Intervista a Monica Ritondale

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Oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Monica Ritondale, un volto romantico del Fitness italiano.  Monica vive a Roma, il suo segno zodiacale è Toro un giorno vorrebbe incontrare la sua attrice preferita Giulia Robert, La tua macchina preferita è la Mercedes. Monica si definisce una atleta romantica, passionale, sposata e innamorata dal primo giorno di suo marito. Sguardo sereno, e sorriso luminoso, la sua arma vincente è la semplice,  ama i dolci in particolare il tiramisù, oggi l’abbiamo intervista per conoscerla meglio.

Parlaci dell’inizio della tua carriera

Ho iniziato ad allenarmi sei anni fa. Dopo che le mie bambine sono diventate più autonome, passione trasmessa da mio marito Thomas Ruggini anche lui nel body building (vincitore di molti trofei) da lì a poco la voglia di gareggiare.
La mia prima gara nel 2015 in ifbb “ludus maximus”categoria bikini over 35;
Subito dopo “gp one wey”over 35 quinto posto;
Rimini wellness;
Napoli gara del “mediterraneo secondo posto;
Gp one wey con cambio categoria bikini wellness -163 terzo posto;
Campionati italiani bikini wellness quarto posto.
Ora mi preparo per il nuovo con la voglia di fare ancora meglio…

Monica Cosa significa per te essere bella? Per me la bellezza significa “semplicità” Tu ti senti bella? Non sempre esattamente ma posso dire che mi sento bene con me stessa.

Cosa ti piace di questo sport? Questo sport mi piace perché aiuta a scaricare la tensione e la stanchezza sia fisica e mentale dando degli ottimi risultati

Pensi che questo spot ti abbia cambiato anche mentalmente?  Si… ha cambiato il mio modo di pensare e di agire dandomi forza e grinta!!

Molte volte si guarda agli integratori nella maniera sbagliata tu cosa ne pensi a proposito? Penso che quando ci si allena e si segue uno stile alimentare sano non fanno altro che aiutare…

Ci sono stati momenti scoraggianti in cui stavi per mollare? Si…nei periodi pre-gara…dove tutto diventa più difficile e solo la passione e la forza di volontà possono aiutarti a superare quel momento molto delicato

Un ultima domanda … il senso della vita? Il senso della vita sono le mie figlie. La mia famiglia.

 

Blitz sui Quartieri spagnoli, diciannove arresti

Sono esponenti del clan dei “Farelli”. Le accuse sono di traffico di stupefacenti, spaccio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi

I carabinieri di Napoli stanno dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli nei confronti di 19 indagati ritenuti appartenenti al gruppo criminale dei “Farelli” attivo nel pieno centro di Napoli nelle aree dei quartieri Spagnoli e del Pallonetto di Santa Lucia.

Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, delle accuse di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico, usura, favoreggiamento di latitanza e ricettazione. Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea i militari dell’Arma hanno identificato tutti i componenti e individuato le principali fonti di profitto del gruppo criminale: la gestione di piazze di spaccio del centro cittadino e un vasto giro di “micro usura”

Bari, il parco naturale di Lama Balice è una discarica: carcasse di auto e rifiuti

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Più di 500 ettari di verde e 37 chilometri di lama. Il parco naturale regionale di lama Balice è un’oasi meravigliosa difficile da controllare, quando gli incivili non mostrano scrupoli e l’ente non dispone di personale proprio per la vigilanza. Gli ampi confini tra Bari e Bitonto sono discariche a cielo aperto. Un residente del San Paolo, Giuseppe Catalano, ha raccolto le immagini di almeno 16 carcasse di auto, solo in parte rimosse grazie all’uso di macchinari speciali per raggiungere i punti più impervi. L’antico ponte del Brigante è circondato da mobili, elettrodomestici, materiale di risulta. Le aree pic nic sono invase dai rifiuti, cibo ghiotto per i cinghiali. E il percorso ciclopedonale che termina a Parco dei principi è preda delle erbacce e dei resti del pranzo a sacco. “Stiamo studiando una formula per coinvolgere le associazioni ambientaliste nel controllo costante della lama, utilizzando i droni, anche per prevenire gli incendi”, spiegano dal parco. Prova a sfuggire al degrado villa Framarino, che si sta trasformando nel Museo dei dinosauri, grazie a un finanziamento di Fondazione con il Sud (di Silvia Dipinto)

