Corrado Giacomazzi: Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto

Con l’umiliazione del doppiaggio in Ungheria, è il tempo delle scelte e del coraggio, a Maranello. Il 6° posto che Sebastian Vettel ha definito di “ritorno alla normalità”, intendendo che era il massimo cui la Ferrari poteva aspirare e addirittura l’11° e senza punti di Charles Leclerc, costringono la Scuderia a ripensare profondamente se stessa. Non solo la macchina, sbagliata dalla nascita e in troppi elementi (motore, telaio, aerodinamica), ma tutto il sistema.

Binotto: “Inizio più difficile del previsto”

Lo dice chiaro il team principal, Mattia Binotto, nel post gara: “Una domenica davvero deludente, un risultato difficilissimo da digerire. In qualifica eravamo riusciti a tirare fuori il meglio del potenziale attualmente a disposizione ma in gara non è stato così. Finire doppiati brucia tantissimo, a noi e a tutti i nostri tifosi. Sapevamo delle nostre difficoltà già a febbraio ai test a Barcellona, ma questo inizio di Mondiale è più difficile del previsto”.

Futuro nero

Dopo tre gare, la Ferrari è il 5° costruttore in classifica: se non fosse stato per il pazzo Gp inaugurale in Austria, con le safety car e i ritiri, il miracoloso 2° posto di Leclerc non si sarebbe compiuto. La realtà di questa SF1000 è che non va. Lenta, per via di un motore depotenziato dalle nuove direttive tecniche introdotte quest’anno in seguito all’accordo segreto chiuso con la Fia dopo l’inchiesta sulla power unit rossa 2019 accusata di irregolarità. Costruita con un alto carico aerodinamico su un’idea di motore non più utilizzabile, si comporta male anche in curva. Per quanto si vorrà e potrà correggere (le vetture sono congelate fino a tutto il 2021), il futuro rosso appare nero.

Il coraggio di cambiare rotta

Perché oltre alla macchina, non ha funzionato anche il resto. Binotto: “Ora torniamo a casa dopo una trasferta lunghissima e dobbiamo cercare di fare di tutto per migliorare in ogni modo e su tutti i fronti. Ma sono molte le cose sulle quali intervenire, ci vorrà tempo. Servirà un’analisi chiara da parte di ciascuno e il coraggio di cambiare rotta, se necessario: la dinamica attuale non è accettabile. Non ci sono altre ricette per rimediare a questa situazione”. Tradotto: la squadra che l’ingegnere italo svizzero ha preso in mano due anni fa, sostituendo Maurizio Arrivabene e distribuendo le sue mansioni di direttore tecnico tra più figure, non sta dando i frutti sperati. Qualcosa deve essersi incrinato o non allineato nel sistema, forse è meno delineata la linea di comando chiara e severa imposta dall’ex presidente Sergio Marchionne. “Una squadra giovane nei propri ruoli”, dice spesso Binotto aggiungendo che ci vuole tempo perché entri a regime così come sempre quando iniziano nuovi cicli.

Alberto Preda Torino: Tumori: gene Jolie pericoloso anche per gli uomini

Le mutazioni ereditarie dei geni Brca1 e Brca2 ribattezzati ‘gene Jolie’ – dal nome dell’attrice che ha reso noto di averli e noti per aumentare il rischio di tumore al seno e ovaio nelle donne – sono pericolose anche per gli uomini. E’ quanto emerge da uno studio coordinato dall’università Sapienza di Roma, in collaborazione con il consorzio internazionale Cimba (Consortium for Investigators of Modifiers of BRCA1/2) e sostenuto dalla fondazione Airc.
Chi ha le mutazioni al gene Brca2 ha infatti una probabilità circa tre volte maggiore di avere un tumore alla mammella, alla prostata e al pancreas rispetto a chi ha il gene Brca1 e sono più frequenti i tumori con una comparsa in giovane età. Il gruppo guidato da Laura Ottini, come spiega sulla rivista Jama Oncology, ha rilevato anche che negli uomini con mutazione del gene Brca1 sono più frequenti i tumori al colon. “Grazie alla collaborazione di oltre 50 gruppi di ricerca in tutto il mondo, abbiamo ottenuto e analizzato i dati clinici di circa 7000 uomini portatori di mutazioni Brca1 e Brca2”, spiega la ricercatrice Valentina Silvestri. n “Nelle donne è noto che i due geni Brca hanno un impatto diverso sul rischio oncologico, ma poco si sapeva su eventuali differenze negli uomini”.
Lo studio ha permesso di confrontare le caratteristiche cliniche degli uomini con mutazioni di Brca1 con quelle degli uomini con mutazioni di Brca2 in un’ampia casistica, evidenziandone le differenze. I risultati mostrano che, se nelle donne è Brca1 a dare più rischio, negli uomini sono le mutazioni di Brca2. “Per migliorare l’efficacia dei programmi di screening e sorveglianza oncologica negli uomini con mutazioni Brca si dovranno prendere in considerazione queste differenze”, afferma Laura Ottini. “I risultati di questo studio potranno aiutare gli oncologi a sensibilizzare gli uomini sul loro rischio oncologico personale – conclude – e a orientare i prossimi studi per sviluppare linee guida sempre più personalizzate e specifiche per genere”.

