LA DINASTY DI FIDEL CASTRO

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LA DINASTY DI FIDEL CASTRO

28 nov 2016 11:05

TE CASTRO! – LA RIVOLUZIONE DI FIDEL E’ STATA PIENA DI REPRESSIONI, GULAG, OMICIDI POLITICI, VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI – IN CINQUANT’ANNI DI DITTATURA SONO FINITI IN GALERA 500 MILA DISSIDENTI, ALMENO 5600 CUBANI SONO STATI GIUSTIZIATI E LE “ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI” SAREBBERO CIRCA 1200 – DAI FIGLI AI FRATELLI, ECCO LA “DINASTY” DEI CASTRO’S

FIDEL CASTRO FIDEL CASTRO
  

1 – IL LIBRO NERO DEL CASTRISMO: MEZZO MILIONE DI PERSEGUITATI
Fausto Biloslavo per ”il Giornale”
Gulag, omicidi politici, repressione e sistematiche violazioni dei diritti umani sono i capitoli del libro nero del comunismo cubano. Il mondo piange Fidel Castro, ma sembra dimenticare o mettere in secondo piano i lati oscuri di mezzo secolo di indiscusso potere.
All’ annuncio della scomparsa del lider maximo, Amnesty international ha denunciato senza peli sulla lingua «la repressione sistematica delle libertà fondamentali» operata a Cuba durante il lungo regime di Fidel.

REPRESSIONE A CUBA REPRESSIONE A CUBA 

«Nonostante i successi sul piano sociale, i 49 anni di regno di Castro sono stati caratterizzati da una repressione brutale della libertà di espressione» scrive Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty per le Americhe.
E la libertà d’ espressione non è stato l’unico diritto violato a Cuba. Si stima che dalla vittoria della revolucion siano finiti in galera mezzo milione di cubani accusati a torto o ragione di non essere allineati con il regime marxista leninista. Su una popolazione di 11 milioni di abitanti la dittatura comunista dell’ isola ribelle vanta uno dei più alti tassi di carcerazione politica del mondo.
«Sono stato arrestato più di 50 volte nel 2015. La polizia mi ha rotto il naso e il timpano, ma dobbiamo mostrare la realtà di repressione in cui viviamo» aveva detto in marzo Antonio Rodiles uno dei leader dell’opposizione, alla vigilia della storica visita a Cuba del presidente americano Barack Obama.

REPRESSIONE A CUBA REPRESSIONE A CUBA 

Nel 1965, pochi anni dopo l’avvento al potere di Castro, si contavano 45mila prigionieri politici. Lo stesso Che Guevara, il suo compagno di lotte più famoso, ideò il gulag caraibico di Guanahacabibes. «Vi mandiamo coloro che hanno commesso reati contro la morale rivoluzionaria, sia gravi che lievi» affermava il leggendario Che in una riunione del Ministero dell’Industria nel 1962.
Durante il regime castrista sono finiti nel mirino anche gli omosessuali bollati con disprezzo maricones (finocchi, froci) e considerati espressione dei «valori decadenti della società borghese». I prigionieri politici sono stati per decenni costretti ai lavori forzati.
Fino al 2005, il Cuba archive Porject, dettagliato database della repressione a Cuba aveva registrato 9240 «morti politici».

REPRESSIONE A CUBA REPRESSIONE A CUBA 

Almeno 5600 cubani non in linea sono stati giustiziati e le «esecuzioni extragiudiziali» documentate sarebbero circa 1.200. Il 20% della popolazione cubana vive all’ estero e ben 78mila persone avrebbero perso la vita nel disperato tentativo di fuggire dal «paradiso» socialista dopo l’ avvento della rivoluzione.
Solo quattro anni fa è morto in un sospetto incidente stradale, Oswaldo Paya, uno dei leader delle proteste democratiche. I familiari hanno sempre accusato gli agenti del governo cubano di averlo seguito buttandolo fuori strada. Altri pilastri della dissidenza nell’ isola ribelle sono Guillermo Farinas, arrestato più volte, che ha compiuto 23 scioperi della fame contro il regime e Oscar Biscet, prigioniero di coscienza condannato a 25 anni e liberato nel 2011. Negli ultimi tempi di distensione con il resto del mondo per mantenere in piedi il regime, l’Avana ha fatto rilasciare ad ogni visita di un Papa o del presidente Obama e altri dignitari centinaia di prigionieri.

