A Parigi esiste un posto che è un piccolo miracolo. Si tratta del bistrot Au Petit Bar che nel tempo è rimasto completamente invariato, conservando quell’atmosfera della vecchia Parigi e quello spirito originario autentico auvergnat. Infatti, una volta varcate le sue porte, vi sembrerà di essere catapultati negli anni Sessanta, in un’altra dimensione, proprio come in un film. Noi vi avevamo già parlato dell’Auvergne a proposito della CheeseSkool, la casa dei formaggi, perché moltissimi ristoratori parigini provengono proprio da questa regione. Ma a rendere questo luogo unico e speciale è anche il quartiere in cui si trova. Dunque, andiamo alla scoperta del Petit Bar e di che cosa lo rende così magico!

Nel cuore del 1°Arrondissement, il quartiere storico di Parigi

Foto di Giulia Ubaldi

Il Petit Bar si trova proprio nel cuore di uno dei quartieri più centrali e storici della città. Nel 1°Arrondissement, infatti, si trovano il Louvre, il Palais Royal, Les Halles, Place Vendôme e tutti i viali dell’epoca di Hausmann come Rue de Rivoli, con alberghi di lusso, gioiellerie, boutique dei più grandi stilisti che si susseguono. E proprio qui, in una piccola via un po’ nascosta, sorge questo bistrot estremamente autentico, che mai vi aspettereste di trovare in una zona così. Infatti, attenzione a non confonderlo con altri petit bar: stiamo parlando di quello in Rue du Mont Thabor numero 7, tra la rue Saint Honoré e il maestoso giardino delle Tuileries. Ed è veramente la sua posizione a renderlo ancora più unico: non a caso, qui vengono soprattutto gli habituè che lavorano nei dintorni. “Noi veniamo sempre qui a mangiare, dagli anni Ottanta, perché è un posto familiare, che è rimasto uguale nel tempo, come non se ne trovano più a Parigi” ci raccontano alcuni clienti affezionati.

Foto di Giulia Ubaldi

La nascita del Petit Bar, un cafè dove il tempo si è fermato agli anni ‘60

Il Petit Bar è sempre stato un cafè e bistrot. Dal 1966 l’ha preso in gestione Jean Dalle, appena trasferito con la famiglia dall’Auvergne, dal piccolo paese di Le Buisson. Negli anni Jean non ha fatto altro che lavorare per mettere da parte i soldi e riuscire in quello che era il suo grande sogno: comprare le mura di quel posto. Dieci anni dopo ci è riuscito, e il Petit Bar è divenuto proprietà della sua famiglia a tutti gli effetti. Nel tempo non è cambiato praticamente nulla: l’arredamento e i tavoli sono quelli degli anni ‘50, in cucina c’è sempre sua moglie Marie che prepara solo ed esclusivamente piatti fatti in casa della tradizione auvergnat, e in sala i suoi due figli Hubert e Michel, per tutti Mimì, che lavorano e vivono qui da quando sono piccoli e che qui sono cresciuti. Sono loro gli artefici dell’atmosfera unica che si respira al Petit Bar, con il loro modo di fare familiare e accogliente, sempre con la battuta pronta.

Foto di Giulia Ubaldi

Ma non solo: in questo bistrot si viene anche e soprattutto per la cucina autentica e casalinga, come non se ne trovano più. E proprio in questo senso si tratta di un luogo popolare, che attira una clientela varia, dall’avvocato in giacca e cravatta che lavora nello studio legale a fianco, agli operai che lavorano nei dintorni, a conferma di come il cibo abbia davvero una funzione sociale, capace di attirare le persone più disparate. Ma una volta dentro, seduti ai tavoli del Petit Bar, si annullano tutte le differenze, di fronte alla bontà che si trova nel piatto e al calore sincero di chi lo cucina, propone e serve.

Una settimana al Petit Bar: i piatti della tradizione auvergnat 

La cucina è quella tradizionale, di casa. “I piatti sono di influenza auvergnat, ma di base ci sono i classici della cucina tipica parigina” continua.

Le Petit Bar è aperto dalle 7 alle 21: si inizia dalla colazione con croissant e tartine, si continua con l’aperitivo e il pranzo, poi di nuovo aperitivo e cena, ma solo se uno viene sul presto. Da sempre ogni giorno della settimana è scandito dalla proposta di un solo piatto, in alcuni casi due se avanza quello del giorno prima (che il giorno dopo è ancora più buono).

