Russiagate, post sponsorizzati da Mosca su Fb hanno raggiunto 126 milioni di americani

È stato calcolato che circa 126 milioni di americani, ovvero un terzo della popolazione, ha ricevuto su Facebook contenuti sostenuti dalla Russia, durante la campagna elettorale nel 2016. Si tratta della metà dei potenziali elettori in Usa. È quanto emerge dalla testimonianza depositata da Facebook presso la commissione Giudiziaria del Senato di cui Nbc ha preso visione. La testimonianza depositata da Facebook, citata da Nbc e altri media Usa, mostra che circa 80mila pagine con “finti” contenuti, sostenute dalla Russia, sono state visitate e condivise dagli utenti di Facebook e ciò vuol dire, secondo i calcoli, che sono state viste da tre volte tanto il numero di destinatari originari. I documenti sono stati depositati nell’ambito dell’inchiesta condotta al Senato Usa sul cosiddetto Russiagate. Sono previste testimonianze di Facebook, Twitter e Google in tre separate audizioni fra domani e mercoledì.

New York, piomba con furgone su pista ciclabile: «8 morti, 15 feriti»New York, piomba con furgone su pista ciclabile: «8 morti, 15 feriti»

Paura a New York, dove un uomo a bordo di un furgone è piombato su una pista ciclabile nella zona sud di Manhattan investendo varie persone e uccidendone 8. Ci sono anche 15 feriti. L’attacco è avvenuto in West Street e Chambers Street, nei pressi della Stuyvesant High School e non lontano da Ground Zero, alle 15:15 ora locale.

La polizia ha sotto custodia l’uomo, un 29enne dai tratti mediorientali, che secondo quanto riporta la Nbc avrebbe urlato «Allahu Akbar». L’attacco è trattato come un atto terroristico e l’Fbi ha assunto il comando delle indagini. Gli agenti gli avrebbero sparato a una gamba prima di catturarlo e l’assalitore sarebbe ora in ospedale. L’uomo avrebbe guidato contromano per venti isolati a bordo di un furgoncino con il logo di Home Depot, una popolare catena americana per il bricolage, prima di raggiungere la pista ciclabile e terminare la sua folle corsa contro uno scuolabus.

Sul posto è intervenuto anche il sindaco della grande mela Bill de Blasio: «New York non si arrende, saremo determinatissimi», ha detto, prima di confermare il tragico bilancio di «8 vite innocenti in questo giorno molto triste».

«L’uomo responsabile dell’attacco a New York è un lupo solitario, al momento non emerge un piano più ampio». Lo ha detto il governatore di New York, Andrew Cuomo. «Non ci sono prove al momento che sia un atto che coinvolga altre persone», ha aggiunto.

Il racconto di uno studente di 14 anni testimone della sparatoria: «C’è stato un incidente, un uomo è sceso da una delle auto coinvolte con due pistole in mano. Correva per  Chambers street e qualcuno ha cominciato a inseguirlo. Ho sentito tra i quattro e i sei colpi di pistola, correvano tutti».

Natalia Estrada si confessa: «Ecco perché ho lasciato il mondo dello spettacolo»

Natalia Estrada con il marito Andrea Mischianti a Fieracavalli a Verona
MILANO – “A casa non ho la TV, non vado in città a prendere aperitivi o a fare la spesa. Vivo in campagna con cani, cavalli e bestiame e non ho bisogno di vacanze perché cerco di godere ogni giorno delle soddisfazioni che mi offre questa mia scelta di vita. Nei fine settimana, mio marito e io ci spostiamo per l’Italia tenendo corsi di equitazione e lavorando con il bestiame”.
Con una lunga lettera a “Dipiù”, Natalia Estrada spiega all’amico giornalista e capostruttura Mediaset Gigi Reggi il motivo per cui ha abbandonato lo spettacolo per dedicarsi al mondo dei cavalli e dell’equitazione “È difficile farlo capire, lo so, soprattutto ai miei “fans” – scrive Natalia – Ma è così. Non ho foto, se non a cavallo. (…)Davvero, Gigi, a differenza di suo papà io non ho mantenuto alcun legame con il mondo dello spettacolo. Pensa che sono appena stata alla Fiera’ dei cavalli di Verona, dove ho spiegato ai bambini l’importanza della campagna e delle tradizioni degli’ antichi cavallerizzi: dai vaqueros spagnoli ai butteri’ italiani, fino ai cowboy americani. Sono persone che tuttora trascorrono la vita a cavallo, in mezzo alla natura. Ed è proprio per questo che non voglio e non posso dare una immagine che non mi corrisponda”.

