Migranti nella Tuscia, le presenze stabili a 1.700, calano gli ospiti all'ex Fiera

Il vicario del prefetto di Viterbo, Salvatore Grillo
di Federica Lupino
Migranti nella Tuscia, gli invii si sono arrestati. Il numero dei richiedenti asilo attualmente ospitati in provincia è fermo a 1.700, ovvero gli stessi livelli dei primi di agosto. Gli sbarchi in Italia si sono molto ridotti rispetto ai mesi precedenti, di conseguenza sono calate anche le assegnazioni alle province. A differenza di giugno, quando si registravano centinaia di arrivi nell’arco di pochi giorni, i flussi sono rientrati nella normalità.  “Questo – commenta Salvatore Grillo, il vicario del prefetto Nicolò D’Angelo – ci consente di lavorare di più per migliorare la qualità dell’accoglienza, che comunque nella Tuscia è già alta”.
Significa che la Prefettura si sta impegnando per riequilibrare le presenze nei Cas, i centri di accoglienza straordinario gestiti da 16 tra cooperative e reti di imprese, autorizzate dal bando del 2017. “Già la prossima settimana – fa sapere – ridurremo ulteriormente la presenza nel centro dell’ex fiera”, dove sono rimaste 12 persone. Ma spostamenti avvengono anche per venire incontro alle esigenze lavorative di quei migranti che sono riusciti a trovare un impiego.
“Molti – racconta Grillo – trovano lavoro soprattutto nel settore dell’agricoltura con contratti stagionali che non consentono certo di raggiungere le soglie economiche per essere autosufficienti ma sono comunque un’ottima esperienza per avvicinarli al mondo del lavoro, acquisire competenze e integrarsi nel tessuto locale”. Capita, quindi, che dietro richiesta dei migranti la Prefettura disponga il loro trasferimento nelle strutture più vicine al luogo di impiego, ma solo dopo aver verificato che sia tutto in regola. I contratti spesso durano pochi giorni e sono legati al ciclo dei campi, ma l’agricoltura non è l’unico comparto in cui vengono impiegati i rifugiati.
Esistono, infatti, anche alcuni Comuni del Viterbese che hanno stretto protocolli d’intesa col Palazzo del Governo proprio allo scopo di favorire l’inserimento dei richiedenti asilo nelle comunità in cui vengono ospitati. Così in alcuni centri, come Valentano, Acquapendente, Proceno e Graffignano, svolgono lavori socialmente utili. Nel primo comune, ad esempio, stanno lavorando alla manutenzione del cimitero cittadino.
Lunedì 18 Settembre 2017 – Ultimo aggiornamento: 14:32

Gli Scavi? Pagano gli Inglesi

Ha dell’incredibile la storia degli scavi archeologici di Interamna Lirenas, la città romana fondata nel 342 a.c. Lirenas era una città ricca e doveva questa agiatezza al fatto che era situata all’incrocio di due importanti arterie: il fiume Liri-Garigliano che collegava il mare con l’entroterra e la via Latina verso sud.  La città è stata rinvenuta nei Pressi di Pignataro Interamna già nel 1947. L’attività archeologica vera e propria è iniziata nel 2010 con i primi rilevamenti con le sonde, mentre gli scavi sono iniziati nel 2013 con una condivisione dei costi al 50% con il comune di Pignataro.
“L’area degli scavi attuali – afferma il prof. Alessandro Launaro (in foto) docente di storia a Cambridge – interessa la superficie di un ettaro e si concentra sulla superfice del teatro cittadino, mentre il comune di Pignataro ha acquistato da privati altri due ettari anch’essi destinati in futuro all’esplorazione. In realtà la superfice totale della città pare sia di 16 ettari, una enormità rispetto alle configurazioni urbane del tempo”. Insomma c’è ancora tanto da far venir fuori. Da quest’anno però la situazione economica è cambiata: il comune qualche mese fa ha dichiarato il dissesto finanziario e quindi ha messo fine a qualsiasi intervento. Qui nasce la novità: l’Università di Cambridge convinta che il sito archeologico sia di grande importanza storica e che la superfice da esplorare sia ancora enorme ha deciso di finanziare con fondi propri e con donazioni di privati i prossimi lavori di scavo. Alla luce di questa decisione anche un privato italiano, il sig. Silvestro Evangelista, ha preso coraggio ed ha deciso di contribuire con fondi propri. Quello che manca adesso è un più deciso intervento della Sopraintendenza archeologica del Lazio. Come succede spesso in Italia non ci si rende conto del patrimonio che si ha a disposizione. Anche sul nostro territorio gli inglesi arrivano prima.

