hanno implementato una campagna di marketing per influencer hanno guadagnato una media di $ 6,85 in valore media per ogni $ 1 che hanno speso in media a pagamento.

Ma come esperti di marketing, il primo passo per determinare i tuoi costi è assicurarti di avere un piano per tracciare e misurare il ROI del tuo influencer (puoi leggere tutto su come farlo qui ).

Influencer marketing sui social media: principali metriche di successo

Influencer Marketing è mai gratuito?

Ci sono alcuni casi in cui un influencer non costa nulla.

Almeno, non monetariamente.

A volte, un influencer sarà felice di spingere il tuo prodotto o lasciarti utilizzare alcuni dei suoi contenuti generati dagli utenti.

Ma ricorda, poche cose nella vita diventano completamente gratuite. E in termini di influenzatori dei social media, il prezzo di un accordo “gratuito” è di solito un commercio di prodotti.

Questo tipo di accordo è molto più comune nello spazio B2C, in particolare tra marchi di moda e lifestyle. I marchi spesso forniscono a un influencer campioni gratuiti del suo prodotto – spesso prima della data di uscita – e chiedono loro di recensire il prodotto.

Sei quasi sicuro di vedere un picco nel traffico se prendi questa strada.

L’avvertenza qui è che non hai sempre il controllo su ciò che l’influencer potrebbe dire o l’opzione di rivedere il post / video / storia prima che diventi live.

E se gestisci un B2B, è molto più difficile giungere a questo tipo di accordo, poiché la maggior parte degli esperti del settore non fornisce le proprie conoscenze gratuitamente.

SproutSocial ha messo insieme una grande ripartizione dei pro e dei contro qui:

Pro e contro del pagamento degli influenzatori del marketing sui social media

Nella maggior parte dei casi, ti ritroverai probabilmente a pagare il tuo influencer per il loro contenuto originale.

Fattori che influenzano i costi di marketing di Influencer

Nel determinare i costi complessivi, ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione.

  1. Piattaforma sociale

Come vedremo tra poco, la piattaforma che scegli avrà un impatto enorme su quanto finirai per pagare un influencer.

Tieni presente qui, il numero di canali utilizzati avrà anche un effetto sui prezzi.

Ad esempio, alcune offerte sono fatte esclusivamente per la promozione su una piattaforma specifica come Instagram, mentre altre potrebbero voler promuovere i contenuti su più canali.

Più canali vengono utilizzati, più è probabile che tu paghi.

  1. A seguire

Questo è un altro grande.

Per ovvie ragioni, più grande è il seguito di un influencer, più è probabile che siano costosi.

Prendi celebrità. Generalmente hanno un seguito enorme e comportano costi elevati.

Alcuni dei più influenti influenzatori del marketing sui social media sono celebrità

Ma ciò non significa che arruolare l’aiuto di Selena Gomez sia la migliore scommessa per il tuo business.

Spesso, un numero enorme di follower non equivale a follower di qualità. E se il loro pubblico non è in linea con il tuo marchio , il tuo messaggio non risuonerà, indipendentemente da quante persone lo sentano o lo vedono.

Per la maggior parte dei marchi, è meglio attenersi ai micro-influenzatori. Tendono ad avere un numero inferiore di follower, ma il loro pubblico è affiatato e più facilmente influenzato da interessi simili.

Perché sono più piccoli, costano meno. E poiché hanno una relazione più stretta con il loro pubblico, una raccomandazione del marchio risuonerà di più.

Nel marketing, questo è ciò che chiamiamo vittoria / vittoria.

  1. Lo scopo del lavoro

Stai fornendo il contenuto? O l’influencer lo fornirà?

Stiamo parlando di immagini statiche o video completi?

Ciò avrà anche a che fare con la qualità dei post che questa persona produce in genere. Se forniscono continuamente video modificati di alta qualità e passano il tempo a esaminare le recensioni dei prodotti, ecc., È ovvio che costerebbero più di una ripresa di posizionamento del prodotto.

Nell’ambito sono inclusi anche quanti post ti aspetti e la frequenza con cui li desideri pubblicare.

La qualità e la portata complessiva del lavoro richiesto dall’influencer avranno un effetto determinante su quali saranno i loro costi.

  • Esclusività e diritti d’uso

Sul lato più tecnico, devi riflettere sugli accordi contrattuali che intendi stipulare con gli influenzatori.

Alcuni marchi potrebbero non volere che gli influencer con cui collaborano lavorino per marchi competitivi durante la campagna.

In tal caso, dovrai prendere in considerazione la durata della campagna. Puoi aspettarti di pagare di più per l’accesso esclusivo a quell’influencer per quel periodo di tempo.

