Sono 31mila i cittadini che le usano. Priolo polemizza con Bosco per il video anti-fregature


BOLOGNA – Certo, gli atti vandalici, gli hub ignorati e usati da auto o motorini, le bici lasciate un po’ ovunque, da qualcuno pure nell’androne di casa propria. Ma, numeri alla mano, Mobike sta avendo a Bologna un successo enorme: il servizio di bike sharing ha contato 200mila noleggi in mese, con giornate-record da 9mila al giorno, e 31mila utilizzatori più o meno abituali. Per Davide Lazzari, responsabile in Italia delle relazioni istituzionali di Mobike, si tratta di “un successo planetario”, che sta viaggiando “al di sopra di ogni aspettativa. Non c’è un’altra città in Italia, anche con più bici e più persone, che per noi gira così bene”. Il 91% dei noleggi dura mezzora o meno. La bici più utilizzata è stata sbloccata tramite app già 253 volte.
Per Lazzari i vandalismi e gli usi scorretti sono “sotto soglia”, quindi entro un limite ritenuto fisiologico.  Tra le integrazioni gia’ programmate c’e’ l’arrivo, dal prossimo aprile, di 300 e-bike: chi vorrà potrà acquistare una batteria (grande quanto uno smartphone) e inserirla di volta in volta nella bici individuata. La tecnologia beacon, invece, servirà a definire meglio le aree di sosta (con incentivi) e quelle dove invece non parcheggiare (con disincentivi, fino all’esclusione dal servizio). Ad oggi, gli “hub” di sosta sono 90 e altri 150 dovranno essere individuati, anche tenendo conto delle mappe degli spostamenti, ma non potranno essere di colore arancione, come suggerito da molti utenti in rete, per renderli più risconoscibili rispetto agli stalli auto: quel che si potrà fare, probabilmente, è aggiungere il pittogramma della bicicletta, come sulle piste ciclabili.

“Siamo rappresentanti delle istituzioni e abbiamo un compito educativo prima degli altri”, ammonisce Priolo: questo vuol dire diffondere “i comportamenti virtuosi, non quelli non virtuosi. Non è una falla del sistema”, bensì “un’indicazione- continua Priolo- su come furbescamente possiamo rubare soldi al vicino o a un altro bolognese o addirittura a un turista”: e questo tramite un meccanismo “ai limiti del penale”.  Umberto Bosco si difende: “Prima di divulgare l’informazione mi sono preoccupato di trovare una soluzione, tramite il video spiego il problema e come evitare che qualcuno rimanga fregato”. Tra l’altro, “fatico a credere di essere stato il primo ad arrivarci perché non sono un’aquila”, dichiara l’esponente del Carroccio.