Dopo l’audio con le minacce ai tecnici del Tesoro, il premier si è schierato dalla parte del suo portavoce Casalino. Dobbiamo quindi pensare che quelle idee siano le sue


La domanda è semplice e molto chiara: il presidente del Consiglio pensa che il ministro Tria e i funzionari del Tesoro siano infedeli e remino contro il governo? Pensa che vadano sostituiti come da giorni ripete una campagna di stampa orchestrata dal Movimento 5 Stelle e – ora lo sappiamo – guidata dal suo portavoce Rocco Casalino? Non era difficile rispondere, sarebbe bastato un sì o un no, una frase di circostanza di difesa delle istituzioni. Ma forse anche questo è chiedere troppo a chi dimostra di non avere alcuna autonomia di scelta e di indirizzo.

Invece si è scelta la strada del distinguo burocratico: “La diffusione dell’audio che sta circolando in queste ore – ha affermato il premier – configura condotte gravemente illegittime che tradiscono fondamentali principi costituzionali e deontologici”. Il problema non è il contenuto del messaggio, non sono le minacce, ma il fatto che quell’audio sia stato diffuso.

A questo punto non ci resta che tirare una conclusione logica: Casalino è il portavoce del presidente del Consiglio, dobbiamo quindi pensare che quelle idee sono di Conte. Il premier lascia fare e si ritaglia – anche grazie alla sua condotta nel concorso per diventare professore – un nuovo ruolo: da avvocato degli italiani ad azzeccagarbugli nazionale.