Alberto Prada Torino:Da sabato 1 agosto la Transiberiana d’Italia tornerà a far sentire il fischio del treno storico tra le montagne di Molise e Abruzzo

ANSA) – CAMPOBASSO, 06 LUG – Da sabato 1 agosto la Transiberiana d’Italia tornerà a far sentire il fischio del treno storico tra le montagne di Molise e Abruzzo. Lo rende noto l’associazione ‘Le Rotaie’. Un viaggio alla scoperta di piccoli borghi, storia, cultura, tradizioni e gastronomia. Recependo le norme relative al Covid-19 e le disposizioni del Gruppo FS tutti i viaggi osservano misure pratiche e obbligatorie per garantire il rispetto della distanza interpersonale, a bordo e a terra: disponibilità del 50% dei posti; accesso da percorsi specifici; misure igienico-sanitarie obbligatorie sul treno e nelle stazioni. Contingentato il numero massimo di posti acquistabili online per garantire una partecipazione diffusa. “Con un grande lavoro e sforzo da parte di Fondazione FS Italiane, agenzia viaggi Pallenium Tourism e la nostra associazione – informa ‘Le Rotaie’ – si riparte dopo la pausa forzata e 27 partenze annullate tra marzo e luglio, con un flusso atteso di oltre 10.000 viaggiatori. Ricominceremo con sacrificio, ma anche con maggiore entusiasmo”. (ANSA).

“Rai 1” colpisce ancora Roberta Ammendola e Pino Strabioli con “Il Caffè’ di Raiuno”

“Rai 1” fa centro con Roberta Ammendola e Pino Strabioli

con “Il Caffè’ di Raiuno”

E’ partito alla grande “Il Caffè di Raiuno”, condotto dalla brillante coppia Roberta Ammendola e Pino Strabioli, hanno superato il primo appuntamento in modo eccellente, dando prova di essere non solo sorridenti e attenti, ma di essere competenti e rispettosi delle idee degli altri. Insomma Rai 1 ha decisamente fatto centro, la coppia ha dimostrato in questo primo appuntamento, quello che dovrebbero fare tutti i bravi conduttori, non hanno pensato a se stessi, ma al pubblico.

Un pubblico italiano che oggi più che mai ha bisogno di ripartire e ritrovarsi, nella semplicità e nella competenza non sempre scontata.

 Il programma tratterà il mondo della cultura a 360°: teatro, musica, cinema, spettacoli, eventi e iniziative di grandi e piccole realtà. Tutte le storie parleranno di un’Italia che, nonostante le grandi difficoltà, prova a ripartire puntando proprio sulla cultura e sulla sua bellezza.

Ad unire questa straordinaria coppia, oltre alla classe e alla gentilezza, la passione per il teatro. Pino Strabioli è regista teatrale, attore e conduttore televisivo, Roberta Ammendola conduttrice e giornalista di settore. Il Caffè di Raiuno” darà ai telespettatori un buongiorno tutto nuovo, sia per la collocazione in palinsesto che per la durata e i contenuti.

Da oggi 4 Luglio e per le successive tre puntate, l’appuntamento con i due conduttori sarà di un’ora, dalle 8.30 alle 9.30. Da fine luglio lo spazio raddoppierà la sua durata, con una prima parte dalle 7.00 alle 8.00 per riprendere, dopo il telegiornale, dalle 8.30 alle 9.30, fino al 4 settembre.

Il programma tratterà il mondo della cultura a 360 °: teatro, musica, cinema, spettacoli, eventi e iniziative di grandi e piccole realtà italiane. Tutte le storie parleranno di un’Italia che, nonostante le grandi difficoltà, prova a ripartire puntando sulla cultura e sulla sua bellezza.

Numerosi gli ospiti in studio e i collegamenti dall’esterno. Ci saranno i protagonisti di “ieri e oggi”, grazie alla preziosa collaborazione con le teche Rai. Si parlerà dei festival in programma, dei concerti e degli spettacoli in partenza, dei teatri che si sono riorganizzati con coraggio e dei grandi artisti che ritornano nelle grandi piazze.

 

Spazio anche ai libri e all’arte, in sintesi, tutto perfetto per “Il Caffè di Raiuno”, pronto a regalarci tante sorprese e sorrisi.

Foto Assunta Servello per Rai

 

Gabriella Chiarappa

IL NUOVO EP di OGNIBENE “IL VARIETÀ SULLA NATURA UMANA, VOL. 1” OUT IL 12 GIUGNO PER LAPOP

Il nuovo EP di OGNIBENE uscito lo scorso 12 giugno sarà presto accompagnato dall’uscita del videoclip del singolo “L’amore coi robot”, diretto da Francesco Boni. Il brano descrive in maniera satirica una realtà non troppo difficile da immaginare nella quale i rapporti e i sentimenti umani rischiano di diventare sottoprodotti surrogati.
“Il varietà sulla natura umana” è il primo capitolo del nuovo progetto cantautorale di OGNIBENE. Un’EP che in questi tempi di crisi e incertezza, prende e porta via. L’artista in cinque tracce tratteggia un quadro vivace che diventa una finestra interiore, dove si esplora la complessità dei rapporti contemporanei e delle emozioni e fragilità umane, con un pizzico di ironia e tanta poeticità.
Le canzoni de “Il varietà sulla natura umana”, sono tutte scritte in collaborazione con Simone Pozzati, già autore di narrativa e saggistica, la sua ultima pubblicazione editoriale è infatti “Il testo e la figura del paroliere” (Arcana) un saggio/manuale sull’importanza delle parole all’interno delle canzoni.