M5s, ecco i candidati, ed è subito gaffe: l’ammiraglio Veri si scopre già eletto col Pd e deve ritirarsi

Era già eletto al Comune di Ortona con una lista collegata ai dem. A Roma Di Maio presenta le liste, fatte di big, sportivi, accademici e giornalisti: “Squadra di super-competenti”. Nella Capitale sfida fra Gentiloni e Cirulli, “risparmiatore rovinato dal decreto salva-banche”

ROMA – “Big”, sportivi, accademici, imprenditori e giornalisti: il M5s schiera una squadra composita e in gran parte fatta da esponenti “esterni” per i collegi uninominali. Convinti di poter uscire indenni dalla tenaglia Pd-Centrodestra in molti collegi, i vertici hanno deciso di giocarsi la carta della “società civile”, imprimendo, con la creazione della nuova Associazione M5s, una deroga epocale al vademecum pentastellato: schierare anche chi non è mai stato attivista del Movimento.

E così in mattinata il leader pentastellato Luigi Di Maio presenta al Tempio di Adriano a Roma la lista dei candidati. Ma c’è già la prima grana: l’ammiraglio in congedo Rinaldo Veri annuncia il suo ritiro. La sua carica di consigliere comunale nel comune di Ortona con una lista civica guidata dal Pd è risultata incompatibile con quella di candidato nelle liste del Movimento 5 Stelle: “Mi spiace, non ero al corrente della regola”, si giustifica a presentazione ormai conclusa in cui, ironia della sorte, aveva preso la parola per primo.  Al suo posto nel collegio Roma 10 (Gianicolense), si legge nell’elenco scaricabile dal blog delle stelle, entra Carla Ruocco, deputata uscente e tra i nomi più votati alle parlamentarie grilline.

M5S, affondato l’ammiraglio candidato. Aveva detto: “Non sono un politico”, ma è eletto con il Pd

“Per noi  oggi è un giorno di orgoglio e felicità  – annuncia Di Maio nell’aprire la convention – perchè  vi presento chi ha risposto al nostro appello. E sono eccellenze. Sono professionisti, imprenditori, professori, campioni dello sport e del sociale, medici, rappresentanti di associazioni, militari, giornalisti, ricercatori. Il meglio dell’Italia. La rappresentano nella sua interezza”. Un gruppo di “super-competenti”, come li definisce il candidato premier del M5s, con l’obiettivo di creare “il gruppo migliore che il Parlamento abbia mai avuto”.

“Per qualcuno fare le liste è stato devastante. Per noi è stato entusiasmante”, continua Di Maio. E conclude: “Abbiamo l’obiettivo di andare al governo con delle professionalità, competenze ed energie e sono sicuro che potremo fare grandi cose”.

• ACCADEMICI, PROFESSIONISTI E “AZZERATI DAL SALVA-BANCHE”
Ed eccoli allora i candidati “esterni” dei collegi. Al collegio di Giugliano per il Senato corre la ricercatrice del Cnr presso l’istituto di endocrinologia di Napoli Maria Domenica Castellone, con un passato professionale anche negli Usa. “Mi impegnerò perché si valorizzi sempre di più la ricerca scientifica”, afferma.

In Friuli tocca a Vincenzo Zoccano, presidente del Forum italiano Disabilità (“dove vive bene una persona con disabilità viviamo meglio tutti”, è il suo mantra) sfidare la governatrice del Pd Debora Serracchiani, mentre al collegio di Ancona per il Senato tocca a un altro accademico, Mauro Coltorti, docente di geomorfologia e esperto di dissesto idrogeologico.

