L’AQUILA – Si riaccende lo scontro intorno allo storico cementificio di Cagnano Amiterno, in provincia dell’Aquila, sullo spauracchio del Css, il combustibile solido secondario, derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani, essenzialmente plastica e carta, che a breve sarà utilizzato in una misura del 30 per cento in sostituzione del petcoke, sottoprodotto della raffinazione del petrolio.
Ad alzare la voce e a mobilitarsi è il comitato Aternoaria, che paventa da mesi il rischio della trasformazione del cementificio in un inceneritore che brucerà rifiuti, sostenendo che il css non sia affatto innocuo, e lamentando la mancanza di coinvolgimento della popolazione.
Il sindaco di Cagnano Amiterno, Iside Di Martino, interpellato da AbruzzoWeb, a nome anche dei cittadini e lavoratori favorevoli all’introduzione del nuovo combustibile, ribatte però che, nell’iter di autorizzazione avviato dalla Regione nel 2014, dati scientifici alla mano, l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arta) ha asseverato che il potenziale inquinante del css non solo è sotto i limiti di legge, ma anche sensibilmente inferiore a quello del petcoke.
Come del resto viene garantito dagli studi a supporto del decreto Clini del marzo 2013 che ha introdotto la possibilità di avvalersi di questo combustibile. Il sindaco assicura, poi, che i controlli saranno rigorosi, e tal fine sarà coinvolta anche l’Università dell’Aquila.
Nell’alto Aterno esplode, insomma, l’ennesimo conflitto ambientale, che vede contrapposti Regione, Comune e imprenditori da una parte, comitati cittadini dall’altra, e che interessa, va sottolineato, un cementifico da cui dipende l’economia dell’intero comprensorio, duramente colpito dai terremoti del 2009 e del 2016, visto che dà lavoro a oltre 250 persone contando anche l’indotto. Un cementifico prima di proprietà della Sacci, poi passato a Cementir del gruppo Caltagirone, che a sua volta sta cedendo tutte le attività italiane a Italcementi, del gruppo tedesco Heidelbergcement.

LE RAGIONI DEL NO

“Il Css è utilizzato da poco tempo, non ci sono le certezze scientifiche che sia meno inquinante del petcoke, come viene assicurato, che non sia dannoso per la salute e l’ambiente – spiegano quelli del comitato Aternoaria – Viene, sì, definito combustibile, ma è solo una dicitura legale, nei fatti sono rifiuti triturati”.
A supporto delle tesi del comitato, quanto sostenuto da Agostino Di Ciaula, coordinatore del comitato scientifico dell’Associazione medici per l’ambiente, secondo il quale la soluzione è sostituire il petcoke, per esempio, con il metano, e non passare all’utilizzo del css, trasformando, di fatto, i cementifici italiani in inceneritori sotto mentite spoglie, con il rischio, assicura Di Ciaula, di “aumentare, non diminuire, le emissioni di metalli pesanti, e altri inquinanti”.
Il comitato è, poi, preoccupato per le notizie che arrivano da Taranto, dove è stata aperta un’inchiesta per l’utilizzo di rifiuti pericolosi per produrre cemento proprio in uno stabilimento della Cementir. In particolare, loppa d’altoforno non separata prima da scarto e altri rifiuti.
Davanti a queste notizie, per il Comitato, “le rassicurazioni che ci vengono date lasciano il tempo che trovano. Se arriveranno anche a Cagnano tir pieni di ecoballe di css, chi ci assicura che sarà materiale che non contiene anche sostanze molto pericolose da far sparire dentro i forni? – ci si chiede polemicamente – Cosa che oggi con il carbon coke, per quanto inquinante, è difficile che accada”.
“Parliamo poi di forni – altra argomentazione – vecchi di 50 anni, nato per bruciare carbone, vogliamo garanzie e prove tangibile che sia adeguato anche per altri tipi di combustibile. E chiediamo controlli rigorosi a valle, non bastano le certificazioni a monte”.
L’introduzione del css, argomento forte del fronte favorevole, rappresenterà anche un risparmio, visto che il petcoke deve essere acquistato, come ogni altro combustibile, mentre il css sarà conferito gratuitamente dalle società che lo producono, in questo caso la Deco di Pescara, in quanto di fatto il cementifico svolgerà il servizio di smaltimento. Un grande risparmio che viene legato al mantenimento dei livelli occupazionali del sito di Cagnano.
“A nostro avviso – ribattono gli insorti – l’introduzione del css non rappresenta una garanzia del livello occupazionale, ci servono piuttosto investimenti, va diversificato il prodotto, fatta innovazione, cambiare il combustibile non è determinante”.
Infine sostiene Aternoaria, “c’è un difetto di comunicazione, in particolare nei comuni limitrofi, non basta pubblicare sul Bollettino ufficiale della Regione gli atti che hanno autorizzato l’utilizzo del css, serviva un percorso di sensibilizzazione e informazione. Molte persone non sanno nemmeno che cosa sia il css”.

LE RAGIONI DEL SI’

Il sindaco Di Martino respinge, innanzitutto, categoricamente l’ipotesi della trasformazione del cementificio in un inceneritore. “Pura fantascienza, ricordo infatti che gli inceneritori non sono previsti nel piano regionale dei rifiuti, né qui a Cagnano né altrove, e si continuerà come sempre a produrre cemento”.
Entrando, poi, nel merito della questione calda, quella della pericolosità del css, il sindaco ricorda che “la Regione Abruzzo, a seguito di un’interrogazione del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, ha istituito un tavolo tecnico, che conferma che il css inquina meno del carbon cock. Questi tavoli erano aperti anche ai rappresentanti dei comitati. In ogni caso si stanno facendo ricerche ulteriori”.
“È fuorviante – aggiunge il primo cittadino – dire che si bruceranno rifiuti: il css è un combustibile prodotto da una frazione di essi, alcune tipologie di plastica e carta, con alto potere calorico, certificato e controllato. E mi permetto di aggiungere è un modo intelligente di riciclare alcune tipologie di plastica e la carta. Tutti gli studi confermano che si riducono anche le emissioni di anidride carbonica in atmosfera”.
A pensarla così è anche Legambiente, secondo cui “i combustibili tradizionali dei cementifici, come il petcoke o il polverino di carbone, sono porcherie ben peggiori del css”, e inoltre il loro utilizzo contribuirà rendere meno inquinanti i cementifici anche per un’altra ragione: “quando bruciano anche il css – si spiega in una relazione dedicata al tema – i limiti di emissione dei cementifici diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori, da un limite di diossine fino a 10 mila nanogrammi per millimetro cubo, a soli 0,1 nanogrammi per millimetro cubo”.
Infine, per quanto riguarda la richiesta di controlli rigorosi, il sindaco spiega che “stiamo lavorando ad un protocollo d’intesa di area vasta, che non riguarda cioè solo il territorio di Cagnano, grazie al quale il dipartimento di Chimica dell’Università dell’Aquila, sarà incaricata di effettuare misurazioni aggiuntive a quella dell’Arta, e i risultati saranno condivisi dai tavoli tecnici, dove il comitato potranno ovviamente partecipare. E non è vero che non c’è stata fin qui comunicazione, gli esponenti del comitato hanno partecipato a numerose riunioni informative abbiamo accolto e dato riscontro a tutte le preoccupazioni provenienti anche dai sindaci dei comuni del territorio”.