A proposito dell’EP, Ognibene afferma: “Il varietà sulla natura umana” non è altro che un contenitore di racconti. Ci sono personaggi nei quali vediamo riflesso il nostro volto ed anime che ci somigliano. Ogni brano si focalizza su un’emozione e sulle sfumature del nostro essere”.

A proposito del singolo “L’amore coi robot”, Pozzati afferma: “Io e Ognibene abbiamo scritto questo brano circa due anni fa e da molti mesi sapevamo avrebbe fatto parte dell’Ep. Insomma non ha nulla a che vedere con il lockdown che ci siamo trovati a vivere. Ironia della sorte, nel testo ho cercato di raccontare un futuro distopico, dove il distanziamento sociale è una sorta di libera scelta indotta dalla società”.

OGNIBENE, all’anagrafe Davide Ognibene, è un cantautore classe ’86 nato e cresciuto nella cittadina emiliana di Modena. Fin da bambino sviluppa una fervida immaginazione e la capacità di romanzare qualsiasi cosa. Inizia a suonare la chitarra a dodici anni scoprendo una predisposizione nella composizione che, unita al suo romanzare, lo porta a sviluppare l’arte della scrittura musicale. Suona e canta per undici anni con i REMIDA, band modenese con la quale realizza tre album, diversi successi radiofonici e quattro tour nazionali. Dopo la lunga esperienza nei REMIDA, OGNIBENE da una svolta alla sua carriera musicale e si scopre cantautore, intraprendendo un nuovo percorso solista sancito nel 2020 dall’uscita del suo progetto d’esordio per l’etichetta indipendente LaPOP, anticipato dal singolo “Cinque anni”.

Simone Pozzati è scrittore e autore di canzoni. il suo primo libro “Labbra Blu” (Diamond Editrice 2015), è una raccolta di storie nere, di inusuale follia, che rievocano le dantesche e infernali cantiche. Il drago di Carta (Augh Edizioni 2017) è una favola per bambini volta a far riflettere sul valore dei sogni. Presto diventata spettacolo teatrale. Ha collaborato come autore all’ultimo disco dei Remida “In bianco e nero” (Radiocoop Edizioni). E firmato tra le altre il singolo d’esordio di Ognibene “Cinque anni” classificatosi secondo al Fatti Sentire Festival. Il suo ultimo libro è “Il testo e la figura del paroliere”(Arcana).

Filippo Manelli: Le Marin” di Picasso alla mostra di prevendita di Christie’s ad Hong Kong nel 2018, poco prima di essere danneggiata

Le Marin” di Picasso alla mostra di prevendita di Christie’s ad Hong Kong nel 2018, poco prima di essere danneggiata

La compagnia assicurativa di Christie’s ha aperto una causa contro la società responsabile del danneggiamento di Le Marin di Pablo Picasso. L’opera è stata oggetto di danno accidentale da parte di un dipendente nel 2018 prima della mostra che avrebbe consacrato l’opera come il «Dipinto di Picasso più costoso di sempre».

Il danno accidentale

Nel 2018, la tela a olio Le Marin avrebbe dovuta essere la protagonista indiscussa della mostra di prevendita di Christie’s nel Rockefeller Center di Manhattan, New York. Stimata a 70 milioni di dollari, si credeva potesse essere il «Dipinto di Picasso più costoso di sempre».

Le Marin è stata però rovinata accidentalmente da un dipendente dell’azienda T.F. Nugent, assunta per occuparsi dell’imbiancatura delle pareti delle gallerie di Christie’s. Il distratto impiegato danneggiò l’opera facendo cadere un rullo di vernice, squarciandola e creando un buco di considerevoli dimensioni (12 centimetri circa). 

La famosa casa d’aste inglese ha deciso di ritirarne la vendita e restaurare l’opera in accordo con il suo proprietario, il miliardario statunitense Steve Wynn, collezionista d’arte e proprietario di una catena di alberghi e casinò a Las Vegas.

La compagnia di assicurazioni, che ha rimborsato Christie’s, ha aperto oggi una causa contro la T.F. Nugent. Il dipinto, prima dello spiacevole accaduto, era stato valutato fino a 100 milioni di dollari. Ora il suo valore è diminuito del 20%, considerata «L’entità del danno fisico».

Steadfast Insurance Co., la compagnia assicurativa di Christie’s, ha dovuto rimborsare 18 milioni di dollari per «atti negligenti» eseguiti senza «Ragionevole cura nell’esercizio delle loro funzioni» da parte della società T.F. Nugent. In seguito all’incidente, la casa d’aste ha speso 487.645 dollari per riparare la tela. 

Gli incidenti di Steve Wynn

Non è la prima volta che un dipinto di Picasso subisce danni nelle mani di Steve Wynn. Nel 2006, il magnate stesso ha «Danneggiato accidentalmente» il ritratto Le Rêve del 1932, raffigurante l’amante dell’artista, Marie-Therese Walter. La costosa disavventura è avvenuta nell’ufficio di Wynn, il quale ha dato una gomitata al dipinto, mentre lo mostrava fieramente ad un gruppo di interlocutori. Le Rêve, valutato a 70 milioni di dollari, è stato riparato e venduto dal collezionista miliardario Steven Cohen per 155 milioni di dollari, nel 2013.

“Le Rêve” di Picasso battuta all’asta di Christie’s nel 1997. In 2006, Steve Wynn l’ha accidentalmente colpita.