Nel collegio di Rovereto il M5S schiera invece Cinzia Boniatti, sociologa e membro della Rete italiana Ecovillaggi. Sul palco, inoltre la criminologa Paola Giannetakis, esperta tra l’altro di studi sul femminicidio. Alla Camera, nel collegio di Foligno il M5S candida il professor Gino Di Manici, che ha partecipato al primo impianto di cuore artificiale in Europa. “Il M5S è fatto di uomini nuovi e spiriti illuminati”, sottolinea il medico. E a Roma ecco invece il presidente dell’Ordine degli avvocati, Mauro Vaglio.

Nel corso della presentazione, che ha quasi i tratti di uno show all’americana, sul palco del Tempio di Adriano sale anche Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio e nominato “lucano dell’anno”. A Roma-Collatina il M5s candida invece uno dei medici che ha fatto partire l’inchiesta nei confronti del rettore dell’ università di Tor Vergata, il chirurgo Pierpaolo Sileri. Tra i candidati ecco Francesca Tizi, ricercatrice di diritto processuale civile e un’altra ricercatrice (ed esperta di economia circolare), Patty L’Abbate che cita la Canzone di San Damiano: “Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore e umiltà potrà costruirlo”.

Il giornalista Gianluigi Paragone sfiderà Umberto Bossi in Lombardia, a Varese. Altra candidatura “eccellente” nel collegio Roma 9 Fiumicino è quella di Emilio Carelli, ex direttore di SkyTg24: “Il Movimento – dice – è l’unica forza politica in grado di cambiare il Paese”.

Nelle Marche scende in campo Daniela Tisi, direttrice della rete museale Monti Sibillini. “Il terremoto è stato per noi un momento di crisi, in cui abbiamo toccato con mano ciò che non ha funzionato”, spiega. Nel collegio di Crotone il M5S arruola l’archeologa Margherita Corrado mentre nel collegio Torino 3-Senato corre Paolo Biancone, docente di economia aziendale. In Veneto, infine, ecco Marco Nardin, presidente uscente dei Giovani imprenditori di Confartigianato. “Abbiamo dimenticato che la grande Italia è stata fatta da piccoli imprenditori”, sottolinea dal palco. Maurizio Cattoi, ex comandante del Corpo forestale dello Stato e strenuo avversario della riforma che ha accorpato la Forestali all’Arma dei carabinieri, è invece candidato a Fano nelle Marche. Di Maio lo annuncia con una battuta: “Cavalier Cattoi, noi candidiamo i cavalieri, loro invece perdono il titolo di cavaliere”.

A sfidare Paolo Gentiloni nel collegio Roma1 (Centro) ci sarà invece Angelo Cirulli, piccolo imprenditore che ha investito in Banca Etruria e che ha difeso i risparmiatori truffati. Sempre nella Capitale, il M5S schiera due “professoroni” contro i “big” della coalizione di centrosinistra Matteo Orfini e Emma Bonino. Nel collegio Roma Torre Angela per la Camera, infatti, a sfidare Orfini c’è l’economista Lorenzo Fioramonti, teorico del “No Pil”. Mentre per il Senato, nel collegio Roma-Giancolense, sfiderà l’ex ministro degli Esteri e tra i promotori della lista +Europa il professor Claudio Consolo, docente della Sapienza ed esperto di procedura civile.

A Settimo Torinese si candida invece Pino Masciari, imprenditore e testimone di giustizia, che esce allo scoperto dopo aver vissuto per 13 anni nascosto e braccato dalla ‘ndrangheta.

M5S, candidato il comandante “anti-Schettino” De Falco: “Diamo un colpo di timone alla nave Italia”

Chiude la convention pentastellata il comandante Gregorio De Falco con una metafora nautica: “Ci interessa dare un colpo di timone, avendo stabilito chiaramente la rotta, alla nave Italia. Più che squadra questo è un equipaggio. Ognuno di noi deve partecipare alla vita politica del Paese per massimo due mandati”.

 GLI SPORTIVI
Quanto agli sportivi, oltre al nuotatore Domenico Fioravanti, candidato nel collegio di Torino 2 alla Camera, c’è anche il velista Andrea Mura che si presenta in Sardegna per sfidare i candidati di Fi e Pd, Ugo Cappellacci e Luciano Uras, nel collegio di Cagliari. A Roma 6 Tuscolano, ci sarà Felice Mariani, ex medaglia olimpica nel judo e allenatore della Nazionale olimpica.

