Consip, Musti smentisce e Borrelli “salva” Woodcock

Spread the love

Il magistrato usato contro i Noe: “Sui giornali frasi che non ho mai detto” Il capo della Dda partenopea: “Fu il procuratore a intercettare Renzi sr.”

Musti ieri ha detto che nei resoconti dell’audizione in cui ha criticato il maggiore Giampaolo Scafarto e il colonnello Sergio De Caprio alias Ultimo “mi vengono attribuite alcune affermazioni, anche virgolettate, che io non ho fatto ovvero che, per come riportate, non rendono in modo fedele quanto da me riferito”. E intanto, davanti alla Prima commissione del Csm che deve valutare se chiedere il trasferimento di Woodcock e Carrano, oltre a Borrelli è stato sentito anche l’aggiunto Alfonso D’Avino, capo della sezione reati Pubblica amministrazione. È Borrelli a parlare delle intercettazioni di Tiziano Renzi richieste da Woodcock e da Celeste Carrano l’8 novembre 2016 e autorizzate dal gip il 17 novembre. “Prima di intercettare Tiziano Renzi, Colangelo mi chiede un parere” e Borrelli ha spiegato di aver risposto che a suo avviso gli indizi c’erano ma il momento non era propizio per l’imminenza del referendum costituzionale. Inoltre, disse al procuratore di verificare se Napoli fosse competente. Colangelo verifica, racconta Borrelli al Csm, riflette e poi lo chiama per dare il suo benestare alla richiesta di intercettazioni.

“Colangelo sapeva tutto di Consip – aggiunge Borrelli –, se non altro per il contenzioso che si era creato tra magistrati di diverse sezioni”. Cioè la pretesa della sezione reati Pubblica amministrazione di avere gli atti Consip per competenza. Lo conferma ieri D’Avino: si sapeva già dalle audizioni dell’ex reggente Nunzio Fragliasso e dal procuratore Luigi Riello. D’Avino conferma una riunione nel gennaio 2016 con Colangelo e l’altro aggiunto della Dda, Filippo Beatrice, in cui sarebbe stato deciso lo stralcio, in mancanza del quale non ha protestato. Insomma, Woodcock non si è affatto tenuto un fascicolo contro la volontà del procuratore e a luglio 2016 viene deciso di dargli un rinforzo: la collega Carrano.

A domanda su perché sia stata la Procura di Napoli a far perquisire il vicedirettore del Fatto Marco Lillo dopo la pubblicazione dell’intercettazione tra Renzi padre e il figlio, D’Avino riferisce che Fragliasso e il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone stabilirono che sulle fughe di notizie avrebbero lavorato entrambi gli uffici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.