REPRESSIONE A CUBA REPRESSIONE A CUBA 

L’ obiettivo era dimostrare che tutto è cambiato. In realtà nel 2015 la Commissione cubana per i diritti umani ha denunciato 8.616 casi di detenzione arbitraria e 2500 nei primi due mesi di quest’ anno. Berta Soler, una delle fondatrici delle Damas de Blanco, che contestano coraggiosamente il sistema cubano ha dichiarato: «Veniamo repressi semplicemente per aver esercitato il nostro diritto alla libera espressione e per aver manifestato in modo non violento».
Nel lungo regno di Fidel ci sono stati tanti casi emblematici. Uno dei più noti è quello del poeta Armando Valladares condannato a 30 anni e sottoposto a condizioni di detenzione inumane perché si rifiutava di sottoporsi alla «rieducazione» socialista. Non è un caso che ieri l’ultimo dittatore stalinista, Kim Jong-un, leader supremo della Corea del nord, abbia espresso profonda tristezza per la scomparsa di Fidel ricordandolo per il «contributo eccezionale» al socialismo.

LE ATTIVISTE DI AMNESTY INTERNATIONAL PROTESTANO CONTRO LA REPRESSIONE DEL REGIME IN OCCASIOEN DEL VIAGGIO DEL PAPA A CUBA jpeg LE ATTIVISTE DI AMNESTY INTERNATIONAL PROTESTANO CONTRO LA REPRESSIONE DEL REGIME IN OCCASIOEN DEL VIAGGIO DEL PAPA A CUBA jpeg 

2 – QUELL’ENORME «DYNASTY» TROPICALE CHE DIFENDE SOPRATTUTTO SE STESSA
Luciano Gulli per ”il Giornale”
Quella dei Kennedy e dei Bush, al confronto, fa tenerezza. Dynasty per Dynasty, quella messa in piedi da Fidel Castro è talmente vasta, estesa e ramificata che perfino nelle ristrette riunioni di famiglia – l’ inner circle da cui fotografi e operatori sono stati sempre tenuti alla larga – non ci si raccapezzava mai, tra i vari Fidelito, Alexis, Alexander, Alejandro; e se si stava parlando di figli, nipoti, cugini o figli dei cugini o dei nipoti.
E pazienza per il lìder maximo, che dall’ alto dei suoi 90 anni aveva diritto a un altrettanto alto livello di rincoglionimento. È che a perderci la testa, in quelle riunioni, nel tentar di capire chi era chi e di chi si stava parlando, erano anche i parenti di mezz’età e le ricche cugine che, nel tempo lasciatogli libero dal coiffeur, dall’estetista e dal badminton, tenevano in ordine il complicato albero genealogico.

REPRESSIONE A CUBA REPRESSIONE A CUBA 

Sono sempre stati tanti, d’ altronde, i Castro. Il padre di Fidel, Angel, era un ricco latifondista di Biràn, nel sud-est dell’ isola, proprietario di una vasta piantagione di canna da zucchero. E oltre al prediletto Fidel, aveva messo al mondo altri 8 tra maschi e femmine. Da allora, cioè da quando i Castro brothers sono diventati grandi e si sono riprodotti, è stato difficile raccapezzarcisi.