• I BIG DEL MOVIMENTO
I parlamentari uscenti del M5 Luigi Di MaioRoberto Fico e Luigi Gallo sono invece i capilista per la Camera nei collegi proporzionali della circoscrizione Campania 1, corrispondente alla provincia di Napoli, mentre Carlo Sibilia,  Angelo Tofalo e la new entry Margherita Del Sesto sono i capilista nei tre collegi della circoscrizione Campania 2. Di Maio si presenterà anche nell’uninominale ad Acerra in Campania mentre Vincenzo Spadafora, ex presidente dell’Unicef e uomo dello staff di Di Maio, è candidato a Casoria alla Camera.

Palermo. Pietro Grasso apre la campagna elettorale: “Corro nella mia città e ci metto la faccia”

Il Pd perde consenso perché non è più di sinistra”. Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, apre la campagna elettorale nella sua Palermo dove sarà candidato per il Senato e ribadisce, dal teatro Santa Cecilia, il messaggio che sta già da settimane al centro della sfida contro gli ex compagni. “Il Partito democratico – ha detto Grasso – è diventato ormai il partito di Renzi, il Pdr. Lì dentro per dissenso e minoranze non c’è più spazio.  Siamo l’unica sinistra del Paese”, ha aggiunto.

Palermo, Grasso (LeU): “Pd ha tagliato minoranze, noi unica sinistra”

“Mi candido nel collegio uninominale di Palermo – ha detto l’ex procuratore nazionale antimafia –  Mi candido nella mia città e accetto la sfida mettendoci la faccia. Noi pensiamo che ci possa essere un risveglio delle coscienze sopite che escano dall’indifferenza e dalla rassegnazione per darci un consenso che possa dare un cambiamento radicale per questa regione e per l’Italia”.

Palermo, Grasso: “Pd diventato partito di Renzi. Capite perché siamo andati via?”

Riportare la questione del Mezzogiorno al centro dell’agenda politica: è uno dei punti del programma di LeU illustrato da Grasso. “Metà della popolazione siciliana vive in famiglie a rischio povertà”, ha detto. “La disoccupazione è più del doppio rispetto al resto d’Italia, qui abbiamo il maggior numero di giovani che non studia e non cerca lavoro e il più basso numero di occupati d’Europa. Ogni anno dalla provincia di Palermo se ne vanno 10mila persone: laureati, persone in cerca di lavoro. E’ una fotografia drammatica che non si risolve con gli slogan”, ha aggiunto. “Servono investimenti e una programmazione seria”. Grasso ha auspicato il ripristino della “clausola Ciampi” che imponeva che il 45% dei finanziamenti pubblici venisse investito nel Mezzogiorno. “Serve – ha concluso – una regia nazionale dei fondi comunitari visto che la Sicilia non riesce a spenderli”.

“E’ la politica a dover cambiare e noi vogliamo portare questo cambiamento fatto di moralità e rispetto delle regole. Noi sappiamo da che parte stare senza se e senza ma. Siamo quelli che le parole onestà e legalità non le urlano nelle piazze, ma le realizzano ogni giorno con i propri comportamenti e con le proprie azioni”, ha detto Grasso. “Senza giustizia sociale, senza lavoro, a crescere sono il lavoro nero, lo sfruttamento, l’illegalità, la criminalità e noi non possiamo permetterlo. Questa è stata la battaglia di tutta la mia vita e continua a esserlo, da un altro punto di vista. E’ venuto il momento di dire no forte a corruzione, favoritismi, privilegi, comitati d’affari e finanziamento illegale della politica. Altrimenti nessun riscatto sarà possibile”.

