Trans Treviso senza lavoro in fila alla caritas

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REVISO Quella che oggi è un’emergenza sanitaria diventerà un’emergenza economica. Ma è già un’emergenza sociale. In una decina di giorni sono triplicate le telefonate con richieste di aiuto alla Caritas di Treviso, le fasce di povertà sono cresciute, «le famiglie hanno fame, non riescono a fare la spesa» spiega don Davide Schiavon e racconta com’è cambiata (e quanto rapidamente) la fotografia dei soggetti che hanno bisogno di un sostegno concreto, immediato, dopo la perdita del reddito. Ci sono padri senza ammortizzatori sociali perché il lavoro che garantiva qualche soldo a casa era in nero; ci sono ragazzi disabili che non possono più avere l’assistenza diurna con la chiusura delle strutture. Ma arrivano anche mestieri mai visti fino ad ora agli sportelli, nuove marginalità nate da quando uscite, spostamenti e momenti di aggregazione sono stati vietati: ecco quindi che ai centralini si presentano prostitute, artisti di strada e operatori di spettacolo viaggiante. I loro introiti sono improvvisamente spariti.

Gli aiuti alimentari della Caritas di Treviso (archivio)
Gli aiuti alimentari della Caritas di Treviso (archivio)

«Il nostro servizio telefonico rimane sempre attivo – spiega don Davide -. Abbiamo avuto in incremento esponenziale, anche trenta chiamate al giorno, per il 95% le necessità sono alimentari. Sono circa 70 le famiglie che vivono di giostre e spettacoli itineranti, famiglie numerose, si arriva a 400 persone in difficoltà in tutta la Diocesi che dopo l’inverno di stop aspettavano il carnevale e la primavera. Per chi aveva lavori precari e stagionali, o era impiegato nei campi, oggi il vero problema è fare la spesa». Immigrati irregolari che non chiedono più l’elemosina sono un altro anello debole, «ma ci sono diverse situazioni sommerse» continua il direttore della Caritas: «Un elemento nuovo, e non mi era mai capitato, è che arrivano richieste di aiuto alimentare da donne vittime di prostituzione e trans, in una settimana sono state otto». Venti sono i senza dimora accolti in via Venier, protetti non solo dal freddo delle notti al gelo, ma anche dal virus. «Dobbiamo cominciare fin da ora a lavorare in prospettiva – riflette don Davide – creando reti di sostegno. Penso alla povertà educativa, studenti esclusi dalle lezioni on line perché vivono in condizioni di disagio, non hanno strumenti tecnologici o connessioni internet. Stiamo pensando a come programmare un’estate diversa nelle nostre parrocchie per poterli aiutare. Penso anche alle violenze domestiche che rimangono taciute, sia sulle donne che sui minori, oggi chiusi in casa».

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