Frosinone, orsa finisce in una trappola e resta con un laccio d’acciaio al collo per dieci mesi: trovata e liberata

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Si è imbattuta in una trappola artigianale costruita dai bracconieri e, dopo aver reagito per non restare imprigionata, ha percorso per dieci mesi chilometri di bosco con un laccio d’acciaio legato a cappio intorno al collo.

Un’orsa di oltre 10 anni e del peso di circa 80 chili, dopo essere stata localizzata, è stata liberata, curata e rilasciata nel proprio habitat.
Si è conclusa così con un lieto fine, dopo tanta sofferenza, la storia del plantigrado, animale simbolo del Parco nazionale.
Era stato filmato in quelle condizioni dall’associazione Salviamo l’orso nell’ambito del progetto, partito in collaborazione con la Regione Lazio, sul monitoraggio della popolazione della specie nelle zone esterne dell’area protetta. Ed era iniziata una corsa contro il tempo per individuarlo al più presto al fine di rimuovere quella corda di ferro con cui, soffrendo, era costretto a convivere.
Subito dopo la segnalazione, infatti, sono state avviate, da parte dell’ente naturalistico, le attività di ricerca e di monitoraggio. L’orsa, finalmente, è stata avvistata di nuovo (durante le attività di conta delle femmine con piccoli) alla fine di agosto dai carabinieri forestali di Picinisco. Da qui è stato possibile circoscrivere il campo d’azione. Così, l’altra notte, nel territorio di Campoli Appennino, è stata catturata dopo operazioni durate sei giorni che hanno visto al lavoro la squadra del Parco composta dal veterinario, dai tecnici del servizio scientifico e dalle guardie del servizio di sorveglianza.
Sotto il muso aveva ancora la corda d’acciaio, «tipicamente usata dai bracconieri» spiegano dal Parco, e un’ampia ferita: quel corpo estraneo stringeva al punto da iniziare a incidere i tessuti sottostanti. Il veterinario ha subito liberato l’orsa e l’ha curata somministrandole i farmaci necessari. Niente di grave, per fortuna: guarirà in due-tre settimane.
Il Parco ha inviato un’informativa di reato alla Procura di Cassino, competente per territorio.
«I cavi d’acciaio del tipo rinvenuto sull’orsa – hanno spiegato dall’ente – vengono generalmente utilizzati dai bracconieri, che li pongono lungo punti di passaggio della fauna selvatica attendendo che un animale rimanga intrappolato». Il plantigrado, dopo essere rimasto imprigionato, sarebbe riuscito a rompere l’ancoraggio del cavo d’acciaio, ma non a sfilarsi il ferro dal collo. È questa l’ipotesi ritenuta plausibile dal Parco.

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