Pd, Leonardo Impegno rinuncia alla candidatura

Il deputato uscente lascia il collegio in cui la destra è considerata vincente e lo annuncia in un post su Facebook: “Selezione candidature incomprensibile”

“Ringrazio Matteo Renzi e la direzione nazionale del Partito Democratico per avermi proposto la candidatura nel collegio del centro storico di Napoli. Dopo aver molto riflettuto – e di fronte ad un metodo di selezione delle candidature poco comprensibile, senza un percorso democratico e all’oscuro dei criteri adottati -sono giunto alla difficile conclusione di non accettare la proposta di candidatura”.

Lo scrive su Fb Leonardo Impegno, deputato uscente, candidato dal Pd nel collegio uninominale alla Camera di San Lorenzo, che include anche la zona di Chiaia, insediamento storicamente del centrodestra. Al posto di Impegno la candidatura nel collegio è stata assegnata a Marco Rossi-Doria, come annunciato da Matteo Renzi: il maestro di strada – che ha accettato lo spostamento – lascia dunque Fuorigrotta per affrontare una sfida oggettivamente più difficile.

“Il Partito Democratico resta l’unica forza che merita fiducia – proseguie Impegno –  per quello che ha fatto e per la credibilità delle proposte per il futuro. Da tempo, peró, ho evidenziato che il Pd a Napoli versa in uno stato di grande difficoltà, sia nel dibattito politico che nel radicamento territoriale. Purtroppo anche le ultime scelte sono poco comprensibili e rischiano di non fare bene al partito. È giusto ricordare, inoltre, che nel 2013 fui eletto perché vinsi le parlamentarie che quest’anno non si sono svolte. Ma questo non è il tempo delle polemiche.
Preferisco, quindi, dare da subito una mano alla costruzione del Partito Democratico a Napoli e lavorare fattivamente, come sempre, all’affermazione dei candidati del PD in questa difficile tornata elettorale. Ringrazio e mando un abbraccio ai tanti amici e compagni che in queste ore mi stanno testimoniando stima e affetto. Avanti!”

Arbitro e Napoli piegano il Bologna: 3-1

Palacio gol dopo 25″, autorete Mbaye, infortunio a Verdi, rigore negato ai rossoblù e generosamente concesso agli azzurri: la doppietta di Maertens spegne i sogni È un pomeriggio di sogni frustrati, quello del San Paolo, tra infortuni beffardi, autogol e chiamate arbitrali che non contribuiranno a creare concordia tra due tifoserie non propriamente amiche. Il Bologna cade a Napoli, dopo essere andato avanti alla prima palla disponibile, mentre Verdi al San Paolo pare proprio non volerci giocare, quella che era attesa come la sua partita finisce in 4’, subito infortunato. Ma la rabbia rossoblù va verso le scelte di Mazzoleni, reo di un fischio quantomeno generoso sul decisivo rigore del 2-1, oltre che di quello mancato su un precedente fallo di mano di Koulibaly (più opinabile, questa). Un anno fa il fischietto bergamasco, fede fortitudina, si prese gli improperi dell’intero Dall’Ara per un mancato rigore contro l’Inter, e anche oggi finisce nel mirino dei tifosi rossoblù.

Arbitro e Napoli piegano il Bologna: 3-1

Donadoni sceglie di tenere fuori Destro per avere tre punte da movimento, con Palacio centravanti. E l’argentino gli dà subito ragione, capitalizzando al meglio di testa il contropiede portato avanti da Dzemaili e Di Francesco, oltre che il buco di Koulibaly. Dopo 27 secondi il Bologna è già avanti, a sorpresa, ma i sorrisi si spengono presto. Verdi si ferma per un problema al flessore e dopo 5’ la sua partita, quella più sentita, è già finita. Come ha vita breve anche il vantaggio del Bologna, raggiunto immediatamente con un cross di Mario Rui deviato da Palacio e poi infilato nella sua porta dal mancato rinvio di Mbaye. Tutto da rifare, tutto cambiato, in una manciata di secondi i rossoblù perdono il vantaggio e il loro giocatore migliore, ma il piano di Donadoni non cambia, dentro va Krejci e non Destro. Il Napoli attacca con Insigne, Callejon, Allan, ma le occasioni vere sono tutte per gli emiliani e sempre per Palacio. Prima viene murato sottoporta da Koulibaly (con un braccio involontario, dice il Var), poi lanciato in campo aperto da Pulgar si fa ipnotizzare da Reina. Ai punti al Bologna andrebbe stretto il pari, ma sul finale di tempo si trova sotto col rigore di Maertens: Masina si lascia scappare Callejon, vero, ma il suo tocco sulle spalle dello spagnolo sembra molto lieve.