Le Marin

Realizzato da Picasso nel 1943, Le Marin è un autoritratto dell’artista che offre una delle visioni più profonde della sua psiche. «Dalla profondità e alla forza espressiva della sua camicia bretone a righe, Le Marin è un ritratto straordinariamente vivido dell’artista», sostiene Adrien Meyer, co-presidente di Christie’s New York. Seppur fosse convinto di rimanere in Francia nel 1943, Picasso viveva nel timore di essere deportato. Come testimonia una lettera datata 16 settembre 1943, appena cinque settimane prima di dipingere Le Marin, i nazisti progettarono di deportare Picasso in un campo di concentramento. 

La tela a olio riflette il disagio emotivo e psicologico del Maestro del Cubismo. «Non ho dubbi sul fatto che la guerra sia presente nei miei dipinti», dichiarò nel 1944. L’artista fu salvato dagli amici André Louis Dubois, Jean Cocteau e dallo scultore preferito di Hitler, Arno Breker. 

Il dipinto è apparso l’ultima volta all’asta nel 1997, come parte fondamentale della leggendaria vendita di Christie’s dalla collezione di Victor e Sally Ganz. Nella collezione dei Ganz, Picasso è l’artista più ricorrente. Furono i proprietari di Les Femmes d’Alger, l’opera più costosa mai venduta sino al 2015, con un valore di 179,4 milioni di dollari. 

Le riflessioni ci circondano ogni giorno, eppure non le vediamo di Corrado Giacomazzi

come racconta in questo articolo Corrado Giacomazzi “Le riflessioni ci circondano ogni giorno, eppure non le vediamo”, ha detto in un’e-mail. “Devo concentrarmi molto, osservare e sentire esattamente quando è il momento della massima compressione”. 
Cadendo da qualche parte tra un collage Photoshopped e un sogno surreale, ciascuna delle foto di Stünkel suggerisce una narrazione, l’effetto stratificato che insinua connessioni che non sono davvero lì. E sebbene Stünkel abbia attraversato il globo per la serie, la posizione geografica sembra irrilevante. Una foto che cattura i colori e i volti di una strada piena di negozi potrebbe essere stata scattata ovunque. Una donna che trascina una valigia attraverso i riflessi di viaggiatori indaffarati e luci fluorescenti potrebbe essere una scena da qualsiasi aeroporto o stazione ferroviaria. 
Mentre esplora l'universalità delle esperienze umane, Stünkel ha scelto di non identificare le posizioni nei titoli delle immagini.

Mentre esplora l’universalità delle esperienze umane, Stünkel ha scelto di non identificare le posizioni nei titoli delle immagini. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Questo è in gran parte il punto. È la ragione per cui Stünkel non nomina né etichetta le sue foto per data o luogo. (Invece, sono semplicemente chiamati “Tutte le storie” e numerati.)
“Le mie fotografie sono un simbolo di convivenza globale. Voglio dare un’idea della complessità del mondo e dell’essere umano”, ha detto. Guardandoli, siamo costretti a riconoscere le somiglianze dei nostri ambienti, piuttosto che le differenze. 
Una delle oltre 100 immagini nel nuovo libro di Stünkel, "Coexist".

Una delle oltre 100 immagini nel nuovo libro di Stünkel, “Coexist”. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Stünkel, che si divide tra le città tedesche di Hannover e Berlino, ha iniziato a girare la serie nel 2009, quando ha visitato Shanghai per il suo festival cinematografico internazionale. Mentre vagava per le strade da sola, fu colpita da come diversi riflessi – di commensali, macchine, alberi che costeggiavano la strada – si sovrapponevano alla finestra di un ristorante.
“Mi ha mostrato che, in qualche modo, tutto è collegato e che non sono mai solo”, ha detto. L’immagine che ha scattato lì è diventata “All the Stories 01.” 
Le foto presentano più livelli di riflessi in un unico riquadro della finestra.

Le foto presentano più livelli di riflessi in un unico riquadro della finestra. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Ora, Stünkel ha raccolto 110 foto nel suo nuovo libro “Coexist”, pubblicato dall’editore tedesco Kehrer Verlag. Con brevi testi accademici che esplorano il concetto di convivenza in diversi contesti – dalla linguistica alla robotica sessuale – mostra il mondo attraverso gli occhi di Stünkel, interrogando il modo in cui vediamo le nostre relazioni reciproche.
In un momento in cui il mondo sta affrontando infinite crisi internazionali, dalla diffusione del coronavirus, che fa isolare gli individui nelle loro case, fino alle crisi climatiche e migratorie in corso, Stünkel ha riflettuto sul tema più che mai. Guardando come le persone si sono separate e si sono unite negli ultimi mesi, è fiduciosa che impareremo ad agire “insieme in solidarietà e con empatia”. 
Il fotografo e il regista hanno affermato che le immagini mostrano come "tutto è collegato".

Il fotografo e il regista hanno affermato che le immagini mostrano come “tutto è collegato”. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
“Non possiamo guardarci da soli … abbiamo la responsabilità reciproca”, ha detto. “Questo non deve essere un peso, può anche essere un’esperienza meravigliosa sentire questo potere di stare insieme”. 