 

Clima, gli Usa confermano: "Siamo fuori dal trattato di Parigi"

Il Wall Street Journal riferisce le parole del commissario Ue per il Clima: “Ci hanno comunicato il cambiameto, vogliono però rivedere i termini”. Nessuna conferma da parte dell’amministrazione Trump né chiarimenti sui parametri da rivedere.

NEW YORK. Indietro tutta: o quasi, perché con Donald Trump non si può mai sapere. Gli Stati Uniti non si ritirano più dagli accordi di Parigi sul clima. No, gli Stati Uniti confermano il ritiro. Dichiarazioni e controdichiarazioni: che succede?
Certo è che ci sono voluti due uragani e i numerosi incendi che hanno devastato la West Coast per far riaprire il dibattito da questa parte dell’Oceano. Anche per questo, secondo il Wall Street Journal gli Stati Uniti avrebbero addirittura deciso di non uscire più dagli accordi di Parigi negoziati nel 2015 dall’amministrazione di Barack Obama, facendo dietrofront su quanto invece annunciato da President Trump solo lo scorso giugno. L’America che non si ritira dall’accordo, dunque: ma mira a revisionarne i termini.
È quanto sarebbe stato detto dal consigliere della Casa Bianca Everett Eissenstat alla riunione dei ministri dell’Ambiente che si è tenuta oggi a Montreal. Organizzata proprio per discutere come procedere sull’accordo di Parigi senza gli Stati Uniti. A chiedere il meeting, Canada, Cina e Unione Europea nell’anniversario dei protocolli di Montreal firmati 30 anni fa, quando per la prima volta si discusse di come ridurre la protezione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono.
A dare la notizia riportata dal Wall Street Journal è stato il Commissario Europeo per l’Energia e l’azione sul clima Miguel Arias Cañete: «I rappresentanti del governo americano hanno dichiarato di non voler più rinegoziare l’accordo. Ma hanno intenzione di rivedere i termini del loro impegno». Peccato che sia subito arrivata la correzione della correzione. «Non ci sono stati cambiamenti nella posizione degli Stati Uniti sugli accordi di Parigi» dichiara per la Casa Bianca Lindsay Walters. «Come il Presidente ha chiarito già abbondantemente gli Stati Uniti si ritireranno. A meno che non riusciranno a rientrare con termini più favorevoli al Paese».
Lo diceva, d’altronde, lo stesso Wall Street Journal che poteva trattarsi di un cambio di direzione per modo di dire: una scelta, insomma, per tener buoni gli americani in un momento in cui Madre Terra alza la voce. Sì, perché secondo gli accordi gli Stati Uniti – che sono il secondo più grande inquinatore del mondo dopo la Cina – devono

impegnarsi a ridurre significativamente le loro emissioni: ma revisionare i termini potrebbe significare proprio stabilire tetti più alti. Quei “termini più equi” per dirla con le parole del Presidente, che sono stati il suo obiettivo fin dall’inizio.

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospetto

Attacco metro Londra, arrestato secondo sospettoLa polizia durante il blitz di sabato a Sunbury-on-Thames (afp)

 

Si tratta di un 21enne fermato nella notte di ieri a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica

ROMA – Scotland Yard ha setacciato Londra, colpita nelle sue arterie, di nuovo, per cercare i responsabili dell’attentato alla metropolitana di Parsons Green dove sono state ferite 30 persone. Oggi è stato arrestato un secondo sospetto: si tratta di un 21enne fermato alle 23,50 di sabato a Hounslow, nella parte ovest della capitale britannica.
Il primo sospetto terrorista è stato invece preso a Dover, ieri mattina. Un diciottenne catturato dalla polizia del Kent nella zona del porto, forse in procinto di imbarcarsi per la Francia. Secondo quanto riferito dai media, si traterebbe di un ragazzo orfano, problematico, adottato da una coppia inglese nota per aver ospitato negli anni oltre 250 bambini senza genitori.