Arbitro e Napoli piegano il Bologna: 3-1

Ora attaccare il Napoli è più difficile, non per questo il Bologna rinuncia, e anche nel secondo tempo parte con coraggio, ma gli spazi lasciati dagli uomini di Sarri nel primo tempo si chiudono. La differenza la può fare una giocata, solo che arriva dall’altra parte, visto che il più talentuoso dei rossoblù è in infermeria, mentre i padroni di casa hanno Mertens che al 59’ s’inventa dal nulla il 3-1. Gol che chiude anticipatamente i conti, fiaccando, anche mentalmente, la spinta rossoblù. Entra Destro, ma non c’è la forza né il fiato per tentare imprese.

Arbitro e Napoli piegano il Bologna: 3-1

Napoli-Bologna 3-1
Napoli (4-3-3): Reina; Hysaj, Chiriches, Koulibaly, Mario Rui; Allan, Jorginho (29’st Diawara), Hamsik

(21’st Zielinski); Callejon, Mertens, Insigne (35’st Rog). All: Sarri
Bologna (4-3-3) – Mirante; Mbaye, De Maio, Helander, Masina; Poli (37’st Donsah), Pulgar, Dzemaili; Verdi (5’pt Krejci), Palacio (28’st Destro), Di Francesco. All: Donadoni
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo
Reti: 1’pt Palacio, 5’pt Mbaye (aut.), 37’pt (rig) e 14’st Mertens
Note: ammoniti Masina, De Maio, Mario Rui

Lazio, Manfuso rinuncia alla candidatura: “Non sfido il mio ex D’Attorre”

La renziana, ex compagna del deputato di Liberi e Uguali, era stata scelta come capolista nel collegio Lazio2, dove avrebbe dovuto sfidare proprio il suo vecchio fidanzato, da cui ha avuto una bambina che oggi ha 5 anni

Via dalle liste per non sfidare il suo ex compagno. Nelle ore convulse che hanno preceduto la composizione delle liste elettorali, Sara Manfuso –  ex modella di fede renziana che guida un’associazione per i diritti delle donne, ed ex compagna di Alfredo D’Attorre, deputato di Liberi e Uguali – era stata scelta come capolista nel collegio Lazio2 come candidata di coalizione di centrosinistra, dove avrebbe dovuto sfidare proprio il suo vecchio fidanzato, da cui ha avuto una bambina che oggi ha 5 anni. Ma Manfuso ha preferito rinunciare, per il “rispetto – ha fatto sapere oggi – che nutro per il padre di mia figlia, che non merita, come me, la strumentalizzazione della competizione da un certo inevitabile para-giornalismo. Onorata della proposta che mi è stata rivolta, ma orgogliosa della decisione assunta”.

A Un giorno da Pecora, tempo fa, la trentaduenne di Cassino aveva definito D’Attore “un pò noioso ma molto acuto” e nell’ottobre dell’anno scorso era stata lei stessa a rivelare che tra lei e il deputato  la relazione era finita. Ma aveva aggiunto che era stata “una decisione condivisa” e che i loro rapporti

rimanevano “molto sereni, ottimi” anche perché “abbiamo una bambina che amiamo al di sopra di ogni cosa”.

Sara aveva escluso che tra le motivazioni della separazione vi fossero divergenze di tipo politico. D’Attorre era stato meno diplomatico. A ‘Otto e Mezzo’ tempo fa ha detto: “Il fatto che la mia compagna stia con Renzi, nonostante non sia mai stata di sinistra, è piuttosto indicativo di cosa rappresenti oggi il Pd”.

