Tra le tante conseguenze negative della crisi climatica, la siccità è probabilmente la più evidente, in estate come nelle stagioni autunnali e invernali, negli ultimi anni caratterizzate da precipitazioni sempre più scarse: il primo semestre 2022 è stato infatti particolarmente caldo e arido. Colpita significativamente da questa tendenza, l’agricoltura deve iniziare a fare i conti anche con frutti più piccoli rispetto alle dimensioni consuete. Oltre a evidenziare la sofferenza delle piante, questo fenomeno impone variazioni considerevoli al settore produttivo e al mercato. Ma come sta cambiando la frutticoltura e come dovrà adeguarsi alla luce dello scenario dettato dai cambiamenti climatici

Analizzando dati e conseguenze dirette, vediamo come l’agricoltura e la pianificazione territoriale possono trovare soluzioni di contrasto e adattamento a questa condizione che va consolidandosi.

Agricoltura e siccità: i numeri della crisi

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Tra le avversità naturali che l’agricoltura è costretta a fronteggiare, la siccità spicca come l’emergenza più diffusa nel territorio italiano e dell’Europa meridionale. Come ha sottolineato lo studio presentato dal presidente di Coldiretti Ettore Prandini all’Assemblea nazionale dell’Anbi (Associazione nazionale Bonifiche Irrigazioni e Miglioramenti fondiari), in Italia il primo semestre del 2022 è stato il più caldo di sempre, con una temperatura superiore di 0,76 gradi centigradi rispetto alla media storica, e con precipitazioni calate del 45%. Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr, il mese di giugno, in particolare, ha fatto registrare una temperatura superiore di 2,88 gradi rispetto alla media. Oltre a cambiare il clima e gli ecosistemi, a essere colpite sono le coltivazioni, con danni economici ingenti su tutta la filiera agroalimentare. Come abbiamo visto occupandoci di cambiamenti climatici e viticoltura, è ormai evidente che la flora e le coltivazioni a cui eravamo abituati si stanno spostando sempre più a Nord e in altura.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla frutticoltura

Gli sconvolgimenti di cui è vittima il clima del pianeta si ripercuotono appunto sull’agricoltura, talvolta in modo graduale e in altri casi con più violenza, nello scatenarsi di fenomeni estremi e nelle variazioni repentine del quadro climatico. La carenza di acqua, ormai strutturale, determina conseguenze pressoché immediate alle piante, che reagiscono allo stress tentando di adeguarsi al nuovo scenario. I frutti dalle dimensioni più ridotte rientrano tra questi fenomeni, ma non solo: la nanizzazione delle piante spesso si accompagna ad altre reazioni difensive, come la riduzione della fotosintesi quando in estate le temperature salgono troppo, per diminuire la dispersione di vapore acqueo.

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A causa della siccità, un gran numero di alberi la scorsa estate hanno generato frutti di calibro decisamente inferiore rispetto alla media, un problema per gli agricoltori che per accedere al mercato devono rispettare determinati limiti di pezzatura. Questo dipende dal fatto che le misure della frutta e della verdura sono regolamentate a livello europeo (Regolamento Ue 428/2019). Anche se fino al 2008 i criteri selettivi erano ancor più estesi sul piano merceologico, fissando canoni per 26 prodotti ortofrutticoli, oggi le indicazioni interessano comunque mele, agrumi, kiwi, pesche e pesche noci, pere, fragole, uva da tavola, insalate (lattughe, indivie ricce e scarole), peperoni dolci e pomodori.

A evidenziare le riduzioni di dimensioni più sensibili sono state soprattutto pesche, pere, angurie e ortaggi, e in genere i vegetali dove la percentuale di acqua è più alta, mentre il calo è stato meno significativo per le mele e ancor meno per l’uva.

Le dimensioni dei frutti secondo gli standard e il caso delle pere nell’estate 2022

Ma quali sono i canoni che molti frutti estivi non riescono più a rispettare? Quelli che potremmo definire “pre-requisiti”, richiedono prodotti interi, sani, puliti e privi di parassiti. Gli aspetti più dirimenti riguardo ai danni dovuti alla siccità, però, sono legati alla colorazione della buccia e al diametro, misurato da macchine calibratrici, ovvero ai principali caratteri estetici. Questi parametri determinano la classificazione di frutta e verdura:

  • extra, quando sono assenti difetti alla vista e le dimensioni sono grandi e uniformi tra i singoli pezzi, in genere la presentazione (cassette, confezioni, ecc.) è particolarmente curata;
  • prima categoria, se i frutti possono presentare lievi difetti di forma e piccola imperfezioni sulla superficie;
  • seconda categoria, se sono riconoscibili difetti di forma, colorazione e altre imperfezioni, la presentazione e il confezionamento non è curato come per le categorie superiori.

