AGI – Parlare di rischio ‘azzeramento’ rispetto alla squadra del Conte 2 – osserva un ‘big’ della maggioranza uscente – potrebbe essere azzardato, ma l’ipotesi che il governo sia formato da molti tecnici c’è. E – spiega chi ha parlato con il premier incaricato Mario Draghi – le indiscrezioni sui nomi emersi in questi giorni sarebbero fuorvianti.

L’ex numero uno della Bce parlerà della squadra direttamente con il presidente della Repubblica e poi deciderà. Niente vicepremier e al momento prende corpo l’idea che non saliranno a bordo i leader. È anche la conseguenza del sì della Lega. Ma è contro questa ipotesi che si muoveranno i rosso-gialli nei prossimi giorni. Riunendosi, come hanno fatto due giorni fa e – ipotizza un capogruppo della maggioranza uscente – stilando un elenco di priorità sul programma. Anche per mettere in difficoltà il segretario ‘lumbard’, spingerlo all’appoggio esterno.

È una via stretta perché al tempo stesso c’è la convinzione che non potranno essere messi veti nè paletti sul percorso dell’esecutivo, con il Pd che assicura già il totale appoggio a Draghi. Il premier incaricato non ha scoperto le carte, ripete durante le consultazioni quali sono le urgenze per il Paese, dice di volere un governo che sia un mix di tecnici e di politici. Ma la partita è tutta da giocare.

Il prossimo passaggio sarà l’incontro con le parti sociali per una tela che potrebbe essere ultimata nel prossimo fine settimana. Draghi al termine delle consultazioni è tornato nella sua casa in Umbria dove comincerà a tirare le somme dei colloqui avuti, continuando a fare qualche telefonata. Tra l’altro non è escluso che l’ex presidente della Bce abbia avuto un nuovo contatto telefonico con il presidente della Repubblica per aggiornarlo degli incontri di oggi prima di avviare il secondo giro di consultazioni con i partiti lunedì e martedì.

Mercoledì mattina il capo dello Stato è atteso alla cerimonia della Giornata del Ricordo, quindi tutti si aspettano che lo scioglimento della riserva possa avvenire mercoledì pomeriggio per poter poi concludere i voti di fiducia in settimana, in tempo per dedicarsi al primo impegno urgente, le decisioni sulle nuove misure anti Covid, dato che il vecchio dpcm scade lunedì 15. E’ un percorso, quello dell’esecutivo, che presenta ancora molte insidie ma il perimetro, al momento, va oltre la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’.

Se dovessero prevalere i tecnici per FI potrebbe entrare l’ex numero uno della Protezione civile, Bertolaso. Circolano comunque i nomi di Lamorgese, Giovannini, Franco, Reichlin, Malaschini, Cartabia. In caso di un esecutivo a ‘trazione’ politica per il Pd dovrebbero essere confermati i ministri che possono assicurare continuità nella propria azione rispetto al Conte 2 come Speranza (per Leu) Boccia, Franceschini e Guerini (per il Pd, ma potrebbe entrare anche Orlando alla Giustizia), Di Maio e Patuanelli (M5s).

Per quanto riguarda Italia viva il nome è quello di Rosato, l’alternativa sarebbe il capogruppo renziano al Senato Faraone (in quel caso l’ex ministra Bellanova prenderebbe il suo posto); in FI si fa il nome di Tajani, nella Lega quello di Giorgetti, per Europa Bonino. E Conte? Grillo avrebbe lanciato l’idea del ‘ministro del Recovery’ ma il premier uscente potrebbe non entrare nel governo (“Non mettiamo veti”, dice il capogruppo di Iv alla Camera, Boschi).

Una fonte pentastellata non esclude che possa essere candidato a sindaco di Roma. L’idea sarebbe stata lanciata da alcuni ‘big’ del Movimento 5 stelle e recapitata al diretto interessato, anche in ottica federatore e collante dell’alleanza Pd-M5s-Leu. Ma Conte avrebbe comunque declinato. Del resto il dossier sulle amministrative che potrebbe coinvolgere il ministro dell’Economia uscente Gualtieri (sempre per la Capitale) e il presidente della Camera, Fico (per la poltrona del sindaco di Napoli) non è stato ancora ripreso dal cassetto.

Per ora il premier uscente, pur non iscrivendosi al Movimento, si è limitato a partecipare alla riunione con i ‘big’ e con Grillo. Sottolineando il fatto che “l’Europa ci guarda, occorre pensare agli interessi del Paese e non ai destini personali”. “Con Conte allarghiamo la famiglia”, ha spiegato Di Maio che resta il primo nel Movimento ad aver aperto a Draghi e il principale interlocutore per M5s con l’ex numero uno della Bce.