AGI – Italia Viva stringe l’assedio a Giuseppe Conte, il segretario del Pd Nicola Zingaretti evoca le elezioni anticipate: la tensione attorno al governo sembra ormai a un punto critico, quando mancano poche ore al Consiglio dei ministri che dovrebbe dare il via libery al Recovery Plan.

“Il fatto politico di oggi è che Conte, sfidando Italia Viva, ha detto di NO all’ipotesi Conte Ter. Contento lui, contenti tutti”, scrive su Twitter Luciano Nobili, deputato di Italia Viva. E per Zingaretti, “verso le elezioni, spesso, ci si rotola contro”. Certo, spetta sempre al Presidente della Repubblica, scegliere quale strada prendere in caso di crisi. Naturalmente, le elezioni anticipate non sono scontate. Ma in caso di crisi, prima ancora del dettato costituzionale, vale la pena rispolverare i libri di storia recente. Perchè quando si provoca una crisi di governo, si sa sempre da dove si parte, ma mai fino in fondo dove si va a parare, avverte Zingaretti, ospite a Start su SkyTg24, sicuramente memore dell’epilogo del governo giallo-verde, quando Matteo Salvini strappò, fiducioso di andare alle urne per uscirne incoronato neo premier.

Il tunnel di cui nessuno conosce l’uscita

Era l’inizio di agosto 2019 e, di lì a poche ore, sarebbe arrivato il sì del Partito Democratico al dialogo con i 5 stelle, fino ad allora considerato una eresia tra i dem, che avrebbe dato vita al Conte II. Ancora prima, era l’autunno del 2011, Silvio Berlusconi salì al Quirinale per dimettersi dopo il voto sul rendiconto generale dello Stato su cui la maggioranza non aveva ottenuto i voti necessari. C’era lo spread che galoppava e la maggioranza che sosteneva il Cavaliere era a pezzi. Giorgio Napolitano chiese a Berlusconi di restare il tempo necessario ad approvare la Legge di Bilancio e, nel frattempo, nominò Mario Monti senatore a vita in attesa di conferirgli l’incarico a formare il nuovo governo.

Potrebbe accadere di nuovo? Niente è escluso, a sentire i dem, comprese delle elezioni che arriverebbero dopo la nascita di un governo formato ad hoc per portare il Paese all’appuntamento con le urne. “Spero che ci si renda conto che con la crisi si entra in un tunnel di cui nessuno conosce l’uscita, io combatto per non arrivare a questo momento”, dice Zingaretti rilanciando il suo appello alla responsabilità di tutte le forze di governo: “Continuo a sperare che non si arrivi alla crisi, ma quando un vaso si rompe è difficile rimettere insieme i pezzi. Nella storia italiana si arriva alle elezioni non perchè lo si decide, ma perchè si rotola verso quella soluzione”. 

Un messaggio a Renzi

Il messaggio, ovviamente, è a Renzi – che continua a respingere lo spettro delle urne – e a quanti continuano a parlare di rilancio dell’azione dell’esecutivo continuando, però, a bersagliare Palazzo Chigi di richieste. “I governi non si rilanciano mandandoli a casa o aprendo crisi che il 90 per cento degli italiani non capisce”, fa notare il segretario dem. Meno ancora si capirebbe come mai, all’indomani della sconfitta di Donald Trump e l’assalto a Capitol Hill si vogliano rianimare quei partiti che alla destra populista americana strizzano l’occhio da tempo. Perchè per Zingaretti il “rischio che in Italia anche gli alleati di Trump tornino al potere”, c’è ed è concreto.

 Non che si tratti del solo risultato sulla carta. I dem sono usciti a testa alta dalle ultime amministrative e dalle regionali che li ha visti affermarsi come primo partito a livello nazionale. Un risultato ottenuto anche senza alleanze, ma che si è reso possibile in virtù del fatto che gli elettori di centro sinistra di Pd ma anche di M5s di Italia Viva, alla fine hanno scelto il “voto utile” per il Pd, “l’unico in grado di fermare le destre”, come ripeteva Zingaretti. Se c’è una forza che può presentarsi agli elettori “tranquilla rispetto al risultato di eventuali elezioni”, dunque, “è proprio il Pd”. Scenari ancora prematuri, anche perchè il leader dem confida ancora che si possa evitare il precipitare della situazione.

Come? “Le squadre devono attuare dei programmi. Noi abbiamo detto Recovery, Patto di fine legislatura che deve essere messo a punto dal premier, e una maggiore iniziativa. Ora, quello che è importante non è aprire la discussione sui nomi, ma quello di trovare un accordo per chiudere la legislatura nel modo più giusto. Io credo che la maggioranza può, su questo, trovare un accordo”.