Un altro fattore da tenere presente è l’accesso generale al contenuto dell’influencer. Se stanno creando contenuti per il tuo marchio, potresti dover pagare di più per i diritti su tali contenuti al termine della campagna.

  1. Partenariato diretto vs. Agenzia

Infine, dovrai tenere conto di eventuali costi aggiuntivi associati alla ricerca e alla contrazione del tuo influencer.

Se li trovi da solo e stai negoziando il tuo contratto, probabilmente pagherai di meno.

Ma se lavori attraverso un’agenzia, avrai commissioni e commissioni di agenzia con cui far fronte.

Allo stesso modo, gli strumenti di marketing di influencer come RewardStyle e Onalytica spesso comportano elevate commissioni di abbonamento mensili per la scoperta, gli strumenti di gestione e i rapporti degli influencer.

Costi dell’influencer per canale

Quindi, qual è la linea di fondo? Quanto costa il marketing di influencer per posta?

Ancora una volta, due influencer non sono esattamente uguali.

Con i microinfluenzatori più piccoli, in particolare, è probabile che i costi possano variare, soprattutto se stai seguendo la rotta della partnership diretta.

Ma puoi impostare aspettative generali in base al canale e alla ricerca.

I prezzi variano in base al canale e i tre principali canali per il marketing degli influencer sono Instagram, YouTube e Snapchat.

Nell’esperienza della maggior parte degli esperti di marketing, Facebook e Twitter non sono più adatti per le campagne di influencer e stai investendo molto meglio in dollari.

Per quanto riguarda i costi dei Big Three, ecco cosa ho trovato.

Influencer Instagram costa per post e follower

Per follower: $ 10 per 1.000 follower o $ 1.000 per 100.000 follower.

Secondo una ricerca di Digiday , questa è una buona base da cui partire. Da lì, puoi negoziare in base ad altri fattori come la durata della campagna, il tasso di coinvolgimento, ecc.

Per numero di follower:

  • Da 2.000 a 10.000 follower su Instagram: da $ 75 a $ 250 per post
  • Da 10.000 a 50.000 follower su Instagram: da $ 250 a $ 500 per post
  • Da 50.000 a 100.000 follower su Instagram: da $ 500 a $ 1,000 per post

Puoi anche suddividere i costi per posta. Secondo quanto riferito, delle imprese ha chiesto:

  • Il 66% dichiara di pagare meno di $ 250 per posta,
  • Il 27% paga tra $ 250 e $ 1000.

Importo medio speso per gli influenzatori del marketing sui social media di Instagram

Ancora una volta, questi costi si basano principalmente sulla dimensione dei follower.

Ad esempio, Selena Gomez – secondo quanto riferito l’influencer più pagato su Instagram – ha 122 milioni di follower e addebita 550.000 per post.

Dal momento che non è nel budget per la maggior parte di noi, diamo un’occhiata alla ripartizione dei media da un influencer sociale con 30k follower e un tasso di coinvolgimento del 7,3%:

  • Post Instagram dedicato: $ 325
  • Giveaway IG: $ 350
  • Acquisizione del marchio IG (minimo 2 foto + storie): $ 250 al giorno
  • Menzione didascalia IG (Nessun prodotto visibile): $ 75
  • Serie di 5 storie IG: $ 85
  • Serie di 3 post dedicati: $ 825
  • Serie di 5 post dedicati: $ 1400

Questo è in linea con la ricerca che abbiamo trovato sopra e rappresenta una vasta gamma di opzioni di Instagram.

Una nuova ricerca di eMarketer fa luce su quanto costano gli influenzatori di Instagram. Secondo tale ricerca, la tariffa del singolo influenzatore dipenderà dalle dimensioni del suo seguito.

I cosiddetti nano-influenzatori (persone che hanno solo tra i 500 e i 5.000 follower) guadagnano in media $ 114 per post per i contenuti video, $ 43 per post per i contenuti della storia e $ 100 per post per i contenuti delle immagini.

Non sorprende che i costi dell’influencer di Instagram aumentino ancora di più quando hanno più follower. Aspettatevi che i vostri costi di marketing sui social media aumentino se arruolate uno dei “picchiatori” per andare a fare pipistrello per il vostro marchio.

Gli influenzatori di potere (persone con tra 30.000 e 500.000 follower) ti addebiteranno, in media, $ 775 per post per contenuti video, $ 210 per contenuti di storie e $ 507 per contenuti di immagini.

Puoi aspettarti che i tuoi costi aumentino notevolmente se richiedi l’aiuto di celebrità che hanno più di 500.000 follower. In tal caso, puoi aspettarti che i prezzi corrispondano alle migliaia per post.

