Wsj: “Trump pronto a perdonare Assange se arriva un aiuto a uscire dal Russiagate”

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Il  Wall Street Journal svela un incontro tra un deputato repubblicano e il capo di gabinetto della Casa Bianca Kelly. In cambio di informazioni, il fondatore di WikiLeaks, bloccato a Londra nell’amasciata dell’Ecuador, riceverebbe una sorta di immunità

NEW YORK – Donald Trump potrebbe essere pronto a perdonare Julian Assange se il fondatore di WikiLeaks lo aiuterà a scagionare la Russia dalle accuse di aver hackerato le presidenziali della sua vittoria. Lo scrive il Wall Street Journal svelando i particolari di una telefonata avvenuta mercoledì scorso fra il deputato repubblicano Dana Rohrabacher e il capo di gabinetto della Casa Bianca, l’ex generale John Kelly. Tutto questo, proprio mentre Facebook  – lo dice sempre il Wsj – ha consegnato al procuratore speciale Robert Muller le prove di un acquisto fatto da ambienti vicino al Cremlino di spazi pubblicitari per condividere Fake News.

Rohrabacher, noto per essere uno dei deputati più palesemente proRussia all’interno del Congresso, aveva incontrato Assange già lo scorso agosto, quando era andato a trovarlo a Londra, all’interno di quella ambasciata dell’Ecuador dove il fondatore di WikiLeakes vive fin dal 2012 per sfuggire a un mandato di arresto internazionale emesso in Svezia che lo accusava di stupro.
Il deputato della California aveva voluto incontrarlo proprio per discutere un potenziale perdono presidenziale in cambio di prove concrete che scagionino i russi dall’accusa di ingerenza nelle elezioni: soprattutto per quel che riguarda l’hackeraggio del Democratic National Committee le cui mail furono pubblicate proprio da WikiLeakes.

Non è chiaro se quell’incontro fosse una iniziativa del politico oppure una missione per conto di President Trump. Quel che è certo è che ora la trattativa con la Casa Bianca sarebbe incominciata. L’ “affare”, per citare il termine usato dal deputato Rohrabacher, comporterebbe il perdono di Assange “o qualcosa di simile”. In cambio Mister WikiLeaks potrebbe consegnare un computer – o comunque un dispositivo con dati in memoria – che secondo lui scagionerebbe definitivamente i russi. Per ora, però, di sicuro c’è solo la conversazione tra Rohrabacher e Kelly, che il primo ha confermato al Wsj aggiungendo però che di non poter “dire nulla dei contenuti”.

Ma il giornale avrebbe avuto conferme anche da fonti interne alla Casa Bianca: la trattativa ci sarebbe anche se “Trump ancora non ne conosce i dettagli”. Assange, comunque, avrebbe detto di essere pronto a concludere l’ “affare” solo se riceverà rassicurazioni da qualche pezzo grosso: spingendo per incontrare qualcuno del calibro di Kelly o comunque a quel livello, che gli garantisca una linea diretta col Presidente.

Trump d’altronde avrebbe cambiato più volte opinione su Assange. Prima delle elezioni ne aveva parlato più volte come di un criminale, arrivando perfino a chiedere per lui la pena di morte su Twitter, Ma dopo una intervista concessa dal whistleblower australiano a Fox News lo scorso gennaio, dove Mister WikiLeakes ripeteva di non aver ricevuto dai russi le mail sottratte al Comitato Nazionale Democratico, sostenendo anzi che era “una manovra dei democratici per screditare Trump”, The Donald lo aveva citato in un tweet come una fonte più che affidabile:  “Julian Assange dice che anche un quattordicenne poteva hackerare il capo della campagna di Hillary, John Podesta… Non sono stati i russi a dargli le informazioni!”. Adesso, dunque, sarebbe

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