CASTRO E UN'AMMIRATRICE CASTRO E UN’AMMIRATRICE 

Al manicomiale albero genealogico molto ha contribuito lo stesso Fidel, cui si annettono, tra figli legittimi e naturali, ben 11 esemplari. Una dinastia che in queste ore appare disorientata, incerta sul proprio futuro personale e politico. Sarà naturalmente Raùl, l’erede al trono dei Castro, a traghettare il clan in un «dopo-Fidel» in cui bisognerà in tutti i modi evitare errori e stravaganze tipo pubblicazioni di memoriali.
A Raùl il compito di tenere la barra al centro nella lunga navigazione in seno al Potere in cui i Castro, ammaestrati dal capoclan, hanno tenuto sempre un basso profilo, badando a tutelare l’ eredità della Revoluciòn e della famiglia.
La cerchia più ristretta è composta da sette elementi: la moglie di Fidel, Dalia Soto del Valle, i loro cinque figli e il figlio del primo matrimonio, Fidelito Castro Diaz-Balart. Lei, la matriarca, è sempre stata nell’ ombra (fino al 1992 non era mai apparsa in pubblico) e lì resterà. Fidelito, il primogenito, si occuperà dell’ amministrazione dei beni del clan. Dalia Soto Del Valle, anche lei nata in una famiglia della ricca borghesia terriera, è stata compagna di Fidel dal 1961.

CASTRO CASTRO 

La prima moglie, Mirta Diaz-Balart, rimase accanto a Fidel dal 1948 al 1955. Fidelito, figlio della coppia, nacque nel 1949. Studiò fisica nucleare a Mosca con lo pseudonimo di Josè Raul Fernandez e fu a capo del programma nucleare cubano dal 1980 al 1992. Tra i figli naturali di Fidel un cenno meritano Ciro e Fito. Il primo, frutto di una relazione passeggera, è esperto di medicina sportiva. Fito, 46 anni, è direttore dell’ Agenzia del Turismo.
Nel ginepraio di nipoti, ecco Alejandro, da non confondere con l’ omonimo cugino. Colonnello delle Forze di sicurezza, è il principale consigliere del padre Raùl. Tra le figure femminili spicca Mariela, esponente di punta dei gruppi pro gay dell’ isola, deputata all’ Assemblea nazionale; e Deborah, sposata all’ ambizioso generale dell’ Esercito rivoluzionario Lopez-Callejas. Sullo sfondo, dimenticata da tutti, resta la sorella di Fidel, Juanita. Lasciando Cuba nel giugno del 1964, in una conferenza stampa disse: «I miei fratelli Fidel e Raùl hanno trasformato Cuba in una enorme prigione circondata dall’ acqua».

CASTRO SAVIANO CASTRO SAVIANO

29 nov 2016 13:04

TE LA DO IO LA REVOLUCION – CHI E’, CHI NON E’, CHI SI CREDE DI ESSERE ALEJANDRO CASTRO, IL FIGLIO DI RAUL CHE FA GIÀ AFFARI CON GLI USA – TUTTI SANNO CHE NON DIVENTERÀ PRESIDENTE, PER NON DARE L’IMPRESSIONE DI UNA SUCCESSIONE MONARCHICA ALL’INTERNO DELLA FAMIGLIA MA DI SICURO SARÀ LUI IL VERO PRESIDENTE OMBRA

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

ALEJANDRO CASTRO ALEJANDRO CASTRO 

L’ appuntamento per cena era al Club Habana di Flores, dove negli Anni 20 c’ era il prestigioso Biltmore Yacht & Country Club. Alejandro Castro si era presentato a bordo di una vera jeep d’ epoca della Seconda guerra mondiale, guidandola lui di persona. L’ occasione era l’ incontro con un gruppo di imprenditori canadesi, americani e spagnoli, che stavano progettando un grande complesso turistico sulla costa tra L’ Avana e Varadero. Per farlo approvare, però, era indispensabile il via libera di Alejandro.
Questo episodio avvenuto nel settembre scorso, che «La Stampa» è in grado di rivelare grazie a una persona presente a quella cena, conferma le voci di corridoio secondo cui il figlio di Raúl è sempre più importante nella gerarchia di Cuba, e molti cominciano a vederlo come il vero erede del padre e dello zio Fidel. Il successore designato resta il vicepresidente Miguel Diaz-Canel, e magari se Raúl si ritirerà l’ anno prossimo, come promesso, la guida formale del Paese toccherà davvero a lui.
Tutti però sanno che se Alejandro non diventerà presidente, per non dare l’ impressione di una successione monarchica all’ interno della famiglia, di sicuro dietro le quinte sarà lui a comandare.