Davide Buccheri: Sos Liquidità: albergatori, aziende edili e della moda in cerca di risposte

Il Sole 24 Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi costituiti dal «Decreto liquidità». Un dato è certo, il Decreto Liquidità è uno strumento che può essere utile a sostenere e fare ripartire le aziende ma solo se i fondi arriveranno in tempi rapidi alle imprese. Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è: sosliquidità@ilsole24ore.com

Penalizzati per avere investito
Buongiorno, la nostra azienda alla fine dell’anno 2019 ha effettuato un importante investimento per avere acquistato l’attività della struttura alberghiera “Hotel Erbaluce” in Caluso (To). L’inizio della gestione è iniziata nel mese di Novembre 2019 assumendo 12 persone e, ovviamente, avevamo previsto di chiudere il primo anno dell’esercizio 2020 con una perdita dovuta alle spese d’investimento e di avviamento dell’impresa, ma con la chiusura dal 1 marzo dell’attività ci ha recato perdite per oltre 100.000 euro di prenotazioni cancellate (inclusi banchetti/eventi). Pertanto molto probabilmente ci vedremo costretti a chiudere l’attività con delle perdite ingenti e la perdita del posto di lavoro per 12 dipendenti, perchè per la ns. società non ci sarà nemmeno la possibilità di accedere al prestito di € 25.000,00, non avendo nessun tipo di fatturato da mostrare al sistema bancario.
Silvio Sardi

Il calo dei ricavi inizia ora
Buongiorno, sono socio di una microimpresa attiva nel comparto moda: modelleria, prototipia e produzione di abbigliamento di alta gamma. Abbiamo chiuso il primo trimestre in linea con quello dell’anno precedente, mentre ad aprile abbiamo avuto un sensibile incremento di fatturato grazie alla temporanea riconversione della nostra attività nella produzione di camici ospedalieri, organizzando una mini-filiera anche con laboratori esterni. Sull’altro piatto della bilancia dobbiamo però mettere l’annuncio da parte dei nostri clienti di annullamenti di ordinativi che hanno ricevuto e stanno ricevendo e la conseguente totale mancanza di una programmazione della produzione per i prossimi mesi, con fattturati impossibili da prevedere. La nostra azienda nel 2019 ha fatturato poco meno di 500.000 euro, saremmo comunque interessati a chiedere il finanziamento minimo di 25.000 euro previsto dal decreto liquidità, principalmente a scopo precauzionale, ma anche per fronteggiare un ampliamento che avremmo in mente qualora il lavoro ripartisse in maniera importante: nel suo piccolo la nostra azienda, partita da zero nel 2017, sta crescendo e sta attivando nuovi contatti nella ssperanza di poter continuare a crescere come da programmi ante-covid.

La domanda è semplice, abbiamo diritto ad accedere al finanziamento? Se dichiariamo che siamo stati danneggiati dal covid come previsto dal modulo per la richiesta diffuso nei giorni scorsi, rischiamo di dichiarare il falso dato che non abbiamo avuto fino ad ora contrazioni di fatturato, oppure dichiariamo il vero dato che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso non abbiamo ordini da evadere per la nostra attività caratteristica e la produzione dei camici si concluderà con questo mese di aprile?
Paolo Pernici

Due banche, zero risposte
Buongiorno sono un imprenditore nel settore abbigliamento e più precisamente ho 30 punti vendita in quasi tutte le regioni del centro-nord! Lavoro con un istituto di credito con tutte e quattro le società e con un’altra banca con una società che ha iniziato nel mese di novembre.

Nei mesi di Marzo e Aprile ho perso fatturato per circa 800.000 euro e fatto acquisti nei mesi di gennaio -febbraio per circa 200.000 euro. Si consideri che il gruppo fattura circa 5.500.000 euro. Ad oggi 17.04.2020 entrambi gli istituti di credito non mi hanno saputo dare notizie sui finanziamenti previsti comunicandomi che non hanno ancora ricevuto istruzioni operative! Si tenga presente che ho 60 dipendenti che non hanno ancora avuto neanche i soldi della CIG! Che faccio?
Mario Loglio

I tributi non si fermano
Mi chiamo Fabio Aradori e sono un piccolo imprenditore della provincia di Brescia. Negli anni bui della crisi abbiamo rateizzato come prevede la legge dei tributi senza che questi diventassero debiti iscritti a ruolo ma solo regolarizzando la posizione pagando una sanzione del 10% oltre agli interessi per la rateizzazione. Come mai il governo non ci consente in questo momento di forte crisi di liquidità avendoci chiuse le attività di sospendere almeno fino a settembre il pagamento di questi avvisi, traslando il piano di qualche mese. Ci chiudono l’attività per decreto impedendoci di lavorare ma i tributi non si fermano. Mi pare che ci sia un evidente distonia in questo atteggiamento tenuto dai nostri governanti Arch.
Fabio Aradori

Se va bene saremo pieni di debiti
Sono un Imprenditore edile, alla terza generazione (mio nonno intraprese l’attività ad inizio anni ’60). In 60 anni di attività non abbiamo mai mandato indietro un effetto e abbiamo sempre pagato i nostri fornitori e le tasse. Dopo la stangata della crisi del 2007 abbiamo cercato di riprenderci mutando pelle e abbracciando il settore delle ristrutturazioni grazie ai bonus fiscali. Da inizio marzo tutti i nostri cantieri sono chiusi per ordine delle DD.LL. a seguito del Decreti del Governo e buona parte dei nostri Clienti hanno sospeso i pagamenti e le nuove commesse sono a rischio. Stiamo seguendo con grande attenzione le misure sulla liquidità per le aziende ma le banche non sono ancora pronte, alcune devono ancora decidere se aderire alle misure ed al fondo di garanzia, altre hanno risposto che non sono disponibili ad erogare nuova finanza benché garantita ed altre ancora attendono le disposizioni operative.