Attentato Londra: blitz della polizia nel Surrey, le immagini aeree

La loro casa è stata perquisita nel pomeriggio in un blitz a  Sunbury-on-Thames, cittadina della contea del Surrey, sulle rive del Tamigi e non distante dall’aeroporto di Heathrow. Dopo il controllo e l’evacuazione dei vicini e dei residenti della zona, è stata smentita la presenza di un ordigno nella casa di Cavendish Road. Il Daily Mail sostiene che il 18enne fosse stato arrestato due settimane fa, non si sa il motivo, e poi rilasciato.

Rieti, il colosso Amazon fermato da un cavillo. L'azienda:

rispetteremo i tempi Dal 10 aprile la Città metropolitana non esamina la richiesta per allacciare gli scarichi al depuratore. Il centro di distribuzione in Italia deve nascere a Paso Corese. Renzi: fare presto. Ma per la società si procede come da programma di GIOVANNA VITALE Erano pronti a partire dal primo luglio, i mega stabilimenti di Amazon a Passo Corese, il nuovo polo della logistica in provincia di Rieti dove il colosso statunitense di vendite online ha deciso di aprire il suo secondo centro di distribuzione in Italia, dopo quello di Castel San Giovanni nel piacentino. Un capannone multilevel da 60mila metri quadri, collegato all’autostrada A1 da una bretella a doppia corsia inaugurata all’inizio dell’anno, e 1.200 assunzioni a tempo indeterminato.
Peccato però che per un intoppo burocratico, dovuto alla lentezza della Città metropolitana guidata da Virginia Raggi, l’operazione rischia di slittare a dopo l’estate. Sempreché non sorga qualche altro problema, peraltro già adombrato nei colloqui informali che i dirigenti dell’ex Provincia hanno avuto con i vertici del polo logistico. Una iattura per quel piccolo esercito di giovani in fase di reclutamento, che dovranno aspettare i comodi dell’amministrazione per cominciare a lavorare. E a ricevere uno stipendio.
L’istanza di autorizzazione ad allacciare il depuratore, già ultimato, agli scarichi delle acque reflue da sversare nell’area di Fiano Romano (di competenza della Città metropolitana) è stata presentata il 10 aprile. “Ma da allora non ci è stata data nessuna risposta, è tutto fermo”, denuncia Andrea Ferroni, presidente del Consorzio industriale Rieti-Fara Sabina. “Nonostante i numerosi solleciti sia scritti sia verbali inoltrati alla dirigente del Dipartimento Ambiente, non ci hanno fatto sapere niente. E questo per noi è un inghippo serio”, prosegue. L’ultima mail, inviata dal Consorzio e risalente al 29 maggio, riassume tutte le difficoltà fin qui incontrate: “Gentilissima dottoressa Zagari, come da sue indicazioni, lunedì scorso sono stato personalmente dal dott. Dionisi, il quale mi ha spiegato che a causa dell’enorme arretrato non ha potuto visionare la documentazione consegnata il 10 aprile. Il dott. Dionisi mi ha anche nuovamente espresso le sue perplessità di natura più giuridica che tecnica “. Seguono una serie di specifiche sul progetto, sulla regolarità dell’iter seguito e sulle autorizzazioni già rilasciate dagli altri enti coinvolti. Tutti, tranne la Città metropolitana. “La prego pertanto di sollecitare l’inizio dell’istruttoria da parte dei suoi collaboratori “, prosegue la missiva, “vista anche l’eccezionalità del caso grazie all’imminente partenza di Amazon con le intuibili immense ricadute socio-economiche sul nostro territorio”. Risultato? Altri dieci giorni sono trascorsi invano. “Adesso, se vogliamo partire il primo luglio, toccherà inventarsi una soluzione alternativa per raccogliere le acque reflue”, spiega sconsolato il presidente Ferroni. “Significa spendere alti soldi nonostante si tratti di un depuratore nuovo, per il quale abbiamo speso 4 milioni, il 70 per cento della Regione, il resto nostro”. Perché quando ci si mette, la burocrazia sa essere davvero ottusa. “Siamo molto amareggiati”, conclude il capo del polo logistico. “La verità è che non c’è collaborazione fra le istituzioni, neanche a fronte di un grande progetto di sviluppo”. Una cosa francamente inspiegabile. “Noi il nostro l’abbiamo fatto, ci avevano detto che si sarebbe risolto tutto in un mese, e invece la pratica non si è mossa”. Amazon può aspettare. Il colosso Amazon ci tiene però a dire che la propria tabella di marcia sarà rispettata, tenendosi lontano dalla polemica politica:
“Le procedure di assunzione e l’apertura del centro di distribuzione di Passo Corese è prevista in autunno – come annunciato al momento del lancio del progetto – e non a luglio”. Amazon, in sostanza si chiama fuori dal contenzioso tra il consorzio dell’area industriale e la Città metropolitana per i ritardi nelle  autorizzazioni nell’allaccio di un depuratore a servizio della struttura.
Sulla questione era intervenuto da “Ore Nove” anche l’ex Premier Matteo Renzi, che ha esortato la presidente della Città Metropolitana Virginia Raggi ad intervenire tempestivamente.