La sua vita è cambiata, ma ora ha trovato la felicità: “Non si tratta di montare a cavallo soltanto, si tratta di educare e comunicare con loro per ottenere un rapporto di collaborazione sincero e chiaro. Ho dei buoni maestri, mio marito Andrea e il suo collega Buck Brannaman, e i cavalli in cima a tutti. Tutto questo. viene vanificato quando mi viene chiesto che cosa faccio ‘ora, infatti “montare a cavallo” non è come dire nella danza “faccio la soubrette”. È troppo superficiale, troppo semplicistico. Mi auguro che qualcuno, pur non avendo contatto con i cavalli, riesca a capire quanta cultura e ricchezza ci sono nell’andare a cavallo, nel praticare l’equitazione, così potrei smettere di dovere spiegare e quasi giustificare come è la mia quotidianità”

Da Cuneo al Ruanda, Jeanette ritrova 23 anni dopo la famiglia perduta durante la guerra civile

La storia di una fotografa di origine africana sfuggita a una strage all’età di due anni e adottata da una coppia piemontese. Rintracciata dal fratello, fa il test del Dna, scopre di avere familiari ancora vivi e vola a incontrarli, diventando un caso nazionale

Da Cuneo al Ruanda, Jeanette ritrova 23 anni dopo la famiglia perduta durante la guerra civile

La bimba venne trovata tra i mucchi di cadaveri e portata in un orfanotrofio dove fu prima curata e poi trasferita in Italia in un programma di adozioni internazionali per i bambini vittime della guerra. Nel 1997 quasi un centinaio di loro furono riportati in Ruanda, dove si era scoperto che le loro famiglie li stavano cercando, grazie all’intervento delle Nazioni Unite e all’appello del presidente del Ruanda, Paul Kagame, al governo italiano. Tra loro però non c’era Jeanette. Nel 2011 suo fratello, che con il padre non ha mai smesso di cercarla, l’ha trovata, ma lei non ha creduto che quello che le scriveva le email fosse suo fratello. Ci sono voluti quasi sei anni e l’intervento di Davide De Michelis, autore di “Radici”, il programma di Rai3 che a novembre racconterà la sua storia, per convincerla a fare il test del Dna, appurare che Leonard era davvero suo padre e volare in Ruanda a incontrarlo.

Da Cuneo al Ruanda, Jeanette ritrova 23 anni dopo la famiglia perduta durante la guerra civile

La sua storia nel Paese è diventato un vero e proprio caso nazionale: “L’incontro è stato davvero emozionante e spero che presto anche loro possano venire in Italia – confida Chiapello – Devo ringraziare anche la mia famiglia adottiva e mio marito che mi sono stati molti vicini in questa avventura”.

Rai, Milena Gabanelli si dimette: “Con condizioni proposte niente risultati

Rai, Milena Gabanelli si dimette: "Con condizioni proposte niente risultati"

Lettera di dimissioni alla Rai. La giornalista ha rifiutato l’offerta, fatta dalla direzione generale, della condirezione di Rai News per lo sviluppo del portale web e la proposta di tornare a Report. Rai: “Amarezza per la sua decisione”

ROMA – Milena Gabanelli ha inviato una lettera di dimissioni dalla Rai, a partire dal 15 novembre, rifiutando l’offerta della direzione generale della condirezione di Rai News per lo sviluppo del portale web e del ritorno alla sua storica trasmissione Report. Una decisione per cui la Rai ha espresso “Amarezza” e che ha stupito anche il direttore Mario Orfeo, da mesi alla ricerca di una soluzione per trattenere la giornalista in azienda.

