Morti bianche, 3 casi dall’inizio dell’anno: Viterbo maglia nera nel Lazio

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Giancarlo Turchetti, segretario della Uil
di Federica Lupino
A Viterbo si muore di lavoro e sul lavoro in misura più elevata rispetto al resto del Lazio. Il capoluogo ha infatti il più alto indice di incidenza delle morti bianche  rispetto agli occupati. A dimostrarlo sono i dati dell’Inail riferiti al periodo gennaio-luglio 2017 e divulgati da Giancarlo Turchetti, segretario della Uil. «Per quanto riguarda il Lazio – spiega – nei primi sette mesi dell’anno le vittime sono state in tutto 30, collocando la regione al 17esimo posto in Italia per indice di incidenza sugli occupati. Per quanto concerne invece la drammatica graduatoria provinciale, al primo posto troviamo la provincia di Viterbo con 3 morti e un indice pari a 25 (30mo posto in Italia). Seguono le province di Latina (4 morti e un indice pari a 20,3), Frosinone (3 morti e un indice pari a 18,1), Roma (20 morti e un indice pari a 11,3) e Rieti (0 morti)”.

Nei primi sette mesi dell’anno in Italia le vittime sono state 591 vittime, con un aumento del 5,2% rispetto all’anno precedente, di cui 431 in occasione di lavoro e 160 in itinere. La fascia d’età più colpita è quella dei 45-54 anni. A seguire i lavoratori con età compresa tra i 55 e 64 anni con un indice di incidenza sugli occupati di 33,8 (29,5% del totale) con 127 casi registrati.
«Una situazione tragica – concludeTurchetti – che deve necessariamente indurre ad alzare il livello di controllo sulle condizioni in cui i lavoratori svolgono le loro attività. Lavoratori sempre più colpiti dalla crisi con licenziamenti e precariato diffusi. Morire sul posto di lavoro è inconcepibile e spesso avviane per il mancato rispetto delle regole più elementari. Il lavoro  è un diritto, non un motivo di morte”.

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