Renzi: «Vanno difesi i 1.200 posti di Passo Corese». Raggi: non è a rischio, aprirà in autunno

«A Virginia Raggi, o a chiunque sia responsabile della Città Metropolitana, faccio appello per evitare di far fallire un investimento da 1.200 posti di lavoro». Lo ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, nella rassegna stampa in diretta su Facebook Ore Nove, riferendosi alla notizia che l’apertura del maxi centro logistico di Amazon in costruzione a Passo Corese, frazione del comune di Fara Sabina, in provincia di Rieti, è messo a rischio dall’allaccio di un depuratore.
L’apertura del centro di distribuzione Amazon di Passo Corese, riporta Repubblica, rischia di slittare rispetto alla data prevista del primo luglio. Il problema è l’autorizzazione per l’allaccio di un depuratore che ricade sotto il comune di Fiano Romano, che fa parte della Città metropolitana di Roma, guidata da Raggi.
Il colosso americano tuttavia smentisce che si siano problemi. «Amazon conferma che i lavori procedono come da programma – spiega una nota della multinazionale – così come le procedure di assunzione e che l’apertura del centro di distribuzione di Passo Corese è prevista in autunno, come annunciato al momento del lancio del progetto».
«All’ex premier Matteo Renzi e a chiunque sia responsabile nel Pd rivolgiamo un appello affinché non gettino nel panico le migliaia di giovani che hanno inviato il proprio curriculum al colosso Amazon. Il centro di distribuzione di Passo Corese non è affatto a rischio», replica in una nota Raggi. «Lo conferma – prosegue – la stessa azienda statunitense in una nota che smentisce un fantasioso articolo realizzato senza alcun riscontro con i diretti interessati. Fare campagna elettorale sulla pelle di chi è in cerca di lavoro è vergognoso. I lavoratori stiano tranquilli: il centro aprirà, come previsto, entro questo autunno e la Città Metropolitana si impegnerà».
«Dopo Almaviva, Esso, Sky, Mediaset, Consodata, dopo il no alle Olimpiadi, alle Torri dell’Eur, ora la Raggi vuole far scappare anche Amazon e perdere altri 1200 posti di lavoro? Per la sindaca a Roma devono lavorare solo i Tredicine?», afferma in una nota il deputato del Pd, Marco Miccoli.
«Laddove è possibile coadiuvare prospettive di sviluppo economico del territorio, la Regione Lazio non si tira indietro: quindi, se per un cavillo burocratico si blocca il decollo del nuovo Polo della logistica di Passo Corese, l’Amministrazione regionale esorta gli Enti competenti a compiere il necessario per la soluzione del problema», afferma in una nota l’assessore alle Infrastrutture, Politiche abitative ed Enti locali della Regione Lazio, Fabio Refrigeri. La Regione Lazio intende poi sottolineare «l’impegno profuso dalla propria Amministrazione per compiere l’opera di armonizzazione tra gli interessi e le competenze di tutti gli attori coinvolti nel progetto del Polo. Per questo, la Regione Lazio esorta gli altri Enti pubblici competenti all’assolvimento di quello che dovrebbe essere il compito precipuo della Pubblica amministrazione: dare risposte concrete alla cittadinanza e a quei privati che, rispettando le regole, possono insieme determinare condizioni di crescita e sviluppo».