Il saluto di Gabanelli in studio, tra lacrime e abbracci: ”Venti anni indimenticabili”

· LA LETTERA DI GABANELLI
“Ho comunicato oggi all’azienda le mie dimissioni poiché le condizioni proposte non permettono di produrre risultati apprezzabili”, spiega la giornalista. “La condirezione di Rai News con delega al relativo sito e l’implementazione del numero dei giornalisti non ne modifica il limite. Poiché non attrae le forze dei 1600 giornalisti Rai (indispensabili per farlo decollare), in quanto percepito come il sito di una testata concorrente. Invece la nascita del portale unico di news online, per il quale ho lavorato in questi mesi è subordinata a tempi non definiti e certi”.

“Al fine di non disperdere il lavoro fatto in questi mesi – continua la giornalista – ho proposto al direttore generale una striscia quotidiana di 4 minuti di un fatto raccontato per numeri.  Ma anche questa strada secondo il dg non è al momento percorribile. Per quel che riguarda la proposta di ritornare a Report in condirezione con Ranucci – conclude Gabanelli – oltre a precisare che è stata la sottoscritta, a decidere che dopo vent’anni era venuto il momento di considerarla un’esperienza conclusa, la considero mortificante per il collega e l’intera squadra, che sta portando avanti il programma in modo eccellente”.

· IL COMMENTO DELLA RAI
In una nota, Rai ha fatto notare che le “due richieste di Milena Gabanelli – stralcio del web dal Piano News con immediata costituzione di una testata autonoma e varo di una striscia quotidiana in coda al Tg1 delle 20.00 – sono oggi impossibili da realizzare per ovvi motivi tecnici. La prima per i vincoli normativi posti dallo stipulando Contratto di Servizio, la seconda perché è impensabile modificare, a palinsesto avviato, la fascia oraria più seguita della programmazione Rai”.

Corea del Nord, crolla tunnel in sito nucleare: “Circa 200 morti”

PECHINO – Un tunnel del sito nucleare di Punggye-ri, in Corea del Nord, è crollato lo scorso 10 ottobre, causando la morte di circa 200 persone. Lo riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap, secondo cui l’incidente sarebbe avvenuto durante i lavori di scavo di un’altra galleria. La notizia riaccende i timori sulla fuga di pesante radioattività.

Corea del Nord, crolla tunnel in sito nucleare: "Circa 200 morti"

Kim Jong-un (ap)Punggye-ri è il sito nucleare dal quale si effettuano spesso i test voluti da Kim Jong-un per verificare la potenza del proprio arsenale. Anche il test del 3 settembre, il sesto voluto da Kim, il primo da quando Donald Trump è presidente, è stato fatto qui. Secondo la tv giapponese Asahi l’incidente è stato provocato dall’indebolimento del terreno circostante: dopo l’esplosione è stata registrata una prima scossa di terremoto di 6.3 sulla scala Richter, e nei giorni successivi ne sono state avvertite altre meno intense.

Secondo la Yonhap invece, i crolli – al primo ne è seguito un altro, durante le operazioni di soccorso – sono stati causati dai lavori di ampliamento del sito. I nordcoreani starebbero realizzando nuovi tunnel sotterranei per spostare di qualche chilometro il luogo dei test, ma la struttura sarebbe stata indebolita dalle esplosioni nucleari e non avrebbe sopportato i nuovi scavi. Il responsabile della Korea meteorological administration, l’agenzia che sovrintende anche sui terremoti, ha detto ieri in un’audizione parlamentare a Seul che un’ulteriore  esplosione avrebbe potuto far crollare la montagna e causare il rilascio di materiale radioattivo.

Il 10 novembre a Roma ci sarà un vertice sul disarmo nucleare voluto da papa Francesco. Il Vaticano ha invitato undici premi Nobel per la pace, i vertici dell’Onu e della Nato, e i principali attori coinvolti nella crisi della penisola coreana: Usa, Russia e Corea del sud invieranno i propri ambasciatori. I due giorni d’incontri saranno un’occasione per il pontefice per richiamare l’attenzione sul pericolo di una possibile guerra nucleare.

