Se il 2020 sarà l’anno della morte degli influencer la Ferragni sopravviverà perché autentica (di L. Varlese)

Niente più foto su spiagge bianchissime in paradisi lontani, né sorseggiando champagne in locali modaioli indossando l’ultimo vertiginoso tacco 12 della futura collezione del più cool dei designer di scarpe. Se il Coronavirus e il conseguente lockdown hanno spostato (se ce ne fosse ancora bisogno) le nostre vite completamente sui social, è anche vero che hanno dato un colpo di grazia a chi faceva del racconto virtuale della sua vita, un vero e proprio lavoro. Eminenti strateghi del marketing, infatti, hanno individuato nel 2020 l’annus horribilis degli influencer di tutto il mondo. Una pandemia democratica, direte voi. Può darsi. Ma al di là del discorso etico, sta di fatto che anche una delle attualmente più potenti “industrie” veicolo di pubblicità piange “miseria”.

Lo dicono i numeri. Secondo quanto riporta The Guardian in un recente articolo, infatti, gli influencer costretti in casa perdono appeal per le aziende, che non sono più disposte ad investire su di loro per dare visibilità ai propri prodotti. Succede così che quasi la metà delle società di marketing ha già speso (e a questo punto buttato) quasi il 20% del proprio budget in post degli influencer che, numeri alla mano, hanno mosso nel 2019 circa 6 miliardi e mezzo di dollari in pubblicità e che ora si ritrovano a bocca asciutta. Un solo post di un influencer sopra il milione di follower viene pagato dall’azienda che vuole sponsorizzare il proprio prodotto circa 10 mila dollari. Ma converrete che non si può pubblicizzare l’ultimo abito da sera di Valentino sdraiati sul divano di casa!

E il problema è anche un altro. Lo spiega bene a The Guardian Shane Barker, stratega digitale che offre servizi di consulenza alle aziende che utilizzano i social media per rafforzare il proprio marchio e aiuta gli influencer, che sperano di raggiungere le aziende giuste, a monetizzare il proprio numero di follower.

“A causa dell’interruzione delle operazioni commerciali, molte aziende si trovano ad affrontare sfide finanziarie enormi. Alla luce di ciò, stanno riducendo tutte le spese inutili. Alcuni riescono a malapena a pagare i propri dipendenti, figuriamoci ad assumere influencer”. Come ovviare? Ma come sta facendo Chiara Ferragni, of course. La “nostra”, infatti, ha convertito la sua attività spostando il focus e passando da una vita glamour, tutta eventi, lustrini, paillettes e viaggi da sogno, a quella della ragazza della porta accanto.

 

 

“Oggi Chiara Ferragni potresti essere tu”, sta dicendo dal suo super-attico a City Life, direte voi: beh sì, ma la forza di questa “imprenditrice digitale”, come ama definirsi, è da sempre la naturalezza con cui “condivide” la propria vita. Ed è questa caratteristica a farla vincere anche oggi. Chiusa in casa da oltre 50 giorni, passa il tempo, cucina, gioca con il figlio, litiga e fa la pace con suo marito. E non fa finta che vada tutto bene nella sua torre d’avorio. Piange, anche. Ha momenti di sconforto e cerca di tirarsene fuori. Ecco il punto: è autentica.

Dice Michael Solomon, professore di marketing e autore di Social Media Marketing. “Laddove possibile, gli influencer devono tornare a un messaggio più altruistico e trovare modi per aiutare a superare la crisi con suggerimenti costruttivi. In tempi di instabilità, le persone guardano a modelli autentici e quelli che restituiranno questa autenticità, saranno ricordati dopo che la crisi sarà finita”. Chiara Ferragni lo sa: per questo collabora con la Champion per realizzare indumenti sportivi e comodi, ideali per questo lungo periodo dentro casa. Per questo sponsorizza dei biscotti, il cui ricavato andrà totalmente in beneficienza per l’emergenza coronavirus. Per questo organizza un crowdfunding (per cui stanzia 100 mila euro, ndr) per la nascita di una terapia intensiva in Lombardia, per questo esce di casa solo per consegnare beni di prima necessità ai bisognosi.

Ma quel che più conta è che prima che per lavoro e per ritorno in immagine, dà l’impressione di farlo perché è una persona vera. Non sapremo mai se è realmente così o se è soltanto l’ennesimo colpo di genio di questa 30enne cremonese, ma lo vogliamo credere. Perché in tempi di dolore e miseria, immaginare che esistano dei benefattori e sapere che anche i ricchi piangono come noi, aiuta e fa sentire meno soli.

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