Davide Buccheri: Sos Liquidità: albergatori, aziende edili e della moda in cerca di risposte

Il Sole 24 Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi costituiti dal «Decreto liquidità». Un dato è certo, il Decreto Liquidità è uno strumento che può essere utile a sostenere e fare ripartire le aziende ma solo se i fondi arriveranno in tempi rapidi alle imprese. Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è: sosliquidità@ilsole24ore.com

Penalizzati per avere investito
Buongiorno, la nostra azienda alla fine dell’anno 2019 ha effettuato un importante investimento per avere acquistato l’attività della struttura alberghiera “Hotel Erbaluce” in Caluso (To). L’inizio della gestione è iniziata nel mese di Novembre 2019 assumendo 12 persone e, ovviamente, avevamo previsto di chiudere il primo anno dell’esercizio 2020 con una perdita dovuta alle spese d’investimento e di avviamento dell’impresa, ma con la chiusura dal 1 marzo dell’attività ci ha recato perdite per oltre 100.000 euro di prenotazioni cancellate (inclusi banchetti/eventi). Pertanto molto probabilmente ci vedremo costretti a chiudere l’attività con delle perdite ingenti e la perdita del posto di lavoro per 12 dipendenti, perchè per la ns. società non ci sarà nemmeno la possibilità di accedere al prestito di € 25.000,00, non avendo nessun tipo di fatturato da mostrare al sistema bancario.
Silvio Sardi

Il calo dei ricavi inizia ora
Buongiorno, sono socio di una microimpresa attiva nel comparto moda: modelleria, prototipia e produzione di abbigliamento di alta gamma. Abbiamo chiuso il primo trimestre in linea con quello dell’anno precedente, mentre ad aprile abbiamo avuto un sensibile incremento di fatturato grazie alla temporanea riconversione della nostra attività nella produzione di camici ospedalieri, organizzando una mini-filiera anche con laboratori esterni. Sull’altro piatto della bilancia dobbiamo però mettere l’annuncio da parte dei nostri clienti di annullamenti di ordinativi che hanno ricevuto e stanno ricevendo e la conseguente totale mancanza di una programmazione della produzione per i prossimi mesi, con fattturati impossibili da prevedere. La nostra azienda nel 2019 ha fatturato poco meno di 500.000 euro, saremmo comunque interessati a chiedere il finanziamento minimo di 25.000 euro previsto dal decreto liquidità, principalmente a scopo precauzionale, ma anche per fronteggiare un ampliamento che avremmo in mente qualora il lavoro ripartisse in maniera importante: nel suo piccolo la nostra azienda, partita da zero nel 2017, sta crescendo e sta attivando nuovi contatti nella ssperanza di poter continuare a crescere come da programmi ante-covid.

La domanda è semplice, abbiamo diritto ad accedere al finanziamento? Se dichiariamo che siamo stati danneggiati dal covid come previsto dal modulo per la richiesta diffuso nei giorni scorsi, rischiamo di dichiarare il falso dato che non abbiamo avuto fino ad ora contrazioni di fatturato, oppure dichiariamo il vero dato che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso non abbiamo ordini da evadere per la nostra attività caratteristica e la produzione dei camici si concluderà con questo mese di aprile?
Paolo Pernici

Due banche, zero risposte
Buongiorno sono un imprenditore nel settore abbigliamento e più precisamente ho 30 punti vendita in quasi tutte le regioni del centro-nord! Lavoro con un istituto di credito con tutte e quattro le società e con un’altra banca con una società che ha iniziato nel mese di novembre.

Nei mesi di Marzo e Aprile ho perso fatturato per circa 800.000 euro e fatto acquisti nei mesi di gennaio -febbraio per circa 200.000 euro. Si consideri che il gruppo fattura circa 5.500.000 euro. Ad oggi 17.04.2020 entrambi gli istituti di credito non mi hanno saputo dare notizie sui finanziamenti previsti comunicandomi che non hanno ancora ricevuto istruzioni operative! Si tenga presente che ho 60 dipendenti che non hanno ancora avuto neanche i soldi della CIG! Che faccio?
Mario Loglio

I tributi non si fermano
Mi chiamo Fabio Aradori e sono un piccolo imprenditore della provincia di Brescia. Negli anni bui della crisi abbiamo rateizzato come prevede la legge dei tributi senza che questi diventassero debiti iscritti a ruolo ma solo regolarizzando la posizione pagando una sanzione del 10% oltre agli interessi per la rateizzazione. Come mai il governo non ci consente in questo momento di forte crisi di liquidità avendoci chiuse le attività di sospendere almeno fino a settembre il pagamento di questi avvisi, traslando il piano di qualche mese. Ci chiudono l’attività per decreto impedendoci di lavorare ma i tributi non si fermano. Mi pare che ci sia un evidente distonia in questo atteggiamento tenuto dai nostri governanti Arch.
Fabio Aradori

Se va bene saremo pieni di debiti
Sono un Imprenditore edile, alla terza generazione (mio nonno intraprese l’attività ad inizio anni ’60). In 60 anni di attività non abbiamo mai mandato indietro un effetto e abbiamo sempre pagato i nostri fornitori e le tasse. Dopo la stangata della crisi del 2007 abbiamo cercato di riprenderci mutando pelle e abbracciando il settore delle ristrutturazioni grazie ai bonus fiscali. Da inizio marzo tutti i nostri cantieri sono chiusi per ordine delle DD.LL. a seguito del Decreti del Governo e buona parte dei nostri Clienti hanno sospeso i pagamenti e le nuove commesse sono a rischio. Stiamo seguendo con grande attenzione le misure sulla liquidità per le aziende ma le banche non sono ancora pronte, alcune devono ancora decidere se aderire alle misure ed al fondo di garanzia, altre hanno risposto che non sono disponibili ad erogare nuova finanza benché garantita ed altre ancora attendono le disposizioni operative.

Qualora dovesse andare bene, l’effetto sarà che l’azienda si troverà ancora più indebitata di prima per aver comunque assunto un debito a causa di eventi che nulla hanno a che fare con la competenza e la diligenza dell’Imprenditore. E il creditore (privilegiato) sarà lo stato (il minuscolo è volontario).
Dr. Alessandro De Rang

Fratelli Chiodi costruzioni L’Aquila: Molte sono le ditte che ripartiranno in italia dopo il COVID 19

“Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla sicurezza, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi”.

Così, secondo l’ingegnere Antonio Masci, impegnato nella ricostruzione post-terremoto e componente della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi–organizzativi della Figc, si deve procedere alla riapertura dei cantieri il 4 maggio prossimo, quando in modo graduale dovrebbe prendere avvio la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Ingegner Masci, che ruoli ricopre attualmente da professionista?