Costi di marketing di YouTube Influencer per post e follower

Per abbonato: $ 20 per 1.000 abbonati o $ 2.000 per $ 100.000 follower.

YouTube è generalmente una delle opzioni più costose. Ciò, comprensibilmente, è dovuto al tempo e ai costi di produzione aggiuntivi necessari per produrre un video completo su YouTube.

E i costi possono sommarsi rapidamente.

Henry Langer, account manager della piattaforma di marketing influencer HYPR, ha dichiarato a Digiday “Per YouTuber con oltre 50.000 abbonati, gli esperti di marketing possono aggiungere circa $ 2.000 per 100.000 follower per video, fino a circa 1 milione di abbonati, a quel punto un video dedicato potrebbe costare di più $ 25.000 $ 50.000.”

Per visualizzazione: $ 0,5 – $ 10 per visualizzazione.

Puoi anche esaminare i prezzi per visualizzazione con YouTube.

Per avere un’idea di quanto ciò potrebbe costarti , Tony Tran di Lumanu consiglia di guardare i 30 video più recenti di un influencer per vedere quante visualizzazioni accumulano in media.

Lo studio eMarketer a cui ho fatto riferimento in precedenza afferma anche che, come Instagram, i prezzi di YouTube sono guidati dal conteggio dei follower (o, in questo caso, degli abbonati).

I nano-influenzatori ti addebiteranno, in media, $ 315 per video di YouTube. Gli influencer di potenza ti addebiteranno $ 782 per video.

Come puoi vedere, le tariffe variano non solo per canale ma anche per numero di follower. Le tariffe dei video di Instagram per i nano-influenzatori sono un po ‘più economiche di quanto addebiteranno le loro controparti su YouTube. Tuttavia, sono più o meno le stesse per gli influenzatori del potere.

Costi di marketing di Snapchat Influencer per post e follower

Per visualizzazione: $ 0,10 – $ 35 per visualizzazione.

Snapchat è un po ‘più complicato.

Potresti pensare che, poiché i post scompaiono in 24 ore, costerebbero meno.

Non così.

È difficile creare un solido seguito di Snapchat e i follower di Snapchat sono considerati i più coinvolti di qualsiasi piattaforma di social media.

Da qui il prezzo elevato.

In effetti, non è raro che i marchi paghino influenzatori Snapchat tra $ 500 e $ 10.000 per una campagna di 24 ore.

Influencer di marketing sui social media di Snapchat

Shaun McBride, un influencer di Snapchat con circa 700.000 follower, ha dichiarato al New York Times che non è insolito che qualcuno con il suo conteggio di follower addebiti un marchio di $ 10.000 per una storia.

Ma poiché le dimensioni del pubblico non sono prontamente disponibili sulla piattaforma, la maggior parte delle offerte si basano su visualizzazioni.

L’influencer di Snapchat Cyrene Quiamco ha condiviso le seguenti tariffe con Digiday:

  • $ 500 per 1.000-5.000 visualizzazioni
  • $ 1.000- $ 3.000 per 5.000-10.000 visualizzazioni
  • $ 3.000- $ 5.000 per 10.000-20.000 visualizzazioni
  • $ 5.000- $ 10.000 per 30.000-50.000 visualizzazioni
  • $ 10.000- $ 30.000 per 50.000-100.000 visualizzazioni

Costi di marketing di Facebook Influencer per post e follower

Gli influencer di Facebook potrebbero addebitare una media di $ 25 per post, per 1000 follower

  • Un influencer con 10.000 follower potrebbe addebitare $ 250 per post
  • Un influencer con 100.000 follower potrebbe addebitare $ 2500 per post
  • Un influencer con 1.000.000 di follower potrebbe addebitare $ 25.000 per post

Costi di marketing di influencer di Facebook

fonte

Una cosa grandiosa del marketing di influencer di Facebook è che si mescola autenticamente con i contenuti quotidiani degli utenti della famiglia e degli amici. Non ci sono tag “sponsorizzati” come gli spettacoli di Facebook Ads. Ciò crea una perfetta integrazione nei feed del pubblico.

altre considerazioni

L’intero costo delle campagne di marketing di un influencer non si basa esclusivamente sul prezzo dell’influencer.

Per avere un’idea del quadro generale, è necessario calcolare tutti i costi associati alla campagna.

Ciò include qualsiasi costo del lavoro da parte tua o di un membro del team: ricerca di influencer, contatto con loro, negoziazione di contratti e strategia di campagne, ecc.

Include inoltre campioni di prodotto o costi di produzione di contenuti relativi a immagini o altri contenuti multimediali a cui è possibile inviare un influencer per la promozione.