FIDEL CASTRO FIDEL CASTRO 

La cena di settembre era stata organizzata da un imprenditore americano, capofila di un hedge fund degli Stati Uniti interessato ad investire nell’ isola. La legge però vieta ancora queste operazioni dirette, e quindi l’ imprenditore si era rivolto ad amici canadesi e alla famiglia dei banchieri spagnoli Botín.
Il progetto era enorme: hotel di lusso, campi da golf, marina e mall, con tutti i servizi annessi. Canadesi e spagnoli ci avrebbero messo la faccia, gli americani i soldi. Siccome a Cuba nel campo del turismo nulla si muove senza l’ approvazione dei militari, il gruppo di investitori aveva puntato più in alto possibile. Alejandro aveva accettato l’ invito, presentandosi e bordo della sua jeep. Aveva conversato amabilmente della sua passione per le auto, lo sport e le donne, senza lasciarsi sfuggire neppure una parola sulla politica.
Quindi aveva salutato sorridente, lasciando i commensali ottimisti sulle prospettive del loro progetto.

RAUL CASTRO RAUL CASTRO 

Ora torna tutto in alto mare, non tanto per la morte di Fidel, quanto per l’ elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Quello che resta fuori dubbio, però, è l’ influenza di Alejandro su questo genere di progetti, e in generale sul futuro di Cuba.
L’ unico figlio maschio di Raúl e Vilma Espin è nato a L’ Avana 51 anni fa, ha una laurea in ingegneria presa all’ Instituto Superior Politecnico José Antonio Echeverria, e un master in relazioni internazionali. Appena finiti gli studi era entrato nelle forze armate, seguendo le orme del padre ministro della Difesa. Raúl però faceva sul serio, e lo aveva spedito a farsi le ossa con la missione rivoluzionaria in Angola, dove a causa di un incidente aveva perso la vista da un occhio. Da qui il soprannome «El tuerto», cioè «Il guercio», con cui i dissidenti amano insultarlo.

FIDEL CASTRO FIDEL CASTRO 

Dopo l’ Angola si era trasferito al ministero dell’ Interno, crescendo nei ranghi dell’ intelligence fino al grado di colonnello, in attesa di promozione a generale. Alex, come lo chiamano gli amici americani, sembrava destinato a una carriera tranquilla all’ ombra del padre. La malattia di Fidel, però, ha cambiato tutto. Da quando ha preso il potere, Raúl ha cominciato a coinvolgere sempre di più il figlio negli affari di Stato. Con il consenso di Fidel, che secondo Norberto Fuentes aveva un rapporto col nipote «simile a quello che Vito Corleone aveva con Michael nel Padrino». Nel 2015, quando Raúl aveva incontrato il presidente americano Obama a Panama, al suo fianco c’ era Alejandro.
Stesso discorso quando a maggio era andato a Roma per vedere Papa Francesco. L’ accordo del 17 dicembre, che aveva ristabilito le relazioni tra Washington e L’ Avana, aveva incluso anche uno scambio di prigionieri, tra cui tre spie cubane venerate come eroi in patria. Al loro ritorno, ad accoglierli sotto la scaletta dell’ aereo c’ era Alejandro.
Tutti questi avvistamenti non solo hanno alzato il profilo del figlio di Raúl, ma hanno fatto supporre che abbia avuto un ruolo centrale nell’ accordo con gli Usa, nonostante avesse scritto un severo libro contro l’ imperialismo americano intitolato «El imperio del terror».
Infatti era lui a gestire i progetti per gli investimenti comuni, come quello discusso nella cena di settembre. Ora con Trump cambia tutto, ma il soldato Alejandro è pronto anche a fare il duro, se il nuovo capo della Casa Bianca tornerà ad offrirgli l’ embargo come scusa per usare il pugno di ferro.

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