Un po’ come tutti i professionisti impegnati nell’ambito dell’edilizia e prevalentemente sui crateri sismici 2009 e 2016/17, spazio da progettista, direttore dei lavori a coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e in molti casi, sono stato incaricato quale committente o responsabile dei lavori, insomma, sono un classico libero professionista.

Leggiamo anche sui media che lei è membro della Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi–Organizzativi della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Come vi state organizzando?

Su questo argomento specifico, non sono persona utile e deputata a rispondere in quanto esiste un ottimo presidente di Commissione (Claudio Garzelli, ndr) oltre che, ovviamente, al presidente della Federazione (Gabriele Gravina, ndr).

Il suo ruolo nelle Diocesi?

Per quanto attiene alla Diocesi di L’Aquila, sto ultimando il cantiere di Sant’Emidio, in piazza Duomo, in qualità di responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, per una porzione e attendo l’inizio del cantiere relativamente alla Chiesa di San Marco, sempre in qualità di responsabile dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Per quanto attiene alla Diocesi di Teramo–Atri, sono stato selezionato quale presidente dell’Ufficio tecnico diocesano e per la Ricostruzione ovvero un sistema di gestione implementato, rispetto a quello che utilizzammo qui a L’Aquila fino all’intervento della legge 125/2015, che decretò, di fatto, il passaggio da soggetto attuatore dalle Diocesi al Mibac circa la ricostruzione e restauro del patrimonio culturale ecclesiastico, prevalentemente danneggiato dal sisma. Nelle altre Diocesi, ho incarichi quale consulente specializzato nei processi di ricostruzione dei beni culturali ecclesiastici danneggiati dal Sisma ed incarichi di progettazione.

Come mai a L’Aquila la Diocesi non è più soggetto attuatore e, ad esempio, Teramo, Ascoli Piceno, Camerino, ecc., lo sono?

Tutte le Diocesi non sono più soggetti attuatori solo ed esclusivamente per gli edifici di culto danneggiati dal sisma 2009 che, dall’entrata in vigore della legge 125/2015, sono di attuazione pubblica e non più “privata – diocesana” ma hanno la facoltà di esserlo per quegli edifici danneggiati dal sisma 2016/17 che attraverso la pubblicazione dell’ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione n.84 – Sisma 2016 – ha meglio legiferato le procedure circa la ricostruzione degli edifici di culto in fatto di affidamenti ai professionisti e alle imprese, cosa che qui a L’Aquila, non avevamo e che comunque abbiamo sempre gestito, in linea con il Codice degli appalti pubblici 163/06, vigente nel 2009, intuendo che quella sarebbe stata l’unica strada per una quanto più ampia tutela, cosa che poi abbiamo visto darci ragione, dopo 10 anni, con l’ordinanza n.84.

Lei parla di ruoli da committente, responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e di tutela. Come ci si può tutelare per la ripresa dei cantieri edili prevista per il 4 maggio 2020 in fatto di prevenzione al Covid-19?

Premesso che non sono un legale ma un semplice consulente tecnico d’ufficio di tribunali e di parte per diverse committenze pubbliche e private, oltre che diretto interessato nella filiera degli eventuali “responsabili” in caso di infortunio in cantiere e che dunque si potrebbe trovare davanti ad un giudice, posso solo dire che le responsabilità, all’interno di un cantiere edile, sono attribuite in base al ruolo ricoperto.

Ovvero? Chi possono essere i responsabili in caso di contrazione del virus Covid-19 ed ancor peggio in caso di decesso causato dallo stesso virus?

Vorrei intanto ricordare che il “Covid-19”, è stato inquadrato dal decreto “Cura Italia”, come infortunio sul lavoro. Per me è aberrante, forse perché potrei esserne coinvolto direttamente e rischiare di andare a processo perché un addetto di cantiere, fa causa al datore di lavoro per aver contratto il virus in cantiere o peggio ancora, decede e magari, dopo l’orario di lavoro, è passato a bere una birra in un bar o è stato contagiato in ambienti non di lavoro. Come si può dimostrare davanti ad un giudice il luogo di contrazione del virus? Come ci si può difendere? La giurisprudenza sono certo ci aiuterà, aihmé, con le prime sentenze…. Tornando all’infortunio sul lavoro, inteso come infortunio grave ovvero con prognosi oltre i 40 giorni e/o ancor peggio, con il decesso, certamente il datore di lavoro dell’impresa presso la quale è assunto l’addetto, il datore di lavoro dell’eventuale impresa appaltatrice e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Csp-Cse), vanno diretti al processo penale. I direttori di cantieri/capi cantiere, i preposti/capi squadra e il committente e/o responsabile dei lavori, possono certamente andare in giudizio penale, in base alla gravità dell’infortunio – certamente con la morte dell’addetto – e in base a come gli organi di vigilanza – Asl prevalentemente, inquadrati in quel momento come autorità di polizia giudiziaria – inquadrano “il reato”, dunque molto soggettivo, per esperienza personale da entrambe le parti. Se un giudice mi chiedesse di redigere una consulenza tecnica per un eventuale infortunio grave o decesso da Covid–19, oppure fossi parte imputata quale Csp, Cse, committente o responsabile dei lavori, ovviamente con avvenuto accertamento del contagio o decesso nelle aree di cantiere, altrimenti non sarei in grado di accusare o difendere alcuno in quanto, non saprei dimostrare in quale luogo, l’addetto, abbia contratto il virus, potrei solo far riferimento al Testo unico sulla Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro, D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. nonché alla giurisprudenza in fatto di contrazioni di virus sui luoghi di lavori, aspetto questo, a mio parere, molto controverso in quanto il Covid-19 non è un virus o una malattia invalidante causata dalle lavorazioni, in questo caso oltre che edili, in genere, tipo un cancro diagnosticato per possibile contatto aereo con i materiali aereiformi contenuti nell’amianto – altre malattie inerenti le cosiddette “cause di lavoro”, ben riconducibili ad un determinato ambiente di lavoro.

Dunque come si procede per riaprire i cantieri il 4 maggio prossimo?

Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla “sicurezza”, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi e vorrei ricordare l’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. che recita “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”. Cosi come il Governo centrale ci ha in qualche modo reso responsabili singolarmente di ogni nostra azione, dal divieto di assembramento, alla corsetta al parco, alle autocertificazioni sugli spostamenti, sono fermamente convinto che il primo responsabile debba essere il lavoratore stesso, soprattutto quando non è in cantiere in quanto, dubito che un datore di lavoro che scalpita per riaprire un cantiere il 4 maggio e dar da mangiare alla propria famiglia ed alle famiglie dei suoi dipendenti, possa omettere qualche misura di prevenzione concertata principalmente con i “poveri” Cse, per forza di cosa tenuti a studiare anche questo nuovo tipo di infortunio sul lavoro, per quanto oggi vi sia poca legislazione in merito o forse nulla nel campo edile in quanto non vi è stata una modifica integrazione del D.Lgs. 81/08, oppure a dimettersi.

Dunque i lavoratori come primi responsabili?

Certamente si, in quanto, se il Cse ha aggiornato il Piano di Sicurezza e di Coordinamento (Psc) – art. 92, comma, 1 lett.b, D.Lgs. 81/08 – con le procedure di contenimento e prevenzione descritte nei Decreti in vigori e promulgandi; ha trasmesso l’aggiornamento al committente o al responsabile dei lavori (quest’ultimo, qualora nominato altrimenti gli obblighi di presa in considerazione del Psc e Fascicolo dell’opera in virtù dei suoi obblighi di cui all’ all’art. 90, comma 2. restano in seno al Committente e dunque la trasmissione di tali aggiornamenti all’impresa appaltatrice, resta suo onere), quest’ultimo lo trasmette – art. 101 – al datore di lavoro dell’impresa appaltatrice che lo mette a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls o Rlst) al fine di proporre modifiche integrazioni ai sensi dell’art. 102, comma 1; lo stesso datore di lavoro aggiorna il Piano operativo di sicurezza (Ps) –a successiva firma, già prevista ad oggi, anche del medico competente, Rspp ed Rls o Rlst – come elemento complementare e di dettaglio del Psc, inserendo anche i verbali di avvenuta formazione/informazioni specifica ai direttori di cantieri/capo cantieri, dei preposti/Capi squadra nonché di tutti gli addetti circa il “Protocollo aziendale Covid -19”, inteso anche come aggiornamento/modifica del Documento Valutazione dei Rischi aziendale (Dvr), torniamo al principio d cui all’art.20 del D.Lgs 81/08 circa la responsabilità soggettiva del lavoratore che, non può contrarre il virus in cantiere, salvo diverse sue “abitudini” durante l’orario di lavoro. Fuori dal cantiere, sfido chiunque a poterlo ricondurre la contrazione del Covid-19 all’interno di un cantiere con un protocollo “normalizzato”, salvo anomalie o cattiva fede soggettiva direttamente riscontrata dai responsabili del cantiere, preposti e direttori di cantiere, che dovranno vigliare un pochino di più sugli atteggiamenti degli addetti in fatto di rispetto del nuovo protocollo aziendale.

E per i subappaltatori/fornitori?

Già contemplato nella legislazione vigente. Nei contenuti dell’All.XV al D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii, ovvero circa i contenuti del Psc, è contemplata la modalità di accesso delle persone, dei mezzi e delle forniture in genere in cantiere ed è successivamente dettagliata nei Pos. Per quanto riguarda i subappaltatori, il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice, deve verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione – art. 97, comma 3, lett. b). mentre per i fornitori, per quanto mi riguarda, nei cantieri ove sono presente, mi sembra di buon senso, condividere con i datori di lavoro delle imprese, la possibilità di controllare, attraverso il suo direttore di cantiere o preposto, l’avvenuto aggiornamento del Dvr aziendale da parte del fornitore per l’accesso in cantiere con successiva consegna/presa visione del “Pos di cantiere” al fine di verificare l’attuazione dei protocolli “anti covid-19 – esterni al cantiere”.

Lei crede che tutti i cantieri che ripartiranno il 4 maggio, adottino queste procedure?

Per quanto mi riguarda, ne sono convinto. Qui a L’Aquila, ripartiranno importanti cantieri come Sant’Emidio (Consorzio ricomprendente il palazzo vescovile, seminario, ecc., in Piazza del Duomo) con la ditta Costruzioni Iannini ed Archeores, il Palazzo dei Baroni Cappa a San Nicandro con la ditta Carlo ed Ettore Barattelli, diversi aggregati a Pizzoli e fuori regione con la ditta F.lli Chiodi, aggregati con la ditta Rosa Edilizia, De Simone Costruzioni, De Santis Costruzioni e sono certo che tutti i datori delle aziende citate, tra l’altro tutte aquilane, salvo Archeores (Avezzano, ndr), conoscendoli molto bene personalmente e professionalmente, hanno sempre avuto più a cuore la salute dei propri dipendenti ed alla propria incolumità/tutela, piuttosto eludere le norme e soprattutto finire sotto processo per un virus ancor più subdolo che, in questo caso, sia annida anche nella soggettività di controllo degli organi di vigilanza e di giudizio nei fori e che, ahimè, saranno comunque loro a farci notare dove abbiamo sbagliato con il Covid-19 e a dettare le nuove regole

È morto all’improvviso John Peter Sloan, aveva 51 anni.

È morto all’improvviso John Peter Sloan, aveva 51 anni. La notizia è stata data su Facebook da due suoi colleghi. Arrivato in Italia nel 1990, cantante, attore teatrale e scrittore di libri, è diventato uno dei volti più amati di Zelig. Le sue lezioni di inglese sono diventate un cult.

È morto a Menfi, dove viveva dal 2016 quando aveva deciso di trasferirsi in Sicilia e di aprire la ‘Sloan scuola di inglese’, un luogo di apprendimento della lingua rivolto ai bambini, agli adulti e ai docenti.

Un luogo che amava molto, e da qui soltanto tre giorni fa postava fotografie del mare siciliano e del suo ritorno in studio di registrazione per nuovi cicli di corsi di inglese.

John Peter Sloan a Menfi: “Amate i vostri cani”

Morto John Peter Sloan, il ricordo dei colleghi

Maurizio Colombi scrive: “Oggi ci ha lasciato un grande personaggio italiano importato da Birmingam. John Peter Sloan, un grande cantante, un creatore, un attore, un comico, un insegnante unico, una persona difficile e discutibile fra le più intelligenti che abbia mai conosciuto ma soprattutto un grande amico che adesso mi manca molto. Tvb”.