Anche il presidente americano nei prossimi giorni presterà particolare attenzione al continente asiatico. Dopo le provocazioni degli ultimi mesi con Kim Jong unDonald Trump farà visità a Giappone, Corea del sud, Cina, FiIlippine e Vietnam. Il viaggio servirà a rassicurare gli alleati a Tokyo e Seul sull’impegno stabile degli Usa nella regione per garantire la sicurezza dei Paesi amici. Ma anche a ottenere da Pechino uno sforzo maggiore nella risoluzione

della crisi delle Coree: secondo Trump, la Cina non sta facendo abbastanza per dissuadere Pyongyang dallo sviluppo del nucleare. Il presidente Usa parteciperà poi a diversi incontri multilaterali per rafforzare i legami economici e la cooperazione commerciale nel sud est asiatico.

Mafia e stragi del ’93, Berlusconi indagato

Mafia e stragi del '93, Berlusconi indagato

Silvio Berlusconi (imagoec)

OMASilvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono nuovamente indagati nell’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, che colpirono Firenze, Roma e Milano. La procura di Firenze ha già ottenuto dal giudice delle indagini preliminari la riapertura del fascicolo, archiviato nel 2011, e ha delegato nuovi accertamenti alla Direzione investigativa antimafia. Obiettivo, passare al setaccio le parole pronunciate in carcere dal boss Giuseppe Gravianointercettato dai pubblici ministeri palermitani del processo ‘Trattativa Stato-mafia’ mentre parlava dell’ex presidente del Consiglio e dall’ex senatore di Forza Italia in carcere per scontare una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Berlusconi e le stragi del ’93, Bolzoni: “Un’inchiesta infinita”

“Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia, per questo c’è stata l’urgenza”, diceva Graviano, il padrino condannato per le stragi, al suo compagno dell’ora d’aria, il camorrista Umberto Adinolfi. Era il 10 aprile dell’anno scorso, le telecamere della Dia spiavano il braccio del 41 bis del penitenziario di Ascoli Piceno.

“Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi – insisteva Graviano, che è in carcere dal 1994 – lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa”. E ancora: “Trent’anni fa, venticinque anni fa, mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere. Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché ti rimangono i soldi…”. Parole che il legale di Berlusconi, l’avvocato Nicolò Ghedini, ha bollato come “illazioni e notizie infamanti prima del voto, non avendo mai avuto alcun contatto il presidente Berlusconi né diretto né indiretto con il signor Graviano”.

Quattordici mesi di intercettazioni sono state depositate al processo di Palermo, nel giugno scorso (dove è indagato Dell’Utri), ma ci sono centinaia di omissis in quelle carte. Tutto il dossier è stato invece inviato dai pm Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi alle procure di Firenze e Caltanissetta, che indagano rispettivamente sulle stragi del 1993 e quelle del 1992. Ed ecco le nuove indagini. Firenze ha riaperto, Caltanissetta sta valutando. Mentre infuoca la polemica al processo ‘Trattativa Stato-Mafia’. “Graviano non dice Berlusconi, ma bravissimo”, sostiene il legale di Dell’Utri, Giuseppe Di Peri, e i suoi esperti sostengono questa versione. Ma i superesperti nominati dalla Corte d’assise danno ragione alla procura. “Graviano parla di Berlusconi”. I giudici avevano convocato il boss delle stragi al processo di Palermo, per chiedere a lui direttamente. Ma Graviano ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.

 

Il fratello di Kevin Spacey: “Nostro padre un nazista stupratore, mi frustava”

4317.0.643609228_ori_crop_MASTER__0x0-593x443Le rivelazioni di Randall Fowler al Daily Mail: “In casa nostra c’erano le tenebre, nostra madre sapeva tutto. Il cinema è stato il suo rifugio”. Ma, dopo le accuse di violenze sessuali contro l’attore, quella bolla si è rotta

LONDRA – Il padre di Kevin Spacey era un “nazista” che ha violentato per anni uno dei figli. La madre dell’attore ne era consapevole. E il futuro due volte premio Oscar decise di fare l’attore per cercare rifugio in una realtà fittizia, alternativa, diversa da quella orribile del suo piccolo mondo reale.