Per ottenere una visione più accurata dei costi complessivi, prova a capire bene quali saranno i costi per la tua azienda prima di aggiungere le commissioni dei singoli influenzatori.

Avvolgendo

In conclusione: non vi è alcuna risposta chiara e asciutta quando si tratta di costi di marketing degli influencer.

Varia in base a canale, settore, numero di follower e singolo influencer.

Ma puoi avere un obiettivo in mente basato sulla ricerca disponibile e avvicinarti ai tuoi influenzatori ideali con quello che hai trovato essere un prezzo equo.

Torino, pensionato di 68 anni accoltellato a morte in casa a San Salvario

Un uomo di 68 anni, Mario Trimboli, è stato assassinato nella sua abitazione a San Salvario, in via Ribet. L’assassino  lo ha colpito probabilmente con un coltello. Il medico legale e i militari della sezione investigazioni scientifiche sono sul luogo del delitto.

Dopo qualche ora è stato fermato, per accertamenti, il figlio che soffre di disturbi psichici.  I carabinieri del comando provinciale indagano sull’accaduto. Al momento non escludono nessuna pista.

Trans Milano: Luxuria contro la canzone di Fedez: “Parli di trans

MILANO – La quarantena ha fatto tornare la voglia di musica anche a Fedez, dopo circa un anno di pausa dalle scene. Ma la canzone Le feste di Pablo, scritta a quattro mani con la collega Cara, ha fatto storcere il naso a Vladimir Luxuria che su Twitter esprime si mostra indignata per un verso contenuto nel brano che l’ha lasciata perplessa.

A dare fastidio all’attivista Lgbt sono state in particolare queste parole: “Mi dà una busta tipo quella della spesa/Pablo sei un pacco tipo tipa con la sorpresa”.

“Nel brano di Fedez e Cara – scrive Luxuria – si allude alle trans: è vero, noi trans sappiamo sorprendervi con la nostra umanità per coloro che hanno la sensibilità artistica di raccontarci come fece De André e non di denigrarci”.

Molti i commenti dei fan, alcuni a sostegno di Luxuria, altri che prendono le difese del rapper. “Fedez non è De André”, sottolinea qualcuno. “E chi lo raggiunge Faber?”, aggiunge un altro. Ma c’è chi assicura: “Non credo sia stato fatto apposta per denigrare”. E ancora: “E’ un tipo di linguaggio, uno stereotipo semplicistico che non ha una volontà crudele”.

Da Fedez al momento nessuna risposta. Ma non è escluso che nelle prossime ore non decida di esprimersi al riguardo, con la solita schiettezza. (Fonte: Twitter)

Arrivano a sorpresa arrivano gli ispettori al Pio Albergo Trivulzio per Covid-19

Il ministro della Salute Roberto Speranza e il viceministro Pierpaolo Sileri lo hanno deciso in una riunione subito dopo pranzo: manderanno gli ispettori al Pio Albergo Trivulzio, il polo geriatrico più importante di Italia, finito al centro di un’inchiesta della procura di Milano con l’accusa di aver nascosto casi di Covid-19 mettendo a rischio ospiti e i sanitari.

Speranza ha espresso grande preoccupazione per la vicenda raccontata su Repubblica da Gad Lerner e per le storie come quella raccolta da Zita Dazzi su un’anziana riportata a casa dal Trivulzio positiva al Coronavirus e in fin di vita. “Le ispezioni stanno partendo – dice Sileri – gli inviati del ministero chiederanno informazioni dettagliate e verificheranno tutti gli atti, avvalendosi anche dell’aiuto dei Nas”.

Non vale solo per il Trivulzio: “Abbiamo deciso di mandare gli ispettori – dice ancora Sileri – all’Oasi di Troina, dove ci sono stati problemi con pazienti disabili. Alla Fontanella di Soleto, in provincia di Lecce. E a Chiaravalle, vicino a Catanzaro, dove ci sono stati dieci morti e c’è un’indagine aperta dalla procura”. In Calabria le ispezioni saranno estese a tutte le rsa.

Coronavirus, la pandemia di Covid-19: la situazione

informazioni aggiornate al 24 marzo 2020
L’epidemia in Italia e nel resto del mondo di Covid-19, la malattia causata dal coronavirus Sars-Cov-2, prosegue. In Italia i contagiati sono circa 40mila e le vittime nel nostro Paese hanno superato quelle cinesi: siamo il paese con più morti al mondo. L’emergenza sta mettendo in ginocchio intere regioni, in particolare la Lombardia. Il biologo: “Dalla Lombardia numeri insensati“.