Bellissime le parole di Herbert Pacton: “Hai saputo tirare fuori il meglio di me, come persona e come attore, abbiamo riso cosi tanto lavorando fianco a fianco. Ho sempre avuto una grandissima ammirazione per le tue idee geniali, mi hai preso sotto la tua ala e mi hai fatto planare e sono stati momenti incredibili. Ora mi risuona la tua voce in testa, con gli occhi pieni di lacrime mentre accenno ad un sorriso perché sento la tua voce che mi dice una cazzata. Ti ho voluto sempre sempre sempre un gran bene amico mio ed ora ti devo dire addio. Ti porterò per sempre nel mio cuore Mate”

Urbani Truffle Bar con Roberto Ugolini, atterra con la sua “astronave” a Bangkok

Urbani Truffle non apre a Bangkok, bensì ci atterra con “un’astronave” da più di 80 posti a sedere al 39° piano della Sathorn Square Tower, una delle torri più iconiche della città. Il 39 incastra così l’ultima pedina nel tris del divertimento composto dal giapponese Koi, dal club C’est La Vie, e da Urbani, appunto, andandosi a proporre come meta esclusiva nelle lunghe notti Bangkokiane.

urbani truffle bangkok

La casa madre è Urbani Tartufi, un’azienda secolare che dalla sua nascita, nel 1852, è arrivata alla sesta generazione toccando una quota di mercato del 70%, con 5 marchi di proprietà e più di 300 professionisti nella sua scuderia. Dal quartier generale di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), si gestisce anche la presenza estera attraverso il marchio Urbani Truffles con sedi in tutti i maggiori paesi del mondo, fra cui, in Asia, a Manila, ed ora, finalmente, a Bangkok.

Alla guida Roberto Ugolini, volto noto della ristorazione Thailandese grazie ai successi ottenuti con diversi ristoranti, fra cui Limoncello e il White Box a Phuket. Lui è mente e cuore di questo ambizioso progetto che contiene nella sua formula elementi unici come: made in italy; un brand internazionale; una delle location più stupefacenti della città; tradizione e innovazione; e la cui alchimia può portare a qualcosa di unico e rivoluzionario su uno dei mercati più competitivi dell’intera Asia come quello della ristorazione a Bangkok.

roberto ugolini urbani truffle bangkok
Roberto Ugolini

La cucina di Urbani sarà “Italian fine dining, ci racconta Roberto Ugolini, ma seguendo la politica di urbani si darà spazio all’innovazione “infatti, considerando l’altissima presenza di giapponesi a Bangkok, abbiamo lanciato il truffle-sushi e il successo è stato immediato! Sarà proprio il truffle-sushi uno dei punti forti del nostro menù”. (e vi dico, dopo averlo provato, che è veramente qualcosa di eccezionale).

Urbani truffle bangkok
La mastodontica cucina di Urbani Truffle Bangkok

Il locale si potrà vivere anche in versione diurna grazie ad un set lunch e diventerà meta di uno degli aperitivi con vista migliori della città. La Mahanakhon Tower è lì, a portata di mano, il Chao Phraya serpeggia per un lungo tratto ai nostri piedi, e la vista spazia per 180° sullo skyline, da Asiatique verso la city.

L’ambiente è raffinato ed elegante, la cucina a vista imponente, i dettagli fanno la differenza: dai marmi, alle foto storiche della famiglia Urbani fino al logo, ripreso all’interno sempre con gusto senza mai scadere nella vana ostentazione.

urbani truffle bangkok

Cosa ci caratterizzerà?”, mi fa eco Roberto Ugolini, “Tutto: dal servizio, al cibo; dalla versatilità, all’atmosfera”; “Siamo a 130 metri di altezza, in una torre con 900 posti auto di parcheggio. Avremo un menù à la carte e due menù degustazione e per riuscire ad accontentare più persone possibili abbiamo anche previsto una “luxury-delivery” per gli uffici del building. Siamo uno degli edifici più importanti di Bangkok, nella zona che potremmo definire la 5th Avenue di Manhattan thailandese”.

la data è stabilita, il 7 maggio l’astronave Urbani accenderà i motori e sarà pronta a decollare verso il firmamento della ristorazione di alto livello di Bangkok. Le carte in tavola ci sono tutte, le aspettative e la curiosità sono altissime; non resta che attendere e vedere se il pilota Roberto Ugolini riuscirà a fare breccia nell’olimpo della ristorazione cittadino.

Gli influencer Italiani che fanno girare l’economia

Chi sono i primi influencer italiani? Nel senso: chi sono gli influencer italiani che davvero fanno grandi numeri? Domanda d’attualità, dopo due mesi in cui per molti i social network sono stati l’unico contatto con il mondo per così dire reale e ci siamo ridotti a commentare le interviste di Bobone. Così, senza sapere niente, avremmo detto che la numero uno è Chiara Ferragni e la classifica del sito di Prima Comunicazione lo conferma.

Nel mese di aprile su tutti i suoi social network, da Instagram a Facebook, l’influencer cremonese ha avuto la bellezza di 74 milioni di interazioni. Che sono quelle che poi danno la misura dell’engagement, a sua volta fondamentale per stabilire quanto valga commercialmente un post. In altre parole, You Porn può anche fare più traffico, ma non c’è tanta gente che commenta (per dire cosa, poi?) o prende gli attori come modello da seguire nella vita (noi in realtà sì). Al secondo posto, con ‘soltanto’ 19,5 milioni di interazioni, è il marito di Chiara Ferragni, cioè Fedez.

Al terzo posto il mitologico Gianluca Vacchi, 9 milioni, che con i suoi balletti si diverte di più che con l’azienda di famiglia. Al quarto posto Benedetta Rossi con le sue ricette, ed è una sorpresa perché ci vengono in mente almeno dieci food blogger più famosi di lei, al quinto Diletta Leotta rilanciata dalle foto durante la quarantena con Scardina, in cui studia con tanto di occhialetto.

Curioso che al nono posto ci sia Valentina Ferragni, cioè la sorella di Chiara e la cognata di Fedez e che comunque nei piani alti della classifica ci sia una pletora di semisconosciuti, ma soprattutto semisconosciute: la modella e giornalista sportiva Ludovica PaganiAlice Campello che sarebbe la moglie di Morata, Beatrice Valli che deve la sua fama a Uomini e Donne, il programma che più di tutti dice cosa sia diventata oggi Mediaset: da posto dei sogni per la classe media a spazzatura per tenere buono il proletariato.

Non manca mai il nostro non richiesto commento, che è il seguente: tolti la famiglia Ferragni, ormai inserita in un buon giro, e la Leotta che è sul confine, gli altri grandi numeri da social network sono basati su un tipo di popolarità che senza offesa per nessuno si può definire di Serie B. Una popolarità comunque produttiva e basata sulla propria creatività, non su raccomandazioni o rendite di posizione. Viva Chiara Ferragni, quindi, ma anche Beatrice Valli.

mentre nell’ombra ci sono nuove star del web influenzar che potenzialmente posso diventaste famose come Laura D’amore

LAURA è Di origine pugliese ma oramai catanese d’adozione da più di 4 anni: Lascia la terra natìa a 18 anni per trasferirsi a Perugia dove consegue la laurea quinquennale in marketing e pubblicità col massimo dei voti.