Qualora dovesse andare bene, l’effetto sarà che l’azienda si troverà ancora più indebitata di prima per aver comunque assunto un debito a causa di eventi che nulla hanno a che fare con la competenza e la diligenza dell’Imprenditore. E il creditore (privilegiato) sarà lo stato (il minuscolo è volontario).
Dr. Alessandro De Rang

Fratelli Chiodi costruzioni L’Aquila: Molte sono le ditte che ripartiranno in italia dopo il COVID 19

“Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla sicurezza, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi”.

Così, secondo l’ingegnere Antonio Masci, impegnato nella ricostruzione post-terremoto e componente della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi–organizzativi della Figc, si deve procedere alla riapertura dei cantieri il 4 maggio prossimo, quando in modo graduale dovrebbe prendere avvio la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Ingegner Masci, che ruoli ricopre attualmente da professionista?

Un po’ come tutti i professionisti impegnati nell’ambito dell’edilizia e prevalentemente sui crateri sismici 2009 e 2016/17, spazio da progettista, direttore dei lavori a coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e in molti casi, sono stato incaricato quale committente o responsabile dei lavori, insomma, sono un classico libero professionista.

Leggiamo anche sui media che lei è membro della Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi–Organizzativi della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Come vi state organizzando?

Su questo argomento specifico, non sono persona utile e deputata a rispondere in quanto esiste un ottimo presidente di Commissione (Claudio Garzelli, ndr) oltre che, ovviamente, al presidente della Federazione (Gabriele Gravina, ndr).

Il suo ruolo nelle Diocesi?

Per quanto attiene alla Diocesi di L’Aquila, sto ultimando il cantiere di Sant’Emidio, in piazza Duomo, in qualità di responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, per una porzione e attendo l’inizio del cantiere relativamente alla Chiesa di San Marco, sempre in qualità di responsabile dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Per quanto attiene alla Diocesi di Teramo–Atri, sono stato selezionato quale presidente dell’Ufficio tecnico diocesano e per la Ricostruzione ovvero un sistema di gestione implementato, rispetto a quello che utilizzammo qui a L’Aquila fino all’intervento della legge 125/2015, che decretò, di fatto, il passaggio da soggetto attuatore dalle Diocesi al Mibac circa la ricostruzione e restauro del patrimonio culturale ecclesiastico, prevalentemente danneggiato dal sisma. Nelle altre Diocesi, ho incarichi quale consulente specializzato nei processi di ricostruzione dei beni culturali ecclesiastici danneggiati dal Sisma ed incarichi di progettazione.

Come mai a L’Aquila la Diocesi non è più soggetto attuatore e, ad esempio, Teramo, Ascoli Piceno, Camerino, ecc., lo sono?

Tutte le Diocesi non sono più soggetti attuatori solo ed esclusivamente per gli edifici di culto danneggiati dal sisma 2009 che, dall’entrata in vigore della legge 125/2015, sono di attuazione pubblica e non più “privata – diocesana” ma hanno la facoltà di esserlo per quegli edifici danneggiati dal sisma 2016/17 che attraverso la pubblicazione dell’ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione n.84 – Sisma 2016 – ha meglio legiferato le procedure circa la ricostruzione degli edifici di culto in fatto di affidamenti ai professionisti e alle imprese, cosa che qui a L’Aquila, non avevamo e che comunque abbiamo sempre gestito, in linea con il Codice degli appalti pubblici 163/06, vigente nel 2009, intuendo che quella sarebbe stata l’unica strada per una quanto più ampia tutela, cosa che poi abbiamo visto darci ragione, dopo 10 anni, con l’ordinanza n.84.

Lei parla di ruoli da committente, responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e di tutela. Come ci si può tutelare per la ripresa dei cantieri edili prevista per il 4 maggio 2020 in fatto di prevenzione al Covid-19?

Premesso che non sono un legale ma un semplice consulente tecnico d’ufficio di tribunali e di parte per diverse committenze pubbliche e private, oltre che diretto interessato nella filiera degli eventuali “responsabili” in caso di infortunio in cantiere e che dunque si potrebbe trovare davanti ad un giudice, posso solo dire che le responsabilità, all’interno di un cantiere edile, sono attribuite in base al ruolo ricoperto.

Ovvero? Chi possono essere i responsabili in caso di contrazione del virus Covid-19 ed ancor peggio in caso di decesso causato dallo stesso virus?