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La grande distribuzione e l’export privilegiano in maniera quasi esclusiva i primi due gradini di questo podio. Nell’etichettatura di frutta e verdura la categoria commerciale è specificata, al pari della nazione di provenienza, della varietà e del calibro (es. mela media, media grande). Le strategie commerciali, in ogni caso, puntano a offrire ai consumatori frutti di pezzatura superiore e con buccia priva di difetti, mentre quelli più piccoli ed esteticamente meno attraenti sono penalizzati, e quindi deprezzati.

Nell’estate scorsa questo spartiacque ha inciso notevolmente sul mercato delle pere, che vengono raccolte tra la metà di luglio e la metà di settembre. Si tratta di un caso che esemplifica il rapporto diretto tra la siccità e le sue conseguenze sul mercato – con le sue storture – e i produttori che offre. Molti di questi frutti, infatti, non avevano i requisiti per rientrare tra i prodotti “extra” o “di prima scelta”, pertanto non venivano acquistati dai supermercati a prezzi sufficienti per sostenere gli agricoltori. La scarsa disponibilità di pere di grande pezzatura ha fatto salire ulteriormente i prezzi, ostacolando l’effettiva possibilità di vendita a una larga fascia di consumatori. Il contraltare di questo dato è stata la grande disponibilità di pere di piccole dimensioni che, associata al minor interesse di acquisto da parte della grande distribuzione, ha svalutato eccessivamente questi frutti di seconda categoria.

Al di là delle implicazioni commerciali dovute ai frutti rimpiccioliti, la siccità causa una riduzione complessiva e su larga scala delle rese in campo, aspetto allarmante alla luce dell’aumento delle richieste di cibo a livello globale. Questo si aggiunge ai già gravosi aumento dei costi di produzione, dovuti soprattutto ai rincari di energia e carburanti per il trasporto. 

Frutti più piccoli a causa della siccità: il mercato deve adeguarsi

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Ma se i frutti più piccoli sono e saranno una costante, ha senso mantenere standard produttivi improntati su dimensioni difficili da ottenere? Le conseguenze della crisi climatica dovrebbero invitare a ripensare gli attuali parametri di valutazione dei prodotti, inadeguati alla luce della produzione attuale. In tal senso, la grande distribuzione dovrebbe contribuire al superamento di logiche basate su criteri estetici, che hanno favorito gli sprechi alimentari a monte, ovvero dei prodotti che non trovano mercato e talvolta restano nei campi. Si tratta di un dato molto rilevante e riconosciuto dalla Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) attraverso il Food loss index. La Commissione europea ha avviato una discussione pubblica sul tema, coinvolgendo agricoltori, distributori, Ong e aziende, che dovrebbe esprimere un parere conclusivo entro la fine del 2022. Dal canto loro, i consumatori sembrano più propensi di quanto si potrebbe immaginare all’acquisto di cibi ritenuti al di sotto degli standard estetici, come dimostra il successo delle iniziative realizzate per valorizzare frutta e verdura difforme, come Bella Dentro. Le catene, quindi, possono svolgere un ruolo importante, favorendo l’acquisto dei prodotti fuori standard, ma anche sostenendo di più gli agricoltori, con una remunerazione corretta dei prodotti ortofrutticoli.

Come reagire ai cambiamenti dettati dalla siccità?

Se è vero che dobbiamo abituarci al cambiamento, la carenza di acqua e le sue conseguenze sull’agricoltura stanno però portando a ipotizzare soluzioni, o quantomeno reazioni, per contrastare il fenomeno, ma allo stesso tempo adeguandosi alle nuove circostanze. Secondo Stefano Mancuso, docente dell’Università di Firenze e direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, i frutteti in estate potrebbero essere protetti con coperture per ridurre l’irraggiamento e le temperature, e irrigati in modo più regolare, sempre evitando gli sprechi idrici. Per le stesse ragioni, si può optare anche per l’impianto di varietà più resistenti, e rispetto a questa possibilità abbiamo visto che il miglioramento genetico – al quale contribuisce anche la ricerca pubblica italiana – è impegnato per mettere a disposizione dell’agricoltura piante idonee al nuovo scenario climatico. Un’altra soluzione, da tempo sostenuta anche da Coldiretti, è la creazione di piccoli bacini idrici collinari per raccogliere e gestire meglio l’acqua piovana, finora però vietati alle aziende agricole per ragioni di tutela del paesaggio.

Infine, Mancuso sostiene di rivalutare al rialzo il prezzo dell’acqua, che in Italia costa meno che nel resto d’Europa. Facendola costare di più si favorirebbe la riparazione e l’efficientamento delle condutture, che disperde dal 40 al 70% del volume, e in questo senso le risorse del Pnrr devono essere uno strumento decisivo per intervenire.

Cosa ne pensate delle conseguenze della siccità sulle produzioni agricole? Le dimensioni dei frutti influenzano le vostre preferenze di acquisto?