Tra un concorso di bellezza e l’altro, inizia ad accrescere la sua passione per i viaggi e la moda: col progetto Erasmus scopre la Polonia e se ne innamora perdutamente, mentre con un contratto post universitario si trasferisce un anno nella repubblica dominicana per insegnare nella famosa Dante Alighieri. Tornata in Italia inizia il suo percorso professionale come HOSTESS di volo per la compagnia aerea ALITALIA. In poco tempo consegue anche un Master in marketing e pubblicità ed inizia ad affermarsi nel mondo della moda lavorando sui social per molti brand internazionali e locali.

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la star Leonardo DiCaprio continua a interessarsi a tematiche ambientaliste.

la star Leonardo DiCaprio continua a interessarsi a tematiche ambientaliste. Con la Earth Alliance di cui è co-fondatore, infatti, ha collaborato con la Commissione Europea, insieme a Emerson Collective e Global Wildlife Conservation, per lanciare un fondo a sostegno del Parco Nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo.

Earth Alliance ha donato al fondo, che servirà a proteggere il parco nazionale e le comunità circostanti, due milioni di dollari in seed money. Il parco ha perso una gran quantità delle entrate previste a causa della chiusura forzata, nel mese di marzo, per l’emergenza Coronavirus.

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Tra gli obiettivi del Virunga Fund ci sono la prevenzione di malattie, la tutela di alcune specie a rischio come il gorilla di montagna, il sostegno alle famiglie dei ranger caduti e alla forze dell’ordine.

arturo salvatore di caprio frosinone

“Ho avuto l’onore di incontrare la coraggiosa squadra di Virunga nella lotta contro le trivellazioni petrolifere illegali nel 2013” ha dichiarato Leonardo DiCaprio, che a quanto pare fu raccomandato a Martin Scorsese fin da bambino. “Virunga ha urgente bisogno di fondi per proteggere i gorilla di montagna in via di estinzione, per fornire supporto ai ranger e alle loro famiglie, e per aiutare a realizzare gli sforzi di prevenzione delle malattie. È importante mobilitarci e unire le forze in questo momento di incredibile crisi.”

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Nel 2014 Leonardo DiCaprio ha prodotto per Netflix il documentario Virunga. Brian Sheth, CEO di Global Wildlife Conservation, ha aggiunto: “La pandemia di COVID-19 dimostra quanto profondamente interconnessa sia la vita sul nostro pianeta e quanto la protezione dell’equilibrio della natura sia fondamentale per la nostra salute e sicurezza economica.

La TOP cover di citymilano.com dedica la cover ad Angela Ruggeri fotomodella, ed atleta professionista

Foto Credit Cristian vivaldi Email: cristian.vivaldi@fastwebnet.it

Ecco per chi vuole sapere di più di Angela Ruggeri nata in Ancona di origini leccesi.  Sono alta 165 cm e il mio peso varia dai 60 ai 68 kg in base ai periodi di preparazione. Specializzata nella sicurezza sul lavoro e la sicurezza alimentare, oltre ad effettuare corsi di formazione ai lavoratori riguardo le due materie appena citate.

3 aggettivi per descrivere il tuo carattere: DOLCE, AUTOIRONICA, TESTARDA

5 cose che ami: Amo mangiare (specialmente i dolci), stare a contatto con gli animali, la semplicità nelle cose e nelle persone, amo il mare e amo stare a casa sul divano a vedere un film

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5 cose che odi: odio le persone false e doppio-giochiste, il freddo, allenarmi con dischi che siano di colore diverso, le ciotole di plastica che non si lavano bene perché oleate, il disordine in casa

passioni e interessi: oltre alla palestra ho la passione del disegno e della pittura e adoro scrivere per lo più racconti e poesie musica, film e libri preferiti: il genere di musica che ascolto varia in base al mio stato d’animo e in che momento della giornata mi trovo, perciò passo dal pop, al latino, al genere italiano. Sono un’amante dei generi horror e azione per quanto riguarda i film. Il genere di libri verte anch’esso sull’horror e il thriller: ho adorato il libro di Hit il pagliaccio e la maggior parte delle opere di Stephen King.

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il viaggio più bello che hai fatto e quello che vorresti fare: il viaggio più bello che ho fatto è stato a Corfù un po’ di anni fa. Sogno di visitare il Giappone e la Thailandia, tanto che un futuro viaggio di nozze lo immagino in una di queste due mete.

cosa guardi e cosa ti attrae fisicamente/caratterialmente in un uomo: le prime cose che guardo fisicamente in un uomo sono il sorriso, lo sguardo e le mani. Caratterialmente ricerco sempre la maturità, la sicurezza in sé stessi, la dolcezza e l’intraprendenza ma soprattutto deve farmi ridere.

come definisci il tuo stile o meglio che capo di abbigliamento non deve mai mancare nel tuo guardaroba? Scarpe basse o tacco? Il mio stile è molto casual, anche perché è rapportato ad una mia giornata tipo che si svolge sempre di corsa. Nel mio armadio non devono mai mancare canotte, jeans, leggings e scarpe da ginnastica. E’ ovvio che per occasioni speciali o per la sera un po’ di tacco è d’obbligo specialmente se associato ad un abito lungo, genere che io adoro.

Angela Ruggeri

Sono entrata per la prima volta in palestra 4 anni fa ma mi alleno seriamente da circa 3 anni. Venivo da tanti anni di pallavolo, sport che ho dovuto abbandonare a causa degli studi universitari. Dopo 3 anni sabatici sono stata invitata a provare la palestra e il karate: ho conciliato le due discipline per un anno e mezzo poi ho scelto di dedicarmi unicamente alla preparazione per le gare.

Angela Ruggeri (1)

3- Faccio sport da quando avevo 4 anni: ho iniziato con la piscina, poi pattinaggio su pista e circa 11 anni di pallavolo.