Vorrei intanto ricordare che il “Covid-19”, è stato inquadrato dal decreto “Cura Italia”, come infortunio sul lavoro. Per me è aberrante, forse perché potrei esserne coinvolto direttamente e rischiare di andare a processo perché un addetto di cantiere, fa causa al datore di lavoro per aver contratto il virus in cantiere o peggio ancora, decede e magari, dopo l’orario di lavoro, è passato a bere una birra in un bar o è stato contagiato in ambienti non di lavoro. Come si può dimostrare davanti ad un giudice il luogo di contrazione del virus? Come ci si può difendere? La giurisprudenza sono certo ci aiuterà, aihmé, con le prime sentenze…. Tornando all’infortunio sul lavoro, inteso come infortunio grave ovvero con prognosi oltre i 40 giorni e/o ancor peggio, con il decesso, certamente il datore di lavoro dell’impresa presso la quale è assunto l’addetto, il datore di lavoro dell’eventuale impresa appaltatrice e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Csp-Cse), vanno diretti al processo penale. I direttori di cantieri/capi cantiere, i preposti/capi squadra e il committente e/o responsabile dei lavori, possono certamente andare in giudizio penale, in base alla gravità dell’infortunio – certamente con la morte dell’addetto – e in base a come gli organi di vigilanza – Asl prevalentemente, inquadrati in quel momento come autorità di polizia giudiziaria – inquadrano “il reato”, dunque molto soggettivo, per esperienza personale da entrambe le parti. Se un giudice mi chiedesse di redigere una consulenza tecnica per un eventuale infortunio grave o decesso da Covid–19, oppure fossi parte imputata quale Csp, Cse, committente o responsabile dei lavori, ovviamente con avvenuto accertamento del contagio o decesso nelle aree di cantiere, altrimenti non sarei in grado di accusare o difendere alcuno in quanto, non saprei dimostrare in quale luogo, l’addetto, abbia contratto il virus, potrei solo far riferimento al Testo unico sulla Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro, D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. nonché alla giurisprudenza in fatto di contrazioni di virus sui luoghi di lavori, aspetto questo, a mio parere, molto controverso in quanto il Covid-19 non è un virus o una malattia invalidante causata dalle lavorazioni, in questo caso oltre che edili, in genere, tipo un cancro diagnosticato per possibile contatto aereo con i materiali aereiformi contenuti nell’amianto – altre malattie inerenti le cosiddette “cause di lavoro”, ben riconducibili ad un determinato ambiente di lavoro.

Dunque come si procede per riaprire i cantieri il 4 maggio prossimo?

Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla “sicurezza”, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi e vorrei ricordare l’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. che recita “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”. Cosi come il Governo centrale ci ha in qualche modo reso responsabili singolarmente di ogni nostra azione, dal divieto di assembramento, alla corsetta al parco, alle autocertificazioni sugli spostamenti, sono fermamente convinto che il primo responsabile debba essere il lavoratore stesso, soprattutto quando non è in cantiere in quanto, dubito che un datore di lavoro che scalpita per riaprire un cantiere il 4 maggio e dar da mangiare alla propria famiglia ed alle famiglie dei suoi dipendenti, possa omettere qualche misura di prevenzione concertata principalmente con i “poveri” Cse, per forza di cosa tenuti a studiare anche questo nuovo tipo di infortunio sul lavoro, per quanto oggi vi sia poca legislazione in merito o forse nulla nel campo edile in quanto non vi è stata una modifica integrazione del D.Lgs. 81/08, oppure a dimettersi.

Dunque i lavoratori come primi responsabili?

Certamente si, in quanto, se il Cse ha aggiornato il Piano di Sicurezza e di Coordinamento (Psc) – art. 92, comma, 1 lett.b, D.Lgs. 81/08 – con le procedure di contenimento e prevenzione descritte nei Decreti in vigori e promulgandi; ha trasmesso l’aggiornamento al committente o al responsabile dei lavori (quest’ultimo, qualora nominato altrimenti gli obblighi di presa in considerazione del Psc e Fascicolo dell’opera in virtù dei suoi obblighi di cui all’ all’art. 90, comma 2. restano in seno al Committente e dunque la trasmissione di tali aggiornamenti all’impresa appaltatrice, resta suo onere), quest’ultimo lo trasmette – art. 101 – al datore di lavoro dell’impresa appaltatrice che lo mette a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls o Rlst) al fine di proporre modifiche integrazioni ai sensi dell’art. 102, comma 1; lo stesso datore di lavoro aggiorna il Piano operativo di sicurezza (Ps) –a successiva firma, già prevista ad oggi, anche del medico competente, Rspp ed Rls o Rlst – come elemento complementare e di dettaglio del Psc, inserendo anche i verbali di avvenuta formazione/informazioni specifica ai direttori di cantieri/capo cantieri, dei preposti/Capi squadra nonché di tutti gli addetti circa il “Protocollo aziendale Covid -19”, inteso anche come aggiornamento/modifica del Documento Valutazione dei Rischi aziendale (Dvr), torniamo al principio d cui all’art.20 del D.Lgs 81/08 circa la responsabilità soggettiva del lavoratore che, non può contrarre il virus in cantiere, salvo diverse sue “abitudini” durante l’orario di lavoro. Fuori dal cantiere, sfido chiunque a poterlo ricondurre la contrazione del Covid-19 all’interno di un cantiere con un protocollo “normalizzato”, salvo anomalie o cattiva fede soggettiva direttamente riscontrata dai responsabili del cantiere, preposti e direttori di cantiere, che dovranno vigliare un pochino di più sugli atteggiamenti degli addetti in fatto di rispetto del nuovo protocollo aziendale.

E per i subappaltatori/fornitori?

Già contemplato nella legislazione vigente. Nei contenuti dell’All.XV al D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii, ovvero circa i contenuti del Psc, è contemplata la modalità di accesso delle persone, dei mezzi e delle forniture in genere in cantiere ed è successivamente dettagliata nei Pos. Per quanto riguarda i subappaltatori, il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice, deve verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione – art. 97, comma 3, lett. b). mentre per i fornitori, per quanto mi riguarda, nei cantieri ove sono presente, mi sembra di buon senso, condividere con i datori di lavoro delle imprese, la possibilità di controllare, attraverso il suo direttore di cantiere o preposto, l’avvenuto aggiornamento del Dvr aziendale da parte del fornitore per l’accesso in cantiere con successiva consegna/presa visione del “Pos di cantiere” al fine di verificare l’attuazione dei protocolli “anti covid-19 – esterni al cantiere”.

