Inflitti 9 mesi a un operaio Sevel che beneficiava della legge 104. È accusato di truffa aggravata: risarcirà anche i danni alla fabbrica del Ducato
ATESSA. Arriva una nuova condanna per gli operai Sevel che avevano abusato dei permessi della legge 104 per l’assistenza di familiari disabili o malati gravi nel 2012. Operai che, anziché prestare assistenza, usavano le ore per attività proprie, passeggiate, allenamenti sportivi, spese. A processo con l’accusa di truffa aggravata ai danni dell’Inps e della Sevel era arrivato nel 2015 A.S., 39 anni, operaio Sevel di Chieti. L’uomo è stato condannato dal giudice Cleonice Cordisco a 9 mesi di reclusione e al risarcimento danni da quantificarsi in separata sede per la Sevel che lo aveva dovuto sostituire dopo il licenziamento. Per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Delfina Conventi, A.S. avrebbe usufruito dei permessi della legge 104 per tre giorni nel novembre 2012: il 22, 26 e 28 novembre 2012. Doveva usarli per accudire il nonno della moglie, ma l’assistenza l’avrebbe prestata solo per poche ore al giorno, dedicando il resto della giornata ad attività di interesse personale. Dalle indagini era emerso che si era trattenuto in casa del nonno acquisito e da assistere 34 minuti il 22 novembre, due ore e 30 monuti il 26 e un’ora e 20 il 28 dedicando il resto della giornata ad attività personali, come andare al supermercato. Un atteggiamento illecito che aveva indotto in errore Sevel e Inps sulla regolarità della sua condotta e sul regolare utilizzo del beneficio concessogli dalla 104 percependo la retribuzione per le giornate in questione. La Sevel, si era costituita parte civile con richiesta di risarcimento danni che ora dovrà essere deciso in sede civile.
Intanto è arrivata la condanna del giudice a 9 mesi di reclusione, pena sospesa. A nulla è valsa la tesi difensiva per cui l’uomo aveva prestato effettivamente assistenza e che era andato a fare la spesa sì al supermercato, ma era per il nonno. Si è quindi chiuso l’ennesimo processo per truffa legata ai permessi della legge 104 che nel 2010/2012 la Sevel aveva scoperto, attraverso propri investigatori e che si sono trasformati dopo esposti in Procura, in processi penali a partire dal 2014. Molti di questi processi sono approdati anche dal giudice del lavoro per i licenziamenti scattati dopo la scoperta. Tra reintegri e nuovi licenziamenti alcuni processi sono giunti in Cassazione.