Amazon: 1200 posti di lavoro a Passo Corese. Roma inadeguata, la beffa

Il gigante dell’e-commerce scarta Viterbo, Frosinone e la Capitale: qui le infrastrutture non bastavano

Amazon: 1200 posti di lavoro a Passo Corese. Roma inadeguata, la beffa


Amazon ha scelto Passo Corese, frazione a nord di Roma nel Comune di Fara Sabina in provincia di Rieti come secondo polo logistico italiano. In realtà ci vorranno ancora diversi mesi prima che il progetto veda la sua forma definitiva, si parla di settembre-ottobre 2017 per il taglio del nastro.

 
Tempi molto più brevi rispetto all’altra sede italiana di Piacenza, dove i tempi per la realizzazione sono stati molto più lunghi a causa della mancanza di strutture fondamentali che hanno richiesto lavori impegnativi.
A luglio del 2016 l’azienda di commercio elettronico americana, che ha cominciato come libreria on line nel 1994 per mano di Jeff Bezos, aveva dato l’annuncio ufficiale: il suo nuovo centro distribuzione italiano sarebbe stato realizzato nel polo logistico di Passo Corese scartando definitivamente l’ipotesi di costruirlo a Frosinone.
Frosinone e Viterbo, la grande delusione
Sono le due grandi realtà occupazionali che la Ciociaria e il Viterbese si sono disputate per anni: un fantomatico aeroporto e il centro distributivo del gigante dell’e-commerce americano. L’aeroporto è sfumato tra le chiacchiere della politica, il centro distributivo invece innesca il suo conto alla rovescia.
Il progetto è stato depositato a marzo dal suo braccio operativo Vailog e prevede la costruzione di un capannone con superficie di circa 60 mila metri quadri. Una struttura simile nella sua piena operatività avrà bisogno di responsabili di logistica, tecnici, ingegneri, figure specializzate in sicurezza e controllo di qualità, impiegati amministrativi, esperti in risorse umane. Possibilità di lavoro anche nell’ambito della mensa e del settore delle pulizie. Il traguardo delle 1200 postazioni lavorative sarà raggiunto entro tre anni dall’apertura, un tempo stimato in base alle proiezioni di crescita della domanda dei clienti e del catalogo Amazon che attualmente offre oltre cento milioni di prodotti. A questo deve aggiungersi l’indotto che si verrà a generare intorno alla grande azienda per garantire tutta una serie di servizi (strutture ricettive, bar, ristoranti, officine specializzate, aziende di trasporti, fornitori) naturalmente destinate a nascere nelle pressi di quello che è stato già soprannominato “il capannone”.
Il segreto di Passo Corese
Ad influenzare la scelta sono stati l’ubicazione, a soli quattro chilometri dal casello autostradale dell’autostrada A1 di Fiano Romano, e il fatto che il polo sia già dotato di tutte le opere di urbanizzazione indispensabili ad ospitare il grande centro di distribuzione: lungo gli assi stradali sono presenti le reti gas, elettrica, telefonica e la fibra ottica di trasmissione dati. In verità i posti di lavoro sono molti meno dei 3.000 di cui si era parlato quando era cominciato lo studio di fattibilità, e anche l’interconnettività per il rifornimento merci avverrà esclusivamente su gomma vista la distanza e la lentezza della principale interconnessione ferroviaria (la Roma-Orte “linea lenta”).
Come candidarsi
Il gesto più semplice rimane quello per acquistare un prodotto così come per candidarsi a lavorare: basta cliccare sul sito amazon.jobs/it e inviare la propria candidatura.
 

Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d'inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.
“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.
«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.
Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

ROMA – OPERAZIONE ANTIMAFIA, SEQUESTRO RECORD DI BENI E AZIENDE PER 280 MILIONI

Roma – Operazione Antimafia, sequestro record di beni e aziende per 280 milioni
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, nel corso di una operazione congiunta, condotta con i Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della locale DDA, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere a due distinte associazioni per delinquere finalizzate all’estorsione, usura, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, fraudolento trasferimento di beni e valori, con l’aggravante del metodo mafioso. Nel corso dell’operazione, sono state anche eseguite 30 perquisizioni locali.

Contestualmente, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e i Finanzieri del Comando Provinciale GdF di Roma hanno eseguito 2 un decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica – DDA di Roma, con i quali sono stati posti sotto sequestro beni immobili, società, automobili di lusso e conti correnti per un valore complessivo di circa 280 milioni di euro.

La maxi-operazione scaturisce da un’indagine dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma, convenzionalmente denominata “Babylonia”, riguardante due sodalizi criminali in vertiginosa crescita sul territorio capitolino, con base a Roma e Monterotondo (RM).
Il primo gruppo criminale è riconducibile a V. G., personaggio di spicco nel settore del narcotraffico internazionale con “fatturati” da capogiro, contiguo al clan camorrista degli AMATO-PAGANO, denominato degli “Scissionisti”, operante a Nord di Napoli.
La figura “imprenditoriale” di V. G., detto “Nino” emerge a partire dal 2011, in concomitanza della sua liberazione dal carcere romano di Rebibbia, ove era detenuto per traffico internazionale di stupefacenti tra l’Olanda e l’Italia. Da quel momento, ha costruito un vero e proprio impero, creando attorno a sé un’articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio ed al consequenziale reimpiego di proventi illeciti.
Negli ultimi anni, il gruppo imprenditoriale ha ampliato in maniera esponenziale gli investimenti nel settore commerciale dell’esercizio di bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, sale slot e tabacchi, gestiti tramite numerose società intestate fraudolentemente a prestanome ed ai suoi prossimi congiunti.
Le indagini hanno certificato i rapporti di natura finanziaria, finalizzati al riciclaggio di denaro sporco, tra V.G. e S. d., detto “Capitone”, noto esponente del clan camorristico AMATO-PAGANO, attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tali rapporti sono stati mantenuti, durante le fasi dell’attività d’indagine, per il tramite di S. L. e C. G. detto “Genny”, entrambi elementi apicali del medesimo clan, rispettivamente fratello e cognato del detenuto S. D.
Attraverso un’articolata manovra investigativa, consistita in intercettazioni, servizi dinamici sul territorio ed accertamenti bancari, è stato ricostruito il singolare modus operandi dell’organizzazione criminale. V. g., sfruttando gli ingenti capitali accumulati col narcotraffico, ha acquisito numerosi locali a Roma e Milano creando società “fantasma”, utilizzate per ripulire il denaro.
Il denaro ripulito – con la partecipazione di quattro funzionari di banca infedeli, due dei quali tratti in arresto – veniva poi reimpiegato nel circuito legale, tramite società create per la gestione degli esercizi commerciali, tutte fittiziamente intestate a terzi.
Utilizzando il medesimo stratagemma V.G. riciclava i proventi illeciti della famiglia S., da cui riceveva denaro “sporco” che restituiva dopo averlo ripulito mediante cambiali e assegni bancari emessi da imprenditori compiacenti tra cui M. G., uno degli odierni arrestati.
Nel corso delle indagini è stato ricostruito un ulteriore complesso canale di riciclaggio.
In particolare, V.G. ha immesso diversi milioni di euro di provenienza illecita, giustificandoli come “finanziamento soci”, in una società di S. A., imprenditore ritenuto appartenente al sodalizio, per la realizzazione di un’imponente opera edilizia nel Comune di Guidonia – Montecelio.
S., dopo aver realizzato il progetto immobiliare, ha poi riconosciuto a V. la titolarità di fatto di oltre decine di appartamenti tra i 200 edificati. Alcuni di questi appartamenti sono stati poi utilizzati come corrispettivo “in nero” nella compravendita delle attività commerciali rilevate dal gruppo V.
L’organizzazione criminale capeggiata da C. G. , invece, legata al gruppo V. attraverso l’imprenditore S. A., è risultata particolarmente attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo (RM), tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, fraudolentemente intestati a prestanome.
C.G., negli anni ’90 elemento di spicco della “SACRA CORONA UNITA”, divenuto collaboratore di giustizia, viene trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo (RM), dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell’hinterland romano.
Nel corso delle indagini, è emerso che l’organizzazione capeggiata da C. G. si è imposta nel comune di Monterotondo (RM), avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria “fama criminale”, ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Tra i membri del sodalizio, C. G. ha inserito alcuni dei suoi vecchi uomini di fiducia dei tempi della S.C.U., specializzati nelle violente spedizioni punitive nei confronti delle vittime. Durante le indagini, all’organizzazione è stato sequestrato un vero e proprio arsenale, costituito da armi e munizioni comuni e da guerra. Alcune delle vittime, oltre ad essere state ripetutamente minacciate e picchiate, hanno subito gravi atti intimidatori, quali l’incendio di autovetture.
Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tutti responsabili a vario titolo dei delitti fine delle associazioni capeggiate da V.G. e da C. G. Tra questi rientrano anche un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca.
Sulla base della misura cautelare e sussistendo un’accertata netta sproporzione tra il reddito dichiarato e l’effettiva consistenza patrimoniale, come acclarata nel corso di investigazioni condotte dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Roma – DDA ha chiesto l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a carico di V.G., S. A. e C. G., ottenendo dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, l’emissione un provvedimento di sequestro dei beni.
Nel corso della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma e le Fiamme Gialle del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria GdF di Roma hanno proceduto, quindi, anche al sequestro di beni per un valore di circa 280 milioni di Euro, tra cui 46 esercizi commerciali (bar, ristoranti, pizzerie e sale slot), 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 società, 24 quote societarie in Roma, Milano, Salerno, Pescara, L’Aquila e Potenza.
Tra i sequestri rientrano anche gli storici bar “Mizzica!” di via di Catanzaro e di Piazza Acilia, acquisiti di recente dal gruppo V., il locale “Macao” di via del Gazometro frequentato dai VIP della movida romana e la nota catena di bar “Babylon Cafe”, dalla quale l’indagine prende il nome.

