L’allarme della commissione egiziana for right and freedoms, dove lavorano i consulenti della famiglia del ricercatore italiano ucciso al Cairo: “La tempistica non è casuale. Abbiamo appena pubblicato un dossier su 378 casi di sparizione tra l’agosto 2016 e quello del 2017”

ROMA – La sicurezza nazionale e la polizia egiziana hanno perquisito al Cairo la sede dell’Ecrf, l’Egyptian commissione for right and freedoms, dove lavorano i consulenti della famiglia Regeni. “Vogliono chiuderci, hanno persino cercato di mettere un sigillo alla porta” spiegano i componenti della commissione, sottolineando come l’associazione non sia un’organizzazione politica ma uno studio legale aggiungendo che la chiusura dell’ufficio era “illegittima” perché la loro ong opera in conformità con la legge egiziana.
La Ecrf è sotto attacco da mesi da parte del governo di Sisi. E in particolare in questi mesi, dopo la pubblicazione di un dossier sulle sparizioni forzate in Egitto e dopo il lavoro di ricerca e denuncia che stanno conducendo sul caso di Giulio Regeni: uno dei loro avvocati, Ibrahim Metwally, è stato arrestato mentre si recava a Ginevra per relazionare sulla situazione egiziana in un convegno delle Nazioni Unite.
Ancora una volta sembra che la libertà e la sicurezza di coloro che ci aiutano a far luce sulla morte di Giulio sono a rischio” hanno detto ieri Paola e Claudio Regeni insieme con il loro avvocato Alessandra Ballerini.
I Regeni hanno annunciato la loro volontà di volare al Cairo per incontrare i consulenti e per chiedere il fascicolo della morte di Giulio che era stato promesso loro dal procuratore generale mesi fa, ma ancora non è stato consegnato. “La tempistica della perquisizione non è casuale” dicono dalla Ecrf. “Abbiamo appena pubblicato il dossier che documenta 378 casi di sparizione forzata tra l’agosto 2016 e l’agosto 2017. Metwally – continuano – è stato arrestato illegittimamente in Egitto e in carcere in questi giorni è stato torturato con l’elettroschock”.
Amnesty international ha lanciato una campagna per la liberazione di Metwally (a cui sono appena stati confermati 15 giorni di carcere), che oltre a essere avvocato è anche il padre di un ragazzo vittima di sparizione forzata: è stato arrestato l’8 luglio del 2013 e da allora non si sa più nulla di lu