Michele Spinelli è conosciuto per essere stato il più giovane collezionista d’arte contemporanea in Italia. A metterlo sul podio è stato il curatore e critico Ludovico Pratesi quando aveva solo 17 anni. Il primo dipinto gli fu regalato dal nonno: un quadro dell’artista francese Andrè Masson. E quando in una visita al Museo Guggenheim di Bilbao vide un’opera dello stesso pittore esposta sulle pareti della galleria, capì che i quadri si potevano comprare e vendere e che possedeva un pezzo di valore. Barese, nato e cresciuto in Puglia. Nel 2012, a 27 anni, apre la prima galleria d’arte contemporanea: “Doppleganger” assieme a una socia, che diventa presto una delle più conosciute della Regione e che è rimasta attiva per sette anni (fino al 2018). Oggi, che di anni ne ha 36, ha dato una svolta al concetto classico di galleria, rendendo la fruizione dell’arte un’esperienza non solo visiva, ma che passa anche attraverso olfatto e gusto. Il Ristorante Vettor è nato alla fine del 2019 sorge nella sede dove si trovava la prima galleria di Spinelli. Un luogo con un valore affettivo, oltre che carico di significato.

Il ristorante Vettor

«Quando ho ricevuto in eredità una piccola somma di denaro, invece di investirla in borsa o metterla in banca ho scelto di utilizzarla per comprare arte – spiega – poi con il tempo il mio gusto è cambiato, ho fatto anche degli errori in passato. Ho sempre comprato opere di artisti della mia età o poco più grandi di me. Sono nati così dei rapporti personali, di amicizia, di penna. E molti degli artisti di cui ho comprato arte in passato hanno poi trovato spazio nella mia galleria». I primi acquisti  li ha fatti dopo aver ricevuto una piccola somma in eredità, stimolato dalla sua famiglia: sua madre possedeva una galleria di modernariato a Bari, mentre suo padre ha sempre acquistato opere per passione.

Michele Spinelli e lo chef Nicola Ricci

Spinelli ha studiato giurisprudenza ed è abilitato alla professione forense, ma ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte e per il collezionismo. Dallo stivale si è spostato negli Stati Uniti, in Californa. Poi è rientrato a Bari, per portare avanti il suo sogno. «Partendo dal nostro territorio siamo riusciti a relazionarci con il mondo dell’arte contemporanea – spiega – Bari non è come Lecce, non è un borgo suggestivo. È piuttosto un centro di pescatori. La galleria si trovava in una via del centro storico, a Palazzo Verrone, uno dei pochi palazzi del centro. 800 metri quadri su tre piani, con una project room e tre camere da letto che affittavamo agli artisti quando ci venivano a trovare. Alcuni sono rimasti anche diversi mesi, mettendosi in contatto con gli artigiani locali. Era un progetto molto inclusivo. Negli anni abbiamo aperto una seconda sede per connetterci maggiormente alla città: una vetrina sempre illuminata dove potevamo esporre i nostri progetti.  Questa vetrina oggi è diventata l’ingresso del Ristorante Vettor».

Quando e come è nato il ristorante?

«Il ristorante Vettor è nato nel 2019. Siamo rimasti aperti sei mesi e poi abbiamo dovuto chiudere a causa della pandemia.  Vettor è nato dall’incontro con lo chef Nicola Spinelli, che è avvenuto come quelli tra artista e curatore. Io lo conoscevo e ho saputo che era alla ricerca di locali in quella zona per aprire in quella zona. Ho capito che era qualcuno che poteva raccontare la sua storia attraverso il cibo come fosse un artista visivo. Gli interni e il design del Ristorante Vettor li ha curati il mio compagno, Simone Esposito, che è un architetto.  Così il ristorante ha messo insieme tre creativi. La nostra idea era quella di creare un posto intimo, che facesse sentire a casa e che si fondesse con la parte della città in cui si trova. Il Vettor nasce in una zona che viene chiamata “umbertina”, con palazzi della fine dell‘800 estremamente décor».

Jamie Sneider, Squid ink Yellow

La cucina come si fonde con l’arte?

«Nicola Ricci, chef del Vettor e mio socio è uno chef in evoluzione. Ha avuto un maestro giapponese, quindi ha un approccio minimale, ma con una forte attenzione agli ingredienti locali. Un approccio che riflette anche il mio gusto personale ed estetico. Ancora una volta il legame con il territorio è fondamentale, Uno dei nostri piatti di punta per esempio è l’Uramaki con la ricciola cruda che viene servito con la scagliozza barese: un’unione perfetta tra ricette orientali e piatti semplici della tradizione. Al ristorante abbiamo cercato di connettere il mondo dell’arte a quello della cucina, ma non solo. Abbiamo cercato di coinvolgere i cittadini attraverso l’organizzazione di eventi a tema. l’ultimo ad esempio si è concentrato sul tema della biodiversità, sul valore etico del cibo. La prima opera esposta alla Galleria del ristorante è dell’artista Jamie Sneider, americana trapiantata in Puglia. Ci piaceva che ci fosse questo legame con il territorio. Jamie Sneider ha realizzato una grandissima tela realizzata tutta con materiale organico, con inchiostro di seppia e il resto era come se derivasse dagli avanzi di una cena. Si trattava di una tovaglia-performance sulla quale lei e degli amici avevano cenato e che ha trasformato in un’opera».

Un piatto dello chef Nicola Spinelli

Da dove deriva la scelta del nome del ristorante?

«Il ristorante è dedicato a Vettor Pisani, artista barese che ci ha lasciati nel 2011. L’ho conosciuto e gli ero legato. Possiedo una sua opera e l’ho esposta all’interno del ristorante. L’ingresso, che era il mio vecchio spazio espositivo, ha una funzione di rapporto con i progetti contemporanei.  Non c’è un fil rouge che unisce i progetti esposti.  Voglio che siano delle esposizioni legate al mio gusto personale e al mercato, seleziono soprattutto artisti che hanno un legame con la cucina e con la biodiversità, ma questo non deve essere un limite. Voglio mostrare quello che amo senza limiti, come in una sorta di giardino segreto».