Passaggio di consegne al comando provinciale dei vigili del fuoco di Frosinone.

Passaggio di consegne al comando provinciale dei vigili del fuoco di Frosinone. L’Ing. Massimo Elio Mantovani, lascia per andare a ricoprire un nuovo incarico. Al suo posto l’Ing. Fabio Leandro Cuzzocrea. Stamane il cambio della guardia. Il nuovo comandante è uno Specialista sommozzatore dal 2004, ha rivestito l’incarico di responsabile della sezione nazionale del servizio sommozzatori dal 2005 al 2011. Promosso Primo Dirigente nel 2011, ha assunto l’incarico di Comandante Provinciale di Nuoro dal 2011 al 2014, dirigente del Centro Operativo Nazionale e dell’ufficio Soccorso Antincendio Portuale e Aeroportuale.  Ha partecipato a diverse emergenze nazionali tra le quali il sisma Molise nel 2012, il sisma Abruzzo nel 2009, il naufragio nave Costa Concordia Isola del Giglio nel 2012, il naufragio migranti Lampedusa nel 2013. Tra le esperienze lavorative in ambito internazionale le missioni in Venezuela nel 2009 e nel 2011 per la collaborazione alle ricerche degli aerei scomparsi a Los Roques con a bordo connazionali (tra cui lo stilista Vittorio Missoni). Per quanto riguarda l’ing. Mantovani questi assumerà il nuovo incarico di Responsabile della Colonna Mobile Regionale presso la Direzione Regionale Vigili del Fuoco della Toscana.