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A parità di cure, i ricchi guariscono più dei poveri. Le possibilità aumentano con il censo, laddove garantisce una migliore assistenza anche nell’alleviare l’orrore della malattia

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A parità di cure, i ricchi guariscono più dei poveri. Le possibilità aumentano con il censo, laddove garantisce una migliore assistenza anche nell’alleviare l’orrore della malattia

A parità di chemioterapia, i tumori dei ricchi guariscono più dei tumori dei poveri. Le stesse cure anticancro, somministrate nello stesso posto e dagli stessi medici e infermieri, hanno effetti migliori se il malato è benestante o, meglio ancora, quanto più il malato è benestante.

Fate attenzione alla novità che, secondo noi, andrebbe trattata come un’emergenza sanitaria: i risultati degli studi che stiamo pubblicando sono terribili e anche sorprendenti perché scientificamente dimostrano non quello che già tutti sappiamo, e cioè che si cura meglio il malato che ha più soldi, ma che le stesse cure funzionano meglio sul malato che ha più soldi. Fanno le stesse iniezioni, prendono gli stessi farmaci, ma la loro possibilità di guarigione è diversa: cresce con il crescere del reddito, cambia con il cambiare del censo. Perché?

DI FRANCESCO MERLO
Perché quelle cure non bastano, ci vuole poi un’assistenza, un conforto, una dieta, una casa con un ambiente pulito e sereno. Persino una certa luce migliore di un’altra può essere determinante. Immaginate un malato di tumore al quale siano somministrate le famose molecole che aggrediscono le sue cellule, non solo quelle tumorali. Pensate a tutti i suoi ricoveri e i suoi check-up e supponete che due volte la settimana debba andare in ospedale. In treno, se sta in provincia?  E poi in taxi? O con la auto? O con i mezzi pubblici?

Il cancro è un nodo grosso per tutti. È un po’ come la mafia per i siciliani: è lì, è la minaccia come arredo della mente. Non c’è famiglia che non ne sia stata colpita. Significa che tutti conosciamo le reazioni alla chemioterapia e sappiamo che sono spesso devastanti per il corpo e per la mente. Di sicuro c’è un rapporto forte e provato tra l’intensità di questi disagi e la guarigione.

Pensate a quanto costa un infermiere a domicilio. Chi lo assiste? E il fisioterapista? E i farmaci di sostegno, gli integratori alimentari, i fermenti lattici, le vitamine? E quanto costa seguire la dieta consigliata o prescritta? E, dopo un’eventuale operazione, quanto conta il conforto di una camera da letto? E le infiammazioni, gli stiramenti, gli sbalzi nei valori sanguigni e gli improvvisi svenimenti sotto la doccia? E le altre inaspettate umiliazioni che il corpo debole infligge al malato dovunque si trovi? Quanto costa combattere queste sofferenze?

La malattia come sepolcro, la libertà di scegliere luoghi e persone dove mostrarsi o nascondersi, i danni e i benefici del silenzio, l’alcol e le sigarette, le parrucche…
Ogni epoca, in verità, ha la sua malattia e una malattia può contenere il senso di un’epoca: la peste raccontata dal Manzoni, la tubercolosi, il tifo, il colera, la sifilide, la malaria… Oggi, nell’Italia invecchiata, il tumore non è uguale per tutti.

fontehttps://www.repubblica.it/salute/2019/03/01/news/il_tumore_non_e_uguale_per_tutti-220440953/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P6-S1.4-T1

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