Sono le rivelazioni che fa Randall Fowler, fratello maggiore di Spacey (il suo nome d’arte), al quotidiano britannico Daily Mail, aprendo un nuovo squarcio nella vita privata del protagonista di “House of cards” dopo le accuse di molestie sessuali su un ragazzo di 14 anni e il “coming out” in cui Kevin ha dichiarato per la prima volta di essere gay.

“In casa nostra c’erano le tenebre, era un assoluto orrore, che Kevin cercava di rimuovere”, dice il 62enne Fowler al tabloid londinese. Il fratello dell’attore racconta di non avere avuto figli per non trasmettere a loro il “gene da predatore sessuale” del proprio genitore. Di professione autista di limousine nello stato americano dell’Idaho, e nel tempo libero imitatore del cantante Rod Stewart, al quale effettivamente somiglia, Fowler sostiene che suo fratello minore reagì diventando freddo e incapace di provare sentimenti: “Per lui il cinema è stato una fuga dalla realtà”.

Fowler descrive le accuse contro Kevin come “inquietanti”. Nelle dichiarazioni in cui si è scusato per le molestie e ha parlato della propria omosessualità, l’attore ha aggiunto che ora dovrà fare i conti anche con “altre cose” nella propria vita: forse alludendo al difficile rapporto con un padre così brutale che – racconta il fratello – in famiglia lo chiamavano “The creature” (la creatura – nel senso del mostro).

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Thomas Geoffrey Fowler si iscrisse all’American Nazi Party, il partito nazista americano, quando i figli erano ragazzini. A quel punto cominciò a tagliare i baffi in modo simile a Hitler. “Mi frustava e mi violentava ripetutamente”, ricorda il figlio maggiore, che dice di essere stato profondamente traumatizzato dall’esperienza: “Ho avuto tre matrimoni falliti come conseguenza di quello che ho subito”.

Randall afferma che la madre sapeva delle violenze sessuali da lui subite ma non fece niente per intervenire. Anni dopo, quando infine decise di affrontare l’argomento con lei, la madre reagì con “un silenzio di pietra”. Viceversa Kevin Spacey, almeno nelle sue dichiarazioni pubbliche, ha sempre parlato con grande affetto della propria madre: l’ha ricordata anche durante le celebrazioni che ha avuto a Londra quando ha terminato i suoi cinque anni come direttore dell’Old Vic, il più importante teatro di prosa della capitale britannica. Anche la sorella Julie, la maggiore dei tre figli, subì le violenze del padre e fuggì di casa a 18 anni.

La famiglia cambiò casa dieci volte, passando da uno stato all’altro. Ai figli non era permesso portare a casa amici, affinché non vedessero le foto pornografiche di donne e uomini nudi che il padre attaccava alle pareti. Nell’intervista Randall afferma di avere considerato più volte il suicidio e di avere avvertito il padre che, se avesse toccato anche Kevin, lo avrebbe ammazzato. Il padre morì a 68 anni dopo essersi separato e poi rimesso

insieme alla moglie. Quando la madre è morta, dice Randall, Kevin la fece cremare sotto falso nome, forse per nascondere un passato che ha continuato a turbarlo: “Per auto proteggersi, mio fratello ha sempre vissuto in una bolla”. Ora a quanto pare la bolla si è rotta.

Festa di Roma, il giorno di Nanni Moretti. Passione cinema e una confessione: “Ho un altro tumore

È un incontro ravvicinato ad alta intensità, quello con Nanni Moretti. Il regista romano, 64 anni, porta sul palco della Festa di Roma i ricordi di quarant’anni di cinema e piccoli corti inediti. Un Caro diario onesto e commovente dedicato al pubblico dell’Auditorium. Si concede un sereno tappeto rosso, si ferma a parlare con i giornalisti “ma non chiedetemi di politica, non è questa l’occasione”. Piuttosto, dice, ha voglia di raccontarsi da “spettatore, regista, produttore, esercente”.