Foto di Giulia Ubaldi

  1. Lunedì: si inizia la settimana con un classico auvergnat, ovvero petit salé aux lentilles. Si tratta di una carne di maiale salmistrata molto diffusa in Alvernia, dove viene preparata ancora secondo il metodo tradizionale di conservazione, che prevede che le parti di maiale vengano immerse in una salamoia salata. È quasi sempre accompagnata dalle lenticchie verdi di Puy (nome del luogo d’origine), chiamate anche “il caviale dei poveri”, che si differenziano dalle altre per un gusto più delicato, il colore verde, la pelle molto fine e l’interno non troppo farinoso, per questo anche di maggiore velocità di cottura.
  2. Martedì: si continua con il roti de veau (arrosto di vitello), un classico della cucina francese che si trova ovunque, e maccheroni. A tale proposito è interessante notare come in Francia, così come in altri paesi europei, la pasta continua a essere servita e consumata in quanto contorno, proprio come vi avevamo raccontato a proposito della sua storia.
  3. Mercoledì: è il giorno di roast beef e frites, le patatine fritte che hanno reso celebre questo locale. Infatti molti (come me) vengono appositamente qui proprio di mercoledì per gustare le frites. “Le facciamo solo una volta alla settimana, perché non sono mica quelle già pronte surgelate che si trovano in molti posti, ma sono tagliate a mano, quindi ci vuole tempo!” ci spiega Michel.
  4. Giovedì: piatto più auvergnat della saucisse d’Auvergne forse non c’è, simbolo della cucina di questa regione, fatta anche questa in modo tradizionale, solo con carne fresca, senza coloranti e conservanti. Viene servita sempre in abbinamento con il loro delizioso purée maison fatto in casa. “Sai qual è il segreto per farlo così buono?” ci chiede Michel. “Aggiungere burro, poi ancora burro e terminare la cottura con un po’ di burro!”
  5. Venerdì: si conclude la settimana con un classico della cucina francese, il gigot d’agneau, cioè il cosciotto di agnello. Trattandosi di una carne impegnativa, sostanziosa e dal sapore forte, Michel ci spiega che è bene sempre abbinarla con una verdura fresca e di stagione, come gli haricots verts, cioè i fagiolini verdi che sono alla base anche di tante insalata in Francia, come quella con uova soda e pancetta.
  6. Sabato: si ritorna e ripete il menù del mercoledì, ovvero roast beef e frites, perché come vi abbiamo già detto sono sempre a grande richiesta.
  7. Domenica: riposo!

Foto di Giulia Ubaldi

“In passato il venerdì facevamo il pesce, ma ora è diventato troppo caro” dice Michel. Poi ci sono degli evergreen sempre presenti, in particolare dieci che non mancano mai:

  1. Cacahuète, ossia gli arachidi proposti come aperitivo, ancora conservati in un distributore automatico fai da te al servizio dei clienti.
  2. Charcuterie cioè salumi di ogni tipo e provenienza, dal Jambon (prosciutto) di Parigi al saucisson sec o all’aglio, fino alla rillette, un prodotto della salumeria francese a base di carne di maiale e di pollame tritata e cotta nel grasso.
  3. Formaggi come il Laguiole dall’Auvergne, un parente del Cantal di cui vi avevamo già parlato a proposito dei formaggi tipici dell’Alvernia, da accompagnare rigorosamente con burro e baguette.
  4. Oeuf maionese, il tipico antipasto parigino, che consiste in uova sode con maionese fatta in casa.
  5. Insalata con verdure di stagione, come patate, fagiolini verdi o pomodori.
  6. Filetti di aringa, molto amati da Michel.
  7. Omelette di tutti i gusti, sia semplice che con formaggio o prosciutto.
  8. Panini per i lavoratori che hanno meno tempo e non possono fermarsi.
  9. Vino bianco, rosso e rosè e acqua, sempre servita nella brocca di Ricard.
  10. Per finire, la poesia di questo luogo: una deliziosa torta di lamponi o fragole che sembra quella nonna, con i frutti di bosco che si fanno arrivare direttamente dalla loro casa in Allier, vicino a Vichy.

Vi abbiamo fatto venire voglia di provare questo posto unico e speciale, per un tuffo nella Parigi di altri tempi?

Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un’idea platonica: “qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell’iperuranio”. Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!”