4- Non sono entrata in palestra con il sogno di poter competere e salire su un palco, veramente all’inizio volevo lasciare tutto perché venendo da uno sport di squadra non riuscivo ad appassionarmi alla sala pesi. Poi il mio fisico ha iniziato a rispondere bene agli allenamenti e mi è stato proposto di preparami per una gara; nel momento in cui ho calcato per la prima volta un palco è scattato qualcosa in me che mi ha fatto innamorare di questo mondo

5- Diciamo che la cosa che mi affascina di più del mio corpo, anche a detta degli altri, è il contrasto tra il mio viso dolce e abbastanza femminile, con un corpo un po’ più statuario. Mi definisco sempre un ibrido vista questa contraddizione e adoro essere unica nel bene o nel male.

Angela Ruggeri (6)

6- Il mio attuale coach l’ho conosciuto abbastanza casualmente dopo la gara a Rimini di quest’anno. Mi ha preso sotto la sua ala durante la mia partecipazione alle gare estive ma la collaborazione vera e propria è iniziata dopo i campionati italiani. Il nostro rapporto è particolare nel senso che essendo stata un po’ autodidatta per un periodo, abbiamo da subito trovato un’intesa e abbiamo scelto di concordare ogni singolo aspetto della preparazione insieme in quanto io ho imparato a conoscere un po’ il mio corpo e a capire come risponde a determinati stimoli e lui ha tutte le conoscenze possibili per guidarmi al meglio. Alla luce di questo ogni tanto ci prendiamo a parole ma è perché abbiamo due caratteri che danno il meglio quando si confrontano e a modo loro si supportano.

7- Adoro allenare quadricipiti, glutei e spalle e sono anche i 3 gruppi muscolari per cui ricevo più complimenti.

8- Amo diversi esercizi, nello specifico quelli che mi permettono meglio di isolare il muscolo interessato. Un amore- odio lo provo per la leg extension e amo molto lavorare ai cavi. Odio gli affondi e la maggior parte degli esercizi per il petto ma si fa tutto lo stesso.

Angela Ruggeri intimo

9- La mia giornata inizia alle 7.30, faccio colazione, sistemo il borsone e mi preparo per andare a lavoro dove resto fino alle 18 del pomeriggio. Inizio ad allenarmi intorno alle 18.30 e tra doccia, chiacchere e tutto rientro a casa intorno alle 21.15. Faccio cena e nel frattempo preparo i pasti per la giornata successiva. Tra una cosa e l’altra non vado mai a dormire prima di mezzanotte in quanto, abitando da sola, sono soggetta a tutte le operazioni di lavaggio piatti e ambienti casalinghi.

10- Mi alleno mediamente 5 volte a settimana anche se può capitare di arrivare a 6 in determinati periodi di preparazione tutti da una volta al giorno. Il cardio c’è in alcuni momenti del percorso ma è il coach a decidere quando inserirlo.

11- All’inizio è stato un pò difficile seguire l’alimentazione specialmente quando ci si avvicinava alla gara. Anche il solo odore di dolci o pizza mi obbligava a cambiare stanza perché iniziava ad aumentare la salivazione. Poi ho “educato” la mente a sopportare e a non cedere agli sfizi dato che non è il corpo a richiederli, anche perché la mia dieta prevede un buon quantitativo di cibo durante tutte le fasi di preparazione, e adesso sono un soldato in termini di resistenza a tentazioni.

12- Il  mio cheat meal è variabile: se sto un po’ bassa con i carbo vado cercando quelli quindi panini, pizza e pasta, altrimenti ho sempre avuto una predilizione per i dolci, specialmente per quelli fatti in casa come crostate, ciambelloni ecc..

13- All’avvicinarsi della gara cambiano tante cose: ti specchi di continuo perché ti avvicini alla forma finale da competizione e vuoi goderti ogni momento, il fisico è un po’ provato più che altro perché cambiano alcuni apporti quali i quantitativi di carboidrati, verdure, grassi, proteine ma soprattutto acqua e sale. Emotivamente io tendo ad essere abbastanza stanca anche perché non sono solita assentarmi dal lavoro fino al giorno della partenza, ma alla fine se lo si vuole veramente, tutto è possibile.

14- Della preparazione alla gara amo l’adrenalina che inizia ad essere sempre più presente all’avvicinarsi della partenza. Ho un rito scaramantico prima di ogni gara e cioè quello di mettere il costume da gara nel posto del letto vicino a me e accendere una candela: amo svegliarmi la notte e vedere brillare gli strass con la fioca luce del fuoco. Detesto preparare la valigia per partire perché puntualmente mi dimentico qualcosa anche se mi faccio sempre una lista delle cose da portare.

15 – Nel 2017 ho fatto un 5 posto al oneway fitness a Roma e un 5 posto ai campionati italiani dello stesso anno. Nel 2018 ho partecipato alla gara di Rimini senza rientrare nelle prime 6, poi sono arrivata 3 sempre al oneway fitness e nuovamente 5 ai campionati italiani 2018. Quest’anno i risultati sono stati migliori: 2 posto a Rimini, 1 posto al GP Elena a Bari, 1 posto al oneway fitness e 2 posto ai campionati italiani 2019. Ultima grande soddisfazione 2 posto alla gara in Grecia, a Nafplio, con tanto di Pro Card portata a casa.

16- La gara più emozionante credo si stata quella a Rimini di quest’anno. Sono salita su quel palco senza un preparatore, senza un fidanzato e senza genitori tra il pubblico. Avevo solo una mia carissima amica, Paola, totalmente estranea a questo mondo fino a quel giorno a cui ho dovuto spiegare come mettere il colore il giorno stesso; devo tutti i miei risultati di quelle 4 gare a lei, fosse stato per me non avrei partecipato a nulla. Eravamo in 11 quel giorno e già mi vedevo fuori dalle 6; quando mi hanno chiamata seconda dietro l’attuale campionessa italiana non potevo crederci; scesa dal palco sono scoppiata a piangere e si, sono emozioni che non si spiegano

17- Con il mio coach stiamo valutando quando attivare la Pro Card, sicuramente non quest’anno. Prima della fine del 2019 probabilmente farò un’altra gara, non so se in Italia ma vi terrò aggiornati. Il mio sogno è quello di avere una famiglia, è un sogno che sembra scontato ma è la mia ambizione più grande: ho un lavoro, una casa, una macchina e una grande passione per questo sport, mi manca solo quello.

18- Io mi confronto ogni giorno con il giudizio della gente, con gli sguardi dubbiosi e increduli di quando passi in un centro commerciale anche solo per fare spesa. Mi è stato detto che ero una bella ragazza che si è rovinata con le sue mani, che ho bicipiti e spalle più grandi di uno scaricatore di porto e vengo sfidata spesso a braccio di ferro. Alcune cose fanno sorridere altre feriscono; ad ogni modo io sono dell’idea che ognuno deve stare bene con sé stesso e che la gente avrà sempre da parlare, perciò tanto vale fare e diventare ciò che si vuole nel rispetto di se stessi e degli altri.