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E, a sorpresa, al momento del gran finale regala un corto, Autobiografia di un uomo mascherato: “Otto minuti ancora da montare, che vi voglio mostrare”. Ecco Moretti con una sorta di burqa bianco traforato che gli copre le spalle. Cammina sul lungotevere, la sua voce dice: “I romani sono abituati all’uomo mascherato e non si voltano più, non fa loro impressione”. Si affaccia dalla finestra di un appartamento, c’è un trasloco in corso e dalle scatole ammassate tira fuori scarpe, vecchie agende colme di scarabocchi, le mette l’una accanto all’altra: “Bisognerebbe metterle nelle mani di un pool internazionale di psichiatri”, commenta.

Stacco, ballo su un palco con coppie anziane. E poi il Nuovo Sacher, alla rassegna Bimbi Belli. “Proprio come me l’uomo mascherato ha un cinema e una sala arena”: sul palco c’è il famoso dibattito, stavolta con Moretti-mascherato. “Ero io non l’avevate capito? E siccome dopo vent’anni da un’altra parte ho avuto un altro tumore e penso che si possa filmare non tutto ma quasi tutto, ho filmato una delle tante sedute di radioterapia”. Prima di andarsene dal palco Nanni Moretti alza le braccia e mostra i muscoli, come a dire “sono qui e sono più forte di prima” accolto dall’applauso caldissimo del pubblico.

I ciak sbagliati di Mia madre. La serata si apre con alcuni ciak sbagliati di Mia madre, quelli con Margherita Buy sono i più divertenti, una decina di pose su lui che dice: “Ho preso poltrona reclinabile” e lei che risponde “quanto hai speso?”. E Turturro con il suo italiano improbabile: “Chi era quella rrrragazza del sindacato…”, e poi “come si dice blind? Cecato?”. I commenti di Moretti? Alla Buy: “Eroticissimo questo ciak”, alla papera successiva si sente un urlo disumano. Alla madre: “Questa è strappacore eccessiva”, indicazioni come “un pochino sorridendo triste”.

Moretti spettatore (ma anche attore). “Ho iniziato a quindici anni a essere uno spettatore forte al cinema. Al Nuovo Cinema Olimpia e al Mignon, e la sera in piscina a giocare a pallavolo. Ho visto i classici e il cinema d’autore polacco e francese, Polanski e Skolimowski, Non so come, da spettatore a vent’anni mettevo insieme i Taviani e Carmelo Bene, tipi di cinema distanti”. Ecco a semplificare le prime scene del suo mediometraggio Come parli frate dei Taviani in cui interpreta Don Rodrigo. Racconta poi: “Andando al cinema noi spettatori eravamo divisi in due partiti, Antonioni e Fellini, io ero per Fellini. Vedevo Bertolucci, Ferreri, Olmi. Quei registi rifiutavano il cinema ricevuto in eredità e la società ricevuta in eredità, cercavano con il loro cinema di prefigurarne uno nuovo, e una nuova società. E siamo arrivati a me attore per altri”.

“Quando ho deciso che avrei fatto il regista”. “Io mi ricordo nel settembre del settantadue un mio amico giornalista, avevo preso la maturità e finite le vacanze mi chiese ‘ora a che facoltà ti iscrivi?’. Io, arrossendo, dissi che non avrei fatto l’università. E arrossendo sempre di più, a lui che chiedeva dissi ‘vorrei fare del cinema’, e lui ‘ma da attore o regista?’, e io ‘tutte e due le cose’. In modo confuso questo speravo e la stessa sensazione la davo a i registi a cui chiedevo sia di fare l’assistente che di recitare. Ho lavorato con Peter Del Monte, i Taviani, Bellocchio, e mi rendevo conto che loro non capivano perché volessi fare entrambe le cose”. Racconta di Il portaborse: “Per interpretare quel ministro corrotto e corruttore ci sarebbero stati attori più giusti e bravi e anziani di me. Però a Luchetti venne in mente di spiazzare il pubblico e quindi mi propose di interpretare questo ruolo. Non mi preparo i personaggi tappezzando la camera di fotografie, immedesimandomi. Mi immedesimo nell’idea del regista e di quello che vuole raccontare. Non amo le performance di attori che si identificano tanto da scomparire come persone”. Avrebbe dovuto fare un film con Kieslowski, “a fine anni Novanta, mi chiese per un ruolo in La doppia vita di Veronica ma poi non stavo bene, pensavo a una depressione ma era un tumore: dissi che non potevo, mi è dispiaciuto molto, lo considero un grande”.