Morto a 91 anni fondatore di Ikea Ingvar Kamprad

A soli 17 anni, nel 1943, aveva fondato in Svezia l’impresa diventata il colosso del mobile low cost che conta oggi 190 mila dipendenti e un giro d’affari di 38 miliardi di euro

L’imprenditore svedese Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea, è morto. Aveva 91 anni. Grazie all’intuizione del mobile low cost da montare a casa, Kamprad ha fondato un vero e proprio impero economico, con grandi centri vendita in praticamente tutti i paesi del mondo. Creata oltre 74 anni fa, all’età di appena 17 anni, la catena Ikea nell’esercizio 2015-2016 ha registrato utili per 4,2 miliardi facendo del suo fondatore, con un patrimonio personale stimato in circa 33 miliardi di dollari, uno degli uomini più ricchi del Pianeta. Ikea ha oggi 190 mila dipendenti e un giro d’affari annuale di 38 miliardi di euro.

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Ricordando la nascita del suo impero del mobile in occasione del suo 90esimo compleannno, Kamprad in un’intervista spiegava: “Mi ha sempre mosso la voglia di fare economia risparmiando”. “Io mi vesto solo comprando usato, se possibile al mercato delle pulci”, aggiungeva. In quell’occasione l’imprenditore spiegava anche la sua scelta di tornare a vivere in Svezia dopo un lungo soggiorno in Svizzera per ragioni fiscali. “L’ammontare delle tasse non è tutto, alla fine mi sono detto che conta più vivere a casa, tra gli amici con cui sono cresciuto da ragazzo e poi da giovane adulto, e i dipendenti che sono come una famiglia-azienda”, chiariva.

Così, dopo la morte della moglie con cui aveva condiviso una vita, era tornato a vivere in una modesta villetta-casolare vicino a Aelmhult, la cittadina della regione meridionale di Smaland dove era nato, e dove a soli 17 anni, nel 1943, lui piccolo produttore di fiammiferi (i famosi ‘svedesi’ appunto) fondò Ikea.

Kamprad nel passato aveva fatto parlare di sé anche per i suoi legami con il movimento giovanile nazista durante la Seconda Guerra mondiale. Simpatia che poi lui stigmatizzò in seguito come “la follia della giovinezza” e “il più grande errore della mia vita”. Nel 2012 aveva lasciato la guida dell’azienda ai tre figli, pur mantenendo comunque un piede all’interno.

Donna spinta sotto la metro a Roma: fermato un uomo. “Ho sentito le voci, me lo ha detto Dio”

È stato fermato dai poliziotti della squadra Mobile di Roma un uomo considerato responsabile di aver spinto venerdì una cittadina peruviana sotto la metro a Roma. Si tratta di un italiano di 47 anni, I.T., che ora è accusato di tentato omicidio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sembra che si tratti del gesto di un folle e che i due non si conoscessero.

“Ho sentito delle voci… Me lo ha detto Dio”., si è giustificato l’uomo. Seguito da tempo per problemi psichici, avrebbe farfugliato frasi senza senso agli agenti della squadra mobile che lo hanno bloccato nella casa dove viveva con la madre. Chi lo conosceva avrebbe detto che in passato non era mai stato violento.

È successo tutto in pochi secondi venerdì pomeriggio, sui binari della stazione Eur Fermi, sotto gli occhi delle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano l’uomo che si avvicina alla donna, la spinge, lei cade rimanendo incastrata tra il convoglio e i binari, mentre l’uomo scappa, facendo perdere le sue tracce. A quanto ricostruito, l’uomo ha spinto all’improvviso la 47enne peruviana senza che ci fosse nessun tipo di discussione

tra loro e si è poi allontanato tra la folla presente sulla banchina.

La vittima, una donna peruviana di 47 anni, è ricoverata all’ospedale San Camillo in gravi condizioni: ha subito fratture multiple, al bacino, alle pelvi, al femore, ha perso moltissimo sangue e parte del cuoio capelluto. Nell’incidente ha perso l’avambraccio sinistro e, dopo il lungo intervento chirurgico cui è stata sottoposta nel pomeriggio, la prognosi resta riservata.