Maxi frode fiscale, scattano i sequestri

Dieci persone coinvolte tra Prato e Montale, 5,5 milioni di evasione. Colpita anche la società di gestione del Tennis Clubdi Fabio Calamati

MONTALE. Perquisizioni nelle province di Pistoia, Prato, Frosinone e Caserta e sequestro preventivo di beni per duecentomila euro, sotto forma di quote proprietarie di alcune aziende, tra cui una di Prato ed una di Montale. Queste le azioni effettuate l’altro ieri dalla Guardia di finanza di Pistoia, nell’ambito di una vasta inchiesta su una serie di frodi fiscali che coinvolge una decina di persone – con epicentro tra Montale e Prato – coordinata dal sostituto procuratore di Pistoia Fabio Di Vizio.

Secondo la Procura della repubblica e la Guardia di finanza, il gruppo di persone sotto indagine, che farebbero capo ad un imprenditore con residenza a Montemurlo ma molto conosciuto anche a Montale, agirebbe dal 2006 secondo un preciso schema, che li avrebbe condotti ad accumulare un debito verso il fisco di circa 5,5 milioni di euro. Il reato ipotizzato è la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

I sequestri sono stati eseguiti mercoledì 20 settembre sulla base di provvedimenti firmati dal giudice delle indagini preliminari Maria Elena Mele.

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Ad essere colpite dal sequestro di parte delle quote societarie, tra le altre, l’azienda Oregon srl (sede a Prato in viale Montegrappa) e la Home Relax srl di Montale. La prima, in particolare, è la società che gestisce il complesso del Tennis Club Montale, in via Garibaldi: un luogo ben noto non solo ai montalesi, dove si può giocare a tennis, rifocillarsi al bar o al ristorante, fare acquisti ad un negozio di tabacchi o divertirsi ad una sala giochi.

Tutte queste attività – bene chiarirlo – rimangono pefettamente in funzione, senza problemi diretti. Ad essere state sottoposte a sequestro preventivo sono state le quote di alcune delle società proprietarie, per le quali è stato nominato un amministratore giudiziario che ne guiderà l’attività estromettendo di fatto i titolari indagati.

Secondo Procura e Finanza il meccanismo della frode fiscale era sempre lo stesso, ormai ben oliato. I protagonisti prendevano possesso, in modo del tutto regolare, di una azienda e, dopo alcuni anni di attività, smettevano di depositare i bilanci, di presentare le dichiarazioni fiscali e di versare le imposte. Fino ad accumulare un debito con il fisco che spesso arrivava ad alcune centinaia di migliaia di euro.

A quel punto veniva costituita una nuova società, con diversa denominazione ma stessa attività, sede negli stessi luoghi e riconducibile agli stessi soggetti. E il meccanismo riprendeva, con delle varianti come la cessione alla nuova società di beni di quella vecchia, ceduti senza corrispettivo. Intanto la vecchia società spesso subiva un cambio di sede, finendo in Lazio o in Campania, magari con nomi e amministratori diversi, che la rendevano di fatto irrintracciabile.

Secondo la Finanza a coordinare le imprese del gruppo c’è un singolo imprenditore, che risulta spesso proprietario di fatto delle società coinvolte e formalmente intestate a dei familiari o dei prestanome. Coinvolti nelle indagini anche due professionisti, uno di Prato e uno di Frosinone. Le aziende al centro dell’inchiesta operavano in diversi settori, dal confezionamento biancheria alla compravendita/affitto di beni, dalla ristorazione alle scommesse, compreso un servizio di tenuta della contabilità.

Questa, ovviamente, l’ipotesi degli inquirenti, che dopo la fine delle indagini dovrà innanzitutto passare al vaglio dei giudici preliminari.

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