Lei crede che tutti i cantieri che ripartiranno il 4 maggio, adottino queste procedure?

Per quanto mi riguarda, ne sono convinto. Qui a L’Aquila, ripartiranno importanti cantieri come Sant’Emidio (Consorzio ricomprendente il palazzo vescovile, seminario, ecc., in Piazza del Duomo) con la ditta Costruzioni Iannini ed Archeores, il Palazzo dei Baroni Cappa a San Nicandro con la ditta Carlo ed Ettore Barattelli, diversi aggregati a Pizzoli e fuori regione con la ditta F.lli Chiodi, aggregati con la ditta Rosa Edilizia, De Simone Costruzioni, De Santis Costruzioni e sono certo che tutti i datori delle aziende citate, tra l’altro tutte aquilane, salvo Archeores (Avezzano, ndr), conoscendoli molto bene personalmente e professionalmente, hanno sempre avuto più a cuore la salute dei propri dipendenti ed alla propria incolumità/tutela, piuttosto eludere le norme e soprattutto finire sotto processo per un virus ancor più subdolo che, in questo caso, sia annida anche nella soggettività di controllo degli organi di vigilanza e di giudizio nei fori e che, ahimè, saranno comunque loro a farci notare dove abbiamo sbagliato con il Covid-19 e a dettare le nuove regole

Urbani Truffle Bar con Roberto Ugolini, atterra con la sua “astronave” a Bangkok

Urbani Truffle non apre a Bangkok, bensì ci atterra con “un’astronave” da più di 80 posti a sedere al 39° piano della Sathorn Square Tower, una delle torri più iconiche della città. Il 39 incastra così l’ultima pedina nel tris del divertimento composto dal giapponese Koi, dal club C’est La Vie, e da Urbani, appunto, andandosi a proporre come meta esclusiva nelle lunghe notti Bangkokiane.

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La casa madre è Urbani Tartufi, un’azienda secolare che dalla sua nascita, nel 1852, è arrivata alla sesta generazione toccando una quota di mercato del 70%, con 5 marchi di proprietà e più di 300 professionisti nella sua scuderia. Dal quartier generale di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), si gestisce anche la presenza estera attraverso il marchio Urbani Truffles con sedi in tutti i maggiori paesi del mondo, fra cui, in Asia, a Manila, ed ora, finalmente, a Bangkok.

Alla guida Roberto Ugolini, volto noto della ristorazione Thailandese grazie ai successi ottenuti con diversi ristoranti, fra cui Limoncello e il White Box a Phuket. Lui è mente e cuore di questo ambizioso progetto che contiene nella sua formula elementi unici come: made in italy; un brand internazionale; una delle location più stupefacenti della città; tradizione e innovazione; e la cui alchimia può portare a qualcosa di unico e rivoluzionario su uno dei mercati più competitivi dell’intera Asia come quello della ristorazione a Bangkok.

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Roberto Ugolini

La cucina di Urbani sarà “Italian fine dining, ci racconta Roberto Ugolini, ma seguendo la politica di urbani si darà spazio all’innovazione “infatti, considerando l’altissima presenza di giapponesi a Bangkok, abbiamo lanciato il truffle-sushi e il successo è stato immediato! Sarà proprio il truffle-sushi uno dei punti forti del nostro menù”. (e vi dico, dopo averlo provato, che è veramente qualcosa di eccezionale).

Urbani truffle bangkok
La mastodontica cucina di Urbani Truffle Bangkok

Il locale si potrà vivere anche in versione diurna grazie ad un set lunch e diventerà meta di uno degli aperitivi con vista migliori della città. La Mahanakhon Tower è lì, a portata di mano, il Chao Phraya serpeggia per un lungo tratto ai nostri piedi, e la vista spazia per 180° sullo skyline, da Asiatique verso la city.

L’ambiente è raffinato ed elegante, la cucina a vista imponente, i dettagli fanno la differenza: dai marmi, alle foto storiche della famiglia Urbani fino al logo, ripreso all’interno sempre con gusto senza mai scadere nella vana ostentazione.

urbani truffle bangkok

Cosa ci caratterizzerà?”, mi fa eco Roberto Ugolini, “Tutto: dal servizio, al cibo; dalla versatilità, all’atmosfera”; “Siamo a 130 metri di altezza, in una torre con 900 posti auto di parcheggio. Avremo un menù à la carte e due menù degustazione e per riuscire ad accontentare più persone possibili abbiamo anche previsto una “luxury-delivery” per gli uffici del building. Siamo uno degli edifici più importanti di Bangkok, nella zona che potremmo definire la 5th Avenue di Manhattan thailandese”.

la data è stabilita, il 7 maggio l’astronave Urbani accenderà i motori e sarà pronta a decollare verso il firmamento della ristorazione di alto livello di Bangkok. Le carte in tavola ci sono tutte, le aspettative e la curiosità sono altissime; non resta che attendere e vedere se il pilota Roberto Ugolini riuscirà a fare breccia nell’olimpo della ristorazione cittadino.