19- Sono 3 anni che mi confronto con i miei genitori riguardo questa mia passione. Ultimamente hanno iniziato ad interessarsi mentre prima erano fermi nella loro posizione di dissenso. Diciamo che non mi sostengono ma lo accettano perché capiscono che per me è importante; continuerò ad insistere per averli tra il pubblico e per farli diventare i miei primi fans.

20- Riguardo al doping io sono dell’idea che ognuno fa le sue scelte in questo settore come nella vita in generale. Non ho pregiudizi verso nessuno e sono per la libertà di decisione che ognuno ha sempre nel rispetto di sé stessi e degli altri. Per quanto riguarda me io sono molto indirizzata nelle scelte in quanto qualche anno fa ho scoperto di avere una mutazione genetica che sceglie per me l’unico percorso possibile da fare in termini di preparazione; viste le mie “non scelte” ho deciso qualche anno fa di diventare donatrice AVIS e sono fiera di tale ruolo. Un piccolo messaggio però lo voglio lanciare: spesso mi scrivono ragazze anche di 18 anni dicendomi “mi hanno detto che devo” al fine di partecipare ad una gara. Io sopra ho detto che ognuno fa le sue scelte e come tali devono rimanere: sono contro le imposizioni, le informazioni distorte o dette a metà e le false illusioni quindi chiedo umilmente di guidare, specialmente ragazze così giovani, con criterio e soprattutto con coscienza.

21- Io ho due tipi di ammirazione per quanto riguarda le atlete: ammiro atlete come Angela Borges, Getta Beqa ecc.. per i risultati e per la forma fisica raggiunta e ammiro atlete italiane con cui ho avuto modo di parlare perché hanno avuto la forza di uscire dalla bulimia, dall’anoressia e da situazioni impegnative della vita. Le vere coppe vanno a loro.

In Abruzzo un Bar simbolo del Coronavirus In Italia: : benvenuti al Café de Pari

Abruzzo. 01.05.2020 Non potevamo aprire questa giornata con una bella notizia con un  Bar ormai  diventato simbolo del Coronavirus In Italia riapre i battenti. Stiamo parlando dello   storico bar-gelateria Gran Caffè de Paris a Pineto in una località dell’Abruzzo. Una decisione coraggiosa ma simbolica per tutti quelli che vogliono difendere i diritti dei lavoratori e degli artigiani del gelato in Italia dice il fondatore Silvano Grossi.

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Una riapertura in una data che rimarrà per sempre nella storia di questo secolo, decine di persone sono tornate a gustare quello che oggi viene definito uno dei migliori Gelati della regione Abruzzo. Fondata dai Fratelli Grossi, Silvano e Mario Grossi a ridosso degli anni da  80 il Gran Caffè de Paris porta in Abruzzo la prima grande innovazione culturale riuscendo a rivoluzionare tradizioni locali: benvenuti al Café de Paris, uno dei simboli degli anni 80: questo, infatti, tra gli anni ottanta e gli anni novanta conobbe un periodo di crescita economica accelerata (che sarà soprannominato miracolo economico o, ancora più sinteticamente, boom), che ne trasformò in maniera profonda il volto, facendola passare da Paese a economia prevalentemente agricola a una delle principali potenze industriali dell’Occidente.

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E mentre il governo diffida ordinanza della Calabria in Abruzzo le cose cambiano Come era prevedibile, che dispone l’apertura di bar e pasticcerie. Dunque un servizio online dove si può prenotare gelato direttamente dalla pagina di Facebook  Gran Caffè de Paris Da non dimenticare che Pineto era finito al centro dell’attenzione in Italia per via di una web reputation ad alto livello: sia a livello di sicurezza che in termini di servi. Pineto è attualmente una frequentata località balneare tra le più apprezzate del medio Adriatico e dal 2006 è insignita della Bandiera Blu d’Europa che certifica la qualità delle acque e l’alto livello dei servizi offerti.

In città sono presenti numerose strutture alberghiere e di ristorazione, locali di intrattenimento, stabilimenti balneari e alcuni campeggi. Sempre nel territorio comunale, si può ammirare la Torre di Cerrano, uno dei fortilizi costieri meglio conservati dell’intera riviera abruzzese che attualmente ospita la sede di un centro di biologia marina. Il 21 novembre 2010 è stato riaperto al pubblico il Parco Filiani, un’area verde collinare originariamente creata tra le due guerre da Luigi Corrado Filiani su parte della propria azienda agricola; in essa, oltre a varie specie arboree e la presenza di diverse famiglie di animali, sono presenti anche sentieri e percorsi ciclopedonali.

Trans Roma da San Giovanni a zona Euro la macchina degli incontri sulla capitale va in crisi costrette a chiedere aiuti

Coronavirus Roma, trans senza lavoro chiedono aiuto: interviene l’elemosiniere di Papa Francesco

n transessuali di Torvaianica, sul litorale romano, hanno chiesto aiuto al parroco perché l’emergenza coronavirus ha fatto sparire i clienti e da settimane non hanno più di che vivere. Il parroco si è rivolto in Vaticano all’Elemosineria apostolica e così gli aiuti sono arrivati subito, a nome del Papa di Francesco.

La storia, che arriva al litorale sud di Roma, racconta la generosità di Bergoglio che si è materializzata attraverso il braccio caritativo, l’Elemosiniere Konrad Krajewski, che ha portato gli aiuti. La comunità trans ha fatto arrivare a Bergoglio tramite il cardinale Krajewski un audio nel quale, in spagnolo, ognuno ringrazia Francesco a modo suo. “Molte grazie a Papa Francesco”, dice uno. “Che Dio la benedica, grazie per tutto”, “Mille benedizioni. Che la Vergine ti protegga”.

La storia, raccontata all’Adnkronos dal parroco di Torvaianica, don Andrea Conocchia, è carica di umanità. “Nel colmo dell’emergenza coronavirus – racconta il parroco della Beata Vergine dell’Immacolata – con stupore e meraviglia sono arrivati in chiesa un gruppo di transessuali, quasi tutti latinoamericani. Chiedevano aiuti perché con il Covid non avevano più clienti sulla strada”.

Don Andrea, superato lo stupore iniziale, è stato catturato dalla solidarietà di questa comunità trans che divide le spese di affitto e si aiuta come può. E li ha aiutati sostenendoli non solo economicamente ma anche spiritualmente.

