La guerra delle due rose

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Una discussione, innescata dal post “La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)” e sviluppatasi anche su FB, merita un post ad hoc. Piatto ricco mi ci ficco.

Sembra che, parlando di riserva frazionaria, abbia toccato un tasto sensibile. Subito se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena, quella creata e controllata dalle Banche Centrali. In particolare, il commentatore Ansel mi ha segnalato un post di Alberto Bagnai che riassume il meccanismo. Bagnai fa giustamente osservare che il $agace e $olerte banchiere centrale non controlla una beneamata fava, perché le effettive decisioni di erogare o meno un prestito sono distribuite in tutto il sistema bancario. Al massimo, il $agace&$olerte può “strozzare il credito“, ma il potere di espanderlo non è nelle sue effettive possibilità. Insomma, non si può costringere il cavallo a bere, oppure, se preferite, una corda può essere tirata ma non può essere spinta.

La domanda è: perché, non appena ho citato il coefficiente di riserva frazionaria, se ne è dedotto che io sia un sostenitore della teoria della moneta esogena? Risposta: perché si è smesso di pensare! Ormai si ragiona, anche tra noi, per appartenenza.

Vedete, nel post in oggetto, “La crisi sola igiene del mondo (riserva frazionaria, Mario Monti e bail-in 4 piddummies)“, mi sono limitato a dire una cosa semplice semplice: le banche operano all’interno di un sistema di vincoli legali, in particolare il rapporto tra patrimonializzazione e impieghi, e a quelle regole devono adeguare il loro operato (o almeno dovrebbero). Certo, “nell’accordare un prestito il funzionario di banca non controlla la quantità di riserve disponibili presso il suo istituto, esattamente come nel fissare il prezzo il bancarellaro non controlla la quantità di M3 in circolazione in quel giorno – cit. Bagnai“, ma a fine periodo si deve stare dentro i limiti fissati dalle regole. E siccome il coefficiente di riserva frazionario, deciso dalla BC, è legato alla moneta bancaria dal moltiplicatore monetario, ne ho brevemente riassunto il funzionamento. Esattamente come ha fatto Bagnai nel post segnalatomi da Ansel, senza che a nessuno sia venuto in mente di gridare “Bagnai è per la moneta esogena! Bagnai è mainstream!“. Con me, invece, è successo. Ci vuole tanta pazienza.

Affrontiamo il cuore della discussione: è vero o no che, fissando il coefficiente di riserva frazionaria, si determina la quantità di moneta bancaria? Orbene, io penso che la relazione tra la quantità di moneta bancaria e il coefficiente di riserva frazionaria sia lievemente più complicato, perché la determinazione della quantità di moneta bancaria è un fatto sostanzialmente politico. A che serve allora il coefficiente di riserva frazionaria? Serve, io penso, a nascondere una decisione politica ammantandola di tecnicismo. Punto.

Tuttavia, a prescindere dal fatto che la quantità di moneta circolante sia il risultato di una scelta autonoma del $&$ banchiere centrale, oppure un scelta endogena al sistema creditizio nel suo complesso, oppure ancora la risultante sia di decisioni di natura tecnica che fiscale e politica, e cioè a prescindere dalla questione “chi crea la moneta?“, resta il fatto che, ad un dato istante to, esiste una data quantità di moneta bancaria, cioè prestiti erogati dalle banche garantiti da assets reali, e se in questa situazione sopravviene una imponente decisione di politica fiscale, come quella posta in essere dal governo Monti, qualcosa di grosso succede. Nel mio post ho cercato di mettere in evidenza tali conseguenze, senza pormi la questione metafisica “chi crea la moneta“.

L’ho fatto perché non considero importante la questione metafisica? Francamente sì, non la ritengo importante perché, per me, in economia politica non esistono fatti tecnici, ma ideologie, la cui funzione è quella di supportare e legittimare interessi di parte, esattamente come, nella guerra delle due rose, le ragioni dinastiche servivano a coprire corposi interessi di clan. Purtroppo in molti, in troppi, continuano a baloccarsi con le teorie del tutto, applicando le quali tutti sarebbero liberi, ricchi e felici. Ho inteso, fin dal titolo, denunciare questa deriva intellettuale, che sta facendo molti danni, parafrasando il detto “la guerra sola igiene del mondo“, ma evidentemente ciò non è stato compreso perché è subito scattato il riflesso pavloviano, al solo sentir parlare di riserva frazionaria, “Fraioli è mainstream“.

E allora consentitemi di essere brutalmente chiaro: me ne impippo della questione metafisica “chi crea la moneta“, perché “il problema è politico“, ovvero, per citare uno che di queste cose se ne intendeva,  è inerente alla capacità di mobilitare e organizzare la coalizione degli interessi contrari (“Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne’ lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come ‘congiura aperta’ tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso – soprattutto sul mercato dei cambi – abolire per ritornare alle piu’ confortevoli abitudini del passato – cit. Beniamino Andreatta“).

Mai avrei pensato, riassumendo l’aritmetica della riserva frazionaria, che questa avrebbe completamente posto in ombra la questione centrale, che le banche stanno fallendo non a causa della corruzione, ma perché si è tirata la corda! Tra l’altro, nemmeno con una scelta tecnica del $&S banchiere centrale di strozzare il credito, come pure è in suo potere (anzi! il $&$ sta facendo l’opposto, con i QE, gli LTRO etc.), bensì con una manovra di politica fiscale, di un governo (vedi alla voce Mario Monti) non eletto, che ci è stato imposto dall’esterno. Questo sì è un fatto esogeno!

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