AVEZZANO. Sono stati momenti di paura quelli vissuti da pazienti e personale medico infermieristico al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Un uomo ha aggredito due pazienti, oltre ad alcuni familiari proprio mentre la sala d’aspetto scoppiava di persone e mentre erano in corso interventi in codice rosso. In ospedale in quel momento non c’era il servizio di sicurezza perché è previsto soltanto dalle 18 in poi, fino alle 6 del mattino.
Alla fine l’aggressore è stato sedato e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. La situazione, in quello che risulta dal numero degli interventi uno dei più affollati pronto soccorso della regione insieme alla struttura di Pescara, è sempre più difficoltosa e i dipendenti sono preoccupati.
L’episodio di ieri mattina è solo l’ultimo di una lunga serie. In diverse occasioni ci sono stati pazienti che hanno perso il controllo, a volte per le attese interminabili che erano costretti ad affrontare. A causa del numero impressionante di utenti, i tempi di attesa superano quasi sempre le 6 ore per i pazienti meno gravi. Ma non mancano i casi di attese che arrivano a 12 ore.
A volte nelle sale interne ci sono anche 8 pazienti contemporaneamente, mentre nella sala di attesa si accalcano 30, 40 persone.
Le condizioni di lavoro insostenibili al reparto e i conseguenti rischi di errori nelle diagnosi e nelle terapie e hanno spinto gli undici medici del pronto soccorso a chiedere insieme a due legali l’intervento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
La Asl è corsa ai ripari e nei giorni scorsi ha assunto un nuovo medico a tempo indeterminato e a breve ne arriverà un secondo al fine di potenziare progressivamente la dotazione di personale. Si tratta di un provvedimento tampone che però non risolve i problemi di una struttura così costantemente affollata.
Dal 1° ottobre è stata attivata anche la vigilanza notturna. Il servizio è però disponibile dalle 18 fino alle 6 mattino.
«Il servizio di sorveglianza», afferma Fabio Mori, sindacalista del Nursind, «sarebbe necessario h24 perché non c’è uno studio sull’incidenza dei casi di violenza all’interno dell’unità di pronto soccorso, «sono episodi che possono accadere a qualunque ora del giorno e della notte. La presenza dei vigilantes all’interno dell’ospedale serve anche a fare da deterrente. Alla fine ci rimettono gli operatori che devono anche improvvisarsi agenti di sicurezza per calmare utenti e avventori di ogni tipo». (p.g.)
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