Un esercito di quasi 300 persone per gli undici assessori e la prima cittadina che in campagna elettorale aveva promesso un fondo per i giovani disoccupati grazie al taglio dei portaborse

Non è solo questione di promesse elettorali mancate, come l’istituzione di un fondo di 5 milioni di euro per i giovani disoccupati alimentato con i risparmi da un ipotetico taglio del 30 per cento degli staff rispetto alla giunta Fassino, cavallo di battaglia di Appendino nel 2016. Ma di piccoli eserciti di staff, tra segreterie e portaborse, che occupano le stanze accanto a quella della sindaca e degli undici assessori. Quasi 300 persone, secondo i calcoli fatti dal capogruppo della Lista Civica, Francesco Tresso, sulla base di un accesso agli atti e del paragone con gli anni di amministrazione di Piero Fassino.
Nel primo anno di amministrazione Appendino il numero di occupati nelle segreterie della sindaca e degli assessori è stato di 286, di cui 21 staffisti esterni. Se si considerano gli anni di Fassino, la media del numero di collaboratori occupati nelle segreterie era di 210, di cui 30 esterni. La differenza è di una settantina di persone in più nell’era pentastellata. “Com’è possibile che dodici persone, tra cui la sindaca, ne debbano avere come contorno 300  per gestire l’attività amministrativa ed essere di raccordo tra la parte politica e quella amministrativa?” ripete Tresso.
I Cinque Stelle hanno in effetti rispettato l’impegno di ridurre gli ingressi esterni di staffisti, preferendo l’utilizzo di personale interno. Questo però non ha ridotto i costi, anzi: i dipendenti ricevono un’indennità di ruolo e alla fine, facendo le somme, Appendino ha speso un milione e mezzo in più per le segreterie rispetto all’amministrazione di centrosinistra. La sindaca di Torino, insomma, non ha potuto rispettare la promessa di creare il fondo per i giovani disoccupati non perché i soldi siano finiti nel bilancio generale per coprire i buchi ereditati dal passato, ma perché i risparmi annunciati nella campagna elettorale non si sono realizzati.

Anche prendendo l’anno in cui la precedente amministrazione ha assunto più collaboratori, il 2015, con un totale tra interni ed esterni di 214 persone, la spesa è sempre stata inferiore di oltre un milione rispetto all’era Appendino. Nonostante le polemiche per gli stipendi d’oro, in particolare del portavoce di Fassino, Gianni Giovannetti.

Per Tresso, che ha presentato un’interpellanza firmata da tutta l’opposizione per chiedere conto della questione alla prima cittadina e dibattere della promessa mancata in Consiglio, non è solo una questione di soldi e di promesse mancate. “Stiamo parlando di circa 25 persone in media per ogni assessorato. Troppe. Un’organizzazione mastodontica e inconcepibile considerando che il numero dei dipendenti del Comune continua a diminuire e che alcuni servizi sono al collasso, come l’anagrafe”.
L’anagrafe, appunto. A Torino c’è una lista di attesa lunga mesi per riuscire a fare la carta di identità elettronica e c’è gente che aspetta da luglio per un cambio di residenza. Per ora tutti i correttivi messi in campo dall’amministrazione non hanno prodotto effetti. Il Comune non è riuscito nemmeno a garantire l’annunciato trasferimento di 22 persone agli sportelli: si è fermato a 7. L’assessora Paola Pisano è stata messa sotto accusa non solo dalle opposizioni, ma anche da un gruppo di consiglieri Cinque Stelle che hanno firmato, insieme con la minoranza, un’interpellanza generale proposta dal capogruppo Pd Stefano Lo Russo.

Forse, sottolinea Tresso, “si potrebbe spostare qualcuno dalle segreterie degli assessori a Cinque Stelle e della sindaca per riuscire a fare qualche carta di identità e qualche cambio di residenzain più. Anche i servizi sociali e le Circoscrizioni sono in sofferenza. Invece il personale sta nelle segreterie degli assessori. È la vittoria della burocrazia: incredibile che questo accada con la sindaca Appendino, che si era presentata come l’alternativa, come il cambiamento”.