Anche io in un passato remoto sono stato di sinistra. All’ inizio degli anni Sessanta ero socialista, prima nenniano, poi lombardiano. Mi sentivo sostenuto da ideali genericamente progressisti e forse collettivistici. Pensavo che il mondo dovesse adottare, anche in campo economico, criteri egualitaristi e che i lavoratori meritassero la stessa dignità, anche retributiva, degli imprenditori.
Poi arrivò il Sessantotto e mi accorsi che i rivoluzionari erano ubriachi di parole: portavano avanti il discorso, dicevano che i problemi non sono a valle, bensì a monte, un sacco di scemenze spacciate per spiegazioni intelligenti della realtà.
Stracciai la tessera del Sol dell’ avvenire e divenni conservatore in un Paese in cui non c’ è nulla da conservare. Sono trascorsi decenni durante i quali ne ho viste di ogni colore. Berlinguer predicava l’ eurocomunismo e il compromesso storico senza raccontare cosa cavolo fossero.
Passava per un genio ma a me sembrava solo un chiacchierone inconcludente.
Quando morì, grazie all’ ondata emotiva, il PCI vinse le elezioni europee. La gente vota col cuore e col culo. Tanto è che in seguito i consensi comunisti scesero e andarono a pallino. A cadavere inumato, la “falce e martello” scadde da ideologia a utensile, quale è ancora (per altro in disuso). Il declino della sinistra era inarrestabile. E proseguì fino ai nostri giorni. Infatti, il postcomunismo, per vincere le elezioni nel 1996, dovette rivolgersi a Romano Prodi, cioè affidarsi alla guida di un vecchio e consumato democristiano. In proprio, i signorini rossi, non avrebbero combinato nulla. Questo dato tuttavia non ha convinto i compagni a cambiare musica. Sono andati avanti a cantare lo stesso ritornello pseudomarxista per un ventennio, annoiando e deludendo la base, più evoluta del vertice.
L’ arrivo di Matteo Renzi avrebbe potuto essere l’ occasione per trasformare le vecchie Botteghe Oscure in un negozio chiaro e luminoso.
Non è stata sfruttata, anzi, nella lotta intestina per afferrare il potere, hanno prevalso i fossili, coloro che erano legati inconsapevolmente al sovietismo. I quali hanno decapitato il giovin fiorentino, sfasciando il partito e riducendolo a un movimento residuale, da chiudere nella bacheca di un museo. Le consultazioni del 4 marzo scorso hanno decretato ufficialmente la fine di un’ epoca. Da notare che la morte della sinistra è giunta in ritardo rispetto al giudizio irrevocabile della storia.
Ernesto Galli della Loggia, grande commentatore, ha esaminato la questione e ha scritto cose condivisibili appieno, eppure si è dimenticato di dire che i progressisti italiani sono irrecuperabili perché rincoglioniti dai loro precedenti di cui non sanno liberarsi. Non solo, sono riusciti a farsi ingabbiare dalle menate del buonismo cattolico e dal politicamente corretto che hanno banalizzato la loro politica desueta, abbassandola al rango di lagna da chierichetti. In pratica il Pd è diventato un club di reduci comunisti restii ad evolversi: sono nostalgici che guardano sempre indietro e mai davanti, cosicché non prendono coscienza dello status quo. Saranno destinati ad essere sepolti nel ridicolo. Pace all’ anima loro, e che non rompessero la nostra.