Racconta il sacerdote di Torvaianica: “In questa comunità trans, la voce poi si è sparsa, ora ci sono circa una ventina di persone. Sono trans che arrivano per lo più dall’America Latina, vogliono molto bene a Bergoglio. Hanno anche fede. Sono rimasto commosso per l’immagine di uno di loro che si è messo a pregare in ginocchio davanti alla Vergine. Qualcuno mi ha anche chiesto di benedire oggetti cari”.

Il parroco, giorno dopo giorno ha continuato ad aiutare: “Sono persone molto sole, con storie di solitudine alle spalle, le famiglie lontane. C’è una di questi trans che ha iniziato a lavorare in strada a 14 anni. Da allora sono passati trent’anni”.

Don Andrea aiuta tante famiglie nel bisogno a Torvaianica, esasperato ancora di più dalla pandemia, e gli aiuti hanno cominciato a scarseggiare. Da qui l’sos che la comunità trans ha fatto arrivare al Papa attraverso L’Elemosiniere. Immediato il soccorso di Bergoglio al quale è arrivato il ringraziamento audio dei trans.

“Come Chiesa – dice il parroco – abbiamo l’occasione con il coronavirus di tornare all’essenziale”. Un concetto che il sacerdote allarga anche alla celebrazione delle messe ancora a porte chiuse: “Ogni mattina alle 7 abbiamo la messa del Papa. Io ai miei parrocchiani ho spiegato che è questione di vita o di morte. Che Dio e la scienza ci aiutino, quest’ultima dicendo una parola certa sul coronavirus. Poi facciamo quel che è possibile”.

Nulla di strano, “dobbiamo rappresentare il Vangelo a tutti”, dice il cardinale Krajewski. “Il parroco di Torvaianica mi ha scritto la storia di queste persone. È gente che guadagnava in nero, ovviamente, magari ha problemi con i documenti e non può chiedere sussidi. È capitato che altre parrocchie segnalassero problemi simili, prostitute che non avevano più nulla da mangiare. Così mi faccio dare l’Iban e verso alla parrocchia tutto quanto è necessario”. L’Elemosineria aiuta italiani e stranieri, anziani e clochard, esseri umani accomunati da dolore e povertà.

Marilù Barberio vita privata, le sue stories su instagram ed in fine il burlesque tutto quello che c’è da sapere su di lei

Facendo un piccolo bilancio della tua vita cosa ne verrebbe fuori?

Un successo clamoroso, seppur interiore, la soddisfazione personale e la consapevolezza di sé stessi, di chi sei, è una serenità unica, sento che per me ci sono ancora strade sconosciute da percorrere, con un buon esito professionale. 62 utenti ne stanno parlando

Parlaci dell’amore: cosa rappresenta nella tua vita?

Io amo la vita, ho imparato da piccina ad amare le più semplici cose, ho imparato ad amare e non odiare, per me l’amore è dare amore, sono eccessivamente sensibile ed è un mio grande difetto per certi aspetti, ma nonostante le varie delusioni, amici, famiglia, compagni non riesco a cambiare, è nella mia indole amare e fare del bene

Artisticamente, qual è la modella a cui vorresti somigliare?

Piu che modella una grande attrice, l” ho venerato da piccola e in più mi chiamavano come lei, data la somiglianza, parlo della bellissima e sensualissima Kim Basinger

Puoi dirci a cosa stai lavorando adesso?

Ho terminato da poco di girare un film a sfondo erotico, senza mai tralasciare il mio lavoro primario, il burlesque, dovrò presentare un evento di moda in piazza e altri progetti.

 

COME sei nella vita privata?

Come quella pubblica, sono sempre me stessa, solare, piccante, dolce, sensuale, elegante, spontanea, schietta, diplomatica, umile, credo di aver scelto una disciplina che è un ottimo connubio con la mia personalità.

Cosa vorresti che le persone capissero di te?

Dopo aver descritto la mia personalità, non è difficile intuire come sono, eccetto in casi particolari, ma causa della superficialità di alcuni, vorrei che si comprendesse che non sono solo corpo, ma un’anima con un bel corpo, dico sempre che sono più bella e simpatica dentro

Quali sono i ricordi della tua infanzia a cui particolarmente sei legata?

Che tasto dolente, stranamente è quello che più mi ha fatto soffrire ma è ciò che mi ha reso la donna che sono oggi. Avevo solo 10 anni, mia madre andò via, i miei genitori si separarono, parliamo dei primi divorzi del sud, in cui i figli dei divorziati non erano visti di buon occhio, tutti mi isolarono, ero una bambina sola, che doveva crescere suo fratello di soli due anni, e all’uscita da scuola, dovevo correre a fare la spesa e cucinare per i miei quattro fratelli e mio padre, a scuola nessuno sapeva, non volevo la compassione di nessuno. Una mattina arrivai tardi a scuola per mio fratello piccolo,  fui messa fuori dalla porta di classe,  finché alla seconda media il prof. di religione a sua volta prete della mia parrocchia , una mattina nel totale silenzio, pensò bene di fare rumore dando la notizia a tutti i miei compagni di classe, il silenzio rimase tale, il rumore accadde dentro di me, sentì un tonfo allo stomaco,  il cuore stringersi, un nodo alla gola,  volevo scoppiare a piangere, avevo gli occhi lucidi,  ma non volli dargliela vinta, non versai una lacrima,  ma piansi dentro come un fiume in piena . Ero una bambina timida, mi mancava mia madre, era tutto più grande di me, ma per nascondere la mia sofferenza, iniziai a fare la simpatica, all’inizio un po’ artefatta poi diventò del tutto naturale.

Sei favorevole e contraria alla chirurgia platica?

Sono favorevole in età adulta, quando i segni dell’età iniziano a farsi vedere, sono contraria per chi cambia i connotati del proprio volto, eccetto per chi ricorre ad una rinoplastica per motivi di salute.

Ci sono persone che ti hanno aiutato in momenti difficili?

Beh a 17 anni ho fatto un un’incidente mortale, mi hanno rianimata con l’adrenalina al cuore e successivamente con il defibrillatore, in quest’ultima circostanza ho visto ai piedi del mio letto quattro bimbi di 2 anni circa, biondi e nudi, peggioravo man mano che al varco tra la vita e la morte, un’infermiera me li portava via, quando mi fu lasciato uno, io ripresi a respirare, quindi insieme alla mia famiglia mi ha aiutata quel piccolo angelo.

Marilù Barberio

Un tuo sogno nel cassetto?

Da piccola sognavo o di essere un imprenditore, mi immaginavo con il talier, capelli raccolti a gestire una grande azienda o girare un film ma da protagonista.