Moretti produttore. “Trent’anni fa il primo film che io e Angelo Barbagallo producemmo, Notte italiana di Mazzacurati e Domani accadrà di Luchetti. Spesso i registi che fanno i produttori lo fanno per sadismo nei confronti di registi meno potenti di loro. Il caso lampante è coppola produttore con Wenders regista. A volte i registi fanno produttori per sottogeneri della loro filmografia. Oppure per scegliere film mediocri e dire “io ci ho provato ma non c’è un ricambio”. Io ho iniziato per il piacere di lavorare con persone con cui stavo bene e restituire la fortuna che avevo avuto come regista. Non producevo film ‘alla Moretti’”. Ricorda l’amico Mazzacurati: “Lo costringevo a fare l’attore nei miei film, era straordinario: in Caro diario era il critico cui leggo le sue recensioni e piange”.

Moretti giurato. Quelle in giuria sono “esperienze sempre piacevoli”. Due volte a Venezia, la seconda come presidente, e due volte a Cannes, la seconda come presidente. “Come giurato non ho mai ricevuto nessuna pressione. E se non mi sbaglio mi sembra che noi giurati non eravamo influenzati da quel che leggevamo sui giornali né dall’accoglienza in sala con il pubblico. La giuria non devi mai cercare l’unanimità altrimenti si premia il film medio. Si discute tantissimo, a Cannes non ne potevano più Io insistevo con Kiarostami, siamo partiti uno contro nove siamo arrivati a cinque a cinque. Si discute e poi si vota”. Mostra i filmini girati ai Festival, Torino, Locarno, Venezia e Cannes. Il ricordo più divertente, dal punto di vista visivo, è quello dell’edizione di Cannes che lo ha visto scontrarsi con Mike Lee. Tim Burton, che si vede allegro mentre si mette a recitare in giardino 007. “Era simpatico, Tim, ma quel giorno non rise: aveva fatto incubi nella notte per via della votazione. Eravamo tutti tesi. Due ore di discussione sulla Palma, io mi battevo per Il sapore della ciliegia mentre Mike Leigh non lo amava, diceva ‘votiamo votiamo’ e io invece li ho sfiancati. Mira Sorvino, laureata in mandarino, era l’unica che parlava con Gong Li”.

Moretti premiato. “A me per Caro diario e la stanza del figlio mi è capitato i tornare a roma, la domenica mattina guardo il telefono, arriva la chiamata; “Lei deve tornare a Cannes” Ma non dicono nulla. La sera di La stanza del figlio mi sedetti in sala, si aspettava la Casta per il film di chiusura. Lei tardava e io sono stato preso dall’ansia e sono uscito in questo grande atrio, vuoto. Si apre una porticina esce un tizio con i capelli bianchi. Con gesto elegante tira fuori al sigaretta, era David Lynch. Non sapevo che mi conoscesse, quando gli passo accanto mi dice ‘Nanni un giorno o l’altro io ti ammazzerò’”.

Moretti esercente. Telefona dal palco al cinema per sapere quanti spettatori per Nico, 1988, terzo spettacolo: “Giulio, quanti? “24”. “l’altro lunedì?” “36”. “Che pubblico c’è?” “Non sono i nostri abituali, dall’abbigliamento penso sia gente musicisti o della radio, si salutano tra loro”. Ventisei anni fa con Barbagallo aprimmo il Nuovo Sacher, il 1 novembre con Riff Raff di Ken Loach, ora quando esce un suo film non in esclusiva ma in dodici sale. Il momento più bello quando nel novantatré facemmo Heimat 2, un film con tredici lungometraggi a Monaco anni Settanta. Il pubblico non è sempre innocente. “Ho ospitato Una vita di Brizet: tutte recensioni positive, non è un film italiano ma francese, non è doppiato ma in originale sottotitolato. Non c’erano scuse, ma non è venuto nessuno”.